Somma Vesuviana. Illazioni e ombre sulla città. Luigi Coppola: “Somma si riscatterà con il voto”

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“Si è parlato di compravendita di voti, di condizionamenti esterni, di “agevolazioni” in cambio di preferenze: Somma non è questo. Gli abitanti di Somma l’11 giugno avranno la possibilità di riscattarsi da queste illazioni”   “Questa campagna elettorale è partita male. Si sono create situazioni che hanno profondamente violentato la democrazia.”A dichiararlo è Luigi Coppola, ex assessore allo sport, 32enne, consulente finanziario, candidato con la lista “Onda Bianca” a sostegno di Pasquale Piccolo, già primo cittadino nella passata amministrazione. “Non è mia intenzione – continua – addentrarmi nei particolari dell’ increscioso ed imbarazzante momento che ha vissuto la nostra Somma. Non ho mai emesso giudizi e sentenze, è un compito che appartiene agli enti preposti. Il dato certo, però, al di là della veridicità o meno dei fatti, è che la comunità di Somma Vesuviana è stata bistrattata. Siamo balzati agli onori della cronaca per una vicenda che restituisce un’ immagine sicuramente non realistica dei cittadini Sommesi. Si è parlato di compravendita di voti, di condizionamenti esterni, di “agevolazioni” in cambio di preferenze: Somma non è questo. Gli abitanti di Somma non devono essere questo, e l’11 giugno avranno la possibilità di riscattarsi da queste illazioni, con dignità ed intelligenza, attraverso il sacro strumento di legalità, partecipazione e democrazia, cioè il voto. L’unico strumento, quello più forte che possa esistere, che ha a disposizione una comunità per riscattarsi.” Coppola è uno dei fondatori del movimento “Onda Bianca”. Una realtà giovane ed eterogenea che opera sul territorio da oltre 10 anni. “La scelta del nome-afferma- non è casuale. Abbiamo pensato ad un’ onda anomala che porta via vecchi modi di fare politica. Siamo il nuovo che avanza e si propone senza pretese ed ambizioni carrieristiche, senza false promesse e slogan. Qualunque dovesse essere l’esito delle elezioni, continueremo ad essere presenti e ad essere al servizio della nostra comunità”

Arrestato il fratello degli assassini di Anatolij

Nicola Ianuale è stato preso dai carabinieri a Castello di Cisterna.   Non c’è pace per la famiglia Ianuale. Ieri infatti è stato arrestato dai carabinieri Nicola Ianuale, figlio del boss Vincenzo, da tempo detenuto. Nicola è il fratello di Gianluca ed il fratellastro di Marco Di Lorenzo, questi ultimi due sono gli autori dell’omicidio di Anatolij Korol, l’immigrato eroe ucciso a colpi di pistola nell’estate del 2015. Per quell’omicidio l’anno scorso sono stati condannati a venti anni Di Lorenzo, 32enne, e il fratellastro Gianluca Ianuale, 22enne. Venti anni sono stati inflitti anche ad Emiliano Esposito, 50enne, e tre anni e quattro mesi a Mario Ischero, 40 enne, quest’ultimo accusato di essere complice degli assassini. L’immigrato ucraino Korol, di 42 anni, fu ucciso la sera del 29 agosto del 2015 per aver tentato di impedire una rapina a mano armata in un supermercato di Castello di Cisterna.  Intanto Nicola Di Lorenzo, 26 anni, è finito in manette per aver evaso due volte gli arresti domiciliari. L’ultima evasione ha riguardato la violazione dell’obbligo di dimora ai domiciliari al di fuori del territorio del comune di Castello di Cisterna. In effetti Nicola è stato visto dai militari di nuovo nel paese d’origine. Da qui le manette.

