Cisterna, scacco allo spaccio: un chilo e mezzo di droga nella 219

0
  CASTELLO DI CISTERNA – Nuova operazione antidroga dei Carabinieri nel complesso di edilizia popolare dell’ex Legge 219, da tempo al centro di controlli mirati da parte delle forze dell’ordine. Nel corso di un servizio straordinario di monitoraggio del territorio, i militari della stazione locale hanno individuato un consistente quantitativo di sostanze stupefacenti nascosto nelle aree comuni di uno degli edifici del quartiere. Il materiale illecito era occultato in diversi punti dello stabile 7, in particolare dietro un ascensore e all’interno di un quadro elettrico condominiale. I carabinieri hanno rinvenuto 260 dosi di hashish già confezionate e pronte per essere immesse sul mercato dello spaccio, oltre a 12 dosi di cocaina e 12 dosi di crack. Le verifiche sono poi proseguite nelle parti comuni dell’edificio, dove i militari hanno scoperto ulteriore droga custodita sottovuoto. Nel dettaglio sono stati sequestrati cinque involucri di crack per un peso complessivo di circa 117 grammi e nove confezioni di cocaina, anch’esse sigillate, per un totale di circa un chilo e 190 grammi. Secondo una prima stima, il quantitativo sequestrato avrebbe potuto fruttare migliaia di euro una volta suddiviso e venduto al dettaglio. L’intera sostanza stupefacente è stata sottoposta a sequestro e sarà ora analizzata. L’operazione rientra nell’attività di contrasto allo spaccio portata avanti dai carabinieri nell’area vesuviana, con particolare attenzione alle piazze di spaccio sorte nei complessi popolari. Proseguono le indagini per risalire ai responsabili del deposito della droga e ricostruire la rete di distribuzione presente nel quartiere.

Un antico protagonista delle feste patronali: il venditore di franfellicchi, che non erano chiacchiere, ma dolcetti

