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Storie minime dell’Italia malata. Sollecito pagamento di pagamento di una multa già incassata

Quando il potere costituito diventa sordo e arrogante.

 

Le storie che mi accingo a raccontarvi, una oggi, l’altra in un prossimo articolo, molto probabilmente vi appariranno banali e assolutamente normali in questa Italia dove ben altre disfunzioni sono all’ordine del giorno dell’agenda politica, giudiziaria e dei media:

Corruzione, Concussione, sperperi giganteschi di denaro pubblico, servizi sanitari disastrosi soprattutto al sud e in Campania in particolare, lauree comprate, prebende a politici e funzionari dello stato eetc.. una lista lunga che corre il rischio di distogliermi dalle storie che voglio raccontarvi.

Storie minime, che sono il segno di una malattia profonda che ormai ha contagiato l’intero corpo sociale rendendo difficile qualsiasi rimedio, eppure bisogna provare a non rassegnarsi.

Queste storie sono i sintomi di una malattia ma sono anche il terreno culturale, sociale e politico che giustifica e rende possibili le grandi storie di malaffare.

Questa volta vi racconto la storia dell’arroganza del potere costituito di fronte ad una “giusta lamentela”.

Si tratta di una vicenda che è capitata a me ma che forse ha visto protagonisti molti lettori come me in altre circostanze, ve la racconto citando la lettera che ho inviato per posta elettronica certificata al comandante del corpo di polizia municipale di Sant’Anastasia e la risposta secca e priva di argomenti che ho ricevuto

 “Egregio dott …..

 mi permetto di ritornare ancora sulla questione richiamata in oggetto per argomentare e giustificare il mio risentimento per la discussione di questa mattina.

La vostra comunicazione datata 4/4/2017, recapitata solo ieri, fa riferimento ad un verbale della polizia municipale del 28-10-2014 a carico del proprietario dell’autoveicolo targato (omissis)  intestato a (omissis) , e, cosi cita nel testo: “da un controllo effettuato sul nostro sistema informatico, risulta ancora aperta la sua posizione per infrazione….” .

E inoltre nel testo della lettera il responsabile del servizio informava che per evitare la messa a ruolo dell’importo maggiorato dovuto occorreva procedere al pagamento entro 30 gg dalla data di ricevimento di una lettera recapitata con posta ordinaria e priva di data certa.

Ero ormai quasi rassegnato a dover pagare, nella convinzione che difficilmente avrei ritrovato il bollettino per evitare ulteriori costi, ma ……..

Cosi continuo nella mail inoltrata:

“ Questa mattina ho dovuto cercare riscontro al pagamento, effettuato subito dopo la notifica del verbale, e recarmi presso i Vs uffici con la documentazione. Sono stati sufficienti solo pochi secondi per effettuare il riscontro sul vostro sistema informatico per accertare che il verbale era stato regolarmente chiuso con il pagamento dell’importo dovuto.  

Mi son chiesto quanto mi sarebbe costato se non avessi conservato la ricevuta di pagamento, oppure se non avessi pagato ma la vostra comunicazione, consegnata con posta ordinaria,  mi fosse stata recapitata in ritardo, cosa che ormai avviene con troppa frequenza, oltre i 30 gg di mora indicati nel testo poste italiane.

Il suo richiamo alla legislazione che prevede che il cittadino debba conservare i documenti per 5 anni a giustificazione della corretta procedura degli uffici del suo servizio, seppure legittima, mi è apparsa insufficiente e priva di sensibilità in un equilibrato rapporto tra cittadini e istituzioni.

Le inefficienze che caratterizzano il nostro paese sono tante, e rendono molto difficile il rapporto tra il cittadino, anello debole dell’intero sistema, e le varie articolazioni   amministrative.

Qualche volta basterebbe chiedere scusa e motivare, non solo scaricare la responsabilità sul cittadino.”

 

Che si trattasse di inefficienza lo dimostra il fatto che il riscontro sul pagamento è stato fatto in mia presenza e in pochissimo tempo, segno che non era stato fatto in precedenza o che era stato mal fatto. L’altezzosa risposta del funzionario non mi aveva convinto e ho ritenuto necessario non subire l’arroganza del potere costituito scrivendo la mail.

Chi sa quanti altri cittadini ricevendo una simile ingiunzione e senza la prova documentale hanno in passato contribuito a finanziare impropriamente le casse degli uffici comunali?

 

A tutti un caloroso consiglio: Conservate le ricevute dei pagamenti in maniera maniacale per 5 anni per evitare soprusi.

 

Volete sapere cosa mi ha risposto il solerte funzionario?

Ecco la sua, ancor più irritante risposta, ricevuta sulla mia casella di posta certificata:

Egregio Sig…… nel prendere atto delle rimostranze manifestate nella comunicazione in oggetto, si coglie l’occasione per ribadire la regolarità, correttezza, trasparenza, efficienza dell’operato di questi uffici. Si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti. Il Comandante della P.M.”

 

Lascio al lettore il commento sulla vicenda.

Io ho scritto al comandante della Polizia Municipale per non sentirmi soggiogato né dal suo importante grado militare, né dal pesante titolo accademico anteposto in calce accanto alla sua funzione; nella convinzione che ciascuno debba assumersi le proprie responsabilità, nel rispetto dei diritti e dei doveri che a ciascun cittadino competono, che si tratti di un dottore, un avvocato, un funzionario pubblico o un semplice e rispettabile cittadino.

Non vi nascondo che spero ancora in un ravvedimento del funzionario pubblico nella speranza che voglia argomentare e non zittire.

L’altra storia ve la racconterò la prossima volta e sono certo che sarà ancor più appassionante

Luigi Bifulco

 

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