Ottaviano: si presenta al pubblico l’Associazione politico – culturale “ Spartacus”

L’ Associazione, presieduta dal dott. Michele La Pietra, organizza l’incontro- dibattito “L’alba di un futuro migliore”.   Domani, mercoledì 24 maggio, a partire dalle ore 20.00, nelle sale dell’ hotel “Augustus”, si presenterà ufficialmente al pubblico l’ Associazione politico-culturale “Spartacus”, di cui è presidente il dott. Michele La Pietra. Occasione e cornice della presentazione sarà  un incontro – dibattito su un tema che indica un progetto e una speranza: “L’alba di un futuro migliore”.  Interverranno, tra gli altri, il prof. Antonello Cutolo e Carmine Cimmino.  Il prof. Cutolo, che insegna all’Università del Sannio, parlerà delle innovazioni tecnologiche che possono orientare e sostenere lo sviluppo del territorio, mentre Carmine Cimmino parlerà di Ottaviano e di turismo culturale.

Somma Vesuviana, la Prefettura: si va al voto regolarmente domenica 11 giugno. Il Pd ci prova, ma non convince.

Assunta Tartaglione
Ieri dal prefetto Carmela Pagano c’erano i democrat in grande spolvero, tutti i massimi esponenti del partito campano: Assunta Tartaglione (segretario regionale), Venanzio Carpentieri (segretario provinciale), l’europarlamentare Andrea Cozzolino, il deputato Massimiliano Manfredi e il segretario del circolo di Somma Vesuviana, Peppe Auriemma. Il Prefetto li ha ascoltati, ha confermato che l’attenzione sulla regolarità del voto sarà massima, ma ha detto: «no».
Venanzio Carpentieri
Domenica 11 giugno si va al voto, senza se e senza ma. Niente rinvio delle elezioni, niente riapertura dei termini per la presentazione delle liste.  Se il gotha dem fosse stato così unito e compatto al momento di decidere circa la presentazione della lista, non si sarebbe mai arrivati a questo punto e forse adesso i candidati alla carica di sindaco sarebbero sei, e il Pd avrebbe potuto essere rappresentato nella competizione dal volto di una donna, l’ultima proposta bocciata dal direttivo locale per un solo voto. Ma non è andata così ed è passata la strada della «desistenza», della protesta. Salvo poi invocare lo slittamento del voto o la riapertura dei termini per la presentazione delle liste.
Giuseppe Auriemma
Auriemma ha annunciato ieri un esposto denuncia alla Procura, verosimilmente circostanziato e non sulla scia del «Io so, ma non ho le prove» di pasoliniana memoria che domenica mattina in conferenza stampa è stato il sottofondo ricorrente.

Sant’Anastasia, primarie del centrosinistra entro fine anno. Tatarella (Pd): “Sindaco condiviso e legittimato”

Grazia Tatarella, segretaria Pd Sant’Anastasia
Se nella vicina Somma Vesuviana i democrat non si presentano alle elezioni, i militanti di Sant’Anastasia si preparano circa due anni prima. L’amministrazione guidata dal sindaco Lello Abete finirà nel 2019, ma il Pd – se si rispetterà il programma deciso ieri mattina in conferenza stampa con la segretaria Grazia Tatarella e i consiglieri comunali – sarà già pronto con tanto di alleati, coalizione e un candidato sindaco.  Presto promuoverà il tavolo dell’opposizione e di tutte le forze che vogliano creare un’alternativa, per poi indire le primarie già entro dicembre di quest’anno. «Abbiamo analizzato la situazione politica attuale e siamo pienamente convinti che il nostro paese merita un’alternativa di governo credibile e capace e proporremo un tavolo con tutte le forze politiche che hanno a cuore le sorti del paese- dice la segretaria dem Grazia Tatarella e vogliono condividere con noi un progetto serio per la rinascita di Sant’Anastasia». La sintesi si farà appunto con le primarie. «Affinché – continua Tatarella – il prossimo candidato sindaco sia condiviso e legittimato dai cittadini e possa guidare la coalizione al governo del paese». Una esperienza simile a Sant’Anastasia c’era già stata a metà anni duemila: quelle primarie di centrosinistra le vinse Antonio Dobellini (Pd) che fu poi però sconfitto in ballottaggio da Carmine Pone. Stavolta, ci sono due anni di tempo per preparare il terreno.

