Noi Ora, Alleanza per Sant’Anastasia e l’Aurora Onlus scrivono a De Luca: “Serve maggiore impegno per la prevenzione”

Dai paesi vesuviani, duramente colpiti dagli incendi che hanno devastato il Monte Somma e il Vesuvio nei giorni scorsi, giunge un appello alle istituzioni. I movimenti civici Noi Ora e Alleanza per Sant’Anastasia, l’associazione L’Aurora Onlus hanno sottoscritto un documento comune indirizzato al presidente della giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, e al Consiglio regionale riguardo ai temi della prevenzione degli incendi e della valorizzazione del Parco Nazionale del Vesuvio. I promotori stanno organizzando una serie di incontri pubblici nei comuni del Vesuviano per divulgare l’iniziativa. Di seguito il contenuto del documento: Egregio signor Presidente, Stimatissimi Onorevoli consiglieri di codesto Consiglio regionale, quanto è accaduto e ancora sta accadendo in queste ore nella nostra amata regione a danno del patrimonio naturalistico e ambientale è a un tempo sconcertante e drammaticamente inaccettabile, in quanto evidenzia in modo tragico l’impreparazione di questa regione e delle istituzioni preposte alla tutela di questi beni ambientali nel fronteggiare situazioni di questo tipo. Dobbiamo viverlo come un attacco alla nostra comunità civile, un attacco ad uno dei simboli della nostra regione. L’incapacità di una adeguata reazione e veloce spegnimento degli incendi che stanno interessando il Parco Nazionale del Vesuvio non sono certo da collegarsi all’operato di piromani, ma alla scarsa pianificazione di interventi di tutela preventiva. Il Parco Nazionale del Vesuvio da anni vive in uno stato di incuria, la maggioranza del suo vasto territorio boschivo è abbandonato a se stesso ed è in molti luoghi ridotto a discarica abusiva con enorme danno alla natura e alle persone. I vincoli, in alcuni casi troppo stringenti, imposti dal piano del Parco hanno costretto in molti casi gli agricoltori ad arretrare se non a ritirare del tutto le proprie colture, con la conseguenza di una mancanza di tutela privata che almeno poteva essere un aiuto in assenza di quella pubblica. Insomma parliamo di un Parco Nazionale, patrimonio naturale dell’Unesco, che però è tale solo sulla carta e non è per nulla paragonabile quanto ad infrastrutture basilari e di sicurezza neppure al più piccolo dei parchi naturali non diciamo internazionali o europei ma italiani. In Campania mancano uomini, mezzi e strategie di intervento, ed il disastro del Vesuvio è il manifesto o la fotografia della scarsa considerazione regionale e provinciale o metropolitana che dir si voglia del patrimonio naturale campano. La politica di tutela della flora e fauna naturale non si fa solo bloccando le licenze edilizie e incrementando gli abbattimenti degli abusi, ma mettendo uomini e mezzi a difesa preventiva di questo patrimonio. I piromani ci sono sempre stati ma se vi fosse abbastanza sorveglianza probabilmente non si arriverebbe a tanto. Che la natura perdoni la noncuranza degli uomini preposti a questi compiti di tutela che sono in qualche modo complici di questo disastro. A noi cittadini di queste terre alle pendici del Vesuvio tocca sin da subito pensare in prima persona al ripristino della nostra terra ed alla pianificazione di una maggiore tutela. A fiamme spente tocca a noi ed in primo luogo alle preposte istituzioni far si che dalle ceneri rinasca come un’araba fenice il Parco del Vesuvio, ma da questo evento tragico dobbiamo trarre insegnamento per ricostruire un Parco Nazionale del Vesuvio che possa davvero dirsi tale, che abbia infrastrutture, uomini, mezzi e risorse tali da impedire che quanto è accaduto possa ripetersi in futuro. Dobbiamo ricostruire un Parco Nazionale del Vesuvio che possa essere realmente meta di turismo nazionale ed internazionale, e ciò sarà possibile solo dotandolo di tutto ciò di cui ha bisogno un parco nazionale per essere realmente fruibile ai visitatori, non un bosco chiuso da guardare da lontano come il solo sfondo verde di una cartolina, ma un parco vivo, meta di escursioni non solo di temerari escursionisti attrezzati e pronti all’imprevisto ma di famiglie. Dobbiamo restituire il Vesuvio ed il Monte Somma al suo popolo ed all’umanità. Per farlo abbiamo bisogno di un intervento strutturale della Regione e della Città Metropolitana. L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio deve pianificare l’investimento dei suoi ingenti fondi in tal senso dotandosi di mezzi di emergenza in numero adeguato al fine di non trovarsi nella poco dignitosa situazione di elemosinare mezzi di soccorso altrove. L’Ente Parco Nazionale deve realmente vigilare sul suo patrimonio boschivo, predisponendo bonifiche ambientali, disboscamenti e rimboschimenti controllati, monitorando la natura idrogeologica del suolo, predisponendo impianti e condutture in grado di portare acqua nei punti nevralgici del territorio boschivo che data la natura del territorio non è raggiungibile con le autobotti. Da anni i comuni alle pendici del Vesuvio e del Monte Somma chiedono, molto spesso troppo blandamente, interventi volti in tal senso alla tutela e alla riqualificazione del patrimonio paesaggistico ed ambientale, da altrettanto tempo quelle richieste cadono inascoltate o le promesse fatte loro restano disattese. Ci auguriamo che queste parole e questa ennesima richiesta di aiuto che vi porgiamo a braci ancora calde non cada nuovamente inascoltata nell’attesa di un nuovo disastro.

