Sant’Anastasia, il PD accusa: “Professionisti anastasiani mortificati da scelte scellerate”

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Di seguito, il comunicato stampa diffuso dal circolo anastasiano del Partito Democratico in merito all’assunzione di due istruttori direttivi tecnici: “La pianta organica del Comune di Sant’Anastasia prevede un numero di dipendenti superiore rispetto a quelli attualmente in dotazione all’Ente, con la delibera di G.C. n. 368 del 13/12/2016 è stato approvato il programma del fabbisogno di personale riferito al triennio 2017 /2019 , nonché il piano annuale delle assunzioni per la copertura , tra l’altro, di n.2 posti di istruttore direttivo tecnico -categoria “D.1″ – uno a tempo pieno e uno a tempo parziale al 90% – nei servizi tecnici. Dopo aver espletato la procedura per la mobilità obbligatoria e volontaria, con delibera di Giunta comunale n.205 dell’11/07/2017, l’amministrazione Abete ha provveduto all’assunzione di 2 istruttori direttivi tecnici “CAT. D1” usufruendo della graduatoria del Comune di Casoria relativa all’anno 2015. Premesso che la legge permette tale procedura, la domanda però sorge spontanea: per quale motivo non si è provveduto a bandire un concorso che avrebbe dato la possibilità anche a professionisti anastasiani di partecipare? E non si dica che non ci sono soldi per bandire un concorso, dato che i costi non sono eccessivamente esosi e considerato che tantissimo denaro pubblico viene speso inutilmente. La domanda, ancora una volta, sorge spontanea: a che giova una scelta tanto scellerata? Purtroppo si continua a gestire male la cosa pubblica a discapito dei cittadini anastasiani, non tenendo conto delle opportunità e delle potenzialità che il nostro territorio potrebbe e dovrebbe esprimere”.  

Somma Vesuviana, Salvatore Granato (Forza Somma): «Montagna ferita dagli incendi, occorrono fondi per emergenza idrogeologica».

Con un’interrogazione indirizzata al sindaco Salvatore Di Sarno, all’assessore Giuseppe Castiello (verde pubblico), al presidente dell’assise Giuseppe Sommese e, per conoscenza, al presidente dell’Ente Parco Vesuvio Agostino Casillo, il consigliere Salvatore Granato rammenta i danni subiti dal Monte Somma a causa dei gravi, recenti, incendi di natura dolosa che hanno minato la tenuta idrogeologica del territorio e chiede all’amministrazione comunale cosa intenda fare in proposito.   «Tali incendi rappresentano una grave ferita per il patrimonio naturalistico e faunistico del monte Somma e rappresentano, altresì, per i suoi abitanti una criticità sotto il profilo della sicurezza» – scrive Granato, ricordando che il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, ha dichiarato di aver richiesto al governo lo stato di calamità naturale. «Il sottosuolo dove si poggia il terreno del monte Somma è composto da lava vulcanica delle eruzioni del Vesuvio e, pertanto, l’azione di trattenimento del terreno delle radici degli alberi diventa di fondamentale importanza – prosegue Granato nel documento – la montagna ferita dagli incendi, con l’approssimarsi dell’autunno e con le prime forti piogge, senza la rete di protezione delle radici è improvvisamente diventata fragile ed un acquazzone intenso potrebbe trasformare il terreno in fango e poi il fango in frana» Così il consigliere chiede al sindaco Di Sarno e all’assessore Castiello di rendere note eventuali azioni urgenti azioni di prevenzione da parte del Comune di Somma Vesuviana, azioni che garantiscano la tutela e la sicurezza dei cittadini evitando smottamenti e frane nelle zone colpite dagli incendi. Eventualità non troppo remote che potrebbero verificarsi con l’avvento delle prime piogge. Granato chiede inoltre, nell’interrogazione, se ci sono somme stanziate per affrontare l’emergenza e se si sia pensato ad attivare un tavolo con l’Ente Parco del Vesuvio.                  

Un calcio al pallone

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Sul come, e forse sul perché, il calcio è diventato il nuovo oppio dei popoli.

Non sono un tifoso di calcio, non sono un tifoso di nessuno sport in particolare perché la mia concezione di sport è arcaicamente amatoriale e possibilmente ripulita da qualsiasi sovrastruttura acquisita col tempo e con gli interessi economici che ormai lo regolano. Per cui amo il calcio come ogni sport ma non ne seguo nessuno o quasi. Premesso ciò, ritengo che il calcio in primis sia la cartina tornasole della nostra società.

