Questo pomeriggio il Parlamento europeo si occuperà dell’emergenza Terra dei Fuochi in Campania durante la seduta plenaria a Strasburgo.
Il commissario Ue all’ambiente Karmenu Vella verrà chiamato a rispondere ad un’interrogazione parlamentare promossa dalla delegazione dei 15 eurodeputati del M5S Europa in cui si chiede se la Commissione Ue sia “consapevole della situazione e se può indicare le opzioni strategiche per avviare la bonifica e fermare lo smaltimento dei rifiuti pericolosi”.
“Nella Terra dei Fuochi – spiega l’eurodeputato Piernicola Pedicini, promotore dell’interrogazione, – si continua a morire, il nostro movimento sta facendo di tutto affinché le istituzioni Ue possano intervenire per porre fine a questa inaccettabile prevaricazione dei diritti fondamentali, tra cui quello alla salute e per un ambiente sicuro”.
La Terra dei Fuochi – è sottolineato nell’interrogazione – è una vasta zona della Campania in cui si trovano più di duemila siti altamente inquinati che incidono sulla vita di circa due milioni e mezzo di abitanti, i quali muoiono a causa di tumori dovuti all’esposizione a fuochi spontanei altamente tossici prodotti dallo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi gestito dalla camorra. La zona dei fuochi tossici interessa 57 comuni tra Napoli e Caserta. Nessuno sa con esattezza quanti rifiuti tossici vi siano stati sepolti negli anni e dove. Tale inquinamento provoca un eccesso di mortalità e un aumento significativo dell’incidenza di varie forme di tumore, così come documentano le relazioni pubbliche dell’Istituto superiore di sanità. In 32 comuni della provincia di Napoli, la mortalità supera la media regionale del 10% (per gli uomini) e del 13% (per le donne), mentre in 23 comuni della provincia di Caserta del 4% e del 6%, rispettivamente. Il Registro dei tumori della Provincia di Napoli ha riscontrato un’incidenza eccessiva dei tumori al sistema nervoso centrale nel primo anno di vita (+128%) e nella fascia di età tra gli 0 e i 14 anni (+42%).
Va anche ricordato che a metà marzo scorso il commissario europeo alla Salute Vytenis Andriukaitis ha comunicato che visiterà le aree campane della Terra dei Fuochi e si è impegnato a avviare un focus scientifico sulla mortalità infantile e sui problemi ambientali di quei territori.
L’annuncio era stato dato al termine di un incontro a Strasburgo tra il commissario Ue, l’eurodeputato Piernicola Pedicini e i consiglieri della Regione Campania Valeria Ciarambino e Maria Muscarà.
Il sottosegretario Migliore: “Supportiamo gli amministratori locali, vincere la sfida contro le mafie è possibile”
Grande successo per la prima campana dello spettacolo teatrale “Il Sindaco Pescatore”, l’evento organizzato dall’associazione Magic Event in collaborazione con la fondazione Angelo Vassallo ed il patrocinio del Comune di Casalnuovo di Napoli per ricordare la figura di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica assassinato nel 2010. Prima dello spettacolo, interpretato da Ettore Bassi, il palco del teatro Magic Vision ha ospitato un dibattito incentrato sulla legalità al quale hanno preso parte il vescovo di Acerra Monsignor Antonio di Donna, il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, il presidente della fondazione Dario Vassallo, il sindaco di Casalnuovo Massimo Pelliccia, la consigliera Metropolitana Katia Iorio ed il presidente di Anci Campania Domenico Tuccillo.
“In serate come queste – ha dichiarato il sottosegretario – si restituisce alle comunità l’orgoglio di appartenere a quella parte sana delle città. Questa parte di cittadinanza non si lascia intimorire e si unisce al lavoro quotidiano dei suoi amministratori e rappresentanti istituzionali, delle forze dell’ordine. Dobbiamo essere consapevoli che è possibile non solo vincere la sfida contro le mafie, ma che noi come generazione dobbiamo sancirne la fine”.
Durante il dibattito il sottosegretario Migliore si è inoltre soffermato sulla proposta di modifica di legge presentata da alcuni parlamentari che prevede l’inasprimento delle pene per chi minaccia sindaci ed assessori. Sull’argomento si è espresso anche il primo cittadino Pelliccia: “Noi amministratori siamo rappresentiamo l’unico front office per i cittadini, ci viene chiesto di fornire delle risposte anche per tematiche che competono agli organi sovracomunali e non hanno i giusti poteri per affrontare delle criticità complesse. I dati parlano chiaro – ha aggiunto il sindaco – solo nello scorso anno sono stati 180 i sindaci e gli amministratori locali che hanno denunciato minacce e violenze subite. Nei primi tre mesi del 2017 siamo già a 15 denunce registrate. Noi siamo in prima fila sempre, seguendo l’esempio di uomini come Angelo Vassallo che hanno pagato a caro prezzo il conto delle loro battaglia, ma abbiamo bisogno di essere sostenuti e tutelati durante lo svolgimento delle nostre funzioni”.
