I bambini uccisi dall’ambiente.
Una strage infinita secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’inquinamento ambientale uccide 1,7 milioni di bambini ogni anno. L’ha detto oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità con il primo rapporto dedicato alle alterazioni climatiche sui più piccoli. Quelli maggiormente esposti al rischio sono i bambini con meno di 5 anni. Muoiono per lo smog , per la scarsa igiene, per l’acqua non potabile. Un documento agghiacciante, che non assolve nessun Paese al mondo. I virtuosi devono ricredersi. Quelli già messi male non possono fare altro che continuare a piangere lutti. Fino a quando ? Nessuno lo sa. Dove sono le responsabilità ? Ovunque. Tra i grandi e i meno grandi della Terra. Tra coloro che hanno sfruttato popoli e risorse. Tra quelli che dovevano allevare le speranze del mondo e invece usano ogni arma per ucciderli. Armi naturali e armi (dis)umane. Le bombe, le mine, gli attentati, ma prima – dice l’OMS – sotterrano i pargoli privandoli di acqua potabile, di aria pulita, di servizi igienici, di aule scolastiche degne del nome. Chi si chiama fuori da questa grande e perseverante strage non ha coscienza. Un giorno dice Papa Francesco sarà chiamato a darne conto. Ma noi viviamo il nostro tempo di carestie, intraprendenza, ipocrisia, nichilismo. Anche la popolazione infantile italiana da anni è parte di queste mostruose classifiche. Le nostre città poco somigliano ai ghetti e ai sobborghi africani. Ma nelle periferie, nei quartieri di confine, nelle discariche abitate , nei posti della sofferenza, il rischio e la morte prematura non sono una variabile dell’esistenza terrena. Sono la pena dei meno fortunati, la disgrazia di una vita senza gioia e senza futuro. Un ambiente inquinato è mortale per i bambini ci ha detto Margaret Chan, direttore generale dell’OMS . Ma noi lo sapevano. E ancora di più quelle mamme che nelle terre dei fuochi o vicino alle ciminiere, hanno figli che lottano contro malformazioni e tumori a causa dei fumi sprigionati dalla monnezza, per l’incuria dei territori, per l’insensibilità diffusa , per l’indifferenza dei Potenti . L’orrendo numero di bambini morti da oggi taria carica tutti noi di un insopportabile senso di colpa.
Un ricercatore casertano per bloccare la folla di cellule che genera metastasi
C’è un male al giorno d’oggi che spaventa più di tutti: il cancro. Si fa quasi fatica a dire “tumore”. Ma c’è chi con orgoglio e perseveranza, prova a capire come si sviluppa e si propaga questa malattia troppo spesso silenziosa. E soprattutto prova ad arginare la propagazione delle metastasi: la principale causa di morte da tumore.
In Italia, ci stanno riuscendo anche l’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) e l’Università degli Studi di Milano. Secondo lo studio tutto italiano appena pubblicato su Nature Materia, che porta il marchio dei due istituti, le metastasi si muovono seguendo le stesse dinamiche della folla costretta a muoversi in spazi angusti. Si spostano in gruppo, secondo una modalità collettiva coordinata, come una folla che si accalca nel sottopassaggio di una stazione di metropolitana e riesce a transitare in modo fluido solo se confluisce in un flusso di corrente compatto e ordinato.
La ricerca tutta italiana guidata da Giorgio Scita, responsabile dell’unità di ricerca “Meccanismi di migrazione delle cellule tumorali” presso IFOM e professore all’Università degli Studi di Milano, e da Roberto Cerbino, professore di Fisica Applicata sempre nell’Ateneo milanese, porta anche la firma del dottore Salvatore Corallino, campano doc, cresciuto tra Napoli e Caserta.
E proprio grazie all’integrazione tra biologia molecolare e fisica dei materiali, i ricercatori sono riusciti a carpire i segreti della capacità delle cellule tumorali di migrare collettivamente, e quindi di generare metastasi.
Stando ai risultati, dunque, la capacità di propagazione delle metastasi dipende dalla densità cellulare e dalla fluidità nel movimento stesso delle cellule.