L’Estate Medicea riparte: lunedì il libro di Gianni Scudieri e lo spettacolo “Quotidiane ispirazioni”

Con la presentazione del libro “Una disperata ricerca” e, a seguire, lo spettacolo teatrale e musicale “Quotidiane ispirazioni”, riparte l’Estate Medicea, la rassegna di eventi culturali e artistica voluta dall’amministrazione comunale di Ottaviano, interrotta a causa dell’emergenza incendi sul Vesuvio. Appuntamento a lunedì 17 luglio a partire dalle 20 presso il Palazzo Mediceo. “Una disperata ricerca” è il nuovo romanzo di Gianni Scudieri, edito da Pironti editore: sarà presentato dalla preside Anna Fornaro. “Quotidiane ispirazioni”, lo spettacolo che si terrà a seguire, è un viaggio di musica e parole tra le grandi e varie eredità artistiche di Napoli: da Viviani a Troisi, passando per Carosone e Pino Daniele. È interpretato da Francesco Di Leva e Adriano Pantaleo per la regia di Giuseppe Miale Di Mauro, con l’accompagnamento musicale di Emanuele Ammendola. La performance sarà introdotta dal giornalista Enzo Agliardi. “Abbiamo concepito il programma dell’Estate Medicea 2017 come un momento di aggregazione e crescita culturale per Ottaviano e per tutto il territorio vesuviano. Cinema, teatro, musica, letteratura: abbiamo messo la nostra città al centro di un percorso che potesse avere anche ricadute nel turismo. Gli incendi nel territorio del Parco Vesuvio, vissuti drammaticamente da tutti noi, ci hanno costretto a rimandare alcuni eventi. Ma l’Estate Medicea continua. Ottaviano riparte, deve ripartire: gli ottavianesi innamorati della propria città devono riprendersi il territorio, farlo rivivere. Questo evento è l’occasione migliore per guardare avanti”, spiega il sindaco Luca Capasso.

Un Sigillo aperto

Somma Vesuviana e la Cultura: un binomio indissolubile, che parte e va, dalla terra al cielo. Procede, magne liber, quem non magnum Reddit conferta densitas voluminum. Nusquam contemnens pauperum tuguria Divertito ad superbas fores principum… …Cum sensus lassus abiget ensiferos, Non te repellet mundus sero sapiens.   Procedi, grande libro, sebbene non grande Ti renda la fitta densità delle tue pagine. Non disdegnando mai le dimore degli umili Volgiti verso le superbe porte dei prìncipi… …Quando stanco abbandonerà i pensieri armati di spade, Non ti respingerà più il mondo, troppo tardi sapiente.   Basterebbe quanto sopra, parte dell’introduzione del “Sigillus sigillorum” di Giordano Bruno, per spiegare l’intento e le finalità di Teresa Capasso, questa artista sommese che ha intrapreso un percorso difficile quanto raffinato, ripartito in “tappe”. Il “vernissage” che sabato sera l’ha vista protagonista presso lo Spazio “ ‘O Vascio” (che, più che Spazio è una “singolarità”, obbedendo, esso, alle sole “leggi” dell’Arte, e non a quelle della fisica), è stata solo la prima di queste tappe o “Sigilli”. Cinque (dico: cinque) foto. Un numero che ha, sicuramente, deluso qualcuno (me, ad esempio). Mi sono fiondato nel cortile posteriore per cercarne delle altre; lì, ho trovato “solo” Casatiello e vino. Poi, ho capito che l’intento era proprio quello di lasciare “affamato” il visitatore; ancora una volta, però, mi sono sbagliato. Prima di proseguire, voglio premettere che ho un mio modo per visitare le mostre fotografiche. Inizialmente guardo tutte le foto, per farmi un’idea dell’artista, poi, mi soffermo su ognuna di esse, per coglierne (se c’è) l’essenza. Operazione non lunga né difficile con solo cinque foto, ma di non certo risultato. Concludo: al secondo esame avverto quell’ansietà che mi accompagna quando acquisisco nuova Conoscenza. Le foto, molto belle, escono dalle “cornici”, a narrare storie; quella di una vita non ancora nata, quella di una vita vissuta. Il percorso mnemotecnico che segue Teresa non è solo quello riferito a Mnemosine, che, guarda caso, è una Musa, o quello di Giordano Bruno, ancora oggi grande ed attuale filosofo. La memoria è, infatti, da intendere come “linguaggio”, sia esso il Λόγος (Logos) aristotelico o quello che afferma Lacan, che lo pone come tratto distintivo fra uomo e animale. La memoria che spinge a correlare, a progettare, a immaginare: in tutti i casi, un mezzo per arrivare alla Saggezza propria del pensiero attivo, del pensiero compiuto. Perché, come dice Heidegger, “La pietra è senza mondo, l’animale è povero di mondo, l’uomo è formatore di mondo (i).” E, come spesso accade, ancora una volta Somma Vesuviana è riuscita a stupirmi! enzo grillo