“La Chiesa, insieme alle istituzioni ed alle amministrazioni comunali – ha dichiarato il vescovo Di Donna – è molto presente sui nostri territori. Alla parola giustizia serve abbinare anche il concetto di giustizia, che appartiene al patrimonio dottrinale della chiesa cattolica. Dobbiamo agire tutelando i cittadini mettendo in campo di azioni giuste e di supporto dedicate ai giovani ed alle famiglie”.
Numerosi i sindaci dell’area metropolitana, i consiglieri regionali ed i parlamentari che hanno preso parte alla prima campana dello spettacolo: “Siamo molto soddisfatti della riuscita dell’evento – ha aggiunto a margine dell’evento la consigliera Iorio – la presenza in sala dei sindaci e di numerosi esponenti politici si unisce tutti sotto il tema della buona politica e della lotta alla criminalità”
L’associazione civica neAnastasis promuove per venerdì 7 aprile presso la Sala conferenze dell’Istituto Scolastico «L. Pacioli», un incontro pubblico per esaminare il PUC redatto dallo studio Benevolo.
Effettuare un’analisi critica del Piano Urbanistico Comunale di Sant’Anastasia insieme a politici e cittadini: è quanto farà l’associazione civica neAnastasis presso la Sala conferenze dell’Istituto Scolastico «L. Pacioli». Ad aprire i lavori sarà Vincenzo Spadaro di neAnastasis mentre il dibattito sarà animato dagli interventi del sindaco Abete, dell’assessore Prisco, e dei consiglieri comunali d’opposizione Capuano (Psi) e Coccia (Pd). Il giornalista Francesco Gravetti modererà l’incontro.
Al centro della discussione, indi, ci sarà il PUC redatto dallo studio Benevolo e consegnato all’Amministrazione Comunale di Sant’Anastasia a circa sei anni dal conferimento dell’incarico. In questo lasso di tempo, il gruppo attivo da anni sul territorio vesuviano, ha affrontato svariate volte l’argomento in questione con diversi contributi pubblicati sul nostro quotidiano, redatti sulle bozze del Piano che via via venivano rese pubbliche. Ora, lo strumento di gestione del territorio sarà esaminato punto per punto.
«Lo scopo della manifestazione è quello di tentare di mettere al centro dell’agenda dei nostri politici questa discussione. Senza nessun pregiudizio. Tant’è vero che abbiamo fortemente voluto che tra i relatori ci fossero il sindaco, l’assessore ed esponenti dell’opposizione. Il fine ultimo è cercare di capire cosa i politici intendono fare e cosa i cittadini si aspettano. Il PUC è lo strumento più importante di una comunità perché traccia lo sviluppo di un paese ed è anche il crocevia di tanti interessi. Da questo punto di vista è un banco di prova molto robusto per una vera democrazia partecipata», dichiara ai nostri taccuini Antonio Sasso, anima di neAnastasis, chiosando:
«Abbiamo seguito sin dall’inizio i lavori del PUC avviati dall’amministrazione Pone. L’amministrazione Esposito è stata quella che ha di fatto dato un indirizzo politico alla società che si era aggiudicata la gara. Abbiamo partecipato a tutti gli incontri pubblici previsti, tra l’altro, dalla legge in tema di trasparenza e partecipazione. Sembrava che il PUC fosse uno strumento indispensabile visto anche la cifra consistente pagata per realizzarlo. Noi ci siamo attivati leggendo il corposo materiale prodotto dallo Studio Benevolo. Ci è sembrato un documento poco snello e di difficile lettura. Ne abbiamo anche prodotto un libretto che ne traccia gli aspetti salienti. In questo libretto riportiamo ovviamente anche una nostra lettura critica».
Alla domanda di quali siano gli aspetti avversi del Piano, Sasso risponde che «uno dei punti più delicati riguarda il tentativo di aggirare la legge della Zona Rossa che ha dichiarato la non edificabilità nei comuni a rischio vulcanico. Nel PUC si prospetta la possibilità per un proprietario nel centro storico di abbattere e di ricostruire su un terreno nella zona a valle. Come è facile capire, risulta molto improbabile trovare persone disponibili ed economicamente attrezzate per sobbarcarsi l’onere di abbattere (ovviamente senza ripristinare altre case) e ricostruire».
«Questo è uno degli aspetti critici», ha sottolineato il portavoce di neAnastasis, concludendo: «Ci ha quindi colpito che tutto sia finito nel dimenticatoio e che un documento così importante non interessi né all’amministrazione attuale (erede della precedente) né all’opposizione». L’incontro si terrà venerdì 7 aprile, alle ore 18.
Domani, giovedì 6 aprile (ore 15), nell’aula consiliare del municipio si terrà il convegno organizzato dalla commissione comunale Pari Opportunità in collaborazione con l’assessorato alle politiche sociali.
