Questa è l’impressione suggerita dalle cronache dei giornali e dalle intercettazioni. Un professore, intercettato, si augura, scherzosamente, che si costituisca una “cupola” incaricata di “amministrare” la distribuzione delle cattedre. I racconti della stampa inducono a credere che rispetto alle “spartenze” del passato ci sia un preoccupante scadimento del repertorio linguistico dei professori che si dividono il bottino.
Una mania: raccogliere per anni gli articoli che “raccontano” le battute, i modi di dire e il repertorio espressivo dei funzionari dello Stato e dei politici di ogni livello intercettati dall’ “orecchio” della polizia mentre parlano “tra di loro” di affari più o meno leciti, di “spartenze” del bottino, e di futuri progetti di grassazione. E riservare un raccoglitore agli articoli che registrano ciò che esce di bocca a lor signori quando vengono interrogati dai magistrati e sono mossi da amaro stupore – io, trattato come un delinquente – e dalla paura di fare la fine del “fesso” che paga per tutti. In Italia può capitare. Sono un peccatore incallito e perciò alla base della mia mania c’è non un’intenzione da moralista, ma la certezza che conoscere vuol dire riflettere sulle parole e sulle immagini. Del resto, anche questa spartizione di “cattedre tra le scuole di tributaristi” (CdS, 27 settembre) resterà impunita, come le spartizioni degli anni passati: è una lunga storia, fatta di bolle di sapone che si afflosciano e si dissolvono. Ricorda Gian Antonio Stella (CdS, 27 settembre) che nessuno pagò nemmeno per il concorso di otorinolaringoiatria del 1988, “vinto da sedici parenti o raccomandati”, e giudicato, non dai giornali, ma dai tribunali, come un intreccio di “plurime e prolungate condotte criminose”. Il direttore generale del Ministero scrisse, nella circostanza, che “l’annullamento di un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità, ma deve tener conto della sussistenza dell’interesse pubblico”. Rileggete questo passo mirabile almeno due volte, e incominceranno a girare, nella vostra testa, strani pensieri, e in un’altra parte del corpo certi preziosi attributi sferici.
Dunque, i moralisti non cerchino colpevoli. Se proprio vogliono crocifiggere qualcuno, preparino i chiodi per lo spione, per questo Philipe Laroma Jezzi, ricercatore, che con la sua denuncia ha innescato la tempesta di bolle. Eppure il suo professore, nato e cresciuto nella Campania Felix e trapiantato a Firenze, l’aveva avvertito: “Non importa se sei bravo, questo è un do ut des…la logica universitaria è questa…è un mondo di m…Tu mi fai questi a Napoli e io ti do…Io ti chiedo Luigi e allora tu mi dai Antonio.” Il professore campano- fiorentino voleva che Philip si ritirasse, perché la sua presenza avrebbe bloccato la corsa di un altro ricercatore, che invece la Commissione aveva destinato alla vittoria.” Se ti ritiri, ti facciamo scrivere un paio di articoli, così reimposti il tuo curriculum.” Philip non si ritira, presenta una denuncia alla Guardia di Finanza, ma i professori “non si scompongono”, anzi alzano la voce, “se uno ti dà il messaggio di ritirarti, il motivo c’era.”. E Philip registra le conversazioni, ma “loro” si sentono più forti di tutto. Intangibili. Il giorno 3 ottobre “la Repubblica” ci informa che Philip, dopo l’apertura dell’inchiesta, ha ricevuto “solo tre messaggi di solidarietà, e nessuno dai vertici dell’ateneo”: tuttavia, poiché il professore ordinario è stato interdetto fino a marzo 2018 dai magistrati inquirenti, lui, l’”inglese”, esaminerà gli studenti e leggerà le tesi: insieme con un collega ricercatore, che è “indagato nella stessa inchiesta”.
