il Comune fa propria l’azione di Coldiretti e prende misure in contrasto con il “Ceta”.
« Il trattato Ceta rischia di travolgere le produzioni agricole, a tutto danno degli interessi dei cittadini e degli agricoltori ». Con questa motivazione la giunta comunale dio Acerra, riunita dal sindaco Raffaele Lettieri, a approvato la delibera numero 19, delibera che ha fatto proprio l’ordine del giorno presentato dalla Federazione provinciale Coldiretti di Napoli “per un commercio libero e giusto e per un’Europa libera dal Ceta”. La giunta Lettieri ha ritennuto ampiamente condivisibile a tutela degli interessi dei cittadini e delle imprese agricole del Comune di Acerra questo provvedimento della Colediretta, esprimendosi quindi contro l’accordo. La Coldiretti aveva infatti chiesto ai comuni della Campania di schierarsi contro il Comprehensive Economic and Trade Agreement, l’accordo economico e commerciale globale tra Unione europea e Canada che rischia di travolgere le produzioni a denominazione di origine e legate al territorio campano, oltre a consentire l’invasione di grano fatto maturare con il glifosato. Il CETA riconosce solo la mozzarella di bufala ma rischiano di finire nel gioco commerciale delle imitazioni e dei falsi prodotti che rappresentano un pezzo importante dell’economia e delle comunità rurali 14 Dop e 9 Igp regionali, tra le quali il pomodoro San Marzano. Dunque il comune di Acerra con, la delibera approvata, ribadisce a parlamento e governo italiani « la necessità di sostenere l’agricoltura sostenibile, sentinella dell’ambiente e custode di biodiversità, impedendo scambi e triangolazioni commerciali senza pesarne le conseguenze, anche al fine di salvaguardare i diritti dei consumatori e delle imprese agricole ».
Scienza e cittadini si incontrano nel Centro ricerche dell’I.R.C.C.S. e della Fondazione Neuromed.
Nel Polo di Innovazione Neurobiotech di Caserta una giornata per avvicinare scienza e cittadini. Per capire la passione e le speranze di chi ha scelto la ricerca come professione. Per conoscere uno dei più appassionanti, ma anche più difficili, cammini lavorativi che un giovane possa intraprendere. E per affacciarci alle sfide che il futuro potrà ancora riservare.
È lo spirito della Notte Europea dei Ricercatori, un evento promosso dalla Commissione Europea fin dal 2005 e che coinvolge ogni anno migliaia di ricercatori e centinaia di Istituzioni di ricerca in tutti i Paesi europei. Per la prima volta a Caserta l’I.R.C.C.S. Neuromed e la Fondazione Neuromed aprono le porte di un Centro di ricerca rivolto alle più avanzate frontiere della ricerca scientifica, alla luce del tema “Research & Innovation for better health”.
Per l’edizione 2017 il Centro Neurobiotech accoglierà nella mattinata del 29 settembre 2017, a partire dalle ore 9.00, gruppi di studenti della città di Caserta. In questo modo i giovani avranno l’occasione di incontrare una realtà medico-scientifica emergente del territorio campano, rivolta alla ricerca e all’innovazione in campi di frontiera come medicina personalizzata, genetica ed epigenetica, Big data, connessione cervello-computer e neurocibernetica.
La conoscenza delle attività e delle strumentazioni disponibili, assieme al dialogo informale e libero con i ricercatori, rappresentano il contributo che Neurobiotech vuole dare alla crescita culturale ed economica del territorio.
Il pomeriggio dello stesso giorno vedrà un altro capitolo di questo evento. A partire dalle ore 17.30 si svolgerà il Simposio “Dai Big Data alla salute personalizzata: le nuove frontiere della ricerca”. Grazie al contributo di esponenti scientifici di alto livello, sarà l’occasione per discutere alcuni aspetti di quella che si avvia ad essere la ricerca medica del futuro.