Sit-in al Salumificio Spiezia: “State zitti o salta il corteo”, lavoratori ammutoliti dal delegato sindacale

Ancora nessuna comunicazione ufficiale è arrivata ai lavoratori del Salumificio Spiezia sulla cessazione dell’attività preannunciata dall’azienda: era attesa nella giornata di ieri. Alla vigilia del corteo previsto per questa mattina, nuovo sit-in all’ingresso della fabbrica.  Che la crisi del Salumificio Spiezia sia in una fase molto delicata e sentita, si era capito. D’altronde sono circa 90 le famiglie che rischiano di rimanere senza una fonte di reddito e con un futuro incerto.  Ma quanto i nervi siano a fior di pelle per tale situazione, forse solo ieri si è manifestato in modo eclatante. E’ bastato l’arrivo di un operaio della Fiat Chrysler, Mimmo Mignano, protagonista di molte proteste dentro e fuori la fabbrica, e di Antonio Barbati, attivista del collettivo 48 ohm di Pomigliano: i due hanno portato la loro solidarietà e assicurato che oggi prenderanno parte al corteo in partenza alle 10 dall’esterno dello stabilimento. Ma la loro presenza non è stata molto gradita a un delegato sindacale della Cgil che, pubblicamente, rivolgendosi ai colleghi in presidio, con toni aspri ha minacciato: “Voi dovete parlare solo con la gente nostra. Sono stato chiaro? Se no domani nemmeno la manifestazione facciamo” (vedi video). Un clima incandescente, in cui i lavoratori sembrano un po’ spaesati. Molti aspetti della vicenda non sono chiari a tutti. L’azienda è in difficoltà, ma certezze sui motivi non ce ne sono. Tra di loro raccontano della necessità che avrebbe la società di dover coprire circa 5 milioni di euro. Però non hanno note ufficiali, documenti, comunicazioni delle organizzazioni che li rappresentano a confermarlo. Solo parole. Le trattative che erano state avviate con alcuni investitori sono fallite. Il motivo? Nemmeno questo si sa. Ieri nel salumificio i titolari non c’erano. “Non so quando e se verranno”, ha informato l’addetto alla sicurezza che era all’ingresso. Anche lui rischia di perdere la sua occupazione. Ma ieri lavorava. Non era tra i manifestanti, come più della meta della maestranza. L’età media dei dipendenti è approssimativamente di 50 anni. Tutti hanno una famiglia, e le spese da sostenere sono tante: il mutuo o l’affitto, la scuola, o l’iscrizione all’università per chi ha i figli più grandi. Hanno percepito lo stipendio fino a dicembre, poi più nulla. Da marzo hanno le braccia incrociate e attendono di sapere se lo Stato gli può garantire la cassa integrazione: “In busta paga già ci risulta da aprile”, afferma uno di loro. Ma se l’intenzione è quella di chiudere, senza un piano di rilancio questa possibilità sembra abbastanza remota. Tutti gli operai rimpiangono “Mario”. Così lo chiamano, confidenzialmente. Era il patron, colui che ha creato quell’impero oggi decadente. Guidava l’azienda negli anni Ottanta, e in quel periodo i lavoratori si sentivano a casa nel salumificio. A loro avviso, i problemi sono cominciati 2-3 anni fa, quando dissidi nella famiglia Spiezia si risolsero con la creazione di altre due società, una con sede a Reggio Emilia, l’altra in provincia di Avellino. Da quel momento – sostengono – è cominciato il declino che oggi potrebbe portare alla fine di una realtà storica e all’inizio di un dramma per quasi 90 famiglie.  

San Giuseppe Vesuviano, “Largo Borsellino – Falcone”: scoperta la targa di intitolazione

In memoria dei Magistrati Borsellino e Falcone sarà deposta una corona di fiori L’area in cui è collocata la rotatoria che ospita l’opera “L’uomo, il coraggio, lo spirito” realizzata dal maestro Luigi Franzese, posta nell’intersezione tra le strade del centro città e gli spazi destinati alla pista ciclopedonale, oggi, alle ore 11:30, diventerà “Largo Borsellino – Falcone”. Alla presenza di Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano, Dolores Leone, vicesindaco ed assessore al bilancio, padre Rosario Avino, direttore del Centro Giovanile dei Padri Giuseppini del Murialdo, e dei componenti della Giunta e del Consiglio comunale, sarà scoperta la targa di intitolazione di “Largo Borsellino-Falcone”, progettata e realizzata in acciaio Cor-Ten. In occasione dell’anniversario della strage di Capaci del 23 maggio 1992, sarà deposta, inoltre,  una corona di fiori in onore dei Magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Pollena Trocchia in festa, taglio del nastro al Parco ludico-ricreativo