Questo “scandalo” documenta una preoccupante banalità espressiva, un netto scadimento dello stile e del sistema linguistico rispetto agli scandali del passato. Otto anni fa un professore laziale, accusato di aver favorito la corsa del figlio, argomentò- nemmeno Demostene avrebbe potuto far meglio- che chi lo accusava era un ignorante plateale, nel senso che ignorava che i figli dei professori universitari sono destinati a diventare professori universitari, perché appena nati già respirano aria pregna di cultura universitaria: poco mancò che dicesse che perfino il loro seggiolone aveva la forma di una sedia da cattedra. Tre anni dopo un docente pugliese, accusato di aver pilotato la corsa vittoriosa del genero, sostenne, impassibile, che nei concorsi universitari contano, molto più dei titoli e delle pubblicazioni, le qualità psicologiche, che solo la commissione può misurare. Da un paio d’anni il linguaggio dei piloti dei concorsi tende a colorarsi – e sono colori sempre più grezzi- con espressioni tratte dal linguaggio dei mafiosi. Gian Antonio Stella ricorda la “sfuriata” del rettore di una università romana contro un ricercatore che aveva osato far ricorso per la “chiamata” di due colleghi che “erano senz’altro titolati, ma erano anche, incidentalmente, figli di professori” di quell’ ateneo. Se lei non ritira il ricorso, avvertì il rettore, “si cerchi un altro ateneo. Finché faccio io il rettore, lei qui non sarà mai professore”. Questa “sentenza” l’ho abbinata, chi sa perché, alla faccia di Cetto La Qualunque, mentre una “comica” di Checco Zalone pare la vicenda di Maria Luisa Catoni, “che dopo essere stata fellow a Berlino e senior fellow alla Columbia e dopo aver presieduto (unica donna italiana) una commissione dell’European Research Council, è stata scartata per “poche esperienze internazionali””. Tra Zalone e Siani sta la storia di un genovese, candidato al concorso su cui oggi si indaga, che “non portato da nessuno – nota il gip- “viene scartato, nonostante le sue 193 pubblicazioni”. E un docente detta alle sue assistenti un modello di giudizio di bocciatura: “Non c’è maturità, non c’è rigore metodologico adeguato alle tematiche indagate.” Dei candidati “portati” si scriverà che “hanno indagato tutti i settori, hanno indagato la parte speciale e generale.”.(CdM, 26 settembre) Questa passione del docente per il verbo “indagare”…..
Il 9 giugno 2014 un professore universitario, durante una cena “con alcuni amici tributaristi” parla dei concorsi e spiega, simpaticamente: “ognuno va lì con il coltello alla gola e dice “o mi dai quello o…quindi capite. Bisogna trovare delle persone di buona volontà che di qua e di là, di sotto e di sopra, ricostituiscano un gruppo di garanzia che riesca a gestire la materia nei futuri concorsi…che possano stare in una cupola, tanto per non usare un termine.”. Ha ragione l’oratore: due colleghi napoletani si fanno la guerra scrivendo lettere anonime e manovrando per far cadere i sospetti sul rivale….( CdM, 26 settembre). Se ci fosse una cupola…….
L’Università italiana resta un sistema integro e di alto valore. Ma sappiamo che la storia delle “spartenze”, avviata nel III sec. a.C. con la direzione della Biblioteca di Alessandria, non avrà fine. Mi auguro, tuttavia, che almeno il linguaggio e i modi degli amministratori e degli spartitori ( si può dire?) del bottino tornino ad essere degni di professori universitari. Che non capiti più di leggere articoli di gente che bazzica intorno a cattedre di atenei e di esclamare, dopo aver letto: ma ‘sta roba chi l’ha scritta? Fracchia?
