Ponticelli. Nati Prematuri, l’Ospedale Betania apre la terapia intensiva neonatale ai familiari

In occasione della Giornata mondiale della Prematurità, l’Unità di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Evangelico di Napoli promuove il Family Day e ha realizzato una campagna per informare e sensibilizzare sulla nascita pretermine. Nei mesi scorsi nell’Ospedale Evangelico Betania è nato un bambino di appena 470 grammi per un gravissimo ritardo di crescita intrauterino a solo 27 settimane di gestazione che grazie alle cure ricevute in Terapia Intensiva Neonatale (TIN) oggi sta per lasciare il reparto con una ottima prognosi futura. Ma il “piccolo pulcino”, come piace chiamare i prematuri al team dell’ospedale, è solo uno degli oltre 500 casi trattati ogni anno dall’Unità Operativa Complessa di Neonatologia, TIN e Patologia neonatale. Per sensibilizzare i genitori “in attesa” e le coppie che già vivono questo distacco precoce, anche quest’anno, l’Ospedale di Ponticelli in occasione della Giornata mondiale della prematurità, promuove il Family Day, l’iniziativa che apre per un giorno le porte della TIN anche agli altri familiari. E così il 17 novembre i piccoli pulcini della Terapia Intensiva Neonatale potranno conoscere i loro fratellini e sorelline, i nonni e gli zii. Come nel caso del piccolo Gerardo che conoscerà meglio il fratellino ed i nonni che in questi 4 mesi hanno fatto il tifo per lui. Sarà concesso un tempo di trenta minuti a nucleo familiare. Nonne, zii e fratelli e sorelle saranno aiutati a prendere confidenza con i loro piccoli da medici e infermieri della Unità Operativa Complessa di Neonatologia e TIN dell’Ospedale. Per celebrare la Giornata mondiale della prematurità e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema l’UOC di Neonatologia e TIN dell’Ospedale in collaborazione con l’Associazione “Pulcini combattenti” ha realizzato un video in cui sono protagonisti alcuni dei piccoli pazienti della TIN, medici e infermieri. “Come in molte TIN del mondo, anche noi all’Ospedale Evangelico Betania festeggeremo la Giornata della prematurità per essere più vicini anche solo con il pensiero ai nostri supereroi ed alle loro famiglie” – afferma il Direttore della UOC di Neonatologia e TIN Marcello Napolitano – “ma anche per divulgare la conoscenza di una realtà assistenziale che purtroppo viene scoperta dai più solo in occasione di un parto pretermine”. Nel 2016 nell’Ospedale Evangelico Betania sono venuti al mondo 2280 bambini, di questi 620 sono stati ricoverati, in Patologia neonatale (475) e in Terapia Intensiva Neonatale (145). A loro vanno aggiunti 277 ricoveri in Day Hospital, che significa 831 trattamenti (erano stati 745 nel 2015), con una degenza media di 6.4 giorni per le patologie neonatali e di 27 per quelli in TIN. Tra le principali cause di ricovero vanno annoverati i neonati affetti da grave immaturità e/o con distress respiratorio, prematuri con e senza affezioni maggiori, neonati a termine con affezioni maggiori. “La cura della famiglia del neonato ricoverato è uno dei campi che ci vede maggiormente impegnati negli ultimi anni, anche perché i nati pretermine sono in aumento” – continua Napolitano – “Purtroppo i genitori, spesso giovani, ma anche le loro famiglie vedono dolorosamente mutare il concetto di nascita da “lieto evento” ad evento drammatico”. All’Ospedale Betania sono diverse le iniziative messe in campo sia nella fase del ricovero che nel momento in cui i piccoli pazienti rientrano a casa. C’è un momento di accoglienza iniziale nel quale viene spiegato ai genitori, in termini comprensibili, ciò che e accaduto al loro bambino sia per ciò che concerne l’assistenza medica sia per i tempi previsti di degenza. Esistono poi tante iniziative di umanizzazione della nascita prematura che vengono quotidianamente proposte in reparto: dalla “Kangaroo care” o tocco pelle a pelle “tra il bambino e la sua mamma” al “Tocco dolce” che vede coinvolti entrambi i genitori nel massaggio in incubatrice al loro piccolo, fino all’ingresso in reparto dei nonni e dei fratellini dei neonati prematuri lungodegenti, cioè quelli che devono restare in TIN più tempo.     “La loro presenza e la relazione con il neonato è fondamentale” – conclude Napolitano – “perché una volta a casa possono aiutare le mamme a vivere più serenamente questa difficile esperienza. Sicuramente, però, un aspetto che ci rende particolarmente orgogliosi è il poter seguire questi bambini anche oltre il periodo di ricovero”.          