Il franfellicco era un impasto di zucchero e miele che originariamente veniva venduto caldo e a pezzetti piccoli nelle sagre e durante le feste patronali. I franfelliccari usavano uno stampo nel quale versavano uno sciroppo colorato, zucchero e miele: il dolce veniva piegato a uncino e tagliato a pezzettini, che i clienti mangiavano ancora caldi, mentre passeggiavano per strada. Qualche venditore ambulante metteva i pezzettini su una stecca e li ricopriva di sciroppo alla frutta. Anche il termine “franfellicco” venne usato dai Napoletani per i loro giochi metaforici. Correda l’articolo il disegno del “franfelliccaro” che Saverio Altamura fece per l’opera di Francesco de Bourcard: “Usi e costumi di Napoli e contorni”.     I protagonisti delle sagre e delle feste patronali erano, con il venditore di franfellicchi, la “spigaiola”, che vendeva spighe cotte, il “maruzzaro”, che vendeva “lumache e cozze lessate” (F. D’Ascoli) e il “pizzaiuolo”. L’attività del “franfelliccaro” fu “cantata”, in una poesia del 1928, da Alfredo Gargiulo: “Doje paparelle ‘e zucchero/ tre o quatto sigarette ‘e ciucculata; /nu perettiello chino d’acqua e ccèvoza/cu dint’ ‘a ficusecca sceruppata/ Po’ ‘e franfellicche: al massimo /nu trenta franfellicche ‘e ogni culore;/cierte so’ chine ‘e povere, / cierte se so’ squagliate p’ ‘o calore. Certamente queste figure sono scomparse: tuttavia nei banchi, nei modi e nelle voci dei venditori di torrone, di zeppole e di “pizzette” nelle sagre e nelle feste patronali di oggi rimane qualche traccia del colore del passato: e ricordo che negli anni ’70, a Ottaviano, durante la festa di San Michele, montava il suo banco di fronte al Circolo “A.Diaz” un “torronaro” che vendeva anche dolcetti simili ai franfellicchi.   Ma secondo Emanuele Rocco, che per l’antologia di de Bourcard scrisse uno splendido articolo sul venditore di franfellicchi, già a metà dell’Ottocento la figura del “franfelliccaro” era stata modificata dall’ “invasione di dolciumi siciliani, che vennero come stormo di uccelli rapaci a calarsi sulle allettatrici spiagge della città della Sirena”. Negli anni di Murat Napoli fu “invasa” anche dai pasticcieri di scuola francese: ma giustamente Emanuele Rocco non li cita, perché i loro dolci erano destinati alle tavole dei ricchi.  E racconta lo scrittore che non si sente più per le strade l’antico grido in lingua napoletana, che traduciamo in italiano:” i nostri franfellicchi sono di zucchero bianco, di miele e costano ognuno tre “cavalli””: era, il “cavallo”, una moneta borbonica su cui era incisa l’immagine di un cavallo. Ora, continua Emanuele Rocco, i “franfelliccari” girano per le vie della città reggendo non più “la spasa”, ma un “leggier tavolino portatile”, come quello disegnato da Altamura, e vendono “alcune pasticche che hanno la forma delle pedine che servono al giuoco della dama e che hanno tra noi conservato il nome spagnolo di caramelle”, e poi pezzi di materia zuccherosa che imitano la forma dei sigari, “di secchie microscopiche”, di uccelli più piccoli del colibrì.   Gli “scugnizzi” hanno inventato un gioco: “due fanciulli scelgono due caramelle, una per ciascheduno,e attenti aspettano che una mosca venga a posarsi su una di esse e renda vincitore” chi scelse quella caramella: se hanno letto le novelle di Franco Sacchetti, sanno come vincere la gara: basta ungere la caramella “con una pera fracida e la mosca subito vi si posa”. Su questi tavolini “portatili” non mancano i “franfellicchi”, ma sono totalmente diversi da quelli del tempo che fu: sono “sbiaditi, scoloriti, sbianchiti, scialbi, non sai più se siano di miele o di zucchero”: solo nella forma conservano qualcosa del passato. Ma non conservano il prezzo, che ora è triplicato: “na caramella costa tre “cavalli”” Emanuele Rocco non sopporta nemmeno la sostituzione della “spasa” con il tavolino, che è “di inciampo” al venditore, “gli tarpa le ali che come a Mercurio gli davano agilità ai piedi, lo impedica, l’impastoia, lo tartarughizza, lo intestugina”. Ma lo scrittore si dichiara certo del ritorno dei “franfellicchi” “che ebbero l’onore di essere ricordati da Goethe: i franfellicchi non periranno… Già sui deschetti la merce più abbondante sono i franfellicchi; già il loro candore si va oscurando ed inchinando verso la giallezza”.   I Napoletani non potevano sottrarre il termine “franfellicchi” al loro gioco di associazione metaforica. Spiega il prof. Francesco D’Ascoli nel suo prezioso “Dizionario etimologico Napoletano” che “franfellicco” deriva dal francese “fanfreluche, alterazione dell’antico fanfeluc= bagattella, dal tardo latino famfaluca, deformazione del greco pompholux= bolla, termine espressivo”. Fanfaluche, bolle d’aria, menzogne scoppiettanti: in bocca ai Napoletani maliziosi il venditore di “franfellicchi” diventa anche uno spacciatore di “chiacchiere, menzogne e palle”. E fermiamoci qui, per ora.      

Le innovazioni tecniche nell’industria cinematografica e chiarezza sulla narrativa

