Ottajano, agosto 1891, bruciano le selve del Somma-Vesuvio: è una “mmasciata” di camorristi ottajanesi?
Vesuvio, aumenta il fronte delle fiamme
L’incendio del Vesuvio incomincia ad avere i contorni preoccupanti di una catastrofe, le forze in campo sono limitate e devono dividersi su più fronti; ma dov’è il tanto decantato orgoglio identitario?
Mentre le fiamme circondano il Colle del Salvatore, minacciando seriamente, non solo il nostro patrimonio naturalistico, ma anche quello culturale e storico, assistiamo allo show mediatico di chi non ha saputo far di meglio che formulare la più classica delle ipotesi assolutorie, quella delle ecomafie, per giustificare l’ingiustificabile inadempienza nel tutelare il bene presieduto e riscuotendo, tra l’altro, anche interesse tra gli accoliti per suddetta ipotesi; sì, ipotesi, perché non mi risulta che esistano indagini concluse a tal riguardo e la scusa è tanto inopportuna quanto improponibile vista la carenza di interessi della delinquenza organizzata per le sorti di un parco le cui vicende sono all’attenzione di tutti, attenzione che la camorra non ha mai amato. Qui da noi menzionare la delinquenza organizzata è una panacea per ogni inadempienza e carenza civica ed utile per chiunque necessiti di una certa visibilità.
Ma a questo punto la domanda nasce spontanea, perché quando qualcuno tocca Napoli e la napoletanità, a torto o a ragione, il popolo della Rete e dei bar dello sport insorge con furore, ed ora che sta andando in fumo il suo simbolo identitario per eccellenza, nessuno si mobilita? Dove sono le orde anti Salvini, dove sono i neo borbonici ora che il Vesuvio brucia? Dietro lo schermo di un pc, ovvio!
Detto ciò non resta che fare la cronaca, quella vera di chi la vive, e non quella dei comunicati stampa, per capire che la situazione ha raggiunto una gravità tale da renderla, come oggi amiamo dire, epocale. La sede storica dell’Osservatorio, scampata ad innumerevoli eruzioni vesuviane, rischia di soccombere al fuoco provocato dall’incuria dell’uomo. Come se non bastasse questo rischio incombente, riprende ad ardere il Somma in quel di Ottaviano, tanto da ricorrere anche lì ai già scarni mezzi aerei, ed infine, ciliegina sulla torta! Prende fuoco un terreno incolto presso San Vito ad Ercolano, in via Marsiglia, proprio dove stanno in bella mostra i soldati dell’esercito, e minacciando una fabbrica di fuochi d’artificio e l’isola ecologica che sta nei pressi.
Anche in questo drammatico contesto abbiamo preferito rimboccarci le maniche e non fare attivismo da facebook o da giornata ecologica e siamo saliti ancora una volta verso il bosco e la riserva integrale che da sei giorni arde ancora. Ieri siamo saliti in cinque e abbiamo fatto, nel nostro piccolo, del nostro meglio, creando linee sparti fuoco e spegnendo quello che eravamo capaci di spegnere con le pale. Cinque abusivi, come ci ha definito un consigliere di Ercolano, peccato che qui, come altrove lungo lo stivale, spesso è ciò che dovrebbe essere legale ad avere problemi con la legalità e lì, tra le fiamme del bosco misto a valle della Tirone, e per il terzo giorno consecutivo, c’eravamo solo noi, noi e il fuoco.
I Vigili del Fuoco presidiano come un fortino l’Osservatorio ma le fiamme sono soverchianti come gli indiani dei film, sembrano non finire mai! Speriamo che, presto o tardi, vincano i buoni o che arrivino i nostri a liberarci da questo incubo.
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Vesuvio : le fiamme minacciano il Salvatore
L’incendio che da ieri ha invaso anche la preziosa Riserva Tirone Alto Vesuvio, sta pericolosamente avvicinandosi anche al Colle del Salvatore, minacciando la sede storica dell’Osservatorio Vesuviano e la chiesetta omonima.
Sono ormai cinque giorni che le fiamme bruciano il versante ovest del Vesuvio e nonostante l’impegno dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, della SMA ed altri volontari, sembra che il fuoco abbia il sopravvento sugli sforzi dell’uomo.
Un Canadair ha sorvolato per l’intera giornata la zona, irrorando con acqua e ritardante le zone interessate dall’incendio che si insinua tra la pineta a mo’ di scie. A terra i VVF presidiano abitazioni e la sede storica dell’Osservatorio Vesuviano mentre, più a valle, la SMA e la Protezione Civile dovrebbero, come da norma, contrastare il fuoco nel bosco. Un problema, evidenziato dagli stessi VVF, è quello della sporcizia delle strade, là dove infatti si sarebbe potuto trovare nelle stesse uno sbarramento spartifuoco, ora invece queste diventano un collegamento con i due margini della strada a causa dei rami, che in certi casi fanno da cupola e la sporcizia delle cunette e degli argini ricolmi di materiale d’ogni tipo ed infiammabile. Del resto l’incendio di mercoledì scorso è partito propria dalla strada, in via Vesuvio.

Pare inoltre che oggi la malasorte ma anche l’incoerenza si siano accanite contro gli operatori, poiché, prima due moduli della SMA, quelli del turno della mattinata, sono entrati in avaria e poi, nel pomeriggio, gran parte di volontari e protezione civile è stata dirottata verso la gara finale del Giro d’Italia femminile e togliendo così uomini alle operazioni e bloccando, tra l’altro, anche le uniche due vie d’accesso praticabili ai luoghi dell’incendio. Ci rendiamo conto che l’evento era pianificato da sei mesi ma qualche volontario in più avrebbe evitato che un patrimonio centenario non andasse in fumo per sempre.
Questioni di priorità quindi, e con buona pace del patrimonio UNESCO e della capitale europea, qui si rischia invece di mandare in cenere qualcosa in più di una diretta televisiva nazionale.