Emergenza incendi. Il sindaco di Ottaviano: “noi lasciati senza guida. E’ sempre più emergenza nazionale”

0
In qualità di presidente della Comunità del Parco Vesuvio, il sindaco di Ottaviano Luca Capasso dichiara: “E’ sempre più emergenza nazionale ma nessuno lo riconosce” “Questa notte sono stato a Torre del Greco, invitato ad effettuare un sopralluogo in qualità di presidente della Comunità del Parco Vesuvio. E da presidente della Comunità del Parco mi sento di dire, a nome di tutti i sindaci: non ce la facciamo più. Qui c’è una emergenza nazionale ma nessuno vuole riconoscerlo. Non solo: sono stati commessi errori di valutazione anche in queste ore, come ad esempio aver mandato i canadair francesi indietro”. È quanto dichiara Luca Capasso, sindaco di Ottaviano e presidente della Comunità del Parco Vesuvio. Aggiunge Capasso: “Spiace fare la polemica, spiace arrivare sempre ad alzare la voce ma ogni volta si ha l’impressione che bisogna sempre ricorrere a questo per ottenere risultati. Devo ricordare che l’esercito è arrivato solo dopo che i sindaci lo hanno chiesto a gran voce al ministro Galletti, guardandolo in faccia? Tutto ciò è la conseguenza dell’assenza di un coordinamento: nessuno ci dice cosa fare, nessuno ascolta chi vive il territorio. La verità è  che stiamo andando avanti da soli e, a questo punto, continueremo a farlo anche in futuro”.

Una domenica bestiale

0

La cronaca disperata di uno dei giorni più tristi che il Vesuviano abbia mai vissuto. Il fuoco riprende grazie al vento ma grazie anche alla sottovalutazione della situazione.

La mattinata di ieri, spazzata da un forte vento di maestrale non presagiva nulla di buono. All’orizzonte si vedeva già il fumo proveniente da Torre del Greco che si pensava ormai placato e un’esile colonna chiara spuntava dai Cognoli di Giacca, prima propaggine del Somma, tra Massa ed Ercolano. Ma anche a valle, in città, il fuoco divampa: Ponticelli, Giugliano e il panorama è costellato di focolai in ogni dove.

Avverto il comune di Massa dell’incendio e gli parlo del luogo impervio dove sta bruciando il bosco di castagno che ricopre buona parte del Monte Somma. Mi reco al DOS ad Ercolano, presso la “Siesta” ma ancora una volta trovo una persona che non conosce il luogo e che non ha neanche una carta topografica per orientarsi.

Vado verso Torre per portare cibo agli animali della pineta a monte di via Resina Nuova e lungo il tragitto mi rendo conto dell’entità del nuovo disastro e nuovo si fa per dire. Due colonne si alzano dalla città del corallo, e ancora una volta in via Montedoro, a est dell’Ospedale Maresca, e in località Cappella Bianchini, più a sud, che imponente minaccia le case. Arrivo in via Resina Nuova dove trovo due case seriamente danneggiate dal fuoco di mercoledì scorso, lì non era necessario inoltrarsi nella pineta per capire l’entità del disastro che era transitato, anzi mi meraviglio che i danni presso le abitazioni fossero relativamente leggeri rispetto a quanto fosse successo, ma non ho potuto non notare i pali della luce abbattuti dal fuoco, i bomboloni del gas anneriti e non esplosi, gli autoveicoli bruciati e la buona sorte che tutto sommato ha accompagnato quell’evento, quella fortuna che evita la tragedia definitiva e di cui troppo spesso godiamo senza meritarcela.

