Fiat, Politecnico e inglesi analizzano Cipputi. Obiettivo: capire il cambiamento voluto da Marchionne

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L’avvio dello studio sulle condizioni degli operai del Lingotto è stato presentato nella sede della Fim Cisl nazionale. In programma interviste e questionari anonimi. L’iniziativa è firmata dal prof. Pero e dai colleghi dell’universitĂ  di Nottingham.

 E’ una sorta di radiografia di Cipputi a Pomigliano e in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo automobilistico, guidato da Sergio Marchionne. L’iniziativa è della Fim nazionale ed è stata presentata l’altro giorno nella sede romana del sindacato di categoria dei metalmeccanici Cisl. CoinvolgerĂ  settemila operai.

Obiettivo di fondo: la Fim vuole comprendere in che modo si lavori nelle fabbriche del colosso guidato dall’ad italocanadese e, soprattutto, intende capire come la nuova organizzazione del lavoro introdotta dal supermanager abbia cambiato la vita degli operai. Si tratta, dunque, di uno studio scientifico del Politecnico di Milano per analizzare le nuove condizioni di lavoro, partendo dalla Fiat di Pomigliano per poi interessare tutti gli stabilimenti del gruppo automobilistico. Due i metodi per giungere a una sintesi finale, che sarĂ  illustrata tra alcuni mesi. Con i “focus group” saranno fatte una serie di interviste ai lavoratori, effettuate direttamente in fabbrica dai docenti.

A Pomigliano questi focus sono stati giĂ  eseguiti e saranno estesi a tutti gli impianti italiani della Fiat. Altro strumento d’indagine: questionari, rigorosamente anonimi, da riservare agli addetti dei vari impianti del Lingotto. Domande ai lavoratori da gestite in modo tale da non rendere riconoscibile il destinatario dei quesiti. Lo studio del Politecnico, unico nel suo genere, sui nuovi modelli organizzativi introdotti con il World Class Manufacturing (WCM), la nuova organizzazione del lavoro adottata in Italia nel 2009 e ideata da Hajime Yamashina, guru nipponico delle produzioni industriali, è stato commissionato dalla Fim Cisl nazionale ad un qualificato comitato accademico dell’universitĂ  milanese, guidato dal professor Luciano Pero, che martedi, a Roma, ha illustrato gli aspetti tecnico– scientifici legati alla ricerca.

Le parole del professor Pero chiariscono il senso dell’iniziativa: “È una ricerca che ci aiuterĂ  a capire i cambiamenti a livello sociale, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori introdotti dal WCM, attraverso focus group e questionari. L’obiettivo – secondo il docente del Politecnico – è quello di capire e migliorare le condizioni dei lavoratori e la loro partecipazione all’interno dell’impresa. Siamo davanti ad un cambiamento epocale del modo di produrre e ad una nuova generazione di fabbriche: le cosiddette “nuove fabbriche”, quelle che hanno introdotto un’automazione evoluta e una diversa e più complessa organizzazione del lavoro (High Performance Work Organization). Questo richiede un uso dell’intelligenza delle persone in fabbrica e una loro partecipazione ai processi produttivi”.

Ancora secondo Pero “il Paese deve riflettere e capire le “nuove fabbriche” perché saranno quelle che ci porteranno fuori dalla crisi”. I dati della ricerca saranno resi noti in un apposito convegno nei mesi di marzo o aprile 2014.

Somma, truffa dei pacchi, a Striscia parla il responsabile: “Era autofinanziamento”

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E la madre incalza: “Sono orgogliosa di mio figlio, i soldi erano per sostenere i costi, noi facevamo del bene alle persone”. Non la pensa così il Banco Alimentare che da parte lesa agirĂ  contro l’associazione. Si parla di truffa aggravata.

 «C’è uno a Somma Vesuviana che organizza degustazioni di prodotti tipici. Ma quali prodotti tipici, lo rifornisco io». Così Giovanni C., che con i suoi familiari e l’associazione «Fantasia» aveva messo in piedi una vera e propria truffa vendendo a 6 euro buste colme di beni di prima necessitĂ  in arrivo dal Banco Alimentare della Campania con sede a Fisciano (Sa).

Lo dice, il giovanotto, ad un «gancio» di Striscia la Notizia che lui considera un cliente. E poi continua: «Qui si riforniscono anche ristoranti e pizzerie». Non solo di Somma Vesuviana ma anche del circondario, fino a qualche quartiere di Napoli. Ma quante volte, quante, avremo mangiato in un ristorante un piatto di pasta proveniente da lì? Quante volte la nostra Margherita appetitosa nel piatto sarĂ  stata condita con l’olio del banco alimentare destinato alla povera gente che non può comprarlo? Quante? E racconta Giovanni C., senza sospettare che quello davanti a lui non è un cliente come gli altri, che si sta mettendo nei guai da solo.

