Dici Lecce, pensi Matador: il giorno in cui è definitivamente sbocciato l’amore tra Napoli e Cavani

Nella 29esima giornata di campionato il Napoli ospita il Lecce, in una sfida che potrebbe significare molto nella corsa Champions, considerando lo scontro diretto tra Como e Roma. Quando si pensa a Napoli-Lecce, la mente non può che andare allo scontro tra le due compagini del 19 dicembre 2010. Anche in quell’occasione gli azzurri stavano lottando per posizioni importanti, e il freddo pomeriggio del San Paolo sembra però essere stregato: nonostante il netto dominio territoriale, la squadra di Mazzarri non riesce a trovare la via del vantaggio, tra parate di Rosati e attaccanti poco ispirati (colossale l’occasione fallita dalla meteora Dumitru). Arriva la famosa zona Mazzarri e il resto è storia. Sembra essere il momento della fine quando Corvia supera De Sanctis con un destro preciso: lo stadio è in silenzio, come un paziente in punto di morte. Arriva però Grava, simbolo della cazzimma che contraddistingue quel gruppo, salva sulla linea e il pubblico si rianima. Sul ribaltamento di fronte, il Napoli ha l’ultima occasione a disposizione; la palla arriva al Matador che salta un paio di avversari e scarica una botta tremenda: è gol, con un colpo di scena da oscar. Il boato dello stadio è clamoroso e da quel momento l’amore tra Napoli e Cavani non sarebbe più finito.

Pomigliano, blitz dei carabinieri del Noe: sequestrata azienda di rottami

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Blitz dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Napoli ieri mattina a Pomigliano d’Arco, dove è scattato il sequestro penale di un’azienda operante nel settore del recupero e della lavorazione di rottami ferrosi. Il provvedimento è stato eseguito al termine di una serie di controlli e di un’attività investigativa avviata per accertare il rispetto della normativa ambientale.

Secondo quanto emerso dalle verifiche condotte dai militari specializzati nella tutela dell’ambiente, l’attività sarebbe stata interessata da gravi violazioni in materia ambientale. Per questo motivo l’area e le strutture dell’impianto sono state sottoposte a sequestro, nell’ambito di un’indagine che mira a fare piena luce sulle modalità di gestione dei rifiuti e sulle condizioni operative dell’azienda.

L’impianto si trova all’interno di un’area caratterizzata dalla presenza di abitazioni, una circostanza che negli anni ha generato numerose preoccupazioni tra i residenti della zona. Più volte, infatti, cittadini e comitati locali avevano segnalato alle autorità possibili criticità legate all’attività industriale, chiedendo verifiche approfondite e controlli sul rispetto delle norme ambientali.

Le segnalazioni arrivate nel tempo da parte dei residenti avevano portato all’attenzione delle istituzioni la necessità di monitorare con attenzione la situazione. Proprio in questo contesto si inserisce l’operazione condotta dal NOE dei Carabinieri, reparto specializzato impegnato nel contrasto ai reati ambientali e nella tutela del territorio.

L’indagine è tuttora in corso e servirà a chiarire eventuali responsabilità e a verificare se le irregolarità riscontrate abbiano provocato conseguenze sull’ambiente o sulla salute pubblica.

Il sequestro rappresenta un passaggio importante nell’attività di controllo sul territorio, soprattutto in un’area densamente abitata dove la presenza di impianti industriali richiede il rispetto rigoroso delle norme ambientali e delle autorizzazioni previste dalla legge.

Botola nascosta e cunicolo sotterraneo: scoperto il covo di un latitante del clan Gionta

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Un rifugio sotterraneo ricavato sotto un rudere abbandonato e raggiungibile solo attraverso una botola nascosta dentro un’abitazione. È qui che i carabinieri hanno trovato e arrestato un 37enne ritenuto affiliato al clan camorristico Gionta.

