Nei concorsi universitari truccati i professoroni, impomatati, incravattati, profumati e austeri, valutavano i candidati a “cazzo di cane”, come si legge dalle intercettazioni della Guardia di Finanza che ha scoperto le malefatte. Noi che ci riconosciamo nell’italiano medio gli imbrogli all’Università li tolleriamo. In fondo, quei bravi uomini, borghesi e scaltri, hanno solo fregato una parte dei candidati che, incautamente, non sono stati capaci di trovarsi una raccomandazione. Che sarà mai!
Piuttosto, quello che ci viene difficile da capire è come quel cane abbia potuto sopportare che quei signori, tanto colti e distinti, ne usassero una parte delicata in maniera così disinvolta, sventolandola tra gruppi di candidati.
Sono dei mostri!
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