Il Vesuvio col senno di poi

Riflessioni ex post di un attivista.

Le fiamme sul Vesuvio, temute da molti già dallo scorso inverno LEGGI si sono puntualmente presentate con il loro drammatico conto; le operazioni di spegnimento, soprattutto per quel che riguarda il lavoro a terra, sono state effettuate con notevole ritardo e in situazioni ormai, tanto avanzate, da essere, in certi casi, quasi inutili o pericolose. Solo quando gli incedi vesuviani sono diventati un caso nazionale e forse qualcosa in più, solo allora, il governo centrale, nella persona del ministro dell’Ambiente, si è degnato di recarsi sul posto per rendersi conto della situazione o magari tutelare semplicemente il presidente del Parco in difficoltà.

Non sono le ecomafie, non è il cambiamento climatico ad aver dato fuoco al Vesuvio, caro ministro Galletti, e neanche i gatti e i cani kamikaze o i presunti piromani beneventani, specchietti per le allodole da tastiera ma non per chi vive il Vesuvio e il suo Parco a 360°, ma è stata la cultura emergenziale che da sempre e in ogni contesto vige qui da noi, una cultura che sembra vivere più sul precetto scaramantico che sul buon senso organizzativo. Un atteggiamento tale da non intraprendere nessuna iniziativa programmatica che non fosse un qualcosa di esclusivamente e burocraticamente cartaceo e inattuato. Lo stato dei boschi del Parco Nazionale del Vesuvio era in completo abbandono prima di questo che consideriamo il più grande incendio che si ricordi qui di noi, e lo era anche l’anno scorso, quando la piazza d’onore spettò al rogo di Terzigno e comuni limitrofi.

Se prima nulla si faceva, non è stato certo opportuno non aver fatto nulla di concreto nell’anno intercorso tra i due eventi, soprattutto quando c’erano le istanze dei cittadini  e delle associazioni a richiederlo VEDI. E non puntiamo il dito solo sull’Ente Parco, con un piano antincendio mai attuato e con protocolli d’intesa approssimativi ma anche su chi avrebbe dovuto partecipare a questa prevenzione mai partita. Parliamo ad esempio di chi avrebbe dovuto fare manutenzione e pulizia lungo le strade provinciali e comunali, vi ricordiamo infatti che l’incendio più grande dei tanti roghi divampati sul Vulcano, è scoppiato proprio in via Vesuvio ad Ercolano, strada che accoglie i turisti che vanno al Vesuvio e vera e propria discarica; bene, il rogo, incominciato tra le sterpaglie e i rifiuti del bordo strada, ha poi innescato una reazione a catena che ha distrutto praticamente tutta la riserva integrale del Parco, includendo il Tirone/Alto Vesuvio, la vegetazione di Colle Umberto, del Salvatore, Atrio del Cavallo, Fosso della Vetrana, Valle del Gigante, attraverso il bosco del Molaro fin sui Cognoli per arrivare all’amato Ciglio di Somma. Gli altri roghi, quali quelli di Terzigno, Ottaviano, Torre del Greco potrebbero aver avuto più o meno la stessa sorte e lo stesso innesco fortuito, vista la medesima e precaria situazione di partenza.

Formulare il binomio incendi = spazzatura è sbagliato, fuorviante e pericoloso. E lo è nella misura in cui si accomunano due fenomeni con distinte cause e distinte responsabilità. Gli incendi boschivi di quest’anno, così come quelli degli anni precedenti, hanno la loro natura nell’incuria e tale mancanza ha permesso a chi, colposamente o in maniera criminale, ha fatto scoccare la scintilla. Se non ci fosse stato quindi il carburante, a nulla o quasi sarebbe valsa la miccia per la sua accensione. Se i boschi vesuviani avessero avuto una corretta pulizia, vie spartifuoco e sentieri degni di questo nome, e soprattutto un efficiente servizio antincendio, tutto questo non sarebbe accaduto o, quanto meno, sarebbe stato di gran lunga ridimensionato; inutile quindi parlare di camorra, e creare un nemico immaginario come si faceva durante la guerra il nemico ce l’abbiamo dentro, il nemico siamo noi con la nostra passività!

Il collegamento degli incendi vesuviani ai roghi dei rifiuti ha un che di ideologico e non mi riferisco solo a chi, istintivamente, in simili frangenti, cerca un qualcosa o un qualcuno a cui addurre colpe e responsabilità per darsi una ragione di quanto non accetta o non capisce e di cui vede solo gli effetti, ma anche a chi vuol vedere nel fatto un complotto tra economia di mercato, il governo e chicchessia con forze oscure che regolerebbero le sorti del pianeta; sembra assurdo ma è stata una delle tante tesi esposte negli articoli che hanno girato in questi giorni.

Sta di fatto che se esistessero i controlli e un sistema civico decente, i luoghi di sversamento e di rogo non sarebbero mai esistiti e tanto meno in area parco ed è comunque bene non confondere ciò che accade nelle discariche del Parco con quanto accade nei boschi più integri della riserva naturale. Ma ciò che più inquieta è il fatto che si escluda a priori la strada che potremmo definire boschiva, ovvero insita nella natura dei boschi e delle loro condizioni, seguendo invece  rigidamente la strada criminale, senza capire che nei boschi di montagna, là dove non arrivano carrozzabili, il problema rifiuti non c’è e questo dimostra, ancora una volta, quanta ignoranza ci sia sull’argomento Vesuvio.