L’operazione è stata eseguita dai militari del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, al termine di una attività investigativa mirata alla cattura del latitante.

L’uomo era ricercato dal 18 luglio 2025, quando si era reso irreperibile per sottrarsi all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento era stato emesso dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito di una indagine più ampia che aveva portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di 19 persone ritenute legate al clan Gionta.

Il gruppo criminale, secondo gli investigatori, opererebbe principalmente nel territorio di Torre Annunziata e nei comuni limitrofi.

Al 37enne vengono contestati reati gravi: associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e violazioni della normativa sulle armi.

Le ricerche dei carabinieri si sono concentrate per mesi su possibili covi utilizzati dal latitante. Gli investigatori sono riusciti infine a individuare un sistema di nascondiglio particolarmente elaborato.

Il ricercato si trovava all’interno di un cunicolo sotterraneo ricavato sotto un rudere. L’accesso al rifugio avveniva tramite una botola nascosta all’interno dell’abitazione di un uomo incensurato, ora denunciato per favoreggiamento personale.

Una volta scoperto il passaggio segreto, i militari sono intervenuti e hanno arrestato il 37enne, ponendo fine alla sua latitanza.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dalla legge, l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a sentenza definitiva.

Somma Vesuviana al centro di una frode da 500 milioni: sequestro per ditta, 64 indagati

Un capannone industriale a Somma Vesuviana finisce al centro di una vasta indagine della Guardia di Finanza su una presunta frode fiscale internazionale nel settore informatico. Nell’ambito dell’operazione, le fiamme gialle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo superiore ai 32 milioni di euro, disposto dal gip del Tribunale di Napoli.

Il provvedimento riguarda cinque società ritenute coinvolte in un articolato sistema di frode IVA “carosello”, che secondo gli investigatori avrebbe prodotto fatture false per un valore complessivo superiore ai 500 milioni di euro. Tra i beni sequestrati figurano partecipazioni societarie, complessi aziendali e appunto un capannone industriale situato a Somma Vesuviana, ritenuto parte dell’infrastruttura utilizzata dall’organizzazione.

L’indagine, coordinata dall’autorità giudiziaria partenopea e avviata già nel marzo del 2023, ha portato alla luce una presunta rete composta da 64 persone indagate, operanti principalmente nella provincia di Napoli. Secondo l’ipotesi investigativa, il gruppo avrebbe creato una serie di società “cartiere”, cioè imprese prive di reale operatività, spesso intestate a prestanome e utilizzate per simulare transazioni commerciali.

Attraverso questo sistema sarebbero state emesse fatture relative a operazioni inesistenti, con l’obiettivo di generare crediti IVA fittizi e ridurre il carico fiscale delle società beneficiarie.

Le indagini hanno inoltre evidenziato il coinvolgimento di società con sede in diversi Paesi dell’Unione europea, tra cui Germania, Paesi Bassi, Romania e Ungheria, utilizzate per rendere più complessa la ricostruzione dei flussi finanziari.

In molti casi, secondo quanto emerso dagli accertamenti, i beni oggetto delle operazioni commerciali non sarebbero mai stati realmente movimentati. I prodotti sarebbero rimasti nelle stesse piattaforme logistiche mentre venivano registrate numerose compravendite fittizie tra le società coinvolte.

Il sequestro rappresenta ora un passaggio fondamentale dell’inchiesta, finalizzato a impedire che i beni ritenuti collegati alla presunta frode possano essere dispersi o sottratti alle successive decisioni dell’autorità giudiziaria.

Da Somma a Tokyo: il Liceo Torricelli celebra la Villa Augustea

Somma. Una mattinata all’insegna della cultura, della scoperta e dell’incontro tra popoli ha coinvolto studenti, docenti ed esperti al Liceo Classico e Scientifico “Evangelista Torricelli” di Somma Vesuviana. L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di dialogo tra scuola, territorio e comunità scientifica internazionale. Somma Vesuviana, 11 marzo 2026 – Una vivace mattinata di emozioni e scambi culturali ha animato il Liceo Classico Scientifico “Evangelista Torricelli”, con studenti entusiasti accolti da esperti della Villa Augustea e ospiti internazionali. L’evento ha celebrato il patrimonio archeologico locale, rafforzando i legami tra scuola, territorio e mondo accademico.