In un mondo sempre più borghese e conservatore che si chiude in se stesso e nelle proprie paure e nelle proprie convinzioni e che, non solo diffida dello straniero, ma resta chiuso anche nei confronti di chiunque rappresentasse la mancata omologazione alla sua visione del mondo; il calcio, come dicevo prima, vive invece in una zona franca o quanto meno privilegiata.

Nel mondo del calcio infatti, le regole sembrano essere diverse da quelle del mondo reale o che almeno sembra esserlo, anzi pare che vada in una direzione diametralmente opposta alla vita dell’italiano medio. Il mondo del calcio ha una libertà economica e culturale tutta sua, e con le sue eccezioni anche nel senso qui sopra accennato. Innanzitutto questo vale per quel che riguarda la figura del calciatore.

Se lo si incontrasse per strada come una persona comune, un qualsiasi calciatore, anche quello delle serie cadette, al vederlo ci si scosterebbe facendo gli scongiuri, per rozzezza ed atteggiamento di costui, e lo si guarderebbe con forte sospetto e, in certi casi, anche con un po’ di schifo, lo stesso atteggiamento che il nostro italiano medio avrebbe nei confronti di un “punk-a-bestia” o un cuozzo di media portata. E invece no! Nonostante l’aspetto truce, volgare, da galeotto rilasciato o da legionario in libera uscita, dal corpo ricoperto di tatuaggi indecenti, piercing, catene d’oro e dalle capigliature improponibili, questi vengono invece osannati ad ogni goal e ad ogni azione calcistica degna di merito, ed imitati nell’aspetto e nello stile. Diciamo quindi che l’estetica fa la sua scalata sociale se è vincolata all’essenza calcistica.

In verità anche la logica ruota come il pallone e lo fa là dove l’economia vuole. Basti pensare alle scommesse e i soldi che gli italiani (e non solo!) buttano con le loro “bollette”, vere e proprie tassazioni volontarie. Ma anche il ricchissimo mercato dei cosiddetti gadget dove su tutti prevalgono le divise originali dei calciatori, sogno di ogni ragazzino, ma dai costi esorbitanti, che possono infatti raggiungere e superare anche il centinaio di euro, senza neanche un barlume di sconto per chi fa gratuitamente pubblicità, non solo alla squadra e al giocatore, ma anche e soprattutto allo sponsor marchiato a chiare lettere sul petto.

Non parliamo poi della diretta televisiva delle partite! C’è gente che ufficialmente non ha neanche gli occhi per piangere, ma non si perde una partita della propria squadra del cuore, né in campionato e neanche nelle coppe. C’è chi aggira le pay per view con sistemi sempre più nuovi ma resta il fatto che ormai le priorità sono cambiate e guai a mettere voce su questa nuova fede del ventunesimo secolo.

Ma il calcio, per fortuna, non è solo aberrazione: lì, il colore della pelle, la religione, la provenienza geografica e il credo politico sembrano non esistere più per il tifo calcistico. Se il calciatore è musulmano, nessuno penserà per fortuna all’ISIS, così come invece si fa per il migrante o il vucumprà che incontri per strada; se il calciatore di colore gioca bene, non conterà la pelle nera od olivastra, se viene dal Marocco o dall’Algeria, se è rumeno o albanese; tutto questo, e ripeto, per fortuna, non conterà. Sarà ‘nu niro ‘e merda, all’occorrenza, se sbaglierà un passaggio o mancherà nella realizzazione, come personalmente ho ascoltato tra i distinti del Napoli, ma finirà lì poiché il razzismo, così come tutto il resto, ha il suo fondamento nell’economia e non nella diversità.

Anche per i nostri “oriundi”, a maggior ragione, esistono trattamenti di riguardo, se hai l’avo di origine italiana, anche se non sei nato in Italia, né tu, né i tuoi genitori, se non parli italiano e confondi l’inno di Mameli con quello del tuo paese d’origine, puoi lo stesso giocare in Italia e come italiano, e giocare anche in nazionale con una cittadinanza guadagnata grazie al nonno, l’ingaggio ed ai goal. Nella realtà degli uomini comuni è però tutto più difficile, se un bimbo nasce in Italia da genitori, ad esempio senegalesi, venuti nel nostro paese a cercare una vita migliore no! Non può essere considerato italiano ma se un calciatore nato in Argentina o in Brasile ha il bisnonno che era andato a cercar fortuna in quei paesi può accedere alla cittadinanza. Potere del pallone e ipocrisia del Paese!