E rivela che anche la Regione Campania gli ha concesso finanziamenti per dar da mangiare agli immigrati. Dodicimila euro al mese. «Tutti i mesi», ripete. Poi, nella puntata di ieri sera, l’inviato di Striscia, Luca Abete, lo intervista ancora. E lui resta lì, fiero anche. «Non scappo, sono qui, se ho sbagliato pagherò ma per me si tratta di autofinanziamento». Autofinanziamento? Come dire io faccio sì del bene, ma mi pagate? E che bene è, che missione è? La mamma è accanto a lui. «Noi aiutiamo solo le persone, io sono fiera di mio figlio». Con la cucina e la casa che come le telecamere dimostrano è piena di pacchi, di latte, di pasta che dovrebbe essere in altre case, in altre cucine. Non nella sua, e soprattutto non sui tavoli di qualche ristorante, di altre pizzerie o di circoli privati.

Dovrebbe essere a casa di chi non può comprarla quella roba, di chi non ci lucra. Questa mattina è prevista un’ispezione dell’Asl, poi i carabinieri disporranno, con la Procura, il da farsi delineando meglio eventuali reati amministrativi e penali. La truffa aggravata, probabilmente, ma anche l’abusivismo edilizio giacché pare che alcuni tendoni realizzati dalla famiglia C. per proteggere le preziose derrate non avessero alcuna autorizzazione. Il dirigente del Banco Alimentare Campania intanto fa un appello: «Continuate a credere, partecipate alla colletta alimentare del 30 novembre, c’è gente che porta avanti questa missione con serietĂ , per quanto riguarda l’associazione in questione noi ci sentiamo parte lesa e agiremo di conseguenza, da noi prodotti non ne avranno ovviamente più».

Giovanni C. risponderĂ  davanti alla legge, così chi l’ha aiutato. Ma chi sono questi ristoratori, questi titolari di pizzerie, questi benefattori dell’umanitĂ  che organizzano degustazioni di «prodotti tipici»? Chi sono queste persone che ci presentano a tavola un conto, quando va bene, di 30 euro a fronte di una spesa di pochi centesimi? Chi sono? L’amaro in bocca resta, non solo per la figuraccia che Somma Vesuviana ha fatto davanti a milioni di italiani, ma per il retrogusto lasciato dalla consapevolezza che, chissĂ  quante volte, da un anno a questa parte, anche noi avremo mangiato e pagato cibo tolto di bocca agli altri.
(Fonte foto: Rete Internet)

Fiat, Uliano (Fim): “A Pomigliano riduzione dell’orario e contratti di solidarietà”

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Tutti i dati di uno studio dei metalmeccanici Cisl mostrano le situazioni più drammatiche, a Mirafiori e a Cassino. Luci e ombre per Pomigliano: 1400 cassintegrati, ma nell’impianto che ha prodotto più automobili in Italia.

 La Fim Cisl martedì scorso ha reso noti i dati sull’occupazione e sulle produzioni del Lingotto in Italia. E in base a questa ricerca la Fiat di Pomigliano, nonostante l’elevato numero di cassintegrati a zero ore (sono 1400) è l’impianto nazionale del gruppo che nel 2013 ha prodotto più automobili: 130730mila Panda al 31 ottobre. Vale a dire che giĂ  ora, cioè quando mancano ancora due mesi alla fine dell’anno, questa cifra sta facendo registrare un saldo positivo, rispetto al 2012, di 25211 vetture.

Dietro Pomigliano c’è la Fiat di Melfi, che ha un numero di addetti diretti superiore , 5575 contro i 4809 dell’impianto partenopeo, ma che ha fatto registrare solo 107mila Punto prodotte. Drammatica la situazione di Mirafiori, i cui 6214 dipendenti hanno prodotto 19500 Alfa Romeo Mito contro le 41600 vetture del 2012 e le 62594 del 2012. Cifre in ogni caso ridotte al lumicino. L’amaro in bocca fanno venire anche i numeri di Cassino. Qui produzioni dimezzate rispetto al 2011, da 135mila a 65mila vetture. Intanto a Mirafiori si lavora mediamente 6 giorni al mese.

"I dati nazionali sono complessivamente negativi – commenta Fernando Uliano, segretario nazionale della Fim – ma gli investimenti realizzati in Italia dalla Fiat per un ammontare complessivo di 4,6 miliardi di euro garantiscono invece un futuro positivo”. In una nota il responsabile nazionale di settore della Fim auspica per Pomigliano “la riduzione dell’orario di lavoro e i contratti di solidarietĂ  per dare maggiore respiro all’occupazione, così come è giĂ  stato fatto, molto bene, ampliando la rotazione per altri 200 cassintegrati alla cosiddetta area B”, uno dei due reparti di produzione manifatturiera insieme alla A, la catena di montaggio e la verniciatura, impianti ancora preclusi a chi è a zero ore.