La professoressa Marika Muramatsu, responsabile della direzione scientifica dello scavo di Villa Augustea, ha guidato la discussione, affiancata dal professore De Simone, archeologo esperto degli scavi. Franco Mosca, presidente della Pro Loco, ha lodato i nostri bravissimi ragazzi “Ciceroni per un giorno”, definendo l’occasione “un onore” per la comunità. Una delegazione dal Giappone, da Tokyo, ha risposto all’appello simbolico “Tokyo chiama, il liceo Torricelli risponde”.

La Villa Augustea, sito romano ai piedi del Vesuvio, rappresenta un tesoro sepolto dall’eruzione del 472 d.C. Gli interventi hanno evidenziato scoperte recenti, come affreschi e cisterne, frutto di collaborazioni con l’Università di Tokyo. Gli studenti hanno partecipato attivamente, esplorando temi di archeologia e storia antica in un dialogo vivace.

L’evento sottolinea l’impegno del liceo nel promuovere la cultura locale su scala globale, con echi di conferme scientifiche da Tokyo sull’ipotesi della villa imperiale augustea. I ragazzi, protagonisti indiscussi, incarnano la prossima generazione di custodi del patrimonio vesuviano. Un ringraziamento alla Dirigente, prof.ssa Anna Giugliano, a tutti i docenti, ai genitori e a tutti i partecipanti.

Somma, serrande abbassate in Via Botteghe nel borgo Casamale: la riflessione di Giuseppe Molaro

Somma Vesuviana. La recente chiusura della storica Macelleria del Borgo, attiva da oltre settant’anni, rappresenta uno dei segnali più evidenti della crisi commerciale che sta attraversando il borgo antico del Casamale. I pochi commercianti rimasti nel quartiere lamentano da tempo difficoltà sempre maggiori e chiedono più controlli sul territorio ma anche una revisione del sistema della Ztl.  A raccontare la situazione di crescente abbandono è stato, pochi giorni fa, anche il giornalista Luigi Jovino che, in un suo articolo, ha descritto la desolazione di Via Botteghe, tra saracinesche abbassate, botteghe vuote, degrado e abbandono. In questo contesto si inserisce la riflessione di Giuseppe Molaro, titolare di Relais al Borgo, il quale ha voluto condividere pubblicamente un pensiero rivolto a chi vive e lavora nel Casamale, in particolare agli operatori turistici e ai proprietari di strutture ricettive. Di seguito la sua dichiarazione:  “Questo è un semplice pensiero rivolto al luogo dove sono cresciuto, dove vivo e dove continuo a credere ogni giorno. Il Casamale non è solo un posto dove fare commercio o aprire un’attività. È storia, è identità, è la vita di chi qui è nato e di chi qui ha scelto di restare. L’idea è semplice: creare una piccola unione tra chi vive e lavora nel borgo. Un’unione vera, fatta di confronto quotidiano, rispetto e collaborazione. Senza associazioni, club o dinamiche politiche. Solo persone che vogliono bene al proprio vicolo, alla propria casa, al proprio quartiere. Un “porta a porta” tra i pochi rimasti del Casamale, insieme anche agli immigrati legali che oggi fanno parte della nostra realtà. Condividere problemi, idee e soluzioni, con semplicità e buon senso. Questo non è un comunicato, ma un avviso sincero rivolto a noi proprietari di B&B e a chi sta aprendo o aprirà nuove attività nel borgo. Investire è giusto. Aprire attività è giusto. Ma è altrettanto importante avere la mentalità di cooperare e condividere. Il turismo nel Casamale non è Manhattan. Qui c’è una storia importante che va rispettata, raccontata e vissuta con il cuore. Il borgo si vive insieme. Non si sfrutta. Le attività stanno chiudendo e il rischio è che il Casamale perda la sua anima. Io mi sento responsabile, perché qui non ho solo un B&B: qui c’è la mia vita, il mio DNA. Sono nato al Casamale. E vorrei che questa realtà continuasse a vivere, insieme”. Relais al Borgo B&B Vivere il Borgo

