Comunali a Ottaviano, Stefano Prisco candidato dell’area progressista. Il Pd torna con una propria lista

  OTTAVIANO – L’area progressista ha individuato in Stefano Prisco il candidato a sindaco in vista delle prossime elezioni comunali, aprendo ufficialmente la fase più intensa del confronto politico cittadino.   La scelta è maturata dopo una serie di interlocuzioni interne allo schieramento e rappresenta, di fatto, il primo nome ufficializzato nella corsa alla fascia tricolore. Uno degli elementi di novità di questa tornata elettorale sarà il ritorno del PD che dopo anni tornerà a presentarsi con una propria lista alle comunali di Ottaviano. Il quadro politico, tuttavia, è ancora in via di definizione. Nei prossimi giorni dovrebbero essere ufficializzati anche gli altri candidati a sindaco e le rispettive coalizioni, delineando così in maniera più chiara gli equilibri e le alleanze in campo. La campagna elettorale entrerà quindi nel vivo con la presentazione dei programmi e delle liste, in un confronto che si preannuncia articolato e partecipato. Con l’ufficializzazione di Stefano Prisco, Ottaviano si avvia verso una competizione amministrativa che sarà determinante per il futuro della città, mentre l’attenzione resta alta in attesa di conoscere gli altri protagonisti della sfida elettorale.

Sorrisi e solidarietà: Forma sostiene la Fondazione Santobono Pausilipon

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    Un gesto di vicinanza che va oltre la semplice donazione. Venerdì 27 febbraio, una delegazione della discoteca Forma ha fatto visita alla Fondazione Santobono Pausilipon, consegnando un assegno di 6.000 euro, raccolto durante la serata di beneficenza svoltasi lo scorso 9 gennaio “La Gioia”. L’iniziativa nasce a sostegno della campagna “Ogni bambino ha il diritto di diventare adulto. Aiutaci a donare il futuro ai nostri pazienti”, che mira a migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. «Entrare nei reparti e vedere i bambini sorridere è stato un momento che resterà dentro di noi», ha dichiarato Peppe Ferrara, patron di Forma. «Quei sorrisi ci ricordano quanto sia importante esserci, donare attenzione e affetto. I bambini dovrebbero solo ridere, giocare, sognare, senza mai sentirsi soli. Questo assegno è il nostro modo di dire che ci siamo, che sosteniamo loro e le loro famiglie, e che continueremo a farlo. Speriamo che iniziative come questa possano moltiplicarsi, perché ogni gesto di solidarietà può davvero fare la differenza». Alla visita hanno partecipato anche i comici Peppe Ventura e Raffaele Nolli, che con la loro ironia e sensibilità hanno regalato momenti di leggerezza ai bambini e ai loro genitori, trasformando le corsie in luoghi di gioco, risate e speranza. Presente anche Salvatore Santoro, in arte Mago Sasà, che ha offerto la sua esibizione nei reparti, accompagnato dalle mascotte. Con i suoi giochi di magia e momenti di intrattenimento, ha saputo coinvolgere i piccoli pazienti, regalando stupore, sorrisi e attimi di spensieratezza. «Desidero ringraziare Forma e tutti coloro che hanno partecipato alla serata di beneficenza per la loro generosità e vicinanza», ha aggiunto la Dott.ssa Flavia Matrisciano, Direttrice della Fondazione Santobono Pausilipon Onlus. «Donazioni come questa non rappresentano solo un sostegno economico, ma un segnale concreto di presenza e solidarietà. Sapere che il territorio, il mondo dello spettacolo e l’imprenditoria scelgono di sostenere i nostri piccoli pazienti significa dare loro speranza e costruire un futuro migliore». Dal 2010, la Fondazione affianca l’AORN Santobono Pausilipon nel miglioramento della qualità della vita e della cura dei bambini e delle loro famiglie. Negli anni, grazie al supporto di privati ed enti pubblici, ha realizzato progetti ad alto impatto sociale, contribuendo a rendere l’ospedale uno dei principali centri pediatrici italiani.

Pomigliano e Brusciano: pistole e 402 proiettili in un auto in sosta.