Luigi Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic, concorda con Uliano sotto l’aspetto degli investimenti in grado di fornire garanzie sul futuro. “Si tratta di cifre ingentissime – spiega Mercogliano – quelle messe a disposizione dalla Fiat, in particolare per Pomigliano, Melfi e Grugliasco. Capitali che potranno portarci al sicuro attraverso la corretta concertazione”.

C’era una volta la Campania Felix:

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Da Campania Felix a Terra dei fuochi: la triste storia di una regione avvelenata dalla camorra.

 C’era una volta la Campania Felix, quel territorio che nel periodo romano abbracciava Capua e i diversi comuni confinanti e che veniva così denominata per la particolare prosperitĂ  dei suoi terreni. Una fiaba dai risvolti drammatici quella di Napoli e dintorni, un territorio aggiogato dalla camorra e dalla corruzione di politici che per anni l’hanno amministrata gonfiando portafogli, anche a costo di annichilire la propria dignitĂ , o meglio la propria morale.

Perché per troppo tempo le amministrazioni comunali di questa zona oggi nota come "Terra dei Fuochi", hanno strizzato l’occhio alla criminalitĂ  organizzata, permettendo ad essa di avvelenare i nostri terreni, i nostri prodotti e la stessa aria che respiriamo. Ma cosa più grave, hanno guardato con indifferenza alla morte di centinaia e centinaia di persone, fingendo di tanto in tanto di commuoversi nei casi in cui ad ammalarsi di cancro fossero bambini innocenti.

Eppure qualcosa è andato storto. Se per anni i clan camorristici di zona hanno stretto accordi che permettessero loro di trarre guadagno dalla trasformazione del "napoletano" e del "casertano" nella discarica d’Italia (ed in qualche caso anche d’Europa), oggi qualcuno si è svegliato dal torpore e vittima di qualche scrupolo di coscienza di troppo, o per semplice ripicca contro boss avversi, ha raccontato di anni ed anni di sversamento di rifiuti tossici in Campania, ha fatto nomi, ha fornito dati e cifre precisi, spazzando via i dubbi anche dei più scettici. E così il Ministero della Salute ha fatto due conti portando alla luce un’agghiacciante realtĂ : sono oltre 70 i comuni della provincia di Napoli e Caserta, fortemente a rischio per l’alto tasso di inquinamento ambientale.

Dati di fatto che hanno sconvolto cittadini condannati ad un probabile futuro di morte, e che continuano a mobilitarsi in manifestazioni e campagne di sensibilizzazione che scuotano l’opinione pubbliche. Cittadini dall’encomiabile voglia di riscatto, come Don Maurizio Patriciello, parroco e leader del comitato Fuochi, che continua a denunciare la strage di morti innocenti, quelle di bambini stroncati da cancro e leucemia. Una realtĂ  che ha voluto testimoniare affiggendo intorno all’altare maggiore nella sua chiesa al parco Verde di Caivano, le fotografie delle piccole vittime della Terra dei Fuochi. Iniziative che non hanno lasciato indifferenti neppure volti noti del mondo dello spettacolo, che qualche tempo fa hanno adottato simbolicamente ogni singolo comune avvelenato dai rifiuti tossici, scongiurandone la morte.

Tra essi, qualcuno oggi ha fatto mea culpa. Dalle pagine del "Corriere del Mezzogiorno", il cantante dei Litfiba Piero Pelù, ha chiesto scusa alla Campania perché tra i rifiuti tossici smistati nelle viscere dei suoi terreni, ci sono anche quelli toscani: «Anche la mia civilissima Toscana ha fatto questo? Ne ho sofferto. Mi vergogno e vi prometto che saprò nella mia terra come farla pagare a chi di dovere», ha dichiarato il rocker fiorentino che nel pomeriggio di ieri alla Fnac di via Luca Giordano ha presentato il suo nuovo cd «Identikit».

Ed in uno scenario del genere, le dichiarazioni del grande maestro Marcello D’Orta, ucciso dal cancro, suonano più che mai come un presagio: «Quando, alcuni mesi fa, mi fu diagnosticato un tumore – aveva affermato un paio d’anni fa l’autore del best seller "Io speriamo che me la cavo" – il primo pensiero fu: la monnezza. È colpa, è quasi certamente colpa della monnezza se ho il cancro. Donde viene questo male a me che non fumo, non bevo, non ho – come suol dirsi – vizi, consumo pasti da certosino? Mi ricordai, in quei drammatici momenti che seguirono la lettura del referto medico, di recenti dati pubblicati dall’Organizzazione mondiale della sanitĂ , secondo cui era da mettersi in relazione l’aumento vertiginoso delle patologie di cancro con l’emergenza rifiuti. Così sono stato servito. A chi devo dire grazie? Certamente alla camorra».

25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulla donna

Molte le iniziative per la giornata, indispensabili le riflessioni: a che punto siamo sulla questione della violenza di genere?

