Il commovente saluto a Totti nasconde falli di mano e cori razzisti. Ora il futuro passa per una società solida

Finisce il campionato, il Napoli deve ancora attrezzarsi per lo scudetto. Il racconto dell’addio al calcio giocato di Francesco Totti ha finito con l’oscurare almeno due aspetti importanti dell’ultima domenica di campionato: l’ennesimo errore arbitrale a favore della Roma e l’ennesima caterva di insulti contro il Napoli, i napoletani e – non smetteremo mai di ricordarlo – i vesuviani in particolare. Giornali, televisioni e siti internet hanno voluto (e probabilmente dovuto) costruire la narrazione dell’ultimo dei capitani, la bandiera, il simbolo di un calcio che non c’è più e mai più tornerà. E così è passato sotto silenzio che il secondo posto se l’è aggiudicato una squadra che ha avuto una caterva di rigori e che ieri ha rimesso in sesto una partita difficile beneficiando di una svista su un fallo di mano abbastanza evidente. Le solite scuse dei napoletani? Può essere che certi argomenti servano a mitigare la delusione, ma si tratta comunque di dati di fatto. Così come è un dato di fatto che la questione del razzismo ormai è accantonata: tutti – e in tutti gli stadi d’Italia – possono augurarsi enormi falò di napoletani e vesuviani senza che ci siano conseguenze particolari. Bisognerà rassegnarsi e, soprattutto attrezzarsi: con una società più forte e solida, capace di farsi sentire ai piani alti. Anche questo è un concetto espresso più volte ma il futuro, soprattutto se si vuole vincere lo scudetto, passa da qui. Celebrare il bel gioco, i record di gol e vittorie, il girone di ritorno fantastico serve a specificare che il Napoli ha un buon punto di partenza: per il traguardo, però, deve ancora attrezzarsi.

Somma Vesuviana, il confronto/2: le risposte sulla futura giunta e l’appello al voto

Due sole domande da parte dei giornalisti: una sulla «libertà» di ciascuno dei cinque aspiranti primi cittadini, l’altra sull’eventualità di avvicinare il centro alle periferie con – eventualmente- consigli comunali itineranti. E poi l’appello al voto, tre minuti concessi a ciascun candidato sindaco. Visto il frequente ricorso alle urne per Somma Vesuviana negli ultimi undici anni, la domanda era scontata ma non peregrina: «Con quali criteri sceglierete gli assessori e siete certi di poter avere, nella scelta, le mani libere?».
Salvatore Rianna
Salvatore Rianna: «Mani libere, liberissime come non le abbiamo mai avute. Abbiamo scelto mesi fa di non chiuderci in qualche stanza a fare trattative, creando invece una squadra che possa dare risposte alla gente. La competenza, nella scelta degli assessori, è un dato scontato, spero di avere con me alcune persone che hanno già dato disponibilità a servire la città e che abbiano una sola missione: Somma, Somma, Somma».
Salvatore Di Sarno
Salvatore Di Sarno: «Svolta Popolare nasce proprio per questo: una svolta. Per essere fedeli a null’altro che alle nostre idee. Gli assessori saranno di Somma Vesuviana, salvo alcune eccezioni e deroghe che ci consentano di avere in giunta personalità di alto profilo che possano instaurare sinergie con organi sovracomunali. Ben vengano i cittadini sommesi, ma senza ricatti perché finirebbe male. Sarò libero di scegliere, magari tra una rosa di nomi, e lo farò optando per competenza e umiltà: i miei assessori lavoreranno come un padre di famiglia che la sera deve portare i soldi a casa».
Celestino Allocca
Celestino Allocca: «Io ho già dimostrato che le mie mani sono libere, con i «no» che ho saputo dire al momento opportuno. La squadra la formerò io stesso e gli assessori saranno tutti cittadini di Somma Vesuviana. Dovranno inoltre, almeno due volte al mese, relazionare del loro operato in consiglio comunale, al cospetto dei cittadini».  
Ciro Sannino
Ciro Sannino: «Chi sceglie di avere con sé sei o quattro liste, dovrà comunque dar conto. Io ho le mani liberissime, sceglierò da solo e lo farò per competenza. Al Comune ci devono essere persone che ne capiscono, non capibastone. Esperti sommesi li accoglierò con piacere ma non avrò problemi a nominare un assessore che non sia cittadino di Somma, se servirà. Io stesso sarò il primo ad essere messo alla prova».  
Pasquale Piccolo
Pasquale Piccolo: «Se siamo qui, in campagna elettorale e in procinto di andare al voto con due anni e mezzo di anticipo, è proprio perché ho dimostrato di non essere attaccato alla poltrona: si va alle urne perché intendo avere le mani libere. Commisi un errore nel 2014, accettando il sostegno di liste eterogenee, stavolta non è così e presenterò i miei assessori prima del ballottaggio, sottoponendo agli elettori la squadra».   Nei cinque competitor non ha attecchito l’idea di futuri consigli comunali itineranti: per Di Sarno le assisi vanno tenute nella casa comunale e bisogna invece, semmai, avvicinare i cittadini alla politica; per il realista ma sognatore Allocca sarebbe bello…ma i costi gestionali superiori ai risvolti positivi e lui pensa piuttosto ai comitati di quartiere con cui collaborare; Sannino dice che si impegnerà per raggiungere risultati in ogni singolo quartiere, perché sono i risultati concreti l’unica spinta che possa riavvicinare i cittadini alla politica; Piccolo, che ai consigli comunali itineranti di moda negli anni ’80 ha partecipato, dice che bisogna recuperare il rapporto con la città; per Rianna, che pure quei consigli comunali ante realizzazione dell’aula del Palazzo li rammenta, è un’idea superata: oggi con le dirette streaming, i consigli comunali entrano direttamente nelle case, e negli smartphone, di centinaia e centinaia di cittadini.   L’appello al voto: Celestino Allocca: «Ringrazio chi ha tenuto a precisare che io non ho precedenti esperienze amministrative, che non ho l’esperienza di chi, pur avendola, non ha fatto poi seguire i risultati. Sono un sognatore e sono qui con sentimenti semplici nei confronti della comunità, la stessa che ha amato mio padre e che è stata vicina alla mia famiglia nei momenti peggiori. Votatemi perché sono innamorato di Somma Vesuviana, perché intendo essere a disposizione della città, perché chiedo a tutti i cittadini di aiutarmi ad avere la possibilità di portare avanti i loro sogni, di portare avanti Somma Vesuviana». Ciro Sannino: «Essere qui, metterci la faccia, mettere da parte affetti, lavoro e famiglia per essere al servizio della comunità non è facile, ci vuole coraggio. Anche io non ho mai avuto esperienze amministrative ma in questi tre anni di opposizione “esterna” al Palazzo credo di aver fatto qualcosa di buono. Votate chi ha davvero le mani libere, votate liberamente e secondo coscienza. Io non vi chiedo il voto per me e per il Movimento 5 Stelle, il mio è invece un appello per il voto libero: votate per la persona che vi convince, quella in cui credete». Pasquale Piccolo: «Votate per il mio coraggio, perché per lasciare c’è voluto coraggio. Se avessi fatto compromessi, se non mi fossi liberato da lacciuoli e vincoli sarei ancora sindaco, ma ho voluto avere le mani libere, soprattutto per voi. Voglio realizzare il mio programma con professionalità, operosità e competenza: datemene la possibilità e vi dimostrerò che ne sono capace». Salvatore Rianna: «Votatemi per il mio programma, per le idee, per tutto ciò che abbiamo in mente per riuscire a cambiare il volto di Somma Vesuviana; per migliorare la qualità della vita, per riscoprire una piazza animata da giovani e anziani, una piazza senza poteri forti e interessi familiari, per il nostro progetto». Salvatore Di Sarno: «Sono un cittadino tra i cittadini sommesi, che vuole la svolta. Sono stanco di false promesse e programmi miracolosi: il cambiamento inizia dalle piccole cose, da pensiero e azione, dalla competenza. Bisogna ridare speranza alle persone e ci metteremo l’anima. Poche cose e fatte bene, i miracoli non ci servono».      