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  Pomigliano e Brusciano: pistole e 402 proiettili in un auto in sosta. Alto impatto dei carabinieri   Servizio di alto impatto nella zona Pomigliano d’Arco e Brusciano. I carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna durante la notte hanno identificato 90 persone. 47 i veicoli controllati. Sequestrati anche armi e munizionamenti trovati all’interno di un veicolo parcheggiato nella zona popolare di Brusciano. Rinvenute 2 pistole con matricole abrase, 2 caricatori e 402 proiettili. Le armi verranno sottoposte ad accertamenti balistici per verificare il loro eventuale utilizzo in fatti di sangue o altri delitti. Durante i controlli anche un arresto per detenzione di droga a fini di spaccio. A finire in manette il 51enne già noto alle forze dell’ordine. Nella sua abitazione di Brusciano 250 grammi tra cocaina e crack. Tutto sequestrato. L’uomo è ora in carcere.

Sanremo: ascolti in calo e vincitore ancora imprevedibile

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Tony Pitony e Ditonellapiaga con il loro duetto in “The Lady is a Trump” hanno conquistato il primo posto in classifica, vincendo la serata delle cover con un’esibizione coinvolgente.

 

Sul podio, al secondo posto, Sayf con “Hit The Road Jack”, accompagnato da Alex Britti e Mario Biondi, medaglia di bronzo per Arisa che, insieme al Coro del Teatro Regio di Parma, ha emozionato il pubblico con “Quello che le donne non dicono”.

La classifica di ieri non influirà in alcun modo su quella finale di stasera, ma è evidente che le carte in tavola stiano cambiando. Tra i favoriti si aggiunge anche Sayf che, forte dell’ottimo risultato ottenuto, potrebbe puntare ai primissimi posti.

Un dato, però, è certo: gli ascolti rispetto allo scorso anno sono in calo. I siti di streaming musicale hanno pubblicato i numeri e il confronto è immediato. La canzone più ascoltata di quest’anno, per ora, è “Male necessario” di Fedez e Masini con un totale di 992.730 clic; lo scorso anno, invece, “Balorda Nostalgia” di Olly nel primo giorno di pubblicazione aveva già raggiunto 2.069.611 ascolti.

Stasera arriverà il verdetto che tutti attendono: vincerà il calore dei napoletani? Trionferà una canzone capace di toccare le corde più profonde? Oppure nascerà la prossima hit? Ancora poche ore e lo scopriremo

Figlio violento assale padre per avere soldi, preso in comunità

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  Nel pomeriggio di ieri, 27 febbraio 2026, a Valle di Maddaloni, i Carabinieri della locale Stazione hanno tratto in arresto un 30enne originario del Napoletano, in esecuzione di un provvedimento di espiazione pena emesso il 25 febbraio 2026 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola.   L’uomo è stato raggiunto dai militari presso una comunità terapeutica di Valle di Maddaloni, dove già si trovava in regime restrittivo in forza di altro provvedimento.   Il 30enne deve espiare la pena di un anno, tre mesi e diciassette giorni di reclusione, poiché riconosciuto colpevole dei reati di maltrattamenti in famiglia e tentata estorsione nei confronti del padre 62enne, commessi a San Giuseppe Vesuviano negli anni 2023 e 2024.   Espletate le formalità di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, prontamente informata dai militari dell’Arma, l’arrestato è rimasto ristretto presso la medesima struttura, dove continuerà a scontare la pena secondo le determinazioni dell’autorità competente.

Sant’Anastasia: al Teatro Metropolitan grande partecipazione all’evento “Sogni e Passioni”