Acerra, nasce l’Ambulatorio Popolare “San Giuseppe Moscati”: visite e screening gratuiti per i più fragili

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  ACERRA – Un nuovo presidio sanitario gratuito a sostegno delle fasce più fragili della popolazione. Nasce ad Acerra l’Ambulatorio Popolare “San Giuseppe Moscati”, una struttura che offrirà screening e visite mediche gratuite grazie all’impegno di medici volontari. L’iniziativa è promossa dalla Diocesi di Acerra attraverso la Caritas diocesana ed è frutto del Giubileo della Speranza appena concluso. L’obiettivo è garantire assistenza sanitaria a chi vive situazioni di difficoltà economica e sociale, soprattutto in un territorio segnato da anni da problematiche ambientali e dall’insorgere di patologie tumorali, in particolare tra giovani e ragazzi. Il nuovo ambulatorio rappresenta dunque un segno concreto di vicinanza ai cittadini più fragili. Molte famiglie, infatti, sono spesso costrette a scegliere se sostenere le spese mediche, pagare le utenze domestiche o acquistare beni alimentari, mentre le lunghe liste d’attesa nella sanità pubblica rendono ancora più complicato l’accesso alle visite specialistiche. La struttura è stata realizzata nei locali del Seminario Vescovile in piazza Duomo, messi a disposizione dal vescovo di Acerra monsignor Antonio Di Donna e ristrutturati grazie ai fondi del progetto “Intesa Salute” di Caritas Italiana. All’interno dell’ambulatorio sarà possibile effettuare diversi controlli sanitari. Un ecografo donato dalla Clinica Villa dei Fiori consentirà di svolgere screening specialistici al seno, alla prostata e all’addome. Saranno inoltre disponibili ecocardiogramma, elettrocardiogramma, visite di medicina generale e pediatriche, garantite gratuitamente da medici volontari. Previsto anche uno sportello dedicato ai disturbi alimentari, realizzato in collaborazione con l’associazione EMMEPI4EVER. L’inaugurazione è in programma sabato 14 marzo alle ore 10, presso il Seminario Vescovile in piazza Duomo. All’evento parteciperanno il vescovo Antonio Di Donna, il direttore nazionale di Caritas Italiana don Marco Pagniello, la dirigente generale della ASL Napoli 2 Nord Monica Vanni e il sindaco di Acerra Tito d’Errico. «L’ambulatorio – che si aggiunge al Centro diurno per minori a rischio, alle iniziative di accoglienza degli immigrati, alla cura degli anziani nel Centro “San Cuono”, alla Mensa di fraternità, al dormitorio e ai tanti servizi che le comunità parrocchiali offrono quotidianamente a chi è nel bisogno – completa la rete integrale di sostegno e vicinanza ai poveri del territorio costruita dalla Chiesa diocesana attraverso la Caritas, con gli ultimi al centro della vita pastorale», dichiara il direttore Vincenzo Castaldo. Secondo Castaldo, la nuova realtà, anche in vista della visita di papa Leone ad Acerra annunciata per il prossimo 23 maggio, rafforza il messaggio del Giubileo: «la speranza non delude» e invita a costruire una comunità sempre più attenta ai bisogni degli ultimi.