Il calciatore poi guadagna migliaia di euro al mese e milioni a contratto, molti guadagnano in un anno quanto nessuno di noi guadagnerà in tutta la sua vita; più di un medico, più di un premio Nobel, più di un vigile del fuoco e più di chiunque faccia del bene a questo Paese e sfoggerà spesso un lusso sfrenato e pacchiano, svolgerà una vita sregolata ed evaderà il fisco quando potrà, ma ciò nonostante, il nostro tifoso, che in genere non dà scampo a nessuno, lo perdonerà, anzi, lo giustificherà, perché lui è un calciatore, è un divo tra noi comuni mortali e lo additerà come esempio ai propri figli, nell’illusoria speranza che questi divengano come lui e risollevino all’occorrenza le sorti e l’economia familiare. Ma non finisce qui! Perché se osi sottolineare l’immoralità della cosa, ne sottolinei l’eccessivo guadagno, magari quando fanno le pulci a te e alla tua di professione, allora tutti in coro ti risponderanno: – ma loro sono dei campioni, noi li giudichiamo in quanto tali, non in quanto uomini, quello non ci compete e i soldi poi li caccia la società e gli sponsor che sono privati, non sono soldi che caccio io come contribuente.-

Orbene, al di là della morale, transitoria e volubile, ma che dovrebbe contenere tante umane pulsioni, tra le quali l’ira del borghese medio allorquando questi si scaglia contro lo stato e gli impiegati pubblici, facile bersaglio dell’ignava invidia di chi frustrato è assuefatto al nuovo oppio dei popoli, andrebbe ribadito che gli stadi sono quasi sempre strutture pubbliche messe a disposizione dei club, che ovviamente pagano un fitto ai comuni, ma privano la comunità di strutture per altri sport ed altre attività e spesso con contratti tutt’altro che a scapito delle società calcistiche e che soprattutto, le forze dell’ordine, quelle che ogni domenica e ad ogni partita garantiscono la pubblica sicurezza, sono pagate dallo stato, ovvero sono pagate da noi, almeno da quelli che pagano le tasse. Ovviamente, le società di calcio si guardano bene dall’usare la polizia privata e tanto meno mettersi contro il tifo che, organizzato e non, rimpingua le sue già ricche casse con introiti, gadget ed altro.

Non mi soffermerò sulla violenza perpetrata ai danni delle tifoserie avversarie, spesso costituite da inermi famiglie che vogliono solo godersi lo spettacolo ma, altrettanto spesso, costituite da facinorosi e violenti. Ma vorrei sottolineare l’astio verso polizia e carabinieri, gli improperi che subiscono dal troppe volte impunito mondo del tifo calcistico, per molti scontati, li trovo fintamente “anarchici” e fin troppo impuniti e tutto ciò è scandaloso, come tutto quello che viene lasciato passare al calcio che ha già dato, con omicidi, violenza, distruzione e attacchi diretti allo stato, il peggio di sé che invece viene relegato ipocritamente ai “soliti 4 imbecilli” che chissà perché non sono mai gli stessi e possono mettere in scacco anche un’intera città vedi qui ma anche qui.

Va quindi di per sé l’importanza che il mondo del pallone riscuote anche a livello politico ed economico, là dove il politico, magari un imprenditore come Berlusconi, che possedeva anche la sua squadra di calcio, otteneva un doppio risultato, politico ed economico; là dove guadagnava elettori grazie al successo del suo Milan e al contempo guadagnava denaro con gli introiti che la squadra gli procurava, il tutto come presidente del consiglio. Ma comunque non bisogna essere proprietario di un club per capire l’importanza politica oh! Pardon! Demagogica, che il calcio ha, in particolare se coincide con i programmi del politico di turno; un sindaco “laico” non riscuoterebbe molto successo, anzi non arriverebbe neanche ad esserlo se non mostrasse simpatie calcistiche e se non facesse, una volta tanto, la sua puntatina allo stadio, così come in chiesa.

Il movimento cinque stelle, ad esempio, si oppose giustamente alle olimpiadi romane poiché, come spesso accade, anche in quel contesto, sembravano prevalere gli interessi economici e lobbistici sullo sport più puro ma, quando la giunta capitolina della Raggi osò tergiversare sull’argomento del nuovo stadio della Roma Calcio, mettendone in dubbio la costruzione, rischiò la crisi di maggioranza e l’appoggio dell’elettorato, ed avviò quindi, prontamente le pratiche per la sua costruzione e questo a prescindere dalla zona con vincoli ambientali dove nascerà il nuovo stadio.