Riceviamo e pubblichiamo   Si è svolto nella mattinata di venerdì 27 febbraio 2026, presso il Teatro Metropolitan di Sant’Anastasia, l’evento “Sogni e Passioni”, un importante appuntamento dedicato agli studenti e alla valorizzazione dei talenti, promosso nell’ambito delle attività didattiche dell’istituto scolastico Istituto “Luca Pacioli”, come indicato nella comunicazione ufficiale della scuola. L’iniziativa, organizzata dal progetto culturale “Girando intorno al Vesuvio”, ha rappresentato un momento di grande valore educativo, umano e artistico, coinvolgendo numerosi studenti in un’esperienza formativa basata sul dialogo, sull’ispirazione e sulla condivisione. Ospite d’onore dell’evento è stato l’artista e creator internazionale Giampiero D’Alessandro (in foto), che ha onorato la platea con la sua presenza e la sua testimonianza, offrendo agli studenti un esempio concreto di come passione, impegno e determinazione possano trasformarsi in un percorso di successo.   La sua partecipazione ha rappresentato un momento particolarmente significativo, soprattutto per il forte legame con il territorio e per la sua costante attenzione verso le iniziative dedicate ai giovani del proprio paese di appartenenza. Fondamentale è stata la partecipazione attiva degli studenti e la lungimiranza del Dirigente Scolastico, Prof. Attilio Trusio, promotore dell’iniziativa, che ha creduto nel valore educativo e motivazionale dell’evento, favorendo un’opportunità concreta di crescita per i propri alunni.   L’evento è stato reso possibile grazie all’impegno e alla visione dei founder e CEO del progetto “Girando intorno al Vesuvio”, la Dott.ssa Marinella Gifuni, Candida Gifuni e il Dott. Sabatino Coppola, che attraverso il loro lavoro promuovono iniziative culturali volte a stimolare le nuove generazioni e a valorizzare il territorio attraverso arte, cinema e testimonianze dirette. Un sentito ringraziamento va inoltre allo staff del Teatro Metropolitan di Sant’Anastasia, che ha ospitato e supportato l’allestimento dell’iniziativa con professionalità e disponibilità, contribuendo alla piena riuscita dell’evento. L’iniziativa, resa possibile grazie alla collaborazione tra la scuola, l’organizzazione e gli ospiti, si inserisce in un più ampio percorso culturale volto a ispirare i giovani, incoraggiandoli a credere nei propri sogni e a costruire con consapevolezza il proprio futuro. Eventi come “Sogni e Passioni” rappresentano un segnale concreto dell’importanza della cultura e della testimonianza diretta come strumenti fondamentali per la formazione delle nuove generazioni, rafforzando il legame tra scuola, territorio e mondo artistico.  

Partorisce ma non lo dichiara: aspettava papà detenuto per il nome

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Massa di Somma: A fine gennaio nasce un bambino ma lo Stato non lo sa. Carabinieri denunciano donna romantica Romanticismo e tradizioni allo stato brado. “Il papà ci tiene tanto!”. Siamo a Massa di Somma, cittadina a sud di Napoli e i fatti risalgono a qualche tempo fa. É la notte del 25 gennaio e una donna di 38 anni, nella clinica “Casa di Cura Nostra Signora di Lourdes”, dà alla luce uno splendido bambino. Madre e piccolo godono di ottima salute. Pasticcini, spumante, visite di cortesia e fiocco blu chiudono la felice parentesi per l’inizio di una nuova avventura. Passa il tempo, si arriva a fine febbraio e la grande sinergia tra carabinieri e medici evidenzia un’anomalia nelle carte. La donna, residente a Marano di Napoli, dagli archivi dell’anagrafe risulta essere ancora “nubile e senza prole”. La Legge parla chiaro “Puoi rendere la dichiarazione di nascita entro dieci giorni dalla nascita, presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto o in alternativa, entro tre giorni, presso la direzione sanitaria dell’ospedale o della casa di cura in cui è avvenuta la nascita. In tale ultimo caso la dichiarazione può contenere anche il riconoscimento contestuale di figlio nato fuori del matrimonio […]. Parte così l’accertamento dei carabinieri della Stazione di San Sebastiano al Vesuvio che vanno nell’appartamento di San Giovanni a Teduccio dove la donna domicilia temendo fosse accaduto qualcosa di grave. La mamma e il bambino sono in casa, stanno bene e la verità emerge subito. Il compagno della donna é nel carcere di Secondigliano e quando la signora va in comune comprende che il neonato rischia di non avere il cognome del papà. I due, infatti, non sono sposati ed è necessaria la presenza di entrambi i genitori per il riconoscimento. Peccato però che il papà stesse scontando la pena. “Ci vorrebbe un permesso o roba simile, il tempo c’è ancora per regolare la cosa”, avrebbero detto gli impiegati comunali alla donna. Fatto sta che la 38enne ci tiene troppo al fatto che il suo bambino abbia il cognome del papà e quindi decide di attendere. “Tanto manca poco”. L’uomo – classe 1991 – uscirà dall’istituto penitenziario il prossimo 27 marzo. La donna avrebbe atteso fino a quel giorno. L’intenzione però non è lecita e i carabinieri hanno denunciato la 38enne per soppressione di stato. La vicenda verrà risolta nei prossimi giorni e il piccolo potrà avere finalmente il cognome del papà e, perché no, anche il nome del nonno.