Non parliamo quindi di ecomafie, di ecoterrorismo, di piromani, di clima e di altre leggende metropolitane perché chi conosce il contesto vesuviano, chi lo conosce realmente, sa qual è il problema e non si nasconde dietro un dito. Ci sono stati all’interno del parco roghi e vasti incendi legati alle discariche ma non hanno innescato gli incendi  boschivi di questi giorni, basti ricordare il rogo di Cava Fiengo dello scorso 12 giugno LEGGI dove per tre giorni la cava e zone limitrofe hanno bruciato il loro venefico contenuto.

La macchina dei soccorsi, fin dal 5 luglio è stata in buona parte limitata agli interventi della Protezione  Civile locale e dai presidi dei Vigili del fuoco che difendevano abitazioni e siti strategici e questo fino a martedì 11 allorquando si crea finalmente un DOS (Direttore Operazioni di Spegnimento) nella rotonda cosiddetta della Siesta, e dove incominciano a confluire gruppi di Protezione Civile e volontari da ogni dove. La domenica precedente i già ridotti soccorsi erano stati rallentati dal previsto, ma non imprescindibile, giro d’Italia rosa, chiudendo, durante il passaggio della gara, le uniche due vie d’accesso ai luoghi dell’incendio e dirottando parte dei volontari sul percorso della gara. Quest’atteggiamento la dice lunga sulla consapevolezza, da parte delle autorità, di ciò che stava realmente accadendo e la superficialità con cui si è agito.

Ora col clamore della cronaca tutti si indignano e si mobilitano con varie manifestazioni, sit-in e flash-mob ma mi chiedo: prima, dov’erano? Prima in quel lasso di tempo intercorso tra il luglio 2016 e il luglio 2017, dov’era chi ora organizza opportunisticamente queste mobilitazioni?

Tutto il resto è storia, folclore e speculazione, un mondo che vive in sordina nell’attesa di poter intervenire e dire la sua su cose per le quali, non solo non ha competenza o il coraggio per parlare, ma soprattutto non ha visto, non ha vissuto e non ha neanche del tutto compreso.

Mondo Eventi Campania, Fatima Gagliotti indossa la fascia di “Miss Estate”

E’ stato trasmesso dall’emittete televisiva Italia Mia, venerdì 14 luglio il format ideato dall’agenzia Mondo Eventi Campania di Carlo Sommella. “Miss & Mister New Generation”. Presenti all’evento i due testimonial la modella Giorgia Imela e il modello Carlo Spumante. I partecipanti di età compresa tra i 14 e i 28 anni, sono stati seguiti nel portamento dalla fotomodella Giovanna Cianfrano, sfilando in due momenti (in abito casual e in elegante), di fronte ad una giuria di esperti del settore della moda e dello spettacolo. La decisione del patron di Mondo Eventi Campania, Sommella, di avviare queste sfilate è proprio far vivere ai più giovani un’esperienza diversa, che esuli dall’uso dei cellulari, di facebook ed altri social. Il motivo è quello di ritrovare i veri valori, passare del tempo coi propri coetanei e migliorare il rapporto coi propri genitori: “Non è un concorso, è un modo per stare insieme, è un modo per valorizzare i più giovani. Sono tanti i ragazzi che vogliono entrare nel mondo della moda e dello spettacolo. Mi raccontano i loro sogni e le loro speranze. Ho cercato di ideare qualcosa che possa essere un posto felice e sano… il posto perfetto per la New Generation, che piace a me o meglio alla mia vecchia generazione!” ha dichiarato Carlo Sommella. Nel corso della serata si sono esibiti numerosi ospiti come: la ballerina di burlesque, Amira Rose; i due ballerini di undici anni Alessio Davanzo e Marcella Varietà; i cantanti dell’etichetta indipendente del musicista Massimo Curzio, la “Big Stone Studio”. A portarsi a casa la fascia di “Miss Estate”, ossia prima classificata di questa sfilata è stata Fatima Gagliotti, mentre le ragazze ed i ragazzi già in semifinale sono: Paola Troncone, Elisabetta Arena, Teresa Pastore, Francesco De Filippo, Eduardo Scicchitano, Giovanna Cianfrano, Lucia Rucco, Ylenia D’Alessandro, Fortunatina Russo e Assunta D’Addio, Claudia Scicchitano, Noemi Paesano, Rossella Del Solio, Luigi Bruno, Valentina Donelli, Viviana Manfra, Noemi Scicchitano, Fatima Gagliotti. Mondo Eventi Campania di Carlo Sommella, da oltre venti anni nel settore della moda e dello spettacolo, organizza concorsi di bellezza, shooting fotografici, corsi di portamento, casting e molto altro per maggiori informazioni basta chiamare al 329 2487467 oppure visitare la pagina su Facebook “Carlo Agenzia di Modelle”. Si ringraziano gli sponsor: Due G abbigliamento uomo di Quarto; 2 Effe Shoes di Quarto; R.Romanelli di Napoli; Macelleria Le Carni Pregiate di Quarto; New Body Harmony Evolution di Pozzuoli.