Benvenuti al sedicesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Oggi faremo chiarezza su alcuni punti chiave di questo periodo e oltretutto parleremo di come le innovazioni tecniche procedono forte nell’industria cinematografica.     Tra il 1904 e il 1908, il cinema attraversa una fase di profonda trasformazione in cui la narrazione diventa l’elemento centrale. I registi devono trovare il modo di rendere comprensibili storie sempre più complesse a un pubblico che non ha più familiarità con i testi originali, come accadeva per le scene bibliche o i racconti popolari. Questo porta allo sviluppo di una serie di strategie visive e tecniche, tra cui l’uso di didascalie esplicative e una gestione più accurata della recitazione e della messa in scena. Si passa da un cinema basato sull’inquadratura singola a uno basato sul montaggio di più inquadrature, dove la continuità d’azione diventa fondamentale per non confondere lo spettatore. Un aspetto cruciale in questo periodo è l’uso della profondità di campo e della scenografia. In Europa, registi e scenografi iniziano a sfruttare lo spazio in modo tridimensionale, posizionando gli attori su diversi piani per creare dinamismo e guidare l’attenzione dello spettatore senza dover ricorrere a troppi tagli di montaggio. L’illuminazione diventa più sofisticata, passando da una luce naturale piatta a un uso più consapevole dei contrasti per sottolineare il tono drammatico delle scene. Queste innovazioni permettono di dare maggiore realismo e spessore visivo alle storie, specialmente nei grandi film storici che caratterizzano la produzione di quel periodo. Il sistema del montaggio di continuità inizia a delinearsi come lo standard per la narrazione cinematografica. Si sviluppano tecniche come il raccordo di direzione, che assicura che un personaggio che esce da un lato dell’inquadratura rientri dal lato opposto nella successiva per mantenere coerente la percezione dello spazio. Allo stesso modo, il montaggio alternato permette di mostrare azioni che avvengono contemporaneamente in luoghi diversi, aumentando la tensione drammatica, tecnica che troverà la sua massima espressione nelle opere di registi come D.W. Griffith. Mentre le innovazioni tecniche procedono, l’industria cinematografica vive una fase di forte scontro commerciale. Negli Stati Uniti, la creazione della Motion Picture Patents Company (MPPC) nel 1908 rappresenta il tentativo di Edison e di altre case produttrici di monopolizzare il settore attraverso il controllo dei brevetti. Tuttavia, la nascita di numerose società indipendenti e la loro successiva vittoria legale e commerciale porteranno alla frammentazione di questo potere e allo spostamento della produzione verso Hollywood. Questo cambiamento non è solo geografico ma anche strutturale, poiché favorisce la nascita dello “star system” e il consolidamento del lungometraggio come formato standard, trasformando definitivamente il cinema in una delle industrie più potenti del mondo. Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) .  A presto!!!

Somma. Lettera in redazione, Bianca Cefalo: “Non insegnate ai giovani a ridimensionare i propri sogni”

Riceviamo e pubblichiamo
‘Invece di fare i camerieri altrove, i giovani sommesi potranno essere imprenditori della cultura nel loro paese.’” Ho letto questa frase durante questa campagna elettorale e, da donna nata e cresciuta a Somma Vesuviana, che oggi lavora nel settore spaziale internazionale, sento il dovere morale di rispondere. Non perché esista un lavoro più dignitoso di un altro. Ogni lavoro onesto merita rispetto.
Ma perché trovo profondamente sbagliato il modo in cui troppo spesso si parla ai giovani del nostro territorio: come se il loro destino dovesse essere necessariamente piccolo.
Come se il massimo orizzonte possibile fosse scegliere se restare o andare via.
Servire o sopravvivere. Io non sono andata via da Somma Vesuviana per “fare la cameriera altrove”. Sono andata via per costruire qualcosa che qui nessuno immaginava possibile.
Sono cresciuta in una famiglia semplice, fatta di sacrifici, disciplina e dignità.
Una famiglia che non aveva conoscenze potenti, né scorciatoie. Ma aveva una cosa rarissima: il coraggio di credere nel potenziale dei propri figli anche quando il mondo intorno non ci credeva. Ed è questo il punto più importante.
Il talento di un bambino non può essere misurato dalla sua capacità di rientrare perfettamente dentro uno schema. Non può essere schiacciato dall’umiliazione, dalla rigidità o dalla paura di fare domande scomode.  Alle scuole medie, una professoressa mi disse che non avrei mai avuto una carriera tecnica. Perché non ero abbastanza precisa nei disegni geometrici fatti a mano. Perché contestavo metodi che consideravo già vecchi.
Perché avevo una mente difficile da controllare, più interessata a capire il “perché” delle cose che ad eseguire in silenzio. Ricordo ancora quei fogli, quelle squadre, quei voti usati per definire il valore di uno studente. E ricordo perfettamente quando dissi che un giorno il disegno tecnico non si sarebbe più fatto a mano. Che il futuro sarebbe stato diverso.
Che forse il problema non ero io, ma un sistema incapace di vedere oltre i propri limiti.
Non fui ascoltata. Dieci anni dopo, a 22 anni, ero la più giovane ingegnere astronautica italiana assegnata alla missione NASA/JPL InSight per Marte. E questo non perché il sistema avesse creduto in me. Ma perché io e la mia famiglia abbiamo scelto di non credere ai limiti che il sistema voleva impormi. Per questo oggi sento di dire una cosa con chiarezza. La dignità non nasce soltanto dal lavoro. Nasce prima di tutto dall’educazione.
Dal sentirsi visti. Dal riconoscimento del proprio valore umano, intellettuale e creativo.
Una scuola dovrebbe avere il coraggio di riconoscere non solo gli studenti disciplinati, ma anche quelli visionari. Quelli inquieti. Quelli che fanno troppe domande. Quelli che sembrano “difficili” solo perché vedono il mondo in modo diverso.
Perché spesso è proprio lì che nasce il futuro. Troppo spesso invece si educano ragazzi ad adattarsi, non a guidare. Ad obbedire, non a creare. A cercare sicurezza, non possibilità.
E allora ai genitori voglio dire questo: credete nei vostri figli anche quando qualcuno proverà a convincervi che sono “troppo”. Troppo sensibili. Troppo ribelli. Troppo ambiziosi.
Troppo fuori dagli schemi. A volte ciò che il sistema definisce un problema è semplicemente un talento che non ha ancora trovato il posto giusto in cui esprimersi.
E ai giovani di Somma Vesuviana voglio dire di non permettere mai a nessuno di definire i loro limiti. Non lasciate che il luogo da cui provenite determini la grandezza dei vostri sogni.
Non lasciate che vi convincano che esistano mondi a cui non potete appartenere.
Io non sono arrivata dove sono grazie ai cognomi importanti o alle porte aperte.
Ci sono arrivata grazie allo studio, alla disciplina, all’umiltà, ai sacrifici della mia famiglia e alla volontà di non farmi spegnere. E oggi credo che il compito più importante di un territorio non sia soltanto creare lavoro. Ma creare esseri umani liberi abbastanza da immaginare il proprio futuro senza paura.”
Bianca Cefalo
 

