Arancine o arancini? Proviamo a farli insieme!

 Si dice Arancina o Arancino? È la diatriba che da anni divide la Sicilia tra Palermo, rigorosamente al femminile, e Catania che lo esprime al maschile. A mettere la parola fine è stata l’Accademia della Crusca che ha risposto alle migliaia di richieste pervenute dalla Sicilia e non solo. In realtà, l’Accademia considera valide entrambe le forme. Arancino è una versione dialettale. In dialetto siciliano, “aranciu” altro non è che il frutto dell’arancio. In italiano diventa arancio e da qui arancino. La variante dialettale vuole che si indichi con arancio il frutto, e non l’albero. L’arancina invece, sembrerebbe essere il termine più corretto. Se si considera di genere femminile il frutto, invece che l’albero, dire arancina risulta più corretto. Si potrebbe allora concludere che chi dice arancino italianizza il modello morfologico dialettale, mentre chi dice arancina non fa altro che riproporre il modello dell’italiano standard. Questa supposizione troverebbe conferma nell’unica attestazione di arancina che si trova nella letteratura di fine Ottocento: le “arancine di riso grosse ciascuna come un mellone” dei Viceré (1894) del catanese Federico De Roberto, che si atteneva a un modello di lingua di matrice toscana. Ma ciò che a noi poveri golosi interessa, è che siano buone… o buoni? Arancine siciliane. Ricetta per circa 20 arancine Per il riso
  • Kg 1 riso Carnaroli
  • 2,5 di brodo vegetale
  • 1/2 cipolla bianca
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 100 burro
  • 30 di sale
  • 2 bustine di zafferano
  • 200 gr. di parmigiano
Per il ragù
  • 1 cipolla bianca
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • un cucchiaino di zucchero
  • 500 gr. di carne tritata (io preferisco metà bovino e metà suino),
  • mezzo bicchiere di vino rosso
  • 1 l di passata di pomodori
  • 200 gr di piselli surgelati
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • una provola da 200/300 gr
Per la panatura
  • pastella di acqua e farina
  • pan grattato q.b.
  • olio di semi per friggere
Partiamo dal ragù. Facciamo rosolare sedano carote e cipolle con un bel filo d’olio di oliva a fuoco lento. Gli ingredienti non dovranno mai friggere ma consumarsi lentamente.  Durante la cottura aggiungere lo zucchero e continuare a cuocere. Quando le verdure saranno ben appassite aggiungere la carne tritata e i piselli, alzare lievemente la fiamma. Rimestare periodicamente, per dare alla carne la possibilità di insaporirsi nell’olio e nelle verdure. Dopo qualche minuto sfumare la carne e le verdure con il vino rosso, continuare a cuocere a fiamma vivace fino a quando l’alcool non sarà completamente evaporato. Aggiungere un pizzico di sale e una tritata di pepe. A questo punto aggiungere la passata di pomodori, dopo qualche minuto abbassare la fiamma e lasciare cuocere lentamente fino a che non avrete ottenuto un ragù molto asciutto. Mentre il ragù cuoce dedichiamoci al riso. In una teglia fate rosolare lentamente la mezza cipolla nel burro. Quando la cipolla avrà ceduto i suoi aromi al burro, con l’ aiuto di un colino filtrate il burro togliendo la cipolla. Rimettete il burro nella casseruola, alzate la fiamma ed aggiungete il riso. Comincia adesso la fase di tostatura del riso che dovrà essere mescolato nel burro fin quando non assume un colore ambrato. A questo punto, sfumate con il vino bianco. Una volta sfumato il vino aggiungete del brodo vegetale fino a coprire il riso e aggiungetene ogni volta che viene assorbito, per ultimare la cottura. In un mestolo di brodo sciogliete lo zafferano ed aggiungetelo al riso (regolatevi in base al colore!). Aggiungete un po’’ di sale che aggiusterete verso la fine. Quando mancheranno 2 minuti alla fine della cottura, togliete la casseruola dal fuoco, aggiungete il parmigiano e mantecate il riso dal basso verso l’alto. Quando il riso avrà assorbito il parmigiano, versatelo in un recipiente e lasciatelo raffreddare. Quando anche il ragù sarà pronto, lasciatelo raffreddare in una pirofila . Una volta che i semilavorati saranno ben freddi, passiamo all’assemblaggio: Disponete su un tavolo, tutto ciò che serve per la creazione delle aracine, quindi: il contenitore con il riso, il ragù, un piatto fondo con la pastella, un piatto grande con del pangrattato al quale avrete aggiunto del sale e pepe, un recipiente per riporre le arancine una volta pronte. Con una mano prendete un pugno di riso, disponetelo sull’altra leggermente a conca e livellate il riso fino quasi a rivestire il palmo della mano. Prendete una cucchiaiata di ragù di carne e disponetela al centro del riso. Al centro del ragù disponete un tocchetto di provola. Con la mano libera prendete un altro piccolo pugno di riso e cercate di dargli la forma del precedente aiutandovi con il dorso della mano occupata. Ponete la mano rivestita solo del riso sull’altra mano e cercate di unire delicatamente le due parti. Non preoccupatevi se non viene perfetta, potete sempre prendere del riso e tappare eventuali buchi e poi aggiustare il tutto con le mani. Ponete l’arancina nel piatto con l’albume e con l’aiuto di due cucchiai rigiratela all’interno. Passatela poi nel pangrattato e panatela delicatamente. Quando saranno tutte pronte potete friggerle. Per la frittura è importante che l’’olio sia abbondante, deve ricoprire almeno per metà le arancine. La fiamma deve essere media. Le arancine devono avere il tempo di diventare ambrate e di riscaldarsi all’interno. Man mano che friggete le arancine riponetele in una ciotola foderata di carta assorbente e lasciatele riposare un paio di minuti prima di mangiarle. In questo modo il calore si diffonderà all’interno. Buon appetito Maria Almavilla