Dopo i saluti del sindaco Lello Abete, della vicesindaco Carmen Aprea, dell’assessore alle politiche sociali, Rossella Beneduce, della presidente commissione pari opportunità Luisa Merone e dell’avvocato Antonio Celati (presidente UAMSA), ci saranno gli interventi di Tiziana Franchi (presidente associazione Padri Separati), dello psicologo Alessandro Nenna, degli avvocati Paola Scalvini, Mario Scala e Ilaria Passaro, nonché la testimonianza di A.G. in merito alla «Sofferenza del padre separato».
«Oggi sono circa 800mila i padri separati a rischio povertà in Italia – spiega l’assessore Rossella Beneduce – molti di loro si rivolgono alla Caritas o ad altre strutture benefiche per trovare un posto in cui dormire o un pasto caldo da consumare. Abbiamo voluto dare voce ai padri in una società “madrecentrica” dove il ruolo del padre ha spesso un posto marginale.
Il numero dei padri separati che si trovano in una situazione di disagio economico ha raggiunto cifre altissime – dice la presidente della Cpo comunale, Luisa Merone – la separazione, le difficoltà economiche, l’impossibilità ad avere una casa, confina
questi uomini in uno stato di indigenza a cui si somma il dolore per l’allontanamento dai figli. Il convegno “Io, padre separato” denuncia una disparità di trattamento tra uomo e donna dopo la fine di una relazione quando siamo in presenza di figli».
La confisca segue il sequestro preventivo dei beni effettuato nel febbraio 2015 dal Gico della Guardia di Finanza.
La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito, su disposizione della DDA, un decreto di confisca di beni mobili ed immobili e quote societarie per circa 320 milioni di euro nei confronti di due affiliati al clan camorristico Contini e di loro prestanomi.
Destinatari del provvedimento sono Ciro Di Carluccio – ritenuto il cassiere del clan Contini e l’uomo di fiducia del boss Edoardo Contini – e del fratello, Gerardo Di Carluccio.
La confisca segue il sequestro preventivo dei beni effettuato nel febbraio 2015 dal Gico della Guardia di Finanza.
Oltre 100 i prestanome individuati nel corso delle indagini.
Tra i beni confiscati vi sono 41 distributori di benzina tra Campania e Molise, 20 bar tra Napoli ed Avellino, tre tabaccherie, tre aziende per la torrefazione di caffè nella zona industriale di Napoli, quattro tra gioiellerie ed oreficerie, due immobiliari, e 27 immobili, tra i quali una villa sull’isola d’Ischia.
L’ex consigliere provinciale rendere pubblica la sua posizione critica nei confronti dell’attuale compagine al governo della città: «Esiste un diverso modo di concepire i rapporti politici ed il progetto per la Città».
“Ritengo necessario rendere pubblica la mia posizione critica nei confronti dell’attuale compagine al governo della città. – è quanto dichiara l’ex Consigliere provinciale di Napoli, Giorgio Carcatella,- Sono giunto a tale determinazione in considerazione dell’aria pesante che da troppo tempo si respira in Città che, associata ad una mancanza di progetto di prospettiva, pone l’attuale Amministrazione Comunale in una condizione di stallo che segna profondamente lo sviluppo del territorio.
Ho dovuto prendere atto che il tentativo che avevo posto in essere, nella lista civica Progetto SanGiorgio, è fallito per mancanza di confronto interno, dovuto ad una volontà precisa di non dare dignità politica ad un soggetto che poteva rappresentare una novità plurale nel panorama cittadino. L’uscita di alcune forze politiche originarie della coalizione (Liberamente SanGiorgio – Centro Democratico – Italia dei Valori) hanno rafforzato il convincimento che si è preferito consolidare un rapporto con chi, all’atto della costituzione della coalizione, si schierava contro, con tentativi vari di “fabbriche e laboratori”, utilizzando talvolta, anche argomenti poco edificanti, per poi presentarsi al tavolo della compagine della coalizione.
Nel corso di questo periodo ho tentato su alcuni temi di avviare un confronto che riportasse il dibattito sui problemi della città a partire dall’Impianto di cremazione, fortunatamente evitato per come si ipotizzava di realizzarlo; L’utilizzo della CUC (Centrale Unica di Committenza) come strumento generale a cui far riferimento, registrando la scelta di estrapolare la gestione dell’Assistenza Sociale, che pone seri problemi per le prospettiva contrattuali degli addetti e la qualità dei servizi erogati; Una battaglia a viso aperto all’evasione tributariarelativamente alla Tari, provando a dare un contributo anche professionale, ma tentativo, al momento, fallito per mancanza di collaborazione, dovuto a qualche zona d’ombra; L’incomprensibile sovrapposizione di ruolo di qualche dirigente che funge da controllato e controllore nella gestione di servizi alle persone.
Questi temi che, uniti ai troppi procedimenti legali in corso, per i quali mi auguro che si faccia chiarezza quanto prima, e alle faide, tutte interne al palazzo, fatte di denunce anonime e veleno gratuito, mi spingono a considerare, da Uomo Libero, chiusa la mia esperienza di sostegno politico all’attuale compagine di governo. Chiarisco che non vi è nulla di personale nei confronti del Sindaco, ma una presa d’atto di un diverso modo di concepire i rapporti politici e il progetto per la Città”.
