GORI: investimenti, efficientamento e riduzione dei costi
Martedì mattina ad Ercolano, alla presenza del Presidente, Michele Di Natale, dell’Amministratore Delegato, Claudio Cosentino, del consigliere regionale Gennaro Oliviero, Presidente della Commissione Regionale Ambiente, ed in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, GORI ha voluto portare a conoscenza dell’opinione pubblica, attraverso l’analisi condotta dalla società Ernst & Young, le performance dell’Azienda negli ultimi anni. Uno studio effettuato in relazione anche agli altri operatori del settore presenti in Campania, nel Sud Italia e a livello nazionale. Un momento di confronto per illustrare le criticità incontrate nella gestione del servizio idrico integrato, ma anche le azioni messe in campo per superarle e le prospettive future.
“A poche settimane dal mio insediamento, nel mese di ottobre – dichiara Michele Di Natale, Presidente della GORI – avevo annunciato che l’obiettivo dell’azienda sarebbe stato quello di attuare una profonda riflessione ed un confronto con le altre realtà. Studiare se stessi, per migliorare e migliorarsi: e così abbiamo fatto. In una giornata simbolica come la giornata mondiale dell’acqua, facciamo una cosa ancora più importante che presentare i risultati: il lavoro che viene illustrato oggi vuole essere una radiografia esatta del momento in cui siamo. Abbiamo chiesto un consulto ad una società internazionale che ha avuto il compito di produrre tale analisi, da cui è emersa una sofferenza economico-finanziaria che potrà essere risolta solo attraverso il supporto di un tavolo istituzionale con gli enti preposti, soprattutto quello regionale. L’obiettivo è di trovare una soluzione univoca che permetta a GORI di raggiungere una situazione di equilibrio”.
Dal canto suo, GORI si è già impegnata ad efficientare i costi e a intensificare gli investimenti. Per il periodo 2012-2015, l’indagine mostra infatti come GORI, rispetto agli altri gestori della Campania, abbia una minore incidenza dei costi energetici e del costo del personale sui costi operativi totali, mentre dal confronto con gli altri gestori regionali emerge che GORI ha effettuato maggiori investimenti rispetto alla media degli altri operatori. I parametri presi in considerazione, inoltre, mostrano che l’Azienda è tendenzialmente allineata rispetto alla media degli operatori del Sud Italia, mentre le performance sono leggermente sotto la media quando rapportate nel confronto nazionale.
Il programma di GORI prevede investimenti per oltre 120 milioni di euro nel quadriennio 2016-2019, a cui si aggiungono fondi pubblici stanziati dalla Regione Campania per circa 80 milioni di euro. Gli investimenti puntano a: continuare con forza l’opera di tutela del mare, procedere a interventi sulle reti, garantire l’efficientamento degli impianti, ridurre le perdite di rete.
Tra i risultati del 2016 che GORI può già vantare con orgoglio vi è sicuramente il completamento della rete fognaria del Comune di Ercolano e l’eliminazione degli scarichi a mare con recupero della balneabilità. L’Azienda è stata inoltre individuata quale soggetto attuatore per l’opera di collettamento dei reflui del Comune di Torre del Greco verso l’impianto di depurazione denominato Foce Sarno, ubicato nel Comune di Castellammare di Stabia, per un investimento complessivo di 35 milioni di euro. Numerosi, infine, gli interventi volti alla separazione delle reti bianche e nere in Penisola Sorrentina, che hanno contribuito non poco al miglioramento della qualità delle acque marine.
“I principali risultati dell’Azienda – ha spiegato in conferenza Claudio Cosentino, Amministratore Delegato di GORI – sono quelli nati dalla collaborazione con le istituzioni. Mi riferisco agli scarichi di Ercolano e alla balneabilità della sua costa, nonché ad oltre 50 protocolli d’intesa con i Comuni per interventi alle reti, volti a risolvere i problemi quotidiani dei cittadini, che hanno condotto quasi a 60 km di nuova rete idrica e fognaria. Abbiamo investito complessivamente nel 2016 oltre 30 milioni di euro, che non possono risolvere tutti i problemi, ma ci permettono di offrire un servizio migliore. Dal lato del rapporto diretto con l’utente, mi piace sottolineare alcune esperienze significative, quali lo sportello amico e il nuovo sportello web myGORI”.
Aspetto centrale dell’attività di GORI è stato il miglioramento dell’efficienza degli impianti: nel 2016 sono stati apportati considerevoli miglioramenti in termini tecnologici e di impiego del personale. Per il Campo Pozzi di Mercato Palazzo, ad esempio, sono stati investiti 220mila euro. Con quelle somme è stata realizzata una videosorveglianza H24 dalla centrale operativa di Scafati e l’automazione dell’impianto. Parallelamente è stato potenziato il sistema di telecontrollo degli impianti stessi. Inoltre, GORI, nel 2016 ha attivato l’impianto di essiccamento dei fanghi del depuratore di Scafati, unico operativo in tutta la Campania, raggiungendo notevoli economie in termini di costi di smaltimento fanghi, nell’ordine di almeno il 30%, che potranno essere estese anche ad altri impianti.