Lo scenario è post nucleare, il colore verde ormai non esiste più e la pineta è una landa desolata nero/grigia, mi inoltro con un folto gruppo di amici e disseminiamo di bacinelle d’acqua e cibo d’ogni genere in quel deserto post bellico nella speranza che gli animaletti sopravvissuti a questo disastro immane riescano a sostenersi per un po’.

Verso le 13.00 torno a casa ma con l’amara sorpresa che anche dal bosco del Molaro che da giorni teniamo sotto controllo, perché vicino alle campagne di Massa e San Sebastiano, fuma e già capisco che è l’ora di intervenire. Trovo lì già la PC di San Sebastiano e quella di Massa e già so che i miei compagni sono all’interno del bosco a lavorare, una pala e via, a creare barriere spartifiamma. L’incendio sarà contenuto per il resto della giornata e fino al mattino dopo, ma col timore delle fiamme che ci minacciano dai Cognoli.

Il pomeriggio trascorre quindi tranquillo ma a Torre del Greco è invece l’inferno, il vento, sempre forte, sposta le fiamme verso le abitazioni che incominciano ad essere evacuate: stiamo punto e a capo! Stesso luoghi e stessi incendi dei giorni precedenti ma nessuno a vigilare.

Mai possibile che si continui ad essere colti impreparati a tali eventi? Perché licenziare così rapidamente i due Canadair francesi? Ce n’era soltanto uno ieri mattina a fare la spola tra il Somma e Torre. La gente si è trovata sola ad affrontare le fiamme, da sola a difendere la propria abitazione mentre tutto intorno, quando non c’era rassegnazione, c’era squallido e meschino cinismo, quello che non valuta nemmeno di fare o meno certe cose, quello di valutare o meno l’opportunità di una processione ed annessi fuochi d’artificio in onore di santi e madonne che purtroppo non interverranno mai sulle nostre disgrazie, il turismo delle catastrofi, i presenzialisti, l’andare fare jogging nel bel mentre delle operazioni di spegnimento e il presidente della regione che va a caccia di altri fantasmi, chiudono in bellezza la bestialità di questo 16 luglio 2017.

Musei: la Campania al secondo posto nella classifica dei più visitati

Al primo posto il Lazio, terza la Toscana  La Campania si conferma la seconda regione italiana per numero di visitatori nei musei e parchi archeologici statali: il dato emerge dalla rilevazione effettuata nei primi sei mesi del 2017: se al primo posto tra le regioni figura il Lazio, con 10.131.268 visitatori (più 2,23 per cento) e 36.220.370 euro di incassi (più 14,7 per cento), la Campania consolida la seconda posizione conquistata nel 2015 con 4.375.734 ingressi (più 15,4) e introiti per 19.689.195 euro (più 17,6), mentre terza è la Toscana con 3.443.800 biglietti (più 11,7) e 16.520.112 euro di incassi (più 17,1). “Nel primo semestre del 2017 i visitatori dei musei statali crescono del 7,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016 – dice il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – con oltre 23 milioni di ingressi, quasi 2 milioni in più rispetto all’anno scorso e 4 milioni in più rispetto al 2014 pre riforma, i luoghi della cultura statali si apprestano a registrare un’altra annata da record. La rivoluzione museale continua a produrre i suoi frutti e dimostra quanto fosse corretto dare autonomia ai musei, dotandoli di una direzione, un bilancio, un consiglio di amministrazione e un consiglio scientifico. Tutto questo ha permesso una decisa innovazione della gestione con risultati immediati, a partire da una maggiore presenza digitale”. I siti più visitati restano Pompei, che è anche il monumento numero due in Italia, la Reggia di Caserta, seguiti da museo archeologico nazionale di Napoli e museo di Capodimonte, scavi di Ercolano, museo e parco archeologico di Paestum.

