Epifania, a Napoli giocattoli a migranti in Piazza Duomo

Si rinnova la Befana dei migranti a Napoli con la presenza del cardinale Crescenzio Sepe che ha aperto la distribuzione dei giocattoli per i bambini delle comunità degli immigrati che vivono in città organizzata dal presidente provinciale di MCL, Movimento cristiano lavoratori, Michele Cutolo. 500 bambini individuati tra i più bisognosi della città appartenenti alle varie etnie (polacchi, eritrei, bulgari, cinesi, ucraini, libici, sudan) sono stati i destinatari dei regali. Un momento di gioia che segue la messa in Duomo durante la quale i migranti sono stati i veri protagonisti con balli e canti tradizionali. Il cardinale Sepe ha salutato i presenti nelle loro lingue e nell’omelia ha sottolineato “l’importanza di accogliere migranti e rifugiati che sono persone in cerca di pace e serenità: quelli che già vivono qui a Napoli e quelli che attraversano il mare con la speranza nel cuore. Come dice il Santo Padre, sono una speranza che dobbiamo accogliere, sono nostri fratelli”.

Ottaviano, Chiesa del Rosario: l’” Adorazione dei Magi” di Andrea Boscoli, raffinato e misterioso pittore (1560-1607).

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Prevalgono nell’ “Adorazione” ottavianese gli elementi di una “visione” popolare della scena: i Magi pare che siano mercanti venuti a mostrare oggetti preziosi al Bambino e alla Madre. L’opera appartiene all’ultima produzione del Boscoli: lo dimostrano la trattazione “sfaldata” del colore e i toni caldi della tavolozza. Come il quadro è arrivato a Ottaviano.   L’ “Adorazione dei Magi”, che Francesco Abbate attribuì al pittore fiorentino Andrea Boscoli, sta sulla parete destra del coro dell’altare maggiore, e fronteggia un altro capolavoro, la “Deposizione” di Francesco Curia:i due quadri offrono una splendida sintesi dello stato della pittura tra Napoli e Firenze negli anni in cui Caravaggio  gettava le basi per la rivoluzione. Ci limitiamo a ricordare che Boscoli fu un disegnatore di grande originalità: qualche studioso – E. Knab, per esempio – ritiene che alle sue “penne” si sia ispirato anche Jacques Callot. Nei quadri la cifra stilistica fondamentale è il movimento della scena: nell’opera ottavianese (cm.350 x cm.250) l’adorazione dei Magi ha perso quasi del tutto i caratteri mistici, per trasformarsi in una recita popolare, nell’esibizione, direi, mercantile di oggetti preziosi alla Madre e al Figlio. Mercanti sembrano i due Magi, quello inginocchiato, e quello in piedi, che fa da “asse” all’impaginazione –  da notare il prezioso color vermiglio manierista delle sue calze -: e l’”immagine” viene confermata dalla figura del servo che, in primo piano, rovista tra gli oggetti conservati in un baule. Il dettaglio realistico richiama il movimentato “brano” delle “Nozze di Cana”- l’opera è conservata agli Uffizi – in cui il servo cerca di fermare la corsa del cane ( v.foto in appendice). Ma il quadro ottavianese è più importante del quadro degli Uffizi, non solo per la complessità del disegno che diventa virtuosistico nella definizione del panneggio, non solo per il sovrapporsi dei piani che tuttavia inclinano da ogni lato verso lo stesso punto, e cioè il Bambino seduto sulle ginocchia della Madre, ma anche, e,direi, soprattutto, per il trattamento del colore, che è, in ogni pennellata, imbevuto di luce, tanto da produrre la suggestione di una tessitura cromatica sfaldata. Sotto questo aspetto, l’ “Adorazione” ottavianese richiama due opere che il Boscoli eseguì durante il soggiorno  nelle Marche, negli ultimi sei anni della sua vita: la “Natività” di Fabriano e la “ Madonna della cintola” conservata a Macerata. Boscoli fu anche poeta, e si interessò anche di astrologia: ma di questo interesse per i misteri degli astri non ci sono segni manifesti nell’ “Adorazione”, il cui tema offriva all’ “astrologo” non pochi spunti di riflessione. Ricordiamo che la storia dell’arrivo dei Magi piaceva ai Medici, i quali furono sempre convinti di essere stati i salvatori della città, di aver portato a Firenze oro, incenso e mirra: la scena viene trattata frequentemente nella pittura “patrocinata” dalla famiglia. Non sappiamo come l’importante dipinto sia giunto a Ottaviano. E’ probabile che lo abbia portato Alessandro de’ Medici, figlio e erede di Bernardetto e di Giulia che nel1576 avevano comprato il feudo. Il fratello di Bernardetto, Alessandro, fu un onnipotente cardinale, capace di influire abilmente sulla politica italiana della monarchia spagnola. Le ragioni della diplomazia fecero sì che nel 1605 egli venisse eletto Papa, con il nome di Leone XI: ma il caso volle che il suo pontificato durasse solo 27 giorni. Ebbe tuttavia il tempo di nominare suo nipote Alessandro “governatore di Borgo”, e cioè prefetto di Roma. Il Papa aveva ereditato dalla famiglia e, in particolare, dal padre Ottaviano l’amore per l’arte: la sua collezione di dipinti, di sculture, di vasi era preziosissima. E’ lecito supporre che il quadro di Boscoli sia stato un generoso dono di Leone XI al nipote, che lo destinò ad adornare la Chiesa che poi ospitò i resti mortali del padre, della madre, i suoi, e quelli di altri membri della famiglia.  