Una ragazza di 16 anni quattro mesi fa fu violentata sugli scogli di Marechiaro, a Napoli. Per quella vicenda tre ragazzi – tutti minorenni – sono stati bloccati oggi dai carabinieri in esecuzione di un provvedimento emesso dal tribunale dei minorenni del capoluogo partenopeo e sono stati condotti in altrettante strutture minorili. In quattro mesi di indagini gli investigatori hanno raccolto diversi elementi che hanno portato nelle scorse ore ad una svolta nelle indagini. Nelle prossime ore i ragazzi potranno fornire la loro versione dei fatti.
La nuova sezione potenzia i canali di comunicazione già esistenti.
Alle comunicazioni di Protezione Civile urgenti già trasmesse attraverso tutti i canali informativi dell’Ente, tra cui l’app per dispositivi mobili iOS ed Android e la pagina Facebook ufficiale, si aggiunge una sezione completa del sito web istituzionale agevolmente raggiungibile dai cittadini che potranno, così, accedere a tutte le sezioni di carattere informativo, dedicate alla prevenzione ed alla gestione delle emergenze di Protezione Civile.
Dalla home page del sito, gli utenti potranno facilmente consultare il Piano di Emergenza Comunale, il Regolamento del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile, la Raccolta dati del Piano di Emergenza Comunale, la struttura del Centro Operativo Comunale, i volontari ed il presidio di Protezione Civile. Ancora, potranno accedere ad informazioni sul Presidio Idrogeologico ed ottenere informazioni e norme comportamentali, anche in formato grafico, da seguire in caso di emergenza. Potranno, inoltre, consultare l’opuscolo realizzato dal Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dedicato alle famiglie, contenente i comportamenti da seguire in via precauzionale, in caso di rischio, e durante la gestione delle emergenze.
“Proseguiamo con orgoglio nell’ammodernamento degli strumenti di comunicazione dell’Ente – evidenzia Vincenzo Catapano, sindaco del Comune di San Giuseppe Vesuviano – al fine di fornire ai cittadini, in riferimento a tematiche così delicate come quelle relative agli aspetti di protezione civile e di salvaguardia della vita umana, informazioni semplici, chiare, essenziali ed efficaci. Lo facciamo oggi attraverso l’implementazione della nuova sezione del sito web istituzionale. Continueremo a farlo senza sosta nei prossimi giorni anche servendoci dei social network e dell’app istituzionale, senza dimenticare la comunicazione in formato cartaceo, in modo da veicolare messaggi protezione civile alla più ampia e completa fascia di cittadini di San Giuseppe Vesuviano”.
Il sito web istituzionale del Comune di San Giuseppe Vesuviano è raggiungibile all’indirizzo: http://www.comune.sangiuseppevesuviano.na.it/.
La pagina Facebook del Comune di San Giuseppe Vesuviano è raggiungibile all’indirizzo:
https://www.facebook.com/sgvofficial/.
L’app per dispositivi mobili iOS ed Android può essere scaricata dai dispositivi mobili (smartphone, tablet, smartwatch) attraverso App Store iOS o Play Store Android.
«Dopo tante collaborazioni abbiamo deciso di formalizzare con un protocollo di intesa la nostra sinergia», ha affermato il Console del Bénin, Giuseppe Gambardella.
Martedì, 3 Ottobre alle ore 11:00, presso la sede consolare, è stato siglato un protocollo di intesa tra il Consolato della Repubblica del Bénin a Napoli e l’Associazione “Donare è …Amore”, presieduta dalla Dott.ssa Pina Pascarella. Il protocollo è finalizzato alla realizzazione, di progetti di cooperazione internazionale, volti alla promozione di attività in ambito educativo, socio-assistenziale, sportivo ed umanitario. E’ importante sottolineare che il Consolato del Bénin e l’Associazione “Donare è…Amore” sono uniti ormai da una solida e armoniosa sinergia, che ha portato alla realizzazione di numerose iniziative umanitarie e altre preziose opere di pubblica utilità, volte ad aiutare i più bisognosi.