Azienda Monaldi sospende due dirigenti medici per la tragica vicenda del piccolo Domenico

“Ci siamo attivati subito per fare chiarezza, grazie a chi ci dà fiducia” L’Azienda Ospedaliera dei Colli, acquisiti gli atti dei procedimenti disciplinari, ha assunto i provvedimenti di sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella grave e dolorosa vicenda del piccolo Domenico. È quanto si apprende da una nota diffusa in serata dall’azienda ospedaliera. “Prosegue – si spiega – per gli altri sanitari coinvolti l’iter disciplinare secondo la normativa vigente. L’azienda intende precisare di essersi immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge”. Sono tre i “principali fattori” che hanno determinato la morte del piccolo Domenico, deceduto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo che il cuore a lui destinato è arrivato danneggiato da Bolzano, rendendone inutile il trapianto. A ricostruire la catena di errori fatali per la sopravvivenza del piccolo di 2 anni e mezzo è la relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al ministero della Salute con tutta la documentazione fornita dai vertici dell’Azienda ospedaliera. I tre fattori si chiamano ‘ghiaccio’, ‘contenitore’ e ‘comunicazione’. Il primo fattore, “riguarda una falla procedurale, in quanto la partenza dal Monaldi con una quantità di ghiaccio non sufficiente si è configurata come un momento critico del processo”. Il secondo fattore riguarda la “mancata verifica finale del contenitore di trasporto da parte dell’equipe di espianto che, al momento della chiusura, non ha effettuato i controlli dovuti”. Infine, il terzo fattore è rappresentato da un “deficit comunicativo e procedurale significativo all’interno dell’equipe di sala operatoria”. In attesa di capire chi dovrà rispondere di questa catena di errori – al momento sono 7 gli indagati – per martedì prossimo è fissato davanti al gip di Napoli Mariano Sorrentino, il conferimento degli incarichi per l’incidente probatorio sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. E con ogni probabilità si procederà anche con l’autopsia, necessaria per dare il via libera allo svolgimento dei funerali del bimbo. Un passaggio fondamentale per le indagini che comunque procedono a ritmo serrato: l’attenzione degli inquirenti, secondo quanto si apprende, sarebbe caduta anche su altri due trapianti eseguiti e falliti al Monaldi negli anni scorsi ma dalla Procura si precisa che tutta l’attenzione investigativa in questa fase è concentrata sul caso di Domenico e che le indagini vertono solo sul suo trapianto di cuore finito male. Per tutti quegli errori di cui parla la relazione e che continuano ad emergere dalle testimonianze. Come quella della direzione del Monaldi che ha confermato che in ospedale quel 23 dicembre c’erano tre ‘Paragonix’, i contenitori di ultima generazione per la conservazione degli organi. Non solo non vennero utilizzati perché il personale non era formato, ma l’equipe che si è occupata del prelievo neanche era a conoscenza della loro esistenza. Diverse le inadempienze contestate dagli ispettori all’equipe partenopea: su tutte una mancanza di dimestichezza, sia prima che dopo l’espianto. Risultanze che trovano riscontro anche nelle testimonianze raccolte dai Nas a Bolzano. A partire dall’ipotesi che il cuore destinato a Domenico possa essersi lesionato già in sala operatoria. Non solo. Ci sarebbero stati problemi di comunicazione, causati dalla lingua, tra l’equipe del Monaldi e quella di Innsbruck. E ancora: eseguito l’espianto, il cuore sarebbe stato sistemato in un contenitore non sterile. Dirimente poi il dettaglio del ghiaccio utilizzato per refrigerare l’organo. A ricostruire la scena un operatore socio sanitario presente in sala operatoria. “Ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio – ha raccontato – l’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto ‘questo abbiamo’”. “Le ho chiesto se andasse bene il ghiaccio”. “In quel momento ho notato un po’ di fumo freddo del ghiaccio e ho chiesto alla dottoressa ‘va bene così?’ e lei ha risposto: ‘Mettetelo sotto e di lato al contenitore di plastica’”. La scena poi si trasferisce a Napoli. “All’apertura del contenitore – scrive il cardiochirurgo Guido Oppido nella sua relazione – risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio e si constatava che il materiale refrigerante non era ghiaccio convenzionale, bensì ghiaccio secco”. “Una volta riusciti a liberare il cuore – dice ancora il medico – in assenza di alternative, si decideva di procedere ugualmente”. “La gravità della situazione al Monaldi ho iniziato a saperla da febbraio dalle notizie”, attacca oggi il Governatore campano Roberto Fico. Il resto, ovvero l’agonia di Domenico durata altri due mesi, è storia nota. CREDIT FOTO: WEB  