Ottajano, luglio 1832: la Madonna del Carmine esce in processione e fa piovere, Lei, da sola, dopo tre mesi di siccità…

Fu un luglio di fuoco, quello del 1832: per la siccità, per i guai del cassiere comunale e perché le “frazioni” San Giuseppe, San Gennarello e Terzigno chiesero l’autonomia da Ottajano. Il ruolo di un grande sindaco, Michele Ranieri, ottajanese del quartiere San Giovanni. Il carisma del dono della pioggia i Vesuviani lo attribuivano, in genere, oltre che alla Madonna del Carmine, anche alle Madonne della Salute e di Costantinopoli e a San Giorgio. La processione del 1832 si tiene la domenica successiva al 16 luglio, giorno sacro alla Madonna del Carmine. E’ certamente una processione solenne: lo dimostra il fatto che il sindaco Michele Ranieri ordina che resti chiusa, per tutta la giornata, la “cantina” condotta da Giovanni Iovine, che inalberava la sua frasca in piazza San Giovanni, sul lato sinistro, appena si entra in piazza, per chi scende dal Carmine. Questa “cantina”, in cui era consentito il gioco delle carte, fu spesso teatro di risse, anche sanguinose, alimentate dal vino e dal gioco e, talvolta, dalla presenza di donne di costumi troppo liberi per l’epoca: qualche parroco coraggioso protestò con tanto di carta scritta, ma le autorità civili, misericordiose, smussavano, attutivano e annacquavano, essendo lo Iovine un uomo di peso. Lo Iovine capì che quando nella chiesa di San Giovanni si svolgevano funzioni sacre dalla cantina non dovevano venir fuori schiamazzi, e capì anche che in certe situazioni bisognava subire e tacere. Egli tacque e subì, per amore della Madonna, nel luglio del ’32, così come aveva subìto e taciuto,nel maggio del ’31, quando Michele Ranieri aveva disposto la chiusura della “cantina” perché nulla turbasse la pubblica “mangiata” che egli, il Ranieri, aveva offerto, in piazza San Giovanni, la sua piazza, ai cari sangiovannari, per festeggiare con loro le nozze di una sua nipote. Era un luglio di fuoco: da qualche settimana i tre “quartieri”, San Giuseppe, San Gennarello e Terzigno, avevano presentato all’Intendenza di Napoli articolate richieste di autonomia amministrativa: insomma, era partito il primo attacco, strategicamente coordinato, contro il Centro Abitato di Ottajano. Torneremo su questo episodio, che è una delle matrici della storia ottajanese di oggi. La richiesta era stata accompagnata e confortata da un fiotto di “lettere” che denunciavano lo strapotere e i misfatti del sindaco e dei consiglieri del Centro Abitato: alcune di quelle lettere erano firmate, portavano il nome dei “decurioni”, cioè dei consiglieri comunali, e di influenti cittadini dei tre “quartieri” che chiedevano l’autonomia: molte lettere, invece, non portavano firme, nemmeno quelle firme false di cui si servono certi “guerrieri” di oggi. In una di esse, indirizzata al principe di Conca, Sottintendente di Castellammare, fedelissimo ai principi di Ottajano, l’anonimo autore spiegava che un consigliere comunale del Terzigno si era schierato contro l’autonomia del suo “quartiere” perché faceva parte, con alcuni consiglieri del Centro Abitato, di quella “famosa società” che teneva in mano, “come è anche noto all’ Eccellenza Vostra”, il mercato del vino e dell’olio. La risposta che tra l’agosto e il settembre Michele Ranieri diede agli autori delle lettere, a quelli dichiarati e a quelli anonimi è, tra i molti documenti che ho letto sulla storia di Ottajano, uno dei più memorabili, per l’ingegnosa malizia con cui il sindaco usa come armi d’attacco le frecce stesse degli accusatori, e per l’uso abilissimo del sarcasmo. Anche per questo documento, ma non solo per questo documento, Michele Ranieri è uno dei più grandi sindaci di Ottajano: e lo dico nel rispetto delle richieste di autonomia formulate dai tre “quartieri”. Ma quel luglio era di fuoco anche per la siccità che incombeva implacabile sulla campagna ottajanese dai primi giorni di maggio: già nella seconda settimana di giugno gli amministratori avevano dovuto attivare il trasporto d’acqua dal fiume Sarno per riempire le cisterne ormai quasi vuote. Perciò quella processione fu ancora più solenne: uno dei carismi della Madonna del Carmine era il dono della pioggia benefica per la campagna, e del resto, dal 1661 gli Ottajanesi hanno una certezza: che non c’è problema che la Madre di Ottajano non possa risolvere. Lo scarno documento dell’ufficio di Cancelleria del Comune non ci dice se anche in quella processione di luglio i parroci recitarono una preghiera particolare per invocare la pioggia, come l’avevano recitata durante la siccità di dieci anni prima, chiamando in soccorso, con la Madonna del Carmine, anche San Giorgio, la Madonna della Salute e la Madonna di Costantinopoli. Sappiamo che il corteo salì fino al Palazzo Medici, muovendosi con cautela lungo gli argini del Vallone del Rosario, che venivano sistemati e consolidati, in quei giorni, dalla ditta di Giovanni Cuomo, fratello di quell’Angelo che per caso era consigliere comunale del Centro Abitato: il caso talvolta si diverte. Sappiamo che il martedì seguente piovve, e fu una pioggia “che non arrecò danni” agli argini dell’alveo: fu, dunque, una pioggia benefica per la campagna. Il funzionario di cancelleria, essendo forse uno scettico, registrò l’evento in un linguaggio freddo e neutro: la sua nota, non a caso, si chiude con un riferimento ai 5 ducati che erano stati versati al predicatore della “novena”, un “frate di Sarno”. Ma forse quel funzionario pensava a questioni più urgenti: forse si chiedeva se la Madonna avesse fatto la grazia al cassiere comunale Biagio Cola, il quale si trovava in un guaio nero, perché lo avevano accusato di aver usato per le sue spese private cospicue somme prelevate dalla cassa del Comune: poteva capitare, in quei tempi. Non credo che abbiano partecipato al rito i due consiglieri comunali uno del Centro Abitato, l’altro di San Giuseppe che davano in fitto al Comune i carri speciali, i cavalli e i cocchieri che andavano a Sarno a prendere l’acqua: a loro la siccità non dispiaceva. Dietro alla statua della Madonna, tra i cittadini armati di ceri accesi, c’era, sicuramente, il consigliere comunale Domenico De Rosa, ai fratelli del quale il sindaco nell’aprile aveva concesso il privilegio di sperimentare, in una vasta porzione della masseria comunale Ponte al Piano, la coltivazione del carrubo. E c’era certamente il sangiovannaro Salvatore Annunziata, di anni 37, detto “il cavallaro”, che nel marzo era tornato libero dopo aver trascorso 13 anni in carcere, accusato di aver fatto parte di una “comitiva” di briganti che agiva lungo la strada Nola- Acerra e nelle masserie dell’Acerrano. Avevano chiesto la grazia per lui la vecchia madre e le due sorelle: e non avevano fatto mancare il loro consenso né il sindaco, né il parroco di San Giovanni, né il giudice regio Francesco Amantea, che era anche un poeta, né alcuni influenti cittadini: e tra questi Giuseppe Medici, che, essendo il padre Michele gravemente malato, era il Principe facente funzione…  

