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Sanremo: ascolti in calo e vincitore ancora imprevedibile
Tony Pitony e Ditonellapiaga con il loro duetto in “The Lady is a Trump” hanno conquistato il primo posto in classifica, vincendo la serata delle cover con un’esibizione coinvolgente.
Sul podio, al secondo posto, Sayf con “Hit The Road Jack”, accompagnato da Alex Britti e Mario Biondi, medaglia di bronzo per Arisa che, insieme al Coro del Teatro Regio di Parma, ha emozionato il pubblico con “Quello che le donne non dicono”.
La classifica di ieri non influirà in alcun modo su quella finale di stasera, ma è evidente che le carte in tavola stiano cambiando. Tra i favoriti si aggiunge anche Sayf che, forte dell’ottimo risultato ottenuto, potrebbe puntare ai primissimi posti.
Un dato, però, è certo: gli ascolti rispetto allo scorso anno sono in calo. I siti di streaming musicale hanno pubblicato i numeri e il confronto è immediato. La canzone più ascoltata di quest’anno, per ora, è “Male necessario” di Fedez e Masini con un totale di 992.730 clic; lo scorso anno, invece, “Balorda Nostalgia” di Olly nel primo giorno di pubblicazione aveva già raggiunto 2.069.611 ascolti.
Stasera arriverà il verdetto che tutti attendono: vincerà il calore dei napoletani? Trionferà una canzone capace di toccare le corde più profonde? Oppure nascerà la prossima hit? Ancora poche ore e lo scopriremo
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Comunicazione e relazione con sé stessi: il dialogo interiore fonte di autocura, supporto e motivazione
Dal pensiero alla parola: la consapevolezza che cambia il tono della voce
Il primo passo è accorgersi. Fare attenzione al flusso di pensieri che, come titoli di un telegiornale, scorrono nella nostra mente. Proviamo a immaginare una giornata storta. Ti cade il caffè sulla camicia, sei in ritardo, una mail ti fa girare i nervi. Il tuo dialogo interiore potrebbe suonare più o meno così: Non ne combino una giusta! Sono sempre la solita! Non ce la farò mai a fare tutto!! Oppure, con qualche piccolo aggiustamento lessicale: Ok, giornata partita storta, ma posso rimetterla in carreggiata. È solo un momento complicato, non definisce chi sono. Faccio una cosa alla volta, respiro e vado. Non è autosuggestione da poster motivazionale, è igiene mentale. Stai dicendo a te stessa che sei più grande della tua giornata difficile. Cambiare le parole non significa negare la realtà, ma raccontarla in modo che non ci schiacci. Se passo da “non ce la farò mai” a “non è facile, ma sto imparando”, sto trasformando un giudizio definitivo in un processo. E quando qualcosa è un processo, posso farci qualcosa. Posso migliorare, cercare aiuto, cambiare strategia. Parola dopo parola, si sposta l’asse della nostra vita interiore: da tribunale a laboratorio, da condanna a possibilità. Un esempio molto concreto Frase automatica: Ho sbagliato tutto, sono un disastro. Frase consapevole: Qui ho sbagliato, posso capire cosa migliorare. Frase automatica: Non sono capace di parlare in pubblico. Frase consapevole: Parlare in pubblico mi mette a disagio, ma posso allenarmi. Frase automatica: Nessuno mi capisce. Frase consapevole: In questo momento mi sento poco capita, forse devo provare a spiegarmi meglio o scegliere persone diverse. Vedi, senti, percepisci la differenza? Nelle prime frasi siamo “inchiodati”. Nelle seconde siamo in movimento. E il movimento, psicologicamente, è già metà della cura.Autostima, autovalore e il modo in cui ci trattiamo Parlare di dialogo interiore significa parlare, in realtà, di come ci trattiamo.