Pomigliano, inaugurato il nuovo ingresso del Giardino dei miti

L’amministrazione comunale di Pomigliano d’Arco ha inaugurato questa mattina il nuovo ingresso del Giardino dei Miti alla scuola Duchessa d’Aosta. Un intervento di riqualificazione dell’area verde che si inserisce nel programma di riqualificazione e rilancio dell’assetto urbano. Lungo il perimetro è stata realizzata una balaustra in vetro affinché il Giardino dei Miti- area verde presente nella scuola d’infanzia – possa essere visibile dall’esterno, così come le opere artistiche di Riccardo Dalisi già installate nell’area. «Dunque, da oggi – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici, Raffaele Sibilio –  il Giardino dei Miti sarà una sorta di museo all’aperto e le sculture saranno visibili dall’esterno. Eliminato il muro di cinta di oltre tre metri, è stata realizzata la balaustra in vetro ed è stato sostituito anche il portone in ferro esistente, installandone uno anch’esso in vetro con due ante apribili ed una fissa. Inoltre, su progetto dell’Ufficio Tecnico comunale (la riqualificazione porta la firma dell’architetto Aniello Iuliano) è stato migliorato il verde esistente con nuovi alberi, realizzato l’impianto di irrigazione e sistemato quello di pubblica illuminazione. L’intera area è stata ritinteggiata e lo spazio esterno del marciapiede riqualificato.

Napoli, al via la mostra “La maternità adottiva da sentimento individuale a valore sociale”