Operatrice sociale di Sant’Anastasia annega a Paestum, un malore in acqua le sarebbe stato fatale

Raffaella Esposito Alaia, 34 anni, è morta ieri pomeriggio a Torre di Mare, sotto gli occhi dei ragazzi dei quali si occupava. Doveva restare a Paestum due settimane insieme ai ragazzi di una casa famiglia di Acerra, ma è annegata mentre faceva il bagno.  La notizia diffusa ieri pomeriggio, secondo la quale la trentaquattrenne residente a Sant’Anastasia e operatrice in una casa famiglia di Acerra sarebbe morta tentando di salvare dalle onde alcuni minori non collima con le testimonianze poi raccolte in spiaggia. In ogni caso è una tragedia senza fine: Raffaella era arrivata a Paestum ieri mattina insieme ai ragazzi e ad altri responsabili della Ghebel di Acerra con la quale lavorava da alcuni anni. Insieme a loro, trenta ragazzi compresi i gruppi in arrivo da altre tre comunità. Era prassi ormai, che la giovane psicologa anastasiana accompagnasse i minori in vacanza e stavolta avrebbe dovuto trascorrere due settimane nella città dei templi. Erano da poco passate le 15 e Raffaella si trovava su un tratto di spiaggia libera poco distante dal campeggio in cui alloggiava. Mare mosso e bandiera rossa sventolante sulla spiaggia: segnale preciso che fare il bagno fosse pericoloso. Lei però, insieme ad altri due ragazzi della casa famiglia, si è tuffata. I tre sarebbero finiti in una corrente di risacca e per quanto abbiano tentato di raggiungere la riva le insidie del mare sono state fatali. Almeno per Raffaella che i ragazzi – uno di circa undici anni, l’altro di poco più grande – hanno disperatamente tentato di salvare.  L’allarme lanciato dall’addetto al salvataggio del lido più prossimo alla spiaggia libera ha fatto scattare i soccorsi. Il più giovane dei ragazzi, che ha poi raccontato i fatti, sta bene. L’altro è stato trasferito nell’ospedale di Battipaglia per accertamenti. Raffaella invece non ce l’ha fatta, nonostante i tentativi di rianimazione. Sulla spiaggia di Torre di Mare, soltanto il pianto dei ragazzi della casa di famiglia che ben conoscevano la giovane donna. Il magistrato di turno ha liberato la salma dopo poche ore, disponendo il solo esame esterno giacché le circostanze della tragedia sono apparse da subito chiare. Raffaella avrebbe compiuto 35 anni a novembre prossimo e stava progettando il matrimonio con il suo fidanzato, un giovane di Somma Vesuviana. Erano insieme dal 2010, si sarebbero sposati l’anno venturo. «Non la conoscevo – dice il sindaco di Sant’Anastasia, Lello Abete – me l’hanno descritta come una giovane donna dalla spiccata sensibilità, siamo a disposizione dei familiari per qualsiasi supporto sia necessario. Non so cosa sia accaduto davvero ma so che oggi piangiamo una giovane vita e che come sempre, in questi casi, è una tragedia profondamente ingiusta».

