Il mondo del calcio si stringe attorno alla famiglia di Igor Protti, scomparso nelle scorse ore dopo una lunga malattia. L’ex attaccante aveva affrontato con grande coraggio la battaglia contro un tumore al colon, condividendo con i tifosi ogni fase del suo percorso.
La notizia della morte è stata accompagnata dal commovente messaggio lasciato dallo stesso Protti:
“Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio.”
Parole che raccontano perfettamente l’uomo prima ancora del calciatore. Una carriera costruita senza scorciatoie, iniziata nelle categorie minori e culminata con imprese entrate nella storia del calcio italiano. Protti resta infatti uno dei pochissimi attaccanti capaci di laurearsi capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C.
Tra le tappe più significative c’è anche quella napoletana. Nella stagione 1997-98 arrivò in prestito dalla Lazio per cercare di aiutare il Napoli a evitare una retrocessione che sembrava sempre più probabile. In un campionato difficilissimo riuscì comunque a lasciare il segno con 4 reti in Serie A e diverse prestazioni generose che gli valsero l’affetto della tifoseria.
Quell’annata rappresentò una delle pagine più amare della storia azzurra, ma Protti fu tra i pochi a salvarsi sul piano personale. Indossò inoltre la maglia numero 10 del Napoli, una delle ultime prima che il club decidesse di ritirarla definitivamente per omaggiare Maradona.
La sua storia calcistica, però, è legata soprattutto a Bari e Livorno, città che lo hanno adottato come un simbolo. Oggi quei tifosi, insieme a quelli napoletani, lo salutano con la consapevolezza di aver conosciuto un campione autentico, capace di lasciare un segno profondo dentro e fuori dal campo.






