Da più parti s’invoca un’azione giudiziaria più incisiva.
La sensazione diffusa nel territorio compreso tra Pomigliano, Nola, Acerra e il Vesuviano interno è che l’ingiustizia sociale la stia facendo da padrona nel territorio. E da troppo tempo. Molti ambienti popolari della zona stanno avvertendo il peso claustrofobico di un potere che schiaccia qualsiasi aspettativa di miglioramento in una zona dell”hinterland come questa popolata da mezzo milione di cristiani e non cristiani. Il repulisti tanto invocato da chi ha avuto il coraggio di scendere in piazza negli ultimi anni resta una chimera. Intanto era stata la stessa ex prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, a lanciare il monito, un anno e mezzo fa. “Nei comuni in provincia di Napoli a comandare sono sempre le stesse famiglie, da decenni”, la morale spuntata da un rapporto controverso sulle collusioni tra potere politico, camorra e corruzione nell’hinterland napoletano. Parole a cui non sono seguiti fatti giudiziari di spessore. Tutto dunque resta immobile, come congelato da un qualcosa che non si capisce in che consista. Solo l’azione decisa della magistratura potrebbe smuovere le acque stagnanti di una provincia praticamente paralizzata o, sarebbe meglio dire, ibernata da una mentalità obsoleta che resiste al cambiamento dettato dal passare quantomeno cronologico dei tempi.
Primi problemi dopo l’accordo tra Governo, Regione, Comune.
Veloci, a passo lento. Anche un po’ incerto. Un’ ossimoro. Una settimana dopo la firma per il rilancio di Bagnoli, più di qualcosa non torna. Matteo Renzi, ieri in Campania per presentare il suo nuovo libro, ha trovato modo per criticare De Magistris sulla firma dell’intesa con Governo e Regione Campania. Via un sassolino dalla scarpa. Già , perché il Sindaco di Napoli ha impiegato un anno e mezzo per sottoscrivere l’accordo. Mi fa piacere che abbia accettato il piano del governo, ha detto Renzi. Nel frattempo è cambiato il governo, certo, ma il piano è sempre quello. Con me no, con altri si: chiaro ? E il Commissario per Bagnoli lo aveva nominato lui. De Magistris in settimana, – poche ore dopo il “grande evento”- si è visto voltare le spalle dal Consiglio comunale di Napoli. Riunione saltata con all’ordine del giorno proprio l’accordo su Bagnoli. Non è rimasto contento. Il passo, poi, si è ulteriormente rallentato con il rinvio al 4 agosto della Cabina di regia a Roma. Altro appuntamento decisivo per il via libera all’intesa interistituzionale. La gara , dunque, si è già appannata ? Presto per dirlo. Ma in più di 20 anni, Napoli, i napoletani , osservatori internazionali , hanno visto di tutto sui resti di una importante storia industriale. Ora può riprendere un senso di smarrimento per l’incapacità di una classe di governo di essere all’altezza di sfide così qualificanti. Bastano le foto opportunity ? Bagnoli è la sfida ambientale e progettuale più grande d’Italia, con 200 milioni di euro di investimenti e lavoro per i prossimi dieci anni. Il patto firmato prevede operatività fino al 2024 (?), ma in questo tempo si pongono le premesse per investimenti di lunghissimo periodo. Molte imprese sono ì pronte ad investire e ai soldi di Roma e di Bruxelles non si può rispondere con il politically incorret. Dovremmo saperlo da tempo. De Magistris a Roma incontrerà Gentiloni. Auguriamoci che non nascano incomprensioni come quelle con Renzi. Accetterà il sindaco di Napoli che il Commissario straordinario Salvo Nastasi (nominato da Renzi premier ) continui a gestire il Piano ? Ritorneranno gli scontri sullo “scippo” di Roma ai danni di Napoli ? I tre “De” – De Vincenti, De Luca, De Magistris – firmatari di quell’accordo si sono assunti la responsabilità di superare quelle incomprensioni, di avviare un percorso nuovo e pacifico. La città complessivamente ci ha creduto e c’è una ripresa di fiducia nelle istituzioni. Su questo progetto, almeno. Il resto si indebolisce, ma è un altro discorso . Dal coro si sfilano Vittorio Silvestrini e Adriano Giannola, Presidente e Vicepresidente di Città della Scienza, che criticano l’idea di spostare i vecchi edifici bruciati nel 2013 in altra sede. Città della Scienza è l’unica testimonianza di rinascita ambientale e culturale dell’area ex Italsider. Il progetto di lasciare libera la fascia di litorale non convince la comunità del Centro scientifico e forse una soluzione si troverà. E’ sull’intera l’operazione Bagnoli che oggi ci chiediamo come e quando. E dalla “grande intesa”, è passata solo una settimana.