Una serie infinita di opinionisti e di politici aizzano il popolo elettorale con tematiche sempre più vicine al discorso calcistico che a quello politico, anzi, spesso le due cose si confondono, è il caso della mia città, Napoli, dove si confonde sempre più l’acredine verso le potenti squadre del nord Italia con quella verso un Nord ritenuto causa di ogni nostro male. Chiunque volesse sfondare una porta aperta a Napoli, ed ottenere successo e visibilità, dovrà semplicemente passare per le sorti del Napoli calcio ma soprattutto divenirne il tribuno, così come delle impareggiabili bellezze di Partenope e al netto delle sue disgrazie, sulle quali sarà meglio tacere.

Ma anche lungo lo Stivale, non solo avremo orde di giornalisti sportivi, impettiti e saccenti a commentare il nulla, procaci presentatrici e giullari di stato che esalteranno il mistero della fede calcistica, ma ci saranno purtroppo anche uomini di scienza e di lettere che plaudiranno all’unisono la cattura di un latitante di camorra con il superamento del turno del Napoli, così, tranquillamente, come se le due cose fossero di egual valore, come se gli intessi di un presidente non esistessero e come se i mercenari del pallone giocassero, non solo per la gloria personale, ma per quella della città e della sua emancipazione e che l’operato delle forze dell’ordine possa essere equiparato alle fatiche di un calciatore.

Anche il comunista più radicale non nasconde la sua simpatia calcistica e con buona pace dell’incoerenza tra il capitalismo estremo delle società calcistiche e la lotta di classe. Che Fausto Bertinotti si dichiarasse tifoso del Milan di Berlusconi, quando i due sostenevano di essere agli antipodi politici, questo già inquadrava il personaggio perbenista e borghese che tanto piaceva alla destra, quella vera, ma anche a quella pezzotta, scagnata e pseudo sinistrorsa e che ha aperto la strada alla “cosa” e al PD. Ma oggi, andare in un bar equo e solidale e trovarsi il mega schermo con le partite del Napoli, oltre che far ridere, dà quasi un senso di pena, soprattutto per chi credeva negli ideali di uguaglianza e ha combattuto per i diritti dei lavoratori, mandati, mo ‘nce vo! Nel pallone dai loro epigoni.

Le sorti del calcio vengono così confuse con quelle della propria città che, a prescindere dal fatto che la rosa dei giocatori comprenda una legione straniera e dove solo un’infinitesimale percentuale la rappresenta, tutti vibreranno per le sue sorti e non solo il nostro mite signor Rossi che avrà finalmente la sua bandiera da seguire, non solo il nostro italiano medio in cerca di affermazione ma anche l’intellettuale non potrà fare a meno di parlare di calcio per sentirsi parte di quel tutto che gira attorno al pallone e all’occorrenza farsi anche pubblicità. Sarà talmente importante che chiunque potrà diffondere a riguardo una notizia, minima o anche falsa, tanto da ottenere credito e seguito poiché è talmente sfrenata la fede che potrai trovare anche il prete che suonerà le campane per una vittoria della sua squadra del cuore o chi si prodigherà nei più fantasiosi dei turpiloqui partenopei nei confronti di un link di Trip advisor LEGGI.

“Il guappo” di Filippo Palizzi: quando un disegno vale più di un libro di storia.