Carmine Aliperta nel ritiro del Napoli a Dimaro: primo taglio “azzurro” per Ounas

0
Dopo il primo gol in azzurro, arriva il primo taglio di capelli con la maglia del Napoli. A curare il look del neo acquisto Adam Ounas è l’hair stylist di Somma Vesuviana , Carmine Aliperta. Il titolare della Luxury Spa, gia famoso per aver curato il look di tanti giocatori del Napoli e della serie A, è volato a Dimaro nel ritiro Azzurro presso l’Hotel Rosatti e ha subito “messo le mani in testa” al nuovo acquisto del Napoli. Proprio ieri Ounas si è messo in evidenza con il primo sigillo in maglia azzurra, un gran gol al volo realizzato nell’amichevole contro il Trento vinta degli azzurri 7-0. Da oggi Ounas sará notato anche per la sua capigliatura “luxury” firmata dal barbiere somnese Carmine Aliperta. (Nelle foto con Ounas, Milik, Rog e Maksimovic)  

Il Vesuvio col senno di poi

Riflessioni ex post di un attivista.

Le fiamme sul Vesuvio, temute da molti già dallo scorso inverno LEGGI si sono puntualmente presentate con il loro drammatico conto; le operazioni di spegnimento, soprattutto per quel che riguarda il lavoro a terra, sono state effettuate con notevole ritardo e in situazioni ormai, tanto avanzate, da essere, in certi casi, quasi inutili o pericolose. Solo quando gli incedi vesuviani sono diventati un caso nazionale e forse qualcosa in più, solo allora, il governo centrale, nella persona del ministro dell’Ambiente, si è degnato di recarsi sul posto per rendersi conto della situazione o magari tutelare semplicemente il presidente del Parco in difficoltà.

Non sono le ecomafie, non è il cambiamento climatico ad aver dato fuoco al Vesuvio, caro ministro Galletti, e neanche i gatti e i cani kamikaze o i presunti piromani beneventani, specchietti per le allodole da tastiera ma non per chi vive il Vesuvio e il suo Parco a 360°, ma è stata la cultura emergenziale che da sempre e in ogni contesto vige qui da noi, una cultura che sembra vivere più sul precetto scaramantico che sul buon senso organizzativo. Un atteggiamento tale da non intraprendere nessuna iniziativa programmatica che non fosse un qualcosa di esclusivamente e burocraticamente cartaceo e inattuato. Lo stato dei boschi del Parco Nazionale del Vesuvio era in completo abbandono prima di questo che consideriamo il più grande incendio che si ricordi qui di noi, e lo era anche l’anno scorso, quando la piazza d’onore spettò al rogo di Terzigno e comuni limitrofi.

Se prima nulla si faceva, non è stato certo opportuno non aver fatto nulla di concreto nell’anno intercorso tra i due eventi, soprattutto quando c’erano le istanze dei cittadini  e delle associazioni a richiederlo VEDI. E non puntiamo il dito solo sull’Ente Parco, con un piano antincendio mai attuato e con protocolli d’intesa approssimativi ma anche su chi avrebbe dovuto partecipare a questa prevenzione mai partita. Parliamo ad esempio di chi avrebbe dovuto fare manutenzione e pulizia lungo le strade provinciali e comunali, vi ricordiamo infatti che l’incendio più grande dei tanti roghi divampati sul Vulcano, è scoppiato proprio in via Vesuvio ad Ercolano, strada che accoglie i turisti che vanno al Vesuvio e vera e propria discarica; bene, il rogo, incominciato tra le sterpaglie e i rifiuti del bordo strada, ha poi innescato una reazione a catena che ha distrutto praticamente tutta la riserva integrale del Parco, includendo il Tirone/Alto Vesuvio, la vegetazione di Colle Umberto, del Salvatore, Atrio del Cavallo, Fosso della Vetrana, Valle del Gigante, attraverso il bosco del Molaro fin sui Cognoli per arrivare all’amato Ciglio di Somma. Gli altri roghi, quali quelli di Terzigno, Ottaviano, Torre del Greco potrebbero aver avuto più o meno la stessa sorte e lo stesso innesco fortuito, vista la medesima e precaria situazione di partenza.

Formulare il binomio incendi = spazzatura è sbagliato, fuorviante e pericoloso. E lo è nella misura in cui si accomunano due fenomeni con distinte cause e distinte responsabilità. Gli incendi boschivi di quest’anno, così come quelli degli anni precedenti, hanno la loro natura nell’incuria e tale mancanza ha permesso a chi, colposamente o in maniera criminale, ha fatto scoccare la scintilla. Se non ci fosse stato quindi il carburante, a nulla o quasi sarebbe valsa la miccia per la sua accensione. Se i boschi vesuviani avessero avuto una corretta pulizia, vie spartifuoco e sentieri degni di questo nome, e soprattutto un efficiente servizio antincendio, tutto questo non sarebbe accaduto o, quanto meno, sarebbe stato di gran lunga ridimensionato; inutile quindi parlare di camorra, e creare un nemico immaginario come si faceva durante la guerra il nemico ce l’abbiamo dentro, il nemico siamo noi con la nostra passività!