Acerra, palazzo don Riboldi: la destra è d’accordo. Barbato (FdI): “Alzo le mani davanti a questo nome”

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Sarà il segno del tempo che passa e che travolge tutto davanti al suo inarrestabile scorrere ma quel che è certo è che non si chiamerà più così la Casa del Fascio di Acerra, grande palazzo ubicato nel centro storico e scelto negli anni Venti come sede locale del Pnf, il partito nazionale fascista. Si perché praticamente da ora in poi l’edificio si chiamerà “palazzo don Antonio Riboldi”, in ricordo del vescovo emerito della città, scomparso a 94 anni il 10 dicembre scorso. Lo ha fatto annunciare ieri, attraverso un comunicato, il sindaco di Acerra, Raffale Lettieri, che ha appena ratificato con il Demanio l’acquisizione completa del palazzo, peraltro ubicato a pochi passi dal duomo, luogo in cui è stato tumulato il feretro del prelato anticamorra. Insieme allo stabile il comune ha acquisito dal Demanio anche un terreno di periferia, in località Madonnelle. Futuro prossimo ormai tracciato, dunque, quello dei beni demaniali appena passati all’ente locale a scopo culturale. Stando infatti sempre a quanto fatto annunciare dal sindaco Lettieri, palazzo don Riboldi, grazie all’utilizzo dei fondi europei, diventerà un centro culturale polivalente. Intanto già da tempo è stata rimossa dalla facciata dello stabile la scritta “Casa del Fascio”, la cui impronta è ancora appena visibile. Un gesto, questo dell’asportazione della targa, che in qualche modo costituisce per alcuni anche una sorta di processo di rimozione di un passato scomodo. Basti pensare che il presidente del consiglio comunale di Acerra, Andrea Piatto, qualche mese fa aveva scritto sui social la decisione di eliminare “finalmente” quel nome dal palazzo destinato alla riconversione. Cosa che aveva scatenato le ire dei militanti di destra, giovane leader cittadino di Fratelli d’Italia in testa, Raffaele Barbato, che aveva anche annunciato una petizione popolare contro la scelta di rimuovere il nome storico dell’edificio. Ma la decisione di intitolare a don Riboldi il fabbricato che fu del Pnf ha però neutralizzato le mosse della destra acerrana. “Alzo le mani davanti a don Riboldi – dichiara Barbato – resta però il fatto che secondo me questa è la giunta comunale degli annunci, solo degli annunci. Nel frattempo – aggiunge l’esponente politico locale – mi auguro che non si faccia speculazione sul nome del nostro vescovo, della nostra memoria storica, anche perché, tanto per fare qualche esempio di annuncio non concretizzato, qui stiamo aspettando ancora l’inaugurazione della sala Gutenberg ”. Si vedrà. Non è ancora chiaro quale progetto nello specifico sia in pentola per palazzo don Riboldi. Edificio che dopo essere stato la sede del Pnf cittadino è diventato poi sede pretorile e infine scolastica. Fino a qualche anno fa infatti ha ospitato il liceo scientifico, trasferito in una moderna struttura nell’immediata periferia della cittadina. Ora però il palazzo di via del Pennino, antichissimo decumano di Acerra, versa in condizioni davvero pessime. E’ stato letteralmente mangiato dal degrado provocato dall’abbandono. Nell’atrio principale un senzatetto ci ha ricavato una specie di rifugio coperto. Ma con la firma dell’acquisizione dal Demanio il Comune ha aperto una sfida non solo al passato ma anche al futuro di questo pezzo del centro storico di Acerra, ricco di storia ma ancora in attesa di un rilancio definitivo.

