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Colpo di spugna sul più grande scandalo edilizio: niente carcere per i condannati dei rioni abusivi di Casalnuovo. Reati prescritti

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“Grazie” alla macchina farraginosa della nostra giustizia è stata messa una pietra tombale su un altro sfregio, uno scandalo che fece il giro del mondo, lo scandalo dei 74 palazzi di Casalnuovo: alte costruzioni spuntate come funghi senza uno straccio di licenza dai suoli agricoli delle frazioni di Casarea e Tavernanova, hinterland a est di Napoli. Ma i reati addebitati ai colpevoli sono stati tutti prescritti: non andranno in prigione. Il processo è stato troppo lungo ed è sopraggiunta la cancellazione della pena. Intanto la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, risalente al 25 gennaio scorso, sta serpeggiando nel tam tam di strada. Sia gli avvocati dei condannati in primo grado che quelli di parte civile confermano: il colpo di spugna su tutta la vicenda c’è stato. Eccome. Il tribunale di secondo grado ha infatti di recente deciso la prescrizione di tutti i reati individuati nell’ambito dello scandalo edilizio italiano più importante dal Dopoguerra, reati per i quali nel 2010 furono condannati in primo grado Domenico Pelliccia, costruttore, fratello di Mario, indagato per la recente morte sul lavoro di un suo operaio, e cognato dell’ex boss di Casalnuovo, Pasquale Iorio Raccioppoli, trucidato a colpi di mitra nel 2009. All’epoca fu condannato anche Giovanni Raduazzo, ingegnere e tecnico di fiducia di Pelliccia, e Vincenzo Perdono, costruttore e figlio dell’ex consigliere comunale Ciro, di Forza Italia, da anni cementificatore di grandi complessi edilizi nell’area orientale. I tre erano stati condannati rispettivamente a 9 anni (Pelliccia) e a 5 anni (Raduazzo e Perdono). Condanna che è stata confermata il 25 gennaio scorso dalla Corte d’Appello di Napoli. Corte che però ha stabilito che i condannati non andranno in carcere per sopraggiunta prescrizione. Uno colpo di spugna, dicevamo, Per gli avvocati di parte civile una doppia beffa. “Non sappiamo nemmeno – racconta Cristina Riccardi, legale di parte civile – se potremo ottenere i risarcimenti visto che i condannati i cui reati sono stati prescritti risultano nullatenenti”. Si attende nel frattempo l’esito del procedimento giudiziario a carico di Vincenzo Marra, dirigente del Comune di Casalnuovo e all’epoca dei fatti accusato di aver fatto sparire dai cassetti del comune 300 pratiche di condono edilizio, pratiche che secondo gli inquirenti erano le prove del grande abuso edilizio. La posizione di Marra, condannato anche lui in primo grado, sarà discussa dall’Appello in un processo la cui data è ancora da fissare. Ergo: prescrizione dietro l’angolo anche per l’architetto del Comune. La vicenda è quella appunto di uno scandalo enorme, risalente a 11 anni fa e che fece il giro del mondo grazie alle tv e ai giornali più importanti del pianeta: 74 palazzi, alcuni dei quali alti sette piani, costruiti senza uno straccio di licenza sui suoli agricoli. Oltre 700 appartamenti non condonabili spuntati come funghi tra il 2005 e il 2006 ma sequestrati dai carabinieri nel febbraio del 2007. Quando i rioni abusivi furono sequestrati alcuni consiglieri comunali di Casalnuovo , intervistati “a caldo”, dichiararono al nostro giornale, ridendo, che non si erano accorti di nulla “perché i palazzi erano stati coperti dai cespugli”. Tra i politici locali che scherzavano sull’accaduto ce n’era anche uno che l’antimafia indicò come l’autista di fiducia del boss Iorio Raccioppoli, il pluripregiudicato che due anni dopo sarebbe stato ucciso a colpi di kalashnikov tra la folla di un noto bar di Casalnuovo. Raccioppoli fu ammazzato insieme al cugino, suo omonimo. Non si è mai saputo se quella strage fosse il risultato dei problemi sorti dopo lo scoppio dello scandalo dei palazzi abusivi. Palazzi che furono realizzati in fretta e furia tra il 2005 e il 2006, dopo il condono edilizio nazionale voluto dal governo Berlusconi. Condono che aveva però una scadenza: valeva per tutte le costruzioni abusive realizzate fino al marzo del 2003. Un limite che a Casalnuovo mise in moto una diabolica macchina del falso. Furono ideate false pratiche di altrettante richieste di condono che attestavano che i palazzi, per un totale di 700 alloggi, fossero stati costruiti prima del 2003: una gigantesca truffa. Nel frattempo si stavano costruendo o erano già stati costruiti a velocità supersonica palazzi alti fino a sette piani ma molto deboli sotto il profilo strutturale. Senza licenza e nei terreni destinati alle attività agricole. Falsi anche i bollettini con i quali 45 acquirenti di altrettanti appartamenti del Parco del Sole, a Tavernanova, chiesero al Comune un condono le cui pratiche sparirono durante l’operazione di repulisti fatta scattare dai carabinieri. Militari che misero a segno un sequestro storico, raccontato nei minimi particolari anche da France 2, dal New York Times e da Le Figaro. Ma è stato il nostro giornale in quei giorni a dare per primo la notizia e a svelare tutti retroscena. Nel dicembre dello stesso anno il governo fece commissariare il Comune di Casalnuovo per infiltrazioni della camorra mentre l’ex giunta regionale Bassolino fece abbattere circa 40 palazzi. Alla fine però nemmeno un politico è finito alla sbarra. Alla fine c’è stato il colpo di spugna: la prescrizione. Tutti colpevoli, nessun colpevole. . .

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