Il collegamento degli incendi vesuviani ai roghi dei rifiuti ha un che di ideologico e non mi riferisco solo a chi, istintivamente, in simili frangenti, cerca un qualcosa o un qualcuno a cui addurre colpe e responsabilità per darsi una ragione di quanto non accetta o non capisce e di cui vede solo gli effetti, ma anche a chi vuol vedere nel fatto un complotto tra economia di mercato, il governo e chicchessia con forze oscure che regolerebbero le sorti del pianeta; sembra assurdo ma è stata una delle tante tesi esposte negli articoli che hanno girato in questi giorni.

Sta di fatto che se esistessero i controlli e un sistema civico decente, i luoghi di sversamento e di rogo non sarebbero mai esistiti e tanto meno in area parco ed è comunque bene non confondere ciò che accade nelle discariche del Parco con quanto accade nei boschi più integri della riserva naturale. Ma ciò che più inquieta è il fatto che si escluda a priori la strada che potremmo definire boschiva, ovvero insita nella natura dei boschi e delle loro condizioni, seguendo invece  rigidamente la strada criminale, senza capire che nei boschi di montagna, là dove non arrivano carrozzabili, il problema rifiuti non c’è e questo dimostra, ancora una volta, quanta ignoranza ci sia sull’argomento Vesuvio.

Non parliamo quindi di ecomafie, di ecoterrorismo, di piromani, di clima e di altre leggende metropolitane perché chi conosce il contesto vesuviano, chi lo conosce realmente, sa qual è il problema e non si nasconde dietro un dito. Ci sono stati all’interno del parco roghi e vasti incendi legati alle discariche ma non hanno innescato gli incendi  boschivi di questi giorni, basti ricordare il rogo di Cava Fiengo dello scorso 12 giugno LEGGI dove per tre giorni la cava e zone limitrofe hanno bruciato il loro venefico contenuto.

La macchina dei soccorsi, fin dal 5 luglio è stata in buona parte limitata agli interventi della Protezione  Civile locale e dai presidi dei Vigili del fuoco che difendevano abitazioni e siti strategici e questo fino a martedì 11 allorquando si crea finalmente un DOS (Direttore Operazioni di Spegnimento) nella rotonda cosiddetta della Siesta, e dove incominciano a confluire gruppi di Protezione Civile e volontari da ogni dove. La domenica precedente i già ridotti soccorsi erano stati rallentati dal previsto, ma non imprescindibile, giro d’Italia rosa, chiudendo, durante il passaggio della gara, le uniche due vie d’accesso ai luoghi dell’incendio e dirottando parte dei volontari sul percorso della gara. Quest’atteggiamento la dice lunga sulla consapevolezza, da parte delle autorità, di ciò che stava realmente accadendo e la superficialità con cui si è agito.

Ora col clamore della cronaca tutti si indignano e si mobilitano con varie manifestazioni, sit-in e flash-mob ma mi chiedo: prima, dov’erano? Prima in quel lasso di tempo intercorso tra il luglio 2016 e il luglio 2017, dov’era chi ora organizza opportunisticamente queste mobilitazioni?

Tutto il resto è storia, folclore e speculazione, un mondo che vive in sordina nell’attesa di poter intervenire e dire la sua su cose per le quali, non solo non ha competenza o il coraggio per parlare, ma soprattutto non ha visto, non ha vissuto e non ha neanche del tutto compreso.

Mondo Eventi Campania, Fatima Gagliotti indossa la fascia di “Miss Estate”