Comunicazione e relazione con sé stessi: il dialogo interiore fonte di autocura, supporto e motivazione

Dentro la nostra testa c’è una voce che parla senza sosta: ci giudica, ci commenta, spesso ci critica più di quanto farebbe chiunque altro. È il dialogo interiore, che può diventare la nostra peggiore nemica o la nostra migliore alleata, influenzando autostima, senso di valore e relazioni. Questo articolo ti accompagna, con esempi concreti, a trasformare quella voce in una forza di autocura, supporto e motivazione, parola dopo parola, giorno dopo giorno. Dentro la nostra testa c’è una voce che non va mai in ferie. Commenta tutto: come ci vestiamo, cosa mangiamo, il messaggio che abbiamo mandato (o non mandato), il tono del capo, lo sguardo del partner. È il nostro dialogo interiore: la radio privata che trasmette 24 ore su 24, spesso senza che ce ne rendiamo conto. A volte è una voce amica, altre una severa professoressa in perenne scrutinio. È qui che entrano in scena due personaggi fondamentali: il giudice esterno e il critico interiore. Il giudice esterno (Freudiano N.d.R.) è quello sguardo che sentiamo addosso, reale o immaginario: cosa penseranno di me? Sarò all’altezza? Sto facendo la cosa giusta? Il critico interiore, invece, è il suo degno compare interno: quella vocina che, appena sbagliamo qualcosa, parte in quarta. Non sei capace! Te lo dicevo! Tanto va sempre così! Spesso il nostro dialogo interiore non consapevole è molto più duro di quanto ci accorgeremmo mai di essere con qualcun altro. Saremmo incapaci di parlare così a un’amica, a un figlio, a un collega in difficoltà. Ma con noi stessi, apparentemente, tutto è concesso. La verità è che ciò che ci diciamo dentro plasma il modo in cui ci sentiamo, agiamo e ci relazioniamo al mondo. Non è un dettaglio psicologico: è la base della nostra autostima, del nostro senso di valore e della nostra capacità di motivarci.

Dal pensiero alla parola: la consapevolezza che cambia il tono della voce 

Il primo passo è accorgersi. Fare attenzione al flusso di pensieri che, come titoli di un telegiornale, scorrono nella nostra mente. Proviamo a immaginare una giornata storta.  Ti cade il caffè sulla camicia, sei in ritardo, una mail ti fa girare i nervi. Il tuo dialogo interiore potrebbe suonare più o meno così: Non ne combino una giusta! Sono sempre la solita! Non ce la farò mai a fare tutto!! Oppure, con qualche piccolo aggiustamento lessicale: Ok, giornata partita storta, ma posso rimetterla in carreggiata. È solo un momento complicato, non definisce chi sono. Faccio una cosa alla volta, respiro e vado. Non è autosuggestione da poster motivazionale, è igiene mentale. Stai dicendo a te stessa che sei più grande della tua giornata difficile.  Cambiare le parole non significa negare la realtà, ma raccontarla in modo che non ci schiacci. Se passo da “non ce la farò mai” a “non è facile, ma sto imparando”, sto trasformando un giudizio definitivo in un processo. E quando qualcosa è un processo, posso farci qualcosa. Posso migliorare, cercare aiuto, cambiare strategia. Parola dopo parola, si sposta l’asse della nostra vita interiore: da tribunale a laboratorio, da condanna a possibilità. Un esempio molto concreto Frase automatica: Ho sbagliato tutto, sono un disastro. Frase consapevole: Qui ho sbagliato, posso capire cosa migliorare. Frase automatica: Non sono capace di parlare in pubblico. Frase consapevole: Parlare in pubblico mi mette a disagio, ma posso allenarmi. Frase automatica: Nessuno mi capisce. Frase consapevole: In questo momento mi sento poco capita, forse devo provare a spiegarmi meglio o scegliere persone diverse. Vedi, senti, percepisci la differenza? Nelle prime frasi siamo “inchiodati”. Nelle seconde siamo in movimento. E il movimento, psicologicamente, è già metà della cura. 