La difficile distinzione, nella Napoli dell’Ottocento, tra guappi e capi della camorra. I criteri adottati da Antonio Mordini.  Il significato dell’abbigliamento e della posa del guappo disegnato da Filippo Palizzi per una delle edizioni dell’opera di De Bourcard.  Nel maggio del 1868 gli uffici dell’Esercito chiesero alle autorità civili di Ottajano informazioni dettagliate sull’ottajanese Francesco Criscuolo, artigliere, “chiuso nel carcere correzionale “di Torino perché aveva ferito a colpi di coltello due commilitoni. I Carabinieri di Nola comunicarono al sindaco di Ottajano che il Criscuolo era certamente un violento: e “aduso alla violenza” era il padre, Luigi, che però non poteva definirsi un “gamorrista”, quanto, piuttosto, una “persona di rispetto”: così dicevano gli informatori che lo vedevano all’opera nel mercato di Nola come sensale. Non è facile trovare negli scrittori dell’Ottocento e negli atti di polizia una chiara definizione che distingua il guappo dal “camorrista”: Ferdinando Russo definì “guappo”- “’o princepo d’’e guappe ammartenate”- Francesco Cappuccio, detto ‘’o signurino”, che in realtà era capo di una “comitiva “di camorra: anzi, ‘”o signurino” è stato, nell’Ottocento, con Salvatore De Crescenzo, il solo che abbia meritato il titolo di  capo di tutta la camorra napoletana: e dicono le carte che lo riconoscevano come capo anche molti camorristi casertani, nolani e vesuviani. Alla fine si adottò il criterio elaborato nel 1873 dai consiglieri del prefetto di Napoli Antonio Mordini: il “guappo”, quasi sempre di estrazione borghese, e non incolto, era un solitario che opponeva alla violenza dei camorristi la saggezza, ben sostenuta dall’abilità nell’uso del coltello e nell’arte del duello, e l’autorevolezza confortata dall’ammirazione del popolino e dal rispetto della polizia: era proprio questo “conforto” che proteggeva il guappo dalla violenza dei gruppi di camorra. E non bisogna dimenticare che tutti i “guappi” di Napoli e il loro amici nolani e vesuviani costituivano una vera e propria “consorteria”, pronta a difendere i membri da ogni minaccia e a vendicarne la morte violenta. I guappi erano i giudici di pace dei loro quartieri: questo è un aspetto che è stato splendidamente illustrato da Eduardo. E parlavano per sentenze, “paraustielli, pastenachelle e zi’ tereselle”, cioè per allusioni, con giri di parole carichi di avvertimenti e connotati spesso da quell’ironia di cui furono Maestri Teofilo Sperino e Ciccio Cappuccio.“La guapparia”, scrisse Alberto Consiglio, divenne un “valore”, e perciò anche alcuni capi della camorra adottarono modi e comportamenti da guappo, in particolare l’abbigliamento e il modo di camminare. Ernesto Serao paragonò Gioacchino “’a Vecchiarella”, guappo di via Toledo, a un Don Chisciotte che girava per la città, “adrizando tuertos”, “ addirizzanno ‘e cose storte”. Ma il Serao  fu il primo a capire che guappi di seconda serie avrebbero esagerato un certo modo di muoversi, di camminare, di vestirsi e di parlare trasformando il loro personaggio nello smargiasso della commedia, nel guappo di cartone, nel Carluccio “uomo di ferro” che viene preso a schiaffi e a calci da Totò turco napoletano. Il disegno del guappo che Filippo Palizzi preparò per De Bourcard accentua alcuni aspetti, ma non cade nella parodia: la  posa è quella “di parata”: il guappo ostenta tranquillità e sicurezza, ma il suo sguardo è vigile e attento, e quella posa, bilanciata su una gamba,  gli permette di passare all’attacco in un attimo. La mano destra, infilata nella tasca, stringe, dalla tasca, l’impugnatura del bastone “animato”, in cui è nascosta una lama lunga e affilata: era l’arma tipica dei guappi. Nei bastoni “doppi” – i migliori venivano costruiti da un armaiolo di Sant’ Anastasia – una seconda lama scattava fuori dalla punta, e così il bastone poteva essere usato come una spada. “Di una mazza esagerata “ – scrive Alberto Consiglio- era armato  Achille Del Giudice: e un’altra mazza la portava tra i denti il “gigantesco mastino” che lo accompagnava. Il dito infilato nel taschino della fascia indica o che il guappo non vuole essere disturbato, è immerso nei suoi pensieri, o che ha appena pronunciato un “dichiaramento” e aspetta, dall’interlocutore, non altre chiacchiere, ma una risposta netta, un sì o un no: è il gesto della “conseguenza”. L’abbigliamento è quello di un borghese – la “fascia” la portavano i notai e i giudici – e il rosso del foulard e del “maccaturo” è, nella simbologia dell’ “onorata società”, il colore dei capi. Gli anelli e la catena indicano l’agiatezza dell’uomo, e il cappello è forse un omaggio di Palizzi a Teofilo Sperino, che, figlio di un artigiano che fabbricava guanti e cappelli, usava spesso, come “coppola”, il berretto dei marinai. Palizzi è riuscito a fissare per sempre i tratti e il carattere del personaggio.