Ospiterà artisti provenienti da tutta Italia e oltre e sarà una opportunità per quelli locali. L’8 aprile, alle 19, 30, ‘o Vascio room – gallery apre le sue porte e spalanca il suo sguardo sulla creatività. Un piccolo spazio espositivo che sarà vetrina di arte contemporanea. In via Nuova 1, nel centro storico di Somma Vesuviana, ancora una volta a dimostrare l’estro di chi vive il borgo. Dall’8 aprile al 6 Maggio 2017 Vernissage, mostra collettiva DIS-PLAY. 47 artisti italiani in dialogo con un formato display di circa 5 pollici, 7.5×12 cm con le più svariate tecniche artistiche.
La room gallery « ’o Vascio ”» è un luogo mentale prima ancora che fisico. Nasce nel cuore di un centro storico alle falde del Vesuvio, all’incrocio di due strade che puntano a Levante. Via Nuova 1 è l’indirizzo che geo-localizza uno dei tasselli per la riqualificazione del centro storico in cui la galleria trae linfa. Antonio, Ferdinando, Salvatore, Ruggiero, Francesco sono alcuni dei nomi e delle menti che ruotano intorno all’energia generatrice di questo spazio-vetrina. Mary Pappalardo cura le esposizioni e lavora alla proposta estetica della galleria. Un piccolo contenitore di idee, una finestra sull’arte contemporanea, una stanza a bordo strada che ne assorbe la vitalità e l’irriverenza. Un incrocio di mondo che filtra ma non spegne l’opportunità espositiva. ‘O Vascio ha un cuore popolare e una visione professionale e aperta alle proposte artistiche e culturali contemporanee.
Ecco l’anticipazione del Vernissage dell’8 aprile: «Gioco, non gioco. Luce, non luce. Azione, non azione.
Come un interruttore da accendere o spegnere, questo incontro a più creatività, vuole riflettere su quale sia il moderno motore che guida le nostre personali scelte di gusto. Riflette su cosa il nostro sguardo attira vorticosamente alla memoria, sedimentando ciò che passa solo per alcuni istanti nel nostro sentire. Diversi luoghi e differenti tecniche accomunano gli artisti che compongono questo mosaico espositivo, ciascuno con tasselli di opere pittoriche, scultoree, grafiche e fotografiche. Tutti accomunati da un unico formato. Piccolo, arduo, ormai familiare tramite i moderni display. Una lotta impari in cui la ristrettezza del campo d’azione è inversamente proporzionata alla difficoltà, al saggio di bravura, alla pericolosità dell’azione che stenta a realizzarsi. Unico atteggiamento possibile, forse, è quello “devozionale”, in cui l’artista si china, si avvicina all’opera. Così anche l’osservatore. Costretto ad avvicinarsi, a mettersi in gioco con lo sguardo, a sentire il profumo della creazione, non è più un osservatore fintamente attivo di un display digitale, ma entra in campo, memorizza, esprime reale consenso o dissenso e non è improbabile che riesca a inciampare con lo sguardo in un’opera ipnotica che si aggrappi alla visione. Piccolo formato, porta “aurea”, spazio mentale in espansione.
ARTISTI IN MOSTRA
Alessia Consiglio
Angelo Coppola
Amedeo Cuomo
Andrea Simeone
Anna Maglio
Antonio Angri
Antonio Cece
Antonio Picardi
Beatrice Pieroni Lubè
Carla Merone
Carmen Guadagni
Daniela Gorla
David Cribbin
Davide Carnevale
Diana D’Ambrosio
Felix Policastro
Francesco Giraldi
Francesco Napolitano
Franco Tirelli
Gianfranco Duro
Gianroberto Iorio
Gioia Perillo
Giuseppe Cantarella
Ivana Storto
Joanna Cribbin
Jusana Opas
Kasia Rutkowska
Luciano Romualdo
Luigi Marchioni
Luigi Pagano
Maya Pacifico
Marcello Fraietta
Maria Laura Abate
Mary Pappalardo
Michele Attanasio
Michele Mautone
Nello Mocerino
Paolo Garau
Raffaele Di Lorenzo
Rino Attanasio
Rosanna Iossa
Salvatore Graf
Teresa Capasso
Ugo Cordasco
Veronica Rastelli
Veronica Vecchione
Vittorio Farese
La meravigliosa storia delle osterie e dellelocande vesuviane si sviluppa, per tre secoli, lungo il sistema di strade che costeggia, dall’interno, il Somma – Vesuvio, ha come attori carrettieri, “vatecari”, briganti, pellegrini e crea una cucina delle carni, dei “baccalari” e delle “erbe”, di cui lo “Smeraldo” si propone di rinnovare le tradizioni.