Somma, Granato incontra il presidente dell’Ente Parco Vesuvio per il rilancio del territorio

0
Somma Vesuviana. Il candidato sindaco Antonio Granato, ha incontrato il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Raffaele De Luca, per discutere le linee guida di un ambizioso progetto di rilancio del territorio. Al centro del colloquio istituzionale è emersa la volontà condivisa di accelerare i processi di sviluppo locale partendo dai simboli storici e culturali della città. Tra i punti cardine del confronto spicca la riqualificazione dell’area circostante il Castello d’Alagno. Granato ha sottolineato la necessità di integrare la struttura monumentale con il tessuto economico cittadino, prevedendo spazi dedicati alle attività ristorative di eccellenza e la valorizzazione del vicino complesso ecclesiastico. Tale visione punta a trasformare il sito in un polo attrattivo capace di coniugare la sacralità dei luoghi con l’accoglienza turistica di qualità. Durante l’incontro è stata confermata l’imminente apertura dei cantieri grazie al finanziamento già ottenuto proprio per il Castello d’Alagno. Si tratta di un passo fondamentale che permetterà di restituire alla comunità un bene prezioso, garantendo finalmente la messa in sicurezza e la piena fruibilità degli ambienti. Un ampio passaggio della discussione è stato dedicato alla valorizzazione del Borgo Antico Casamale, cuore pulsante dell’identità sommese. Antonio Granato ha ribadito l’importanza di un colloquio costante e attivo con le paranze locali, custodi delle tradizioni secolari. In quest’ottica è già stata avviata la fase di preparazione e coordinamento per la Festa delle Lucerne del prossimo agosto, con l’obiettivo di rendere l’evento un punto di riferimento internazionale all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale del Vesuvio guidata da Raffaele De Luca.

Elezioni Afragola, Maria Sepe rilancia: “Con Giustino più servizi, sicurezza e spazi pubblici”