Polveri sottili, lo studio Arpac su Acerra: inquinamento vivisezionato

  ACERRA – Polveri sottili, presentato ad Acerra lo studio dell’Arpac sulla speciazioni delle particelle. Il sindaco Tito d’Errico: “Uno strumento fondamentale per individuare le possibili fonti di inquinamento atmosferico e la conseguente adozione di misure specifiche”. E’ quanto emerso ieri mattina nel corso dell’incontro organizzato dall’amministrazione comunale di Acerra dove l’Arpac, su richiesta della stessa amministrazione, ha diffuso i dati dello studio sulle particelle PM10 per le quali le centraline ubicate sul territorio di Acerra registrano sforamenti. Nell’aula consiliare presenti gli studenti delle scuole superiori della città e i comitati ambientalisti regionali. Per l’Arpac hanno partecipato il Direttore Generale Luigi Stefano Sorvino, con le relazioni tecniche affidate al Direttore Tecnico Claudio Marro, al Funzionario del Monitoraggio dell’Aria Paolo D’Auria e al Dirigente Monitoraggio Qualità dell’Aria Piero Cau. Presenti all’evento, inoltre, il Direttore Igiene Ambientale del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Napoli 2 Nord Michelangelo Luongo e il Direttore del Distretto 46 ‘Acerra’ dell’Asl Napoli 2 Nord Orazio Capasso. Si tratta di un primo esempio di speciazione delle polveri sottili effettuato tra aprile e settembre 2025 raccogliendo 300 campioni di PM10 e PM2.5 con 60 specie chimiche analizzate su PM10 e 42 su PM25 tra ioni inorganici, metalli, IPA, Carbonio e levoglucosano attraverso due campionatori sistemati nel centro cittadino, nei pressi della Scuola Secondaria di Primo Grado ‘Caporale’. Un’attività che intende stimare le diverse sorgenti emissive (traffico, biomassa, industrie, aerosol secondario) sul particolato atmosferico: una metodologia ben precisa utilizzata per identificare le fonti di inquinamento atmosferico e il peso di ciascuna sorgente nel contribuire ai livelli di inquinamento rilevati in un determinato contesto.   I dati ad evidenza scientifica hanno rivelato che: il 28,3% delle particelle è dovuto al fattore aerosol organico associato alla combustione, oltre ad attività legate anche all’agricoltura; il 23 % a fattori di aerosol marino di tipo 1 e polvere minerale (polveri di origine salina); il 15,5 % al fattore polvere crostale e risospensione (la sabbia legata a incursioni di polveri sahariane nell’aria); il 14,5 al fattore polveri secondarie, non direttamente presenti, ma che si trasformano in atmsofera. Combinazione tipica di aree in cui le masse d’aria marine interagiscono con le emissioni urbane; il 13,5 % a traccianti di aerosol marino 2; il 5,3 % a particolato secondario e risospensione urbana, con la presenza di metalli che è indice di risollevamento di polveri sottili di genesi urbana-traffico. “Ringrazio l’Arpac per questo studio, unico nel suo genere – ha sottolineato il sindaco Tito d’Errico – una documentazione pubblica che ci pone in grado di poter lavorare in maniera dettagliata per assumere le decisioni più idonee alla risoluzione del problema. Come amministrazione abbiamo il dovere di favorire questo processo di conoscenza che ci consente di affrontare con responsabilità istituzionale le sfide ambientali che riguardano il nostro territorio”. “L’incontro oggi è il risultato di un’attività partita da tempo – ha spiegato il Presidente del Consiglio Comunale Raffaele Lettieri – che testimonia l’impegno e l’attenzione che abbiamo rispetto ad un problema, le polveri sottili, che sono di area vasta e che ci vede già pronti ad intervenire con le misure più opportune”. “Quando si parla di ambiente, di qualità dell’aria, di salute dei territori, non possiamo permetterci zone d’ombra – le parole dell’assessore all’Ambiente Milena Tanzillo – il valore di questo incontro sta proprio qui: nella scelta di affidare la comunicazione ai tecnici, agli esperti, a chi quotidianamente studia i fenomeni e produce dati verificati. La trasparenza è un metodo di governo: significa mettere i cittadini nelle condizioni di conoscere, capire e valutare ciò che accade sul proprio territorio. E significa farlo con serietà”.        