La Mostra verrà inaugurata sabato 18 novembre alle ore 11.30  con la presenza dell’Assessore Gaetano Daniele. La mostra, che ha avuto tra l’altro, anche il patrocinio morale dell’Unione Italiana Dei ciechi sezione territoriale di Napoli, vuole dare risalto al tema della maternità attraverso le testimonianze fotografiche di due epoche e di due modalità diverse, in cui la maternità è espressione di solidarietà, di accoglienza, di relazione sociale estesa. La prima sezione della mostra ripropone, attraverso 34 fotografie storiche, in bianco e nero, restaurate e riprodotte da Angelo Antolino e Maddalena Curatoli, il percorso da Real Casa Santa dell’Annunziata, istituzione benefica e brefotrofio fino all’ultimo tratto di storia dell’Ospedale Pediatrico SS Annunziata. In parallelo, la seconda sezione della mostra è costituita da 34 fotografie che, attraverso un reportage fra ritratti di donne in attesa di un figlio adottivo, bambini in attesa di una famiglia, famiglie adottive, metafore visive ed immagini simboliche, rappresentano, in maniera poetica e allusiva il valore della maternità adottiva, che trasferisce un desiderio individuale in una dimensione di valore sociale. In occasione della mostra nell’aula della Biblioteca Medica verranno presentati, documenti dall’Archivio Storico dell’Annunziata, riguardanti il primo degli “esposti” e   il più illustre di essi, Vincenzo Gemito. Nello stesso periodo verranno ricollocate nel Salone delle Colonne le sculture di Riccardo Dalisi ispirate al tema dell’attesa e della maternità già in mostra nell’occasione del restauro e riapertura del Salone stesso. La mostra vuole mettere a fuoco un tema sociale di grande attualità quale quello della accoglienza e dell’adozione. Vuole anche promuovere la valorizzazione di un luogo, l’Annunziata, che oltre ad essere un gioiello d’arte e di architettura rappresenta, ancora oggi per i napoletani rappresenta il simbolo della nascita e della cura della mamma e del bambino attraverso i secoli. Le fotografie saranno tutte esposte con una didascalia trascritte anche in codice Braille. La mostra, come primo tassello di un progetto più ampio di valorizzazione del monumento, è occasione di collaborazioni con il Consultorio ASL NA1 Centro, con il Centro per le Famiglie del Comune di Napoli attivi all’interno del Complesso, e con la Parrocchia SS. Annunziata la cui Basilica costituisce una parte cospicua del Complesso Monumentale per un auspicabile e coordinato intervento sociale sul territorio. Visite guidate al complesso monumentale, alla Rota, alla Basilica saranno effettuate durante tutto il periodo dell’esposizione su prenotazione al numero 333 8877512 / 333 3851932, oppure all’indirizzo email info@manallart.it Inoltre, la mostra sarà aperta tutti i venerdì, i sabati e durante il periodo natalizio, fino al 20 gennaio. Info: Maria Pia Marroni (Na.Sc.eRe) 336.848532 – Claudia Montella (D’altronde) 393.1489895 La Cooperativa NA.SC.E.RE nel Terzo Millennio promuove la valorizzazione e la diffusione di una cultura della nascita  – nella sua dimensione umana, intima, relazionale e sociale .  Na.Sc.eRe. sostiene e incentiva, attraverso percorsi socio educativi e culturali per la comunità, la trasmissione di un sapere e di un saper fare quali strumenti di accompagnamento e di crescita nelle fasi del concepimento, gestazione, parto, accoglienza emotiva ed affettiva e allevamento fino all’autonomia. Nella sua mission  la costruzione di una rete  per interventi sociali sul territorio. Ha operato soprattutto negli ultimi due anni all’Annunziata, proponendo una rassegna natalizia nel 2015 e organizzando eventi teatrali nel Succorpo Vanvitelliano nell’anno 2016. www.nascerenapoli.it  fb nascerenapoli Manallart Associazione di promozione sociale Nasce dall’incontro di ragazzi e ragazze che hanno condiviso lo stesso percorso di studi storico artistici, con una grande voglia di raccontare ciò che molte volte è invisibile agli occhi dei turisti e dei napoletani stessi, con competenze nel campo della promozione e della comunicazione artistico/culturale e profonda conoscenza del territorio. Si adopera da un anno per la valorizzazione della Real Casa Santa dell’Annunziata, organizzando servizi museali, eventi culturali, laboratori didattici e altre attività per promuovere non solo l’Istituto ma anche il patrimonio culturale napoletano. Ha collaborato alla mostra “Storie di bambini”, di Letizia Galli e successivamente con “Semi di laboratorio” alla mostra “Pinocchio nel Cuore di Napoli” di Aldo Capasso e Riccardo Dalisi Semi di laboratorio Associazione culturale fondata da Riccardo Dalisi nel 2004 svolge attività di formazione “in collaborazione con Università, Enti pubblici e privati, Istituzioni scolastiche, nei settori: architettura, edilizia, urbanistica;processi e metodologie di progettazione partecipativa, per il miglioramento della qualità della vita nei centri urbani e per la crescita sociale e civile di chi ci abita e ci lavora; artigianato, arti applicate e design come fattore di sviluppo economico e culturale;arti visive e loro relazione con il design e l’architettura; interazione fra i diversi linguaggi (pittura, scultura, cinema, teatro, musica, fotografia) e strategie della comunicazione”(ex art. 3) D’altronde è una associazione culturale con obbiettivi solidali. Fondata nel maggio 2016, organizza eventi culturali e artisti, sportivi, ludici; ristabilendo un contatto orizzontale con la natura e rafforzando la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della città di Napoli. Nel Febbraio 2017 organizza “Jazz for School” presso Casina Pompeiana ASCN; nel Dicembre 2016 ottiene grande successo con “Aspettando Natale” una cena solidale presso Tenuta Monte Sant’Angelo; nel Luglio 2016 promuove attività sportiva con “I colori del Kayak” presso Le Rocce Verdi di Posillipo, giugno 2016 inaugura l’associazione stessa con “D’altronde si mostra” presso PAN Palazzo delle Arti Napoli. Realizza e sostiene progetti solidali per i bambini come “Progetto scolarizzi-amo”, “Progetto Ayubowan” ed ultimo ed in fase di sviluppo “Progetto – La Valigia di Miss Hope”. www.associazionedaltronde.it  associazionedaltronde@gmail.com social Associazione D’altronde Onlus  