Incendi e futuro del Parco Vesuvio: le proposte di Alleanza per Sant’Anastasia, l’Aurora Onlus e Noi Ora

Dai paesi vesuviani, duramente colpiti dagli incendi che hanno devastato il Monte Somma e il Vesuvio nei giorni scorsi, giunge un appello alle istituzioni. I movimenti civici Noi Ora e Alleanza per Sant’Anastasia, l’associazione L’Aurora Onlus hanno sottoscritto un documento comune indirizzato al presidente della giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, e al Consiglio regionale riguardo ai temi della prevenzione degli incendi e della valorizzazione del Parco Nazionale del Vesuvio. I promotori stanno organizzando una serie di incontri pubblici nei comuni del Vesuviano per divulgare l’iniziativa. Di seguito il contenuto del documento: Egregio signor Presidente, Stimatissimi Onorevoli consiglieri di codesto Consiglio regionale, quanto è accaduto e ancora sta accadendo in queste ore nella nostra amata regione a danno del patrimonio naturalistico e ambientale è a un tempo sconcertante e drammaticamente inaccettabile, in quanto evidenzia in modo tragico l’impreparazione di questa regione e delle istituzioni preposte alla tutela di questi beni ambientali nel fronteggiare situazioni di questo tipo. Dobbiamo viverlo come un attacco alla nostra comunità civile, un attacco ad uno dei simboli della nostra regione.   L’incapacità di una adeguata reazione e veloce spegnimento degli incendi che stanno interessando il Parco Nazionale del Vesuvio non sono certo da collegarsi all’operato di piromani, ma alla scarsa pianificazione di interventi di tutela preventiva. Il Parco Nazionale del Vesuvio da anni vive in uno stato di incuria, la maggioranza del suo vasto territorio boschivo è abbandonato a se stesso ed è in molti luoghi ridotto a discarica abusiva con enorme danno alla natura e alle persone. I vincoli, in alcuni casi troppo stringenti, imposti dal piano del Parco hanno costretto in molti casi gli agricoltori ad arretrare se non a ritirare del tutto le proprie colture, con la conseguenza di una mancanza di tutela privata che almeno poteva essere un aiuto in assenza di quella pubblica. Insomma parliamo di un Parco Nazionale, patrimonio naturale dell’Unesco, che però è tale solo sulla carta e non è per nulla paragonabile quanto ad infrastrutture basilari e di sicurezza neppure al più piccolo dei parchi naturali non diciamo internazionali o europei ma italiani. In Campania mancano uomini, mezzi e strategie di intervento, ed il disastro del Vesuvio è il manifesto o la fotografia della scarsa considerazione regionale e provinciale o metropolitana che dir si voglia del patrimonio naturale campano. La politica di tutela della flora e fauna naturale non si fa solo bloccando le licenze edilizie e incrementando gli abbattimenti degli abusi, ma mettendo uomini e mezzi a difesa preventiva di questo patrimonio. I piromani ci sono sempre stati ma se vi fosse abbastanza sorveglianza probabilmente non si arriverebbe a tanto. Che la natura perdoni la noncuranza degli uomini preposti a questi compiti di tutela che sono in qualche modo complici di questo disastro. A noi cittadini di queste terre alle pendici del Vesuvio tocca sin da subito pensare in prima persona al ripristino della nostra terra ed alla pianificazione di una maggiore tutela. A fiamme spente tocca a noi ed in primo luogo alle preposte istituzioni far si che dalle ceneri rinasca come un’araba fenice il Parco del Vesuvio, ma da questo evento tragico dobbiamo trarre insegnamento per ricostruire un Parco Nazionale del Vesuvio che possa davvero dirsi tale, che abbia infrastrutture, uomini, mezzi e risorse tali da impedire che quanto è accaduto possa ripetersi in futuro. Dobbiamo ricostruire un Parco Nazionale del Vesuvio che possa essere realmente meta di turismo nazionale ed internazionale, e ciò sarà possibile solo dotandolo di tutto ciò di cui ha bisogno un parco nazionale per essere realmente fruibile ai visitatori, non un bosco chiuso da guardare da lontano come il solo sfondo verde di una cartolina, ma un parco vivo, meta di escursioni non solo di temerari escursionisti attrezzati e pronti all’imprevisto ma di famiglie. Dobbiamo restituire il Vesuvio ed il Monte Somma al suo popolo ed all’umanità. Per farlo abbiamo bisogno di un intervento strutturale della Regione e della Città Metropolitana. L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio deve pianificare l’investimento dei suoi ingenti fondi in tal senso dotandosi di mezzi di emergenza in numero adeguato al fine di non trovarsi nella poco dignitosa situazione di elemosinare mezzi di soccorso altrove. L’Ente Parco Nazionale deve realmente vigilare sul suo patrimonio boschivo, predisponendo bonifiche ambientali, disboscamenti e rimboschimenti controllati, monitorando la natura idrogeologica del suolo, predisponendo impianti e condutture in grado di portare acqua nei punti nevralgici del territorio boschivo che data la natura del territorio non è raggiungibile con le autobotti. Da anni i comuni alle pendici del Vesuvio e del Monte Somma chiedono, molto spesso troppo blandamente, interventi volti in tal senso alla tutela e alla riqualificazione del patrimonio paesaggistico ed ambientale, da altrettanto tempo quelle richieste cadono inascoltate o le promesse fatte loro restano disattese. Ci auguriamo che queste parole e questa ennesima richiesta di aiuto che vi porgiamo a braci ancora calde non cada nuovamente inascoltata nell’attesa di un nuovo disastro.