0
Intervista a Maria Sepe Candidata al Consiglio comunale di Afragola a sostegno di Gennaro Giustino Sindaco D. Maria Sepe, Perché ha scelto di ricandidarsi al Consiglio comunale di Afragola? R. Ho scelto di ricandidarmi perché sento ancora forte il dovere di continuare il lavoro iniziato per Afragola. L’esperienza da consigliera comunale mi ha permesso di conoscere da vicino i problemi della città, le difficoltà della macchina amministrativa e soprattutto le esigenze quotidiane dei cittadini. In questi anni ho ascoltato tante famiglie, tante mamme, tanti giovani, tante persone che chiedono semplicemente una città più vivibile, più pulita, più sicura e più attenta. La mia ricandidatura nasce da qui: dalla volontà di mettere l’esperienza maturata al servizio di una nuova fase amministrativa, al fianco di Gennaro Giustino sindaco, per trasformare le battaglie portate avanti in risposte concrete per la comunità. D. Perché ha deciso di sostenere Gennaro Giustino sindaco? R. Sostengo Gennaro Giustino perché rappresenta una proposta seria e concreta per Afragola. Il suo programma non si limita agli slogan, ma parte dai problemi reali: la situazione finanziaria dell’ente, le opere ferme, i fondi da recuperare, la pulizia, la sicurezza, il verde pubblico, i servizi sociali, la scuola e la trasparenza amministrativa. Afragola non può più permettersi improvvisazione: serve una guida capace di programmare e realizzare. D. Lei è anche mamma. Afragola oggi è una città a misura di bambino e di famiglia? R. Da mamma devo dire con sincerità che Afragola oggi non offre ancora abbastanza spazi sicuri e accoglienti per i bambini e per le famiglie. Mancano luoghi dove una mamma possa portare serenamente i propri figli, aree gioco curate, spazi verdi attrezzati, percorsi sicuri e punti di aggregazione nei quartieri. Una città a misura di bambino è una città migliore per tutti: per le famiglie, per gli anziani, per le persone con disabilità e per i giovani. Per questo, al fianco di Gennaro Giustino, voglio impegnarmi affinché Afragola abbia più ville rionali, più aree gioco, più spazi inclusivi e più attenzione alla quotidianità delle famiglie. I bambini non possono essere costretti a crescere senza spazi: investire su di loro significa investire sul futuro della nostra città. D. Quali sono, secondo lei, le prime cose da fare per Afragola? R. La prima cosa da fare è mettere ordine. Bisogna avere una fotografia chiara dei conti del Comune, dello stato delle opere pubbliche, dei fondi disponibili e di quelli persi o bloccati. Nei primi 180 giorni sarà fondamentale verificare la situazione finanziaria dell’ente, il pre-dissesto, i rapporti con RFI, le opere legate alla TAV, i progetti finanziati dal PNRR e tutte le criticità rimaste ferme negli anni. Senza chiarezza non si può amministrare. Dopo anni di immobilismo, bisogna recuperare tempo e credibilità. D. Il programma parla molto di fondi, PNRR, opere pubbliche e rapporti con RFI. Perché questi temi sono decisivi? R. Sono decisivi perché Afragola ha avuto e ha ancora grandi opportunità, ma molte non sono state trasformate in opere concrete. Penso ai fondi TAV, alle opere compensative, alla Cittadella Scolastica, alla viabilità, ai parcheggi, al verde, alla riqualificazione dei quartieri e dell’area intorno alla stazione. Bisogna capire cosa è stato fatto, cosa è fermo, cosa è stato perso e cosa può essere recuperato. Il nostro impegno è passare dalle carte ai cantieri, dai progetti alle opere, dalle promesse ai risultati. Il programma di Giustino mette proprio questo al centro: recuperare risorse, sbloccare interventi e dare dignità alla città. D. Quale sarà il suo impegno personale se sarà eletta consigliera comunale? R. Il mio impegno sarà stare tra la gente, come faccio da sempre, e portare in Consiglio comunale le esigenze vere dei cittadini. Voglio occuparmi soprattutto di vivibilità, famiglie, bambini, decoro, sicurezza, servizi e spazi pubblici. Una consigliera comunale deve essere un punto di riferimento, non solo durante la campagna elettorale ma ogni giorno. Io voglio esserci, con serietà e con amore per Afragola. D. Che messaggio vuole lanciare agli elettori? R. Chiedo ai cittadini di credere in una proposta seria e partecipata. Afragola merita di più: merita spazi per i bambini, servizi efficienti, strade curate, quartieri più vivibili, una città pulita, sicura e moderna. La mia candidatura nasce da questo desiderio: contribuire, insieme a Gennaro Giustino, a costruire un’Afragola più vicina alle famiglie e più capace di guardare al futuro. Non promettiamo miracoli, ma lavoro, presenza e responsabilità.