“La ricerca è il nome sempre nuovo della medicina – dichiara il professor Giovanni de Gaetano, Direttore scientifico del Polo di Innovazione Neurobiotech di Caserta – Qui al Centro Neurobiotech la ricerca realizzerà una specie di rivoluzione copernicana: al centro della salute non ci saranno più le malattie, ma la persona, l’individuo, con il suo patrimonio genetico, le sue abitudini di vita, le sue condizioni socio-economiche, la struttura del suo cervello e le sue capacità di interazione con macchine e computer, il territorio dove abita, e tante altre variabili che costituiranno i cosiddetti “big data” e saranno esaminate in un modo nuovo, capace di fornire indicazioni sempre più precise per ciascuno di noi. È la medicina personalizzata, uno dei traguardi più ambiziosi della ricerca internazionale. Ne parleremo diffusamente durante il Convegno in programma per la Notte dei Ricercatori”.
Neurobiotech è un grande hub di ricerca clinica impegnato nello studio di nuove prospettive per la salute personalizzata. Disegnare “su misura” ogni scelta di prevenzione o di terapia, un programma molto ambizioso, ma anche necessario affinché la medicina faccia quell’indispensabile balzo in avanti che la porterà a curare e prevenire a livello non più delle malattie, ma dei singoli soggetti, ognuno con le proprie caratteristiche. Conoscere il rischio individuale, sapere come ciascuno reagirà a una certa terapia, in altre parole “cucire” la salute addosso all’individuo.
Le ricerche in questo campo hanno bisogno di una quantità enorme di informazioni. Non solo studiare un gran numero di persone, ma studiarle in modo completamente innovativo. È il grande capitolo dei cosiddetti “Big Data”, al quale si uniranno altre ricerche di frontiera, come quelle della neurocibernetica e della diagnostica avanzata, curate dal Polo Cyberbrain. O ancora dell’epigenetica, cioè gli studi sugli effetti che l’ambiente e lo stile di vita hanno sull’espressione del nostro codice genetico. Ma Neurobiotech è anche altro: una vera e propria “community” di ricerca. Un luogo dove altri Istituti, Università, Centri scientifici, potranno aggregarsi per esplorare strade innovative. Strade che non solo parteciperanno al progresso delle conoscenze mediche, ma contribuiranno alla crescita culturale ed economica del Sud Italia.
I carabinieri hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini di Brusciano per il tentato omicidio del pizzaiolo di Volla accoltellato a Castello di Cisterna il primo marzo scorso.
La vittima che, diversamente da quanto avevamo riportato inizialmente, ha 27 anni di età, era finito in ospedale con cinque ferite d’arma bianca all’addome e alle gambe. Nel denunciare l’accaduto, aveva raccontato che era stato vittima di una rapina mentre si recava al lavoro, in una nota pizzeria a Castello di Cisterna. Ma i carabinieri fin da subito hanno dato poco credito alla sua versione, battendo la pista passionale.
Secondo quanto accertato dai militari dell’Arma, il 27enne intratteneva in chat dialoghi amorosi con una donna sposata. Le compromettenti conversazioni sono state scoperte dal marito e dal figlio della signora che, per questo motivo, avrebbero deciso di vendicarsi. Sarebbero riusciti a fissare un appuntamento con la vittima, che conoscevano. L’incontro sarebbe avvenuto poco distante dalla pizzeria dove il giovane lavorava, e lì sarebbe poi scattato l’attacco armato. L’efferatezza di quell’aggressione emerge dal video registrato dall’Arma che immortala la macchina pregna di sangue e coi vetri rotti.
Le indagini eseguite dai militari, diretti dal capitano Tommaso Angelone, portano a ritenere che a sferrare i fendenti sia stato il figlio della donna – già ai domiciliari per una rapina commessa nel 2015 – che questa mattina è stato arrestato con il padre. Entrambi erano già noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio.