Somma Vesuviana, il primo confronto tra i cinque candidati all’ombra della Collegiata e su un unico tema: il Casamale

 
Ciro Sannino, Pasquale Piccolo, Salvatore Rianna, Salvatore Di Sarno e Celestino Allocca
E primo confronto fu. Tematico, con un’unica traccia: il Casamale e le sue sorti future. Cominciamo col dire che cotanta segretezza sulle domande che sarebbero state poste ai candidati, un riserbo talmente elevato da non metterne al corrente nemmeno la moderatrice se non pochi minuti prima, ci sembra alquanto ingiustificato. Perché dopo tanto mistero ci si aspettava, come minimo, un argomento del quale nessuno avesse mai dissertato. E invece, come da copione (qualcuno direbbe folkloristicamente “non ci voleva la zingara”): il castello d’Alagno, l’ipotesi di ztl (zona a traffico limitato), il parcheggio, i bassi, il ruolo del Parco Vesuvio, il piano colore (ne aveva parlato Di Sarno in apertura di campagna elettorale dal palco), l’eventuale delega al Casamale (ne aveva parlato Allocca in apertura di campagna elettorale dal palco), come di altri argomenti avevano accennato in altre occasioni Piccolo, Sannino e Rianna. Detto ciò, l’iniziativa delle associazioni del borgo, «Amici del Casamale» in primis, con la collaborazione della testata laprovinciaonline.info diretta dalla giornalista Gabriella Bellini, ha dato sicuramente un’opportunità ai cittadini di Somma: vedere per la prima volta, dal principio di questa campagna elettorale dagli inizi così difficili e a tratti devastanti, i cinque aspiranti sindaci tutti insieme. Forse tutti avremmo preferito vederli altrove, in effetti. E non nella bellissima e suggestiva Chiesa Collegiata del Casamale, dove se proprio non si vuole scendere in mere questioni di opportunità, l’acustica non è la migliore possibile. Sarebbe magari bastato predisporre un service appena dinanzi alla Collegiata, per rendere il tutto meno ingessato, più genuino, per lasciare libero sfogo alla naturale verve dei cinque candidati senza che dovessero sentirsi, anche solo un po’, «limitati» nelle espressioni. Ma anche questo è opinabile, tant’è che c’è chi ha proposto e chi ha accettato, chi ha autorizzato e chi c’è stato, a dibattere del futuro politico sommese all’ombra del crocifisso, dunque ai fedeli…pardon… ai cittadini la sentenza. Perciò, opinioni a parte, due «vincitori» ieri sera ci sono stati: la moderatrice dall’aplomb imprevisto e l’ospite, ossia il parroco padre Giuseppe D’Agostino, unico a sottolineare come manchi (visibilmente, diremmo) una presenza femminile tra i candidati. Per il resto, pochi stimoli e poche sorprese. Gli elettori sommesi hanno avuto modo, frattanto, di assistere al confronto o sul posto (dopo essersi segnati, entrando in chiesa) o in diretta streaming, quindi raccontare qui tutto tutto sarebbe, come dire, superfluo. Ma giacché la cronaca non ammette deroghe, abbiamo pensato di raccontarvela in maniera diversa, da osservatori, assegnando per esempio a ciascuno dei competitor un soprannome che descriva il loro “atteggiamento” nel corso del primo appuntamento a cinque. Noi – prospettiva opinabile, sia chiaro –  li abbiamo visti così, rigorosamente in ordine alfabetico: Celestino Allocca (il Sognatore Passionale), Salvatore Di Sarno (il Ruspante Genuino), Pasquale Piccolo (il Preciso Puntuale), Salvatore Rianna (il Politically Correct), Ciro Sannino (il Rigoroso Preparato). Dileggi a parte, veniamo alle domande. E laddove queste fossero state chiare, alle risposte. A presentarle, la portavoce dell’associazione Amici del Casamale, Imma Pone, che si è augurata un rilancio del borgo antico, convinta che il Casamale possa essere volano di sviluppo economico per l’intera città, purché si torni ad una «politica seria, fatta da persone concrete e che non facciano solo chiacchiere». Mica bruscolini. La prima domanda: «Alla proposta di istituire una ztl (zona a traffico limitato) in concerto con la cittadinanza, siete contrari o favorevoli?». Come da sorteggio, ha esordito Ciro Sannino, candidato con a supporto un’unica lista, quella del Movimento 5 Stelle. Ebbene lui ha spiegato che la ztl- prevista nel suo programma- con l’aggiunta di telecamere per controllare chi entra e chi esce dal borgo – sarebbe mano santa, ma le modalità bisognerà deciderle insieme. Pasquale Piccolo (L’Aurora, Onda Bianca), sindaco uscente e «fresco» di problematiche rispetto alle insidie insite nei provvedimenti che implicano radicali cambi di abitudini per i cittadini, ha invitato alla praticità, ha ricordato che non è cosa semplice e che lui stesso aveva provato a portare a termine, salvo disguidi intervenuti, il parcheggio dietro le Torri. Perché, diciamocelo chiaro, se non si dà ai residenti, ma pure a tutti gli altri, la possibilità di parcheggiare nelle vicinanze, come si può pensare ad una ztl? Cosa che sa benissimo anche Salvatore Rianna (Rianna Sindaco, Summa Felix) il quale ha sottolineato come l’istituzione di una ztl presupponga altri interventi propedeutici, parcheggi in primis oltre ad altre necessarie infrastrutture. Dopo, e solo dopo, si potrà pensare a «chiudere» il borgo sul modello di tanti altri simili rioni italiani. Con la tempistica giusta e un piano urbano traffico (Put) serio. Un Put che, ha ricordato Salvatore Di Sarno (Udc, Psi, Verdi, Svolta Popolare, Liberamente, Siamo Sommesi), sarebbe stato pensato venti anni fa e mai andato poi a regime. Posto che da vent’anni ad oggi sarà cambiato qualcosa, come è naturale, Di Sarno ha detto che il varo della ztl non può essere banalizzato e che va messo in cantiere, prima ancora di pensarci, un secondo parcheggio. Quanto a Celestino Allocca (Forza Italia, Allocca per Somma, Forza Somma e Noi Ora), ha detto sì: la ztl dovrà essere istituita ma un attimo dopo aver «liberato il Casamale» grazie ai parcheggi e post confronto con le associazioni del luogo. La seconda domanda riguardava invece l’apertura di Castello d’Alagno e verteva principalmente sui futuri costi di gestione: quel che si chiedeva ai candidati era di dire la loro su un possibile connubio tra pubblico e privato in merito. Il già sindaco Piccolo ha fatto notare che le autorizzazioni per la prossima apertura si stavano predisponendo durante la sua recentissima gestione e che si pensava alla possibilità di insediarvi un corso universitario; Rianna ha rilevato come il castello sia chiaramente una risorsa, una vetrina, un richiamo turistico purché lo si inserisca in un circuito artistico che comprenda le altre bellezze di Somma; Di Sarno ha annunciato che, dipendesse da lui, il castello sarebbe