Somma Vesuviana, Nocerino apre la campagna elettorale: “Sarò garante della città”

Riceviamo e pubblichiamo   Piazzetta Collegiata piena di gente e pubblico partecipe per l’apertura della campagna elettorale di Peppe Nocerino, candidato sindaco a Somma Vesuviana. Una serata scandita dagli interventi dei candidati delle liste “Siamo Sommesi” e “Spazio Agòn”, che hanno spiegato le ragioni del loro sostegno al progetto politico guidato da Nocerino, tra richiami alla partecipazione, al radicamento sul territorio e alla necessità di costruire un’alternativa amministrativa per la città. Nel suo intervento conclusivo, Nocerino ha ribaltato la sua idea di sostegno politico: “Non sono i candidati a sostenere me, sono io a sostenere loro e tutti i cittadini di Somma Vesuviana”, ha detto dal palco, rivendicando il percorso portato avanti negli anni di opposizione. Un passaggio accolto dagli applausi della piazza, nel quale il candidato sindaco ha parlato della propria candidatura come di una risposta alle richieste ricevute in questi anni dai cittadini: “Mi hanno chiesto coerenza, impegno, capacità di cambiare davvero le cose”. Nocerino si è definito “garante della città”, sottolineando il proprio legame con Somma Vesuviana: “Sono un sommese autentico, figlio di questa terra”. Non sono mancate stoccate agli avversari politici e dure critiche alla passata gestione amministrativa, dal dissesto finanziario alla gestione dei fondi del Pnrr. Secondo il candidato sindaco, per rilanciare Somma Vesuviana servono “passione, partecipazione, idee ed entusiasmo”, archiviando definitivamente “le manovre di palazzo”. Durante la serata è stato annunciato anche l’avvio di un tour nelle diverse zone della città, con incontri pubblici e momenti di ascolto sui territori. Un modo per costruire un confronto diretto con cittadini, giovani, famiglie e attività produttive. L’apertura della campagna elettorale si è chiusa in un clima di attenzione e coinvolgimento, con una piazza rimasta piena fino alla fine degli interventi.

Allarme sicurezza a Somma Vesuviana, Pd organizza incontro a Santa Maria del Pozzo

0
Negli ultimi mesi il territorio di Somma Vesuviana ha registrato un crescente numero di episodi di furti, atti vandalici e situazioni che hanno alimentato il senso di insicurezza tra cittadini e famiglie. Di fronte a questi eventi, nasce l’esigenza di accendere i riflettori sul tema della sicurezza urbana, della prevenzione e della tutela del territorio. Per questo motivo cittadini, associazioni, commercianti e organi di informazione sono invitati all’incontro pubblico dal titolo: “La Sicurezza Urbana a Somma Vesuviana” L’appuntamento si terrà Martedì 12 maggio alle ore 19:00, presso il Convento dei Frati Minori di Santa Maria del Pozzo. Nel corso dell’incontro saranno affrontati temi legati alla sicurezza, al presidio del territorio, alla collaborazione tra istituzioni e cittadini e alle possibili azioni da mettere in campo per contrastare degrado e criminalità. Ad introdurre e moderare il dibattito sarà Carlo Fraticelli. Interverranno inoltre i candidati al Consiglio Comunale per il Partito Democratico Salvatore Piccolo e Umberto Parisi, preceduti dal saluto del segretario cittadino del Partito Democratico Francesco Barra. Le conclusioni saranno affidate alla candidata sindaca Silvia Svanera. L’incontro sarà aperto al contributo dei cittadini, nella convinzione che il tema della sicurezza riguardi l’intera comunità e richieda ascolto, presenza e risposte concrete. La cittadinanza è invitata a partecipare.

Rubrica Punto e Virgola, Intervista alla candidata sindaca Silvia Svanera

0
“Punto e Virgola”, la rubrica de Ilmediano già nota ai nostri lettori per le sue interviste video, si adatta in questa fase ai tempi della campagna elettorale. Considerati i numerosi impegni dei tre candidati alla carica di sindaco, il confronto prende il via in forma scritta, per poi proseguire anche con gli approfondimenti video. Intervista a Sivia Svanera,  candidata  sindaca con il sostegno del Campo Largo composto da: Lista Noi –  Silvia Svanera sindaca,  Partito Democratico,  Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle,  A Testa Alta –  Avanti – CDU – Psi,  Per – Per le persone e la comunità.     Cosa l’ha convinta a candidarsi proprio in questo momento così delicato per la città? “Non  potevo più restare a guardare mentre la città in cui vivo, e che ha visto nascere e crescere tutta la mia famiglia, lentamente è caduta in uno stato di degrado ed abbandono.  Me lo hanno chiesto i tanti giovani cui, nel corso della mia carriera da docente, ho parlato di senso del dovere e dell’impegno, in nome di quel senso civico, che ora proprio loro mi hanno chiesto di mettere in campo. Qui serve il coraggio di una rivoluzione, gentile ma determinata. Non mi candido per gestire l’esistente, ma per scardinare un sistema. Le chiavi della città ci servono per riaprirne i parchi chiusi, per valorizzarne il patrimonio, materiale ed immateriale, dimostrando che con la trasparenza e la partecipazione si può amministrare anche con risorse limitate, partendo dalla competenza e dalla passione per il territorio. È il momento di scegliere tra chi ha già governato la città, con risultati noti a tutti  e chi si accinge a farlo con forza, determinazione e coraggio, sostenuta da fiducia e affetto”.   Essere la prima donna candidata a sindaco qui ha per lei un significato politico o soprattutto simbolico? “Per la coalizione progressista, che sono onorata di guidare, essere la prima donna sindaco assume un significato politico: significa trasformare l’eccezionalità in metodo di governo, avviare una svolta che, mettendo al centro del programma la persona, i suoi valori e i suoi bisogni, possa essere determinante per ridare nuovo slancio ad una politica cittadina, in cui partecipazione ed impegno provino a soppiantare trasformismo e opportunismo. Per la comunità di Somma Vesuviana, la candidatura di una donna alla carica di sindaco può essere da sprone all’impegno e modello per una nuova classe dirigente femminile, che non tarderà a farsi sentire”.   Se dovesse spiegare in una frase perché Somma Vesuviana ha bisogno di lei, cosa direbbe? “La città affronta un debito di circa 20 milioni di euro e il concreto rischio di dissesto finanziario: ecco, Somma Vesuviana ha bisogno di qualcuno che, scevro da coinvolgimento ed interesse personale nelle precedenti amministrazioni, sappia trasformare il peso del debito nell’energia del riscatto, sostituendo anni di incertezze con una squadra solida, finalmente capace di ridare dignità e sicurezza alle nostre strade e al nostro futuro”.   Qual è la distanza più netta tra lei e gli altri candidati? “È il perimetro valoriale della coalizione che guido: una coalizione politica di centrosinistra, che propone per la città welfare e coesione sociale, azione amministrativa trasparente e libera da condizionamenti, cultura, valorizzazione del territorio, sviluppo e sostenibilità. Aggiungo che rappresento la sintesi tra i partiti del “campo largo” e la competenza del mondo civile, rappresentata non solo da me, ma dai tanti professionisti seri, che hanno scelto di affiancarmi, condividendo a pieno una leadership basata su toni moderati e correttezza istituzionale”   Quali sono le tre priorità nei primi 100 giorni? “I miei primi 100 giorni a Somma Vesuviana sarebbero una corsa contro il tempo per evitare il baratro finanziario e ridare ai cittadini un segnale di presenza e di concretezza amministrativa. Nello specifico stringeremo un “patto per i conti” e affronteremo l’emergenza dissesto avviando un’analisi immediata dei debiti fuori bilancio per capire se il piano di riequilibrio è ancora salvabile o se bisogna gestire il dissesto in modo guidato per non paralizzare i servizi essenziali. E poi costituiremo una task force PNRR per recuperare i progetti in stallo evitando di perdere i finanziamenti europei, l’unico ossigeno rimasto per le opere pubbliche. Tutto senza trascurare decoro urbano, sicurezza e partecipazione: i cittadini vivono una Somma abbandonata e per questo saranno messi in campo interventi ordinari che, qui, hanno il sapore della straordinarietà. Stesso discorso per la sicurezza: potenzieremo la presenza della polizia municipale, per dare un segnale di controllo del territorio. Collaboreremo con le associazioni per rendere attrattivo il nostro territorio, dal centro alle periferie, in vista dell’organizzazione delle numerose feste che l’estate prepara a Somma Vesuviana. Capitolo importante sarà anche la scuola: è il motore della città con la quale avvieremo un patto educativo con l’obiettivo di tenere in piedi un dialogo costante e per pianificare interventi e forme di collaborazione partecipata con le istituzioni e con la comunità intera.  Ritengo, poi, prioritaria l’apertura di un centro per le fragilità, gestito dalla città e quella di un Ufficio Europa per i Giovani: creare uno sportello comunale che aiuti i ragazzi a trovare opportunità di formazione e lavoro, combattendo la fuga dal territorio”.   C’è un problema della città su cui pensa: questo lo risolvo davvero? “Confido di riuscire davvero a restituire alla mia comunità l’orgoglio civico. Da tempo giovani e meno giovani hanno perso fiducia nella politica e manifestano disinteresse per la cosa pubblica. In questi giorni ho capito che il vento sta cambiando. Guidare la città significherà in primis ridare ai sommesi un motivo per essere fieri del proprio territorio, combattendo quel senso di “abbandono” e l’affermazione di logiche personalistiche che oggi moltissimi cittadini denunciano con forza”.    Giovani: restare o andare via? Cosa cambia concretamente con lei? “Per un giovane di Somma Vesuviana, oggi, la scelta di restare è spesso percepita come un atto di eroismo o di rassegnazione. Ritengo che questa scelta possa diventare un investimento. É il caso della creazione del distretto della cultura affinché i luoghi  e i monumenti di Somma Vesuviana  non saranno più solo “posti belli da visitare”, ma il cuore di un incubatore di imprese. Mi impegnerò nello studio di agevolazioni fiscali comunali per le startup giovanili che operano nel turismo, nel restauro e nell’accoglienza digitale. Invece di fare i camerieri altrove, i giovani sommesi potranno fare gli imprenditori della cultura a casa propria. E poi ci impegneremo a colmare i vuoti: attualmente mancano luoghi dove i ragazzi possano studiare, progettare, fare sport, cultura o semplicemente incontrarsi senza dover andare nei comuni vicini. Sarà necessario il recupero immediato di beni comunali dismessi per trasformarli in Hub tecnologici e centri di co-working, aule studio e spazi di socialità. Anche il bilancio avrà una dimensione under 30: una quota del bilancio comunale sarà decisa e gestita direttamente da un Forum dei Giovani, di natura elettiva. Saranno loro a decidere quali progetti finanziare, rompendo il meccanismo della delega e del favore e premiando il merito e l’idea. Un’ultima cosa: da donna di scuola, so che l’abbandono inizia quando si spegne la luce nelle aule. Il mio impegno sarà accanto alle scuole e alle associazioni, culturali, musicali e sportive. La collaborazione sarà la nostra arma”.