Saldi al via in Campania, commercianti ottimisti: “E’ il periodo in cui vendiamo di più”

Saldi ai nastri di partenza a Napoli, con percentuali di sconto che variano fino al 40% del prezzo. Sulle vetrine dei negozi ci sono le scritte che indicano la percentuale applicata, anche se da qualche giorno, erano state avviate delle vendite con i prezzi scontati. Nelle strade del capoluogo partenopeo in tanti girano guardando le vetrine con l’intenzione di acquistare qualcosa di utile o meno utile. E i commercianti sperano di incrementare le vendite e, raccontano, quest’anno hanno lavorato di più rispetto allo scorso Natale. “Sono state molte le persone che hanno scelto di regalare capi d’abbigliamento per Natale – afferma uno dei commercianti di via Toledo – in linea di massima sono sempre i saldi il periodo in cui vendiamo di più”. Trend positivo anche nei centri commerciali. Per la prima giornata di saldi a La Reggia Designer Outlet, i dati raccolti in mattinata lasciano già prevedere un incremento rispetto al 2017. Grande afflusso nella maggior parte dei 141 negozi del Centro.

Non si capisce niente

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L’Istat, Istituto nazionale di statistica, ha pubblicato di recente delle tabelle sugli indicatori di povertà assoluta. Vi si legge che dal 2006 al 2016 c’è stata una forte crescita del numero delle famiglie in difficoltà, passate da poco meno di un milione a 1,6 milioni.

L’incremento maggiore di famiglie in povertà assoluta, in termini percentuali, si registra nelle regioni del centro (+133,8%); seguite da quelle del nord (+62%) e del sud (+52%).

Cioè, nel sud, dove non si è mai compiuta una vera industrializzazione (e dove per paradosso si sta vivendo l’era post-industriale), dove si registra la più alta percentuale di disoccupazione giovanile e femminile, dove i servizi arrancano, dove lo spazio che occupa la criminalità è sempre fin troppo esteso, ebbene, in questo sud l’Istat registra un numero di famiglie in povertà assoluta minore che in altre parti d’Italia.

…Chi ci capisce qualcosa è bravo.

Natale sotto l’Arco: domani nel chiostro del Santuario favole in musica, da Cenerentola allo Schiaccianoci

Domani, l’evento conclusivo della kermesse “Natale sotto l’Arco”, il quarto con la direzione artistica della Pmc Music Recording Studio e il patrocinio del Comune di Sant’Anastasia, della Regione Campania, del Lions Club Somma Vesuvio e del Santuario di Madonna dell’Arco. La consueta Sagra della Castagna, il concerto dei Blue Gospel, il gran concerto di Capodanno con Andrea Sannino e infine, una giornata pensata per i bimbi in occasione dell’Epifania, con i bravissimi performers di Casa & Bottega.  Favole in musica per l’evento conclusivo di «Natale sotto l’Arco», personaggi delle fiabe che prenderanno vita nel chiostro del Santuario di Madonna dell’Arco il giorno dell’Epifania. Accadrà domani, sabato 6 gennaio, già a cominciare dalle 16, quando i performer e gli attori di «Casa e Bottega» metteranno in scena «Alice e il paese dei matti». Ma l’evento, che fa parte della rassegna più ampia con la direzione artistica della Pmc Music con i patrocini di Regione Campania, Comune di Sant’Anastasia, Lions Club Somma Vesuvio e Santuario di Madonna dell’Arco – luogo dove tutti gli spettacoli si sono svolti da ottobre scorso, proseguirà fino a sera in un carosello di fiabe dedicate ai bimbi. Alle 17, 30 andrà in scena «Principesse alla riscossa», alle 19 tutti potranno cantare insieme a Mary Poppins, alle 20 ci sarà la rappresentazione di Cenerentola e, infine, alle 21, con il chiostro illuminato da giochi di luci, la favola del principe Schiaccianoci. Al chiostro si avrà accesso sia dal portone laterale del Santuario, sia dal retro e tutti gli spettacoli sono gratuiti. Sarà ancora disponibile, per l’occasione, il cd di beneficenza in cui si possono ascoltare anche le voci del priore dei domenicani, padre Alessio Romano, e di padre Gianpaolo Pagano, con quelle degli artisti Silvia Ciccarelli, Cinzia Esposito, Ciro Corcione, Onil Valente. I proventi andranno in beneficenza, per la realizzazione di una mensa dei poveri.