Autostima, autovalore e il modo in cui ci trattiamo Parlare di dialogo interiore significa parlare, in realtà, di come ci trattiamo. 

Autostima è la percezione che abbiamo delle nostre capacità: ciò che so fare, ciò che posso imparare, quanto mi sento competente nella vita. Autovalore è ancora più profondo: è la sensazione di valere indipendentemente da risultati, performance, voti, likes. È la risposta alla domanda silenziosa: merito amore anche quando sbaglio? Il dialogo interiore incide direttamente su entrambe.  Se ogni errore diventa la prova generale della mia inadeguatezza, la mia autostima si sgretola. Se ogni limite viene raccontato come una colpa, il mio autovalore va in saldo permanente. Al contrario, quando scelgo parole interne più gentili e insieme oneste, succede qualcosa: Non divento improvvisamente perfetta, ma smetto di essere la mia peggior nemica. Divento, poco a poco, una buona alleata di me stessa. Un altro paio di esempi: Invece di: Non combino mai niente di buono Posso dirti: Oggi non è andata come speravo, ma riconosco anche ciò che ho fatto bene Invece di: Sono sbagliata, sbagliato Posso dirti: In questo momento mi sento fuori posto, ma questo non definisce tutto di me Queste sfumature, ripetute giorno dopo giorno, costruiscono una base interna solida. E da lì cambia tutto: postura, coraggio di provarci, capacità di dire di no, di chiedere aiuto, di uscire da relazioni che fanno male.

Dal rapporto con noi al rapporto con gli altri 

Come parliamo a noi stessi influenza profondamente come parliamo agli altri. Se dentro abbiamo una voce costante di giudizio, saremo portati a giudicare. Se dentro abbiamo sviluppato una voce di comprensione, saremo più inclini a comprendere. Una donna, un uomo, un ragazzo che ha coltivato un dialogo interiore di autocura tendono a:  – non elemosinare conferme, perché non dipende solo dagli applausi esterni; – scegliere relazioni più sane, perché sente di meritare rispetto; – comunicare in modo più chiaro, perché non ha terrore di sbagliare una parola. Il nostro modo di parlarci è il filtro con cui interpretiamo ogni gesto degli altri. Una collega che non saluta può diventare subito “ce l’ha con me” se la nostra voce interna è insicura e ipercritica. Può diventare, invece, “forse è in un momento suo difficile, vediamo domani” se dentro abbiamo un tono più stabile, più morbido.
Dialogo interiore: vale per gli adulti, vale per i ragazzi 
Tutto questo non è un discorso solo per chi ha già un curriculum di fatiche alle spalle. Riguarda anche – e forse soprattutto – i ragazzi e le ragazze che stanno costruendo ora la loro identità. Chi impara presto a riconoscere la propria voce interiore e a educarla alla gentilezza ha un vantaggio enorme: cresce con una base emotiva più solida, con meno paura del giudizio e più voglia di sperimentare. Imparare a parlarsi bene non significa farsi carezze zuccherose e basta. Significa dire la verità, ma in un modo che non distrugge, bensì sostiene. È un’abilità che possiamo allenare a qualsiasi età: a vent’anni, a quaranta, a settanta.  Perché, in fondo, la relazione più lunga della nostra vita è quella con noi stessi. E il dialogo interiore è la colonna sonora quotidiana di questa storia. Possiamo lasciarla in modalità casuale, dominata dal critico, o prendere in mano la regia: parola dopo parola, scelta dopo scelta, giorno dopo giorno. Non si tratta di diventare perfetti, ma di diventare più presenti a noi stessi. Di passare da spettatrici e spettatori giudicati a protagonisti accompagnati. Da qui nasce l’autocura, il vero supporto, la motivazione che non ha bisogno di frasi fatte, perché nasce da dentro. E resta.