Autostima è la percezione che abbiamo delle nostre capacità: ciò che so fare, ciò che posso imparare, quanto mi sento competente nella vita. Autovalore è ancora più profondo: è la sensazione di valere indipendentemente da risultati, performance, voti, likes. È la risposta alla domanda silenziosa: merito amore anche quando sbaglio? Il dialogo interiore incide direttamente su entrambe. Se ogni errore diventa la prova generale della mia inadeguatezza, la mia autostima si sgretola. Se ogni limite viene raccontato come una colpa, il mio autovalore va in saldo permanente. Al contrario, quando scelgo parole interne più gentili e insieme oneste, succede qualcosa: Non divento improvvisamente perfetta, ma smetto di essere la mia peggior nemica. Divento, poco a poco, una buona alleata di me stessa. Un altro paio di esempi: Invece di: Non combino mai niente di buono Posso dirti: Oggi non è andata come speravo, ma riconosco anche ciò che ho fatto bene Invece di: Sono sbagliata, sbagliato Posso dirti: In questo momento mi sento fuori posto, ma questo non definisce tutto di me Queste sfumature, ripetute giorno dopo giorno, costruiscono una base interna solida. E da lì cambia tutto: postura, coraggio di provarci, capacità di dire di no, di chiedere aiuto, di uscire da relazioni che fanno male.Dal rapporto con noi al rapporto con gli altri
Come parliamo a noi stessi influenza profondamente come parliamo agli altri. Se dentro abbiamo una voce costante di giudizio, saremo portati a giudicare. Se dentro abbiamo sviluppato una voce di comprensione, saremo più inclini a comprendere. Una donna, un uomo, un ragazzo che ha coltivato un dialogo interiore di autocura tendono a: – non elemosinare conferme, perché non dipende solo dagli applausi esterni; – scegliere relazioni più sane, perché sente di meritare rispetto; – comunicare in modo più chiaro, perché non ha terrore di sbagliare una parola. Il nostro modo di parlarci è il filtro con cui interpretiamo ogni gesto degli altri. Una collega che non saluta può diventare subito “ce l’ha con me” se la nostra voce interna è insicura e ipercritica. Può diventare, invece, “forse è in un momento suo difficile, vediamo domani” se dentro abbiamo un tono più stabile, più morbido.Dialogo interiore: vale per gli adulti, vale per i ragazzi
Tutto questo non è un discorso solo per chi ha già un curriculum di fatiche alle spalle. Riguarda anche – e forse soprattutto – i ragazzi e le ragazze che stanno costruendo ora la loro identità. Chi impara presto a riconoscere la propria voce interiore e a educarla alla gentilezza ha un vantaggio enorme: cresce con una base emotiva più solida, con meno paura del giudizio e più voglia di sperimentare. Imparare a parlarsi bene non significa farsi carezze zuccherose e basta. Significa dire la verità, ma in un modo che non distrugge, bensì sostiene. È un’abilità che possiamo allenare a qualsiasi età: a vent’anni, a quaranta, a settanta. Perché, in fondo, la relazione più lunga della nostra vita è quella con noi stessi. E il dialogo interiore è la colonna sonora quotidiana di questa storia. Possiamo lasciarla in modalità casuale, dominata dal critico, o prendere in mano la regia: parola dopo parola, scelta dopo scelta, giorno dopo giorno. Non si tratta di diventare perfetti, ma di diventare più presenti a noi stessi. Di passare da spettatrici e spettatori giudicati a protagonisti accompagnati. Da qui nasce l’autocura, il vero supporto, la motivazione che non ha bisogno di frasi fatte, perché nasce da dentro. E resta.Somma, il Primo Circolo Arfe’ e il Liceo Torricelli insieme per il convegno “Biblioteca Silenziosa”
- Autorità presenti:
- Ore 16.30 – Lettura di un estratto da De origine seraphicae religionis franciscanae eiusque progressibus, seu regularis observantiae institutione di Francesco Gonzaga, a cura di Carlo Allocca (allievo della classe IV B – Liceo Classico “E. Torricelli”), con accompagnamento musicale di Angelo Di Perna (allievo della classe III B – Liceo Scientifico “E. Torricelli”).