Anche l’attività di riduzione delle perdite di rete, finalizzata alla tutela della risorsa acqua, ha subito importanti incrementi nell’anno appena trascorso: grazie ad un’attività di controllo sistematica su quasi 1000 chilometri di rete, oltre 600 perdite occulte sono state individuate e riparate. Acqua che viene costantemente controllata dai tecnici del Laboratorio certificato: 101.000 i controlli analitici eseguiti da esperti che hanno verificato la rispondenza dell’acqua ai parametri di qualità previsti dalla legge.
Un’attenzione verso l’ambiente che GORI ha dimostrato realizzando le Casette dell’acqua: in totale sono 20 di cui 7 inaugurate nel 2016. Strutture che hanno erogato 4.500.000 litri d’acqua, riducendo di quasi 3 milioni le bottiglie di plastica che sarebbero state ultizzate altrimenti e di 200 i camion che sarebbero serviti per trasportarle. Insieme ad un risparmio di anidride carbonica di quasi 650.000 chili. Sensibilizzare la comunità sulla necessità della tutela della risorsa acqua, partendo soprattutto dai più piccoli e da un’educazione ambientale che GORI porta nelle scuole. Nel 2016 sono stati coinvolti circa 10000 alunni delle scuole ubicate nei 76 comuni serviti da GORI: giornate studio, visite agli impianti e momenti ludici come il Watergame che ha coinvolto bambini e rispettive famiglie.
Attività di sostegno anche alle fasce deboli che GORI ha portato concretamente avanti grazie anche al BONUS IDRICO: 4.158.000 euro erogati nel 2016 per gli anni 2014-15 e 3.500.000 euro stanziati per il 2016 a favore delle famiglie che sono in difficoltà economica ed a cui viene riconosciuto un aiuto concreto in collaborazione degli uffici delle Politiche Sociali del Comuni.
Una crescente attenzione al territorio e all’utenza: nel 2016 sono stati aperti ben 7 nuovi “Sportello Amico” (Cicciano, San Paolo Belsito, Sant’Anastasia, Saviano, Scafati, Torre Annunziata e Tufino), raggiungendo il numero di 15 strutture dello stesso genere su tutta l’area coperta da GORI.
Per il 2017 si punta sostanzialmente ad investimenti, efficientamento e riduzione dei costi mantenendo il livello del servizio allineato agli standard qualitativi stabiliti dall’Autorità, anche attraverso lo sviluppo tecnologico finalizzato a gestire con crescente efficacia le infrastrutture, per essere pronti al rapido miglioramento delle opere regionali in corso di trasferimento.
Conclusioni affidate all’onorevole Gennaro Oliviero, Presidente Commissione Regionale Ambiente: “Sono risultati che mostrano alla cittadinanza come viene gestita questa risorsa e quali sono le prospettive per gestirla meglio, per renderla una risorsa al servizio dei cittadini. In Regione dobbiamo studiare come far rientrare nella gestione del servizio idrico anche l’irrigazione sul piano industriale, per mettere la parola fine alla gestione del ciclo integrato delle acque gestito da tante persone che creano diseconomia”.
«Le Strade della Fede»: Sant’Anastasia, Pollena Trocchia e Cercola puntano ai fondi europei
I tre comuni appronteranno un progetto per tentare di agguantare fondi comunitari e valorizzare i percorsi turistico – religiosi. Il rettore del Santuario, padre Alessio Romano: «Auspichiamo che si pensi anche all’apertura dello svincolo della statale 268 su via Romani e ad un piano di viabilità adeguato intorno al Santuario».
I tre comuni proveranno a recuperare risorse dalla programmazione fondi europei 2014/2020 con un progetto che comprenda la riqualificazione e il potenziamento dei percorsi religiosi sui territori. Via Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia, via Giuseppe Garibaldi a Pollena Trocchia, corso Domenico Ricciardi a Cercola: sono queste le strade protagoniste del protocollo d’intesa che dovrebbe far partire il progetto «Strade della fede». Tutte arterie importanti per le cittadine vesuviane, comune denominatore degli itinerari percorsi dai pellegrini e, nel caso dei comuni che costeggiano il Somma Vesuvio, anche di interesse storico e naturalistico. Il progetto, se finanziato, dovrebbe garantire non solo la valorizzazione dei percorsi già esistenti e con innegabili connotazioni storiche e religiose ma anche un miglioramento della viabilità su quelle che, spiritualità a parte, rappresentano importanti vie di fuga in caso di rischio Vesuvio.
Ieri mattina è stato presentato in conferenza stampa l’accordo tra Sant’Anastasia (comune capofila nel protocollo d’intesa), Pollena Trocchia e Cercola alla presenza dei sindaci Francesco Pinto e Lello Abete, oltre che di Biagio Scognamiglio, tecnico di Pollena tra i promotori dell’accordo, e naturalmente del rettore del Santuario che ha ospitato la conferenza, padre Alessio Romano.