Una serata di buona musica e indimenticabili atmosfere.
Suono dell’anima. Suono dei campi, suono che scandiva lavoro e fatica. Suono come sollievo, voce che accompagnava un ritmo che illudeva, alludendo alla libertà. Ecco cos’è e cosa rappresentava il jazz, questa forma musicale che atavicamente appartiene alla radice più intima dell’uomo. La sua esplosione rapiva dall’America l’Europa, così come ha rapito una moltitudine di giovani oggi, abituati magari ad altri suoni, più sintetici, più commerciali ma che si sono lasciati trasportare dalle note di un sassofono, di un pianoforte, in quella che è stata l’apertura del Pomigliano Jazz Festival. L’ambientazione, tra i conetti vulcanici, binomio tra musica e luogo ha reso l’evento ancora più spettacolare.
L’ingresso gratuito ai conetti vulcanici del Carcavone è iniziato alle 19 “Concerto al tramonto” con i suoni di Matthew Herbert, Enrico Rava, Giovanni Guidi. La loro è una simbiosi in cui si legge l’assieme di musicalità “antica” e leggendaria con l’intreccio di un’elaborazione in chiave moderna che rende fruibile le sonorità più distanti avvicinando ogni platea. Quella di Pollena è giunta al luogo accompagnata da apposite navette, il numero elevato di spettatori rischiava di rallentare il meccanismo preciso dell’organizzazione, ma la spettacolarità della “scenografia” avrebbe calmato qualunque malumore da attesa. Tanti i giovani adagiati su cuscini e panchine, che hanno affollato gli stand e gradito particolarmente quello della birra prodotta da giovani del territorio. Tanti i bambini felici di trascorrere una serata diversa dal solito in un luogo particolare e per qualcuno mai visto. L’area del “Carcavone” è stata per anni una grande cava di materiale eruttivo, attualmente inattiva e dismessa. Le strutture vulcaniche emerse formatesi circa 17000 anni fa sono proprio quelle note col nome di “conetti vulcanici”. L’area bonificata nel 1999, è diventata fruibile e rappresenta uno spettacolo unico e molto suggestivo. La fusione con la musica profondamente intensa come quella che si esprime col Jazz, ha creato un tutt’uno di grande impatto.
La XXII edizione del Festival del Jazz, proseguirà il cammino iniziato il 27 luglio fino al 6 agosto unendo alla spettacolarità della musica per il settimo anno consecutivo, la compagnia di un itinerario Turistico ed Enogastronomico, parti integranti che mostrano la bellezza, la cultura, la tradizione del territorio dell’Agro Nolano-Avellinese oltre che del Parco del Vesuvio. Aree da riscoprire grazie alla collaborazione di comuni e pro loco, associazioni e realtà attive sul territorio. Presenti le autorità nella veste del sindaco Francesco Pinto che con il saluto di introduzione alla serata, ha sottolineato l’importanza di eventi come questo, che valorizzano luoghi e tradizioni. Insieme a lui il direttore della fondazione Pomigliano Jazz Onofrio Piccolo e il presidente dell’ente parco Agostino Casillo, tutti concordi nel ritenere un evento di tale portata, una spinta verso luoghi di prepotente bellezza nell’ambito di un turismo eco sostenibile, con in più la magia e l’accompagnamento del suono, parte integrante della vita stressa.