Torna la Festa dell’Albero. Sei curiosità sui giganti dei boschi

La festa dell’Albero all’Orto Botanico di Napoli. Tre giorni di eventi.   Torna all’Orto Botanico di Napoli la grande “Festa dell’albero”: un evento, a ingresso libero, che richiama sempre migliaia di partecipanti e vuole sensibilizzare i cittadini alla tutela dell’ambiente. La Festa, giunta alla sua VII edizione, si terrà dal 19 al 21 Novembre 2017 e quest’anno seguirà il tema: “Mondo Albero: natura, vita segreta e cura”. In questi tre giorni, grazie a un ricco programma di attività condotte da diverse associazioni culturali ed artistiche, sarà possibile scoprire il “mondo dell’albero” in tutti i suoi aspetti. Dal flash mob “Abbraccia l’Albero” che sarà introdotto da un segnale degli attori de “I Teatrini”, allo spettacolo per bambini (domenica 19, alle ore 11.00). Passando per la scoperta della “Simbiosi”, un laboratorio a cura de Le Nuvole Scienza, con Laura Pellegrini e Gianluca Vitiello, che racconterà le strette relazioni che si stabiliscono tra organismi appartenenti ai diversi regni della vita. O ancora si potrà curiosare tra le relazioni che gli alberi instaurano con gli animali, grazie a un laboratorio a cura dell’Associazione ASNU (Associazione Scienze Naturali Unina). La Festa dell’albero è un inno a queste straordinarie specie vegetali a cui dobbiamo la nostra sopravvivenza. E allora ecco dieci curiosità sugli alberi che non sapevi. 1. Quanti alberi ci sono in Italia? Nel 2008, un censimento effettuato dal Corpo forestale dello Stato stimava la presenza di circa 12 miliardi di alberi: quasi 200 a testa (dati del 2008). La regione che ne ha di più è l’Emilia-Romagna, con 1.815 alberi per ettaro. Chiudono la classifica Sicilia e Valle d’Aosta, rispettivamente con 760 e 715 alberi/ettaro. Un patrimonio, però, che si riduce sempre più per colpa della cementificazione e degli incendi dolosi, con conseguenze gravissime. 2. Perché i boschi sono verdi? Ogni oggetto sulla nostra Terra assume il colore relativo alla banda di luce che riflette. Se assorbe tutto lo spettro sarà nero. Se lo riflette tutto sarà bianco. Ebbene le foglie degli alberi non sono in grado di assorbire e sfruttare la banda di luce che corrisponde al colore verde, che per tanto viene riflessa donando al bosco il suo colore verde. “Colpa” della clorofilla. 3. Alberi famosi La pianta più antica custodita nel più antico giardino botanico universitario del mondo (che per inciso è l’Orto Botanico di Padova) è la cosiddetta Palma di Goethe. Mentre un’altra pianta “famosa” è una quercia millenaria che risale al 1585: alta una quindicina di metri, si trova ad Allouville-Bellefosse, in Francia. L’albero, colpito da un fulmine, è stato trasformato in una piccola chiesetta. 4. Alberi esplosivi L’Hura crepitans (o albero dei delfini) ha il tronco coperto di spine e secerne una linfa velenosa, un tempo usata dagli indigeni dell’Amazzonia per avvelenare le frecce. Ma la vera particolarità di quest’albero  sono i frutti: quando sono maturi esplodono, sparando i semi fino a 100 m di distanza! 5. Previsioni… di fioriture Si sa: in autunno le foglie ingialliscono e cadono, in primavera gli alberi fioriscono. È così che in alcune regioni del Nord America vengono pubblicati dei bollettini particolari per seguire le variazioni cromatiche del fogliame. Mentre in Giappone, è tradizione pubblicare i “bollettini di fioritura” degli alberi simbolo di questo stato asiatico: il ciliegio. 6. C’è un limite all’altezza degli alberi? Certo che sì. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori dopo aver esaminato alcuni esemplari di sequioie (Sequoia sempervirens): notoriamente gli alberi più alti del mondo. Secondo lo studio il limite è 130 metri: l’acqua assimilata dalle radici non riuscirebbe a raggiungere le foglie situate oltre i 130 metri di altezza.      