Boscoreale, schianto nella notte contro un muro: muore 24enne

0

Tragedia nella notte a Boscoreale, dove un grave incidente stradale è costato la vita a un giovane di 24 anni. Il dramma si è consumato intorno alle 4 del mattino in via Settetermini, dove una Fiat Panda con a bordo tre ragazzi è finita violentemente contro un muro per cause ancora in fase di accertamento.

Sul posto sono intervenuti in pochi minuti i carabinieri, allertati da alcune segnalazioni arrivate al numero di emergenza. Quando i militari dell’Arma sono giunti nell’area dell’incidente, il personale sanitario del 118 era già impegnato nelle operazioni di soccorso.

A bordo dell’utilitaria viaggiavano tre giovani originari di Torre Annunziata, rispettivamente di 24, 22 e 20 anni. Ad avere la peggio è stato il conducente, Giuseppe Vangone, 24enne, morto sul colpo a causa delle gravissime ferite riportate nell’impatto. Inutili i tentativi dei sanitari di rianimarlo.

Gli altri due passeggeri sono stati estratti dall’abitacolo e trasferiti d’urgenza in ospedale. Il 22enne è stato ricoverato all’Ospedale del Mare di Napoli, mentre il 20enne si trova presso il nosocomio di Castellammare di Stabia. Entrambi restano sotto osservazione in prognosi riservata.

I carabinieri hanno avviato tutti gli accertamenti necessari per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e verificare cosa abbia provocato la perdita di controllo della vettura. Non si esclude alcuna ipotesi.

La salma del giovane deceduto è stata posta sotto sequestro su disposizione dell’autorità giudiziaria e trasferita presso l’obitorio del cimitero di Castellammare di Stabia, dove resterà a disposizione per eventuali ulteriori esami.