Un traguardo storico che sarà ricordato domattina – venerdì 22 settembre – nella conferenza stampa convocata per le 11 alla sede di via Pomintella 67 a Somma Vesuviana. L’azienda è nata a San Giuseppe Vesuviano ed è oggi portavoce dell’eccellenza nel mondo. Lo scorso 22 marzo, il Ministero dello Sviluppo Economico emise un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica «Le Eccellenze del sistema produttivo ed economico» dedicato alla Gennaro Auricchio, appunto per celebrare i 140 anni dalla fondazione.
La prima produzione del Provolone a firma di Gennaro Auricchio risale al 1877. Fatto a mano, da sempre, da quattro generazioni. L’azienda è eccellenza italiana nel mondo e il formaggio porta tuttora il nome del fondatore. Ogni Provolone Auricchio è reso unico dalla mano di esperti casari che lo modellano con procedure rimaste identiche alle origini e dall’ingrediente speciale noto come il «segreto di don Gennaro» che lo rende inconfondibile.
Fu nei primi anni del ‘900 che il Provolone Auricchio superò i confini italiani arrivando negli Stati Uniti, negli Italian Store di Little Italy, fra i numerosi migranti italiani, partiti per l’America in cerca di fortuna e desiderosi di ritrovare anche oltreoceano i propri sapori. Verso la fine degli anni ‘70 la produzione si concentra soprattutto nella pianura Padana e cresce notevolmente, determinando l’avvio del moderno stabilimento di Pieve San Giacomo, alle porte di Cremona, dove entrano giornalmente quattromila quintali di latte “caldo”, conferiti da oltre 40 aziende agricole locali. Nel 1992 di fronte alle avvisaglie della crisi economica e allettata dalla generosa offerta di una multinazionale straniera, una parte della proprietà mette in vendita il 50% dell’azienda. L’allora Presidente Gennaro Auricchio, nipote dell’omonimo fondatore, nonostante i quasi 80 anni di età, con l’aiuto dei figli Antonio, Gian Domenico e Alberto, rileva le azioni in vendita e ricompone la proprietà in un unico nucleo familiare, come era nel lontano 1877. Da questo evento parte il nuovo rilancio di Auricchio. Investimenti nelle sedi produttive e acquisizioni di marchi e stabilimenti (primo tra tutti la Ceccardi di Reggio Emilia) portano rapidamente i 50 milioni di fatturato del ’92 agli oltre 90 milioni del ’96. L’inaugurazione poi di un “concentratore di siero” all’avanguardia in Europa, porterà l’azienda a essere tra le prime industrie alimentari al mondo a gestire una filiera eco-compatibile. Il 1997 vede l’acquisizione della divisione prodotti ovini Locatelli che permetterà di portare internamente l’intero ciclo di lavorazione del latte ovino. Auricchio diventa così un’azienda casearia con una gamma unica sul mercato, cui si aggiungerà la commercializzazione del marchio Locatelli per gli USA e il lancio del nuovo sigillo di qualità “Riserva Esclusiva Auricchio”.
Tra il 1998 e il 2002, la società intraprende una coraggiosa strategia di marketing: ogni spicchio di Auricchio viene riconosciuto attraverso la texture che ricopre il formaggio, per sigillarne l’originalità. La campagna pubblicitaria televisiva, con il noto claim “se non lo vedi, … non ci credi” sostenuto da diversi testimonial del mondo dello spettacolo, attribuisce una profonda riconoscibilità al prodotto e al brand Auricchio. Oggi la comunicazione è affidata a un nuovo concept: «Auricchio. Fatto a mano. Da sempre» che punta sull’eccellenza e l’artigianalità.
Per ricordare i primi 130 anni dalla fondazione, nel 2007 viene pubblicato un volume «Auricchio 1877-2007: 130 anni di storia». L’azienda prosegue poi il suo sviluppo attraverso importanti acquisizioni: attualmente Auricchio SPA conta otto unità in Italia oltre alle due filiali commerciali in USA e Spagna. Esporta in oltre 50 Paesi nel mondo, rappresentando un marchio da sempre portavoce di antiche tradizioni casearie, ma anche promotore di modernità.