Somma Vesuviana, un’altra vittoria internazionale per la pattinatrice Sveva Romano

Si sta svolgendo a Parigi una prestigiosa tappa della coppa del mondo di pattinaggio freestyle,e sono giunte ottime notizie in quanto Sveva Romano, atleta di Somma Vesuviana e della Nazionale, ha vinto la gara nella categoria junior per la prova di speed slalom, in una finale al cardiopalma, contro l’atleta russa Kogoyakova Darya. Nella manifestazione sono presenti i migliori pattinatori della scena mondiale. Quarto posto per Francesco Faugno, battutosi con il campione del mondo iraniano Pedram Ranjbar. Si conferma, pertanto la bontà della fucina sportiva allestita a Somma da Kimon Fusco, allenatore di Sveva e Francesco. A loro due i nostri complimenti.

Pollena Trocchia, progetto «Benessere Giovani» orgoglio dell’Amministrazione

  Cultura d’impresa, autonomia, acquisizione di competenze che aiutano nella crescita personale e professionale. I giovani al centro del progetto che vede vincente il comune di Pollena Trocchia e un finanziamento che permetterà di dare una spinta nuova ad imprese ed economia. Una boccata di ossigeno in queste giornate di fuoco e afa arriva per il comune di Pollena Trocchia con l’approvazione del progetto presentato nell’ambito della linea di intervento “Organizziamoci”. La possibilità per una fascia consistente di giovani di imparare in modo pratico come fare impresa. Ce ne parla l’assessore alle politiche giovanili del comune di Pollena, Pasquale Fiorillo. Assessore ci può dare qualche dettaglio a riguardo? «Si, siamo riusciti a veder finanziato un progetto per il quale la regione aveva destinato dieci milioni di euro. Per la nostra fascia, quella relativa al numero di abitanti, abbiamo ottenuto il massimo della sovvenzione, 80mila euro che serviranno per attivare tre laboratori destinati alla formazione di una fascia di utenti che va dai 16 ai 35 anni» Particolare attenzione sarà destinata alle situazioni più disagiate… «Sarà data la priorità ad una fascia denominata NEET (not in education, employment or training). Praticamente tutti quei giovani che non svolgono alcun tipo di attività» Il percorso del progetto? «Partito con un avviso pubblico col quale abbiamo individuato la rete di partner che occorreva, poiché vigeva l’obbligo di essere appoggiati da associazioni giovanili. Le associazioni individuate, si occupano di sport, formazione, comunicazione. Il programma si chiama Allena Mente, ci abbiamo creduto fortemente. Spingendo al massimo la progettazione, abbiamo presentato tutti e tre i laboratori richiesti nel bando, ci hanno permesso di avere un punteggio molto alto e daranno la possibilità di un accompagnamento pratico alla creazione di un’impresa, le nozioni necessarie, ad esempio, per sapere come recepire fondi, finanziamenti agevolati. Affiancati ci saranno laboratori culturali, saranno trasversali. Ognuno integrato all’altro» Ci sarà una presentazione ufficiale? «Si. Dovrà essere intanto approvata la collocazione, è stata individuata una struttura già sede di un centro sociale. Ci saranno anche laboratori esterni per portare i ragazzi a conoscere più da vicino il territorio, i vari siti archeologici. Ci saranno anche attività ludiche» La fascia destinata è molto ampia… «Si, da impegnare per due anni con momenti di aggregazione e confronto, da avviare all’acquisizione delle basi che permettono di affrontare le problematiche dei percorsi lavorativi. Siamo orgogliosi del nostro progetto che ci ha permesso di arrivare al secondo posto tra i partecipanti» I giovani al centro. «In primis al centro ci sono loro, un bacino di utenza calcolato nel numero di 3600 giovani ai quali è importante insegnare che a volte le cose possono essere più facili se fatte insieme. Il lavoro di squadra, è cosa che vale in ogni ambito. Noi faremo il possibile perché da questi laboratori possa nascere qualcosa di buono che significherà aver raggiunto il nostro scopo. Riuscire a fare nascere dalle sinergie, l’impresa».