Brusciano, successo per “La Notte degli Artisti”

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Successo per la Notte degli Artisti promossa dalla Proloco di Brusciano con il patrocinio del Comune. Lunedì 28 agosto come da programma della Festa dei Gigli di Brusciano, la serata de la Proloco incanta Brusciano. Piazza XI settembre un vero e proprio palcoscenico all’aperto con protagonisti i giovani artisti emergenti bruscianesi che sono stati omaggiati con una targa. L’arte musicale e creativa a braccetto, per una serata ricca di emozioni e fascino. Un viaggio itinerante impreziosito dalle piacevoli esibizioni succedutesi sul palco di giovani musicisti, ballerini, comici, piccoli attori di teatro e cantanti, che hanno allietato la numerosa platea accorsa per applaudire le loro gesta. Ha suscitato grande consenso la mostra itinerante tenutosi nell’atrio del plesso scolastico Dante Alighieri con protagonista la pittura, la scultura e l’artigianato, con piacevoli estemporanee che hanno attratto la curiosità di molti. Più che soddisfatti per la riuscita della manifestazione, il presidente Antonio, Francesco Martignetti e la vice presidente Lina Vaia, che in particolare ci hanno tenuto a sottolineare il lavoro certosino svolto dai soci: “Una notte vissuta tutta di un fiato insieme agli artisti che si sono succeduti sul palco e con coloro che hanno arricchito la serata con le loro meravigliose opere. Un plauso e un ringraziamento speciale va a tutti ad uno ad uno i partecipanti, che hanno incantato una notte degli artisti davvero indimenticabile, con Brusciano e suoi giovani talenti i veri protagonisti. Una manifestazione organizzata con grande passione da parte soprattutto dei giovani soci, che con la loro caparbietà e sagacia hanno contribuito oltremodo alla sua riuscita. Un particolare ringraziamento anche all’amministrazione comunale e al Sindaco Giosy Romano per averci concesso il patrocinio e fatto sentire il loro apporto. Siamo pronti a mettere in cantiere altri eventi ed iniziative, con l’intento di riuscire a valorizzare le nostre eccellenze e contribuire fattivamente alla crescita culturale e sociale del nostro paese”.

FCA Pomigliano: « Nel 2018 il piano ». Uliano (Fim): « Sarà tardi: azienda rispetti impegni »

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Mentre Marchionne ritarda gli annunci, il sindacato attacca.     All’alba di oggi il grande stabilimento FCA di Pomigliano ha ripreso le attività dopo la pausa agostana. Ieri hanno già riacceso i motori tutti gli altri impianti italiani del gruppo automobilistico e cioè le fabbriche di Cassino (produzioni Alfa Giulietta, Giulia e Stelvio ), Melfi ( Fiat Punto, 500 X e Jeep Renegade), Mirafiori ( Alfa Mito e Levante), Grugliasco ( Maserati Quattroporte e Ghibli) e Val di Sangro (furgoni Ducato). Intanto i sindacati, che a proposito delle ultime voci internazionali sugli scorpori dei marchi sono contrari a ogni forma di ”spezzatino” del gruppo e quindi ostili a ipotesi di vendita, premono allo scopo di far accelerare le decisioni sulla nuova produzione per Pomigliano, dove si attende l’arrivo di una vettura di fascia premium da affiancare alla Panda (l’utilitaria lascerà però la fabbrica partenoepa entro il 2020 ), e per Mirafiori, che aspetta un altro suv da aggiungere al Levante. Due gli appuntamenti previsti in questo senso entro la fine di settembre. Per Mirafiori l’occasione sarà il rinnovo del contratto di solidarietà mentre per Pomigliano si attendono l’incontro di verifica sulla situazione dei circa 300 operai dell’impianto che stanno lavorando temporaneamente a Cassino e il contestuale annuncio della nuova produzione. Entrambi i punti all’ordine del giorno per Pomigliano sono il frutto dell’accordo sul prolungamento del contratto di solidarietà stipulato nello stabilimento della Panda. A ogni modo, circa le prospettive, FCA ieri ha comunicato che « l’unico appuntamento ufficiale sul piano industriale è l’Investor Day per il primo semestre 2018, annunciato a ridosso del bilancio semestrale dall’ad Sergio Marchionne ». « FCA – replica però Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl automotive – ha preso a giugno l’impegno sull’annuncio del nuovo modello premium a Pomigliano entro il prossimo incontro di fine settembre (la cui data non è stata ancora fissata, ndr). Ma se spostiamo tutto a giugno dell’anno prossimo andremo in difficoltà visto che non riusciremmo a stare dentro con la scadenza della solidarietà, prevista tra un anno, per i 4700 addetti ». Uliano aggiunge che « i sindacati sono molto più preoccupati di questo che del risiko societario ». « Otto mesi fa – rammenta il sindacalista – si parlò di Gm, poi di Volkswagen, poi dei cinesi e ora dei coreani. Noi siamo per le alleanze e diciamo no allo scorporo dei marchi. Alleanze che devono essere mantenute con una golden share FCA. L’altro punto è la salvaguardia degli stabilimenti italiani: siamo contrari allo spezzatino ». L’assetto di ogni impianto è basato sulla produzione plurimarche. Secondo i sindacati lo spezzatino ridurrebbe gli spazi di redditività. E a Pomigliano la nuova produzione richiederà un investimento oneroso.  