Donne spezzate, sabato a Pomigliano d’Arco confronto sulla violenza di genere

Appuntamento al Palazzo Orologio alle ore 18:00. L’associazione Giovani Giuristi Vesuviani organizza a Pomigliano d’Arco un nuovo incontro per approfondire gli aspetti psicologici, giuridici e sociali della violenza di genere. L’appuntamento con “Donne spezzate” è per sabato 18 novembre a partire dalle ore 18:00 presso il Palazzo Orologio di Corso Vittorio Emanuele. «Arginare il problema della violenza sulle donne dovrebbe essere una priorità, ma purtroppo dimentichiamo troppo in fretta e per questo è giusto tenere alta la guardia» ha sostenuto il segretario dell’associazione, l’avvocato Rosanna Russo. Interverranno al convegno la dottoressa Colonna Romano, Sostituto Procuratore della Repubblica di Nola, l’avvocato Francesco Urraro, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola, e la dottoressa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta esperta di casi di violenza di genere. Ad aprire i lavori, l’intervento dell’assessore Mattia De Cicco del Comune di Pomigliano d’Arco, da sempre molto impegnato nel riconoscimento dei diritti delle fasce deboli. «Purtroppo il tema è sempre caldo ed attuale, nonostante gli interventi normativi e le numerose proposte di legge al riguardo. Invitiamo tutte le donne che ci ascoltano o ci seguono a partecipare ed intervenire, spiegheremo nel dettaglio quali sono i loro diritti e gli strumenti giuridici previsti dall’ordinamento. La nostra associazione sta diventando un punto di riferimento per le vittime di violenza e questo ci rende estremamente orgogliosi» ha dichiarato il presidente dei Giovani Giuristi Vesuviani, l’avvocato Salvatore Del Giudice. L’evento sarà inoltre arricchito dalla partecipazione dell’attivista Barbara Carino, della dottoressa Stefania Spisto, presidente casa editrice Il Quaderno Edizioni, e dello scrittore Federico Ascolese, che presenterà il suo ultimo libro “Al di là delle apparenze”, che racconta una drammatica storia di violenza di genere. Concluderà l’evento l’avvocato Michele Coppola con la lettura di alcuni passi del libro di Ascolese.   2 allegati

Almaviva, il tribunale annulla i licenziamenti di Roma: « Erano un ricatto ». Ma i napoletani cedettero alla minaccia

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Alle tre di notte del 22 dicembre dello scorso anno si consumò uno strappo storico in Italia . Nella sede del ministero dello Sviluppo Economico, sotto le pressioni della vice ministro Teresa Bellanova, i sindacati della sede di Napoli del call center Almaviva cedettero al prendere o lasciare dell’azienda: firmare un accordo in deroga al contratto nazionale delle telecomunicazioni per tagliare i salari ed evitare una valanga di licenziamenti. Ma i sindacati della sede di Roma tennero duro e dissero di no. Si rifiutarono di firmare. Il giorno dopo Almaviva spedì 1666 lettere di licenziamento. Furono fatti fuori in un sol colpo tutti gli addetti del call center capitolino: il più grande dramma occupazionale degli ultimi vent’anni. E i colleghi di Napoli furono risparmiati. Ma da allora sono costretti a condizioni di lavoro molto più dure delle precedenti. Intanto oggi c’è stato il più classico dei colpi di scena. Il tribunale del lavoro di Roma ha infatti emanato una sentenza probabilmente storica tanto quanto quello strappo consumato lo scorso Natale: ha annullato i tagli della sede romana. « Quei licenziamenti sono stati un ricatto che in quanto tale li rende illegittimi », il contenuto sostanziale del dispositivo emanato dal giudice Umberto Buonassisi. Magistrato che nella sentenza utilizza esplicitamente la parola “ricatto”. Adesso dunque esultano i lavoratori di Roma. La sentenza riguarda 150 dei 1666 licenziati. Che in base al dispositivo dovranno essere reintegrati subito. A ogni modo ci sono delle incognite. Altri 9 ricorrenti romani in precedenza avevano perso il ricorso per l’annullamento dei tagli e per ottenere il conseguente reintegro. Ora però il tribunale del lavoro decide in netta controtendenza. E per un gruppo di ricorrenti molto più consistente di quello di prima. Nel frattempo negli ambienti sindacali napoletani, presi in netto contropiede da questo provvedimento giudiziario, si sta tentando di studiare meglio questa sentenza, che in pratica sconfessa il loro si all’accordo del dicembre 2016. Una sentenza che comunque appare davvero storica. Basti pensare che la stragrande maggioranza degli accordi in deroga ai contratti di lavoro italiani sono scaturiti proprio dalla minaccia delle aziende di licenziare e chiudere interi impianti produttivi nel nostro Paese.