Si tratta di un’acquisizione fondamentale soprattutto per la metastatizzazione di tumori solidi: individuare la chiave per bloccare la “folla” cellulare potrebbe fornire la svolta giusta per ridurne la diffusione nell’organismo agendo su specifici target terapeutici.
Chi critica Mertens si ricordi di Strootman, che sputò ai tifosi del Napoli perché aveva un lama a casa
Gli azzurri vincono all’Olimpico ma l’esultanza del belga fa discutere
Amare gli animali è molto trendy. Ci sono quelli che questa passione la coltivano con sincerità, ma ci sono pure quelli che esagerano. Colpa dei social, tanto per cambiare. Rendere nota la propria smisurata vicinanza agli amici a quattro zampe va molto di moda su facebook, così tanto che quando Papa Francesco si azzardò a fare un paragone tra le bestie e i vicini di casa in molti si indignarono. A favore delle bestie, ovviamente. Non sappiamo Dries Mertens a quale categoria appartenga: vuole bene davvero a cani, gatti e simili? O si atteggia e basta? Nemmeno vogliamo saperlo: registriamo che sabato pomeriggio, dopo il primo dei due gol che sono serviti a sconfiggere la Roma (risultato finale 2 a 1 per il Napoli) ha mimato la pipì di un cane nei pressi della bandierina. Qualcuno si è arrabbiato, evidenziando che si trattava di un’offesa ai tifosi giallorossi, peraltro molto pericolosa considerato il clima di tensione tra i supporters di Roma e Napoli. Poi lui ha chiarito su twitter: è un omaggio alla cagnolina di famiglia, Juliette, adottata pochi giorni fa.
Quelli che se la sono presa, però, hanno colpevolmente dimenticato che Mertens non è stato il primo ad omaggiare un animale allo stadio. E non mi riferisco a George Finidi, che nel 1994 in Nigeria – Grecia fece un gesto simile a quello del belga. Mi riferisco a Kevin Strootman che, in occasione della gara valida per la Tim Cup del 12 febbraio 2014 tra Napoli e Roma “al momento di rientrare negli spogliatoi, dopo essere stato colpito da un raggio laser nel volto proiettato dalla Curva B, reagiva con il gesto di sputare all’indirizzo dei tifosi del Napoli che la occupavano” (così fu scritto nel referto arbitrale).
Ebbene, lo sanno tutti che Strootman ha un lama a casa. Sì, quelle bestioline del Perù che sono solite sputacchiare. Strootman voleva farlo sapere ai tifosi del Napoli, mentre si accomiatava. Non ci credete? Eppure la procura federale archiviò tutto, giudicando quel gesto non sanzionabile. Dunque, solo un omaggio al lama di casa poteva essere, sicuramente non un’offesa ai napoletani. E se Strootman ha potuto salutare il suo fantomatico lama, Mertens aveva tutto il diritto di salutare il suo cane vero. Discorso chiuso.
Somma Vesuviana, la storia di Anna e Francesco a «C’è posta per te» commuove la città
I regali e la gioia per una sera grazie a Reina e Mertens, ma domani? Quanti Anna e Francesco ci sono a Somma Vesuviana?
«Lui dice spesso: “Vado su un ponte e mi butto giù. Non posso portarti neanche al supermercato». La storia di Anna e Francesco è dura e commuove la platea del sabato sera di «C’è posta per te». Lei Anna 21 anni, lui Francesco ne ha 28, due bimbe una di 2 anni e l’altra di 9 mesi. La loro storia è il racconto di una coppia giovane in gravi difficoltà economiche. Provengono da Somma Vesuviana. Lui solo lavori precari, un amore forte ma tante difficoltà: «Ogni ragazza sogna il matrimonio in chiesa- dice Anna- noi non ce lo siamo potuti permettere». Racconta di quel giorno, l’abito rosso prestatole da una cugina, e quello blu prestato dal padre per lui, dieci invitati, una pizza, una bibita e nulla più. «Mio marito- aggiunge – ha una sola passione, una che non costa niente, amare la sua squadra, il Napoli». «Lui guadagna 600 euro al mese ma il latte in polvere costa 34 euro a settimana, gli omogeneizzati 50. A Natale ho dovuto vendere le fedi. Ma lo amo tanto, perché è riuscito a darmi quello che mi è sempre mancato. Io non nasco in una famiglia fortunata lui mi ha dato affetto e rispetto. Non sono una che parla spesso, e quando lui ha momenti di sconforto, non so aiutarlo. Voglio fargli sapere così che lo amo. Quando gioca il Napoli, noi non abbiamo abbonamenti per guardare le partite, andiamo al bar, non possiamo sederci e pure se restiamo in piedi, lui è felice».