Frasi terribili pronunciate anche davanti ai carabinieri.
Minacciato di morte sotto gli occhi dei carabinieri perché “colpevole” di aver segnalato alle forze dell’ordine uno smaltimento illecito di rifiuti. Non è la prima volta che capitano cose del genere ad Alessandro Cannavacciuolo, giovane ambientalista di Acerra. Ma ciò che è accaduto ieri pomeriggio nella vicina Casalnuovo, altro luogo simbolo della Terra dei Fuochi, vale proprio la pena di portarlo agli onori delle cronache. « Vi siete fatti fermare da quello scemo, ma voi non vi dovevate fermare: lo dovevate sbattere in aria », ha detto un tizio non ancora identificato ai conducenti di un’ autobotte per l’espurgo, operai sorpresi dai carabinieri a scaricare illegalmente nella fogna pubblica di Casalnuovo liquami prelevati da un vicino esercizio commerciale. La minaccia è stata poi ripetuta davanti agli stessi militari in divisa: « Ora avete l’ordine – ha gridato l’individuo, sempre rivolgendosi agli operai dell’autobotte – la prossima volta che si mette avanti al mezzo sbattetelo in aria ! ». A quel punto Alessandro ha replicato così: « Ora mi allontano e me ne vado perché non posso consentire che un soggetto del genere pronunci simili minacce addirittura sotto gli occhi delle forze dell’ordine ». Subito dopo il “soggetto” si è avvicinato ad Alessandro e lo ha fissato minacciosamente negli occhi: « Ma perché, ho fatto il tuo nome ? Adesso non posso nemmeno parlare ? Ne, piecoro ? ». Ne è scaturito un battibecco. Il tutto è stato fatto verbalizzare dallo stesso ambientalista. Dunque, nel rapporto dei carabinieri sui fatti di ieri in via Benevento a Casalnuovo viene riportato questo grave episodio. E Cannavacciuolo oggi ha poi precisato quanto segue: « Io non mi trovavo lì per guardare cosa stesse facendo la ditta di Acerra in questione ma mi sono imbattuto per caso in questa vicenda mentre tornavo da un sopralluogo su una discarica in via Saggese. Poi ho visto quello che ho visto e mi sono sentito in dovere civico di scendere dall’auto, videoregistrare il tutto e contestualmente chiamare le autorità competenti. Tra l’altro già nel 2015 la stessa società era stata attenzionata per aver scaricato liquami illegalmente ad Acerra, in via Silvio Pellico. Ne scaricarono un quantitativo così grande da allagare un appartamento abitato che si trovava proprio accanto al punto in cui venivano sversati i rifiuti liquidi. Tutti questi fatti sono stati regolarmente denunciati alla polizia municipale ma non hanno dato nessun risultato ».
Il Pulcinella supereroe della Terra dei Fuochi
Sabato 22 Luglio a Giffoni Valle Piana ( SA) si è conclusa la quarantasettesima edizione del Film Festival “ cinema per ragazzi “.Una giuria composta da 4500 giurati ha premiato l’artista Angelo Iannelli con la seguente motivazione: Premio Speciale Experience per l’attività meritoria che svolge per i ragazzi di Caivano e dei comuni limitrofri .
A premiarlo è stato il Consigliere Amministratore GFF Gerardo Palo ,nella manifestazione erano presenti il Sindaco di Giffoni Valle Piana Antonio Giuliano , Il Presidente Giffoni experience Piero Rinaldi , Il Direttore Artistico Carlo Gubitosi . L’artista Iannelli ha scritto il libro “Io Nella Terra Dei Fuochi” con prefazioni di Don Maurizio Patriciello e Don Aniello Manganiello ,inoltre regista e attore del cortometraggio” Pulcinella super eroe è con noi “ , il premiato noto come l’ambasciatore del sorriso per il suo impegno verso le fasce deboli , estroverso , comunicativo e portavoce nelle scuole per denunciare i roghi della terra dei fuochi e il disastro ambientale.