Pausa estiva finita: oggi riapre la Fiat di Pomigliano. Futuro non ancora svelato

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L’azienda: « L’anno prossimo l’ Investor Day ». La Fim: « Non possiamo aspettare ancora ».     Quella di Pomigliano è l’ultima grande fabbrica italiana del gruppo automobilistico FCA a riaprire i battenti dopo la pausa agostana. Lo stabilimento della Panda ha riattivato i motori all’alba di oggi mentre ieri hanno già ripreso le attività gli altri cinque impianti nazionali del gruppo guidato da Marchionne (Mirafiori, Grugliasco, Val di Sangro, Cassino e Melfi ). Intanto le tre incognite del momento sono le seguenti: la nuova produzione a Pomigliano, la nuova produzione a Mirafiori e le voci sulle grandi manovre industrial-finanziarie che vedrebbero FCA scorporata o alleata a questo o a quel colosso mondiale dell’auto. Su quest’ultimo aspetto FCA non si pronuncia. L’azienda però, a proposito delle nuove produzioni, ieri ha ribadito che « Marchionne ha annunciato l’Investor Day ( cioè il piano di investimento complessivo per il gruppo ) nel primo semestre del prossimo anno ». « L’azienda ha preso con il sindacato impegni precisi – replica a distanza Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale Fim Cisl – che consistono nell’illustrazione della nuova mission industriale per Pomigliano entro la fine del mese di settembre e per Mirafiori nello stesso periodo, in occasione del rinnovo della  solidarietà. Del resto – puntualizza Uliano – annunciare soltanto a giugno del 2018 una nuova vettura a Pomigliano non ci farebbe stare nei tempi del contratto di solidarietà per l’impianto napoletano, che scadrà nel settembre del 2018 ». Si è dunque in attesa della fissazione della data del prossimo faccia a faccia su Pomigliano.

Scampia, incendio doloso in campo Rom. Distrutti oltre 20 mezzi dell’ASIA

Incendio nel quartiere di Scampia. Vigili del Fuoco al lavoro da più di 24 ore. E’ andato avanti per tutta la notte il lavoro dei vigili del fuoco per spegnere l’incendio divampato nel pomeriggio di ieri nel campo nomadi di via Cupa Perillo, nel quartiere napoletano di Scampia. Quasi tutte le baracche occupate dai nomadi sono andate distrutte dalle fiamme, alimentate anche dai rifiuti abbandonati lungo le strade adiacenti. Il fumo nero e denso ha invaso non solo il quartiere di Scampia ma anche gli altri centri abitati della zona, come Melito e Giugliano. Nell’incendio sono rimasti danneggiati una ventina di mezzi dell’Azienda speciale igiene ambientale (Asia) di Napoli. I mezzi erano parcheggiati in un’area di sosta dell’azienda che si trova non lontano dal campo nomadi distrutto dalle fiamme. Il bilancio non è stato più grave perché gli addetti dell’Asia hanno provveduto a spostare velocemente gli altri veicoli. “L’incendio – di evidente origine dolosa – che ha interessato la zona del campo Rom di Scampia è di una gravità inaudita. L’area interessata è vastissima ed anche l’autoparco della nostra azienda di igiene urbana, Asia, ha subito danni enormi, con circa una ventina di automezzi distrutti dalle fiamme”. E’ quanto afferma, in una nota, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. “Dal momento che l’area di Cupa Perillo era anche interessata in queste settimane da interventi istituzionali e sociali importanti che si stanno realizzando e che sono decisivi è assai sospetta la tempistica degli incendi, con più focolai in diversi punti”, osserva ancora il sindaco Per de Magistris “è assolutamente necessario individuare i responsabili di questa azione criminale che ha prodotto danni ambientali e materiali devastanti e che poteva anche attentare alla vita di persone ed anche bambini”.