E’ stato trasmesso dall’emittete televisiva Italia Mia, venerdì 14 luglio il format ideato dall’agenzia Mondo Eventi Campania di Carlo Sommella. “Miss & Mister New Generation”. Presenti all’evento i due testimonial la modella Giorgia Imela e il modello Carlo Spumante. I partecipanti di età compresa tra i 14 e i 28 anni, sono stati seguiti nel portamento dalla fotomodella Giovanna Cianfrano, sfilando in due momenti (in abito casual e in elegante), di fronte ad una giuria di esperti del settore della moda e dello spettacolo. La decisione del patron di Mondo Eventi Campania, Sommella, di avviare queste sfilate è proprio far vivere ai più giovani un’esperienza diversa, che esuli dall’uso dei cellulari, di facebook ed altri social. Il motivo è quello di ritrovare i veri valori, passare del tempo coi propri coetanei e migliorare il rapporto coi propri genitori: “Non è un concorso, è un modo per stare insieme, è un modo per valorizzare i più giovani. Sono tanti i ragazzi che vogliono entrare nel mondo della moda e dello spettacolo. Mi raccontano i loro sogni e le loro speranze. Ho cercato di ideare qualcosa che possa essere un posto felice e sano… il posto perfetto per la New Generation, che piace a me o meglio alla mia vecchia generazione!” ha dichiarato Carlo Sommella. Nel corso della serata si sono esibiti numerosi ospiti come: la ballerina di burlesque, Amira Rose; i due ballerini di undici anni Alessio Davanzo e Marcella Varietà; i cantanti dell’etichetta indipendente del musicista Massimo Curzio, la “Big Stone Studio”. A portarsi a casa la fascia di “Miss Estate”, ossia prima classificata di questa sfilata è stata Fatima Gagliotti, mentre le ragazze ed i ragazzi già in semifinale sono: Paola Troncone, Elisabetta Arena, Teresa Pastore, Francesco De Filippo, Eduardo Scicchitano, Giovanna Cianfrano, Lucia Rucco, Ylenia D’Alessandro, Fortunatina Russo e Assunta D’Addio, Claudia Scicchitano, Noemi Paesano, Rossella Del Solio, Luigi Bruno, Valentina Donelli, Viviana Manfra, Noemi Scicchitano, Fatima Gagliotti. Mondo Eventi Campania di Carlo Sommella, da oltre venti anni nel settore della moda e dello spettacolo, organizza concorsi di bellezza, shooting fotografici, corsi di portamento, casting e molto altro per maggiori informazioni basta chiamare al 329 2487467 oppure visitare la pagina su Facebook “Carlo Agenzia di Modelle”. Si ringraziano gli sponsor: Due G abbigliamento uomo di Quarto; 2 Effe Shoes di Quarto; R.Romanelli di Napoli; Macelleria Le Carni Pregiate di Quarto; New Body Harmony Evolution di Pozzuoli.

Ottajano, luglio 1832: la Madonna del Carmine esce in processione e fa piovere, Lei, da sola, dopo tre mesi di siccità…