Anna vuole sorprenderlo per una sera, regalandogli l’incontro con due miti della squadra del Napoli come Pepe Reina e Dries Mertens. Francesco, nativo di Pollena Trocchia, raggiunto dal postino di «C’è posta per te», vive così per una sera un momento magico. La possibilità di incontrare i suoi idoli, ricevere dalla loro mani regali e piccoli aiuti a sostegno di una situazione triste e dolorosa. «Avete una famiglia che ha un grandissimo cuore. Questa è la ricchezza della vita. Avere una moglie così, avere due figlie che trasmettono felicità, questa è la ricchezza dell’essere umano. Complimenti”!». Sono le parole di Pepe Reina mentre Dries Mertens aggiunge: «Io ho visto una cosa che mi ha toccato. Voglio dirti che sono geloso di te. Nel nostro mondo abbiamo tutto e qualche volta dimentichiamo le cose importanti. Sei veramente un uomo!». Il portiere azzurro porge alla coppia le fedi che hanno dovuto vendere mentre arriva un aiuto economico, da parte di Dries. Infine le magliette, il pallone e la sciarpa autografate dai due azzurri, oltre che l’abbonamento al San Paolo per tutta la stagione. Insomma per i due giovani piccoli momenti di felicità per dimenticare per un po’ tanto dolore.
A poche ore dalla storia di Anna e Francesco, sul web e sui gruppi sommesi di Fb è scattata la gara di solidarietà per i giovani sposini: c’è chi ha offerto servizi fotografici per il matrimonio in chiesa, chi ha si dice disponibile a offrire il pranzo di nozze, chi una possibilità di lavoro o un aiuto per le bambine. Solidarietà ma anche indignazione e uno spunto di riflessione. Dove vivono questi due giovani? In una città, Somma Vesuviana, di circa 40mila abitanti dove, purtroppo, c’è una lunga fila di invisibili, di famiglie che vivono in situazioni al limite della sopravvivenza e all’apice della disperazione a causa della disoccupazione. Lungi da noi dal fare demagogia, resta il dato concreto e sotto gli occhi di tutti di diverse famiglie con bambini che vivono in tuguri, garage, in locali occupati abusivamente per necessità. A fronte di questo disagio e di tanti malesseri sociali presenti sul vasto territorio sommese, la politica non ha saputo fare altro che girare la testa dall’altra parte e, in alcuni casi, di far finta di non vedere.
La storia dei due giovani che tanto ha commosso l’Italia è la storia di una città dalla politica fallimentare, è la storia di una politica litigiosa e miope, occupata più a difendere il proprio orticello che ad amministrare almeno l’ordinario. La politica scolastica e quella sociale sono state per anni sacrificate per pianificare megaprogetti che non sono mai stati realizzati, o realizzati solo in parte. Il continuo “cambio” di assessori e dirigenti che si sono susseguiti in questi ultimi anni non ha fatto altro che rallentare la macchina amministrativa all’ennesima potenza, tanto da rendere l’essenziale invisibile agli occhi. Certo, miracoli non se ne posso fare ma non è quello che si chiede a chi ci amministra. Basterebbe verificare nelle scuole quante famiglie non possono permettersi la mensa o il trasporto scolastico! E che dire della disoccupazione imperante rispetto alle tante potenzialità che la città potrebbe offrire? La villa Augustea, il castello d’Alagno. Il Casamale, i percorsi archeologici: quanti politici hanno parlato di possibili indotti economici, di Somma città a vocazione turistica? Con il patrimonio artistico, archeologico e monumentale che Somma possiede si poteva e si potrebbe creare occupazione per i nostri giovani e forse, chissà, ci sarebbe stato uno spiraglio anche per Anna e per Francesco , peri due nostri giovani concittadini, che hanno commosso milioni di telespettatori e amareggiato migliaia di sommesi. Ci auguriamo che le lacrime di disperazione di Anna e di Francesco scuotano realmente le coscienze di quanti scelgono di scendere in campo in nome del “bene comune” e che in Tv arrivi a milioni di telespettatori una pagina bella di Somma Vesuviana, una pagina che ci faccia sentire fieri ed orgogliosi di essere sommesi.