Lo “Smeraldo” conserva, nel nome, nei menù e nell’atmosfera, le memorie di una famosa locanda, “la Casa ‘e tre pizzi”, erede di quella civiltà delle osterie e delle locande che si sviluppò fino alla metà del sec.XIX lungo le strade disegnate intorno alle pendici del Somma-Vesuvio, dal lato interno, da Cercola fino a Boscoreale, passando per Sant’Anastasia, Somma, Ottaviano. Questo antico sistema di vie, che agli inizi dell’Ottocento venne unificato nella strada dello Sperone, si incrociava con le strade che scendevano, e scendono, in pianura, e andavano, e vanno, a innestarsi nell’altro antico sistema, quello che da Nola porta a Sarno, attraverso Palma, e a Torre, attraverso san Gennarello, San Giuseppe e Terzigno. Ogni giorno, una teoria lunghissima di carri, carretti, calessi, “vetture a trotto”, asini e muli, e poi automobili: e ogni giorno, canovacci interminabili di storie e di personaggi, ora drammatici, ora comici: quel “teatro” vesuviano che è parte integrante e cospicua del patrimonio culturale del Somma-Vesuvio.
Le osterie, le locande e le taverne, che esponevano “frasca” agli incroci strategici, erano i palcoscenici delle popolari rappresentazioni e intanto contribuivano a costruire, con le cucine dei monasteri e con quelle delle masserie e delle ville signorili, la cucina vesuviana, che fu ed è, per necessità e per scelta, una cucina degli ortaggi, delle “erbe”, dei “baccalari” e delle carni. Una cucina che cerca l’accordo con i vini possenti del Vesuvio. Una cucina del sugo, che apre la strada al trionfo del “pane di casa”: il pane di Somma, il pane di San Sebastiano, il pane bianco di Torre Annunziata, che solo i ricchi si potevano permettere, e finché durò la loro stagione, anche i briganti e le loro donne.
Nelle osterie e nelle taverne vesuviane si intrecciarono i destini dei carrettieri onesti e dei “vatecari” che praticavano il contrabbando, dei briganti, dei camorristi, delle spie, dei “doppiogiochisti”. Nel 1861 nella bettola “Ai quattro orologi” di Portici e in un’osteria di Massa si riuniva il gruppo di Nicola Scotto, per metà camorrista, per l’altra metà aspirante brigante, e prima di tutto contrabbandiere di armi: i sostanziosi guadagni consentivano allo Scotto di offrire lauti pranzi a base di carne di agnello alle guardie che avrebbero dovuto trascinarlo in carcere. Il bettoliere Raffaele Ottajano, detto “Cannavella”, di Sant’ Anastasia, era amico del brigante Barone: ma proprio nella sua bettola le spie dei piemontesi ebbero la notizia che Barone aveva trovato rifugio, l’ultimo, nella casa Palamolla di Pollena. Nella bettola di Pasquale Lettieri a Boscotrecase il brigante Antonio Cozzolino Pilone incontrava gli amministratori locali e gli ufficiali della Guardia Nazionale, banchettava con loro e una volta divise con loro la “sciampagna” e i sigari che gli erano stati offerti dalla locandiera dell’albergo “Diomede” di Pompei, sua ardente ammiratrice. A Pilone piacevano le ostesse: gli era devota anche la moglie di Paolo Collaro, “conduttore” della Taverna del Mauro, allevatore di mastini napoletani e spia sia dei briganti che dei piemontesi.
In “Ninfa plebea” Domenico Rea ci racconta che Miluzza, ‘Ntuono e il nonno vanno pellegrini al Santuario di Madonna dell’ Arco e attraversano in biroccio la campagna coltivata “ a pomodori, insalate, cappucce e scarola, con gli alberi già carichi di albicocche, ciliegie, nespole, pesche e i primi fiordifichi e papaveri e ginestre buttati a manipoli.”. Dopo aver venerato la miracolosa Immagine, i tre vanno a consumare il pranzo” votivo” in una cantina poco lontana dal Santuario, la “cantina d’o zuoppo”: pane biscottato di granone, “i recipienti pronti per bagnarlo”, “sperlunghe di provolone piccante”, salame napoletano col pepe e finocchi in pinzimonio, e il carciofo “mammarella”, “la madre di tutti i carciofi”. Aveva ragione Umberto Eco: il “catalogo” dei cibi talvolta crea, da solo, la suggestione degli odori e dei sapori: l’allitterazione della “p” in “sperlunghe di provolone piccante” fa sentire il provolone che pizzica la lingua.
Ha forse ragione chi sostiene che bisogna tornare alla civiltà della taverna, della locanda, dell’osteria, di quei “luoghi” in cui ai cibi è affidato l’arduo compito di raccontarci la gloriosa storia della civiltà popolare, delle sue passioni, della sua ricca umanità: perciò è giusto che i “friarielli” e le melanzane dello “Smeraldo” pretendano che la loro storia gloriosa sia illustrata da un Vito Teti o da un Alberto Capatti.
