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Somma Vesuviana, l’intervento di un lettore: «Cari candidati, sapete davvero cosa accade al Casamale?»

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Salvatore Piccolo, habitué di incisivi interventi e sovente firmatario di lettere indirizzate al direttore di questa testata, fa le pulci al primo confronto tra sindaci consumatosi nella chiesa Collegiata e si rivolge ai candidati sindaco.

 

Che ne sarà del Casamale? oltre ad essere l’eterno grido disperato lanciato da chi in questo quartiere vi abita, è stato anche il tema di un confronto tra i candidati sindaci nella chiesa Collegiata. A bocce ferme, come si dice, e dopo le tante polemiche sui social che ne sono scaturite, è opportuno qualche riflessione. Ero presente all’incontro e mi aspettavo un dibattito acceso tra il pubblico, accorso numeroso, e candidati. Ed invece. Ed invece, come opportunamente sottolineato nel suo resoconto su questo giornale da Daniela Spadaro, è stato fiacco, molle, a tratti noioso e scontato. Al di là delle critiche sulla location (chiesa si chiesa no per incontri elettorali), è stata la qualità delle domande che ha lasciato molto a desiderare. Domande puerili, infantili, sciumulelle che la moderatrice ha cercato in parte di raddrizzare. Soprattutto quelle relative al parcheggio di via Torre al parco Vesuvio, al castello D’Alagno sono state piuttosto mosce.  Non si è parlato, invece, di altri e più gravi problemi che stringono alla gola il Casamale: la sicurezza, la legalità, lo spaccio di droga, la prostituzione, la devianza giovanile, l’immigrazione fuori controllo. Temi caldi e tosti che gli organizzatori, definitisi amici del Casamale, hanno tralasciato. Ecco, in un dibattito con chi sarà il futuro sindaco, forse andavano fatte queste domande: signori come pensate di contrastare il mercato della droga? Ve la sentite di impedire l’affitto di presunte case, ovvero tuguri, alcune senza i servizi essenziali a persone meno abbienti? Cari candidati siete al corrente che il alcune abitazioni in alcune ore del giorno sono case per appuntamento? Ed invece il massimo della trasgressione è stato il piano colore, che tra l’altro esiste da oltre un decennio. Il Casamale mai come in questo momento ha un sacco di amanti, ogni aspirante sindaco o consigliere ha la sua ricetta, in tanti filosofeggiano a chi la spara più grossa. Gli stessi casamalisti fanno a gara a chi ama di più il quartiere, sui social dichiarano il loro amore eterno, indicano la strada da seguire, reclamano propositi e soluzioni. Ed invitano all’unità, alla coesione, a non dividersi. E chi non è d’accordo con questa tesi! Ma il problema è il come. Ma, soprattutto, siamo sicuri che tutti siano sinceri? Ecco il punto: siamo tutti disponibili sinceramente e liberamente a voler contribuire a risollevare il Casamale? Quanti voti sono stati già promessi a tizio o a caio? Quanti quelli venduti per il piacere ricevuto? O da ricevere? E, allora, di che parliamo? Il Casamale merita attenzione da parte del futuro sindaco e della sua squadra, ma non perché è un quartiere speciale, ma semplicemente perché è il centro storico del paese. Basterebbe l’ordinaria amministrazione, il rispetto delle regole, il senso civico, qualche sanzione. Anche agli amministratori, perché qualcuno dovrà pur pagare per un’opera diventata parcheggio ma che non è mai entrata in funzione. Partiamo dal basso, e poi arriviamo in alto. Ai progetti, alle proposte purché diventano fruibili ai cittadini. Ma sono tutti disponibili a farlo. Un paese normale, appunto, che manda segnali, piccoli ma importanti per far capire a chi vi risiede, che non è esente da colpe, che ci si sente comunità quanto ai doveri corrispondono i diritti ai quali fare riferimento.

Salvatore Piccolo

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