La stipula del suddetto accordo, formalizza una collaborazione che ha avuto inizio già lo scorso anno con la realizzazione, nel Settembre 2016, a Cobly, in Repubblica del Bénin (con la posa della prima pietra in presenza del tesoriere Giovanni Pascarella, e la successiva inaugurazione nel Dicembre dello stesso anno), di una struttura scolastica in memoria di Vincenzo Pascarella intitolata “L’ECOLE EN MEMOIRE DE VINCENZO PASCARELLA”.
«Sono onorato che tra l’Istituzione che ho il pregio di presiedere e l’Associazione “Donare è …Amore” continui ad esserci una stabile unione di intenti, nonché una condivisa visione della solidarietà e dell’aiuto del prossimo. La Presidente Pina Pascarella, da sempre impegnata sul territorio napoletano, ha saputo coniugare con coerenza ed equilibrio l’ amore per il popolo africano e la voglia di tendere la mano ai più deboli. Abbiamo realizzato tante opere e, spero continueremo a contribuire a migliorare la qualità della vita dei nostri “fratelli” beninesi», ha dichiarato Giuseppe Gambardella.
Le fotografie vincitrici del concorso internazionale “Research in progress”. Tra gli autori un’italiana
L’immaginario collettivo spesso vede ricercatori e scienziati come persone molto precise, dedite al lavoro e sicuramente avvezzi a calcoli e statistiche. Molto razionali e poco avvezzi alla creatività che contraddistingue gli artisti. Chi invece il mondo della scienza e della ricerca lo conosce più da vicino sa che la prima caratteristica di un ricercatore, che veramente possa definirsi tale, è la curiosità, seguita da una buona dose di immaginazione. Bisogna fare ipotesi, immaginare nuove soluzioni, esprimenti e dimostrazioni per arrivare a un risultato, prima di dedicarsi ai calcoli veri e propri. E allora ecco che emerge la creatività, e viene fuori la vena artistica dello scienziato che riesce a vedere la bellezza nel suo laboratorio e soprattutto riesce a raccontarla. Come? Nel modo più semplice: attraverso una fotografia.
In particolare attraverso le fotografie premiate dal concorso “Research in progress” indetto dall’editore Biomed Central (Bmc).
Oltre 260 immagini da tutto il mondo per raccontare la ricerca, chi la fa e la strumentazione utilizzata: persone al lavoro, attrezzature scientifiche, immagini al microscopio e piante e animali.
Tra tutte, 48 hanno ricevuto menzioni speciali dai giudici per la loro bellezza e 10 sono entrate nella top ten. Tra queste anche una foto scattata da una giovane ricercatrice italiana.
Al primo posto c’è un’immagine toccante, scattata al microscopio dalla ricercatrice australiana del Centro per la Biologia del Cancro di Adelaide, Sarah Boyle. S’intitola “I Heart Research”: un cuore colorato di rossa, viola e giallo formato dalle cellule di tumore alla mammella. Un tema particolarmente sentito visto che questo tumore – solo in Italia – colpisce 50.000 donne l’anno: una su otto si ammala. Nelle dieci, questa non è l’unico scatto che ritrae cellule tumorali: c’è anche la foto di Hayfaa A. AL-Shammary che ritrae al microscopio le cellule di un cancro alla pelle. Immagini belle, colorate, che stridono invece con le storie di chi invece sta vivendo una delle battaglie più difficili da affrontare.
Al secondo posto c’è la fotografia dei germogli di cetriolo in una capsula Petri scattata da Yuan Xiao Wei, dell’Università dell’Agricoltura della Cina. Un’immagine selezionata per la capacità di mostrare come si sviluppa la vita.
Ci sono poi le immagini che ritraggono animali, come la foto scattata da Lauren Gaynor a un orsa dagli occhi allo stesso tempo curiosi e impauriti, in uno zoo svedese. O ancora il colibrì posato su un ramo, immortalato da Eliseth Ribeiro Leão per il progetto “e-Nature” che utilizza le immagini di animali in natura per migliorare l’umore dei pazienti oncologici ricoverati in ospedale per seguire cicli di chemioterapia. O infine, la foto di due farfalle in posa simmetrica, che si accoppiano su un filo d’erba, in un’atmosfera quasi da sogno.