Mariano CasertaIl sindaco Abete: «La sintesi del nostro modo di ponderare le scelte». Il consigliere Carmine Capuano (Psi): «Nessuna inventiva, nessun guizzo, abbiamo discusso del nulla». Raffaele Coccia (Pd): «Sulle politiche ambientali sembrano scherzare, abbiamo votato no soprattutto per questo». Veruska Zucconi (Alleanza per Sant’Anastasia): «Per ora nessuna inversione di tendenza rispetto a chi, non anastasiano, ha preceduto Caserta rimarcando disaffezione al territorio, speriamo cambi rotta». Annarita De Simone (Forza Italia): «Un bilancio senz’anima, senza strategie, un copia e incolla che non sarebbe degno nemmeno di una gestione commissariale».
I complimenti del sindaco Abete e di altri, consiglieri di maggioranza e supporter, sui social erano ovvi per il «battesimo» dell’assessore Mariano Caserta al suo primo bilancio previsionale, in primis perché lo strumento contabile è arrivato in aula nei tempi programmati e approvato senza diffida. Nella nota stampa diffusa nella serata di ieri (poche dichiarazioni il giorno dopo l’assise che si è svolta lunedì sera) si mette l’accento sulla rispondenza al programma amministrativo (ndr, che visti i tagli e i cambiamenti di rotta non è certo quello del 2014) e su «diverse novità», vale a dire «quelle concernenti i capitoli inediti relativi all’adozione dei piani Peba e al SIA, sia per le risorse destinate alle fasce deboli, su indirizzo e forte impronta dell’assessore alle politiche sociali Rossella Beneduce».
«Nonostante i tagli consistenti e l’incremento dei costi “fissi” del Comune nel bilancio previsionale 2017/2019, – ha affermato nella sua relazione l’assessore Caserta – si è cercato di rispettare quella che risulta essere la nostra agenda politica, le nostre idee e per quanto possibile, il nostro modo di intendere e di interpretare la spesa pubblica. Abbiamo garantito il sostegno allo studio ed alle scuole (€ 35.000 in più rispetto allo scorso anno per la manutenzione dei plessi scolastici, € 8.000 in più per la fornitura gratuita di libri scolastici e circa € 5.000 per l’arredo), maggiori risorse per la manutenzione degli immobili comunali e circa €15.000 da destinare ad eventi di natura culturale e sociale promossi da associazioni attive sul territorio».
La nota stampa continua con l’elenco dei fondi riservati ai capitoli cui si è evidentemente prestato più «attenzione»: «Il bilancio di previsione firmato Caserta riserva particolare attenzione alla sicurezza, alla tutela del verde pubblico ed all’ambiente: sono previsti, infatti, 23.000 EURO in più rispetto all’anno passato per il verde pubblico, un aumento degli stanziamenti sui capitoli per acquistare piccole attrezzature tali da garantire la manutenzione ordinaria ad opera del personale LSU; risorse per arredo urbano con uno stanziamento di € 55.000 ed in merito alla sicurezza 12.000 EURO per l’installazione di nuovi impianti di videosorveglianza, € 10.000 in più per la manutenzione di strade ed oltre € 25.000 per installazione di nuovi pali dell’illuminazione. Il nuovo bilancio include anche le risorse in entrata derivanti dalla transazione GORI (circa 110mila EURO) e l’utilizzo di risorse derivanti dal prolungamento del debito ottenuto dalla transazione AMAV (si registra un minor impegno per il 2017 di € 156.000), nonché il recupero di circa 155mila EURO grazie all’avvio della procedura per l’utilizzo dei locali da parte del Giudice di Pace, per cui l’assessore Caserta ha ringraziato pubblicamente per l’impegno la vicesindaco Carmen Aprea e l’assessore al Patrimonio Fernando De Simone».
Lello Abete
«Sono estremamente soddisfatto del lavoro svolto nella redazione del previsionale – commenta il sindaco Lello Abete – poiché oltre a contenere gli indirizzi politici della giunta comunale e della maggioranza, risulta uno strumento contabile che non trascura priorità e servizi di cui la cittadinanza ha bisogno. In esso è contenuta la sintesi del nostro modo di intendere e di interpretare la politica e di ponderare le scelte e le priorità. Annuncio che, a breve, voteremo in giunta la devoluzione di mutui che ci consentiranno, in parte, di dare il via ad un’opera pubblica necessaria per il nostro territorio e metteremo in piedi una conferenza programmatica per spiegare, come di consueto, il lavoro svolto e ciò che è in cantiere da qui ai prossimi due anni».
Questa la versione destinata ai mezzi di informazione. Noi abbiamo chiesto a chi quel bilancio lo ha bocciato, un intervento per spiegarne i motivi. Di seguito, dunque, le posizioni dei consiglieri di opposizione.