aperto già oggi, raccontando che nel 2013 gli fu offerta la possibilità di allocare a Somma Vesuviana, e proprio in quella sede, la sede principale di Pegaso, Università telematica. La cosa non andò in porto per «burocrazia lenta e problemi di agibilità» ma la speranza – ha aggiunto- rimane. I fondi privati? Purché si controlli che le cose siano fatte bene, all’ex facente funzioni classe 2014, sta bene anche il coinvolgimento di privati. Allocca lo dice a chiare lettere: il castello va aperto appena possibile, inserito nel rilancio di quel progetto «Somma Città d’Arte ad economia Turistica» tanto caro al suo papà Ferdinando e fruibile dalla città anche per «fare cassa» tramite una sinergia tra pubblico e privato. Per Ciro Sannino, il castello va aperto (ndr, e per fortuna anche qui sono tutti d’accordo) ma ricorda che «sono stati spesi molti soldi e che dunque deve produrre reddito». Per cui, il candidato a cinquestelle dice sì, che l’eventuale intervento di privati va bene, purché sia sempre garantito l’accesso ai cittadini. E fa poi l’esempio di un comune dove i grillini governano e dove, in una struttura paragonabile, è stata allocata una facoltà universitaria dove gli studenti si occupano anche di progetti per la città, molti dei quali già attrattori di finanziamenti. La terza domanda è inerente al parcheggio e alla ipotesi di un canone di 20 euro per ogni abitante del borgo. Ipotesi, per Rianna, «non realistica», per Di Sarno «antieconomica», un «conto che non torna» per Sannino, «impossibile se non in una fase avanzata» per Allocca. Qui Piccolo ha, diciamo, gioco facile perché la delibera la conosce e dunque precisa che il provvedimento è articolato e prevede la possibilità per i residenti del Casamale di parcheggiare ad un prezzo, per così dire, «politico»: «sradicare abitudini e usi per chi, durante molti anni, ha lasciato l’auto a cento metri da casa non è facile» – dice. La verità è che, delibera o meno, prima di poter azzardare qualunque mutamento di abitudini al Casamale o altrove per i cittadini, serve ben altro. Dalle infrastrutture, ai confronti, alle rassicurazioni. Perciò, qualunque risposta abbiano trovato i nostri cinque «eroi», è ben di là da venire. Quarta domanda: Eventuali sgravi fiscali per chi affitta ad attività commerciali o artigianali i locali del borgo. Sì o no? Qui la discussione sarebbe ben altra, ci si dovrebbe interrogare- per esempio- sulla mancata denuncia dei proprietari rispetto a locali in fitto (come?) a cittadini stranieri e sul mancato controllo ed eventuale nonché auspicabile censimento. Ma, tant’è, Di Sarno fa rilevare che sarebbe opportuna una scelta di legalità per i residenti che, invece di continuare a introitare soldi da persone che vivono magari in dieci in locali fatiscenti, potrebbero optare per affidarli a persone che vogliano investire. E aggiunge: «Ben vengano tariffe agevolate». «La risposta è ovvia- dice Allocca- ben vengano gli investimenti nel centro storico e ovviamente le agevolazioni». Sannino etichetta il Casamale come «zona economicamente depressa» e come «coraggiosi» gli imprenditori che vorranno investirvi: anche lui è naturalmente favorevole ad una politica di defiscalizzazione perché con gli investimenti ne beneficerebbe pure la sicurezza del borgo. In un’ottica di pax universale (non solo fino alla quarta domanda (spoiler) giacché l’accordo sulle soluzioni proseguirà tra i cinque fino alla fine), Piccolo definisce la risposta «scontata», dice che bisognerà prima pensare alle infrastrutture e si dice favorevole agli sgravi fiscali. Rianna va oltre, ipotizzando una zona tax free per la quale occorrerebbe una autorizzazione ministeriale ma già testata in alcune zone di Napoli. La quinta domanda è sul Piano Colore e su eventuali finanziamenti (chiesti fondi nel 2006, richiesta rinnovata l’anno scorso). Allocca ribadisce la ferma volontà di riqualificare il borgo e dice che si affiderà a tecnici esperti; Sannino sottolinea che si parla di «aria fritta» almeno fino al momento- laddove arrivasse- dell’arrivo dei finanziamenti; Piccolo rivela che della cosa si sta occupando un esperto e che pare «si stia muovendo qualcosa al Ministero» ma aggiunge: «Ci vorrà tempo, almeno dieci anni». Rianna, che nel 2006 quella delibera l’aveva votata, ne ribadisce la fondamentale importanza e dice che, nel frattempo, si potrebbe individuare un colore: «Ne beneficerebbe l’intera città, non solo il borgo». Di Sarno aggiunge: «Il Piano colore si farà, scelto insieme ai cittadini del Casamale e se arrivassero fondi bisogna fare in fretta». Sesta domanda: Parco del Vesuvio: freno o sviluppo? Per Sannino, «grandissima possibilità di sviluppo». Se non fosse, sottolinea il seguace di Grillo, che se un turista arriva in città non trova nemmeno i cartelli per arrivare all’unico borgo murato in provincia di Napoli, un risultato di «anni di immobilismo che hanno impedito lo sviluppo turistico di queste zone». Per Piccolo, che del consiglio direttivo del Parco è stato parte, l’ente è una «limitazione», che i «veri soldi» sono andati ad altri comuni e che, fosse per lui, «se si tratta di pagare solo lo stipendio ai dipendenti, si può anche abolirlo». Rianna intravede, invece, reali possibilità di sviluppo grazie ad un rapporto da instaurare su basi nuove con il presidente del Parco, «migliori rapporti istituzionali evidenziando le positività». Per Di Sarno, negli ultimi dieci anni «qualcosa è andato storto» e «vanno cambiate le regole del gioco»: «È una opportunità, ma va sfruttata bene». Quanto ad Allocca, che si dice «figlio della praticità», è sembrato più realista del Re: «Il Parco esiste e non può essere abolito, perciò un attimo dopo essere stato eletto ci sarà un assessore di riferimento che avrà il compito di compulsare il Parco e trovare una via istituzionale corretta». La settima e ultima domanda proposta dagli organizzatori verte sulla eventualità che il prossimo sindaco istituisca, o meno, una delega ad hoc per il Casamale. «Non ve n’è bisogno, è riduttivo- dice Piccolo- in questi anni ci sono stato in ogni momento». «Utilizzeremo i comitati di quartiere istituzionalizzati – ribatte Rianna- ci sarà un assessorato alle periferie ad occuparsene». «No – incalza Di Sarno- ci saranno assessori qualificati a lavorare su Casamale  e periferie».  «Il Casamale non è una periferia- dice invece Allocca- ma il cuore pulsante di questa città. L’assessore si farà e sarò io, la delega la terrà il sindaco». «No – aggiunge Sannino – gli assessori lavoreranno per tutte le aree cittadine alla stessa maniera».  