La scorsa notte i carabinieri della stazione di Pomigliano D’Arco sono intervenuti in via Nazionale delle Puglie, ove a causa di un corto circuito dell’impianto elettrico si era incendiato un appartamento al piano terra di un palazzo a 4 piani.
Sul posto è stato trovato privo di vita il padrone di casa, un pensionato 70enne del luogo, morto verosimilmente per asfissia dovuta ai fumi sprigionati dalle fiamme.
Lo stabile è stato evacuato temporaneamente per consentire le operazioni di spegnimento dei vigili del fuoco.
Dopo le formalità di rito la salma è stata affidata ai familiari.
Tutti i particolari dell’operazione di lunedi sera.
Un summit con tanto di pistole calibro 9 pronte a sparare ma che è stato sventato all’ultimo momento dai carabinieri, lunedi sera, nel rione della ricostruzione di Pomigliano, il parco Partenope. Alla riunione della mala locale stavano per partecipare nove persone. Due sono state arrestate dai carabinieri. Gli altri sette componenti del gruppo sono stati inseguiti fino a Napoli dalle gazzelle della compagnia e del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. I fuggitivi sono però riusciti a dileguarsi. Uno dei due arrestati è Vincenzo Basso, di 23 anni, sorpreso in strada, davanti al palazzo in cui stava per entrare in compagnia degli altri complici. Basso si sarebbe dovuto invece trovare agli arresti domiciliari per aver gambizzato l’anno scorso un vicino di casa durante una lite scaturita da banali motivi di parcheggio. Vincenzo è cugino del più anziano Ciro Basso, arrestato la scorsa settimana con l’accusa di aver nascosto 340 grammi di cocaina in un doppiofondo della vasca da bagno e perché in casa gli hanno trovato 56 dosi di polvere bianca pronte allo smercio. Durante quell’operazione i carabinieri hanno anche rinvenuto, nel palazzo in cui abita Basso, una lista degli ordini da “smaltire”, i quantitativi di droga da vendere. La lista era stata nascosta sotto una statuetta di padre Pio. L’altro personaggio finito ieri in manette è Francesco Cipolletta, di 43 anni, già noto alle forze dell’ordine e zio di Beniamino Cipolletta, un ragazzo finito agli onori delle cronache nazionali perché è divenuto tristemente famoso a causa dei suoi, come dire, tatuaggi più che espliciti. “Mino”, a soli 19 anni, si è fatto tatuare sulla fronte e dietro alla testa parole del tipo « omertà » oppure frasi altrettanto inquietanti e minacciose come « pronto a morire ». L’anno scorso, quando i carabinieri lo hanno arrestato, il suo viso con tutti quei tatuaggi da brividi ha fatto il giro d’Italia. Il giovane è tuttora in carcere. Nel frattempo, in base a indiscrezioni, pare che i carabinieri siano riusciti a individuare gli altri componenti del gruppo che sono fuggiti mentre stavano per iniziare il summit nel rione della ricostruzione. Tira una brutta aria nei rioni popolari dello spaccio di ogni sorta di droga, a oriente di Napoli. Appena poco più di due settimane fa, il primo settembre, è scampato a un agguato, nella vicina Volla, Danilo Ciccarelli, 32 anni, precedenti per spaccio di crack effettuato proprio a Pomigliano. Sette colpi di pistola in corpo non sono bastati a mettere fine ai suoi giorni. Intanto Ciccarelli è ancora in ospedale, ma si sta riprendendo. Durante l’operazione di ieri i carabinieri hanno sequestrato due pistole calibro nove. Una aveva il colpo in canna, era pronta all’uso. Le armi sono state inviate al Racis per un esame scientifico in grado di verificare se siano già state utilizzate nell’ambito di precedenti fatti di sangue.
L’ex esponente del Pd si occuperà di specifiche tematiche, così come richiamato nella delibera di giunta con cui gli si conferisce l’incarico a titolo gratuito: tutela del suolo e dell’ambiente, per la precisione.
Le motivazioni della nomina, votata all’unanimità dalla giunta Abete con delibera del 19 settembre, sono alquanto dettagliate: innanzitutto, essendo in pensione, l’ex consigliere ha tutto il tempo che vuole per dedicarsi a quanto sarà di sua competenza. In secondo luogo, si è reso disponibile.
Basterebbe, no? Meglio però essere più precisi: l’incarico di collaborazione esterna gratis et amore dei, è stato conferito a Franco Casagrande per la sua competenza. Si specifica meglio, in delibera: giacché il suddetto ha ricoperto la carica di consigliere comunale (dal 2004 al 2007 e dal 2010 al 2013) «egli possiede una profonda conoscenza del territorio e delle esigenze della cittadinanza per l’attività svolta negli anni, che gli consente di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’amministrazione e al miglioramento dell’immagine del Comune di Sant’Anastasia».
Ovviamente, oltre a migliorare l’immagine dell’Ente, Il neo collaboratore di Abete non avrà – come detto- stipendio, ma nemmeno vincoli di orario e subordinazione. Come dire, solo la «gloria».
Trasmettere nel tempo arte e cultura nei luoghi storici di Somma Vesuviana. Questo lo scopo di Tramandars, una giornata-evento all’insegna della cultura grazie all’incontro organizzato dalla redazione della rivista Summae Civitas in collaborazione con Bar Vernillo, Treqquarti e O’Vascio Room Gallery con il patrocinio morale del comune di Somma. Ospite speciale l’artista scultore internazionale Jacopo Cardillo, in arte Jago che in serata ha incantato una platea di oltre 400 persone presso il Complesso Monumentale Santa Maria del Pozzo in Somma Vesuviana (NA).
L’evento é andato in scena lunedì 18 settembre: in mattinata l’arrivo dello scultore a Somma e la visita ai monumenti della cittá. Una passeggiata da Castello D’Alagno attraverso il quartiere storico del Casamale, passando per la Collegiata fino agli scavi della Villa Augustea.
Jago é rimasto incantato dalle bellezze artistiche vesuviane mostrando grande interesse per la città ed ha formulato anche una proposta al sindaco Salvatore Di Sarno per destinare il Castello a residenza temporanea degli artisti che in cambio potrebbero realizzare e donare opere al comune.
A partire dalle ore 20 l’evento serale:nello splendido Chiostro restaurato di SantaMaria Del Pozzo, il Bar Vernillo e Treqquarti, menti attive della manifestazione, hanno offerto uno snack e un calice, il tutto accompagnato da musica ambient.
A seguire dopo i saluti istituzionali del Sindaco, il redattore della rivista Summae Civitas, Tani Russo, ha presentato l’ingresso di Jago che attraverso una serie di video e varie performance, ha illustrato la sua esperienza di vita artistica, il suo modo di fare arte e cosa c’è dietro la realizzazone di una sua scultura.
L’emozione artistica trasmessa dagli occhi dell’osservatore. Questo uno dei concetti chiave emersa da una delle performance di Jago che al termine della serata ha dedicato uno schizzo alla città di Somma che poi é stato bruciato, come significato del fuoco buono, purificatore dell’arte, in contrapposizione al fuoco cattivo degli incendi che qualche mese fa hanno devastato il monte somma-Vesuvio.
Una grande interazione tra lo scultore e la platea, con una folta presenza di giovani, che ha partecipato con grande attenzione. Al termine della serata sorpresa da parte dell’artista Pietro Mingione per lo scultore. Donata una lucerna a Jago creata dalla bottega “Arte e Parte” di Rione Trieste, come augurio di trasmettere la sua arte, luce nel buio dell’antichitá e dell’ignoranza.
La splendida serata, curata dalla direzione artistica di Gaetano Di Maiolo si è chiusa con la parte enogastronomica sommese, con un’ottima cena offerta presso Villa Smeraldo che ha ospitato l’artista e la sua troupe.
Ecco il servizio della serata a cura della redazione de IlMediano.it:
Con questa lettera in redazione, un nostro lettore muove critiche a quello che definisce “eccessivo fanatismo” degli amministratori locali visto durante il concerto di Gigi Finizio.
Gentile direttrice, le chiedo la pazienza di ospitare questa mia.
Anch’io ho partecipato alla festa di San Gennaro a Somma Vesuviana e della cosa sono contento, perché la festa patronale è parte della storia di una realtà cittadina ed è bene che venga organizzata, mescolando il sacro col profano.
Le dirò, sono rimasto particolarmente perplesso dal fanatismo che tanti hanno inscenato nei pressi del camper di quella popstar regionale, il sig. Finizio Luigi, che tanto successo di pubblico ha riscosso. La mia ignoranza in materia è enorme, per cui non mi avventuro in nessuna disquisizione su testi e melodie.
Le mie perplessità sono diventate cocenti delusioni quando ho visto che tra i fanatici in fila per scattare l’immancabile foto con divin cantante (l’ormai famigerato selfie), vi era larga e qualificata parte della maggioranza politica che regge le sorti della nostra amata comunità sommese. Sindaco, assessori, consiglieri comunali…
Sarò all’antica, ma penso che la serietà del ruolo, l’importanza del compito, non vada mai dismessa, né dimenticata; il ruolo pubblico è tale sempre. Addirittura penso che esso svolga una delicata funzione educativa, perché quel ruolo investe le istituzioni, la loro sacralità, il bisogno di rispettarle. Vedere queste persone affollarsi nei pressi di un camper, pretendere un posto in prima fila, proprio in ragione dello status politico, è stato triste.
Ma voglio essere fiducioso. Mi aspetto che l’amministrazione organizzi qualche giornata dedicata a temi importanti, chessò, un percorso sulla legalità, che veda coinvolte le scuole e gli studenti, in cui le star siano personaggi che con la loro azione, il loro coraggio, la loro competenza, rinforzino le istituzioni e rappresentino, essi, sì, un modello da invidiare e perseguire.
Anche e soprattutto di questo ha bisogno la nostra comunità, per evitare di cadere preda della superficialità, del menefreghismo e del proprio interesse particolare.
Resto in fiduciosa attesa. Per intanto, ringrazio Il Mediano per la cortese ospitalità.
Franco Russo
«Che San Gennaro protegga Acerra da ciniche e sorde istituzioni che vogliono trasformare il territorio in un polo dei rifiuti ». Con queste parole “di fuoco” il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, si è rivolto al santo dei santi napoletani, lunedi sera, dall’altare della basica di San Giorgio Maggiore, a Napoli, davanti a un migliaio di fedeli giunti in pellegrinaggio dai sei comuni della sua diocesi. L’occasione colta al balzo dal prelato per puntare l’indice contro la Regione Campania – “rea” di aver dato un primo via libera all’arrivo, nell’agro acerrano, di due impianti per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti pericolosi – è stata la consegna al cardinale Crescenzio Sepe dell’olio votivo che ogni anno, a turno, una diocesi della Campania dona al patrono di Napoli. E quest’anno la donazione dell’olio è toccata alla diocesi retta proprio da monsignor di Donna, vescovo che un giorno si e l’altro pure tuona contro le scelte politiche sullo smaltimento dei rifiuti, dal termovalorizzatore alle discariche abusive, dalle ecoballe all’insediamento delle aziende specializzate nel trattamento degli scarti. Intanto, durante l’ “omelia di San Gennaro”, pronunciata la sera del 18 settembre scorso sotto gli occhi compiaciuti del cardinale Crescenzio Sepe e di una folla che ha riempito la grande basilica partenopea, Di Donna è stato duro nei riguardi di quelle che ha definito « istituzioni ciniche e sorde ». « Se prima si invocava la protezione di san Gennaro per calamità naturali, peste ed eruzioni, oggi – ha detto il vescovo di Acerra – dobbiamo chiedere aiuto a lui contro i mali prodotti dalla mano malvagia e corrotta dell’uomo: la corruzione, la disoccupazione e, nel caso dell’agro acerrano, l’inquinamento ». Il tono dell’omelia si è fatto più fosco quando il vescovo ha elencato i nomi dei bambini della diocesi morti di cancro negli ultimi tempi. « L’aumento dei tumori dell’infanzia preoccupa l’intera comunità – l’allarme del prelato – nonostante l’informazione tenda a rassicurare o addirittura negare ». « Altro che «stili di vita» – ha ammonito ancora il presule – il caso della piccola Carmen, bimba acerrana morta a tre mesi, testimonia di una mutazione genetica. « C’è un «accanimento» contro Acerra – l’accusa del presule – che è destinata a diventare polo dell’immondizia e dei rifiuti pericolosi e sacrificata come «città scarto» in base ad un disegno preciso che si fa sempre più chiaro ». Il riferimento è a due nuovi impianti autorizzati dall’area tecnica della Regione: il Cisette e l’Eurometal. « Tutto ciò nonostante sia stata emanata una sentenza della magistratura di disastro ambientale ad Acerra – l’amarezza del vescovo Di Donna – senza che sia stata avviata nemmeno l’ombra di una bonifica seria e nonostante una moratoria dello stesso Comune: è la sfida impari tra Davide e Golia per cui la Chiesa è chiamata a farsi voce dei senza voce». Ieri però il vicepresidente della giunta regionale con delega all’ambiente, Fulvio Bonavitacola, ha replicato . «Occorre distinguere – la risposta di Bonavitacola – i rifiuti speciali dai rifiuti solidi urbani. Mentre il ciclo dei rifiuti solidi urbani è regolato dalla pianificazione regionale, la gestione dei rifiuti speciali è totalmente devoluta al libero mercato e quindi le autorizzazioni per gli impianti che trattano rifiuti speciali sono estranee a programmi definiti dagli organi di governo regionale ma rientrano nelle esclusive competenze degli uffici che devono svolgere solo un’istruttoria tecnica volta a verificare il rispetto della normativa: se l’istanza accompagna un progetto industriale rispettoso della legge gli uffici non possono che prenderne atto, impartire eventuali prescrizioni e rilasciare le autorizzazioni ». Poi la stoccata al vescovo: « Addossare ad organi politici competenze in materia è totalmente fuori dalla realtà ». C’è di fondo lo scoglio dello smaltimento dei rifiuti speciali. «Che – spiega ancora Bonavitacola – sono un quantitativo enorme, ben superiore ai rifiuti solidi urbani. Se non esistono impianti di trattamento l’alternativa sono le discariche o i termovalorizzatori, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, come in Campania sappiamo bene, i rifiuti speciali vengono smaltiti in modo illegale con avvelenamenti del territorio e danni ambientali ben maggiori di quelli causati da impianti regolarmente autorizzati ». A ogni modo Bonavitacola annuncia che chiederà agli uffici « un’accurata informazione su Eurometal ( ampliamento d’impianto esistente ) e Cisette ( riconversione d’impianto esistente ) ma nel quadro di una chiara distinzione di funzioni ». « Nel caso di Acerra – conclude il vicepresidente regionale – non è mio compito entrare nel merito di competenze che sono attribuite all’esclusiva responsabilità degli organi dirigenziali e delle commissioni tecniche preposte alla valutazione d’impatto ambientale ma sarebbe preferibile che chiunque interviene su questa materia mantenga ben distinti i ruoli che spettano agli organi politici e agli organi tecnici ».
i fedeli assiepati durante l’omelia del vescovo di Acerra nella chiesa di San Giorgio Maggiore
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