Carmine CapuanoCarmine Capuano (Psi): «L’approvazione del Bilancio comunale con l’allegato Programma delle Opere pubbliche è l’atto più importante per un’amministrazione. In un’aula vuota, si è celebrato invece un passaggio che sembra ed è, una pura formalità. L’assessore al Bilancio, quasi a volersi giustificare, ha messo le mani avanti spiegando che la colpa è della congiuntura internazionale, che c’è un momento economico nero e quindi i soldi sono pochi. Ma nel mio intervento ho spiegato che è proprio nei momenti di crisi che c’è bisogno di inventiva, di attivismo e impegno, per reperire fondi regionali, per capire di cosa ha bisogno veramente la nostra città. Invece niente, in tre anni di amministrazione a Sant’Anastasia non è stato portato nulla di nuovo, e questo si traduce in un programma triennale delle opere pubbliche in cui il primo anno sono previste opere di manutenzione per poche migliaia di euro e nel secondo anno sono previste opere per 24 milioni di euro! Forse l’amministrazione spera in una vincita all’Enalotto? La prova di questo che affermo è anche nella decisione di uscire dal GAL, com’è scritto nella parte finale del programma. Il GAL è il gruppo di azione locale composto da soggetti pubblici e privati che ha, appunto, lo scopo di favorire lo sviluppo presentando progetti in ambito turistico e agricolo con i finanziamenti europei. Avevo manifestato all’epoca dell’entrata nel GAL le mie perplessità in ordine alla mancanza totale di progettualità, e bene facevo visto che ora si fa un passo indietro. Abbiamo il Santuario e il Monte Somma. Cosa è previsto per l’uno e l’altro in questo Bilancio? Le vie d’accesso al Parco, il turismo, cosa è previsto per la piccola economia degli artigiani e commercianti locali? Come ho avuto modo di dire, non è stato neanche possibile aprire un confronto sul Bilancio, perché non c’è nulla su cui discutere».
Raffaele CocciaRaffaele Coccia (Pd): «Il mio voto contrario e quindi quello del Partito Democratico, è giustificato principalmente dall’assenza di politiche di tutela dell’ambiente e dunque della salute dei cittadini. Precisamente, nel mio intervento, ho fatto riferimento al mancato finanziamento delle bonifiche ambientali, che sono secondo il mio avviso importanti oltre che per la salute dei cittadini anche per uno sviluppo legato all’agricoltura. Infatti l’amministrazione ha ritenuto di non usufruire dei fondi destinati alla terra dei fuochi perché secondo loro avrebbero macchiato il nostro comune con un marchio infamante, tant’è che i Comuni confinanti con Sant’Anastasia hanno beneficiato di finanziamenti per la bonifica, per la videosorveglianza, per la pulizia dei regi lagni e molto altro, per somme ammontanti a qualche milione di euro. Nell’audizione della commissione ambiente della Regione Campania, richiesta dal sottoscritto e dal Consigliere Comunale di Pomigliano d’Arco Michele Tufano tenutasi a novembre 2016, chiedevamo un migliore controllo dei siti interessati dagli sversamenti abusivi di rifiuti e di bonifica degli stessi, liquidati dal Sindaco Abete con una frase infelice (ndr, il sindaco Abete disse allora rivolgendosi a Coccia «Abbi fede», frase ripetuta nell’assise cittadina di lunedì 3 aprile), proprio a voler rimarcare il fatto che per le bonifiche non ci sono soldi da spendere. Noi, convinti che la politica debba fare la propria parte, auspichiamo una strategia ambientale migliore e non scherzosa come quella che il sindaco Abete tiene in questo campo specifico».
Annarita De SimoneAnnarita De Simone (Forza Italia): «Se dovessi dare una definizione a questo bilancio, sarebbe “calma piatta”. Un bilancio rigido, senza anima, in cui non si intravede nessuna strategia politica per il paese, Né più né meno di un copia e incolla dei precedenti bilanci ai quali ci ha abituato questa amministrazione. Nemmeno degno di un commissario straordinario. E che cozza con le dichiarazioni fatte sui social dall’assessore. Neanche stavolta c’è stato il cambio di passo, è stata persa un’altra occasione. Il bilancio presenta poche variazioni e quasi tutte in diminuzione non sono stati previsti fondi per i PEBA (ndr, ne è prevista l’adozione ma non sono stanziati i fondi per l’effettiva attuazione), né per i diritti sociali, né per lo sviluppo economico e mentre tutti stringono la cinghia e le risorse si assottigliano, i soldi dedicati ai “servizi generali” e il debito pubblico aumentano. Nessuna diminuzione dei tributi fiscali. Questo bilancio come al solito dimentica di guardare alla città reale e ai bisogni e alle difficoltà dei suoi cittadini».