Consegnato alla cittadinanza uno spazio per bambini, giovani, anziani e famiglie
Tagliato il nastro del Parco ludico-ricreativo, è festa a Pollena Trocchia. Dal pomeriggio di domenica il comune vesuviano può contare su una nuova, estesa area pubblica multifunzionale, con spazio dedicato ai bambini, agli sportivi, a chi ama l’area aperta. Alla manifestazione, affollata di cittadini della zona ma più in generale dell’intero paese, avrebbe dovuto essere presente anche il vescovo ausiliario di Napoli Lucio Lemmo, trattenuto altrove per un imprevisto ma che ha comunque voluto recapitare un messaggio. “Con gioia ho appreso la notizia di un’area verde destinata alla popolazione dove si svolgeranno attività ludiche e ricreative. È sempre una cosa lodevole valorizzare il territorio mettendo al centro le famiglie e i giovani” ha scritto Lemmo, che ha delegato per la benedizione dell’area il sacerdote della locale parrocchia di San Gennaro, don Sabatino Perna, il quale si è augurato che “questi siano luoghi di pace, dove ci si incontra e si cresce insieme”. Col sottofondo delle risate e delle voci festanti di bambini e ragazzini che “collaudavano” le numerose giostre installate nell’area, il Sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto, subito dopo il taglio del nastro e la benedizione ha portato i saluti istituzionali dell’intera Amministrazione Comunale da lui guidata. “Sono particolarmente felice ed emozionato per questa bella giornata di festa nella quale consegniamo finalmente un nuovo spazio ai giovani, agli anziani, alle famiglie” ha detto Pinto. “Ho sempre pensato – ha proseguito – che la politica debba essere servizio ai cittadini e in questa ottica come Amministrazione abbiamo operato dal primo giorno, superando contrapposizioni sterili tra zona a monte e a valle del territorio. Ogni zona è per noi il centro del paese e in questa visione si inserisce anche quest’opera, per la quale abbiamo creato le basi a poco a poco, in economia e con intelligenza”. Nelle prossime settimane nella stessa area, nella quale è già attiva la videosorveglianza per garantire sicurezza e protezione, sarà allestita una dog area, successivamente ci sarà l’intitolazione di una zona che, ha concluso il Sindaco Pinto, “è simbolo di riscatto e rinascita per una parte di territorio che per decenni è stata martoriata e mortificata da scelte politiche miopi, sbagliate e clientelari, che hanno lascito eredità pesante in termini di contenzioso e problemi vari che abbiamo fronteggiato sempre con grande senso di responsabilità”.

Polvica, emergenza polveri sospese: i dati Arpac confermano la presenza di inquinanti nell’aria

La denuncia dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente L’Arpac conferma: c’è carbonato di calcio nell’aria di Polvica di Nola e supera il 10% rispetto alla norma. Lo dicono i dati pubblicati sul proprio sito (http://www.arpacampania.it/web/guest/1402)  nella sezione ‘aria’ dell’Ente strumentale della Regione Campania, fortemente voluti dal Comitato Spontaneo ‘Respiriamo Pulito’ e dai Medici per l’Ambiente sub-sezione provinciale di Nola-Acerra. “I dati sono incontrovertibili – afferma Gennaro Esposito dell’Isde Nola-Acerra – Nell’aria di Polvica c’è carbonato di calcio in eccesso, anche rispetto ai dati dei comuni limitrofi come Brusciano. Pomigliano e San Vitaliano. La fonte potrebbe essere le cave calcaree, ricche di questo metallo. E va a finire nei polmoni dei residenti”. L’Isde Medici per l’Ambiente Nola Acerra e il Comitato ‘Respiriamo Pulito’ chiedono un incontro urgente con l’Assessore all’Ambiente della Regione, On. Bonavitacola, per chiedere una nuova valutazione di impatto ambientale alla luce di questi sforamenti di polveri sottili e metalli pesanti nel particolato sospeso della frazione di Polvica.