San Sebastiano, il fuoco si allontana

 

Ieri è stata un’altra giornata campale ma allo stesso tempo anche da ricordare e bisognerà farlo non solo per l’eccezionalità dell’evento in cui ci siamo visti vittime e protagonisti al contempo, ma per avere posto un punto di rifermento fisso per il nostro futuro di cittadini vesuviani.

Giovedì mattina, la giornata non poteva iniziare peggio, quattro ore di sonno all’attivo e senza aver accocchiato nulla con l’articolo da spedire; fumo acre e allusivo di guai in vista in un’aria fetente, fetente comme ‘o mal ‘e capa ca tenevo.

Elicottero tra Massa e S.Sebastiano

Cerco di riprendermi, un ultimo sguardo all’articolo e lo invio alla redazione senza più pensarci. Faccio colazione ma sembro uno zombi, mi ci vorrebbe un’endovena di caffè. Mi metto al pc per prendere notizie perché ho ancora cellulare e tablet intasati di messaggi virali, spam e chiamate per l’offerta di aiuto per gli incendi e mannaggia a chi mi ha messo in questo casino senza fine! Anzi, ora arrivano anche le offese per non aver risposto alle chiamate e i mitomani che mi cantano canzoni napoletane, mah! Passerà! Scorro la finestra delle notifiche di Fb e leggo i commenti agli articoli o ai post miei o degli amici e invece di rilassarmi mi deprimo ancor di più, la gente sui social sembra perdere ogni freno inibitorio e ogni rigor di logica, è istinto puro, frenato solo, e per fortuna, dal monitor del pc o il display dello smartphone.

Operazioni di spegnimento sul Vesuvio

“Ma con questi incendi il Vesuvio può eruttare? Ma cos’è questo fumo? Ma perché non si interviene? Ma cosa fanno le autorità? Ma non vedete questa nebbia fumogena? Ma avete sentito questo boato? Siamo pieni di roghi tossici! Ma la forestale che fa? Ci vogliono i droni! Ci vogliono le telecamere! Dove sta il sindaco? Ci vuole l’esercito! Giustiziate il piromane! Lota! Deve fare la stessa fine dei gattini!” E così via!

Il bosco del Molaro in fiamme (13/7/17)

E al netto delle altre male parole e del maiuscolo sgrammaticato, lo scenario è sconfortante. Mi vesto e vado a vedere la situazione dal finestrone delle scale e capisco che il problema si sta aggravando e capisco che il bosco Molaro e il sentiero delle capre sono a rischio. Chiamo l’ex sindaco di Massa Antonio Zeno di cui ho il numero e so essere attivo al momento, come tanti, presso la PC del comune limitrofo e gli comunico la possibilità di bloccare l’incendio dall’alto, bloccandolo sul sentiero n°3, raggiungendolo dalla strada provinciale del Vesuvio di Ercolano ma sempre entro i confini di Massa di Somma. La mobilitazione è rapida ma quando giungiamo sul sentiero, in buona parte carrozzabile, ci rendiamo conto che le fiamme sono già passate e il costone dove passa lo stradello è pericoloso per stabilità e ripresa delle fiamme.

Il bosco del Molaro

Scendendo lungo la Provinciale intravedo Giulia e Stefano, guide del parco, che abitano presso le case Matrone, sui 700 metri d’altezza. Giulia mi fa capire che ha bisogno di aiuto e mi faccio lasciare lì per dare una mano; niente di che, spalo solo un po’ di terreno creando una piccola barriera spartifuoco, ma il più lo fanno i VVF, molto meglio equipaggiati. Il tempo di acchiappare un passaggio al volo, presso il ristorante Douce Atmosphere, e mi ritrovo in mezz’ora, grazie ad un amico, all’apice di via Panoramica Fellapane a San Sebastiano dove una folla fieristica intralcia gli interventi di volontari e PC. È stata istallata una vasca di plastica al centro del parcheggio dei ristoranti Saracino e Dakota dove l’elicottero preleva l’acqua da gettare nel vallone sud del Molaro e sul sentiero delle capre a Massa.

In attesa del Canadair

Saliamo dunque in venti, tre vecchietti e il resto è la meglio gioventù sansebastianese, i nomi sono quelli storici, i Gallo, i Simeoli, i De Luca Picione e tanti altri ancora, tutti all’unisono e con intesa veloce organizzano una barriera spartifuoco, così come avevano fatto la sera precedente e il giorno dopo, rendono sicura una baracca, togliendo il materiale potenzialmente tossico o facilmente infiammabile come plastica e legno.

Operazioni di spegnimento sulla lava del ’44

Il presidio è pronto anche se si avverte un po’ di tensione per la consapevolezza del fronte di fuoco che s’avvicina ma ecco che, come tre aquile che sfruttano le correnti ascensionali, appaiono all’orizzonte tre Canadair, uno italiano, il n°30 e due francesi, della Sicuritè civil, l’elicottero gli lascia il campo per poi tornare per le rifiniture, e che il valzer abbia inizio!

Canadair sul Molaro a Massa di Somma

Lo spettacolo è unico ed emozionante col fuoco prima smorzato e poi completamente spento con acqua e ritardante e poi il gran finale con gli aerei che spuntano da dietro il Somma dopo aver aiutato anche Pollena nelle medesime condizioni.