Via il nome Casa del Fascio: si chiamerà palazzo don Antonio Riboldi

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Si chiamerà palazzo don Riboldi la Casa del Fascio di Acerra, grande palazzo ubicato nel centro storico e scelto negli anni Venti come sede locale del Pnf, il partito nazionale fascista. Lo ha annunciato il Comune in ricordo del vescovo emerito della città, scomparso a 94 anni il 10 dicembre scorso. Ieri il sindaco Raffale Lettieri ha ratificato con il Demanio l’acquisizione completa del palazzo, peraltro ubicato a pochi passi dal duomo, luogo in cui è stato tumulato il feretro del prelato anticamorra. Insieme allo stabile il comune ha acquisito anche un terreno di periferia, in località Madonnelle. Futuro prossimo ormai tracciato, dunque, quello dei beni demaniali appena passati all’ente locale a scopo culturale. Stando infatti sempre a quanto fatto annunciare dal sindaco Lettieri, palazzo don Riboldi, grazie all’utilizzo dei fondi europei, diventerà un centro culturale polivalente.

San Vitaliano, Pubblicato il bando della nona edizione del Premio “Artisti per la Pace”

L’iniziativa, che avrà luogo presso il Comune di San Vitaliano, rientra nel progetto “Alla Corte del Gusto”. Si avviano alla conclusione le attività previste dal progetto “Alla Corte del Gusto”, realizzato dal Comune di Marigliano e co-finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POC Campania 2014-2020 Linea Strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”, con la pubblicazione del bando del Premio “Artisti per la Pace”, che si terrà presso il Comune di San Vitaliano, partener dell’iniziativa. Il premio, giunto alla nona edizione, intende perseguire l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, e in modo particolare i giovani e il mondo della scuola, sui temi della pace, della giustizia sociale, della nonviolenza, della libertà, dei diritti umani, dell’autodeterminazione dei popoli e della solidarietà nelle sue molteplici espressioni. Il tema scelto per l’edizione 2017/2018 è, infatti, “Spes contra Spem – Donne e Uomini di Speranza”. Il Comune di San Vitaliano, impegnato nella divulgazione della cultura in tutte le sue forme, intende dare spazio ai valori sopra descritti grazie al talento e attraverso la partecipazione di artisti provenienti da tutta Italia, al fine di rendere il Premio “Artisti per la Pace” un momento di comunione, unione e soprattutto di scambio costruttivo d’idee che porti ad una seria e duratura divulgazione di un messaggio di pace utile agli uomini e alla comunità. Il bando prevede la possibilità di partecipare all’interno di quattro sezioni: poesia edita e inedita; prosa edita e inedita; immagine (disegni, dipinti, fotografie); fumetto edito e inedito. Quest’ultima sezione viene introdotta per la prima volta proprio a partire dalla presente edizione del premio. Le opere candidate dovranno essere inviate tramite e-mail all’indirizzo utc@comune.sanvitaliano.na.it o essere recapitate presso l’Ufficio Protocollo del Comune di San Vitaliano secondo le modalità indicate nel bando. Tutte le opere dovranno essere accompagnate dalle generalità dell’autore e dalla scheda di partecipazione riportata alla fine di questo stesso Bando. Saranno accettate solo le opere tassativamente pervenute entro la data di scadenza del presente Bando di Concorso. Farà fede il timbro postale. In allegato all’opera dovrà essere consegnata la scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte. Il termine ultimo per l’invio delle opere è fissato a venerdì 26 gennaio 2018. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 17 gennaio 2018. Per scaricare il bando completo è possibile visitare il sito del Comune di San Vitaliano: www.comune.sanvitaliano.na.it