Somma, il Primo Circolo Arfe’ e il Liceo Torricelli insieme per il convegno “Biblioteca Silenziosa”

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Riceviamo e pubblichiamo Il Primo Circolo Didattico Raffaele Arfè e il Liceo classico scientifico E. Torricelli di Somma Vesuviana invitano al Convegno – Mostra “La biblioteca silenziosa” “Libri e tradizione culturale nel fondo antico della Biblioteca “R. Arfé” 3 marzo 2026, ore 16.00 Collegiata in Santa Maria Maggiore – Via Collegiata, 19 Somma Vesuviana Il 3 marzo, nella suggestiva cornice della Collegiata in Santa Maria Maggiore, si terrà il Convegno– Mostra “La biblioteca silenziosa”.   Libri e tradizione culturale nel fondo antico della Biblioteca ‘R. Arfé’”, un appuntamento dedicato alla valorizzazione del prezioso patrimonio librario custodito dal Primo Circolo Didattico Raffaele Arfé. L’iniziativa nasce dalla significativa e proficua collaborazione con il Liceo classico e scientifico Evangelista Torricelli, esempio virtuoso di alleanza educativa tra istituzioni scolastiche del territorio. Il progetto congiunto ha coinvolto dirigenti, docenti, Comitato di gestione del fondo antico e studenti in un percorso condiviso di studio, ricerca e restituzione pubblica, valorizzando il dialogo intergenerazionale e la continuità formativa tra i diversi ordini di scuola. Il convegno intende riportare alla luce testi, storie e percorsi culturali che attraversano i secoli, offrendo alla comunità e agli studiosi un’occasione di approfondimento sulla tradizione religiosa e umanistica che ha segnato il territorio vesuviano tra Quattro e Cinquecento. Tra le figure evocate nel patrimonio librario emergono riferimenti al pensiero di Platone e di Sinesio di Cirene, a testimonianza della ricchezza filosofica del fondo antico. L’evento si avvale inoltre del contributo scientifico di docenti dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dell’Università degli Studi di Salerno, rafforzando il ponte tra scuola, università e territorio. Programma Ore 16.00 – Accoglienza dei partecipanti Ore 16.15 – Saluti istituzionali •Prof.ssa Maria Di Fiore, Dirigente scolastico del Primo Circolo Didattico di Somma Vesuviana c •Prof.ssa Anna Giugliano, Dirigente scolastico del Liceo “E. Torricelli” di Somma Vesuviana
  • Autorità presenti:
  • Ore 16.30 – Lettura di un estratto da De origine seraphicae religionis franciscanae eiusque progressibus, seu regularis observantiae institutione di Francesco Gonzaga, a cura di Carlo Allocca (allievo della classe IV B – Liceo Classico “E. Torricelli”), con accompagnamento musicale di Angelo Di Perna (allievo della classe III B – Liceo Scientifico “E. Torricelli”).
Ore 16.45 – Dott. Domenico Russo, Presidente del Comitato di gestione della Biblioteca “R. Arfé” – Storia e storie della Biblioteca “R. Arfé”- Ore 17.05 – Prof.ssa Lidia Palumbo (Università degli Studi di Napoli Federico II) Sulla religiosità colta di un convento francescano: platonismo e neoplatonismo nel fondo antico della Biblioteca Arfé di Somma Vesuviana Ore 17.25 – Prof.ssa Rosa Parlavecchia (Università degli Studi di Salerno) Dal torchio al Vesuvio: itinerari del libro fra Quattro e Cinquecento Ore 17.45 – Discussione e conclusione dei lavori Ore 18.00 – Lettura del brano La biblioteca silenziosa, a cura di Elena Perillo (allieva della classe V A – Liceo Classico “E. Torricelli”) Modera Felicia Toscano, docente del Liceo “E. Torricelli”. Ore 18.10 – Visita alla mostra del fondo antico, con una selezione di volumi della Biblioteca “R. Arfé”. L’evento rappresenta un’importante occasione di dialogo culturale che mette in luce la sinergia tra il Primo Circolo Didattico “Raffaele Arfé” e il Liceo “Evangelista Torricelli”: una collaborazione che dimostra come la scuola possa farsi presidio attivo di tutela, ricerca e promozione del patrimonio storicolibrario locale. Attraverso il convegno e la mostra, la “biblioteca silenziosa” si fa voce viva della storia culturale di Somma Vesuviana, restituendo centralità a un patrimonio che continua a parlare al presente e alle nuove generazioni.