Suicidio all’Università di Salerno: 20enne si lancia nel vuoto

  Ad assistere alla scena alcuni studenti che si trovavano in zona. Immediata l’attivazione della macchina dei soccorsi. È stata allertata l’ambulanza rianimativa della Croce bianca di Salerno, giunta sul posto dove già erano presenti il Saut Croce rossa di Salerno e l’ambulanza presente all’interno dell’università stessa. Dramma oggi all’Università degli Studi di Salerno: un giovane di 20 anni è morto dopo essersi lanciato dal terzo piano della facoltà di Ingegneria. Fonti investigative confermano la natura volontaria del gesto da parte del giovane, originario di Campagna (Salerno), al primo anno di Ingegneria. Non risulta che la vittima avesse alcun problema di natura depressiva, anzi viene descritto come un giovane che studiava e non aveva problemi di rendimento avendo anche superato, con quasi il massimo dei voti, il primo esame. Almeno dai primi riscontri, non sembra che il ventenne abbia lasciato alcun messaggio o biglietto. Ad assistere alla scena alcuni studenti che si trovavano in zona. Immediata l’attivazione della macchina dei soccorsi. È stata allertata l’ambulanza rianimativa della Croce bianca di Salerno, giunta sul posto dove già erano presenti il Saut Croce rossa di Salerno e l’ambulanza presente all’interno dell’università stessa. Nonostante l’intervento per il ragazzo non c’è stato nulla da fare. Luigi Bifulco

Storie minime dell’Italia malata. Sollecito pagamento di pagamento di una multa già incassata

Quando il potere costituito diventa sordo e arrogante.   Le storie che mi accingo a raccontarvi, una oggi, l’altra in un prossimo articolo, molto probabilmente vi appariranno banali e assolutamente normali in questa Italia dove ben altre disfunzioni sono all’ordine del giorno dell’agenda politica, giudiziaria e dei media: Corruzione, Concussione, sperperi giganteschi di denaro pubblico, servizi sanitari disastrosi soprattutto al sud e in Campania in particolare, lauree comprate, prebende a politici e funzionari dello stato eetc.. una lista lunga che corre il rischio di distogliermi dalle storie che voglio raccontarvi. Storie minime, che sono il segno di una malattia profonda che ormai ha contagiato l’intero corpo sociale rendendo difficile qualsiasi rimedio, eppure bisogna provare a non rassegnarsi. Queste storie sono i sintomi di una malattia ma sono anche il terreno culturale, sociale e politico che giustifica e rende possibili le grandi storie di malaffare. Questa volta vi racconto la storia dell’arroganza del potere costituito di fronte ad una “giusta lamentela”. Si tratta di una vicenda che è capitata a me ma che forse ha visto protagonisti molti lettori come me in altre circostanze, ve la racconto citando la lettera che ho inviato per posta elettronica certificata al comandante del corpo di polizia municipale di Sant’Anastasia e la risposta secca e priva di argomenti che ho ricevuto  “Egregio dott …..  mi permetto di ritornare ancora sulla questione richiamata in oggetto per argomentare e giustificare il mio risentimento per la discussione di questa mattina. La vostra comunicazione datata 4/4/2017, recapitata solo ieri, fa riferimento ad un verbale della polizia municipale del 28-10-2014 a carico del proprietario dell’autoveicolo targato (omissis)  intestato a (omissis) , e, cosi cita nel testo: “da un controllo effettuato sul nostro sistema informatico, risulta ancora aperta la sua posizione per infrazione….” . E inoltre nel testo della lettera il responsabile del servizio