A Mariglianella arriva la Befana Sociale per donare calze ai bambini meno fortunati

Sabato 6 Gennaio alle ore 10:30 in Via Parrocchia presso il Comune di Mariglianella, guidato dal Sindaco Felice Di Maiolo,   si svolgerà la manifestazione “E ‘Arrivata la Befana Sociale III Edizione”. Organizzata dall’Associazione Vesuvius in collaborazione con il Bosco di Merlino .   Vista la valenza socio- culturale, la manifestazione si avvalerà dell’importante patrocinio morale di Telethon. L’evento chiuderà la serie di eventi natalizi organizzati dall’assessorato Sport ,Cultura e Spettacolo retto da Felice Porcaro. Cresce l’attesa tra i tantissimi bambini, per incontrare la tradizionale befana interpretata dall’attore Angelo Iannelli, che donerà calze , giocattoli e non farà mancare ai meno fortunati il sorriso e la sua allegria .  Tanta animazione, con lo spettacolo di magia di MR Pepe ricco di giochi , musica e tanto divertimento. Non mancheranno ospiti dello spettacolo a sorpresa , previsto buffet e brindisi finale. Per i bambini di Mariglianella e non solo si prevede una giornata indimenticabile.

Somma Vesuviana, Centro diurno per le dipendenze patologiche “Time Out” a rischio chiusura, appello a De Luca dei sindaci del Vesuviano