 Come per tante altre cose, vorremmo semplicemente che non ce ne fosse più bisogno. Niente eroi, niente santi, niente liberatori. E niente giornate internazionali contro la violenza di genere. Feste sì, quelle le vorremmo sempre.

Feste per celebrare l’avvenuta liberazione da una violenza aberrante. Vorremmo che fosse solo un ricordo il mondo in cui una donna doveva lavorare il doppio e guadagnare la metĂ , in cui il destino affettivo e sociale era prestabilito, il ruolo sempre quello di subordine, sempre cedere il passo, sempre prendersi cura degli altri come per una missione geneticamente determinata e che ci destina al paradiso fin dalle fasce, salvo poi precipitarci nell’inferno quando da questa strada segnata osavamo deviare. Sì, ci piacerebbe che fosse un ricordo, da non dimenticare solo per non ricaderci. Invece tutte queste cose, e purtroppo poco ce ne rendiamo conto, sono ancora qui, intoccate e difficili da cambiare.

Sotto una patina di apparente libertĂ  e autodeterminazione la vita quotidiana della maggior parte delle donne è rimasta la stessa di mezzo secolo fa. Il lavoro di cura è ancora “naturalmente” attribuito a loro. Si dirĂ  che ora tutte studiano, lavorano, vanno dove vogliono. Sì ma ci sono sempre differenze salariali e occupazionali. Ci sono le dimissioni in bianco, non ancora debellate, il lavoro nero, il mobbing. E poi resta sempre il nocciolo duro della mentalitĂ  maschilista: l’idea che la donna, nella relazione sentimentale, debba essere in subordine, controllata e limitata. Da qui nasce la violenza psicologica e fisica, fino alla violenza estrema del femminicidio.

Il dato più stupefacente e allo stesso tempo quello veramente rivelatore della situazione reale è che solo il 18% delle donne maltrattate si considera tale. Più dell’80% delle donne che sperimentano violenza dal partner, insomma, considerano la cosa “normale”, giustificabile, occasionale. Peggio, molte considerano il gesto violento conseguenza di un loro errore. Questo dĂ  la misura di quanto sia pervasiva la mentalitĂ  maschilista e discriminatoria e di quanto sia difficile l’emersione della violenza domestica, la più diffusa e la più pericolosa e distruttiva, nella sua reale vastitĂ .

Perciò la giornata internazionale contro la violenza sulla donna, il prossimo lunedì, non solo è dolorosamente necessaria, ma deve essere partecipata, preparata, commentata e deve essere occasione di riflessione e spunto per successive iniziative. Recentemente al parlamento è passata la cosiddetta legge contro il femmincidio, conversione del decreto legge della scorsa estate. Purtroppo, però, come giĂ  si è detto in questa rubrica, non si tratta di un problema di sicurezza, almeno non solo.

Bisogna dichiarare guerra alla discriminazione e alla violenza di genere nei media, nelle scuole, nelle famiglie. Appoggiare le associazioni e le strutture che si occupano del problema, costruire reti di solidarietĂ  intorno alle donne in difficoltĂ .
Molte le iniziative che si terranno a Napoli il 25. A palazzo Venezia, in via Benedetto Croce, per tutta la giornata andrĂ  vanti un’iniziativa del collettivo Lunazione, “Canti di donne”, che metterĂ  insieme un concorso fotografico, un laboratorio scolastico, un reading, uno spettacolo teatrale. Alla Galleria Principe Umberto, nel pomeriggio ci sarĂ  un’iniziativa di CGIL CISl e UIL con flashmob e presidio.

Al Sannazzaro nel pomeriggio lo spettacolo “1522”, titolo quanto mai significativo essendo il numero antiviolenza, spettacolo che racconta ai giovani allo scopo di sensibilizzare. Alla sera al San Carlo la regista Laura Angiulli dirigerĂ  Rosaria de Cicco, Cristina Donadio, Antonella Stefanucci, Rita Montes, Enza De Blasio, un gruppo di straordinarie professioniste, in un omaggio a Franca Rame. SarĂ  questo il momento clou di una giornata tutta dedicata a questo tema dal Comune di Napoli.
(Fonte foto: Rete Internet)

QUESTIONI DI GENERE

25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulla donna

Molte le iniziative per la giornata, indispensabili le riflessioni: a che punto siamo sulla questione della violenza di genere?

 Come per tante altre cose, vorremmo semplicemente che non ce ne fosse più bisogno. Niente eroi, niente santi, niente liberatori. E niente giornate internazionali contro la violenza di genere. Feste sì, quelle le vorremmo sempre.