informava che per evitare la messa a ruolo dell’importo maggiorato dovuto occorreva procedere al pagamento entro 30 gg dalla data di ricevimento di una lettera recapitata con posta ordinaria e priva di data certa. Ero ormai quasi rassegnato a dover pagare, nella convinzione che difficilmente avrei ritrovato il bollettino per evitare ulteriori costi, ma …….. Cosi continuo nella mail inoltrata: “ Questa mattina ho dovuto cercare riscontro al pagamento, effettuato subito dopo la notifica del verbale, e recarmi presso i Vs uffici con la documentazione. Sono stati sufficienti solo pochi secondi per effettuare il riscontro sul vostro sistema informatico per accertare che il verbale era stato regolarmente chiuso con il pagamento dell’importo dovuto.   Mi son chiesto quanto mi sarebbe costato se non avessi conservato la ricevuta di pagamento, oppure se non avessi pagato ma la vostra comunicazione, consegnata con posta ordinaria,  mi fosse stata recapitata in ritardo, cosa che ormai avviene con troppa frequenza, oltre i 30 gg di mora indicati nel testo poste italiane. Il suo richiamo alla legislazione che prevede che il cittadino debba conservare i documenti per 5 anni a giustificazione della corretta procedura degli uffici del suo servizio, seppure legittima, mi è apparsa insufficiente e priva di sensibilità in un equilibrato rapporto tra cittadini e istituzioni. Le inefficienze che caratterizzano il nostro paese sono tante, e rendono molto difficile il rapporto tra il cittadino, anello debole dell’intero sistema, e le varie articolazioni   amministrative. Qualche volta basterebbe chiedere scusa e motivare, non solo scaricare la responsabilità sul cittadino.”   Che si trattasse di inefficienza lo dimostra il fatto che il riscontro sul pagamento è stato fatto in mia presenza e in pochissimo tempo, segno che non era stato fatto in precedenza o che era stato mal fatto. L’altezzosa risposta del funzionario non mi aveva convinto e ho ritenuto necessario non subire l’arroganza del potere costituito scrivendo la mail. Chi sa quanti altri cittadini ricevendo una simile ingiunzione e senza la prova documentale hanno in passato contribuito a finanziare impropriamente le casse degli uffici comunali?   A tutti un caloroso consiglio: Conservate le ricevute dei pagamenti in maniera maniacale per 5 anni per evitare soprusi.   Volete sapere cosa mi ha risposto il solerte funzionario? Ecco la sua, ancor più irritante risposta, ricevuta sulla mia casella di posta certificata: Egregio Sig…… nel prendere atto delle rimostranze manifestate nella comunicazione in oggetto, si coglie l’occasione per ribadire la regolarità, correttezza, trasparenza, efficienza dell’operato di questi uffici. Si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti. Il Comandante della P.M.”   Lascio al lettore il commento sulla vicenda. Io ho scritto al comandante della Polizia Municipale per non sentirmi soggiogato né dal suo importante grado militare, né dal pesante titolo accademico anteposto in calce accanto alla sua funzione; nella convinzione che ciascuno debba assumersi le proprie responsabilità, nel rispetto dei diritti e dei doveri che a ciascun cittadino competono, che si tratti di un dottore, un avvocato, un funzionario pubblico o un semplice e rispettabile cittadino. Non vi nascondo che spero ancora in un ravvedimento del funzionario pubblico nella speranza che voglia argomentare e non zittire. L’altra storia ve la racconterò la prossima volta e sono certo che sarà ancor più appassionante Luigi Bifulco  