Nel 1861 i briganti del Vesuvio facevano anche politica o pensavano solo al bottino?

Vedo che il mio libro “I briganti del Vesuvio” viene talvolta citato come documento del fatto che anche Vincenzo Barone e Antonio Cozzolino Pilone divennero briganti – i briganti del Vesuvio-per combattere l’Italia “piemontese” costruita sulle rovine della monarchia borbonica e per alimentare la speranza che i Borbone potessero “tornare”. Ma le motivazioni dei briganti erano molto più complesse: e dunque dedicheremo altri articoli all’argomento, che, come vedremo, ha una sua attualità. Anche allora la camorra vesuviana si schierò contro i “ribelli”: lo vediamo nei fatti accaduti tra Cisterna e Pomigliano nell’aprile del 1861.     Nelle terre ad est del Vesuvio la stagione del brigantaggio si inaugurò nel segno della tragicommedia. Gli entusiasmi del momento, il desiderio spesso sincero di fare qualcosa contro le minacce del legittimismo borbonico e la voglia di mettersi in mostra produssero non pochi interpreti di una “maschera” nuova nel grande teatro della napoletanità: il “galantuomo” che, indossati i panni di ufficiale della Guardia Nazionale, si sente un Cesare o un Garibaldi, e agisce di conseguenza, e così si descrive in fragorosi commentari, in cui – osservava sarcastico Silvio Spaventa – questi condottieri “si brigano di dare lezioni strategiche”, dopo aver atteso “con sgomento che il male si compia senza far nulla contro”. In verità Gaetano Martinez, comandante di distretto della Guardia Nazionale di Napoli, quando il collega Errico Giova, capo della Guardia Nazionale di Somma, gli comunicò i nomi di alcuni borbonici che si apprestavano a mettere a ferro e a fuoco le terre tra Cisterna e Pomigliano, non aspettò che il male si compisse. Mise insieme una robusta “mano” di carabinieri e di guardie “vestite alla cacciatora” e, nel cuore della notte dell’8 aprile 1861, piombò su Cisterna. Il posto della G.N. era chiuso e il piantone, che dormiva all’interno, in un primo momento rifiutò di aprire la porta, nonostante gli ordini concitati: poi, essendosi convinto che non di briganti si trattava, ma di forze dell’ordine, aprì e accompagnò il Martinez e i suoi dove desideravano andare, al palazzo del parroco Mansi, che doveva essere arrestato. Il parroco però non fu colto di sorpresa. Per circa un’ora attraverso la porta che restava saldamente sbarrata discusse con il Martinez dichiarandosi innocente. Ma quando capì che quello non se ne sarebbe andato senza di lui si attaccò alle campane e le suonò a stormo. I parrocchiani risposero subito all’appello, “facendosi sotto in folla armati con armi di campagna e lunghe mazze.”. Il Martinez agì con cesariana prontezza: schierò i suoi in difesa, rafforzando le ali: poi, mentre due guardie, rotto l’accerchiamento, correvano in carrozzella nei paesi vicini a raccogliere rinforzi e altre due guardie, “con non poco rischio”, si arrampicavano sul campanile e tagliavano le funi delle campane, egli avanzò ad arringare la folla e a svelare, forse imprudentemente, di essere venuto a far piazza pulita dei borbonici. A lungo predicò con moderazione: ma quando gli dissero che stavano per entrare in paese schiere di guardie nazionali e di carabinieri partiti da Pomigliano a piedi, a cavallo, in carrozza, “finalmente allora dalle parole di preghiera” passò alla minaccia e dichiarò, irritato e severo, che “al più piccolo movimento” avrebbe dato alle fiamme il paese. Cessò subito “la insurrezionale resistenza” del parroco che in carrozza, e sotto buona scorta fu inviato alla Questura di Napoli. Quella notte partì da Pomigliano un lungo corteo di carrozze che portò nelle carceri i cospiratori: il canonico Aniello De Falco e l’avv. Giuseppe Cirino di Pomigliano, il canonico Fontana di Licignano e altri borbonici di più piccolo taglio. Il Martinez scrisse in stile tragico una lunga relazione sull’impresa al marchese Ottavio Tupputi, comandante in capo della G.N. di Napoli e della Provincia. Egli chiese, tra l’altro, che fossero “degnamente rimunerati e gratificati” gli informatori del Giova, Raffaele Pipolo, Sabato Di Palma e Pasquale Scarpati. Era, lo Scarpati, un “lavoriere di San Sebastiano condannato dalla polizia borbonica alla relegazione perpetua a Ischia” per aver assassinato una guardia del Palazzo Reale di Portici. All’arrivo dei garibaldini gli era stato facile far passare per politico il delitto. Poi, riconsiderando i Piemontesi il delitto dallo stesso punto di vista dei giudici borbonici, lo Scarpati aveva cercato di riconquistare il favore dei nuovi padroni guidando, a Massa di Somma e nei Comuni limitrofi, la caccia ai filoborbonici, veri o presunti. Martinez non sapeva, o fingeva di non sapere, che Pasquale Scarpati era membro influente di uno dei più importanti gruppi camorristici delle terre vesuviane, collegato con i contrabbandieri Borrelli: un gruppo che nel giugno del ’62 avrebbe organizzato lo sgangherato sequestro del negoziante di pelli L. Cuocolo, dopo aver fatto, nel ’61, il doppio gioco tra Vincenzo Barone e le forze dell’ordine. Nel ’63 Raffaele Pipolo avrebbe messo a ferro e a fuoco il territorio di Pomigliano: nelle sue gesta sarebbe difficile trovare, anche in minima misura, motivazioni politiche.