Somma, giornata ecologica al Ciglio

Qualcosa di più di una semplice giornata ecologica, in pratica una presa di coscienza e un cammino che si ripete da almeno quattro anni in onore della Montagna e del rito che l’accompagna.

Per il quarto anno consecutivo le paranze del monte Somma si sono date appuntamento alla fine del mese mariano per ripulire Ciglio e dintorni dalle conseguenze, non sempre piacevoli, delle feste devozionali e il via-vai di fedeli, più o meno consapevoli, lungo i sentieri che portano alla vetta del Somma. Una settantina di persone, armata di guanti, sacconi e buona volontà ha ripulito il Ciglio e la Traversa, trasportando a spalla i rifiuti fino alle auto per un dislivello di 200 metri, nella speranza che azioni di questo genere non abbiano più ragion d’essere.

Raccolta differenziata nei bustoni che saranno poi portati a valle (Sul Ciglio)

Chiamarla giornata ecologica è poco, o quanto meno non corretto, perché contrariamente alle tante che si svolgono di questi tempi, qui non si tratta di un’estemporanea pulizia, promozionale e funzionale solo alle necessità di qualcuno, ma il mantenimento dei luoghi e il loro possibile ripristino allo stato preesistente da parte di chi è al contempo partecipe di quella criticità.

Giovani all’opera sul Ciglio

In qualsiasi contesto, là dove esista una grande affluenza di persone, si crea rifiuto, ciò accade durante i concerti, le manifestazioni ed anche le gare sportive ma, in questo caso, esiste già chi trasporta a valle i rifiuti durante gli stessi eventi e organizza un’ulteriore rifinitura finale. Il problema è che a fare tutto ciò sono i paranzari, e sono sempre loro, con le loro forze e con i loro soldi a farsi carico della pulizia poiché sanno che quello sporco ruota intorno alle loro celebrazioni mariane e benché si attivino per evitare la sporcizia, tra le due festività maggiori, il Sabato dei Fuochi e il Tre della Croce, sul Ciglio sale una moltitudine di persone di ogni risma che lascia in quello splendido luogo il loro indifferente ed irriverente pattume.

Il carico è pronto per scendere a valle, ultima foto di gruppo e via!