E tra le foto vincitrici spicca anche l’immagine dell’italiana Maria Pia Mannucci, laureata in scienze naturali, che ha catturato un’istantanea della crescita delle spore della muffa su un pomodoro. “È difficile stare lontani dalle muffe – ha detto – ti seguono ovunque: dai dischi di Petri del laboratorio, agli scaffali del frigorifero di casa. Qui le ho viste su un pomodoro ammuffito e ho pensato che valesse la pena uno scatto”.
Le foto sono tutte bellissime ma una in particolare sembra un’opera d’arte: quella di Karl Gaff, dal titolo “Notte stallata sul pianeta Acetaminofene” che sembra raffigurare un cielo stellato su un pianeta psichedelico. In realtà è l’immagine al microscopio, con luce polarizzata, di una pellicola di Acetaminofene, meglio conosciuto come Paracetamolo (l’aspirina tanto per intenderci), usato per far abbassare la febbre. Nella foto, la pellicola sembra un pianeta, mentre quelle che appaiono come stelle sono in realtà gocce d’acqua.
“Face of Captivity”, il volto della cattività di Lauren Gaynor
“I Heart Research”, l’immagine vincitrice scattata da Sarah Boyle, Centre for Cancer Biology, Adelaide
“Syringe Fear”, paura della siringa di Pashupati Shrestha
“The Power of Life”, il potere della vita di Yuan Xiao Wei
“Thousand spores” ,
migliaia di spore di Maria Pia Mannucci
Colibrì di Eliseth Ribeiro Leão
Double Butterflies di JIaning
Notte stellata sul pianeta Acetaminofene di Karl Gaff
Sezione di tessuto di tumore della pelle umana di Hayfaa A. AL-Shammary)
Denunciato committente lavori.
I carabinieri della stazione di San Giuseppe Vesuviano e del gruppo tutela lavoro carabinieri di Napoli con personale dell’a.s.l. na/3 sud e dell’ufficio tecnico del comune hanno scoperto abusi edilizi in uno stabile in cui è in fase di allestimento un bar – rosticceria. Un 45enne del luogo è stato denunciato per violazione delle norme in materia edilizia e di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro, nonché per impiego di lavoratori “in nero”.
Nel corso del controllo nel cantiere è stato accertato che l’imprenditore aveva commissionato una piscina di circa 80 mq. priva di autorizzazione e altri lavori su un fabbricato preesistente in difformità rispetto alla c.i.l.a. (comunicazione di inizio lavori asseverata), abusive anche perché realizzate senza le autorizzazioni da parte del comune trattandosi di “zona rossa” per rischio vulcanico.
Riscontrate anche violazioni penali in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro: ponteggi non a norma, medico per lavoratori mai nominato, lavoratori mai sottoposti a visita, né informati sui rischi che corrono sul luogo di lavoro. Sei di loro non avevano un regolare contratto di lavoro.
L’attività imprenditoriale è stata sospesa.
Sigilli al cantiere.
Nei concorsi universitari truccati i professoroni, impomatati, incravattati, profumati e austeri, valutavano i candidati a “cazzo di cane”, come si legge dalle intercettazioni della Guardia di Finanza che ha scoperto le malefatte. Noi che ci riconosciamo nell’italiano medio gli imbrogli all’Università li tolleriamo. In fondo, quei bravi uomini, borghesi e scaltri, hanno solo fregato una parte dei candidati che, incautamente, non sono stati capaci di trovarsi una raccomandazione. Che sarà mai!
Piuttosto, quello che ci viene difficile da capire è come quel cane abbia potuto sopportare che quei signori, tanto colti e distinti, ne usassero una parte delicata in maniera così disinvolta, sventolandola tra gruppi di candidati.