Coordinamento Nazionale Docenti: “Potenziamento Cittadinanza e Costituzione nelle scuole”

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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime il proprio apprezzamento in relazione all’intervento sulle pagine di Avvenire del professore emerito di pedagogia generale nell’Università di Roma Tre, Luciano Corradini, il quale ha dichiarato che a settembre verrà preparato un testo ministeriale in cui l’insegnamento della Cittadinanza e Costituzione sarà potenziato nel primo e nel secondo ciclo d’istruzione. Ricordiamo che molte assunzioni del personale A046 – discipline giuridiche ed economiche, effettuate nell’a.s. 2015/2016, sono state realizzate tenendo conto dell’area “socio economica e per la legalità” anche nel primo ciclo d’istruzione (lettere “d”, e ed “l” del comma 7 della legge 107), creando un importante precedente. Inoltre il personale in oggetto è stato individuato quale destinatario di proposta di contratto individuale di lavoro, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 25 del C.C.N.L. del 29 novembre 2007 per il comparto scuola, in quanto inserito nella graduatoria in esaurimento degli aspiranti al ruolo in qualità di docente di scuola secondaria di secondo grado, per la classe di concorso A046 ex A019 – discipline giuridiche ed economiche, nell’ambito del piano straordinario di assunzioni di cui alla legge 107/2015, art. 1 comma 98 lettera c), con assegnazione su scuola secondaria di primo grado. Il periodo di prova, regolato dall’art. 1 commi 115 a 120 della Legge 107/2015, è stato condotto sotto la guida di un tutor docente curriculare di primo grado (in generale, della classe di concorso ex A043 – Italiano, Storia e geografia) quasi ad evidenziare la contiguità delle discipline afferenti alla macro area socio – economica. In considerazione di tutto ciò, si evince che i docenti A046 potrebbero ragionevolmente e con grande efficacia essere utilizzati nelle istituzioni scolastiche di primo grado, per costruire strategie didattiche formative della persona in un percorso scolastico di ampia gittata, che consenta un idoneo consolidamento dei principi costituzionali, democratici e di cittadinanza attiva, dal momento che tali competenze saranno oggetto, a quanto pare, di valutazione nell’Esame di Stato. Auspichiamo che il decreto in itinere preveda realmente l’insegnamento da parte di personale specializzato nel settore (A046) di elementi di legalità e cittadinanza in tutte le scuole di ogni ordine e grado, perché le dichiarazioni più volte enunciate in tal senso da autorevoli esponenti politici abbiano una concreta realizzazione. Il Coordinamento è disponibile ad un confronto costruttivo con tutte le associazioni e le parti sociali che abbiano a cuore tale problematica.

Il mostro chimico di Acerra fuma ancora, a due mesi dall’incendio

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Dati agghiaccianti dalle analisi: alluminio e ferro centinaia di volte più della norma.   Sono stati resi noti dall’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo i primi risultati delle analisi dei campioni prelevati dalla discarica abusiva di via primo maggio. Lo sversatoio si è incendiato due volte nella seconda metà di giugno. Le esalazioni sprigionate provocarono decine di vittime, intossicate dai fumi nauseabondi provenienti dal controfosso dei Regi Lagni. Intanto dopo due mesi il pericolo è sempre in agguato. Si sono infatti riattivate altre fumarole. Il sospetto e che non si siano del tutto spenti i metalli pesanti e gli idrocarburi riscontrati nelle analisi dai tecnici del laboratorio accreditato al quale si sono rivolti Cannavacciuolo, i Voltontari Antiroghi e alcuni cittadini di via primo maggio, nel rione limitone, disclocato accanto al versante occidentale dei lagni. Nel frattempo risultano allarmanti i livelli di alluminio e ferro, centinaia di volte superiori al normale, trovati nei campioni prelevati dalla zona incendiata, dove ancora ci sono le fumarole. Preoccupanti anche i numeri relativi a zinco, rame e idrocarburi, ben oltre i limiti consentiti dalla legge, il testo unico sull’ambiente. Il problema principale però è che il fuoco sotto il terreno di riporto dello sversatoio è ancora attivo. Cosa che sta facendo montare la rabbia della popolazione, già scesa in piazza a giugno e a luglio.