Chiusura Coop Arenaccia, l’assemblea dei lavoratori: corteo di quartiere alla Regione. Serrata all’Immacolata e il 13 dicembre

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Stamattina si è svolta l’assemblea dei circa 100 lavoratori del supermercato Coop di via Arenaccia, a Napoli, il negozio della grande distribuzione che la coop toscana Unicoop Tirreno vuole chiudere entro il prossimo 31 dicembre, insieme con quello di Santa Maria Capua Vetere. Intanto l’assemblea di stamane dei dipendenti dell’Arenaccia ha deciso per l’organizzazione di un corteo entro la prossima settimana, una manifestazione che partirà da via Arenaccia e che terminerà sotto le mura della presidenza della giunta regionale, palazzo Santa Lucia. « Decideremo insieme la data della manifestazione giovedi prossimo – spiega Salvatore Arena, delegato della Uiltucs – vogliamo che sia un corteo in grado di coinvolgere tutto il quartiere ». Nel frattempo la livornese Unicoop Tirreno non vuole rinunciare agli incassi natalizi per cui ha deciso di chiudere il negozio napoletano a partire da gennaio. Ma le maestranze hanno già fatto sapere che se questa situazione non dovesse cambiare allora sarà un dicembre amaro anche per le casse di Unicoop. Le maestranze hanno infatti inviato alla cooperativa la lettera di non adesione all’apertura del prossimo 8 dicembre, giorno dell’Immacolata. A differenza dell’anno scorso si profila dunque una serrata del supermercato partenopeo in una delle giornate più proficue per gli affari della grande distribuzione. Poi, il 13 dicembre, il supermercato chiuderà di nuovo, stavolta nell’ambito dello sciopero deciso da Uiltucs, Filcams Cgil e Fisascat in tutti i 100 punti vendita della cooperativa di Vignale Riotorto. Le tre organizzazioni di categoria hanno tenuto insieme stamattina l’assemblea di via Arenaccia. I rapporti tra i sindacati napoletani e Unicoop sono tesissimi.« Siamo fortemente preoccupati per la vertenza, chiediamo chiarezza ! – conclude Luana Di Tuoro, segretaria generale della Filcams Cgil di Napoli e della Campania – Unicoop Tirreno deve dare risposte in merito ai livelli occupazionali di più di cento famiglie »

Somma Vesuviana, Domenico Pentella al PizzaUnesco 2017

Nella seconda edizione del contest internazionale #pizzaUnesco, Somma Vesuviana può dirsi orgogliosa di un suo conterraneo. La sua pizza tra le più visualizzate.

 

Si è svolta in questi giorni, nell’incantevole cornice di Palazzo Caracciolo, la seconda edizione del contest #pizzaUnesco, per sostenere il riconoscimento Unesco dell’arte del pizzaiolo napoletano, come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. L’ evento di rilevanza mondiale, voluto da MysocialRecipe, piattaforma nata dalla mente geniale della giovane Francesca Marino, per dare la possibilità a tutti i creativi del Food, di dare certificazione alle proprie idee originali. Al contest hanno partecipato 232 pizzaioli provenienti da 24 paesi. Orgogliosa l’ideatrice, affiancata dal Commissario della Camera di commercio di Napoli Girolamo Pettrone, per il risultato e la risonanza internazionale dell’evento. Tanti i premi e le menzioni speciali per i pizzaioli presenti, protagonisti tutti allo tesso modo, con creazioni buone e originali.  Vincitore Giuseppe Vitiello con la sua pizza realizzata con due impasti sovrapposti. Ma grande soddisfazione è giunta anche per Somma Vesuviana, uno dei suoi concittadini si è infatti distinto per la sua originalissima pizza “Papillon”.  Domenico Pentella che è nato a Somma e a Somma Vesuviana ha vissuto per anni prima di imbarcarsi per una nuova avventura professionale in quel di Prato, ha vinto infatti un premio speciale, la sua pizza è stata “la più letta sul Web”. Il Mediano lo ha raggiunto per chiedergli di raccontare la sua esperienza, il suo precorso fino ad oggi.

«Domenico dicci di te, come comincia il tuo percorso?»