« Se non paga il contributo scolastico volontario suo figlio sarà escluso da alcune attività non dovute ». Qualche giorno fa l’avviso è stato consegnato in classe a centinaia di studenti dagli impiegati del liceo Alfonso Maria de’Liguori, ad Acerra, un istituto modello che conta ben 1250 iscritti e quattro indirizzi, classico, scientifico, linguistico e delle scienze applicate, supportati da una miriade di attività extrascolastiche. Attività dalle quali tantissimi ragazzi rischiano ora di essere esclusi se non sarà pagato quel contributo che a questo punto definire volontario è del tutto improprio. Intanto l’avviso, firmato dal preside Carmine De Rosa, è stato mal digerito dall’Unione degli Studenti di Acerra, i cui esponenti hanno indetto un’assemblea pubblica allo scopo di discutere della faccenda. « Il preside – scrive L’Uds – ha violato la privacy facendo consegnare l’avviso sul banco di ogni studente, davanti a tutti. Inoltre De Rosa – ha sostanzialmente aggiunto l’organizzazione degli studenti – in questo modo viola la legge perché il contributo è solo volontario e deve essere utilizzato esclusivamente per attività formative e non anche per la gestione ordinaria della scuola. Inoltre – conclude l’Uds – il dirigente scolastico ha detto che escluderà dalle “attività non dovute” coloro che non avranno pagato. Ma tra queste “ attività non dovute” lui indica pure studi obbligatoriamente dovuti come la settimana dello studente e i recuperi scolastici ». La situazione insomma è di quelle parecchio tese. Sullo sfondo si staglia la difficile situazione economica in cui versa anche questa scuola, che è un vero fiore all’occhiello del territorio. Qui ogni classe è dotata di una lavagna interattiva, di un computer e di un videoproiettore. Il de’ Liguori poi apre ogni mattina alle 8 per poi chiudere i battenti alle 6 del pomeriggio, grazie ai suoi molteplici progetti extrascolastici. Ma ora c’è attrito tra gli studenti e il loro preside. Che però in queste ore sta tentando di attenuare la tensione. « L’avviso che ho fatto consegnare è solo una provocazione – risponde De Rosa – ma vi pare che io vada a togliere qualcosa a qualcuno ? Ho semplicemente pensato che grazie a questa lettera avrei sollevato un dibattito costruttivo con i genitori. Invece è stato sollevato solo un polverone, mentre i genitori sono rimasti indifferenti: non sono venuti qui ». Da quando c’è il preside De Rosa, cioè da quattro anni, il contributo volontario del liceo, che è di 75 euro per ogni studente (quota più bassa di quelle applicate da molti altri istituti della provincia ), ha subito un tracollo passando dal 70 % a meno del 25 % degli iscritti. Nel frattempo non si comprende se il calo verticale sia dovuto alla crisi economica o ad uno scarso feeling tra il dirigente scolastico e la gente del posto. « Il problema – risponde un esponente dell’Uds che frequenta il de’ Liguori – è soprattutto dovuto alla crisi ma c’è anche il fatto che spesso ci siamo scontrati con lui per tanti motivi ». La carenza di fondi rimane però il problema principale. Il de’ Liguori riceve ogni anno dal ministero soltanto 12mila euro e la Città metropolitana garantisce solo i pagamenti basilari: riscaldamento, luce, acqua. Tutto il resto è affidato alla “creatività” della dirigenza. « E’ il Comune di Acerra che garantisce molte nostre attività – spiega De Rosa – anche se non spetta all’ente locale la responsabilità della sopravvivenza di questa scuola. Intanto io sono riuscito a garantire l’assicurazione a tutti gli iscritti ». La pax sociale sembra intanto dietro l’angolo. Il preside ha preparato una lettera, che stavolta invierà tramite mail ai genitori degli studenti: « Ho solo voluto chiarire che non è possibile erogare un servizio di istruzione come il nostro a costo zero per la famiglia. Ma ribadisco che il nostro è un istituto per tutti e non per pochi ».