Un appello per evitare la chiusura del  centro diurno per le dipendenze patologiche “Time Out” che si trova a Somma Vesuviana. A promuoverlo il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno e sostenuto anche dalle amministrazioni comunali di Brusciano, Castello di Cisterna, Mariglianella, Marigliano, San Vitaliano che fanno parte dell’Ambito sociale N22 di cui Somma è capofila. Oggi al municipio di Somma la riunione dell’Ambito alla presenza della responsabile delle Politiche sociali del Comune Jolanda Marrazzo, per firmare la lettera che è stata inviata al presidente della Regione Vincenzo De Luca, a sottoscriverla il vicesindaco Maria Vittoria Di Palma, il sindaco di Mariglianella Felice Di Maiolo, gli assessori di Marigliano Veronica Perna, di Brusciano Licia Mocerino, di San Vitaliano Aurora Spiezia.     Ecco di seguito il testo della lettera inviata al presidente della Regione, Vincenzo De Luca.   Egregio Presidente,   Poche settimane fa una serie di lettere scritte a mano sono giunte alla nostra attenzione ed immediatamente per lo stile libero, semplice, pulito, sincero hanno carpito il nostro interesse. Le abbiamo lette attentamente una alla volta, compenetrandoci nello sconforto di chi ci scriveva. Erano di mamme, fidanzate, mogli, amiche, figli di tossicodipendenti, che rientravano nel programma di riabilitazione e reinserimento sociale del centro diurno per le dipendenze patologiche “Time Out” a Somma Vesuviana. Queste persone raccontavano con assoluta delicatezza, ma allo stesso tempo con parole intrise di dolore, del percorso dei propri figli, di quanto buio ci fosse stato nella loro vita, di quanto arduo fosse stato il loro impegno nell’aiutare i loro cari ad intraprendere una strada diversa da quella imboccata per errore, ma soprattutto rappresentavano la grande professionalità degli appartenenti all’equipe di psicologi, assistenti sociali del centro, del grande lavoro svolto nel tempo sui propri figli e purtroppo della interruzione imminente del servizio a partire dal 1 novembre 2017. Si tratta di persone che vivevano un grandissimo momento di sconforto e di difficoltà, un periodo in cui le speranze di un miglioramento erano quasi pari a zero e l’unica sensazione che li caratterizzava era solo un forte sconforto, vuoto, buio e tanta impotenza. Da tutte le lettere pervenutaci si evince con quanto amore queste persone siano state accolte dagli operatori del  Centro e come grazie a loro essi siano riusciti a condividere ed affrontare ognuno le proprie difficoltà ma soprattutto come il centro sia riuscito a donare loro gioia, sorrisi, voglia di ricominciare a vivere e di riprendere in mano il proprio destino. Dalle loro parole si riesce ad immaginare il passaggio dalla disperazione che li affliggeva alla serenità successivamente raggiunta. Il Centro Diurno “Time Out” nasce nel 2000, quale struttura intermedia semiresidenziale per il recupero dei tossicodipendenti, per ognuno dei quali vengono elaborati  programmi socio sanitario e formativi individualizzati. Le strutture intermedie accolgono utenti che presentano particolari difficoltà, accedono a programmi personalizzati di accompagnamento che offrono attività di laboratori, animazione, di accompagnamento socio-riabilitativo, attività di reinserimento sociale e lavorativo, con progetti prevalentemente diurni o a breve residenzialità. Dal 01/01/2011 l’associazione il Pioppo ha ottenuto l’affidamento della “Gestione del servizio Centro Diurno per tossicodipendenti” ad eccezione dei Comuni di Acerra e Casalnuovo, per il Servizio Fasce Deboli della preesistente ASL NA 4, per il periodo di tre anni. Il centro è diventato un servizio integrato con l’ASL NA3 SUD ed opera da 17 anni sul territorio attraverso tutoraggio, informazione e prevenzione nell’uso di sostanze stupefacenti, attuando supporto psicologico e sociale, e realizzando percorsi di re/inserimento socio-lavorativo con la rete dei servizi del territorio. Le aree di intervento del Centro Time Out sono diversificate: dalla tossicodipendenza da eroina al trattamento del cocainismo, dal recupero degli alcolisti all’elaborazione di programmi per utenti in doppia diagnosi, dall’accertamento dello stato di tossicodipendenza, in collaborazione con i Ser.T. del territorio, agli invii selezionati in comunità terapeutiche residenziali. Il Time Out è l’unica struttura intermedia del territorio dell’ASL Na3 Sud e rappresenta il tentativo di dare una risposta alla carenza di strategie di “presa in carico” che vadano oltre il tradizionale intervento ambulatoriale del Ser.T. ed il classico trattamento terapeutico residenziale della comunità. In esso nascono per coloro i quali lo frequentano delle vere opportunità ed è possibile intraprendere sia un percorso di disintossicazione impegnativo, sia “prendersi una tregua” dall’uso di sostanze e riflettere sulla propria vita. Il centro diurno Time Out non ha certo la “ricetta universale”, ma tenta di dare risposte ai bisogni ed ai vissuti delle persone, alle loro sofferenze ed ai malesseri, elaborando Programmi Socio Formativi individualizzati al fine di offrire il percorso più idoneo possibile alle esigenze, alle capacità ed ai talenti degli ospiti del centro. In sintesi, esso rappresenta un luogo di accoglienza dove si permetta alle persone di rapportarsi con se stessi, con gli altri e con la società in modo positivo senza necessità di ricorrere all’uso di sostanze. Il Centro Diurno è ormai diventato anche un punto di riferimento per la popolazione del territorio nel trattamento della tossicodipendenza. Infatti, ogni settimana sono numerosi i contatti telefonici per informazioni su cosa fare con familiari per i quali si sospetta l’uso di sostanze stupefacenti. L’utenza complessiva che afferisce al Centro diurno è di circa 15 persone al giorno, di cui 10 in programma completo (dalle ore 8,30 alle 19,30 dal lunedì al venerdì, il sabato dalle ore 8,30 alle 13,00) e 5 persone in programma ridotto (il lunedì ed il venerdì per praticare esami tossicologici e colloqui psicologici). Il numero degli utenti seguiti quotidianamente al centro diurno è rimasto abbastanza stabile, mentre quello degli utenti inviati in comunità si è ridotto progressivamente nel corso degli anni. All’interno della struttura è possibile ammirare gli innumerevoli lavori realizzati dai ragazzi del Centro (pittura su vetro, icone, tegole, piccola falegnameria), frutto dei laboratori di manualità. Vengono svolti, altresì, laboratori di informatica, di audio video e scrittura creativa, attività di onoterapia, attività sportiva, di gruppi terapeutici e non, di colloqui individuali, di cineforum, di uscite territoriali, iniziative socio-culturali, manifestazioni ed eventi. A questo punto è doveroso chiedersi perché deve essere sospeso il servizio? E quali spese comporta a livello pubblico il Centro? Il Centro ha un costo annuo per l’ASL NA3 Sud di circa 200.000,00 euro. Le comunità residenziali in Campania hanno una retta giornaliera di 47 euro, mentre in altre regioni si arriva fino agli 80 euro/die. Le strutture specializzate per la doppia diagnosi hanno una retta giornaliera di circa 110 euro. Ma vi è da dire che a fronte dei 200.000,00 euro spesi, il Time Out svolge anche attività di prevenzione primaria delle tossicodipendenze operata nelle scuole e sul territorio, che da un punto di vista economico è difficilmente quantizzabile, per non parlare della prevenzione ed il trattamento di principali malattie (circa il 10% dell’utenza del Centro è vaccinata per l’HBV; il 2% in collaborazione con l’Ospedale di Nola, ha praticato terapia con interferone e ribavirina, risultando negativa all’HCV; il 2% dell’utenza è stata accompagnata regolarmente all’Ospedale Cotugno per controlli e per la terapia dell’HIV. A questo aggiungasi l’educazione sanitaria di questi utenti finalizzata alla prevenzione dell’HIV). Dai suddetti dati si evince che 59 persone hanno evitato gravi patologie epatiche che avrebbero comportato costi sanitari elevatissimi, vista l’incidenza di cirrosi HBV e HCV positive nei tossicodipendenti. Volendo tirare le somme, il centro diurno non comporta spese esose per la propria tenuta, ma addirittura solleva la Regione da alcuni oneri economici di non poco conto. Il Centro Diurno Time Out vanta un elenco corposo di meriti da non sottovalutare: 1) rappresenta una risorsa per la preesistente ASL NA4, essendo l’unica struttura intermedia su un territorio così vasto; 2) un’esperienza di collaborazione tra un Ser,T., un Centro Diurno e una Comunità Terapeutica, che lavorano quasi come un’unica struttura dove si può rispondere a domande differenziate, che vanno dalla riduzione del danno, alla riabilitazione completa, al contenimento; 3) un esempio di integrazione pubblico-privato sociale; 4) una risorsa per il territorio in quanto rappresenta un punto di riferimento non soltanto per gli utenti, ma anche per i loro familiari, per le associazioni del territorio, per le scuole e per i centri di aggregazione giovanile. Sempre nel tentativo di ricostruire il percorso svolto da tale Centro e di capire le motivazioni della sospensione del servizio, è necessario rammentare che con Det. Dirig. N.1 del 10/01/2017 veniva prorogato l’affidamento del Time Out all’Associazione Il Pioppo fino al 31 ottobre 2017, nonostante le innumerevoli difficoltà economiche a cui si era andati incontro con il mancato pagamento al Centro delle fatture regolarmente emesse. In data 20/02/2017 con protocollo D111 veniva inviata all’alta dirigenza ASL e al Coordinatore Ser.T. Bruno Aiello, al Consigliere Regionale Franco Alfieri e al Presidente De Luca, nota di sollecito di pagamento delle fatture regolarmente emesse per il pagamento delle spettanze dovute per le attività già rese dal 31 dicembre 2015 al 31 ottobre 2016. Questo ritardo naturalmente ha determinato una sofferenza non più sopportabile nell’economia sociale dell’associazione stessa (no profit) e soprattutto nella vita quotidiana delle operatrici e degli operatori che da allora vivono una situazione di grande disagio personale e familiare. All’interno della medesima missiva si rappresentava la necessità di rinnovare e prorogare la convenzione con regolare avviso pubblico, al fine di poter assicurare continuità e garantire livelli essenziali di assistenza per ragazzi e ragazze tossicodipendenti di tale unica struttura diurna dell’ASL NA3 Sud, che tra l’altro prende in carico percorsi di formazione in alternativa al carcere e doppie diagnosi da ormai diversi anni, con riconoscimenti di alta qualità del servizio a livello regionale e nazionale. Infine, si sottolineava che, nonostante lo stato di sofferenza, la struttura continuava a prestare regolare assistenza a tutti gli utenti. In data 13 aprile 2017 l’assessore alle politiche sociali Fortini ed il Capo di gabinetto del Presidente De Luca convocavano un tavolo regionale sulla vertenza Time Out. In data 12/04/2017 e 07/08/2017 l’Avv. Palisi inviava all’ASL e per conoscenza alla Regione Campania diffida rispetto al ripristino della regolarità contabile delle fatture emesse da novembre 2016 fino ad allora e sulla necessità di adottare provvedimenti finalizzati a garantire la continuità terapeutica degli utenti. Nonostante l’impegno ed il lavoro svolto, si è però arrivati alla ormai non più procrastinabile interruzione del servizio a partire dal 1 novembre. Il quadro poi regionale non è certo confortante: non bisogna dimenticare che la Campania è ultima in Italia per inefficacia dei modelli organizzativi, in quanto le rette del sistema convenzionale con le Comunità terapeutiche residenziali e semiresidenziali rispettivamente di 44,21 e 27,28 euro sono in assoluto le più basse in Italia ed il mancato accreditamento di base, già pronto da anni, non rende operativi i modelli specialistici Terapeutico, Doppie Diagnosi, Minori, Accoglienza.  A tal proposito, ad oggi nessuna delle strutture che operano nel campo delle dipendenze e che hanno presentato richiesta di accreditamento istituzionale, pur avendo avuto tutte il parere favorevole delle rispettive ASL, è stata accreditata con decreto definitivo della Regione ed inoltre, purtroppo, questo è tuttora l’unico comparto della Regione nell’ambito delle strutture socio-sanitarie, che non ha nessuna struttura accreditata definitivamente. Sono tali modelli, altresì inefficienti, in quanto tale ritardo costringe i Ser.T. della Campania ad inviare i pazienti con dosaggio complesso (in particolare doppie diagnosi) in Comunità terapeutiche di altre regioni con un aggravio di spesa assolutamente evitabile: le rette delle Comunità fuori regione valgono per la specialistica in media 100 euro/die e producono una spesa regionale annua di ricoveri fuori regione di circa 5 milioni di euro. Il Responsabile della Comunità Il Pioppo, a cui appartiene lo stesso Time Out, ha approntato insieme ai suoi validi collaboratori una serie di valide strategie da poter utilizzare al fine di avere modelli organizzativi più efficaci, di stabilizzare le rette delle Comunità terapeutiche su un livello di dignità necessaria e non rinviabile per il lavoro degli operatori, di ottenere una maggiore integrazione di qualità fra servizi pubblici e del privato sociale. Basterebbe eseguire alcune valutazioni sullo stato oggettivo dei fatti e razionalizzare il sistema. Vediamo come: 1) la regione Campania ha una spesa annuale complessiva per inserimenti di persone nelle comunità di circa 11/12 milioni di euro. Se fosse operato un adeguamento delle rette da 44,21 a 65,00 euro che in una media nazionale, si colloca in una fascia medio-bassa, comporterebbe una spesa annuale di 3 milioni di euro. 2) se i ricoveri per doppie diagnosi e per grave complessità venissero presi in carico dalle C.T. con moduli specialistici già previsti, si risparmierebbe almeno 80% dei ricoveri extraregionali, per i quali sono previste rette molto più alte con notevoli disagi di spostamento per cittadini e famiglie.   Da questi dati emerge che, attraverso la strategia organizzativa proposta, vi sarebbe una chiara possibilità di ridurre le spese, con una risonanza enorme dal punto di vista politico, sociale, ma soprattutto culturale, in linea con gli orientamenti dei Programmi Operativi della Regione Campania 2016-2018, e dunque con conseguente speranza di tenere ancora in vita il Centro. Il Time Out è una risorsa per i giovani che la frequentano, per le loro famiglie e le istituzioni. Lavora su territori a rischio ed è riuscita finora a testa alta a fronteggiare gravi problematiche sociali, spesso entrando in conflitto con le camorre locali e con gli sfruttatori di fragilità. Non rimane altro che chiedere a voce alta alle Istituzioni, che nel nostro piccolo rappresentiamo, di intervenire affinchè ognuno di questi utenti, in una logica di continuità con il percorso terapeutico finora intrapreso, possa tornare ogni giorno alle cure di quanti con sensibilità, amore e professionalità tengono in piedi quest’oasi felice di speranza