Sant’Anastasia, «Festa dei bambini» e della solidarietà

Al via la XIV edizione de «C’era una volta il lunapark» organizzata dall’associazione «San Ciro Onlus», il cui ricavato sarà devoluto ai bambini meno abbienti del territorio. L’appuntamento è per domenica 11 giugno, in via Roma dalle ore 10. Sofocle, uno dei maggiori poeti tragici dell’antica Grecia, sosteneva che «l’opera umana più bella è di essere utile al prossimo»: aforisma sempre attuale che indica l’importanza di darsi da fare, crederci e continuare a farlo nel tempo. Tale citazione sembra essere la sintesi della mission dell’Associazione «San Ciro Onlus», organismo locale del comitato di indirizzo del Centro Nazionale per il Volontariato, che da oltre ventisette anni favorisce e promuove tra i cittadini l’accoglienza, il dialogo, la cooperazione e che persegue finalità di solidarietà sociale in diversi settori. Un’attenzione particolare è rivolta ai bambini in difficoltà: è per questo che è nata la festa dei bambini «C’era una volta il lunapark», un appuntamento a scopo benefico che si ripete da ormai quattordici anni e che gode del patrocinio morale del Comune di Sant’Anastasia. Teatro della manifestazione sarà via Roma che domenica 11 giugno dalle ore 10 e fino a tarda sera (con pausa ore 13-16) si animerà con musica, balli, gonfiabili, giocolieri, manipolazione di palloncini. «Questo evento – sottolinea Vincenzo De Francesco, presidente dell’associazione «San Ciro Onlus» – ha l’obiettivo di riempire la piazza di gente per ottenere un bel ricavato da donare interamente ai bimbi meno fortunati del territorio. Ci auguriamo che l’evento sia fortemente partecipato dalla collettività anastasiana, da sempre vicina alle attività del nostro gruppo e che, ancora una volta, bambini e genitori possano ritrovarsi insieme e trascorrere momenti di solidarietà, allegria e divertimento». Il ricavato raccolto dalla vendita dei biglietti ingresso, di dolci leccornie e dagli sponsor saranno indi interamente devoluti ai piccini meno abbienti. La manifestazione si chiuderà con l’estrazione a premi di una collana, un fornetto elettrico ed una vaporella. (Fonte foto: Facebook)

Somma Vesuviana, gli studenti del Torricelli incontrano il filosofo Aldo Masullo

Il convegno si è tenuto lo scorso 12 maggio nell’ambito della manifestazione Benvenuta Sofia. Nell’ambito delle manifestazioni “Benvenuta Sofia…raccontaci le tue  storie”, gli studenti del Liceo Scientifico Torricelli di Somma Vesuviana,  lo scorso 12 maggio, hanno avuto un incontro con il prof. Aldo Masullo. Il  convegno, particolarmente interessante, aveva per oggetto le tematiche del testo di Masullo “La storia e la morte” pubblicato per la prima volta nel 1964. “La ragione, consapevole di essere mortale, lotta contro la morte.  Questa lotta, fin che dura, è la storia”:  così si apre ‘La storia e la  morte’,  il  saggio  del grande filosofo nato ad Avellino nel 1923 che ha offerto spunti di riflessione e di dibattito. Dopo i saluti del preside  Sabato D’agostino, che ha definito Masullo il più grande filosofo vivente, ha introdotto il tema il prof. Fabio Capasso che con i colleghi del dipartimento ha curato lo studio e l’approfondimento degli argomenti. Molto attenti gli studenti che hanno interagito con il maestro evidenziando una preparazione frutto di uno studio scrupoloso su un tema ancora oggi di  grande attualità, qual è la scelta di non lasciarci sopraffare dalla  tecnologia. Dopo la bomba atomica, infatti, l’umanità è chiamata a scegliere se vivere o morire, di questa scelta siamo tutti responsabili,  tutti coinvolti e chiamati a decidere. Tecnologicamente avanzati eppure schiavi della tecnologia che ci ha reso vulnerabili, un aspetto su cui dobbiamo riflettere, è quanto emerso dal dibattito tra i ragazzi e il prof.  Masullo. L’evento ha concluso la serie dei tre incontri programmati, il 9 maggio, infatti, Guido D’Agostino ha presentato i suoi saggi sul tema “La resistenza nel sud Italia e  l’11maggio Valdo Spini ha mostrato  il libro “Carlo e Nello Rosselli: testimoni di giustizia e libertà”.

Somma Vesuviana, l’intervento di un lettore: «Cari candidati, sapete davvero cosa accade al Casamale?»