Somma Vesuviana/Amministrative 2017, Di Sarno inizia la sua corsa dal Casamale: «Sarò cittadino tra i cittadini, voglio una città normale».

Il candidato sindaco Salvatore Di Sarno
Un po’ di emozione e di timore, come lui stesso ha confessato prendendo il microfono per dare il via alla sua campagna elettorale che ha deciso di iniziare dal borgo antico della città, qualche nota di folklore e la semplicità di chi si presenta come aspirante «sindaco operaio», colui che se scelto dagli elettori quale primo inquilino di Palazzo Torino sa già che «scenderà in piazza a fine agosto per vedere se ci sono buche in strada», che «uscirà di notte a verificare se la città è davvero pulita», che «si alzerà alle cinque del mattino e andrà insieme agli operatori ecologici per assicurare che il ciclo dei rifiuti abbia un iter virtuoso». «E poi impegno, delibere, programmazione, ma non è semplicissimo» – dice Di Sarno (Svolta Popolare, Udc, Verdi, Psi, Liberamente, Siamo Sommesi) prima di dire il motivo per il quale ha scelto quella piazzetta del Casamale con sullo sfondo la montagna e intorno opere incompiute. «È proprio qui, nel borgo antico che dovranno tornare i fasti del passato, ma questo dipende da chi gestirà la macchina comunale».  Ancora in preda all’emozione, dalla quale però si riprenderà in corso d’opera –  per lanciare battute ai suoi competitor o per informare goliardicamente la platea circa le sue preferenze sulle quali qui invochiamo la privacy – Di Sarno fa autocritica e si assolve al tempo stesso: «Noi veniamo da un periodo di stallo e per undici anni io sono stato consigliere comunale e anche assessore- ricorda- ma per citare un vecchio proverbio devo dire che una sola noce nel sacco non fa rumore».
photo by Tommaso Rea
Di Sarno però, quasi sempre all’opposizione, per un periodo ha anche «gestito» in prima persona. Da vicesindaco di quel Ferdinando Allocca di cui ora deve affrontare il figliolo (Celestino) nella corsa al Comune, e poi da sostituto, o meglio sindaco «facente funzioni» dal momento in cui venne a mancare. «Era una persona a me cara, l’ho rispettato dal primo giorno – ricorda- ma i mesi successivi sono stati all’insegna dell’uno contro tutti, cioè io contro gli altri, da solo. Tutti provavano a tirarmi per la giacca e ho resistito nove mesi, forse non avrò fatto molto, ma è vero anche che non sono stato destinatario di alcun avviso di garanzia». Undici anni di politica ha alle spalle Di Sarno e, in questo lasso di tempo, Somma Vesuviana è andata al voto cinque volte. «Elezioni che ci sono costate circa un milione e duecentomila euro di soldi pubblici dal 2001 fino ad oggi. In questa città c’è chi ha fatto il bello e il cattivo tempo ma Somma Vesuviana non merita questo, quattro o cinque famiglie non possono gestire a piacimento le sue sorti: c’è bisogno di lavoratori onesti, di chi vada ad amministrare rimboccandosi le maniche dal mattino alla sera, di una squadra onesta e competente, che risolva i problemi». La normalità, quello che manca a Somma secondo Di Sarno. «Mi guardo in giro da questo palco e vedo immondizia a terra, lo scempio di un palazzone incompiuto che doveva diventare una struttura in grado di accogliere anziani e che è morta lì, per incuria, una piazzetta iniziata e mai finita, un borgo dove il piano del colore è cosa sconosciuta». E dettaglia quanto vorrà fare da «sindaco cittadino»: il casermone rudere che mai diverrà ospizio dovrà servire come laboratorio di idee ad associazioni certificate, le ricchezze e le tradizioni del Casamale dovranno essere in primo piano, le opere incompiute terminate. «Lo stallo dipende dai politici, noi abbiamo poche idee ma tutte buone e si deve vergognare chi va a chiedere voti ogni quattro anni per poi abbandonare a sé stessi i cittadini, per fregarli. La politica richiede soluzioni, richiede uomini che abbiano idee e che sgobbino dalla mattina alla sera». Il passaggio del discorso di Di Sarno sulla macchina comunale è incentrato sulla formazione dei dipendenti, su nuove assunzioni per i vigili, su benefit solo e unicamente a chi lavora. «Io non voglio essere il sindaco di tutti, ma solo delle persone oneste, di coloro che pagano le tasse, di chi lavora». Politiche per la famiglia, per i disabili, per le fasce deboli, potenziamento degli uffici, aiuti e sostegno ai giovani che si lanciano in imprese sul territorio, servizi validi e meno tasse grazie ad un recupero dell’evasione. «Sarà una buona gestione finanziaria a creare effetti positivi – prosegue Di Sarno – e recupereremo i giovani facendoli anche partecipare alla vita amministrativa con un consiglio comunale non solo dei ragazzi ma delle forze fresche dai 18 ai 25 anni». Un affondo a due degli avversari, evidentemente Allocca e Rianna, lo lancia così: «La politica si fa con il cuore fino ad un certo punto, poi occorrono mente ed azione». E il cuore si sa, è divenuto segno distintivo del candidato di centrodestra. E poi: «Qualcuno ha detto che non ho fatto nulla nei mesi in cui governavo la città, ma vedrà di cosa sono capace». E questa era per Rianna che nella sua apertura di campagna elettorale nella piazzetta di Rione Trieste aveva fatto riferimento all’inefficienza di un certo «facente funzioni». Pochi i riferimenti del candidato sindaco alla vicenda che un clamore mediatico mai verificatosi prima in città, ha raccontato come fatta di minacce e intimidazioni. «Nelle mie liste tutti ci hanno messo la faccia, senza costrizioni, nessuno ci ha dato fastidio». Parla poi di cultura e delle ricchezze artistiche, delle risorse di Somma Vesuviana, Di Sarno. Delle periferie e delle strade da recuperare, di piazza Europa e della mancanza di spazi per i bambini, delle scuole prive di certificati antisisma, di Santa Maria a Castello e dei sentieri del Somma – Vesuvio. Vorrebbe un servizio bus nelle periferie, della zona Pip e della necessità di attirare nuove aziende a Somma Vesuviana, di una gestione delle tasse semplice ed efficiente. «Somma ha bisogno di persone per bene e qui con me ce ne sono molte. La nostra città merita di più e noi possiamo farcela, non perderemo più ricchezze e posti di lavoro. E da sindaco sarò cittadino tra i cittadini».