Sant’Anastasia: tenta di rubare un’auto, in manette 45enne

I carabinieri della stazione locale di Sant’Anastasia hanno tratto in arresto Giuseppe Nappa, un 45enne di via Somma Vesuviana. L’uomo è stato bloccato dai militari  mentre stava tentando di rubare la Fiat Panda di un 27enne del luogo, lasciata in sosta su piazza IV Novembre. Nel corso di perquisizione personale, gli sono stati sequestrati arnesi destinati allo scasso. L’arrestato attende il rito direttissimo.

La lezione che viene dal disastroso confronto con la Svezia non è solo una lezione di calcio….

Per rifondare non basta mandare a casa Tavecchio e Ventura. Un tempo il calcio era uno sport, e perciò risultava un credibile modello del sistema sociale. Oggi è, prima di tutto, un “gioco”, intorno al quale e nel quale scorrono fiumi di soldi. In Italia questo “gioco” non spinge più le sue radici negli strati profondi della società: si accontenta di far parte del sistema globale .Però non bisogna dimenticare che, da sempre, è il Caso che fa nascere i fuoriclasse.    Non parlerò né di tattica, né di formazione: già è stato detto tutto. Tavecchio, il gaffeur,  è più astuto di quanto si creda, è un Bertoldo capace di ricordare a tutti, nell’ora del disastro, che lui ha scelto, sì, Ventura, ma aveva scelto anche Conte. Ai politici che come tanti “piscitielli ‘e cannuccia” si sono buttati davanti ai microfoni a parlar di dimissioni e di rifondazione del calcio nazionale Bertoldo Tavecchio è capace di dire, a muso brutto, che prima di lui in Italia dovrebbero dimettersi certi politici e dovrebbero rifondarsi certi partiti. Di Ventura ha parlato Ventura, e ha detto tutto De Rossi. La scena andata in onda durante la partita, con il romanista che manda a dire, platealmente, al suo allenatore “ non hai capito niente di quello che sta accadendo” è un “unicum” nella storia del calcio italiano. In altri tempi, un allenatore sbertucciato in quel modo da un suo giocatore,  e sconfitto in una partita diventata un dramma per l’intera Nazione, si sarebbe presentato ai microfoni già da ex  C.T. Poiché a pensar male si fa peccato, ma, diceva un esperto di peccati e di cattivi pensieri, “spesso ci si azzecca”, oso pensare che il signor Ventura si dimetterà, nobilmente, dopo aver concluso con il presidente Tavecchio un accordo sul “conquibus”, sul milionario  contratto: fare il “capro espiatorio” pagando per tutti è un sacrificio che ha un suo costo. Il disastro “svedese” ha ricordato a molti il “disastro” del 1958, quando l’Irlanda del Nord ci cacciò fuori dai Mondiali. Ma sono due situazioni totalmente diverse. L’Italia sconfitta a Belfast il 15 gennaio  1958 schierava anche Schiaffino, Ghiggia, Montuori, Da Costa, Invernizzi , Ferrario, Segato, tutti giocatori di prima fila, e alcuni di essi fuoriclasse autentici: e un fuoriclasse era anche il portiere, il napoletano Bugatti.   Scrisse Brera che la sconfitta ebbe una sola causa:  l’ostinazione con cui il C.T. Foni  si rifiutò di mettere in campo la squadra secondo i principi del catenaccio illustrati dal Padova di Rocco:  con l’Irlanda bastava non perdere, e invece “ come polli, ci facemmo infilare in contropiede”.  Foni,  notò Brera,  si era  vergognato di adottare il catenaccio, ma non di schierare “quattro sudamericani, di cui due decisamente estranei al nostro sangue”.  