Sant’Anastasia, Terre di Campania promuove tre giornate dedicate all’acqua  

Riceviamo e pubblichiamo

Il World Water Day compie 34 anni. Indetta dalle Nazioni Unite per sensibilizzare alla tutela della risorsa idrica disponibile nel mondo, la Giornata Mondiale dell’Acqua sceglie, per il 2026, il tema “Acqua e Parità di Genere”. L’accesso libero ed equo a questa vitale risorsa non è garantito in molte aree del mondo, dove sono soprattutto le donne a subire le conseguenze della scarsità idrica e dell’inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari.

Anche quest’anno, Terre di Campania APS e il Museo Multimediale delle Acque Campane accolgono l’invito delle Nazioni Unite, organizzando tre giornate ricche di iniziative culturali dedicate all’acquae rivolte a scuole e cittadinanza, presso la Sala Polifunzionale delSantuario della Madonna dell’Arco in Sant’Anastasia (NA).

Cuore del percorso culturale e didattico è l’installazione artistica “Le figlie dell’Acqua 2026 – Acqua d’Intorno”, a cura degli studenti dei licei artistici della Campania e del Molise, nell’ambito del concorso “Acqua d’Intorno 2026”, che si unisce all’ormai nota installazione“Gocce d’Acqua”, ideata da Giuseppe Ottaiano.

Venerdì 20 marzo, dalle 9:30 alle 13:00, alle scuole secondarie del territorio e alla cittadinanza sarà dedicata una giornata all’insegna della conoscenza, del confronto e della consapevolezza, in uno spazio dinamico di incontro e dialogo. Il gruppo Yakamoz dell’IIS “BrunoMunari” Liceo Musicale di Acerra, accoglierà gli ospiti e introdurrà i saluti istituzionali, con gli interventi di Maddalena Venuso, Presidente APS Terre di Campania, di Padre Gianpaolo Pagano O.P, Priore del Santuario delle Madonna dell’Arco e di Carmine Esposito, Sindaco di Sant’Anastasia. Seguirà l’incontro con Francesco Sena, skipper e content creator e il suo “Racconto storie di mare”, un dialogo su libertà, rispetto del Pianeta e responsabilità. Prevista alle 10:30 la premiazione dei vincitori del concorso “Acqua d’Intorno 2026”.