Feste per celebrare l’avvenuta liberazione da una violenza aberrante. Vorremmo che fosse solo un ricordo il mondo in cui una donna doveva lavorare il doppio e guadagnare la metĂ , in cui il destino affettivo e sociale era prestabilito, il ruolo sempre quello di subordine, sempre cedere il passo, sempre prendersi cura degli altri come per una missione geneticamente determinata e che ci destina al paradiso fin dalle fasce, salvo poi precipitarci nell’inferno quando da questa strada segnata osavamo deviare. Sì, ci piacerebbe che fosse un ricordo, da non dimenticare solo per non ricaderci. Invece tutte queste cose, e purtroppo poco ce ne rendiamo conto, sono ancora qui, intoccate e difficili da cambiare.

Sotto una patina di apparente libertĂ  e autodeterminazione la vita quotidiana della maggior parte delle donne è rimasta la stessa di mezzo secolo fa. Il lavoro di cura è ancora “naturalmente” attribuito a loro. Si dirĂ  che ora tutte studiano, lavorano, vanno dove vogliono. Sì ma ci sono sempre differenze salariali e occupazionali. Ci sono le dimissioni in bianco, non ancora debellate, il lavoro nero, il mobbing. E poi resta sempre il nocciolo duro della mentalitĂ  maschilista: l’idea che la donna, nella relazione sentimentale, debba essere in subordine, controllata e limitata. Da qui nasce la violenza psicologica e fisica, fino alla violenza estrema del femminicidio.

Il dato più stupefacente e allo stesso tempo quello veramente rivelatore della situazione reale è che solo il 18% delle donne maltrattate si considera tale. Più dell’80% delle donne che sperimentano violenza dal partner, insomma, considerano la cosa “normale”, giustificabile, occasionale. Peggio, molte considerano il gesto violento conseguenza di un loro errore. Questo dĂ  la misura di quanto sia pervasiva la mentalitĂ  maschilista e discriminatoria e di quanto sia difficile l’emersione della violenza domestica, la più diffusa e la più pericolosa e distruttiva, nella sua reale vastitĂ .

Perciò la giornata internazionale contro la violenza sulla donna, il prossimo lunedì, non solo è dolorosamente necessaria, ma deve essere partecipata, preparata, commentata e deve essere occasione di riflessione e spunto per successive iniziative. Recentemente al parlamento è passata la cosiddetta legge contro il femmincidio, conversione del decreto legge della scorsa estate. Purtroppo, però, come giĂ  si è detto in questa rubrica, non si tratta di un problema di sicurezza, almeno non solo.

Bisogna dichiarare guerra alla discriminazione e alla violenza di genere nei media, nelle scuole, nelle famiglie. Appoggiare le associazioni e le strutture che si occupano del problema, costruire reti di solidarietĂ  intorno alle donne in difficoltĂ .
Molte le iniziative che si terranno a Napoli il 25. A palazzo Venezia, in via Benedetto Croce, per tutta la giornata andrĂ  vanti un’iniziativa del collettivo Lunazione, “Canti di donne”, che metterĂ  insieme un concorso fotografico, un laboratorio scolastico, un reading, uno spettacolo teatrale. Alla Galleria Principe Umberto, nel pomeriggio ci sarĂ  un’iniziativa di CGIL CISl e UIL con flashmob e presidio.

Al Sannazzaro nel pomeriggio lo spettacolo “1522”, titolo quanto mai significativo essendo il numero antiviolenza, spettacolo che racconta ai giovani allo scopo di sensibilizzare. Alla sera al San Carlo la regista Laura Angiulli dirigerĂ  Rosaria de Cicco, Cristina Donadio, Antonella Stefanucci, Rita Montes, Enza De Blasio, un gruppo di straordinarie professioniste, in un omaggio a Franca Rame. SarĂ  questo il momento clou di una giornata tutta dedicata a questo tema dal Comune di Napoli.
(Fonte foto: Rete Internet)

QUESTIONI DI GENERE

Somma, truffa dei “pacchi alimentari”: i carabinieri sequestrano il capannone e le derrate

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Sulla vicenda interviene Salvatore Velardi (Cgil): “Inqualificabile e vergognoso”

I carabinieri della locale stazione al comando del maresciallo Raimondo Semprevivo hanno sequestrato tutti i pacchi alimentari e il capannone in localitĂ  Masseria Coppola dove illecitamente l’associazione Fantasia vendeva a 6 euro l’una buste con generi alimentari provenienti dal Banco Alimentare della Capania, cibo che avrebbe dovuto essere consegnato ai bisognosi. In queste ore si conosceranno forse, anche le eventuali accuse nei confronti dei responsabili di quella che appare come una vera e propria truffa. Il caso è stato evidenziato da servizi televisivi di Striscia la Notizia e Le Iene, in onda ieri sera.

