L’ opera “Gli scolari” (cm. 169 x 151) venne dipinta da Casorati tra il 1927 e il 1928: esposta alla Biennale di Venezia del 1928, venne acquistata nel 1935 dal Museo di Arte Moderna di Palermo, dove ancora si trova. E’, il quadro, un prezioso documento dell’adesione del pittore al movimento pittorico del “Realismo Magico”, la cui importanza era stata “proclamata” dalla Biennale di Venezia del 1924 e confermata dalle opere di Arturo Martini, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico e Achille Funi.
Il confronto tra i giudizi degli studiosi che si sono interessati del “Realismo Magico” dimostra con chiarezza quanto sia difficile definire in modo completo i caratteri di un movimento il cui nome è un rumoroso ossimoro, perché non è facile far coesistere realtà e magia e conciliare la necessità dell’innovazione con la celebrazione, anche nell’arte, della parola che il regime fascista aveva trasformato in “verbo sacro”: ordine. Su un “sito” dedicato agli studenti leggo: “Il Realismo Magico è una stagione fondamentale dell’arte italiana, fiorita tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. Si tratta di un movimento pittorico caratterizzato da opere figurative dal gusto neoclassico e déco, ambientate in una realtà sospesa, immobile e permeata di mistero.
Non si parla di fantasia sfrenata né di astrazione: al contrario, tutto sembra reale, eppure qualcosa di inafferrabile si nasconde dietro ogni tela. In primo luogo, l’approccio mimetico al reale: i pittori non riproducono la realtà in modo meccanico o fotografico, ma la ricostruiscono come una scena artificiale, quasi teatrale, in cui ogni elemento è al suo posto ma qualcosa non torna. La vita appare congelata, cristallizzata in un istante che sembra eterno. In secondo luogo, l’uso anti-naturalistico della luce e del colore: le superfici sono levigate, smaltate, quasi plastiche. I toni risultano stranianti, lontani dalla luce naturale, contribuendo a quell’atmosfera di sospensione emotiva che è il marchio del movimento. Infine, il rapporto con la tradizione pittorica italiana: molti “realisti magici” guardano ai Maestri del Quattrocento e del Cinquecento, reinterpretandone forme e iconografie in chiave moderna e inquietante”.
In un altro “sito”, dedicato anche questo agli studenti, leggo: “ A dispetto del titolo, il vero soggetto dell’opera “Scolari” è la geometria, non solo in virtù del fatto che coni, circonferenze e formule numeriche trovano posto sulle pagine bianche del libro e sulla superficie nera della lavagna, ma perché il pittore ha impostato tutta l’immagine con matematico rigore: la sfera del mappamondo; i volti ovali, simili a quelli di Piero della Francesca, degli studenti; il tavolo quadrato, ricoperto dal drappo verde, meticolosamente disegnato e in prospettiva, così come la vertiginosa fuga verso il fondo del pavimento a mattonelle. Nonostante l’impiego di tanta salda geometria e scienza prospettica, l’opera non si avvicina però alle solide certezze rinascimentali; al contrario essa produce un senso di sottile inquietudine, di sospesa immobilità, al quale è difficile sottrarsi.
L’osservatore non può, infatti, che sentirsi a disagio: è a lui che si rivolgono gli occhi sbarrati del bambino in primo piano e l’enigmatico giuramento della bambina che si porta la mano sul cuore. Contro il male di vivere dell’uomo contemporaneo, sembra dire il dipinto, nulla possono i postulati delle scienze esatte.”. Cosa si agiti nel cuore e nella mente di questi ragazzi è forse “svelato”, per via di simboli, dal groviglio di linee da cui è costruito il ricamo del drappo steso sul tavolo, che “scende” davanti agli occhi dell’osservatore sollecitandolo a riflettere sul contrasto tra quel groviglio da una parte e, dall’altra, il rigore della scienza insegnata in classe e l’ordine delle forme che il pittore ha usato nel “disegno” degli alunni e della “maestra”. E dunque il silenzio degli “scolari” parla, e forse è più loquace e concreto dei chiassosi proclami di non pochi “scolari” del nostro tempo. E anche di qualche “maestro”? Ma forse i ragazzi stanno pensando agli esami imminenti e alla presenza di qualche esaminatore insopportabile. Non dimentichiamo che Casorati lavorò anche nelle scuole.