Commosso tra scroscianti applausi ha ringraziato gli organizzatori del Giffoni Film Festival ,il numeroso pubblico internazionale , La scuola IC3 di Caivano Parco Verde e tutti coloro che hanno creduto nel suo progetto dedicando il premio a tutte le persone che soffrono per la terra dei fuochi ,in particolare alla mamma Maria Grazia , persa da un anno .Angelo Iannelli conclude dicendo :“Dobbiamo fare di più in questo mondo, abbiamo una missione importante , donare il sorriso a chi soffre e dare speranza a tutti “.
Dall’inizio del mese di luglio, dopo il ritiro della pensione, i furti sono stati 3: più di 700 euro la somma sottratta all’anziano.
Centinaia di euro spariti da casa dell’anziano zio dopo le visite frequenti di una sua lontana nipote. Il furto è stato scoperto grazie al consiglio e all’aiuto di un maresciallo dei Carabinieri. Due le donne in manette.
I carabinieri della compagnia di Casoria hanno arrestato per furto aggravato in concorso ai danni di un pensionato 69enne due donne, una della quali una sua lontana nipote.
Entrambe residenti ad Afragola: Filomena Volpe, 34 anni, e l’amica, Rosanna Basile, 27 anni.
L’uomo, vedovo da poco, teneva qualche centinaio di euro di risparmi nel cassetto del comò.
Scoperto il posto dove l’uomo custodiva i suoi soldi, le due ragazze, dai primi di luglio, iniziano a fargli visite di cortesia pressochè a cadenza settimanale.
Dopo la prima visita, però, l’anziano zio si accorge subito che nel cassetto mancano circa 600 euro. Sorgono in lui dei dubbi e si confida con un maresciallo dei Carabinieri, da cui riceve un consiglio per scoprire l’autore del furto, qualora avesse colpito ancora.
L’anziano mette in atto la dritta e dopo pochi giorni riceve un’altra visita dalle due donne.
Una delle due ragazze, come sempre, chiede di usare il bagno e si allontana. Torna in cucina dopo poco e proseguono la conversazione di circostanza finché si congedano.
Il tempo di salutarle e lo zio va subito a controllare nel cassetto, dove si accorge della mancanza di circa 90 euro.
Allertate subito le forze dell’ordine, i Carabinieri bloccano le due donne a pochi metri dall’abitazione.
È a questo punto che il consiglio messo in pratica è risolutivo: i militari perquisiscono le donne e trovano nel portafogli di Filomena Volpe le banconote rubate, indubbiamente quelle, in quanto la vittima le aveva fotocopiate.
I soldi vengono restituiti alla vittima e le 2 vengono arrestate.
(fonte foto: rete internet)
Alberghi, sedi di partito (una anche a Somma Vesuviana), cene, collaboratori mai pagati, meccanici e benzina, soggiorni in hotel per amici e parenti. Dopo la sentenza di dicembre scorso che vide ben 56 condanne, ora altri dieci esponenti (alcuni rieletti) del consiglio regionale campano dovranno mettere mano al portafogli per restituire somme che, stando alle sentenze della Corte dei Conti, non erano loro dovute.