Veruska ZucconiVeruska Zucconi (Alleanza per Sant’Anastasia): «Un bilancio senza personalità, privo di intenzioni e di obiettivi. Io ero e sono espressione di una politica che portava alte le tradizioni del paese e la cultura ma dopo un assessore, Squillante, che ha rimarcato la disaffezione al paese, mi aspettavo da un anastasiano come Caserta un giro di boa rispetto a chi lo ha preceduto. Abbiamo vissuto un 2016 ‘triste’ per ciò che riguarda le politiche sociali, la cultura. Sono state annullate, annientate, programmazioni culturali storiche, divenute parte integrante della nostra comunità. Ma il 2016 è stato triste anche per il versante degli investimenti. Il nostro comune è passato dal sostenere un ritmo serrato nella programmazione e attuazione delle opere, a una assoluta e completa nullità! Il nostro territorio nel 2016 è stato colpevolmente fermo, o forse è tornato indietro, perché se non si fanno nemmeno le manutenzioni, piuttosto che stare fermi, si fanno addirittura passi indietro! Un esempio per tutti…la biblioteca comunale, rimasta chiusa per tutto il 2016 per lavori di manutenzione iniziati a maggio 2015. Come si può privare gli studenti anastasiani dell’unico luogo pubblico dove studiare, per mancanza di poche risorse per completare l’opera? Possibile che in un bilancio di 15 milioni di euro non se ne trovino poche migliaia da destinarvi? Ho detto all’assessore che, una volta approvato il suo bilancio –ovviamente senza il mio voto – auspico che si torni indietro dalla probabile quanto scellerata decisione di affidare a privati il destino delle attività della biblioteca e che in ogni caso si metta mano velocemente ai lavori. Per la programmazione futura, niente di nuovo, nemmeno un’opera degna di nota è stata introdotta quest’anno nel piano. Piuttosto un passo indietro è stato fatto, se possibile: alcune delle opere già programmate da anni vengono abbandonate. Incredibilmente messa da parte la riqualificazione di Via Marconi, su cui l’amministrazione aveva preso impegno di accendere mutuo in questa sede circa un anno e mezzo fa, quando fu costretta a ritirare la decisione scellerata di finanziare l’intervento con o fondi Tav. E via Mario de Rosa, il completamento di via Verdi, ex via Vallone, e Via Porzio, oggetto addirittura di un manifesto a fine 2015, che annunciava l’inizio dei lavori a breve. Svanito il progetto di piscina comunale dopo che il bando è andato deserto, persa la possibilità di riqualificare Palazzo Nicola Amore, nessun finanziamento colto se non per spettacoli natalizi che hanno avuto l’unico risultato di mortificare le eccellenze anastasiane. Non abbiamo notato alcuna inversione di tendenza rispetto alla nullità amministrativa alla quale, ahimè, ci hanno abituati».
A Pozzilli (IS) un convegno, promosso da I.R.C.C.S. Neuromed e Confindustria, per disegnare i nuovi ponti tra mondo scientifico e mondo della produzione
L’idea di una “rete delle reti” risale agli albori di Internet. Quando reti di computer già esistevano, magari parallele, negli stessi edifici. Ma non parlavano bene tra loro. Internet cambiò tutto, creando un terreno comune sul quale tutte le connessioni già esistenti si aprivano tra loro.
Lo stesso concetto è alla base del meeting “Reti di impresa in Ricerca e Sanità – modelli di integrazione tra ricerca traslazionale e industria”, organizzato da Confindustria e I.R.C.C.S. Neuromed. Il convegno, che si svolgerà nel Centro Ricerche Neuromed di Pozzilli (IS) giovedì 6 aprile alle ore 16, vedrà la partecipazione di esponenti di altissimo rilievo del mondo della Ricerca, dell’Industria e delle Istituzioni in ambito sanitario.
“È un’occasione unica – dice Antonello Montante, coordinatore delle Reti di impresa in Ricerca e Sanità – per far incontrare tutte le esperienze già esistenti, per esaminare quelle collaborazioni che sono già attive nel nostro Paese, ma che devono entrare a far parte di un sistema più ampio, capace di definire il percorso unitario che legherà ricerca traslazionale e impresa”.
È per questo che sul palco ci saranno i rappresentanti delle reti che stanno già uniscono gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, come accade nei settori della Cardiologia e delle Neuroscienze. Assieme a loro, gli esponenti di Confindustria, del mondo dell’Università e dei distretti tecnologici e cluster, realtà impegnate proprio nella messa in rete delle conoscenze. Il contributo dei rappresentanti del Ministero della Salute, infine, darà un’ulteriore impulso al dibattito sulle prospettive di reti che non riguardino solo la biomedicina in senso stretto, ma che puntino ad una innovazione di alto livello che possa generare ricadute su settori molto più ampi.
“Si tratterà – spiega il professor Luigi Frati, Direttore scientifico I.R.C.C.S. Neuromed – di creare modelli nuovi, ma che non partiranno da zero. È necessario infatti mettere a frutto le esperienze e i risultati di chi già è in rete, già lavora con questi obiettivi, ma vuole creare un orizzonte più ampio per l’Italia”.
Valorizzare la ricerca, farla entrare nell’ambito industriale, farla diventare “traslazionale”, è una sfida che tutti i Paesi del mondo stanno raccogliendo con la massima energia. E l’Italia, che nel 1938 creò gli I.R.C.C.S., proprio con l’obiettivo di una scienza che uscisse rapidamente dai laboratori per raggiungere le persone, non può rimanere indietro. Reti esistono, di laboratori, di università, di ospedali, di imprese. Ma il vero salto di qualità sarà il terreno comune tra tutte loro, fatto di norme e procedure che faciliteranno la costruzione di collaborazioni tra mondi diversi. Il meeting di Pozzilli punta a tracciare questa strada, al servizio della ricerca, della salute, e del sistema Italia.
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