Fu un luglio di fuoco, quello del 1832: per la siccità, per i guai del cassiere comunale e perché le “frazioni” San Giuseppe, San Gennarello e Terzigno chiesero l’autonomia da Ottajano. Il ruolo di un grande sindaco, Michele Ranieri, ottajanese del quartiere San Giovanni. Il carisma del dono della pioggia i Vesuviani lo attribuivano, in genere, oltre che alla Madonna del Carmine, anche alle Madonne della Salute e di Costantinopoli e a San Giorgio. La processione del 1832 si tiene la domenica successiva al 16 luglio, giorno sacro alla Madonna del Carmine. E’ certamente una processione solenne: lo dimostra il fatto che il sindaco Michele Ranieri ordina che resti chiusa, per tutta la giornata, la “cantina” condotta da Giovanni Iovine, che inalberava la sua frasca in piazza San Giovanni, sul lato sinistro, appena si entra in piazza, per chi scende dal Carmine. Questa “cantina”, in cui era consentito il gioco delle carte, fu spesso teatro di risse, anche sanguinose, alimentate dal vino e dal gioco e, talvolta, dalla presenza di donne di costumi troppo liberi per l’epoca: qualche parroco coraggioso protestò con tanto di carta scritta, ma le autorità civili, misericordiose, smussavano, attutivano e annacquavano, essendo lo Iovine un uomo di peso. Lo Iovine capì che quando nella chiesa di San Giovanni si svolgevano funzioni sacre dalla cantina non dovevano venir fuori schiamazzi, e capì anche che in certe situazioni bisognava subire e tacere. Egli tacque e subì, per amore della Madonna, nel luglio del ’32, così come aveva subìto e taciuto,nel maggio del ’31, quando Michele Ranieri aveva disposto la chiusura della “cantina” perché nulla turbasse la pubblica “mangiata” che egli, il Ranieri, aveva offerto, in piazza San Giovanni, la sua piazza, ai cari sangiovannari, per festeggiare con loro le nozze di una sua nipote. Era un luglio di fuoco: da qualche settimana i tre “quartieri”, San Giuseppe, San Gennarello e Terzigno, avevano presentato all’Intendenza di Napoli articolate richieste di autonomia amministrativa: insomma, era partito il primo attacco, strategicamente coordinato, contro il Centro Abitato di Ottajano. Torneremo su questo episodio, che è una delle matrici della storia ottajanese di oggi. La richiesta era stata accompagnata e confortata da un fiotto di “lettere” che denunciavano lo strapotere e i misfatti del sindaco e dei consiglieri del Centro Abitato: alcune di quelle lettere erano firmate, portavano il nome dei “decurioni”, cioè dei consiglieri comunali, e di influenti cittadini dei tre “quartieri” che chiedevano l’autonomia: molte lettere, invece, non portavano firme, nemmeno quelle firme false di cui si servono certi “guerrieri” di oggi. In una di esse, indirizzata al principe di Conca, Sottintendente di Castellammare, fedelissimo ai principi di Ottajano, l’anonimo autore spiegava che un consigliere comunale del Terzigno si era schierato contro l’autonomia del suo “quartiere” perché faceva parte, con alcuni consiglieri del Centro Abitato, di quella “famosa società” che teneva in mano, “come è anche noto all’ Eccellenza Vostra”, il mercato del vino e dell’olio. La risposta che tra l’agosto e il settembre Michele Ranieri diede agli autori delle lettere, a quelli dichiarati e a quelli anonimi è, tra i molti documenti che ho letto sulla storia di Ottajano, uno dei più memorabili, per l’ingegnosa malizia con cui il sindaco usa come armi d’attacco le frecce stesse degli accusatori, e per l’uso abilissimo del sarcasmo. Anche per questo documento, ma non solo per questo documento, Michele Ranieri è uno dei più grandi sindaci di Ottajano: e lo dico nel rispetto delle richieste di autonomia formulate dai tre “quartieri”. Ma quel luglio era di fuoco anche per la siccità che incombeva implacabile sulla campagna ottajanese dai primi giorni di maggio: già nella seconda settimana di giugno gli amministratori avevano dovuto attivare il trasporto d’acqua dal fiume Sarno per riempire le cisterne ormai quasi vuote. Perciò quella processione fu ancora più solenne: uno dei carismi della Madonna del Carmine era il dono della pioggia benefica per la campagna, e del resto, dal 1661 gli Ottajanesi hanno una certezza: che non c’è problema che la Madre di Ottajano non possa risolvere. Lo scarno documento dell’ufficio di Cancelleria del Comune non ci dice se anche in quella processione di luglio i parroci recitarono una preghiera particolare per invocare la pioggia, come l’avevano recitata durante la siccità di dieci anni prima, chiamando in soccorso, con la Madonna del Carmine, anche San Giorgio, la Madonna della Salute e la Madonna di Costantinopoli. Sappiamo che il corteo salì fino al Palazzo Medici, muovendosi con cautela lungo gli argini del Vallone del Rosario, che venivano sistemati e consolidati, in quei giorni, dalla ditta di Giovanni Cuomo, fratello di quell’Angelo che per caso era consigliere comunale del Centro Abitato: il caso talvolta si diverte. Sappiamo che il martedì seguente piovve, e fu una pioggia “che non arrecò danni” agli argini dell’alveo: fu, dunque, una pioggia benefica per la campagna. Il funzionario di cancelleria, essendo forse uno scettico, registrò l’evento in un linguaggio freddo e neutro: la sua nota, non a caso, si chiude con un riferimento ai 5 ducati che erano stati versati al predicatore della “novena”, un “frate di Sarno”. Ma forse quel funzionario pensava a questioni più urgenti: forse si chiedeva se la Madonna avesse fatto la grazia al cassiere comunale Biagio Cola, il quale si trovava in un guaio nero, perché lo avevano accusato di aver usato per le sue spese private cospicue somme prelevate dalla cassa del Comune: poteva capitare, in quei tempi. Non credo che abbiano partecipato al rito i due consiglieri comunali uno del Centro Abitato, l’altro di San Giuseppe che davano in fitto al Comune i carri speciali, i cavalli e i cocchieri che andavano a Sarno a prendere l’acqua: a loro la siccità non dispiaceva. Dietro alla statua della Madonna, tra i cittadini armati di ceri accesi, c’era, sicuramente, il consigliere comunale Domenico De Rosa, ai fratelli del quale il sindaco nell’aprile aveva concesso il privilegio di sperimentare, in una vasta porzione della masseria comunale Ponte al Piano, la coltivazione del carrubo. E c’era certamente il sangiovannaro Salvatore Annunziata, di anni 37, detto “il cavallaro”, che nel marzo era tornato libero dopo aver trascorso 13 anni in carcere, accusato di aver fatto parte di una “comitiva” di briganti che agiva lungo la strada Nola- Acerra e nelle masserie dell’Acerrano. Avevano chiesto la grazia per lui la vecchia madre e le due sorelle: e non avevano fatto mancare il loro consenso né il sindaco, né il parroco di San Giovanni, né il giudice regio Francesco Amantea, che era anche un poeta, né alcuni influenti cittadini: e tra questi Giuseppe Medici, che, essendo il padre Michele gravemente malato, era il Principe facente funzione…