L’incendio si riproporrà anche il giorno dopo, in maniera molto più ridotta ma più subdolo perché di difficile accesso ma anche in questo caso l’unione ha fatto la forza e ad oggi pare che tutto sia tornato tutto alla normalità, se così possiamo dire.

Un ringraziamento va tutti, dal primo cittadino diventato famoso alla prefettura per la sua veemenza nel perorare la nostra causa e all’instancabile vice sindaco Peppe Panico, persona che ha saputo coordinare tutte le forze in campo e mettendosi in gioco di persona e un grazie agli amici di Massa, fraterni collaboratori, ma soprattutto a tutti coloro che in maniera silenziosa hanno dato il loro prezioso apporto a difendere la nostra terra dal fuoco.

 

Somma Vesuviana, il fuoco si spegne anche col cuore. Col grande cuore del volontariato 

L’impegno dei giovani di Cobra 2, sempre in prima linea nonostante le difficoltà  In questi ultimi giorni, mentre il Vesuvio bruciava per mano criminale, sul web  e sui social si è visto davvero di tutto, dalle bufale alle assurdità fino ai selfie con il fumo  e il fuoco alle spalle e alle passerelle di politici. Gli stessi che escono allo “scoperto” solo in casi di calamità e tragedie. C’è chi ha puntato il dito contro tutti e  tutto,  chi  ha tentato di sdrammatizzare, chi ha scritto poesie(alcune veramente belle), chi si è ricordato che un nostro poeta vesuviano  ha scritto Muntagna e stu cor e chi ha postato foto di Messina facendole passare per Terzigno.  Di tutto e di pù, dunque. Ma lassù, nelle zone impervie del Parco Vesuvio, tra le fiamme e il fumo, c’erano come sempre, insieme ai vigili del fuoco,  I giovani della protezione Civile Cobra 2 , poco meno  di trent’anni, qualcuno appena ventenne,  armati solo di pale e  di coraggio. Da Ottaviano a Somma,i giovani volontari della protezione civile  hanno lavorato incessantemente senza mai fermarsi  nell’immenso bosco e sottobosco del Parco in fiamme. In attesa che arrivassero i canadair, sono arrivati fin dove potevano via terra e  hanno cercato di contenere i danni. Qualcun potrebbe dire : è vero, ma è il loro lavoro e sono stati addestrati per quello. Non è proprio così, i volontari restano tali e lo fanno in particolare per spirito di servizio. Il compenso è un minimo rimborso spese.  Questa mattina li ho incontrati al bar, assonnati. Esausti. Non dormono da cinque notti e, insieme ai colleghi della croce rossa  di Somma Vesuviana e agli amici della protezione civile di Pronto Intervento,  hanno raccontano dei momenti di inferno a cui hanno assistito. Ma anche dei gesti di solidarietà della gente che ha portato loro acqua e aiuti.  A un certo punto si sono trovati accanto cittadini comuni, provenienti da Napoli e dal vesuviano, pronti a sostenerli. Mentre parlavano il loro sguardo ancora preoccupato era rivolto alla montagna di Somma , alla località Maresca dove in questo momento stanno ricominciando a gettare terra sul fuoco.

Emergenza roghi, dal Csv Napoli supporto alle associazioni di volontariato

Il Csv Napoli – Centro di Servizio per il Volontariato – risponde alla richiesta dei volontari garantendo una fornitura di circa 40mila bottiglie di acqua alle associazioni di Protezione civile impegnate in queste ore sul fronte degli incendi. L’acqua sarà portata al Centro logistico di San Marco Evangelista della Protezione Civile regionale: da lì si provvederà allo smistamento in tutte le zone dove ci sarà necessità, a cominciare dall’area vesuviana, dove da giorni i volontari sono impegnati nella loro attività in condizioni difficili. Il Csv Napoli, d’intesa con il Co.Ge. Campania – il Comitato di gestione del fondo speciale per il volontariato – ha deciso di fornire un supporto all’azione dei volontari e delle associazioni, il cui contributo è stato fondamentale in questi giorni di emergenza. Le aziende interpellate hanno applicato, per l’occasione, tariffe agevolate ed hanno provveduto a fare ulteriori donazioni spontanee. Il Csv Napoli invita, inoltre, tutte le associazioni impegnate nell’ambito di questa emergenza a segnalare all’indirizzo e-mail segreteria@csvnapoli.it le proprie iniziative, appelli, attività di raccolta, ricerca di ulteriori volontari, affinché possano essere diffuse attraverso tutti i canali informativi del Centro e intercettare così i target più vari. La collaborazione di tutti renderà più efficiente la macchina della solidarietà in moto per salvaguardare il nostro territorio e sostenere le famiglie in difficoltà. “Abbiamo voluto essere accanto alle associazioni ed ai volontari per svolgere al meglio il nostro compito e la nostra funzione. Non smetteremo mai di ringraziare le donne e gli uomini impegnati in attività così importanti, troppo spesso dimenticati dalle istituzioni”, spiega il presidente del Csv Napoli Nicola Caprio.