Il responsabile della Cgil Zona Vesuviana, Salvatore Velardi ha nel frattempo detto la sua con una nota durissima: “Il video trasmesso da “Le Iene” sul “Banco alimentare di Somma Vesuviana” ha svelato una vicenda assolutamente vergognosa, inqualificabile e schifosa. Anzichè distribuire gratuitamente i prodotti alimentari provenienti dall’UE ai cittadini più bisognosi, come di solito accade grazie all’ammirevole lavoro delle Associazioni di volontariato, alcune persone li distribuivano in cambio di una presunta quota associativa mensile di 6 euro. Il cosiddetto “pacco” veniva, di fatto, venduto a chiunque lo richiedeva (anche senza averne alcun diritto). Gente ignobile ha lucrato sulla miseria e sul bisogno dei più poveri.

Ma come è stato possibile arrivare a questi livelli di miseria morale?Immaginiamo che la Magistratura e la Finanza apriranno (se non lo hanno giĂ  fatto) un’inchiesta sull’episodio e ci auguriamo che tutto si concluda al più presto con necessari ed esemplari provvedimenti. Facciamo notare, tra l’altro, che, a giudicare da ciò che è possibile vedere dal video, i capannoni dove avvenivano lo smercio e la vendita dei prodotti alimentari non sembravano avere neppure i requisiti minimi di igiene per garantire la stessa qualitĂ  dei prodotti. La vicenda colpisce e indigna. Un marchio infamante rischia di gravare ingiustamente sull’intera CittĂ  Vesuviana, che conosciamo come laboriosa e generosa da sempre.

Eppure ci chiediamo: nessuno era accorto di ciò che avveniva? Nessun “cliente” aveva pensato di segnalare la cosa alle AutoritĂ ? Agli Amministratori Comunali, alle Associazioni ed alle Forze politiche locali non era giunto alcun sentore? Ci sembra difficile, visto il notevole movimento di persone e di auto che affollavano i capannoni con cadenza mensile. Gli Amministratori di Somma Vesuviana (come quelli di tutti gli altri Comuni della Regione) stanno discutendo, proprio in questi giorni, il Piano Sociale di Zona ed il Piano di Azione per la Coesione, insieme agli altri Amministratori degli altri Comuni dell’Ambito. Naturalmente non intendiamo addossare su di loro alcuna responsabilitĂ  per quanto accaduto, ma ci chiediamo: intendono garantire controlli rigorosi affinche le azioni programmate e messe in campo raggiungano davvero gli autentici destinatari e gli aventi realmente diritto?Da questo episodio indegno abbiamo, tutti, l’obbligo di imparare la lezione e di vigilare affinchè cose simili non si ripetano più. Sulle spalle dei poveri e degli indigenti non si può essere indulgenti in alcun modo. Invitiamo chiunque a segnalarci, anche anonimamente, episodi simili. Il “Banco Alimentare” non può diventare per qualcuno la “Banca Alimentare””.

(Fonte Foto: Rete Internet)

Cercola. Il 24 novembre il cardinale Sepe inaugurerà alla cittadella sportiva di Caravita il “Torneo delle Parrocchie”

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L’Associazione Sportiva Dilettantistica “Arriap” organizza il “Torneo delle Parrocchie”. Ad inaugurare l’evento, alla cittadella sportiva di Caravita il prossimo 24 novembre, sarĂ  il cardinale Crescenzo Sepe.

Domenica 24 novembre il cardinale Crescenzio Sepe sarĂ  alla cittadella sportiva di Cercola , sita in via Matilde Serao, – nel quartiere di Caravita,- ad inaugurare un torneo per le Parrocchie, per gli Istituti religiosi e per le scuole cattoliche della Diocesi di Napoli. Questo importante momento sportivo per tutta la cittĂ  di Napoli è stato organizzato dall’Associazione Sportiva Dilettantistica “Arriap”, la nuova realtĂ  sportiva partorita dal mondo cattolico napoletano. L’appuntamento è fissato per le ore 9,30 fino alle 13,30, e sarĂ  caratterizzato da tante partite e dall’intervento del Cardinale Sepe. Sono state predisposte, in caso di maltempo, tutte le misure atte a poter ospitare questo evento nel PalaCercola: struttura al coperto.

In una lettera inviata alle parrocchie, il Cardinale Sepe sottolinea l’importanza sociale della nascita di questa competizione, in particolare della nuova associazione sportiva diocesana: ” Tra le prioritĂ  del nuovo anno pastorale – scrive il Cardinale Crescenzio Sepe – figura la necessitĂ  di dare nuovo impulso all’attivitĂ  dell’oratorio. Si tratta di un ambito che con le sue attrezzature, risorse, strategie ha sempre costituito una formidabile opportunitĂ  di formazione umana e cristiana. In questa linea stiamo approntando una struttura organizzativa di supporto per le attivitĂ  sportive in funzione di un grande torneo diocesano di calcio dove i ragazzi potranno divertirsi, imparare a confrontarsi con gli altri, superare le proprie insicurezze. La nostra Diocesi, attenta a tutti gli aspetti umani, spirituali e sociali del nostro popolo, desidera così unire tutte le nostre comunitĂ  parrocchiali e religiose in un unico grande progetto e parlare ai ragazzi con il linguaggio dei ragazzi”.