Fino alle 13:30, la visita libera all’installazione artistica, un laboratorio artistico ed una rete di Acqua Agorà e Active Points, spazio di ascolto e confronto diretto con ricercatori, tecnici ed esperti, occasione diapprofondimento su temi di scienza, umanesimo e cittadinanza, tenuti assieme dal motivo dell’acqua.

Nella stessa giornata, alle ore 18:00, la Sala Polifunzionale del Santuario ospiterà la presentazione del volume “Il Dono dell’Acqua”, opera collettiva per i tipi di Zora Edizioni, che raccoglie i contributi di voci diverse del territorio sul valore dell’acqua. Si tratta di una raccolta antologica i cui testi talvolta vestono l’abito di pensieri in libertà, talaltra di riflessione fra il filosofico e lo speculativo, o ancora danno forma scritta a ricordi, esperienze, incontri avvenuti nel segno dell’acqua e delle sue infinite, evocative rappresentazioni.

Sabato 21 marzo, dalle 16:00 alle 20:00, l’incontro con gli alunni dell’Istituto Comprensivo Don Milani di Pomigliano D’Arco e i ragazzi della Parrocchia del Santuario della Madonna dell’Arco. Ingresso apertoal pubblico per la visita all’installazione artistica “Gocce d’Acqua”, accessibile anche domenica 22 marzo dalle 10:00 alle 13:00, data ufficiale della Giornata Mondiale dell’Acqua 2026.

Tutti i dettagli dell’evento su https://www.goccedacqua.eu/world-water-day-2026/

Partecipano alla realizzazione dell’installazione artistica le scuole: IISS “Ettore Majorana”, Termoli (CB); ISIS Liceo Artistico “Paolo Anania De Luca”, Avellino; ISIS Liceo Artistico “Umberto Boccioni”, Napoli; ISIS Liceo Artistico “Emilio Sereni”, Cardito (NA); IISS “Francesco Saverio Nitti”, Portici (NA); ISIS Liceo Artistico “San Leucio”, Caserta;Liceo Artistico Solimena IIS “Leonardo Da Vinci”, Santa Maria Capua Vetere (CE); ISIS Liceo Artistico “Caravaggio”, San Gennaro Vesuviano (NA); Liceo Artistico Statale “Giorgio De Chirico”,Torre Annunziata (NA); Liceo Artistico Statale “Enrico Medi”, Cicciano(NA); Polo delle Arti “Caselli Palizzi”, Napoli; Liceo Artistico Statale “Don Lorenzo Milani”, Napoli; Liceo Artistico Statale “Pomponio Leto”, Teggiano (SA)

Promuovono l’evento: Terre di Campania APS; Museo Multimediale delle Acque Campane

Patrocini: Consiglio Regionale della Campania; Città Metropolitana di Napoli; Comune Sant’Anastasia,  

Ente Idrico Campano; ARPAC Campania

Collaborazioni: UNINA – Dipartimento di Scienza della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse – Dipartimento di Biologia Marina;GORI; Eurosub; AMCI Sezione Diocesana Nola; Forum Associazioni Sociosanitarie; Cristiani in cammino; Istituto Superiore “B. Munari” Liceo Musicale, Acerra; IPSEOA “Manlio Rossi Doria”, Marigliano.

Sponsor: Di Perna/Generali; Green Energy Holding; Gruppo Puopolo; Kyla Caffè; Studio Legale Siciliani

Media Partner: www.terredicampania.it