Salvatore Piccolo, habitué di incisivi interventi e sovente firmatario di lettere indirizzate al direttore di questa testata, fa le pulci al primo confronto tra sindaci consumatosi nella chiesa Collegiata e si rivolge ai candidati sindaco.   Che ne sarà del Casamale? oltre ad essere l’eterno grido disperato lanciato da chi in questo quartiere vi abita, è stato anche il tema di un confronto tra i candidati sindaci nella chiesa Collegiata. A bocce ferme, come si dice, e dopo le tante polemiche sui social che ne sono scaturite, è opportuno qualche riflessione. Ero presente all’incontro e mi aspettavo un dibattito acceso tra il pubblico, accorso numeroso, e candidati. Ed invece. Ed invece, come opportunamente sottolineato nel suo resoconto su questo giornale da Daniela Spadaro, è stato fiacco, molle, a tratti noioso e scontato. Al di là delle critiche sulla location (chiesa si chiesa no per incontri elettorali), è stata la qualità delle domande che ha lasciato molto a desiderare. Domande puerili, infantili, sciumulelle che la moderatrice ha cercato in parte di raddrizzare. Soprattutto quelle relative al parcheggio di via Torre al parco Vesuvio, al castello D’Alagno sono state piuttosto mosce.  Non si è parlato, invece, di altri e più gravi problemi che stringono alla gola il Casamale: la sicurezza, la legalità, lo spaccio di droga, la prostituzione, la devianza giovanile, l’immigrazione fuori controllo. Temi caldi e tosti che gli organizzatori, definitisi amici del Casamale, hanno tralasciato. Ecco, in un dibattito con chi sarà il futuro sindaco, forse andavano fatte queste domande: signori come pensate di contrastare il mercato della droga? Ve la sentite di impedire l’affitto di presunte case, ovvero tuguri, alcune senza i servizi essenziali a persone meno abbienti? Cari candidati siete al corrente che il alcune abitazioni in alcune ore del giorno sono case per appuntamento? Ed invece il massimo della trasgressione è stato il piano colore, che tra l’altro esiste da oltre un decennio. Il Casamale mai come in questo momento ha un sacco di amanti, ogni aspirante sindaco o consigliere ha la sua ricetta, in tanti filosofeggiano a chi la spara più grossa. Gli stessi casamalisti fanno a gara a chi ama di più il quartiere, sui social dichiarano il loro amore eterno, indicano la strada da seguire, reclamano propositi e soluzioni. Ed invitano all’unità, alla coesione, a non dividersi. E chi non è d’accordo con questa tesi! Ma il problema è il come. Ma, soprattutto, siamo sicuri che tutti siano sinceri? Ecco il punto: siamo tutti disponibili sinceramente e liberamente a voler contribuire a risollevare il Casamale? Quanti voti sono stati già promessi a tizio o a caio? Quanti quelli venduti per il piacere ricevuto? O da ricevere? E, allora, di che parliamo? Il Casamale merita attenzione da parte del futuro sindaco e della sua squadra, ma non perché è un quartiere speciale, ma semplicemente perché è il centro storico del paese. Basterebbe l’ordinaria amministrazione, il rispetto delle regole, il senso civico, qualche sanzione. Anche agli amministratori, perché qualcuno dovrà pur pagare per un’opera diventata parcheggio ma che non è mai entrata in funzione. Partiamo dal basso, e poi arriviamo in alto. Ai progetti, alle proposte purché diventano fruibili ai cittadini. Ma sono tutti disponibili a farlo. Un paese normale, appunto, che manda segnali, piccoli ma importanti per far capire a chi vi risiede, che non è esente da colpe, che ci si sente comunità quanto ai doveri corrispondono i diritti ai quali fare riferimento. Salvatore Piccolo