«Sono nato a Napoli e vissuto per anni a Somma Vesuviana. Qui ho aperto il mio primo locale dopo aver frequentato l’istituto alberghiero di Ottaviano e fatto tanta gavetta. E’ nel mio locale che prendeva forma la passione per la pizza. La mia formazione partiva così. C’è stata poi l’occasione di un colloquio per Rosso Pomodoro, ed è nata l’opportunità di lavorare a Prato, dove sono da otto anni ormai. Otto anni di crescita.»

«Un’esperienza che ti ha formato ulteriormente.»

«Sicuramente. E’ stato importante incrociare tante persone, ognuna con il proprio stile, si apprende da tutti, fino ad avere una propria impronta.»

«Come è nata l’idea della papillon?»

«Io ho iniziato dalla sala, anche durante gli studi. Il papillon era il ricordo delle prime esperienze. Era una pizza che facevo anche nel mio locale, con tantissimo successo.»

«Gli ingredienti?»

«Diciamo prima di tutto che è una pizza molto versatile con gusti che possono variare, volendo.  La ricetta base, depositata anche sul sito MysocialRecipe prevede un ripieno al centro composto da ricotta di bufala, mozzarella, fior di latte dei monti Lattari, salame Napoli. Condimento dato dal datterino giallo di Battipaglia, pomodoro del piennolo dell’area vesuviana, provola di Agerola con bresaola di bufala punta d’anca e scagliette di grana, pesto di basilico e ricotta dura salata, ed una fettina di limone.»

«ll sito che hai citato è stata una manna dal cielo per tanti, è così?»

«Si assolutamente. Tutto questo è cominciato proprio grazie alla piattaforma. L’incontro è stato al Pizza Village, per il Mondiale della pizza questa estate. La piattaforma MysocialRecipe era presente, ha chiesto a noi pizzaioli di realizzare una pizza per il contest #pizzaUnesco. Abbiamo risposto con entusiasmo, eravamo tantissimi, da tutto il mondo. Francesca Marino l’ideatrice, è stata veramente essenziale. Proprio a breve dovrebbe essere data la possibilità alla pizza di diventare patrimonio dell’umanità. Uno dei promotori è proprio Rosso Pomodoro che ha esportato la pizza, in tutto il mondo.»

«Come si è svolto il contest che ti ha visto tra i vincitori?»

«Eravamo tantissimisono state scelte dieci pizze. Messe in rete, una giuria doveva scegliere il vincitore. Oltre questo, per undici pizze si è decisa una menzione speciale. Tra queste menzioni speciali sono stato orgoglioso di vincere con la mia Papillon il riconoscimento per la pizza “più letta” sul web, un riconoscimento importante che fa capire che il mio lavoro ha raggiunto tante persone.»

«Ci sarà una festa ad accoglierti»?

«Sicuramente. Intanto ringrazio la mia famiglia e Rosso Pomodoro che mi ha affiancato in questo percorso, bellissimo il dono della giacca che ricordava le 100.000 visualizzazioni.»

«Cosa diresti ai giovani appassionati di cucina che vorrebbero intraprendere una carriera come la tua? »

«Che sicuramente la scuola è essenziale per avere una preparazione di base. Per un ragazzo con questa passione, l’alberghiero è fondamentale. Poi viene la gavetta, il lavoro duro. E’ una grande fatica che richiede tanti sacrifici, ma che alla fine ti regala tante soddisfazioni.»

Totò Riina avrebbe potuto scrivere nel suo testamento: “ Cumpari, vi lascio una mafia in splendida forma…”.

Ha scritto Isaia Sales che dobbiamo accettare come verità storica il fatto che “dei rozzi criminali, di umili origini contadine o plebee, hanno fatto e stanno facendo la storia”.  Potrebbe essere un epitaffio, vero e terribile, per Totò Riina. Ma dovremmo aggiungervi che la storia ideale, la vera storia, l’hanno scritta, con la verità e con il loro sangue, Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino e Peppino Impastato.   “Cosa Nostra non è un anti –Stato, ma piuttosto un’organizzazione parallela” (G.Falcone).   Dunque, Totò Riina è stato tra quelli – quelli in prima fila- che hanno fatto la storia d’Italia degli ultimi sessanta anni: proprio lui, il Riina che, quando lo vedemmo per la prima volta in TV il 15 gennaio 1993, il giorno dell’arresto, non ci persuase: è un depistaggio, pensammo in molti, questo ruvido contadino con la coppola non può essere il capo della mafia. Non sapevamo nulla, della vera storia d’Italia. Eppure Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino avevano già da tempo incominciato a srotolare le carte segrete, a scoperchiare i vasi, a squadernare sotto i nostri occhi brani e squarci di una verità mostruosa e avevano già pagato con la vita questa loro audacia. Riina aveva le idee chiare fin dal primo momento: Antonino Giuffré, uno dei più importanti collaboratori di giustizia, disse nel 2002 che i corleonesi avevano scatenato, all’inizio degli anni ’80, la guerra contro la cupola palermitana e contro Stefano Bontate con un preciso obiettivo: “mettersi nelle mani l’economia di Palermo prima, e della Sicilia dopo.”. Ma prima di eliminare Bontate, che era il principe dei salotti, che aveva frequentato il liceo e parlava correntemente francese e inglese, Riina il “viddanu”, il campagnolo – don Stefano così lo chiamava – gli carpì tutti i segreti, i nomi dei politici, i nodi delle trame che portavano ai potenti della politica nazionale. Avremo modo di tornare sul ruolo “storico” di Totò Riina. Oggi, ascoltando i primi commenti “ufficiali” sulla sua morte, mi domandavo se in questi anni di isolamento in cella il boss si fosse mai chiesto che Italia lasciava. La risposta non era difficile, in apparenza. Il suo erede, Matteo Messina Denaro, è latitante da più di 20 anni, ha frequentato le scuole, controlla una quota importante dell’economia della Sicilia, investe danaro in settori strategici del mercato nazionale. E poi bisogna liberarsi dalle immagini di “Provenzano che mangia cicoria e ricotta” e dei bunker “in cui si nascondono i capicosca calabresi”. In un convegno che si tenne alla Bocconi nel novembre del 2011 i relatori ricordarono che già negli anni ’60 la mafia pensava in grande intorno agli affari: “ dal piano regolatore di Palermo curato da Vito Ciancimino, lo stesso che poi investirà i suoi soldi in banche svizzere, olandesi e canadesi, alla tecnologia per la radarterapia oncologica all’avanguardia in Europa della Clinica “Villa Teresa”di Michele Aiello, condannato a 15 anni di reclusione e in grado di interloquire con il Presidente della Regione”. Totò Riina lascia una mafia capace di costruire un giro di affari di 175 miliardi di euro, “pari a circa il 7% del Pil”: l’hanno scritto Elio Vetri e Antonio Laudati in uno studio pubblicato nel 2009. Nello stesso anno il Centro Studi “Pio La Torre” ha documentato, per “la Mafia Spa”, un utile netto di bilancio pari a 78 miliardi di euro. Dalla disponibilità di tali quantità di danaro deriva, fatalmente, una conseguenza paradossale, sottolineata da Ivan Lo Bello e da altri studiosi: mafia, ‘ndrangheta e camorra “regolano” alcuni mercati, a partire proprio dai “mercati protetti”, i quali, scrivono i relatori della “Bocconi”, non solo favoriscono l’incontro tra mafia e impresa, ma sono anche “il principale serbatoio che alimenta la zona grigia delle collusioni e delle connivenze”. E citano il lucido articolo che Piero Ostellino pubblicò sul “Corriere della Sera” il 18 ottobre 2003: “Che a sporcarsi le mani con le mafie sia solo la politica è una balla. Se le sporca molto di più la società civile” degli imprenditori, delle banche, degli intermediari finanziari. Falcone l’aveva detto con spietata chiarezza: “ Il dialogo Stato-Mafia, con gli alti e bassi tra i due ordinamenti, dimostra che Cosa Nostra non è un anti –Stato, ma piuttosto un’organizzazione parallela”. Forse nell’ultimo lampo di lucidità Totò Riina avrà pensato che se ne andava da vincitore.  Però la storia vera, quella che non si ferma al presente, ma orienta il futuro, la fanno coloro che combattono per un ideale. La storia dell’Italia la possono ancora scrivere Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino, perché hanno dimostrato con il sacrificio della vita la grandezza della verità in cui credevano. La può scrivere, la storia dell’Italia – di un’Italia grande e non miserabile- Peppino Impastato, che si ribellò alla cultura mafiosa in nome della Verità e della Legge, e venne ucciso dalla mafia e dai suoi alleati più volte: prima con le armi, poi con le calunnie e con le falsità e con i depistaggi. Ma Peppino Impastato nel quadro di Gaetano Porcasi, che apre l’articolo, e il giudice Rosario Livatino nel ritratto di Silvia Emme, che pubblichiamo in appendice, ci dicono che chi combatte per un ideale vive per sempre nella storia: nella storia muore solo chi si è infangato nella mediocrità feroce del Male.    

M5S, Saiello: “Vertenza ex Nola Ambiente, bloccata legge in cui la Regione sconfessava se stessa”

Il consigliere regionale M5S: “Gli operatori devono essere ricollocati senza perdere i diritti acquisiti”. E’ un caso più unico che raro quello in cui un ente sconfessa se stesso, violando palesemente una legge partorita dalla sua maggioranza e, nello stesso tempo, calpestando i sacrosanti diritti di 50 lavoratori. L’ente in questione è la Regione Campania e i lavoratori che hanno rischiato di fare le spese di questa sempre più scellerata gestione amministrativa sono i dipendenti della Nola Ambiente”. E’ quanto rivela il consigliere regionale M5S e componente della Commissione Attività produttive Gennaro Saiello, che da tempo ha sposato la vertenza degli operatori dell’azienda dell’area nolana di Boscofangone. Vertenza oggetto del question time nell’aula del Consiglio, nel corso del quale Saiello, nel ricordare che l’impianto è stato rilevato dalla Gori, ha sottolineato che non sono state attuate le procedure di riassorbimento dei lavoratori ex Nola Ambiente secondo quanto previsto dalla normativa regionale che prevede che “il personale che opera nel settore dei servizi idrici è soggetto al passaggio diretto ed immediato al gestore del servizio idrico integrato con la salvaguardia delle condizioni contrattuali, collettive e individuali in atto”. “Smentendo se stessa – denuncia Saiello – e in linea con i principi di confusione e approssimazione che ispirano questo governo regionale, il concordato siglato con Regione e Gori ha stabilito che il personale verrà assunto ex novo, con conseguente azzeramento dei diritti acquisiti e dell’anzianità di servizio. Un paradosso che siamo riusciti a bloccare impegnando la Regione, nella persona del vicepresidente Fulvio Bonavitacola, a rivedere gli accordi”. “Ora bisogna far presto – conclude il consigliere M5S – perché sono già in atto le procedure di licenziamento, scattate il 25 ottobre. Procedure non ancora ritirate dall’azienda, in quanto la Regione ha inviato una generica nota di rinvio della consegna dell’impianto a Gori senza imporre, nel frattempo, il ritiro dei licenziamenti. I lavoratori sono giustamente preoccupati per il loro destino. Non permetteremo che persone che hanno sacrificato ben 25 anni della loro vita lavorativa, vedano cancellati sacrosanti diritti maturati, così come non consentiremo che venga violata una legge, tra l’altro dallo stesso ente che l’ha approvata e sponsorizzata”.

Parco del Vesuvio, il 21 Novembre 2017 si rinnova l’appuntamento annuale con l’iniziativa della “Festa dell’Albero.

Il 21 Novembre 2017 si rinnova l’appuntamento annuale con l’iniziativa della “Festa dell’Albero”, con il coinvolgimento dell’Assessorato all’ Agricoltura e Foreste della Regione Campania, dei Carabinieri del Comando Tutela Forestale, Ambientale ed Agroalimentare,in collaborazione con Legambiente ed altre associazioni locali. L’iniziativa rientra nell’ambito più generale della Giornata Nazionale degli Alberi promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Gli alberi sono i polmoni verdi del pianeta, assorbono anidride carbonica e restituiscono ossigeno, rendono più belli i nostri territori evidenziandone le diversità, hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico. Pochi alberi piantumati possono compensare la CO2 prodotta dal consumo annuo di elettricità di una famiglia, ridurre l’inquinamento dell’aria, prevenire la perdita di biodiversità. Il Ministero dell’Ambiente e Legambiente, con il sostegno di alcuni partners tecnici ( Federlegnoarredo, Con.Legno, Consorzio Servizi Legno sughero, Assocarta e AFI-Associazione forestale italiana) promuoveranno le attività di piantumazione simbolica in alcune aree protette colpite da incendi, che sono le seguenti: Parco Nazionale del Vesuvio, Parco Nazionale della Majella, Parco Nazionale della Sila, Parco Nazionale del Pollino, Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Parco Nazionale del Gargano, Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi, Sistema Roma Natura.” “Quest’anno – dichiara Agostino Casillo Presidente dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio – intendiamo porre l’attenzione su un tema strettamente legato alla tutela dei boschi, ovvero il contrasto agli incendi boschivi, fenomeno che purtroppo ogni estate si ripresenta portando alla perdita di centinaia di migliaia di ettari di boschi e foreste” . Ogni Parco individuerà un luogo simbolico (la sede del Parco, un luogo pubblico di aggregazione, un giardino scolastico, un bene comune ) in cui piantumare un albero in contemporanea in tutti parchi alle ore 12.00 del 21 novembre. Nel Parco Nazionale del Vesuvio l’iniziativa si terrà il 21 Novembre 2017, a partire dalle ore 10,00, presso il Museo all’Aperto – Osservatorio Ambiente e Legalità del Parco Nazionale del Vesuvio. All’ iniziativa è prevista la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni nazionali, regionali e locali. Altre iniziative organizzate dalle istituzioni scolastiche sono previste a Terzigno, Somma Vesuviana, Ottaviano e Boscoreale. Il Presidente Casillo, inoltre, ha inviato una nota a tutte le scuole del Parco del Vesuvio invitandole a partecipare all’iniziativa. che volessero partecipare con delegazioni. “Infine – Casillo ricorda – che come ogni anno l’Ente Parco ha richiesto ed ottenuto dal Settore Foreste della Regione Campania delle piantine forestali e le stesse sono state messe a disposizione delle scuole dei Comuni del Parco per piantumarle negli spazi verdi dei loro Istituti.” Per maggiori informazioni sulla partecipazione, sulla richiesta e sul ritiro di piante da porre a dimora potrà contattare gli uffici dell’Ente Parco al 081 8653911 in orario d’ufficio e fino a lunedì 20 Novembre per concordare le modalità di ritiro.  

Somma Vesuviana. Questione Tari. Il sindaco e l’assessore ai Tributi chiariscono: “Imposta corretta, non è dovuto alcun rimborso”

Tassa dei rifiuti gonfiata e ipotesi di rimborsi. A fare chiarezza sulla questione sollevata in questi giorni su tutti i giornali e che riguarda i Comuni di tutta Italia arriva il commento del sindaco Salvatore Di Sarno e dell’assessore ai Tributi Raffaele Irollo: i cittadini  di Somma possono stare tranquilli non hanno mai pagato la tariffa “doppia”. Ecco di seguito il testo di una lettera aperta alla città. Gentili cittadini, Apprendiamo da più parti che molti di voi sono preoccupati sull’indebita applicazione della parte variabile della Tari alle pertinenze delle abitazioni. Considerato che tali notizie trattano un fenomeno generale e scaturente dal question time avvenuto in Commissione Finanza alla Camera dei Deputati, ci è sembrato doveroso chiarire che il nostro Ente non ha indebitamente applicato l’imposta e che, di conseguenza, non è dovuto alcun rimborso. Per chiarezza, di seguito viene esposto lo stralcio del regolamento IUC di cui la Tari è parte ai sensi della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014). Inoltre, si specifica che il Regolamento comunale è stato regolarmente trasmesso ai sensi della vigente normativa al MEF ed ai sensi dell’articolo 35 comma 3 (disciplinante la tariffa delle utenze domestiche) la lettera della normativa nazionale è pienamente rispettata, infatti: “Gli immobili classificati nelle categorie C2, C6, C7, di natura accessoria e pertinenziale alle civili abitazioni ubicate nel territorio comunale, anche se iscritte in catasto unitamente all’abitazione, sono considerate utenze domestiche e su di esse si applica la sola quota fissa in ragione del numero di componenti il nucleo familiare relativo alla civile abitazione di cui l’immobile è pertinenza. Qualora l’immobile classificato nelle categorie C2, C6, C7 non rappresenti una pertinenza di una civile abitazione si applica il comma 7 dell’articolo successivo.” Tuttavia, al fine di garantire il maggior rispetto possibile della normativa, è stato altresì verificato che il P.E.F. ed il ruolo conseguente del tributo tengano correttamente conto delle riduzioni di parte variabile del tributo in relazione alle pertinenze. Tutto quanto rappresentato si specifica che le vicende rappresentate  anche da diverse testate giornalistiche nazionali in riferimento a numerose amministrazioni comunali italiane non riguardano il Comune di Somma Vesuviana ed i suoi cittadini.

Il Primo Circolo Didattico in piazza per la tutela del diritto alla salute nell’infanzia

L’evento è promosso dal Primo Circolo Didattico, in collaborazione con il Comune di San Giuseppe Vesuviano, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia.   Domani mattina, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia, il Primo Circolo Didattico, in collaborazione con il Comune di San Giuseppe Vesuviano, sarà in piazza Garibaldi, a partire dalle ore 10:00, per promuovere la tutela del diritto alla salute nell’infanzia. Interverranno: – Dott.ssa Maria Rosaria Fornaro – Dirigente Scolastico del Primo Circolo Didattico; – Dott.ssa Graziella Ranieri – Medico Otorinolaringoiatra; – Dott.ssa Emilia Carillo – Medico di Medicina Generale ed Assessore alla Salute Pubblica; – Prof. Giovanni Boccia – Dipartimento di Medicina e chirurgia – Università degli Studi di Salerno; – Dott. Nicola Trinchese – Medico Epidemiologo dell’ASL NA3 SUD. Nel corso della manifestazione le famiglie incontreranno gli operatori sanitari che si sono resi disponibili ad offrire i loro consigli ai genitori che ne faranno richiesta. Dal tramonto in poi il Monumento ai Caduti si illuminerà di blu in segno di sensibilizzazione alla tutela del diritto alla salute nell’infanzia.  

Un anno in viaggio. Due cuori napoletani in Asia

Mollo tutto e parto. Una blogger e un naturalista napoletiani, gli Anim&erranti, e il loro viaggio di un anno   Si sono trovati per caso o per destino. Entrambi di ritorno da un viaggio zaino in spalla, lui da un tour del Vietnam e lei dal Cammino di Santiago de Compostela. Sono la blogger Annalisa Galloni e il naturalista Francesco Riccio, 31 anni lei e 32 lui, meglio conosciuti nel mondo del web come “Anim&rranti”. Entrambi napoletani hanno deciso di mollare tutto e dedicarsi alla loro più grande passione: viaggiare. È così che lo scorso 15 settembre sono decollati per il loro primo viaggio insieme. Un viaggio che durerà un anno, macchina fotografica al collo, che li porterà in giro per l’Asia. Sempre armati di sorrisi e di un profondo rispetto per le culture che incontrano, Annalisa Galloni e Francesco Riccio hanno un unico imperativo per il loro viaggio: non programmare nulla. «Abbiamo provveduto solo alle questioni burocratiche fondamentali, come i vaccini consigliati, i visti necessari per accedere ai primi due paesi che visiteremo, l’assicurazione sanitaria» spiegano. Hanno scelto i paesi che visiteranno, i luoghi e le culture: attraverseranno Mongolia, Vietnam, Cambogia, poi Myanmar, Thailandia, Malesia, Singapore, Borneo, Nepal, fino a raggiungere l’India. Ma nessuna data è prestabilita. «Vogliamo che il nostro sia un viaggio “senza tempo”. Un viaggio in cui tutto può cambiare, giorno dopo giorno, in cui tutto è possibile». Il loro sarà dunque un viaggio lento, di conoscenza e di ricerca, con lunghi spostamenti via bus e treno, attraversando da nord a sud e da est a ovest, i paesi e le culture dell’Asia, fino a raggiungere i luoghi più lontani e remoti, meno conosciuti e più autentici, dell’intero continente. La prima tappa è stata la Mongolia, dove hanno effettuato un tour di ben 2.800 km fino a raggiungere il deserto del Gobi. In questa terra così lontana e diversa dall’Italia che siamo abituati a vivere, sono stati ospitati da famiglie nomadi, che vivono tra deserto e steppa, in “case-tenda” chiamate Gher, che le famiglie montano e smontano continuamente, spostandosi da un posto all’altro a seconda del clima e delle temperature per garantire la sopravvivenza della propria famiglia, della propria mandria e del proprio gregge. Nella vita di queste persone, che scorre a tutt’altro ritmo rispetto a quello a cui siamo abituati noi occidentali, non c’è spazio per il superfluo. E a volte neanche per quello che noi riteniamo indispensabile, come l’acqua corrente o il frigorifero. Ma a ripagare della fatica, la notte c’è un cielo stellato che mette a tacere qualsiasi perplessità e che ci riporta al nostro vero posto nel mondo: un piccolissimo puntino nell’immensità dell’Universo. Terminato il tour della Mongolia, salutate le famiglie nomadi e i loro cammelli, Annalisa e Francesco hanno raggiunto il Vietnam, dove si trovano attualmente. E dopo una breve pausa relax sulle spiagge dell’isola di Cat Ba, sono andati a scoprire le foreste del nord e aeree ad elevata biodiversità, tutti siti dichiarati patrimonio mondiale UNESCO. Sul loro blog e la pagina Facebook Anim&rranti non postano solo foto da angoli remoti del mondo. Ma con video e time-lapse mostrano davvero ciò che vedono attraverso i loro occhi azzurri, anche quando la fatica si fa sentire. Quando ci sono difficoltà in viaggio, bisogna affrontare lunghi spostamenti in pullman. Le due Anim&rranti raccontano il loro viaggio, ma danno anche numerosi consigli a chi volesse intraprendere la loro stessa strada. E raccontano la vita di tutti i giorni insieme alle persone e alle famiglie che incontrano nel loro cammino e che li ospitano. Come? Tramite “Project Souls” un’iniziativa di natura sociale nata per raccontare dal vivo le vite, le culture, le tradizioni e le realtà dei popoli asiatici che via via incontreranno lungo il cammino e che documenteranno con interviste, video-reportage e foto-gallery. Sono stati infatti ammessi in luoghi e momenti di vita privata non accessibili a tutti i viaggiatori, dalle scuole primarie del Vietnam alle cerimonie funebri della Mongolia. Ma Annalisa Galloni e Francesco Riccio non si limitano a raccontare solo panorami mozzafiato, culture e popoli, cibi e tradizioni, o la loro vita quotidiana tra cuccioli di cammelli da salvare, nuovi sapori e nuove amicizie. Nello zaino hanno anche un altro progetto: “Scienza in viaggio”. Un’iniziativa di natura ambientale dai fini divulgativi che li vede collaborare con Ardea Onlus, l’Associazione NoProfit per la Ricerca, Divulgazione e l’Educazione Ambientale, con l’intento di fornire una mappatura delle specie animali e vegetali che incontreranno lungo il proprio cammino e la pubblicazione di articoli divulgativi con lo scopo di approfondire la conoscenza di specie animali ed endemismi poco studiati.