“Grazie all’aiuto – ricorda il Cardinale Crescenzio Sepe – di persone disponibili, nasce una societĂ  sportiva a carattere diocesano allo scopo di supportare tutte le Parrocchie, gli istituti religiosi e scolastici, le associazioni cattoliche, per offrire ai nostri ragazzi dei grossi vantaggi: la possibilitĂ  di incontrarsi e giocare insieme gratuitamente (compreso kit, assicurazione, tessera…), di crescere intorno a valori formativi, di fare una prima gioiosa esperienza di chiesa”.Per l’ennesima volta la gentile concessione gratuita degli impianti sportivi da parte della FIPAV, gestore delle strutture, porta positivamente all’attenzione pubblica le attivitĂ  sportive e di socializzazione che la FIPAV Campania ha ospitato in questi anni nei bellissimi impianti di Cercola. Si ricordano in particolare le partite di beneficenze, tra cui quelle per la raccolta fondi per la SLA – Fondazione Borgonovo e quella per la ricostruzione dell’Abruzzo, regione appena colpita dal terremoto.

Mentre in cittĂ  la politica e la burocrazia mettono in piedi beghe di portinerie , le strutture sportive gestite dalla FIPAV macinano eventi sportivi e fanno crescere, soprattutto dal territorio, i giovani e lo sport: gli olimpionici della scherma, come Diego Occhiuzzi ed il vesuviano Luigi Tarantino, tengono in piedi una prestigiosa scuola di scherma per i ragazzini del territorio; la DHS Napoli Calcio a 5 disputa il campionato di serie A – e nella scuola calcio della stessa DHS Napoli , 10 ragazzi sfortunati del territorio si impegnano a diventare dei campioni di calcetto; l’Alma Mater Casdandrino , squadra di pallavolo, disputa il campionato di serie B1 maschile; nelle struttura di via Matilde Serao insiste anche la prestigiosa Pattinatori Cercola, una delle migliori compagini italiane; dall’atletica leggera al tennis, passando per spazi agli anziani ed ai disabili , tutta la comunitĂ  si gode in modo completo gli impianti. La cittadella sportiva di via Matilde Serao resta un importante presidio di sport e socialitĂ , dove il quartiere Caravita viene valorizzato da questa presenza attiva.

Fonte Foto: Rete Internet)

Premio Ruperto da Nola, Slow Food valorizza le eccellenze del territorio

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Con il “Premio Ruperto”, Nola valorizza i cultori delle eccellenze enogastronomiche dell’agro nolano-vesuviano. L’appuntamento è per venerdì 22 novembre alle ore 18, presso la Chiesa Santi Apostoli in via San Felice.

Torna anche quest’anno l’appuntamento con il Premio “Ruperto da Nola”, venerdì 22 novembre alle ore 18 nella cornice artistica della Chiesa Santi Apostoli in via San Felice. L’iniziativa, giunta alla quarta edizione e promossa da Slow Food Agro nolano, prende il nome da Ruperto, cuoco della case nobili nolane vissuto nel 500, chiamato a Napoli dagli Aragonesi e reso famoso in tutta Europa dal servizio alla corte di re Ferdinando. Uno straordinario professionista sconosciuto ai più, autore del “Libro de guisados”, la grande raccolta ritrovata recentemente che riunisce 242 ricette del maestro dei fornelli e ci conduce in un viaggio nella storia della cucina rinascimentale. Il Premio è stato istituito per segnalare il lavoro di quanti difendono, promuovono ed arricchiscono il patrimonio enogastronomico dell’agro nolano-vesuviano. Ogni anno viene consegnato a persone alle quali la giuria riconosce un ruolo nella valorizzazione del patrimonio agroalimentare locale, contribuendo a frenarne l’impoverimento.