Nel novembre di quell’anno l’Italia, senza stranieri, e con in porta un altro Buffon, Lorenzo, pareggiò a Parigi con la Francia, e nel dicembre, a Genova, con la Cecoslovacchia,  in cui giocavano dei “monumenti” della storia del calcio europeo, Novak, Molnar, Pluskal, e il grande Masopust. Era un altro calcio: quel calcio era, prima di tutto, uno sport, e perciò poteva essere considerato un credibile modello della società. Ricordo che nella violenta polemica tra sostenitori e avversari della tattica del catenaccio vennero tirati in ballo perfino Annibale, Cesare e i teorici  dell’arte della guerra. Quello di oggi è quasi solo un gioco. Il gioco, si sa, non esclude la finzione e i trucchi, e i fiumi di soldi che girano dentro, sotto e intorno al sistema e che affluiscono, talvolta misteriosamente, da ogni parte della Terra  spingono  i popoli abituati a pensar male –  il popolo italiano occupa, nella schiera, un posto di rilievo –  che tutto, o quasi tutto, viene deciso non dal campo e sul campo, ma da una setta più o meno segreta: viene deciso con il danaro, per fare altro danaro. In questo il calcio  conserva ancora una dimensione storica, riflette i pochi pregi e i molti e devastanti guasti della globalizzazione. A tanta sciagura si aggiunge, in Italia, il fatto che “il pallone” non spinge più le sue radici nella terra, una volta assai fertile, delle leghe giovanili, dei campionati dilettanti, dei ceti marginali, delle “scuole”: oggi,  frequentare una “scuola” calcio costa non meno di cinquanta, sessanta euro al mese. A cui bisogna aggiungere anche le spese di contorno: non so quanti siano i Comuni che  valutano la questione nella prospettiva dell’interesse sociale. Si è esaurito, poi, il fenomeno della “passione” suscitata dalle squadre dilettantistiche locali:  ancora trenta anni fa  divampavano, intorno ai campi, le fiamme delle contesa tra i tifosi di paesi dello stesso territorio e certe squadre diventarono un punto fermo nell’immagine dell’ identità delle comunità. Erano tempi in cui ai giovani dei  ceti poveri il calcio offriva la possibilità del salto sociale: e non era necessario l’aiuto “peloso” di mediatori e di procuratori. Bastavano il saper giocare a calcio e un po’ di buona sorte. Era, insomma, un fenomeno complesso, che i giovani di oggi, anche quelli che si interessano di calcio senza pausa, non possono intendere. Inoltre, oggi un “canterano” del Barcellona, del Real Madrid, del  Manchester United  raggiunge la prima squadra molto più facilmente di un  giovane  del vivaio del Napoli, della Juve, dell’Inter. Forse dovremmo copiare il modello spagnolo, forse in Italia sono troppi gli stranieri, e non sempre di prima scelta, forse non ha senso una serie A a 18 squadre,  forse i soldi della Federazione dovrebbero seguire strade diverse da quelle che oggi percorrono, e raggiungere obiettivi radicalmente nuovi. Per rifondare il calcio italiano, per far sì che esso ritorni alla dimensione dignitosa di sport, non basta  mandare a casa Tavecchio e Ventura: bisogna studiare il disastro “svedese” inquadrandolo in un sistema scosso, ormai da tempo, da frane e da lesioni. Altrimenti, ci si accontenterà, alla fine, di spalmare un po’ di crema sulle rughe. All’italiana. E non dovremo mai dimenticare che nel calcio i fuoriclasse nascono quando e dove il Caso ha deciso che nascano.  

Somma Vesuviana, gli studenti del Torricelli incontrano l’Ordine dei commercialisti: «La legalità conviene».