Non tutti capiscono l’importanza di certi atteggiamenti e soprattutto ne ignorano le conseguenze e la strada della sensibilizzazione è lunga e tortuosa ma questi quattro anni di pulizia congiunta sono un’importantissima presa di coscienza. Presa di coscienza che dovrebbero acquisire anche le istituzioni che non sempre rispondono con solerzia alle iniziative delle paranze ed ecco perché spesso i sacconi di spazzatura, anche se accuratamente differenziati, rimangono per mesi alla Traversa o a Castello.

I rifiuti in attesa di essere prelevati (si spera prontamente) a Castello

È tempo quindi di non trattare più con sufficienza chi onora la Montagna perché non si tratta di quattro ubriaconi o dei soliti incolti ma si tratta di persone che vivono realmente il monte Somma e fanno sì che quei luoghi vivano ancora e lo fanno più di ogni altro, ente pubblico o privato cittadino che sia.

 

 

Volla, A.A.A. Cercasi Case in Affitto per i Profughi Richiedenti Asilo e Rifugiati

Tutti i cittadini sono chiamati a partecipare al progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati)”. Il progetto è stato istituito con la legge 189/2002 (art. 32 comma 1), con la quale è stato creato contestualmente anche un fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (presso il Ministero dell’Interno), al quale possono accedere gli Enti Locali che prestano servizi finalizzati all’accoglienza dei richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria. Successivamente, una serie di decreti (10 luglio 2014, 10 agosto 2016) e la circolare del 11 ottobre 2016, hanno “perfezionato” le modalità e le procedure, ed hanno impartito le regole per il suo nuovo funzionamento, attuando un sistema unico di “ripartizione graduale e sostenibile … di accoglienza diffusa … di una distribuzione omogenea ed equilibrata … per promuovere un’autentica integrazione e favorire il rilancio occupazionale e produttivo dei territori locali …”. Saranno più di 8000 i migranti che dovranno essere accolti nella provincia di Napoli, distribuiti nei vari comuni secondo un rapporto con il numero di abitanti. A tale scopo l’Amministrazione Comunale di Volla, che deve accoglierne 75, il 17 maggio 2017, ha lanciato una manifestazione di interesse al fine di valutare la presenza sul territorio comunale di soggetti privati proprietari di immobili, arredati e non, ad uso civile abitazione, disponibili a cedere i medesimi in locazione allo stesso Comune di Volla per l’accoglienza di nuclei familiari o singoli all’interno del progetto di accoglienza S.P.R.A.R. Gli alloggi devono possedere le seguenti caratteristiche: metratura indicativa 80-100 mq circa; essere composti da almeno: una cucina abitabile, tre camere da letto, servizi igienici; essere dotati di impianto di riscaldamento; essere in buono stato di manutenzione; essere agibili e abitabili, e provvisti di tutte le certificazioni di conformità previste dalla normativa vigente; trovarsi nell’ambito urbano del Comune di Volla, preferibilmente in zone servite da mezzi pubblici e nei pressi delle vie di comunicazione principali. L’offerta di disponibilità, da presentare agli uffici comunali (Ufficio Protocollo, oppure tramite pec protocollo.pec.volla@pec.it, entro e non oltre le ore 12,00 del giorno 19 giugno 2017), con la dicitura “manifestazione di interesse alla cessione in Locazione di immobili ad uso residenziale da destinare al progetto di accoglienza s.p.r.a.r. ”, dovrà “ … riportare gli estremi del titolare dell’immobile, l’ubicazione e la composizione dello stesso … Inoltre dovrà essere specificato il canone mensile richiesto …” Le proposte dovranno essere corredate ed integrate dalla seguente documentazione: fotocopia del documento di identità del sottoscrittore; fotocopia codice fiscale del sottoscrittore; planimetria dell’alloggio e delle relative pertinenze in scala adeguata; certificato di agibilità dell’immobile; elenco di tutti gli arredi, i mobili e gli elettrodomestici che, eventualmente, compongono la dotazione dell’appartamento; certificazione energetica; n. 2 foto di ogni ambiente che compone l’appartamento. A parità di offerta (economica e di ampiezza) sarà privilegiato l’immobile già arredato. L’avviso “ … non costituisce né un’offerta contrattuale, né una sollecitazione a presentare offerta, ma è da intendersi come mero procedimento finalizzato alla raccolta di manifestazioni di interesse che non comportano né diritti di prelazione o preferenza né impegni o vincoli sia per i soggetti che presentano manifestazione di interesse che per il Comune di Volla …” Infine, l’Amministrazione Comunale si riserva la facoltà di invitare i soggetti interessati a fornire ulteriori informazioni sugli alloggi disponibili. Il bando della “manifestazione d’interesse” scadrà il 19 giugno 2017, e se non ci saranno “interessati”, tra i cittadini vollesi, sarà cura del Ministero degli Interni procedere per trovare una sistemazione degna di questo nome ai migranti, che, ricordiamo, sono solo una piccola parte del genere umano che sta fuggendo dalle guerre, dalla fame e dalla barbarie che lo stesso genere umano inesorabilmente sta compiendo.