Vincitori dell’edizione 2013 sono: per la categoria produttore l’azienda agricola Vincenzo Egizio di Brusciano, custode di una importante tradizione contadina; il giovanissimo ristoratore Maurizio De Riggi, patron del ristorante “Markus” di San Paolo Belsito; il comunicatore Luciano Pignataro, noto giornalista, scrittore e gastronomo, curatore di importanti guide enologiche ed animatore di uno dei più popolari blog enogastronomici italiani. Il premio speciale “Slow Life” è assegnato alla cantautrice Agnese Ginocchio, che si è contraddistinta per il suo lungo impegno ecologista e pacifista, sempre in difesa dei più deboli. “In un momento così difficile per il patrimonio agroalimentare della nostra terra il Premio assume una valenza ancora maggiore – sottolinea Angelo Petillo, fiduciario di Slow Food Agro nolano. Un’iniziativa nata per sostenere chi si impegna ogni giorno nella tutela delle tradizioni con qualitĂ  e competenza, garantendo ai cittadini controlli e rispetto dell’etica, a difesa dell’ambiente e nell’auspicio che le istituzioni facciano di più e meglio”.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Nola, Geremia Biancardi, dell’assessore ai beni culturali, Cinzia Trinchese, del presidente della Fondazione Hyria Novla, Felice Scotti, e del presidente della Pro Loco, Carmelo Martinez, prenderanno parte al dibattito Marina Alaimo, giornalista e collaboratrice Slow Wine, Daniele Buttignol, segretario nazionale Slow Food Italia, Gaetano Pascale, presidente Slow Food Campania. Autore delle ambite statuine che saranno consegnate ai vincitori è Lello Esposito, pittore e scultore napoletano apprezzato anche oltreoceano per i suoi simbolici Pulcinella. NovitĂ  di questa edizione è la partnership con “Pr1mo di buona pasta”, la nuova serie di prodotti lanciata dal Molino Falco, azienda attiva sin dagli anni ’40 ed unico pastificio attualmente presente nell’area. Il programma prosegue con “La terra dei cuochi: 4 chef per Ruperto”, la cena che vedrĂ  protagonisti i prodotti del territorio selezionati e preparati dagli chef vincitori delle ultime edizioni del Premio: Nino De Stefano del ristorante “Le Baccanti” di Nola, Antonio Napolitano di “Hosteria le Gourmet” di Sperone, Pietro Parisi di “Era Ora” di Palma Campania e Maurizio De Riggi di “Markus” di San Paolo Belsito, accompagnati dai vini delle cantine Olivella di Sant’Anastasia e della comunitĂ  dell’Eremo dei Camaldoli. L’evento, a cui è possibile partecipare su prenotazione, avrĂ  luogo giovedì 28 novembre alle ore 20.30 presso il salone dell’Istituto Alberghiero “Carmine Russo”, in via Giovanni XXIII a Comiziano.

Mariglianella: L’Amministrazione Comunale concede il patrocinio morale per il Bicentenario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri

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Il sindaco di Mariglianella Felice di Maiolo e gli assessori comunali hanno concesso il patrocinio morale per il Bicentenario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri, riconoscendola come una delle Istituzioni più solide d’Italia.

Nell’ultima seduta di Giunta Comunale del 15 novembre scorso il Sindaco Felice Di Maiolo e gli Assessori comunali, all’unanimitĂ , hanno deliberato a favore della concessione del patrocinio morale per il “Bicentenario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri”, anche a testimonianza della partecipazione dell’intera ComunitĂ  di Mariglianella al riconoscimento di una delle Istituzioni più solide d’Italia cui sarĂ  dedicato un grande evento nazionale. Per questo si è attivata la stessa ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, con proprio patrocinio e coinvolgimento della platea nazionale delle municipalitĂ .

In merito alla storica ricorrenza, che avverrĂ  il 5 Giugno del 2014, ed in preparazione di essa, il Maresciallo Marco Di Palo, Comandante della Caserma dei Carabinieri di Brusciano, nei giorni scorsi presso la Casa Comunale di Mariglianella, ha illustrato accuratamente al Sindaco Felice Di Maiolo, il progetto e l’articolazione della prevista Celebrazione del Bicentenario della Fondazione, rappresentando l’intendimento dell’Arma a voler realizzare un monumento che riprodurrĂ  la celebre opera del maestro Berti, “Carabinieri nella tormenta”, che varrĂ  installata nei Giardini del Quirinale a Roma. Con i loro 200 anni di storia i Carabinieri hanno accompagnato generazioni di italiani, dal Regno Sabaudo al Regno d’Italia e quindi alla Repubblica Italiana, vigilando e rassicurando, nella costante azione di prevenzione e repressione dei reati.

Il Sindaco Felice Di Maiolo ha espresso “il grato pensiero, mio personale, dell’Amministrazione Comunale e di tutta Mariglianella, all’Arma dei Carabinieri che nella costante ed attiva prossimitĂ  territoriale offre le realtĂ  della Caserma di Brusciano al comando del Maresciallo Marco Di Palo. L’Istituzione che intendiamo degnamente ricordare ha partecipato a tutti i mutamenti dell’Italia, con il mai disertato presidio della pubblica e privata sicurezza e nei suoi due secoli di storia ha saputo affrontare momenti difficili e talvolta drammatici, confermando fedeltĂ  alle Istituzioni e di servizio alla collettivitĂ . La sempre ferma ispirazione a valori quali onestĂ , impegno sociale e civile, senso del dovere, disciplina e tenacia, senso di giustizia, è stata coerentemente portata avanti fino a scrivere pagine di eroismo, come fece il Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto, quest’anno ricordato nel Settantesimo Anniversario del suo sacrificio. L’alto esempio di incondizionata dedizione al bene comune testimoniato dall’Arma dei Carabinieri richiama la nostra ammirazione e la piena e convinta condivisione”.

(Fonte Foto: Rete Internet)