Dema, ieri l’udienza in tribunale: fabbrica ancora in bilico

L’Inps: si alla rinegoziazione del debito. Ma l’Agenzia delle Entrate ieri non si è presentata in aula.    Solo il si alla rateizzazione del debito da parte dei due creditori pubblici potrà salvare la grande fabbrica aeronautica di via San Sossio. All’udienza di ieri invece è arrivato soltanto il placet dell’Inps. Manca ancora quello dell’Agenzia delle Entrate. La sezione fallimentare del tribunale di Nola ha dato quindi altri dieci giorni di tempo per l’ eventuale secondo ma determinante placet. Entro il 15 giugno dunque la partita Dema sarà conclusa, nel bene o nel male. I sindacati, Fim, Fiom e Uilm, sono ottimisti. Sono convinti che lo Stato non possa permettersi il “lusso” di far svanire una realtà industriale da 800 posti di lavoro, 500 a Somma Vesuviana e 300 nei due impianti controllati di Airola e Brindisi. Ma il tempo stringe. Il si alla rinegoziazione del debito da parte dell’Inps è stato anche il frutto del pressing della politica. Il presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca alcuni giorni fa aveva incontrato il direttore dell’ente di previdenza proprio per avere garanzie sul salvataggio dell’azienda.    

Ercolano e le inutili giornate ecologiche

Come ottenere il massimo risultato mediatico col minimo sforzo amministrativo. LE FOTO – IL VIDEO

Ci risiamo, ancora una volta i bambini in prima fila per giustificare l’inerzia di un’amministrazione. Anche quest’anno il comune di Ercolano ha voluto mettere un velo di ipocrisia sulle sue inadempienze. Domenica scorsa, a dire dei tanti addetti stampa di cui quest’amministrazione gode, circa 400 ragazzi, quelli delle scuole del territorio, sono intervenuti per “ripulire” la strada che conduce al Vesuvio. Ora, lungi dal pensare in un’azione risolutiva, visto che sono anni che tra forum dei giovani, Legambiente e simili, e il sindaco Buonajuto che continua a farsi selfie con sfondo di cappellini gialli e faccine sorridenti, niente di risolutivo è mai stato fatto in quei luoghi e la monnezza sta sempre là in bella vista.

Molti hanno sostenuto il valore educativo del gesto, ovvero quello di suscitare in quei giovani uno spirito ecologico e rispettoso nei confronti dell’ambiente ma a mio avviso ciò non vale quando tutt’attorno a quei ragazzi regna l’esatto contrario di quanto dovrebbero apprendere ed è appunto l’incoerenza degli adulti a prevalere. Che senso ha portare sotto un sole quasi estivo e in mezzo ai bus turistici quei ragazzi? Che senso ha mandarli in mezzo a profilattici e fazzolettini, cartoni di pizza e bottiglie di Peroni quando il giorno dopo lo spettacolo sarà sempre lo stesso? Cosa c’è di educativo in un azione vana? Cosa c’è di costruttivo nel mostrare l’inutilità di un gesto?

Ma soprattutto, fermo restando che la scuola adempie ormai da decenni al suo compito educativo ambientale, dove sono le istituzioni? Dov’è il Parco? Dov’è la Città Metropolitana? Dove sta il comune? Davanti l’obiettivo! Ma il resto dei 364 giorni dell’anno solare, cosa si è fatto per evitare quello che si celebra quotidianamente lungo la Provinciale/Comunale del Vesuvio? Ma soprattutto, cosa si è fatto per rendere onore al patto con le nuove generazioni?

Oramai la febbre da giornata ecologica sta dilagando, oramai si è capito che paga più questo che l’impegno reale per un qualcosa che non si ha interesse a risolvere o per la quale si ha la coscienza di non poterlo fare. Basta più un giornalista amico che ti enfatizza l’evento che il reale controllo del territorio. Di certo la colpa è di questi amministratori che non fanno altro che prenderci in giro e strumentalizzare le masse acritiche degli studenti ma è anche vero che alla gente piace essere presa in giro e che i politici non sono altro che l’emanazione di una cultura locale che non vuole impegnarsi nel reprimere quegli atteggiamenti patologici che riducono il nostro territorio in una reale pattumiera.

Magari, a questo punto, se si avesse realmente voluto dare un senso didattico alla giornata, si sarebbe potuto andare tutti all’Ammendola & Formisano o all’ancora fumante via Novelle Castelluccio e perché no? Godersi la vista panoramica su Cava Fiengo. Lì sì che sarebbe potuto apprendere che lo sporco che ci attornia non è solo quello delle coppiette e dei turisti un po’ distratti, ma principalmente quello che si è scaricato e si scarica ancora nelle cave vesuviane. E allora sì che mi sarebbe piaciuto ascoltare qualche bella domanda spontanea da parte di quei ragazzini, del tipo: ma chi ce li ha buttati lì quei rifiuti? Chi è il proprietario di quelle cave? Perché non si è mai fatto nulla per ripulire quella zona?

Domande tanto semplici quanto complesse nella risposta poiché questa contempla un’implicita ammissione di colpa.

Terzigno, Carmine Di Luggo, chef per Papa Francesco, al Comune per ricevere un attestato d’eccellenza

Il sindaco, Francesco Ranieri ed il presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe De Simone, alcuni amministratori locali, amici e parenti hanno festeggiato, con una cerimonia al Comune, lo chef di Terzigno che ha cucinato per Papa Francesco. Carmine Di Luggo ha ricevuto, nella tarda mattinata di oggi, dalle mani del sindaco Ranieri, una pergamena ricordo, come segnale di riconoscenza, a nome dell’Amministrazione e della Cittadinanza, per aver portato il nome di Terzigno nel Mondo. Di Luggo, anche se giovane chef, lavora da diversi anni in importanti ristoranti sparsi per il Mondo. Da circa due anni è al Ritz Carlton de Il Cairo, capitale dell’Egitto, ed ha appreso molto da un grande della gastronomia internazionale come Oliver Glowing, detentore di due stelle Michelin. Per l’arrivo del Pontefice in Egitto nel mese di Aprile scorso, diversi chef proposero i propri menù, ma con enorme emozione di Carmine, fu scelto proprio il suo. Il menù di tre portate fu realizzato per la sera del 29 Aprile a Zamalek, presso l’Ambasciata del Vaticano, nella Capitale egiziana. Carmine, con grande professionalità e senso di responsabilità, cucinò per il Santo Padre: risotto ai frutti di mare, filetto di vitello con salsa pizzaiola, gnocco romano rivisitato e un tiramisù con spuma di caffè. Fu un grande successo per lo chef terzignese. Dopo la cena, il Santo Padre incontrò tutto lo staff della cucina. Questo fu, come ha ricordato commosso Carmine nel corso della cerimonia al Comune, “motivo di orgoglio e forti emozioni per l’incontro con Papa Francesco – spiega Carmine – nonostante l’ora tarda volle incontraci e consegnarci la medaglia ricordo della sua visita in Egitto, che custodirò per sempre”. “Sei motivo di orgoglio per tutti noi – esclama il sindaco Ranieri -. Abbiamo tante eccellenze su questo territorio e c’è qui un’ulteriore conferma. Sei una preziosa eccellenza di Terzigno. Hai dimostrato in questa importante occasione le enormi qualità che possiedi. Ti auguro una carriera sempre più brillante e sappi che questa Amministrazione e questa Città ti supporteranno sempre”. Una soddisfazione per tutta Terzigno, tant’è che il presidente del consiglio comunale, Giuseppe De Simone, ha espresso la propria gioia e quella di tutta l’Amministrazione comunale per la “grande occasione sfruttata da un giovane di Terzigno, un ragazzo che per lavorare e specializzarsi ha dovuto lottare tanto. Dopo il vino di Terzigno – ha concluso De Simone – che giunse al Papa Giovanni, ora anche piatti preparati al Pontefice da uno chef terzignese. Auspichiamo ancora di andare oltre”.

Ottaviano: gli alunni dell’I.C. “D’Aosta” raccontano, in modo creativo, la storia della “donna ottajanese” tra Ottocento e Novecento

Martedì 6 giugno, mostra di documenti e immagini allestita da alunni e docenti sulla storia sociale della “donna ottajanese” nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento. L’Istituto pubblica una splendida “plaquette” “a due visioni”: una è la visione storica rigorosamente costruita sugli atti, l’altra è il creativo racconto che quel passato ispira all’immaginazione dei ragazzi. Qualche tempo fa, prendendo spunto dal romanzo di Susan Sontag “L’amante del vulcano” e dall’abitudine della brigantessa Luisa Mollo di indossare, nel 1861, non la gonna, ma i pantaloni, Carmine Cimmino pubblicò sul nostro giornale un articolo che esaminava e commentava un quesito: e se il Vesuvio fosse femmina? Questa domanda è diventata il titolo di un progetto che ha sollecitato gli alunni delle classi 2aB, 3aB e 3aD dell’Istituto Comprensivo “D’ Aosta” a svolgere ricerche sul ruolo della donna a Ottajano nella seconda metà del sec.XIX e nel primo ventennio del sec.XX, con particolare riferimento ai mestieri, all’istruzione, all’igiene. I risultati di queste ricerche sono stati pubblicati in mostra martedì 6 giugno, nel cortile dell’Istituto, attraverso un’esposizione di testi, di copie di fotografie d’epoca e di quadri, e anche di disegni originali. Gli alunni sono stati guidati, nell’attività, dalle docenti Patrizia Arpaia e Filomena Menichini, ma un progetto così complesso può essere sviluppato solo attraverso la collaborazione di tutti i docenti delle classi coinvolte. Il Dirigente prof. Michele Montella ha confermato che il progetto rientra nelle scelte strategiche dell’Istituto, che considera come obiettivo primario la conoscenza concreta della storia, delle tradizioni e del patrimonio culturale di Ottaviano e di un territorio che non ha uguali, il Vesuviano: la storia del” luogo” in cui siamo nati e viviamo influisce inesorabilmente, in ciascuno di noi, sui modi di vedere le cose e sul sentimento dell’identità civica. Carmine Cimmino ha condiviso le considerazioni espresse dal Dirigente e ha elogiato la coerenza e la organicità dei testi pubblicati in mostra e del corredo iconografico: questa coerenza e questa organicità, ha notato il prof. Cimmino, sono splendidamente registrate nella elegante “plaquette” che, nell’introduzione, il Dirigente definisce “un libro a due visioni”, una che guarda al passato di Ottajano, l’altra “che prospetta la rielaborazione creativa di quel passato, rivissuto dai ragazzi, affinché possano riappropriarsene, amandolo dell’amore di cultura che solo feconda un popolo.”. E cosi, ispirandosi alla storia vera dei vignaioli ottajanesi, degli osti, della lussureggiante ricchezza degli orti e delle vigne, un allievo ha immaginato e descritto i contadini che “si muovono per le strade della città di Ottajano dignitosi come i “galantuomini” e molti di loro portano alla cintola la roncola, con la naturalezza del cavaliere che porta la spada. In tutta la provincia ci sono pochissime taverne in cui una donna può entrare senza suscitare lo scandalo dei clienti. Una di queste è la taverna del Vallo”. Le pagine della Serao e fotografie interessanti raccontano la vera, terribile storia dell’eruzione del 1906, e del rischio che Ottajano corse di essere cancellata per sempre. E’ una vicenda esemplare, che il prof. Cimmino ha raccontato in un suo libro. Quando Vittorio Emanuele III arrivò nel paese, a piedi, sotto la pioggia di cenere, e vide le rovine, pensando che la vita non sarebbe più tornata tra quei mucchi di macerie e nella terra bruciata dal fuoco, decise di trasferire per sempre gli Ottajanesi nel basso Lazio e perciò ordinò che i soldati minassero le case che erano rimaste in piedi. Ma quando i soldati incominciarono a piazzare le mine in contrada Rosario, vennero all’improvviso circondati dagli Ottajanesi armati di fucili e di forconi. Erano pronti a farsi massacrare, ma non avrebbero mai abbandonato la loro terra: e le donne stavano in prima fila, pronte a tutto. I professori dell’Istituto Agrario di Portici e Amedeo d’Aosta convinsero il re a ritirare il decreto, spiegandogli che dopo un paio di anni le vigne e i frutteti sarebbero rifioriti più rigogliosi di prima. La società di Ottajano era, nel periodo di cui gli alunni si sono occupati, sufficientemente articolata: c’erano donne imprenditrici, le figlie dei ricchi borghesi frequentavano collegi napoletani, per le ragazze di umili condizioni funzionava, con risultati di scarso rilievo,in verità, qualche “scuola femminea”, c’erano “vammane”, ma anche levatrici professioniste, le ostesse erano personaggi socialmente influenti, le donne “povere” lavoravano la terra, facevano le “tabacchine”, raccoglievano, purgavano e tessevano il lino e la canapa, giravano per le case a lavare e a pettinare le chiome e a “inciarmare”, ancora, “incantesimi e fatture”, a combinare matrimoni. Questa ricca e varia umanità ha ispirato ai ragazzi interessanti spunti di narrazione creativa. Maria passa la giornata “ a scavare piccole buche per poi piantarci i semi del melo” e “Susetta la fattucchiera sfrutta l’ignoranza della gente la quale crede che, attraverso dei riti, io sia in grado di tirare degli scongiuri e di allontanare la sfortuna”, e di influire sull’esito di un’asta pubblica. La vecchia “vammana” Giuseppina Ascione, che da tempo non esercita più il mestiere, una sera tempestosa ritorna al lavoro per aiutare una giovane sposa che è prossima al parto. La madre della partoriente ha già preparato tutto l’occorrente: “l’acqua calda, il rosmarino e il timo con il quale la vammana pulirà il bambino appena nato, il sapone fatto con il mosto del vino con cui, secondo la tradizione, profumerà il corpo della donna, perché il mosto del vino è simbolo e augurio di fecondità.”. Credo che quello realizzato dagli alunni dell’I.C. “ D’ Aosta” sia un progetto notevole, nell’impostazione e nei risultati: si percepiva, nelle parole del Dirigente e dei docenti, e nell’attenzione dei ragazzi l’orgogliosa consapevolezza di aver “costruito” qualcosa che ha lasciato, in ognuno, segni preziosi.

Vertenza Spiezia, l’azienda ritira la mobilità

Firmato stasera l’accordo con cui il Salumificio Spiezia ritira la procedura di mobilità avviata dodici giorni fa per i suoi dipendenti. Ottantatré i lavoratori che rischiavano il licenziamento per la crisi in cui è piombata la storica azienda di San Vitaliano ora in liquidazione. “L’azienda per dimostrare che tiene alla salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, e nelle more di definire le attività preliminari e propedeutiche alla liquidazione, revoca la procedura di mobilità per garantire alle maestranze la possibilità di conservare l’occupazione tramite l’intervento promesso dalla Regione Campania”. Ciò è quanto è riportato a conclusione del verbale di esame congiunto sottoscritto dalle parti in serata. È di oggi anche la notizia dell’approvazione della cassa integrazione straordinaria con decorrenza dal 13 marzo per 60 degli 83 dipendenti del Salumificio Spiezia. Per i restanti 19 si occuperà l’azienda di versare i compensi, gli altri quattro (i titolari) si sono licenziati. “L’ammortizzatore sociale è stato accolto sulla scorta del piano di ripresa presentato tre mesi fa. Oggi è arrivato il decreto che lo ufficializza”, hanno comunicato i sindacalisti Francesco Fattoruso (Fai-Cisl), Maurizio Vitiello (Uil-A) e Carmine Franzese (Flai-Cgil), a margine di un incontro che si è svolto nel pomeriggio con i rappresentanti aziendali. Dopo momenti di agitazione, registrati intorno alle 17 davanti alla fabbrica, i lavoratori avevano indetto una assemblea permanente credendo che i titolari non volessero revocare la mobilità. Possibilità esclusa dopo una nuova riunione negli uffici della fabbrica, terminata con la notizia del ritiro della procedura che era stata avviata il 25 maggio scorso.  Gli operai, senza stipendio da gennaio, erano in presidio fuori allo stabilimento da circa un mese. Hanno, quindi, messo fine alle iniziative di protesta e festeggiato nel piazzale del salumificio con i propri rappresentanti sindacali. “Nei prossimi giorni – ha riferito il delegato di Fai-Cisl – ci sarà un nuovo incontro alla Regione per discutere di eventuali finanziamenti e della ricerca di un imprenditore interessato ad investire nel salumificio”.