Sant’Anastasia: concerto del Gen Verde al Metropolitan

La vera umanità vista dal Gen Verde Provenienti da 14 nazioni, 21 artiste canteranno la vita-umanità, la speranza di una vita che per loro è già realtà e può esserlo per tutti, di una luce da sempre accesa in ciascuno, una luce che accomuna e può cambiare il mondo, rovesciandone le attuali sorti e proiettandolo verso la fraternità universale. Una fraternità, aspirazione di popoli annunciata da millenni, scritta nelle Costituzioni e ancora oggi non pienamente realizzata, che la band Gen Verde International Perfoming Arts Group metterà al centro del suo messaggio al pubblico del Metropolitan di Sant’Anastasia, nel corso del concerto acustico organizzato dall’associazione Focus focolari e patrocinato dall’Ente, in programma martedì 30 maggio alle ore 20,30. “La vita LIVE”, titolo del concerto acustico, offre un viaggio tra le canzoni più belle del Gen Verde, che certamente danno la dimensione artistica di una band di donne affiatate, preparate, unite, impegnate nel sociale. Laddove il mondo sembra disgregazione, divisione, caduta dei valori, le Gen Verde cantano unità, solidarietà, comprensione, amore. E le parole, le storie arrivano al pubblico, facendo facilmente comprendere come dalla loro vita stessa nasce la certezza nel credere ad una rivoluzione possibile, che parte dall’impegno di ciascuno nel proprio quotidiano. La musica ed il canto, i talenti, gli stili pop, rock in versione unplugged, reggae, etno music, K-pop e musica latina, il loro modo d’essere gioiose, di proiettarsi nel pubblico, con ciascuno, sono elementi che le distinguono da altre band, ma non sono i soli. Il di più delle 21 artiste è l’atmosfera che sanno creare, il vuoto che riempiono con la loro proposta di rivoluzionare il mondo e farlo andare controcorrente verso la fraternità, con nuove idee, nuova cultura, nuova vita. E’ un evento, il concerto acustico “La vita LIVE”, molto atteso a Sant’Anastasia dai giovani e dalle famiglie che si sono mossi da tempo ed infatti i posti ancora disponibili al Metropolitan sono esigui, per cui gli organizzatori invitano a comunicare a breve le adesioni. “Abbiamo con entusiasmo contattato vari potenziali sponsor – dicono Gennaro e Annamaria Ciccarelli, responsabili dell’ass.ne Focus focolari – puntando a far cogliere il messaggio che la band Gen Verde lancia al pubblico, un messaggio di fratellanza. Gli sponsor ne hanno condiviso i valori ed hanno contributo come possibile e di questo li ringraziamo”. “Non credo di esagerare nell’affermare che è un concerto da non perdere – dice l’assessore alla cultura Carmela Aprea – e da ascoltare con libertà di pensiero e col cuore aperto. Abbiamo tanti esempi di donne impegnate che hanno lasciato il segno, sono certa che le ragazze del Gen Verde lasceranno vari spunti da meditare per migliorare la comprensione del valore della reciprocità”.

Somma Vesuviana, Coppola: “Grazie a chi, come l’industria D’Avino, promuove Somma nel mondo”

Un momento della serata inaugurale
Dal prof. Emanuele Coppola, direttore dei Beni Culturali di Santa Maria del Pozzo e ideatore di numerose iniziative volte alla promozione culturale e sociale del territorio nonché produttore del docufilm “Magma”, riceviamo e pubblichiamo un intervento relativo alla recente inaugurazione  (leggi qui) del nuovo stabilimento dei f.lli D’Avino. L’industria ittica dei F.lli D’Avino S.p.A, a Somma Vesuviana, è foriera di un riscatto sociale, economico ed occupazionale che la Città aspettava da tempo e che solo oggi, grazie a Vincenzo e Biagio, trova compimento. Un lavoro complesso, articolato, direi quasi anacronistico, visto le tante “fughe” da un territorio spesso “ostile” e paralizzato da una politica ignava ed autoreferenziale. Un complesso lavorativo, quello dei F.lli  D’Avino, che crea un precedente, affinché, anche altri, come loro, trovino il coraggio di investire nel vesuviano, e sui vesuviani, innalzando il livello di quella umile, laboriosa e sana imprenditoria che inorgoglisce tutti noi. Questo è l’esempio che a Somma si può fare, e si deve fare,  Industria, azienda, commercio, senza snaturarne la vocazione turistica ricettiva, anzi, promuovendola proprio attraverso la produzione di prodotti enogastronomici tipici e la  lavorazione di nicchie d’eccellenza come lo stoccafisso e il baccalà. Degno di nota è la progettazione affidata e diretta dall’architetto Antonio Auriemma e dalla fedele collega architetto Rossella Esposito, che ha saputo soddisfare le esigenze della committenza con la peculiarità dell’area in cui l’edificio sorge. Una struttura modulare, non impattante, capace, a tratti, di simulare più un luogo residenziale, piuttosto che industriale. Le linee pulite e  sobrie della fabbrica, l’armonia delle forme con il contesto, la cura degli spazi e del verde, oltre alla vivibilità della fruizione, fanno di un semplice lavoro di architettura ed urbanistica, una “location” dove è anche bello vivere e lavorare. Una sinergia di forze  e di intenti, tra i caparbi imprenditori e gli Enti preposti, sempre capitanate dalla Lau Progettazione ed eseguite  dalla  GI. MA. Costruzioni di Francesco Porricelli, hanno consentito anche la realizzazione di un’articolata e mancante, nonché indispensabile,  ramificazione fognaria, allacciandola al collettore regionale su via  Pomigliano. Opera, quest’ultima, di primaria importanza, al servizio non solo dell’industria ittica, ma di un’intera ed aspettante comunità. Insomma, un ottimo lavoro, voluto da esimi concittadini, guidato da validissimi tecnici, realizzato da specializzate ditte, che fa ben sperare in uno sviluppo al passo coi tempi.   Emanuele Coppola

Al PAN di Napoli si presenta “Napoli In Rivista” di Diego Macario

Si terrà martedì 6 giugno, alle ore 11.00, presso il Museo PAN di Napoli (via Dei Mille, 60),la conferenza stampa di presentazione dello spettacolo “Napoli in Rivista” di e con Diego Macario. All’evento interverranno gli attori Diego Macario, Marianna Liguori, Amedeo Ambrosino e Oscar di Maio; la coreografa Marcella Martusciello; Guglielmo Mirra per Diana Oris snc (Associazione amici dello Spettacolo); Stefano Sannino e Antonio Botta per il MAV e BOOM produzioni. Presenti anche alcune ballerine del corpo di ballo, che si esibiranno portando per la prima volta all’interno del PAN momenti di avanspettacolo e piccoli sketch di “Napoli in Rivista”, regalando agli ospiti tante sorprese! Non mancherà inoltre, un omaggio al grande Antonio De Curtis, in arte Totò in occasione dei 50 anni della sua scomparsa. La figura dell’artista più amato di sempre, sarà ricordata nello spettacolo tra musica e poesia.

Nel corso della conferenza, inoltre, dal Comune di Napoli, che ha rilasciato il patrocinio morale al progetto, giungerà il saluto dell’Assessore Nino Daniele e dell’Assessore Alessandra Clemente.

<ha dichiarato l’attore e regista Diego Macario Attraverso scenette, momenti di balletto e comicità, “Napoli in Rivista” guarda al passato, ma con uno sguardo all’attualità, con contenuti inediti, che chi verrà a teatro vedrà per la prima volta. Lo scopo è far divertire lo spettatore, ma con la tradizione, senza volgarità, far vedere a teatro una Napoli bella, dal volto pulito che sul palcoscenico prende vita e riesce ad emozionare grandi e piccini, vecchie e nuove generazioni. È uno spettacolo per tutti.>>

Diego MacarioNasce a Napoli e inizia a scrivere delle brevi odi e liriche già dall’età adolescenziale, seguendo l’estro del padre (Nicola, ingegnere) e del nonno (Giuseppe, nobile letterato autore di numerosi odi – (1905) tra cui la tragedia “Giuditta”). Si diploma come Geometra e comincia a maturare diverse esperienze lavorative in diversi settori. La sua passione per il teatro nasce sin dal 1998, collaborando anche con professionisti tra cui Nando Paone (1999). Nel 2013 l’incontro con Corrado Taranto, con il quale si è stretto un ottimo rapporto di amicizia e collaborazione, debuttando in alcuni suoi importanti spettacoli. Da maggio 2013 fino ad oggi ha eseguito numerosi spettacoli teatrali (oltre 40) con alcuni nomi importanti del panorama artistico partenopeo, partecipando anche in piccoli ruoli televisivi e cinematografici tra cui: Un posto al sole, L’oro di Scampia (regia Marco Pontecorvo), Il giovane favoloso(regia Mario Martone), La tentazione di essere felice (regia Gianni Amelio). A febbraio 2015 presenta al cinema Plaza di Napoli, e poi successivamente, in concorso, il suo cortometraggio “Un amore d’altri tempi” nato da una propria poesia trasformata poi in sceneggiatura sia teatrale che cinematografica, eseguito in versi recitati e ambientazione all’800. Il 27 luglio 2013 riceve il premio alla carriera e il diploma d’onore, insieme a Corrado Taranto, al salotto culturale della illustre poetessa Tina Piccolo. A settembre 2013 raggiunge il 2° posto al concorso nazionale di video-poesia “Il canto”, con la lirica scritta dal padre Nicola “Ad Eduardo” e dallo stesso Diego interpretato. Dal 2014 gli vengono affidati alcuni ruoli in qualità di direttore artistico, in particolare per l’evento del Forum Universale delle Culture, per le due giornate dedicate alla figura di Toto’ “Finestre sulle stelle” (anno 2014), in collaborazione con la III Municipalità del Comune di Napoli; presso il nuovo teatro San Carlino di Lucia Oreto; presso il teatro Scarpetta di Casoria (Na) di Luciano Medusa (anno 2014/15); organizzatore e direttore artistico della I Rassegna teatrale “Ris-Arte ai Colli”, in collaborazione con l’ass.ne Noi per Napoli del soprano Olga de Maio e il tenore Luca Lupoli, artisti del San Carlo. A Gennaio 2016, diventa socio, insieme all’attrice e autrice Barbara Bonaccorsi e all’attore Maurizio Rata, con la direzione artistica del regista Gianni Villani, di “NovArt Officine”, con la quale organizza numerosi spettacoli e mette in scena il suo spettacolo “Ma che Rivista”, divertente ed elegante spettacolo di “rivista”, omaggiando il grande Erminio Macario e la famiglia Maggio con la partecipazione dei figli di Beniamino: Elena e Dante Maggio. Ad Aprile 2016 vince il primo premio “PanTeatro festival” presso il teatro Madrearte di Villaricca con il suo testo “Un amore d’altri tempi”, versione teatrale, ed il premio “miglior attore”. Reduce dal precedente spettacolo “Ma che Rivista”, che ha debuttato nella stagione teatrale 2015 al Teatro Bolivar, ricevendo il premio De Magistris, quest’anno l’autore metterà in scena lo spettacolo in due atti: “Napoli in Rivista”. In una rivisitazione, in chiave moderna, dei meccanismi del tipico teatro di rivista.

L’eternità dell’attimo bello nel quadro di Fabritius e nelle linguine di Biagio al profumo di mare e di petali di “pérzeca”

Un sapore e un’immagine pittorica possono evocare la suggestione dell’attimo che si stacca dal flusso del tempo e si estende in una dimensione assoluta. Forse la nostra vita sarebbe più intensa, se ci abituassimo a percepire il tempo non come continuità e durata, ma come sequenza scandita di singoli momenti. Fabritius ispirò Vermeer.

L’attimo fuggiva…che altro può fare un attimo ? (C.E. Gadda) ..…dire all’attimo: “Fermati, sei bello” (J.W. Goethe) Di questo, è fatta la vita: di momenti ( J.L. Borges)

Ingredienti (per 6 persone): gr.400 di linguine, 10 gamberoni, gr.250 di vongole, 6 gherigli di noci, gr.30 di funghi porcini, gr. 50 di burro, gr..50 di panna liquida fresca, 20 fiori di “perzeca” terzarola a polpa bianca, mezzo cucchiaio di succo di limone, una spruzzatina di vino rosato del Vesuvio, prezzemolo, sale e pepe. Pulite e sgusciate, nel solito modo, gamberoni e vongole, e lavate i funghi. In una padella fate sciogliere il burro, versate i gamberoni e le vongole, lasciare che il tutto si dori, prima di bagnarlo con la spruzzatina di vino rosso. Evaporato il vino, aggiungete la panna, il succo di limone, i funghi e le noci. Quando si sta completando la cottura del sugo, salate e pepate. Calate nel sugo le linguine cotte al dente e i petali del fiore di “perzeca”, amalgamate a fuoco lento, servite in tavola il “piatto” coperto da prezzemolo tritato al momento. In tavola, il piatto si accompagna al vino rosato del Vesuvio usato nella preparazione.

Biagio Ferrara

Il caso si diverte a manipolare coincidenze. Passo a Biagio una ricetta che ho preso da un libro della “Newton e Compton” sulla cucina napoletana: lo chef, che ha il complesso del “tocco originale”, usa linguine e vino rosato del Vesuvio al posto dei tagliolini e del brandy, suggeriti dalla fonte, e riduce al minimo la quantità di panna e di succo di limone. Vedo che gli ospiti, i soliti noti, non si meravigliano dell’ingrediente floreale: c’è chi filosofeggia che i fiori di pesco hanno, in definitiva, la stessa funzione aromatica del basilico e del timo e che la “perzeca” terzarola a polpa bianca, i cui fiori sono stati usati dallo chef, essendo per sapore prossima al “percuoco”, è destinata dalla sua natura a dar sapore a pietanze e a vini. Se non lo fermassimo, il “filosofo” terrebbe un comizio sulle idee e sulle immagini che il profumato frutto e i suoi fiori hanno ispirato a poeti napoletani, italiani, arabi e giapponesi. Biagio stesso ricorda che una sua zia usava profumare i piatti di riso con i fiori della “perzeca”. Il più giovane dei commensali, che è intelletto letterario e si avvia ad esplorare i sentieri dell’arte della cucina – credo che sia una inclinazione del ghenos – osserva, all’improvviso, che il sapore del fiore gentile si fa strada, con elegante energia, tra i sapori forti del “piatto”, -le vongole, i gamberoni, le noci-, e per un attimo occupa e domina il palato, per un attimo lunghissimo. Sollecitato dalla riflessione, confermo, dopo due bocconi a lungo meditati, che il giovane ha ragione: anche il sapore rientra nella fragile delicatezza che connota quel fiore, la sua azione dura un attimo, ma è un attimo assoluto, come l’improvviso lampo di sole che ci abbaglia lo sguardo e per l’eternità di un istante ci costringe a percepire solo il barbaglio di luce. La sera, mentre metto ordine tra gli articoli da conservare in cartella, mi capita di leggere ciò che Tomaso Montanari ha scritto, per il “Venerdì di Repubblica”, sul “Cardellino” di Carel Fabritius. E’ un quadro che da sempre mi ispira una ammirazione doppia: perché è oggettivamente un capolavoro, e perché è una delle poche opere note di Carel Fabritius, il grande e sfortunato pittore ucciso nel 1654, quando aveva 32 anni, dalla terribile esplosione di un deposito di polvere da sparo che devastò un intero quartiere di Delft. In questa piccola tavola l’autore, che fu allievo di Rembrandt, registra tutti i particolari, perfino “ogni minima discontinuità” dell’intonaco del muro: però “manca una cosa: il tempo. Non c’è un prima o un dopo: non c’è un movimento, non c’è narrazione”: il cardellino esiste, scrive Montanari, solo per gli occhi e per la mente dello spettatore che, vinto dal prodigio dell’arte di Fabritius, “crede” di avere di fronte un cardellino vero, e vede come vera questa piccola scena, “per una irripetibile frazione di secondo che è ormai uscita per sempre dal flusso del tempo”. Ricordo Borges, ed è un impulso: “Se non lo sapete, di questo è fatta la vita: di momenti”. E questa percezione dell’assolutezza dell’attimo, di ogni attimo, è il punto su cui massima fu, fin dalle origini, la distanza tra la cultura cristiana e quella pagana. Dice Montanari che triste è il cardellino, perché la catena gli impedisce di volare: forse Fabritius “sentiva” che sarebbe morto di lì a poco: ma mi pare – è una impressione che non si è modificata nel tempo- che l’uccellino drizzi la testa come se fosse incuriosito da qualcosa che accade oltre il quadro. Forse Fabritus “sentiva” anche che alla sua arte si sarebbe ispirato un giovane pittore che abitava poco lontano dalla sua casa devastata dall’esplosione. Questo pittore si chiamava Vermeer.

San Vitaliano: veglia di preghiera per il Salumificio Spiezia

A San Vitaliano, domani alle 21, veglia di preghiera cittadina di solidarietà ai lavoratori del salumificio Spiezia che rischia la chiusura. Annunciata anche la presenza del vescovo di Nola Francesco Marino. In questi ultimi giorni i lavoratori dello storico salumificio Spiezia di San Vitaliano (Na), aperto nel 1907, si stanno misurando con l’acuirsi della crisi della loro azienda che rischia la chiusura, con la conseguente perdita di lavoro per circa 80 dipendenti, e gli immaginabili effetti negativi sull’indotto. Per testimoniare vicinanza a quanti sono coinvolti e invocare in extremis una soluzione che possa scongiurare la chiusura permanente della storica azienda sanvitalianese, lunedì 29 maggio, alle ore 21, ci sarà una veglia di preghiera patrocinata dal comune di San Vitaliano, e promossa in collaborazione dall’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Nola e dalla parrocchia Maria SS. Della Libera di San Vitaliano, assieme alle varie realtà parrocchiali: l’Azione cattolica, il Gruppo G.A.M., il Gruppo Padre Pio, la Caritas parrocchiale San Vincenzo De’ Paoli. Tante altre le associazioni che sostengono l’evento: l’Associazione Libera, la Pro Loco cittadina, il Forum dei Giovani, la Populorum Progressio Onlus, G.A.D. Radici. La veglia inizierà presso la parrocchia Maria SS. Della Libera: da lì i partecipanti si porteranno in processione verso il salumificio Spiezia dove si terrà il momento di preghiera. Anche il vescovo di Nola, Francesco Marino, sarà presente alla serata. «Questa del salumificio Spiezia, purtroppo, non è la sola vicenda problematica del nostro territorio – ha dichiarato il vescovo di Nola. Anche in altre città, proprio in questi giorni, i lavoratori vivono giorni d’angoscia per il futuro incerto che si prepara dinanzi a loro. Come Chiesa non abbiamo soluzioni tecniche da offrire, ma dobbiamo essere vicini a chi vive questo dramma e fare tutto il possibile affinché i responsabili del mondo imprenditoriale e istituzionale possano cercare tutte le soluzioni nell’interesse dei lavoratori e delle loro famiglie. Senza lavoro non c’è dignità».