Una prima stangata della Corte dei Conti sui consiglieri regionali campani, in merito ai rimborsi utilizzati impropriamente, era arrivata a dicembre scorso con ben 56 condanne: quasi tutto il consiglio regionale insediato nel periodo 2010/2015 fu condannato a risarcire un danno erariale di oltre un milione di euro, con somme che andavano, consigliere per consigliere, da 4 o 5 mila euro a più di 20mila. Cinquantasei nomi su sessantaquattro presenti in consiglio risultavano coinvolti, compresi quelli rieletti nel 2015: erano esponenti di Forza Italia, dell’Udc, del Pd. In pratica finirono tutti nel mirino per via del «fondo dell’assistenza alle attività istituzionali» introdotto dalla legge regionale del 2000. Percepivano, in pratica, 30mila euro (prendendo ad esempio il solo anno 2011) in aggiunta allo stipendio da consigliere regionale. Questi soldi dovevano essere impiegati per contratti di collaborazione, acquisti di beni e servizi ben specificati. Erano utilizzati, invece, per pagare le quote ai partiti, alle associazioni e alle fondazioni private, per pagare ristoranti, cellulari, automobili, abitazioni private spacciate come segreterie politiche e via dicendo. La Guardia di Finanza scoprì, incrociando i dati, che i soldi spesso non venivano versati ai collaboratori dichiarati dagli stessi consiglieri. Gli accertamenti penali si conclusero con il non luogo a procedere ma il filone contabile è tutt’altra storia. Quella legge che introduceva il fondo di assistenza fu poi parzialmente abrogata nel 2012 (da allora bastò una autodichiarazione, tutto più semplice) per cui le indagini si concentrarono sul solo anno precedente. Le somme contestate furono poi ridotte dei due terzi e gli avvocati dei consiglieri regionali implicati, presentarono appello per dimostrare la non sussistenza delle irregolarità rilevate dalla sentenza di primo grado.
La settimana scorsa altre condanne, per dieci consiglieri regionali, si sono aggiunte e la Corte dei Conti li obbliga a restituire tutte le somme che vanno in totale a costituire un danno erariale di oltre 220mila euro.
Conti al ristorante, alberghi dove soggiornavano anche amici e parenti, affitti di sedi, case ed uffici in tutta la Campania.
Dunque, le sentenze emesse nei confronti di dieci ex consiglieri regionali si uniscono a quelle di dicembre nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi illeciti.
Per Cobellis un primato da record: dovrà restituire oltre 66mila euro. Il consigliere di Vallo della Lucania ha messo in conto spese e si è fatto rimborsare, stando alla sentenza, benzina per i viaggi, affitti, pernottamenti per terzi in hotel. Un po’ meno tutti gli altri (Oliviero si attesta sui 30mila) che hanno annotato spese per sedi di partito e addobbi per manifestazioni elettorali. Nonché soldi mai versati ai collaboratori.
COBELLIS Luigi € 66.362,169
CONSOLI Angelo Giancarmine, € 10.440,03
FOGLIA Pietro € 20.621,411
IACOLARE Biagio € 26.318,00
MOCERINO Carmine, € 10.821,00
OLIVIERO Gennaro € 29.851,31
MUCCIOLO Gennaro, 31.690,31
SOMMESE Carmine € 25.920,34
MAISTO Pietro € 5.751,00
VESSELLA Annalisa € 1.260,00
E ad Acerra rogo tossico provocato da un camion in fiamme.
L’autobotte per espurgo con l’insegna di una ditta di Acerra è stata fotografata e filmata dagli ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo e dai Volontari Antiroghi. Gli ecologisti hanno notato che le idrovore del mezzo stavano scaricando liquami liquidi, prelevati da un vicino esercizio commerciale, direttamente nella fogna comunale. A quel punto sono stati allertati i carabinieri. Sul posto sono giunti i militari della tenenza di Casalnuovo, diretti dal luogotenente Fernando De Solda e coordinati dal comandante della compagnia di Castello di Cisterna, il capitano Tommaso Angelone. Gli operai della ditta e l’automezzo sono stati controllati. Alla fine è stato accertato che l’auto espurgo aveva effettivamente scaricato liquami nella fogna pubblica. I carabinieri hanno quindi inviato un’informativa di reato alla procura della Repubblica di Nola. Con le nuove norme in materia lo scarico abusivo di rifiuti, utilizzando peraltro impianti pubblici, ora è punito piuttosto severamente. C’è inoltre un brutto episodio da segnalare. L’ambientalista Cannavacciuolo ha denunciato ai carabinieri di essere stato minacciato di morte mentre sul posto riferiva ai militari quanto aveva visto. La minaccia sarebbe stata pronunciata da un individuo giunto nei pressi di via Benevento, dove cioè i militari dell’Arma hanno effettuato il controllo. L’intera vicenda si è consumata tra le 12 e le 15 di ieri, giornata che ha fatto registrare nel territorio un altro brutto bollettino sul fronte ambientale. Nel pomeriggio, infatti, proprio a poca distanza dal blitz dei carabinieri, un camion carico di scarti di plastica e di attrezzature in disuso ha preso fuoco sullo svincolo dell’asse mediano Casalnuovo-Acerra. L’incendio sarebbe stato provocato dallo scoppio di uno pneumatico dell’automezzo. Quindi l’ennesima, enorme nuvola nera tossica si è dipanata sui terreni agricoli e sulle casi circostanti. La circolazione in direzione Afragola è stata momentaneamente interrotta per consentire ai vigili del fuoco di intervenire. Le fiamme sono state spente in poco tempo.
Nella lunga galleria letteraria della donna napoletana hanno un posto di rilievo i complicati e crudi ritratti di Jean Paul Sartre e di John Fante, che vollero rappresentare, con un naturalismo esasperato, la versione plebea di una Grande Madre campana, trasferitasi nei vicoli di Napoli. Le molte cose che Migliaro dice nel ritratto della sorella Adalgisa.
“Domenica ho incontrato una ragazza che camminava sotto il sole forte. Tutta la faccia le si contraeva dalla parte sinistra per ripararsi dal bagliore. L’occhio sinistro era chiuso e la bocca faceva una smorfia: ma il lato destro era perfettamente immobile e pareva morto. E l’occhio destro, spalancato, azzurro, trasparente, brillava come un diamante e rimandava i raggi del sole con l’indifferenza disumana di uno specchio o del vetro di una finestra. Era abbastanza spaventoso, ma di una strana bellezza: l’occhio destro era di vetro. Solo a Napoli il caso può conseguire una simile riuscita: una ragazza miserabile, con una miserabile vita minerale in mezzo alla povera carne, come se le avessero strappato un occhio per addobbarla più sontuosamente.” Lo scriveva J.P. Sartre nel 1936. E scriveva anche che “la carne delle napoletane aveva un aspetto di bollito sotto il sudiciume” e che dalle guance si poteva tirar via brandelli di pelle. “Vidi con sollievo le labbra baffute di una ragazza: se non altro sembravano crude”. Racconta Gaetano Afeltra che Sartre era venuto a Napoli, accompagnato da Simone de Beauvoir, per scoprire fino a che punto la città reale corrispondesse a quella che la sua immaginazione aveva “visto” nei libri dei viaggiatori dell’Ottocento. Alla fine, il filosofo concluse che Napoli era una città “sifilitica”.
Venti anni dopo arrivò a Napoli uno dei più grandi scrittori americani del sec.XX, John Fante, oriundo, per parte di padre, di Torricella Peligna, in provincia di Chieti. Egli parlò di Napoli in alcune lettere, pubblicate postume in un libro che nell’edizione italiana si intitola “Tesoro, è tutta una follia”. Le donne napoletane gli suggerirono immagini forti e complicate: “Le donne di Napoli sono grasse come maiali. Con vestiti sciatti, di solito neri, macchiati di pomodoro, urina, lardo, o cacca di bimbo. I seni arrivano alle ginocchia e le loro natiche pendono come dei palloncini.”. E tuttavia sono “meravigliose, seducenti”. Lo scrittore americano cercò di spiegare questa rumorosa contraddizione attribuendo agli uomini napoletani una certa inclinazione per l’eros “animalesco”, che li spingerebbe a preferire “donne corpulente e abbrutite con pance poderose”, ma “con occhi che abbiano guardato Dio”.
In un articolo del 1999, rivolgendosi direttamente ai Mani di Fante che era morto sedici anni prima, Nello Aiello ricordò che le donne napoletane avevano suscitato l’ammirazione di Goethe e di Lamartine, ma non poté negare che anche Malaparte e la Ortese non erano stati teneri con loro: alle donne di Partenope i due non avevano attribuito nemmeno la forza dell’attrazione sessuale, che da Sartre non era stata esclusa e che Fante aveva visto chiaramente. Il francese e l’americano rappresentano una realtà di cui l’immaginazione letteraria porta in primo piano e amplifica alcuni caratteri estremi: entrambi conoscono il mito di Napoli, la sola città del mondo antico che sia sopravvissuta nel mondo contemporaneo, e disegnano la donna napoletana come simbolo di questa immortalità, come una Grande Madre, una Mater Matuta campana (v.foto in appendice), che è diventata plebea e si è trasferita nei vicoli.
Vincenzo Migliaro non nasconde la peluria sul labbro superiore della donna che nel quadro che correda l’articolo è ritratta come una ricca borghese: la prospettiva ravvicinata, “famigliare”, ci conferma che la donna è Adalgisa, la sorella del pittore. Il ventaglio ha la funzione di guidare l’attenzione di chi osserva sulla collana, sul cammeo e sul volto. Non si può dire che sia un volto bello, e il pittore ne ritrae le linee naturalisticamente: egli sa che la bellezza, malinconica e fragile, della sorella sta tutta nei grandi occhi, gli occhi che “hanno guardato Dio”. La peluria sul labbro superiore ci parla dei saldi costumi morali della donna, confermati del resto dalla lampada accesa davanti all’immagine della Vergine Addolorata: come ci dicono i verbali di polizia di fine Ottocento, solo le donne di malaffare usavano depilarsi integralmente. Ma quella peluria, segno di un florido vigore ormonale, ci dice anche che Adalgisa è donna da marito, è preparata al ruolo di Madre: non a caso il comò e la campana di vetro ci ricordano che la donna sta nella sua camera da letto, raffigurata da Migliaro anche nel quadro “Donna allo specchio”, e che la pudicizia, rappresentata dai fiori secchi sotto la campana, purifica la sensualità, di cui sono simboli la caraffa con l’acqua per i fiori freschi, gli anelli, lo scialle elegante, e la bocca dipinta con un tocco di squillante carminio: e visto che c’è, questa peluria viene usata dal pittore anche per sottolineare la vitalità fascinosa di quelle labbra.
Dunque, la donna “baffuta è sempre piaciuta” per più di una ragione.
” Statua della Mater Matuta, Museo di Capua”
Domenica 30 luglio 2017 in piazza Vittorio Emanuele III, si svolgerà il primo raduno di auto e moto d’epoca
Una passeggiata nel passato, che vedrà come protagonista la città di Somma Vesuviana. Si svolgerà infatti, Domenica 30 Luglio, in piazza Vittorio Emanuele III, il primo raduno di auto e moto d’epoca, un evento promosso dal CLUB AS.G.A.M.DE, che dal 2009, è attivo sul territorio in questo ambito di promozione di mostre e raduni.
Un programma definito e organizzato come segue:
– Ore 8:30 Consegna colazione e gadget
– Ore 11:30 Chiusura iscrizioni e partenza per giro turistico del paese. (Durante il giro sarà poi possibile degustare un aperitivo ed un buffet offerto dal club)
– Ore 13:00 Ritorno a Somma Vesuviana per premiazioni e saluti
La manifestazione, sarà accompagnata con musica folcloristica sommese dalla “Paranza mamma pacchiana re gavete”, con la partecipazione speciale del “Vespa Club” di Somma Vesuviana.
(fonte foto: rete internet)
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