L’appuntamento è per domenica 8 ottobre alle ore 10.
Bicicliamo insieme”, la manifestazione sportiva dedicata alle famiglie che si tiene a Somma Vesuviana è giunta alla sua quarta edizione. L’8 ottobre alle ore 10 partirà da Piazza Europa la pedalata che attraverserà le principali strade della città. ”Bicicliamo è a misura di famiglia e totalmente priva di competizione”, spiegano gli organizzatori, “Bastano due ruote e la voglia di muoversi in compagnia. Si pedala nel rispetto dell’ambiente e con un’attenzione particolare alla sicurezza dei ciclisti in strada. Questa manifestazione è una festa dello sport, un invito agli amanti delle due ruote a vincere la pigrizia e a farsi conquistare dall’attività sportiva”. La pedalata di domenica ha tutte le caratteristiche delle iniziative cui punta l’amministrazione comunale del sindaco Salvatore Di Sarno, per questo è stata sposata in pieno dal vicesindaco Maria Vittoria Di Palma. “Lo sport deve essere momento di aggregazione e di divertimento”, commenta il vicesindaco, “così abbiamo deciso di sostenere ‘Bicicliamo Insieme’, speriamo che a partecipare siano soprattutto i bambini con i loro genitori, per comunicargli sin da piccoli quanto sia importante fare attività fisica. Anche noi dell’Amministrazione saremo presenti in bici. Vi aspetto”.
Per chi fosse interessato al ritiro della maglietta e del numero per poi vincere una bici il sorteggio si terrà presso l’associazione sportiva ‘Team Summa Villa’ via Tenente Indolfi con un contributo di 3 euro.
Sarà un punto di partenza per inoltrare richieste all’azienda.
Stamattina presso la sede del Municipio di Casamarciano, alla presenza del sindaco, Andrea Manzi, del vicesindaco Francesco Buono e del consigliere di amministrazione di GORI, Francesco Saverio Auriemma, ha aperto ufficialmente i battenti lo Sportello Amico GORI. Il punto informativo è ubicato presso la casa comunale ed avrà come principale obiettivo quello di consentire ai cittadini di inoltrare qualsiasi istanza a GORI senza doversi recare presso gli sportelli al pubblico dell’Azienda presenti in altri Comuni. GORI ha provveduto nelle scorse settimane alla formazione di personale dell’associazione “Le mille e…una donna”, individuata dall’amministrazione comunale, sull’utilizzo della nuova area clienti myGORI del sito www.goriacqua.com, attraverso la quale è possibile avanzare richieste a GORI comodamente da casa ed in pochi click. Lo Sportello Amico di Casamarciano sarà attivo il lunedì dalle 09:00 alle 12:00 ed il martedì dalle 16:00 alle 18:00 e le richieste possono anche essere inviate a mezzo mail tramite l’indirizzo sportelloamicocasamarciano@comune.casamarciano.na.it.
“Abbiamo accolto con favore – spiega il sindaco, Andrea Manzi – questa proposta di GORI, che è più vicina ai cittadini. Questa mattina siamo soddisfatti per aver inaugurato questo sportello, perché crediamo in un miglior lavoro istituzionale tra le parti in causa, in questo caso Comune di Casamarciano e GORI”.
“Attraverso lo Sportello Amico – aggiunge il consigliere di amministrazione di GORI, Francesco Saverio Auriemma – snelliamo una serie di attività e quando si snellisce la burocrazia, tutto diventa più semplice, per GORI e per i cittadini”.
“Daremo ampia diffusione di tutte le attività che potranno essere espletate presso questo sportello con avvisi alla cittadinanza – conclude il vicesindaco, Francesco Buono – e mi preme l’obbligo di ringraziare GORI per la disponibilità dimostrata nei confronti della nostra comunità e del nostro territorio”.
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