(fonte foto: ilmatino.it)
Vincenzo Costanzo, l’Oscar della Lirica in concerto al Summarte cantando Modugno
Venerdì 10 marzo al teatro Summarte di Somma Vesuviana si esibirà in concerto alle ore 21 Vincenzo Costanzo, giovanissimo tenore, vincitore dell’Oscar Della Lirica, che porterà in scena insieme ad altri artisti di calibro nazionale ed internazionale, uno spettacolo omaggio al grande Domenico Modugno dal titolo “VOLARE”. Si tratta dell’unica data italiana del tenore di ritorno dal teatro Bolshoi in Russia in cui si è esibito nell’ambito della celebrazione del centenario di Puccini.
L’evento dell’anno andrà in scena al teatro Summarte di Somma Vesuviana. Vincenzo Costanzo, giovanissimo tenore di fama internazionale si esibirà venerdì 10 marzo alle ore 21 in un concerto omaggio a Domenico Modugno dal titolo “Volare”, presentato dalla giornalista Sonia Sodano. Per l’occasione la star della lirica sarà affiancata da altrettanti nomi illustri del panorama italiano, come il mezzo soprano Rosanna Cimmino, l’Elio Coppola 4et (Elio Coppola alla batteria, Antonio Capasso al piano, Antonio Napolitano al contrabbasso) ed il musicista salernitano Sandro Deidda. Si tratta dell’unica tappa italiana del tenore in esclusiva al teatro di via Roma. Attraverso la sua bellissima voce e la musica dei protagonisti, si celebrerà il mito della canzone Modugno con un accento sulla fusione tra sound classico e moderno. In particolare ad unirsi saranno due generi apparentemente molto diversi la lirica ed il Jazz. Media Partner dell’evento Radio Punto Nuovo.
Vincenzo Costanzo è uno dei più giovani tenori del panorama lirico italiano, vincitore dell’Oscar Della Lirica (premioTenore New Generation), tenutosi a Doha (Qatar) nel mese di Dicembre 2014. Nato nel 1991, ha iniziato la sua formazione musicale all’età di sei anni cantando nel coro delle voci bianche del Teatro San Carlo di Napoli. All’età di 11 anni debutta come solista. Ha studiato pianoforte e solfeggio privatamente per poi diplomarsi al conservatorio.
Parallelamente si Laurea in Ingegneria Informatica. Ha iniziato lo studio del canto con il M° Marcello Ferraresi, figlio del celebre violinista M° Aldo Ferraresi; successivamente si perfeziona con il M° Marco Berti.
Nonostante la sua giovane età, Costanzo ha già avuto l’opportunità di conoscere e lavorare con registi e direttori di fama internazionale quali il M° Daniel Oren, il M° Franco Zeffirelli all’Arena di Verona, Liliana Cavani al Liceu di Barcellona.
Nel dicembre del 2012 debutta giovanissimo nell’opera MACBETH al Teatro Carlo Felice di Genova, sotto la direzione del M° Andrea Battistoni;
nel luglio del 2013, in occasione del Bicentenario Verdiano, debutta a Busseto nel ruolo di Rodolfo nell’opera LUISA MILLER sotto la Direzione del M° Donato Renzetti e con la straordinaria collaborazione per la messa in scena teatrale del baritono Leo Nucci.
Interpreta lo stesso ruolo anche al Teatro Comunale di Piacenza e successivamente al
Teatro Comunale di Ferrara e al Teatro Dante Alighieri di Ravenna, con grande successo da parte del pubblico e della critica; a settembre dello stesso anno debutta nelruolo di Alfredo Germont ne LA TRAVIATA diretta dal M° Daniel Oren al Guangzhou Opera House, in un allestimento della Royal Opera House Covent Garden di Londra. Dopo l’esperienza in Cina prende parte nell’allestimento de LA TRAVIATA alla Scala di Milano per l’apertura della stagione 2013/2014.
A febbraio 2014 debutta il ruolo di Pinkerton in MADAMA BUTTERFLY al Maggio Musicale Fiorentino sotto la Direzione del M° Juraj Valcuha e successivamente prende parte alla produzione di SIMON BOCCANEGRA al Teatro Municipale di Piacenza con la regia di Riccardo Canessa. Nella primavera del 2014 debutta nel ruolo di Pinkerton al Teatro la Fenice di Venezia, sotto la direzione del M°Bisanti; ruolo debuttato poi anche al teatro San Carlo di Napoli.
Successivamente raccoglie nuovi successi nel ruolo di Alfredo ( La Traviata ) a Novara sotto la direzione del M° A.Battistonie ad Astana ( Kazakistan ) con il M° Francesco Ivan Ciampa.
Costanzo termina il 2014 partecipando ai concerti di Capodanno presso Guangzhou Opera e Shanghai (Cina).
Recentemente si è esibito nella MADAMA BUTTERFLY con La Verdi di Milano e al Maggio Musicale Fiorentino, in MACBETH al Dutch Opera Theatre di Amsterdam, come Rodolfo ne LA BOHEME a Palermo.
Tra i suoi prossimi impegni ricordiamo LA BOHÈME ad Ascoli Piceno, Fano e Fermo, LA TRAVIATA a Berlino e Firenze, MADAMA BUTTERFLY a Venezia e Madrid, LA RONDINE a Berlino, MACBETH a Madrid.
Somma Vesuviana, Celestino Allocca: «Forza Italia è la mia casa naturale, ma i miei colori sono quelli di Somma Vesuviana».





Nel “Katà”, il catalanesca di “Cantine Olivella”, c’è il progetto di un vino che riassuma la storia di un meraviglioso “luogo” del Somma
Pochi vini sono legati a un territorio e alla sua civiltà con la stessa coerenza che “stringe” il catalanesca alle straordinarie vicende del Somma. Nella complessa e armoniosa struttura del “Katà”, il catalanesca di “Cantine Olivella”, ci sono i segni della Natura, della storia e della cronaca: in questo senso, anche il “Katà” è un vino da meditazione.
Il vino catalanesca, “‘o catalanesca”, mio padre, che era sommese, lo beveva sullo stocco, sul baccalà, sui maccheroni con la genovese, che erano uno dei vertici dell’arte culinaria di mia madre, e anche sugli spaghetti con la salsa dei pomodorini freschi: e a chi gli faceva notare che sulla salsa i bianchi e “‘o catalanesca” in particolare non ci azzeccano proprio, egli rispondeva “ a muss’asciutto” che il “suo” catalanesca non era né bianco, né rosso, era un vino del Somma, e andava bene con tutti i piatti del Vesuviano interno. Quando arrivava il tempo delle “percoche”, non c’era giorno in cui due, tre “percoche” non andassero a “’mporparsi” nella brocca piena, a metà, di catalanesca. La musica di aromi e sapori che veniva liberata da quell’incontro fa parte della memoria della mia adolescenza: ricordo con nitida precisione lo sguardo concentrato di mio padre che controllava il processo di assorbimento delle “percoche” e le tirava su dal bagno al momento giusto, prima che incominciassero a “sfarsi”, a spappolarsi.
Il “Katà” ,il catalanesca delle “Cantine Olivella” di Sant’ Anastasia, è destinato dai suoi produttori a riassumere la storia d un “meraviglioso” luogo del Monte Somma. L’Olivella, da cui prende il nome la ditta, fu prima una selva, e poi un vasto vigneto di “olivella”, un vitigno che gli studiosi napoletani dell’Ottocento consideravano una variante della “corvina” e giudicavano all’altezza della “pignola”: anzi, per Semmola, l’“olivella ‘ era superiore, perché dava un vino più robusto e resistente, “ gentile e spiritoso”. A metà del ‘700 le vigne di “olivella” erano state impiantate lungo le sorgenti che allora erano ancora vive da due signori napoletani, Andrea Farina e Antonio Giaccio. Se le carte non ci ingannano, un altro “signore” napoletano coltivava in una sua vigna in “località denominata lo Caputo” uva “catalana”, e lavoravano al suo servizio due “garzoni” originari di Casalnuovo, i fratelli Vincenzo e Filippo Barone, che precedentemente avevano lavorato alla Masseria Carafa.
All’Olivella trovò rifugio, nel 1860, il brigante Vincenzo Barone: in quel tempo gli osti di Somma e di Sant’Anastasia servivano già ai loro clienti il catalanesca. Nella relazione del 1848 Vincenzo Semmola lo aveva giudicato un vino “generoso, aromatico e grato”, ma “scarso”: il vitigno era poco produttivo, e perciò i contadini usavano il catalanesca per “dar nerbo” ai vini delle altre uve bianche. Qualche anno dopo il Semmola modificò in parte il suo giudizio, e sostenne che con particolari accorgimenti le uve catalanesche avrebbero potuto produrre più litri di vino, ma il corso della storia non venne modificato: la catalanesca rimase a lungo soprattutto un’uva da tavola. Agli inizi del’900 la Serao e Del Giudice parlarono dell’usanza dei contadini vesuviani di innestare un tralcio di catalanesca in un vaso, di separarlo dalla vite madre prima delle gelate invernali, e di continuare a curarlo, “diradando gli acini guasti”, in locali coperti e ben ventilati: a Pasqua andavano a vendere a Napoli queste “teste d’uva”, questi vasi sormontati di grappoli – da 7 a 15 -, e incassavano, per ciascuna “testa”, in media, 50 lire.
Nel 1961 la catalanesca “ e la sua mutazione o sottovarietà Gianniello” erano ancora uva da tavola, anche se Giuseppe Fiorito confermava che “il vino di catalanesca, quando viene fatto a regola d’arte, è veramente gustoso, risulta molto profumato e piacevole come sapore, con un senso vinoso marcato che ha come un lontano odore di muschiato.” Tuttavia, era ancora diffusa la pratica di trarre dal mosto di catalanesca “lambiccati e filtrati dolci” che agricoltori e cantinieri usavano “per costituire tipi diversi di vino abboccato di largo consumo “e per correggere “vini scadenti”.
Da qualche anno il catalanesca ha ricevuto il riconoscimento IGT del Monte Somma. Il “ Katà” delle “Cantine Olivella” è un vino del Somma, del “Vesuviano di qua”, come diceva mio padre: conosce i venti asciutti che vengono dalla pianura, il sole ardente, la cenere, i lapilli di eruzioni particolari, che infiammarono la fede e alimentarono prodigi e miracoli. E’ un vino che sa di frutta e di erbe, che, come un giorno di primavera, inizia nella frescura dell’alba e poi si apre al calore luminoso e fermo del giorno pieno. E’ il vino che porta dentro di sé la storia delle genti del Somma: un vino che, come ha scritto Gimmo Cuomo, da “clandestino” è diventato nobile, e suggerisce alla riflessione di chi lo gusta – è un vino “filosofico” – le immagini delle anfore romane, di Bacco, dei lancieri spagnoli che tenevano accampamento a Volla e al Ponte della Maddalena, dei fujenti che vanno al Santuario di Madonna dell’Arco. La purezza di questo vino colto la “sente” chi conosce tutti i colori delle vicende del territorio: e fanno bene le “Cantine Olivella” a promuovere la conoscenza e a difendere i valori di queste vicende meravigliose.
Somma Vesuviana, al carnevale del borgo un carro allegorico dedicato a Trump
Appuntamento oggi, al borgo Casamale di Somma Vesuviana per il Carnevale organizzato dalle associazioni, quelle del rione e altre del territorio. Sfileranno per le principali vie del paese a formare una sfilata allegorica con carri e gruppi rigorosamente in maschera.
La paranza degli amici di Somma Vesuviana aprirà la sfilata con un carro dedicato al nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, allestito nel rione Madonna delle Grazie a Castello.
Il gruppo tifosi della squadra di calcio organizza un carro dedicato alla squadra del paese, la Viribus Unitis, che da poco ha compiuto i suoi primi 100 anni, carro allestito nel rione Mercato Vecchio.
I ragazzi del rione Margherita proporranno la loro versione del mondo contadino che fu, sul carro in abiti popolari e al suono degli strumenti tradizionali anticiperanno il carro del Rione Pomintella, che hanno allestito il loro carro a tema Pulcinella.
A seguire un gruppo di briganti. La famiglia reale inglese sfilerà con abiti coloratissimi e sfarzosi cappelli, Marcusalemme e il suo ciuco fa da apripista ai suoi figli, i 12 mesi.
A chiudere il corteo il carro funebre con Vicienzo, per la morte di Carnevale e la Zeza. Presenti al corteo anche amici del Rione Trieste e via Colle.
La Banda composta da elementi di alto profilo artistico proveniente da tutto il territorio sommese e oltre, si alternerà tra suoni festosi per I Dodici mesi, il matrimonio della Zeza e funebri per accompagnare Vicienzo e’ Carnevale nel suo ultimo viaggio.
Annunciate “provocazioni” tese a tenere sempre alta l’attenzione sul borgo e allo stato difficile in cui versa.
A Somma Vesuviana la «Festa dell’Imprenditore»: dal 10 al 12 marzo una «tre giorni» di eventi
Seconda edizione per la kermesse organizzata dalla Confimprenditori Napoli Federazione Turismo e Servizi presieduta da Michele Rea (componente giunta presidenza nazionale, economista esperto in marketing e associativismo datoriale). Ilmediano.it media-partner dell’evento «Italia in Digital».
Alla figura dell’imprenditore, vitale per il Paese e l’economia, la Confimprenditori dedica ogni anno una festa nazionale. Tre giorni di incontri, serate di festa, convegni, spettacolo e intrattenimento.
La Kermesse inizia venerdì 10 Marzo nella sede dell’associazione di Somma Vesuviana, con la presentazione dell’evento durante la quale gli imprenditori del direttivo provinciale si incontreranno per discutere su problematiche legate all’economia e all’imprenditoria.
Nel pomeriggio di sabato 11 marzo al teatro Summarte di Somma Vesuviana in anteprima serata ci sarà il convegno «Italia in Digital», incontro promosso in collaborazione con i giovani della Promo Media Marketing su temi di imprenditoria digitale, start –up e storie di successo. «Italia in Digital» nasce grazie all’intuizione di Giuseppe Ciampa (promo media marketing srl) e Nello Polise (NPB Studios), come un blog volto a sensibilizzare le persone alle nuove tecnologie in modo semplice e pratico. Da qui l’ambizione di creare un vero e proprio evento aperto ad imprenditori, professionisti, consulenti e più in generale ad appassionati del settore marketing e digitale. L’evento consentirà di capire meglio, con piccole «pillole» formative, il mondo del digitale e del business, saranno inoltre raccontare storie di successo di persone e aziende che creano fatturati attraverso il web. Accanto alla Promo Media Marketing e alla NPB Studios, ci sarà Ilmediano.it, con il racconto digitale di undici anni di informazione e la testimonianza del direttore Carmela D’Avino.
In serata inizia lo spettacolo con una commedia teatrale «Mpriesteme a Mugliereta» della compagnia «Summa Villa» con regia di Maria Acanfora. Domenica 12 marzo andrà in scena lo spettacolo di moda, arte e cultura con la partecipazione del noto stilista Mimmo Tuccillo: le sue modelle vestite in abiti da sposa saranno avvolte dalla magia e dalle bolle dell’illusionista Alfonso Aversa di Italia’s Got Talent. Subito dopo, la premiazione di alcuni imprenditori locali con la consegna del premio «Summa Eccellenza». La festa si chiuderà all’insegna dell’ironia e delle risate del cabarettista napoletano Peppe Iodice. «Con la “Festa dell’Imprenditore” – dice Michele Rea – intendiamo festeggiare una categoria di primaria importanza nella nostra società il cui lavoro è fatto di sacrifici e rinunce spesso ostacolato da burocrazia e legislazione inadeguata ove la politica si perde nei meandri di lotte intestine ai partiti e interessi privati anziché prestare attenzione a coloro che ogni giorno eroicamente rischiano il proprio capitale».
L’evento è patrocinato dal Consiglio Regionale della Campania, dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Nola e dal Comune di Somma Vesuviana. Tra gli sponsor, Fish king – Centro surgelati (Carmine Fortunio), i F.lli Granato -Show Room e materiali edili di Via Cimitero. Le serate sono aperte a tutti con ingresso gratuito previa prenotazione al numero 353.32.35.930. Maggiori informazioni suwww.confimprenditorinapolitour.it
Se lo Stato avvelena.Dottor Jekill e il Mister Hyde
Incentivi per oltre 11 miliardi di euro alle fonti di energia inquinanti. Il governo, ambientalista dichiarato, lo ammette con un documento.
Stentavamo a crederci. Poi abbiamo letto i documenti ufficiali del Ministero dell’Ambiente scoprendo che lo Stato ogni anno elargisce migliaia di miliardi in sussidi ambientali dannosi. Soldi di tutti per inquinare e moltiplicare malattie e patologie. Nella 1^ edizione del catalogo tematico – previsto da una legge del 2015 – il Governo ha riassunto i fondi messi a disposizione per i combustibili fossili. I principali imputati dei danni all’ambiente. Quelli contro i quali nei Paesi industrializzati si combatte da anni . Una nobile e faticosa battaglia senza tregua, con questa pecca italiana. Lo stupore è cresciuto leggendo la cifra corrisposta in un solo anno: oltre 11 miliardi di euro. Possibile ? Si. Se l’ esenzione dall’ accisa sull’energia elettrica nelle case con potenza fino a 3 kW, vale 634 milioni. Se quella sui carburanti per gli aerei è di 1,5 miliardi; se il diverso trattamento fiscale fra benzina e gasolio raggiunge i 5 miliardi , se i rimborsi per le maggiori tasse sui carburanti per l’autotrasporto vale 1,3 miliardi e via scorrendo. Una sconfortante lettura di dati raccolti in 460 pagine del documento ministeriale. Un elenco pieno di contraddizioni ( si parla anche delle fonti non inquinanti) che tocca tutti i settori dai trasporti ,all’agricoltura, all’edilizia, alla media impresa. La maggiore autorità ambientale italiana , alla fine, ne esce con i panni del dottor Jekill e Mister Hyde. Strategie e concertazioni sostenibili apprezzate, nello stesso anno in cui si davano incentivi a chi inquinava. Paradossale , ma anche semplice dedurre che non può durare . Un’ambiguità appena dissimulata nelle premesse del testo, dove si ammette che è “ difficilmente comprensibile per l’opinione pubblica, per la comunità scientifica, per gli esperti delle organizzazioni ambientaliste, delle imprese, che si utilizzino o si rinunci a fondi dello Stato (attraverso spese fiscali, agevolazioni, esenzioni o riduzioni) per incoraggiare attività che abbiano un impatto negativo per l’ambiente”. Proprio così: incoraggiare. Le forme di questi interventi ” incoraggianti ” sono molteplici, basate su calcoli economici che determinano gli incentivi su larga scala. Come per i 310 milioni di euro per l’energia prodotta da fonti assimilate a quelle fossili. Si capisce che siamo sul versante opposto alla strategia europea che insiste ,invece, per maggiori tasse a carico di chi inquina. E gli italiani non aspettano altro, che vivere in posti salubri e con industrie green. La difficoltà mondiale sta anche nelle cifre di questo business stimato dai 200 ai 548 miliardi di dollari dall’ Agenzia di protezione ambientale degli Usa. L’Italia fa ancora in tempo ad invertire la tendenza, correggere queste incredibili distorsioni, mettendo mano alla fiscalità generale, ma al contrario. Aiutando coloro che nelle produzioni e nei consumi sono rispettosi dell’ambiente ,della salute collettiva, che investono. E’ in discussione la credibilità di una classe di governo che si dichiarata ambientalista – per giunta con un premier che viene da quel mondo -ma che deve riflettere di più al proprio interno e coordinarsi meglio. I suoi antagonisti sono abili nell’uso strumentale di queste crepe, anche se poi apprezzano Donald Trump contrario alla riduzione dei gas serra. E solo allora, riviste le strategie nazionali senza dare soldi a chi non li merita , avrà avuto un senso inserire nelle pagine del catalogo ministeriale, il richiamo all ’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco per uno sviluppo sostenibile.
RIPRODUZIONE RISERVATA