Un progetto di alternanza scuola lavoro grazie al quale gli studenti potranno essere accolti in studi professionali di dottori commercialisti, seguire da vicino la giornata tipo di un professionista, partecipare a convegni e visitare la sede storica della Camera di Commercio di Napoli. Lunedì scorso, nell’aula magna del liceo scientifico «Evangelista Torricelli» di Somma Vesuviana, il presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Nola, Domenico Ranieri, ha incontrato gli alunni delle classi del triennio, nell’ambito del progetto di Istituto di Alternanza scuola lavoro. «La legalità conviene», questo il titolo del percorso, che vedrà protagonisti gli studenti in collaborazione con l’associazione “Libera” contro le mafie, con il partenariato del Comune di Somma Vesuviana e, appunto, dell’Ordine dei commercialisti. Sono intervenuti il preside del Liceo, il professore Sabato D’Agostino, il presidente, dott. Domenico Ranieri, la consigliera comunale, e commercialista, Adele Aliperta, la professoressa Maria Nocerino, referente della Legalità e la professoressa Paola Fico, responsabile ASL. «Questo è un percorso che sta molto a cuore alla nostra scuola –  ha detto Paola Fico – nel quale crediamo fortemente. Nella convinzione che la legalità sia un valore fondamentale in una società civile e che le generazioni future debbano difenderla e promuoverla, lezioni di discipline quali il Diritto e l’Economia, unite ad esempi di legalità, non potranno che giovare alla formazione di giovani studenti che diverranno cittadini attivi del domani». Il presidente Ranieri ha illustrato a grandi linee le sfere di competenza di un dottore commercialista, sottolineando l’importanza di questa figura in ambito lavorativo e le sue possibilità di impiego.  Grazie alla disponibilità dei dottori commercialisti aderenti all’Ordine, i ragazzi saranno accolti negli studi professionali, per poter vedere nelle pratica la giornata tipo di un professionista, parteciperanno a convegni e visiteranno la sede storica della Camera di Commercio di Napoli.

Richiedenti asilo, continua la bagarre a Pomigliano: il sindaco li accoglie in municipio. Ma non si fermano i contrari

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Rifugiati si, rifugiati no: c’è un condominio di Pomigliano in cui sono stati alloggiati che non li vuole. Ovviamente non li vogliono nemmeno quelli di CasaPound, i cui militanti venerdi scorso sono giunti in soccorso dei condomini xenofobi imbrattando i muri della città con messaggi minacciosi del tipo « basta immigrazione ». Ma ieri mattina il sindaco di Pomigliano e la sua maggioranza comunale hanno voluto dare un segnale in controtendenza. Hanno accolto in municipio i giovani richiedenti asilo. Si sono anche fatti fotografare con loro: il primo cittadino, Raffaele Russo, il presidente del consiglio comunale, Maurizio Caiazzo, i capigruppo di Forza Italia e Udc, Peppe Capone e Giovanni Sgammato. Nella stanza della giunta locale c’era anche un esponente dell’opposizione, il capogruppo del Pd, Michele Tufano. Mano tesa di solidarietà, dunque. Ma il fronte del no è sempre in agguato, ostinato come mai. L’altro ieri pomeriggio infatti un gruppo formato da una ventina di condomini del palazzo di via Locatelli, in cui sono ospitati 9 dei 21 richiedenti asilo accolti a Pomigliano, hanno protestato davanti al municipio. Hanno consegnato una richiesta all’ufficio protocollo del Comune. « Vogliamo conoscere – la loro sostanziale rivendicazione – tutti gli atti relativi all’affitto dell’appartamento all’associazione che sta accogliendo i rifugiati ». Il sospetto è che l’alloggio sia stato messo in fitto a un prezzo doppio rispetto a quello di mercato. La settimana scorsa i condomini dello stabile di via Locatelli (uno dei tre edifici di Pomigliano in cui sono ospitati 21 rifugiati) hanno contestato con una lettera firmata dall’amministratore del palazzo la decisione del proprietario dell’appartamento in cui si trovano i richiedenti asilo di affittare l’alloggio all’associazione che si è presa in carico i ragazzi provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa. Per supportare questa posizione sono anche scesi in campo i giovani dell’estrema destra di CasaPound, le cui sedi territoriali si trovano a pochissimi chilometri da Pomigliano. « Si tratta di episodi che non rappresentano lo spirito della città di Pomigliano d’Arco, notoriamente generosa ed accogliente- ha però spiegato ai giovani richiedenti asilo il sindaco Russo – ed è per questo che stamane abbiamo voluto accogliere ufficialmente in Comune questi ragazzi che desideriamo si integrino nella nostra comunità». Russo ha ricevuto dal vescovo di Nola, Francesco Marino, il mandato di riunire i parroci del territorio allo scopo di pianificare un progetto puntato alla diffusione della cultura della solidarietà, dell’accoglienza e dell’integrazione. Solidarietà politica ma non solo. Il sindaco di Pomigliano ha infatti annunciato l’intenzione di coinvolgere i ragazzi rifugiati in progetti di utilità sociale. «Molti di loro parlano e comprendono perfettamente l’italiano, altri dovranno impararlo presto – conferma Russo – per cui abbiamo chiesto di conoscere le loro aspirazioni, le loro competenze, le capacità di ognuno, per far sì che, se vorranno, possano essere coinvolti in attività di utilità sociale, ma anche partecipare alle attività culturali organizzate dal Comune: le festività natalizie potrebbero essere un’occasione per stimolare l’integrazione nel tessuto della comunità».