La programmazione dei fondi europei 2014/2020 rappresenta un’opportunità attraverso la quale recuperare le risorse necessarie per la realizzazione dell’intervento. Dopodiché, nel caso non si riesca ad approntare un progetto degno di nota e in grado di attrarre i finanziamenti, sarà alquanto arduo che i Comuni, da soli, si dimostrino in grado di provvedere. «Il Santuario di Madonna dell’Arco è una risorsa per la crescita sociale, economica e religiosa non solo per il comune di Sant’Anastasia, ma anche per quelli limitrofi, come appunto Pollena Trocchia. Per questo motivo – dice il sindaco Francesco Pinto – abbiamo pensato di estendere la collaborazione già quotidiana tra le nostre amministrazioni anche a questo progetto di riqualificazione stradale e territoriale, importante pure sotto il profilo dell’adeguata accoglienza al turismo religioso. Lavorare insieme è oggi fondamentale per attingere a risorse europee ma anche per immaginare sviluppi organici delle nostre terre. L’obiettivo è rendere evidente nell’attraversamento di quelle che saranno le strade della fede la storia e la cultura che le permea garantendole uno sviluppo a 360 gradi, anche per rispondere adeguatamente alle esigenze dei cittadini e degli operatori commerciali. Dobbiamo fare in modo che chi le percorre sia poi incentivato ad esplorarne i dintorni, approfondendo la conoscenza dell’intero territorio».
«Credo nella cooperazione tra comuni che hanno obiettivi condivisi da raggiungere per il bene delle rispettive comunità – dice il sindaco Lello Abete – come sta avvenendo tra Pollena, Cercola e Sant’Anastasia nel deliberare ed approvare il protocollo d’intesa, primo passo che ci permetterà di passare alla fase progettuale per poter accedere a finanziamenti europei. Con questo protocollo d’intesa diamo un segnale importante per valorizzare il Santuario della Madonna dell’Arco e tutto quanto ruota intorno al nostro territorio mariano».
«Ogni domenica, al Santuario di Madonna dell’Arco – ha aggiunto padre Alessio Romano – passano circa 20mila persone. Il Lunedì in Albis i pellegrini ammontano a quasi quattrocentomila. Sono numeri che ci sono e restano comunque, ma sarebbe bello che oltre a rimanere nella cinta del Santuario, chi arriva qui potesse avere la possibilità di girare i dintorni, che ci fosse un’offerta non limitata al turismo religioso mordi e fuggi. Ritengo perciò auspicabile, per l’intera comunità, un piano di viabilità adeguato intorno al Santuario, oltre che – finalmente – l’apertura dello svincolo della statale del Vesuvio su via Romani».
Somma Vesuviana. Amministrative 2017. Peppe Auriemma: il “Cantiere per Somma” non si arena, anzi, rilancia”
In risposta al nostro articolo pubblicato ieri dal titolo” Amministrative 2017. Ssi arena il “cantiere Somma”. Più importanti i simboli o la città ?”, arriva una nota del Pd che di seguito pubblichiamo.
“Il Partito Democratico di Somma Vesuviana ha messo in campo una grande iniziativa, denominata il Cantiere per Somma – afferma il Segretario del Pd di Somma Vesuviana Giuseppe Auriemma – lo scopo è quello di aprire spazi di dialogo con la città, con tutti i suoi mondi, diversi e laboriosi; con le realtà civiche, culturali ed economiche e, al contempo, con le realtà politiche significative per lo sviluppo del rinnovamento.” Ieri sera, (22 marzo) presso la sede del circolo Pd di Somma Vesuviana, si è aperto il tavolo di dialogo civico con il mondo delle professioni, della cultura e dell’impegno civile, che ha segnato una forte partecipazione. Inoltre, nei prossimi giorni, proseguirà il percorso di coinvolgimento e di proposte. “Infatti – spiega Auriemma – è in programma, anche un tavolo di confronto con le realtà associative e di volontariato. L’obiettivo è rendere quanto più partecipativo il processo di costruzione di un percorso politico in vista delle prossime elezioni amministrative, affinché la città di Somma Vesuviana possa avere un’amministrazione comunale e una classe dirigente all’altezza del grave compito che l’ attende: intervenire sul territorio per dare una speranza alla nostra gente. Non è facile. Occorre lavorare sul metodo, sugli obiettivi, sulla sintesi politica che può essere possibile. Tutto ciò si rende necessario perché siamo consapevoli che il tempo a nostra disposizione è davvero poco. Il tavolo istituzionale (con i consiglieri di opposizione), – che è solo una parte del Cantiere – è stato promosso per esplorare la convergenza di obiettivi, programmi e sintesi nella scelta di un candidato a sindaco che potesse rappresentare non tanto le diverse anime presenti, ma il bisogno di inversione di tendenza e di novità richiesta dalla gente. Il tavolo ha avviato un intenso confronto sui temi condivisibili e sulle possibilità di un percorso comune, la forte eterogeneità delle forze in campo ha evidenziato, purtroppo, la difficoltà nel costruire una coalizione. Quella a cui noi puntiamo, invece, deve essere certamente plurale, ma caratterizzata da una necessaria coesione e identità politica – ampia ma non confusa – utile per garantire un governo stabile alla città, senza ripetere i gravi errori commessi dalla passata amministrazione. Dunque, è assolutamente riduttivo ciò che titola la stampa, affermando che i simboli sono più importanti della città. Il tema vero – continua il Segretario – è rendere coesa una coalizione a servizio della governabilità, che garantisca tenuta negli anni, per la realizzazione completa di un progetto amministrativo per il bene della città. Il Cantiere per Somma non si è affatto arenato. Il tavolo esplorativo era solo una parte del grande sforzo profuso dal Pd che, tuttora, sta dialogando con diverse forze politiche e civiche. Si va quindi verso la costruzione di una grande proposta che metterà in relazione (e poi in sintesi), tutte le istanze. Fare politica seriamente è il nostro imperativo. Sarà quindi compilato un programma, frutto del lavoro del cantiere, snello, fatto di risposte concrete e quotidiane ai bisogni dei cittadini, soprattutto delle fasce di fragilità sociale. Vivibilità, piano sicurezza con azioni di prevenzione alla violenza urbana nelle aree di criticità, piano commerciale, manutenzione delle infrastrutture, piano sicurezza edifici scolastici, razionalizzazione delle spese ed equa distribuzione dei carichi tributari, trasparenza totale degli atti di governo, massima sburocratizzazione e attuazione del piano sociale di zona con politiche sociali di contrasto alla povertà, spazi verdi e un parco pubblico per il tempo libero anche per i bambini e i ragazzi, per citare solo alcune delle priorità.
E, insieme, sarà progettato un programma di investimenti attraverso risorse europee; per pianificare il nostro futuro; per rendere le periferie sempre più collegate e vivibili; per ottenere un piano urbanistico adeguato e integrato; rivalutazione, recupero e sviluppo sociale del centro storico che parta e coinvolga i cittadini del quartiere.”
Possiamo fare a meno di petrolio e gas ?
L’energia è centrale nello sviluppo del Sud. Giornate decisive per scelte di lungo periodo.
10 miliardi di metri cubi di gas arriveranno in Italia dall’ Arzebaijan. Prima o poi. Approderanno sulle coste pugliesi dopo aver attraversato Grecia, Albania e mar Adriatico. Saranno utili a tutti ed al Sud più di ogni altro. L’Italia ha bisogno di questo gas – dice il governo, senza esitazioni – riferendo in Parlamento. Ne ha bisogno per soddisfare la domanda di energia complessiva con certezza di forniture. La notizia giunge in giornate decisive per nuove scelte che interessano Regioni, Comuni, associazioni, aziende. Il 9 e 10 aprile a Roma si svolgerà il G7 energia e bisogna essere credibili. L’energia è un pilastro della nostra economia con effetti sulla vita di tutti i giorni. La politica se ne appropria a fasi alterne ed ora è il tempo della visibilità. La prossima strategia nazionale ruoterà intorno alle fonti rinnovabili – eolico, fotovoltaico, geotermia – ma non potrà penalizzare quelle tradizionali. Il documento finale sarà varato entro giugno, ma , come non accadeva da anni ( tranne che per il referendum sulle trivelle ), si discute sugli impatti ambientali delle nuove infrastrutture di accumulo e di trasporto. Il realismo di una bolletta pesante per le nostre tasche – oltre che per la bilancia dei pagamenti – fa comunque riflettere. Dinanzi ad una palese necessità strutturale, si è messo mano al riassetto del sistema di approvvigionamento, trasporto e distribuzione. Molti studi indicano integrazione e coesistenza delle varie fonti. Molti tavoli sono aperti sullo sfondo degli obiettivi intangibili delle conferenze sul clima di Parigi e di Marrakech. Poche settimane e si vedrà chi è a favore di un percorso di medio – lungo periodo, con tendenziali riduzione di costi e chi attraverso i blog descrive scenari ingannevoli. Non può permettersi, l’Italia, di essere marginalizzata tra i Paesi industrializzati con la zavorra di ritardi strutturali e posizioni ideologiche. Tutta l’Europa gioca la partita del futuro, mentre Donal Trump se la gioca in casa nel chiuso di anacronistici muri . Per il gas, il Gentiloni e il Ministro Calenda reputano interessanti tutte le iniziative progettate, a partire dal rafforzamento della dorsale di trasporto da Sud a Nord, necessaria per la nascita della rete di gasdotti europea. Un’altra sfida per le imprese italiane, per il valore prodotto e le migliaia di posti di lavoro. Ha a che fare il gas con la riduzione di Co2 e la sostenibilità ambientale ? Si, in un contesto evolutivo con traguardi già fissati al 2030. Chi sostiene che solo le rinnovabili possonio bastare alle necessità nazionali, non è in buona fede. Nel 2016 l’approvvigionamento di energia dall’estero è costato 24 miliardi di euro. Meno rispetto al 2015, ma solo per effetto del calo del prezzo del petrolio. Già quest’anno la spesa totale risalirà a 33-35 miliardi. Il petrolio resta la fonte energetica primaria con il 39% dei consumi. Subito dopo c’è il gas con un solido 36% e poi le fonti rinnovabili – tutte insieme – al 17%. Dovranno aumentare, non c’è dubbio, ma il cammino è lungo. E si presenta anche accidentato, almeno finché non sarà l’Unione Europea a stabilire regole ferree valide per tutti. Il dato sui consumi di gas del 2016 in Italia può indurre i sostenitori delle rinnovabili uber alles ad analisi più accorte, meno roboanti. Il consumo italiano è aumentato del 4,3 % perché in Francia sono stati fermati i reattori delle centrali nucleari con la conseguenza di un balzo della produzione termoelettrica di casa nostra per assicurare energia a famiglie ed imprese. Le sole rinovabili non avrebbero potuto far fronte alle necessità generali. Chi lo pensa e lo dice illude. Non si costruisce un futuro credibile trascurando questi fatti.
Perché il Napoli non deve giocare a mezzogiorno, di domenica. E’ il segreto dell’”onda marina” di cui parlò P.M. Doria, nel 1709
I Napoletani sono carichi di un magnetismo che, come un’onda marina, sospinge e guida i giocatori. Per tre secoli gli studiosi hanno pensato che questa forza nascesse dal Vesuvio: oggi si ritiene che nasca dal ragù, in cui il potere “infernale” del pomodoro si trasforma in energia positiva. Ma il ragù va consumato dopo le 13.30: e dunque solo il Nemico può pretendere che il Napoli, la domenica, giochi a mezzogiorno.
L’allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, ha detto chiaramente che giocare la domenica a mezzogiorno gli fa schifo. Dalle sue parole è divampato subito il fuoco della polemica, di una polemica in verità pretestuosa, tanto che la mia amica Tilde, lauretana, competente di calcio e tifosissima del Napoli, si è vista costretta ad elencare puntigliosamente tutti gli allenatori che prima di Sarri avevano espresso giudizi risolutamente negativi su quell’orario: e nessuno aveva fiatato: tutto “pace e amore”. E’ quasi certo che il giudizio di Sarri e dei suoi colleghi nasce da ragioni di sport, ma dietro questa “incompatibilità” tra la squadra di Mertens e di Insigne e la partita del mezzogiorno domenicale c’è, forse, una storia straordinaria.
Tutti sanno che nello stadio il tifo dei napoletani ha una natura particolare: è come un vento che spinge alle spalle i giocatori azzurri, li carica di energie, dà forza al pallone e ne modifica la traiettoria: perfino certi stop alla Maradona, eseguiti da qualche difensore di Sarri dal piede non proprio sensibile, sono in realtà guidati da questo vento magico che cala dagli spalti e frena la sfera depositandola delicatamente sul piede del giocatore. A questo vento da stadio si unisce il soffio gigantesco che viene dalle case. Quando gioca il Napoli e la TV trasmette la partita, per le strade delle città che hanno l’azzurro nel cuore si muove uno strano silenzio, che non è quiete, ma spasimo, vibrazione, impeto: esplode, questo silenzio, in un boato quando il Napoli segna, e tremano i vetri, e si scuotono perfino i muri, tanto che nel 2011 quando Cavani mise la palla in rete sul campo del Manchester City l’esultanza dei tifosi napoletani venne registrata dall’ Osservatorio come una scossa sismica.
Insomma, l’avete capito: il tifo dei napoletani è un’onda – gigantesca come l’onda di Courbet – carica di una forza magnetica che si sprigiona dal corpo e dal cuore delle persone. Renato Fucini e Vicente Blasco Ibanez scrissero che i Partenopei e i Vesuviani sono gente “affascinante”: e si scusarono per la banalità dell’aggettivo: non avevano trovato di meglio: non sapevano, gli ingenui, che quel “fascino” è invece una forza reale, come l’energia che si irradia da una calamita.Nel 1709 Paolo Mattia Doria sollevò per un attimo il velo che la politica e i teologi avevano steso sullo sconvolgente fenomeno, illudendosi di nasconderlo. Scrisse il Doria che quando il Vesuvio è prossimo a eruttare, l’aria si impregna di zolfo, e una” forza” – travolgente come “un’onda marina” – pervade cuore e corpo degli “indigeni”, a tal punto che essi diventano facili all’ira e all’impeto, e inclini “a ferire”: in quei momenti aumentano in tutto il territorio i reati di sangue. A metà dell’Ottocento anche il dott. Giuseppe Maria Carusi pensò che dalla lava del vulcano si sprigionasse una “elettricità antagonista “capace di attirare verso il cratere, perfino dalla lontana terra di Benevento, nugoli di insetti e sciami di farfalle: essi, sentenziò il dottore, non possono resistere all’”attrazione”, “invano cercano di fuggire, perché, sospinti dalla forza estranea al loro volere”, vanno a morire nel cratere.
Ma poiché la storia segue sempre un percorso circolare, gli studiosi di oggi assolvono il Vesuvio e spiegano il “magnetismo” dei Napoletani non più con il rosso della lava, ma con il rosso del pomodoro. Nel 1748 scriveva l’abate Chiari che non c’è niente di più malefico del pomodoro, che “accende le passioni”. La maledizione gravò sull’ortaggio fino ai primi anni dell’Ottocento: racconta Stewart Lee Allen che nel 1820, allorché un cittadino del New Jersey, Robert Johnson, annunciò che avrebbe mangiato pubblicamente quel “frutto” del diavolo, si presentò all’esibizione una marea di curiosi, convinti che quel pazzo sarebbe morto al primo morso.
Ma al ragù napoletano la Storia e il Destino hanno assegnato il compito storico di trasformare in energia positiva la forza magnetica del pomodoro, di quel rosso e di quel sapore che in verità lo portano, qualche segno del vizio e della maledizione. Perciò il ragù richiede tempo, pretende un rituale di gesti che la madre di Eduardo De Filippo aveva imparato da sua madre e da sua nonna, chiede la presenza dell’aglio, che, come si sa, è nemico del diavolo e dei lussuriosi. E poi il ragù deve “pippiare”, perché quel lungo borbottio è la garanzia che nel “tiano” l’alchimia del fuoco, i movimenti della “cucchiara” e gli umori dell’aglio e della carne stanno trasformando in positiva la forza magnetica del pomodoro. Chi mangia ragù napoletano assume, e conserva fino a sera, l’espressione estatica di chi ha partecipato a un rito misterico. E quando il Napoli scende in campo, alle 15.00, o alle 18.00, o di sera, misteriose scie di forza si muovono, come una marea invisibile, ma reale, verso lo stadio, verso le maglie: è un’onda oceanica, che non si placa fino all’ultimo minuto, e che può essere esorcizzata e frenata solo da avversari e da arbitri che il Nemico ha opportunamente addestrati.
Dunque, far giocare il Napoli a mezzogiorno è una pugnalata alle spalle: i Napoletani il ragù lo consumano tra le 13.30 e le 14.00, non possono mettersi a tavola alle 11.00: e se anche si mettessero a tavola a quell’ora, non risolverebbero il problema, perché, come disse qualcuno, prima di mezzogiorno il magnetismo del ragù “scaca”.
Somma Vesuviana, il segretario Udc: «Troppe autocandidature fuori luogo, occorre praticità e competenza»
Da circa due settimane Luigi Molaro, dottore commercialista, è il nuovo segretario dell’Unione di Centro che – come conferma lui stesso – sta dialogando con altre forze politiche e aggregando un bel po’ di società civile intorno ad un progetto. Quale? «Somma non ha necessità di opere faraoniche ma di un programma che includa innanzitutto le cose fattibili».
«Cose semplici, risposte ai cittadini che ne hanno bisogno, Somma Vesuviana vuole questo: risposte». Molaro è da pochissimo subentrato alla gestione del partito, in luogo della commissaria Carmela Maiello e tiene a precisare di avere le idee chiare.
Di cosa ha bisogno Somma Vesuviana?
«Di competenza, non certo di improvvisazione. Bisogna partire dalle necessità, dalla messa in sicurezza delle scuole, dalle assunzioni possibili soprattutto nel corpo della polizia municipale, dai Piani di insediamento produttivo».
In teoria è vero, ma in pratica?
«Sono cose possibili anche in pratica, noi conosciamo bene il bilancio comunale, sappiamo quali risorse ci sono».
Ovviamente, giacché il delegato al bilancio era il vostro Peppe Nocerino. Sarà anche il candidato sindaco?
«Non è nostro costume partire da autocandidature, noi stiamo lavorando su un programma fatto di cose possibili e sulla competenza».
Lei batte parecchio sul tasto «autocandidature»…
«Certo, perché bisogna poi vedere quanta forza reale abbiano. Prima si crea una coalizione, poi si lavora ad un programma, solo dopo si individua chi può interpretarlo e rappresentarlo».
Ma le amministrative sono alle porte…
«Noi stiamo dialogando, intorno a noi si stanno aggregando forze che si riconoscono nel centro oltre ad una consistente fetta di società civile. Nei prossimi giorni continueremo il dialogo con chi sarà interessato».
Per esempio, Forza Italia?
«C’è un nuovo commissario (ndr, Antonio Pentangelo), non lo abbiamo ancora incontrato ma certamente accadrà».
Altro esempio, il sindaco uscente?
«Neanche lui, la cui candidatura non mi sembra ancora ufficiale, abbiamo ancora incontrato».
Le caratteristiche di un candidato sindaco che sarebbe gradito all’Udc?
«Competente, onesto, capace di realizzare un programma fattibile».
Impianto compostaggio a Marigliano, la stoccata del sindaco Pd al parlamentare Fi Paolo Russo
Il primo cittadino di Marigliano difende la decisione dell’amministrazione comunale di ospitare il sito di digestione aerobica dei rifiuti organici e critica il parlamentare di Forza Italia, Paolo Russo, il cui partito si sta battendo contro l’implementazione dell’impianto sul territorio.
«Mi fa piacere che l’onorevole Russo si interessi delle sorti della nostra città. Avrebbe potuto farlo anche prima, quando è stato per vari anni presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Ma non ricordo nessuna opera particolarmente significativa che abbia portato avanti o realizzato nella sua qualità», così si toglie qualche sassolino dalla scarpa il sindaco Antonio Carpino, del Pd, intervistato per la rubrica “Punto di vista” del canale televisivo “Otto Channel”.
L’impianto di compostaggio divide Marigliano, non tutti sono favorevoli alla sua creazione, soprattutto il partito locale di Forza Italia, il cui “dominus” è il parlamentare Paolo Russo. Rispetto alla decisa contrarietà dei forzisti, il primo cittadino ricorda che «tutti i comuni dell’area nolana, qualche anno fa, compresa Marigliano, che all’epoca era a guida Forza Italia, concordava sulla necessità di realizzare un impianto di compostaggio in zona. A Marigliano, in base all’accordo con i comuni dell’area nolana, doveva essere realizzato l’impianto di compostaggio che servisse tutta l’area. E c’era un protocollo d’intesa».
Il sindaco sponsorizza ancora una volta la decisione della sua amministrazione di ospitare la struttura sul territorio, sostenendo che non comporterà un impatto ambientale e che determinerà dei vantaggi in termini economici con un dimezzamento dei costi da sostenere per lo smaltimento della frazione organica dei rifiuti urbani, che sarà – secondo quanto dice – quella prodotta da circa 200 mila abitanti.
A queste parole ribatte la consigliera comunale di centrodestra Filomena Iovine, che su Facebook scrive: «Balle spaziali: impianto di compostaggio per 200.000 abitanti che fa dimezzare i costi, circa una ventina di comuni che sverseranno sul nostro territorio. Che gran piacere faremo a De Luca. Mi raccomando ricordatevi queste parole».
Francobollo speciale per Gennaro Auricchio, oggi annullo speciale a Somma Vesuviana e Cremona
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo oggi, mercoledì 22 marzo 2017, un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica «Le Eccellenze del sistema produttivo ed economico» dedicato alla Gennaro Auricchio, nel 140° anniversario della fondazione, del valore di € 0,95. Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. e distribuito con una; tiratura di ottocentomila pezzi. La vignetta raffigura una forma del provolone Auricchio affiancato da una piccola porzione con, in basso, un cespo di insalata e dei pomodorini. In alto a destra è riprodotto il logo del 140° anniversario della fondazione dell’azienda casearia. Completano il francobollo le date “1877-2017”, la scritta ITALIA e il valore € 0,95. Il bozzetto è di Anna Maria Maresca. A commento dell’emissione viene realizzato il bollettino illustrativo con articolo a firma di Antonio, Giandomenico e Alberto Auricchio. Lo sportello filatelico dell’ufficio postale di Cremona Centro e l’ufficio postale di Somma Vesuviana (NA) hanno utilizzato il giorno di emissione, il rispettivo annullo speciale realizzato da Filatelia di Poste Italiane. Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati possono essere acquistati presso gli Uffici Postali abilitati, gli“Spazio Filatelia di Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia e sul sito poste.it.
Di seguito il testo firmato da Antonio, Giandomenico e Alberto Auricchio:
Siamo orgogliosi della nostra storia profondamente radicata sulle splendide pendici del Vesuvio, da sempre fedeli interpreti e custodi di una tradizione casearia artigianale dai sapori antichi ed unici, animati dalla stessa immutata passione, consapevoli del privilegio di rappresentare da quattro generazioni l’eccellenza dello stile italiano riconosciuto in tutto il mondo.
Quest’anno, oltre ai 140 anni dalla fondazione della nostra azienda, ricorre anche il decimo anniversario della scomparsa di nostro padre Gennaro, nipote del fondatore. Ci piace pensare che questo importante e preziosissimo riconoscimento, rappresentato dall’emissione di questo francobollo, possa essere anche il nostro ringraziamento a Lui per l’immenso lavoro che ha fatto. Nostro padre è il vero artefice di quello che la nostra azienda è oggi. Senza di Lui anche il marchio Auricchio sarebbe in mani straniere. Con orgoglio e tenacia ha legato la nostra famiglia all’azienda rendendole un tutt’uno. Siamo arrivati ad essere un gruppo caseario con sette stabilimenti produttivi tutti in Italia e continuiamo a produrre artigianalmente i grandi formaggi della tradizione italiana. Su ciascuno dei nostri prodotti è presente il nostro nome e, come Lui ci ha insegnato, li accudiamo come figli, consapevoli dell’enorme responsabilità che abbiamo nel dover tenere alta la qualità di ciò che offriamo al mercato. L’ azienda Gennaro Auricchio è stata fondata nel lontano 1877 a San Giuseppe Vesuviano, in Provincia di Napoli, dal nostro bisnonno Gennaro. Oggi la sede principale è a Cremona e quotidianamente da qui raggiungiamo, attraverso i nostri prodotti, le altre sedi presenti in diverse regioni italiane, quasi a rappresentare una rete che ci rende ogni giorno uniti a tutta l’Italia. Noi siamo la quarta generazione di una famiglia che da sempre ha voluto produrre i propri formaggi artigianalmente, nel pieno rispetto delle tradizioni italiane e tramandando di padre in figlio una ricetta, il cosiddetto “Segreto di don Gennaro”, gelosamente custodito a garanzia di prodotti unici, fatti ancora a mano e riconosciuti in tutto il mondo per la loro elevata qualità. Nei nostri stabilimenti il metodo produttivo tradizionale si integra perfettamente alle più moderne tecnologie a salvaguardia dell’assoluta sicurezza alimentare richiesta dalle normative nazionali ed internazionali. Sin dalla fine dell’ottocento l’azienda ha varcato i confini per raggiungere i mercati europei e nord americani, seguendo gli emigranti che portavano con sé il Provolone Auricchio a testimoniare il loro legame con la terra natia. Da sempre Auricchio è sinonimo di provolone nel mondo ed è per noi un vero orgoglio portare oggi tutti i nostri formaggi in oltre 45 Paesi. Esportiamo circa il 40% del nostro fatturato, una quota record per il settore. Abbiamo due filiali commerciali all’estero: una negli Stati Uniti e una in Spagna che serviamo con formaggi prodotti esclusivamente in Italia. Auricchio non è più solo il provolone. Nei nostri stabilimenti produciamo con la stessa cura anche Pecorino Romano, Gorgonzola, Taleggio, Quartirolo Lombardo, Parmigiano Reggiano, mozzarelle, pecorini freschi e stagionati, caciotte e ricotte di mucca e di pecora. Raggiungere 140 anni di storia per un’azienda non è facile e farlo avendo alla guida sempre la stessa famiglia ci rende una delle poche aziende familiari italiane a rappresentare ancora con orgoglio il vero Made in Italy nel mondo. Ѐ davvero un onore per noi suggellare quest’anniversario anche attraverso questa importante onorificenza che il Ministero dello Sviluppo Economico e Poste Italiane ci hanno riservato con l’emissione filatelica che qui è presentata. E ancor più cresce l’orgoglio perché́ appartenente al “Made in Italy”, da sempre sinonimo di eccellenza. Farne parte è per noi un ulteriore riconoscimento che l’impegno che dedichiamo ogni giorno ai nostri prodotti viene condiviso da chi crede nell’importanza dei prodotti italiani nel mondo.
Antonio, Giandomenico e Alberto Auricchio
“Sua Eccellenza”, la mozzarella di bufala: domani a Roma la presentazione del libro di Paolo Russo
L’appuntamento è per domani presso il Centro Congressi Coldiretti di Palazzo Rospigliosi.
La mozzarella di bufala campana Dop è un must di successo e bon vivre che tutto il mondo ci invidia dietro il quale c’è il lavoro degli allevatori nelle stalle e quello dei trasformatori, c’è l’abnegazione di quanti operano negli organismi preposti alla tutela e c’è la storia di un Paese che ha fatto dell’agricoltura di qualità un fiore all’occhiello”: E’ quanto si legge nel volume “SUA ECCELLENZA”, Rogiosi Editore, di Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura della Camera nella XVI legislatura e primo firmatario di numerose proposte di legge d’interesse agricolo, che sarà presentato giovedì 23 marzo a Roma, presso il Centro Congressi Coldiretti di Palazzo Rospigliosi.
Una occasione per riflettere sui primati della prima produzione casearia del mezzogiorno, sulla necessità di difenderli da episodi e tentativi di denigrarne e comprometterne l’immagine e dare un contributo alla valorizzazione di un prodotto radicato sul territorio, determinante per l’occupazione e l’economia.
Con l’autore interverranno Pier Maria Saccani, Direttore Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala campana Dop, Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti e Maurizio Martina, Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
Nell’occasione sarà allestita l’esposizione “Le forme della mozzarella di bufala” e presentata una analisi sui primati conquistati dalla Mozzarella di Bufala Campana Dop nel 2016
Ottaviano. XXII Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti della Mafia
Si è svolta a Ottaviano la manifestazione organizzata dal Laboratorio Civico, in accordo con Libera, dedicata alla XXII Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti della mafia.
Alle 11.15, in contemporanea con oltre 4000 luoghi in tutta Italia, anche in Piazza Municipio a Ottaviano, sono stati letti i 900 nomi vittime della mafia. Sono intervenuti tutte le forze dell’ordine, l’amministrazione comunale, le scuole di Ottaviano e una rappresentanza delle famiglie Cappuccio e Beneventano. I nomi sono stati letti dai bambini delle scuole di Ottaviano che hanno presidiato la manifestazione. Alla fine dei saluti istituzionali, in ricordo delle vittime, sono stati volare al cielo numerosi palloni.
La sintesi