Sant’Anastasia, tre giorni per la legalità contro la camorra e i soprusi

Le «Giornate della Legalità» fanno tappa a Sant’Anastasia, la cittadina dove è nato il direttore di «La Camorra vista&rivista», il giornalista e scrittore Francesco De Rosa che ha fondato anche le edizioni neomediatalia. Una tre giorni, da domani (venerdì 17 novembre) fino a domenica, densa di incontri, iniziative, testimonianze contro il malaffare, contro ogni forma di sopruso, contro l’illegalità. All’evento promosso dall’associazione «Suoni & Migranti» e che ha il patrocinio del Comune di Sant’Anastasia, hanno aderito Libera, Sos Impresa, Legambiente, Fondazione Polis, il club Lions Sant’Anastasia Monte Somma, l’Unione ciechi e molte altre realtà associative del territorio. Si inizia domani alle 9,30, all’Istituto Luca Pacioli con la presentazione del libro «Il ventre di Scampia», edizioni neomedia e la presenza dell’autore, Emanuele Cerullo. Sempre al Pacioli di viale Europa, alle 16, 30, la presentazione del libro «Fatti di camorra», gli scritti giornalistici di Giancarlo Siani (iod edizioni), con gli interventi di Francesco De Rosa, Geppino Fiorenza (Libera) e i giornalisti Daniela Limoncelli, Francesco Romanetti, entrambi firme del Mattino,  Claudio Silvestri (segretario del sindacato unitario giornalisti campani). Alle 10 di sabato, nell’aula consiliare di Palazzo Siano, con la presenza delle istituzioni cittadine, sarà presentato il «decalogo della legalità», con gli interventi di parlamentari della commissione antimafia e dei vertici delle associazioni aderenti. Domenica, dalle 10 del mattino in via Roma, giochi e gonfiabili a disposizione dei bambini della città per l’iniziativa «La legalità per le giovani generazioni». La «Camorra vista & rivista» sarà poi diffusa, con iniziative simili, in molte altre città campane, in Calabria, in Sicilia, con viaggi di testimonianza. «Porteremo l’impegno dei magistrati che sono nel comitato di redazione – spiega Francesco De Rosa- dei giornalisti tante volte ingiustamente bersagliati da politici, imprenditori e molti altri, perché è l’ora di fare rete, mettere insieme l’impegno di tutti, giornalisti, parlamentari, artisti, intellettuali, cittadini, istituzioni, e onorare l’impegno preso nel 2012 con Amato Lamberti che della rivista fu tra i sostenitori e che indicò idealmente come prosecuzione del grande impegno dell’Osservatorio anticamorra e della sua rivista, quella che per anni ha raccontato la camorra e ogni atteggiamento camorristico con il fine di debellare il fenomeno, che è anche un costume sociale, e metterlo all’angolo». Il progetto della rivista, dal quale nasce il segmento che dà vita alle giornate della legalità, parte da lontano, con reportage, interviste, inchieste e finora ha proposto interventi e riflessioni di Aldo Masullo, Paolo Siani, Ottavio Lucarelli, Vincenzo D’Onofrio, Maurizio Patriciello, Paolo Mancuso e molti altri, con colloqui che sono di fatto testimonianze che sviscerano un fenomeno, quello della camorra, che non è soltanto fatto di «stese», estorsioni, tangenti, clan, ma anche da atteggiamenti, piccoli e grandi soprusi quotidiani. Un concetto che è bene passi dalle scuole e nelle scuole. Qui il decalogo della legalità: