Scisciano, inaugurazione nuova sede YaBasta!

L’appuntamento è per domenica alle ore 15.00. La nostra associazione si sta avvicinando ai dieci anni di attività e in questo periodo abbiamo sempre mantenuto aperti degli spazi di solidarietà, cultura e aggregazione. Questa nuova sede, la casetta YaBasta!, risponde proprio all’esigenza di avere uno strumento più funzionale e adatto ad ospitare le nostre attività di mutualismo: dal doposcuola gratuito, al corso di Italiano per stranieri gratuito, al laboratorio di musica gratuito e al tempo stesso riuscire ad aprire uno spazio di aggregazione e discussione a disposizione della cittadinanza. Per rispondere a questa duplice esigenza abbiamo quindi deciso di dar vita a questo nuovo spazio che pensiamo come un luogo aperto e a disposizione di tutte le buone pratiche che abbondano sul territorio e che spesso non vengono valorizzate per l’assenza di strutture adeguate o realmente accessibili. Vi invitiamo quindi ad inaugurare con noi la nuova sede e a dare gambe a questo nuovo percorso costruito in direzione ostinata e contraria nei confronti di un mondo che ci vuole sempre più egoisti, indifferenti e individualisti. In questo tempo in cui gli stati alzano muri, costruiscono frontiere e respingono innocenti noi abbiamo deciso di aprire una casa. Una casetta che sarà sempre pronta ad accogliere tutti i sognatori che credono nell’altro mondo possibile!

Sant’Anastasia, Spiritual Theatre dal 27 aprile al 25 maggio all’ombra del vesuvio

Arte, musica e spettacolo, sono gli ingredienti della II edizione dell’evento Spiritual Theatre indetto dal Comune di Sant’Anastasia, con i Comuni di Massa di Somma e Castello di Cisterna e l’assessorato allo sviluppo e promozione turistica della Regione Campania. “Sant’Anastasia: un paese da scoprire e da vivere. Storia, cultura, arte; un insieme di colori, profumi e sapori che fanno della nostra terra una ricchezza unica – spiega Lello Abete, Sindaco del Comune di Sant’Anastasia – Sotto l’arco protettivo della Madonna del centenario Santuario ed all’ombra del Monte Somma potremo apprezzare eventi e spettacoli che faranno da cornice ed esalteranno lo splendore dei nostri luoghi e la genuinità della nostra gente. Questo è Spiritual Theatre…questa è Sant’Anastasia”. E da queste premesse nasce la II edizione dell’Evento Spiritual Theatre, il cui programma sarà presentato martedì 17 aprile alle ore 11:30 presso la sala consiliare del Comune di Sant’Anastasia. Interverranno: Lello Abete, Sindaco del Comune di Sant’Anastasia, Carmen Aprea, assessore alla cultura e spettacoli, Don Gianni Citro, direttore artistico dell’evento. Porterà i suoi saluti Padre Alessio Maria Romano, rettore del Santuario della Madonna dell’Arco. “Il concepimento di un programma artistico deve partire da un’attenzione viva alle storie delle terre che lo ospitano – illustra Don Gianni Citro, direttore artistico della II edizione di Spiritual Theatre -Sant’Anastasia e’ meta di pellegrinaggi, patria dello spirito e di tante devozioni, un mirabile incrocio di anima antica e popolare e slancio verso le avanguardie della cultura del sud del mondo. La potenza trasformante dell’elemento spirituale trova commistione nella drammaturgia genetica delle popolazioni partenopee, nel teatro perpetuo del quotidiano, nel miracolo eccentrico del minimo che diventa eccessivo ed esaltante. Il poco può diventare tutto nella filosofia di certe vite, come le nostre e quelle della nostra gente. Festa, canto , suoni, comicità , preghiera.. Senza confini e senza imbarazzo alcuno, tutte queste cose convivono e si manifestano nel cartellone di questo evento che si chiama SPIRITUAL THEATRE, esattamente come nella natura dei fatti della prodigiosa terra di Sant’Anastasia, l’abisso dello spirito emerge nel teatro umile del quotidiano”.

Morte di Claudio: camorra e abusi nel regno dell’omertà. Botta e risposta tra il sindaco di Casalnuovo e Annarita

Morire di lavoro a Casalnuovo, morire nel silenzio di un contesto omertoso. Claudio Tammaro è stato ucciso due volte, prima da quella maledetta caduta, il 27 marzo, e subito dopo dall’apparente indifferenza che ne è seguita, all’interno di un quadro sociale da pelle d’oca. E questo innanzitutto perché sono gli stessi rapporti di lavoro dell’operaio a raccontare di storie pazzesche. Claudio infatti era stato reclutato al nero da un imprenditore, Mario Pelliccia, ora indagato per omicidio colposo e violazione della sicurezza, il cui “curriculum vitae” è da film noir. Pelliccia è fresco di galera. E’ uscito da poco, da alcuni mesi, dopo essere stato arrestato nel 2002 dalla Guardia di Finanza per usura, estorsione e per non aver mai dichiarato un patrimonio immobiliare di 50 milioni di euro: oltre 400 appartamenti. Non è finita. Mario è il fratello di Domenico, arrestato nel 2007 e condannato in primo grado nel 2009 insieme a Vincenzo Perdono , figlio di un ex consigliere comunale di Forza Italia, per aver realizzato nelle frazioni di Casarea e di Tavernanova 74 palazzi abusivi senza uno straccio di licenza, nei terreni agricoli. Decine di quei palazzi furono abbattuti su ordine perentorio dell’allora presidente della giunta regionale, Antonio Bassolino. Altri, già abitati da tempo, sono stati confiscati. Un contesto omertoso dicevamo. Quando l’intera città illegale di edifici alti fino a sette piani fu sequestrata dai carabinieri, alcuni consiglieri comunali, intervistati a caldo, dichiararono al nostro giornale, ridendo, che “non si erano accorti di nulla perché i cespugli li coprivano”. Intrecci da brividi. Già perché sempre Mario Pelliccia e il fratello Domenico sono i cognati del defunto ex elemento di spicco di Casalnuovo Pasquale Iorio Raccioppoli, trucidato, insieme al cugino omonimo, nel giugno del 2009, a colpi di Kalashnikov da un commando penetrato in un’ora di punta all’interno del bar più noto della zona, nella frazione di Tavernanova. Raccioppoli era il marito della sorella dei due “Reginielli”, questo il soprannome storico dei Pelliccia. Conseguenze anche politiche. Poco dopo il sequestro dei rioni abusivi, finiti sui giornali e nelle tv di Francia, Inghilterra, Germania e Stati Uniti, il Comune di Casalnuovo fu commissariato fino a tutto il 2009 per infiltrazioni della camorra. Tremendo il dossier degli 007 antimafia, che descrissero legami di ogni sorta tra vari consiglieri comunali, diversi tra loro i costruttori, anche con i clan più potenti. Da allora gli abusi edilizi sono ovviamente diminuiti, pure perché c’è ancora ben poco da spolpare in un territorio molto piccolo, di soli 7 chilometri quadrati, ma zeppo di gente e palazzoni, 50mila i residenti. Comunque una certa mentalità dedita alla violazione della legge resiste eccome da queste parti. Negli ultimi cinque anni qui sono morti sul lavoro quattro operai. Uno di loro aveva soltanto 17 anni. Ma la morte di Claudio è stata effettivamente quella più silenziosa. Neanche il sindaco ha detto niente quando lo ha saputo, nonostante la sua nota iperattività social. “Ho interpretato la volontà dei familiari – replica Massimo Pelliccia – anche se non li ho sentiti direttamente. Dal primo momento abbiamo seguito questa vicenda attraverso la polizia municipale e in collaborazione con i carabinieri”. “Non è vero – risponde a distanza la nipote della vittima, Annarita -la nostra volontà non era quella di mettere a tacere l’accaduto. Nella maniera più assoluta. Il sindaco non ci ha fatto nemmeno le condoglianze, né pubblicamente né in forma privata”.

Somma Vesuviana, ristrutturazione Abside in via Campane: incontro con Don Lino D’Onofrio

Proseguono gli incontri per il progetto di  ristrutturazione dell’antica abside di via Campane sul borgo antico Casamale.  Al secondo incontro, su invito del parroco Don Giuseppe D’agostino,  ha partecipato Don Lino D ‘onofrio, vicario del Vescovo di Nola.   Proseguono gli incontri per il progetto di  ristrutturazione dell’antica abside di via Campane sul borgo antico Casamale.  Al secondo incontro, su invito del parroco Don Giuseppe D’agostino,  ha partecipato Don Lino D ‘onofrio, vicario del Vescovo di Nola. Presenti come sempre  gli Amici del Casamale  e i  rappresentanti di diverse associazioni: il Torchio, la Pro loco, la Congrega di S. M della Neve, Jesc sol, gli Aedi del Borgo, l’antica paranza Sabato dei Fuochi, la paranza sabato dei fuochi, il Coro Gaetano di Matteo, la paranza Mamma Schiavona. Don Giuseppe ha illustrato a Don Lino la proposta progettuale per la ristrutturazione dell’abiside , che  “mira a restituire  uno spazio comune all’ intera comunità” . Il  progetto, illustrato nei dettagli  anche dai componenti dell’associazione amici del Casamale,  è stato accolto con entusiasmo da Don Lino che ha offerto ai presenti alcuni preziosi suggerimenti. ” Quando si presenta una domanda,  il singolo molto difficilmente  riesce a spuntarla. La risposta al territorio- spiega Don Lino-  è garantita dalla presenza di  un capofila con una serie di persone alle spalle.  Quanti più soggetti si associano intorno ad un unico progetto tanto più questo progetto prende valore. Ogni associazione deve presentare con chiarezza la propria competenza specifica.  Invito per questo motivo ciascuno di voi  a stilare una sorta di curriculum  da dove si possa evincere qual è la forza  e la competenza che l’associazione può mettere in campo  rispetto al progetto.  Solo così si possono reperire  anche fondi  pubblici. Un progetto possibile secondo la Cei  per esempio potrebbe essere la Sala di Comunità”. Il confronto con il Vicario diventa subito costruttivo ed interessanei e i rappresentanti  delle associazioni presenti esprimono liberamente dubbi, perplessità e , nel contempo, riconfermano l’interesse e l’impegno mostrato già durante il primo incontro.  “Sia ben chiaro- chiariscono gli amici del Casamale- noi non ci volgiamo appropriare di questo posto, vogliamo solo renderlo fruibile e metterlo a disposizione della comunità”. “L’ obiettivo – aggiunge padre Giuseppe – è che il bene comune diventi comune”. “Quando si presenta un progetto- ha continuato  Don Lino- è bene ricordare che  non è  importante il  luogo ma  le persone che ci mettono l’anima, l’entusiasmo, la vita. Nell’ottica della trasparenza è necessario che  tutto questo movimento possa avere una forma anche giuridica, c’è bisogno di stringere un patto tra  le associazioni, siglato con con la parola  abside,  che stabilisca un comodato d’uso con l’ente parrocchia. Questo per evitare  futuri problemi e  malintesi, in tal modo chiunque verrà  dovrà  fare i conti con questo tipo di impegno  e nessuno si potrà  tirare indietro:  nè la parrocchia nè le associazioni.  Dobbiamo impegnarci su due campi:  progettare quali sono i possibili servizi che all’interno di questa struttura si  possono realizzare e  avere la certezza che questi servizi realmente li possiamo avere con le dovute autorizzazioni in termini di sicurezza e   e così come  impone  la normativa vigente .  Dobbiamo avere garanzie dal punto di vista giuridico e amministrativo. “Non a caso mi sto avvalendo della collaborazione  di  persone competenti- ha aggiunto il parroco-  e ho già avuto la disponibilità di un ingegnere, di un commercialista, di un architetto. Noi ci proviamo e  con l’aiuto delle associazioni, dei tecnici, degli esperti, possiamo realizzare un sogno Quello che ci accomuna è il sogno che questo poto possa rivivere ,che questo bellissimo borgo possa rivivere”. L’incontro ha offerto anche l’occasione per sollevare il problema del mutuo da pagare( fino all’estate 2019) per i lavori effettuati un paio d’anni fa per il rifacimento del tetto della Chiesa Collegiata. “Contestualmente a questo progetto dell’abside- ha dichiarato Fiore di Palma della congrega S. M. della Neve- sarebbe opportuno  focalizzare l’attenzione  anche  sulle spese  che ancora incombono sulla parrocchia,  che spesso a fine mese va in difficoltà con il pagamento della rata”. Sulla questione è il parroco stesso  a chiarire:  “Da quando sto qui- non avrei mai voluto dirlo e lo dico per una questione di trasparenza-  io e il mio vice parroco abbiamo rinunciato ai 320 euro diocesani e li abbiamo messi a disposizione per pagare il mutuo. Non nascondo che spesso andiamo in sofferenza e non riusciamo sempre a pagare in tempo ma speriamo di avere un sostegno, anche minimo, dalla comunità tutta. Stiamo cercando di ricostruire una comunità che, come tutti ben sapete, si è allontanata dalla chiesa. Stiamo facendo piccoli ma importanti passi. Sono fiducioso”. L’incontro si è concluso con la benedizione di Don Lino  a tutti coloro che si sono resi ( e per quelli che ancora si renderanno)  disponibili a mettersi a servizio della comunità  del borgo antico a viso aperto. A fine riunione è arrivato , insieme alla consigliera Adele Aliperta,  anche il nuovo dirigente ai LL pp. De Luca Bossa, che ha assicurato il supporto tecnico comunale per la realizzazione del progetto di ristrutturazione dell’antica abside.  

Capolavoro di “cazzimma”: aver fatto credere al Barcellona che la partita era solo “pro formia” ( come diceva Totò)……

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Diceva Gianni Brera che una partita di calcio è un esercizio di arte della guerra in tempo di pace e che il calcio è un perfetto modello delle battaglie che ognuno di noi combatte nel vivere quotidiano. Le componenti sono le stesse: l’intelligenza, la forza, il ruolo della fortuna e degli arbitri, il colpo di genio che  riapre partite già quasi perse, l’importanza dei moti psicologici.  Come Pompeo a Farsalo, i giocatori del Barcellona  hanno perso anche perché erano certi di aver già vinto, prima ancora di giocare   La partita tra Roma e Barcellona dà ancora una volta ragione a Gianni Brera: il gioco del calcio è un modello perfetto delle battaglie che ogni giorno combattiamo nello stadio dell’esistenza: e che la vita sia una lotta, e che dunque richieda tattiche e strategie devono ammetterlo anche i pacifisti, anche gli idealisti che non sopportano  Hobbes, e i suoi ragionamenti sull’ “homo homini lupus”. Argomentava Brera che il “catenaccio”, il “libero” e il “contropiede” fanno parte della natura e della cultura degli Italiani, e uno dei massimi esperi rinascimentali dell’arte della guerra, Niccolò Orsini detto “il Pitigliano”, aveva sostenuto, quattro secoli prima di Brera, che la tattica perfetta consiste nel bloccare gli attacchi del nemico, nel logorarlo, e poi nel colpirlo alle spalle con travolgenti manovre laterali, con letali “verticalizzazioni”.  Ho sempre pensato che Rocco, Trapattoni e Capello avessero letto i testi del Pitigliano: e non escludo che anche i consiglieri di Renzi conoscano l’argomento. E’ una tattica che a me piace molto, e che nel passato ho usato con apprezzabile abilità:  vedrò se funziona ancora quando – tra qualche settimana- riaprirò la polemica con alcuni personaggi che sono di scuola “olandese”: non danno molta importanza alla difesa, non sanno cosa sia il “punto di rottura”. E invece ieri sera Di Francesco, l’allenatore della Roma, ha disposto i suoi in modo tale che non perdessero, nemmeno per un momento, il controllo del centro del campo e delle fasce laterali. E  Iniesta, sull’ 1-0, ha perso palla, a centrocampo, due volte in due minuti…Forse non gli era mai capitato, prima… Per vincere le battaglie sono necessari addestramento, tenacia, idee chiare, fortuna, e diceva Napoleone, uno che se ne intendeva, la conoscenza della psicologia dell’avversario. Certi avversari bisogna metterli in ansia, portarli alla preoccupazione, prima della battaglia; altri, invece, è meglio indurli alla certezza che hanno già vinto, prima ancora di combattere.  Nel 48 a.C. Pompeo e i suoi generali erano a tal punto sicuri che a Farsalo avrebbero sconfitto Cesare che la sera prima della battaglia si spartirono, e non serenamente, le sue proprietà. La loro sicurezza aveva una solida base: cosa avrebbe potuto opporre Cesare alla schiacciante superiorità della loro cavalleria? Niente. Ma Cesare, che non era un condottiero qualsiasi – non era uno di quelli che quando si siedono in panchina non  vedono e non capiscono più nulla-  sapeva che i cavalieri di Pompeo appartenevano, quasi tutti, alle famiglie nobili di Roma e si pettinavano con cura, indossavano corazze incrostate d’argento e si profumavano  con costose essenze. Perciò Cesare formò delle squadre con i suoi legionari più esperti, con i reduci delle battaglie contro  Galli e Germani, e ordinò a questi rudi e selvatici guerrieri di colpire quei bellimbusti in faccia, di deturpare e sfigurare i loro volti. Non appena i nobili giovanotti di Pompeo videro cosa stava capitando ai loro compagni lanciati nel primo attacco  fecero girare i cavalli e galopparono a briglia sciolta lontano dal campo di battaglia. Pompeo li seguì, poco dopo, in una fuga vergognosa. Nei giorni precedenti la partita Di Francesco e i giocatori più importanti della Roma, dopo aver dichiarato, ovviamente, che la squadra avrebbe lottato fino all’ultima goccia di sudore, hanno lucidamente ricordato ai loro tifosi che capovolgere il risultato era impresa disperata, che  il Barcellona non aveva  consentito a nessun avversario di rimontare tre gol. E i catalani sono scesi in campo tranquilli, come per partecipare a uno scontro puramente formale, a una partita che si doveva giocare solo perché lo prevedeva il calendario: e sono rimasti abbastanza tranquilli anche dopo il primo gol. Dopo il secondo  si sono guardati in faccia con lo smarrimento di chi all’improvviso vede il mondo capovolgersi: e i più smarriti sembravano proprio i “capitani”, Messi e Iniesta, e Valverde, l’allenatore. A proposito di allenatori. Dicono i competenti che Di Francesco ha avuto il coraggio di far giocare la squadra con uno schema, il 3-5-2, che egli non ama. Ma i grandi tattici non sono mai tattici di un solo schema… E poi  Dzeko. Diceva Rocco che le grandi squadre hanno un grande portiere, un “governatore” del centrocampo, e, soprattutto, un grande centravanti, un centravanti che si pianta sul dischetto, al centro dell’area, allarga i gomiti e si dichiara padrone del  “luogo”. La Roma ha Alisson, e ieri sera ha avuto De Rossi e Dzeko. Temo che la Roma non abbia fatto un piacere alla Juve: quelli del Real Madrid non scenderanno in campo  con la certezza di aver già vinto prima ancora di giocare….Oddio, il calcio e la vita ci dimostrano che spesso il passato non insegna nulla, e che sui campi di battaglia  il guerriero che si arrende per ultimo è la speranza.

Somma Vesuviana, la “maledizione” del parcheggio di via Casaraia

Soldi pubblici profusi in un’opera mai utilizzata, le proteste e le denunce dei residenti ora preoccupati per un’eventuale apertura e la singolare vicenda delle chiavi dell’area consegnate ad un privato cittadino. Tanti nodi da sciogliere sulla struttura da anni in fase di stallo e il cui progetto definitivo transitò in consiglio comunale nel lontano 2007.  Nell’intervista rilasciata all’indomani della sua elezione a sindaco della città, Salvatore Di Sarno (leggi qui) diceva del parcheggio di via Casaraia: «È una struttura che secondo me configura un danno erariale e inoltre ci sono problemi di accesso e di viabilità circostante. Quello è un esempio di soldi buttati. Parleremo con chi vive in quella zona, capiremo se sono interessati ai posti auto, magari per la sosta notturna. Verificheremo se sia possibile installare una rampa o una sorta di carrello elevatore». Aggiungendo che sarebbe stata sua cura farne verificare le condizioni – e le possibili potenzialità – dall’Ufficio Tecnico del Comune. Sulla struttura in questione sono stati versati fiumi d’inchiostro e – eravamo in piena campagna elettorale per le amministrative – Il Mediano documentò (leggi qui) lo stato di degrado in cui versava. Pochi giorni or sono, intanto, i residenti di via Casaraia hanno scritto ai carabinieri di Somma Vesuviana, al sindaco Di Sarno, alla polizia municipale, all’Utc e al Prefetto di Napoli per manifestare quali sarebbero, a loro parere, i disagi nonché i rischi in caso di apertura del parcheggio. Nell’esposto – datato 6 aprile 2018 – sono ampiamente elencate tutte le perplessità in merito all’opera pubblica, «avvisando» i destinatari della missiva che saranno loro stessi «chiamati a risponderne al verificarsi del primo incidente». «Anche un soggetto non avvezzo alla costruzione delle strade pubbliche, si renderebbe conto del rischio connesso all’apertura al doppio senso di marcia, su una strada larga circa 4,00 metri, con ingressi di abitazioni che accedono direttamente sulla stessa e ad oggi, priva addirittura dei marciapiedi» – si legge nell’esposto. Che richiama poi articoli e regolamenti del codice della strada. «Uno dei disagi che potrebbe recare danni a residenti è la completa assenza di sicurezza, data l’inesistenza di marciapiedi previsti per norma, in quanto le nostre abitazioni comunicano direttamente con il viale in oggetto, che permetterebbe di accedere al parcheggio mediante portoncini e cancelli i quali consentono l’immissione immediata dei pedoni su detto viale. Ciò comporta un reale, costante e vivo pericolo per chi quotidianamente uscendo di casa si immette sul viale correndo il rischio di essere investito da auto e motoveicoli che transitano per accedere al parcheggio. Tutto ciò assume, inoltre, maggiore preoccupazione se si considera la presenza di residenti con invalidità e numerosi bambini». Nella missiva si fa cenno poi ad un certo «alone di mistero» che da sempre circonderebbe la paventata apertura del parcheggio di via Seconda Traversa Casaraia. «Incredibile come da una situazione di stallo permanente – determinata probabilmente dalla legittimità dell’opera secondo l’attuale progetto – si sia giunti ad una apertura imminente decisa con grave rischio per l’incolumità dei cittadini» – si legge ancora nell’esposto che fa cenno poi ad una circostanza particolare e ben precisa: «è esplicativo del comportamento del Comune, l’episodio della rottura indiscriminata del muretto di delimitazione dell’area di sosta, avvenuta qualche anno fa, perpetrata da un soggetto a cui oggi – a sentire le chiacchiere di paese – lo stesso Ente vorrebbe concedere l’apertura di un passo carrabile e che addirittura avrebbe concesso le chiavi di un’area pubblica ancora interdetta alla pubblica fruizione soltanto ad un soggetto privato che ne usufruisce senza alcun titolo». L’esposto si chiude – come accennato – con l’avviso che ogni responsabilità civile o penale derivante da eventuali incidenti «sarà da addebitare agli enti cui è diretta la presente». Sulla particolare vicenda del passo carrabile e della concessione delle chiavi ad un soggetto privato, esiste un’altra missiva datata 8 aprile 2018. La firma in calce è quella di un legale, l’avvocato Domenico Cianniello che scrive al sindaco Di Sarno per nome e per conto della sua cliente, Elvira V., residente proprio in via Seconda Traversa Casaraia. La casa di Elvira V. confina appunto con un’ampia superficie di terreno espropriata anni fa dal Comune per essere destinata a parcheggio nonché ad installazione di pannelli fotovoltaici. Un’area che, come è noto, non ha mai avuto pubblica fruizione. L’avvocato Ciannello ricorda inoltre che la sua cliente, con altri residenti, fu firmataria di due successive istanze alla Procura di Nola con la quale si manifestavano riserve sulla legittimità ed opportunità dell’opera. Nel frattempo però – ed è questo il motivo della missiva inoltrata dal legale a Palazzo Torino – dagli inizi di febbraio di quest’anno i funzionari del Comune hanno consegnato al sig. P. P., proprietario di un fondo adiacente l’area de qua, le chiavi del lucchetto d’ingresso al cantiere; questa concessione ha trasformato il cantiere non ultimato in un parcheggio privato, atteso che il beneficiario lo utilizza per sé, per la sua famiglia e per soggetti estranei. Addirittura i parenti del sig. P. pretendono dai residenti di via Seconda Traversa Casaraia, che innanzi al cancello, non vengano posizionate auto che possano intralciare l’ingresso paventando, in caso contrario, l’intervento della Polizia Municipale (che pure è a conoscenza della vicenda)». La sentenza in questione però, recuperata dal legale della residente non sancisce per nulla l’utilizzo in via privata del parcheggio – cantiere, è invece – piuttosto – il mero accoglimento di un ricorso circa l’apertura di un passo carrabile che immette dal box – proprietà di P.  P. – nell’area pubblica antistante, dopo un’autorizzazione annullata in autotutela dal responsabile di servizio del Comune. Ma niente dice sulla consegna delle chiavi di un’area chiusa al pubblico ad un privato cittadino. Ed è il legale, infatti, che invita il Comune a rendere disponibile l’intera documentazione, riservandosi la possibilità di adire le autorità competenti.          

Discarica di eternit nel centro di Acerra: è psicosi da amianto. Studenti ancora in sciopero. L’assessore: “Aspettiamo le analisi”

Sta creando un clima di paura generalizzata la presenza della discarica di amianto nella scuola elementare di piazzale Renella, scoperta per caso mercoledi scorso dai disoccupati del movimento “BROS”, durante l’occupazione del cantiere di ripristino del primo circolo didattico. Una rivendicazione occupazionale che però ha fatto emergere l’esistenza di una vera e propria bomba ecologica piazzata nel bel mezzo di una congestionata città di 60mila abitanti, a sua volta dislocata in una fetta della Terra dei Fuochi popolata da centinaia di migliaia di persone. Intanto da venerdi gli studenti del liceo socio psicopedagogico Munari, attiguo al cantiere della scuola elementare, si rifiutano di entrare in classe. Vogliono prima essere sicuri che l’aria della zona non sia stata avvelenata dalle fibre di asbesto. Chiedono anche che il Comune faccia analizzare presso le autorità sanitarie competenti ogni studente. Stessa cosa chiedono anche i cittadini della zona circostante la palestra del primo circolo, in cui sono state ammassate in modo visibilmente grossolano grandi strutture di eternit spaccato o comunque usurato. Gli studenti del Munari, ai quali ieri si sono uniti con uno sciopero di solidarietà quelli del liceo Alfonso Maria de’Liguori, chiedono anche che il sindaco emani un’ordinanza di chiusura dell’istituto. Lo chiedono anche gli insegnanti. Le richieste sono state rivolte nel primo pomeriggio di ieri all’assessore comunale all’ambiente, Cuono Lombardi, giunto all’audizione in commissione di vigilanza, audizione organizzata dal presidente dell’organismo ispettivo, Carmela Auriemma, del Movimento Cinque Stelle. Alla seduta della commissione erano presenti anche i consiglieri comunali della civica “Oltre”, Paola Montesarchio, Vincenzo De Maria e Domenico Catapane. Ma l’audizione, quella ufficiale, quella legalmente valida, non c’è stata. I consiglieri comunali di maggioranza che fanno parte della commissione non si sono presentati per cui è saltato il numero legale. La presidente Auriemma ha tentato di indire una seconda convocazione allo scopo di ridurre il numero di partecipanti richiesti per validare la riunione. Ma il numero legale non è spuntato lo stesso. Alla fine la riunione si è trasformata per forze di cose in un confronto pubblico, seguito dalla gente anche in diretta web, tra l’assessore Lombardi, i consiglieri di opposizione, i disoccupati “BROS” e “CUB” e i cittadini che abitano attorno alla discarica dei veleni scoperta in centro città. Durante il faccia a faccia l’assessore Lombardi ha sostanzialmente affermato che “l’eternit trovato nella palestra è stato tolto alcuni mesi fa dal sottotetto della scuola durante i lavori di ristrutturazione e quindi ammassato nella palestra antistante l’edificio”. Lombardi ha però affermato che “Il Comune e la polizia municipale non erano tenuti a vigilare in quanto ciò era di responsabilità del Provveditorato alla Opere Pubbliche, soggetto attuatore dell’appalto di ripristino”. Sia Carmela Auriemma che Paola Montesarchio hanno però contestato queste affermazioni “perché il Comune è il proprietario dell’immobile e perché il sindaco è la massima autorità sanitaria del territorio nonché responsabile della tutela della salute pubblica”. Ambientalisti e cittadini con le loro domande hanno avanzato poi il sospetto che il Comune sapesse da tempo di questa pericolosa situazione. A ogni modo l’assessore all’ambiente ha precisato che il Comune non ne sapesse niente e che prima di chiudere le scuole l’amministrazione “dovrà valutare i risultati delle analisi della palestra avviate dall’asl Napoli 2 nord”. La gente però non vuole attendere i risultati. “In via precauzionale avrebbero dovuto subito chiudere il liceo Munari”, eccepisce Alessandro Cannavacciuolo, leader ecologista della zona.

Somma Vesuviana. Al via le procedure per la nomina della nuova commissione Pari Opportunità

E’ possibile presentare domanda per far parte della commissione comunale per le Pari Opportunità. I componenti sono 7, dei quali massimo due di sesso maschile, scelti in un elenco di candidati come enunciato nell’articolo 4 del regolamento con cui è costituita “dalle associazioni e movimenti di riconosciuta rappresentatività su territorio comunale, gruppi, istituzioni scolastiche, organizzazioni professionali, culturali e del volontariato che svolgano la rispettiva attività in maniera continuativa e senza scopo di lucro, possono segnalare non più di tre candidature ciascuno, individuate fra persone in possesso di riconosciuta competenza in materia di pari opportunità , nei campi giuridico economico, sociologo, psicopedagogico, della formazione del lavoro, dei servizi sociali, dell’ambiente, delle comunicazioni sociali ed ogni ambito di intervento riconducibile alle funzioni della Commissione”. Si invitano, pertanto, le associazioni e le organizzazioni interessate a proporre le relative candidature, entro e non oltre il giorno 24 aprile 2018 alle ore 12. Le candidature devono pervenire, entro la data stabilita, corredate da curriculum da cui risultano le competenze possedute. Le domande di partecipazione vanno protocollate direttamente all’ Ufficio Protocollo del Comune Di Somma Vesuviana o inviate tramite raccomandata (non farà fede il timbro postale). “Spesso riteniamo che la discriminazione nei confronti delle donne, omosessuali, disabili, siano state eliminate dai tempi moderni, ed invece accadono episodi che ci fanno ricredere”, spiegano il sindaco Salvatore Di Sarno e l’assessore alle Politiche Sociali Maria Vittoria Di Palma, “per questa ragione vogliamo costituire al più presto la commissione Pari Opportunità e permetterle di lavorare per valorizzare la differenza, che sia di genere, convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale volte a favorire le condizioni di riequilibrio in tutti gli ambiti decisionali del territorio comunale. La commissione potrà svolgere le proprie funzioni in piena autonomia, raccordandosi con amministratori e consiglieri comunali, con i movimenti e le associazioni presenti sul territorio, con le istituzioni scolastiche e culturali in genere, con le categorie economiche ed imprenditoriali, le organizzazioni sindacali. Avrà il compito di proporre iniziative al consiglio e alla giunta, ci aspettiamo progetti e iniziative fattibili c’è ancora tanto da fare nel mondo delle Pari Opportunità e noi non vogliamo restare indietro”.

Napoli. In bici sul lungomare invece che al lavoro, ai domiciliari 10 persone dipendenti di un parcheggio

Ufficialmente erano in servizio, ma negli stessi orari in cui risultavano a lavoro erano sul lungomare in bici o scooter. E’ quanto hanno scoperto i Carabinieri che a Pozzuoli (Napoli) hanno arrestato 10 dipendenti – ora ai domiciliari – del parcheggio comunale multipiano. Per 7 degli indagati è ipotizzata l’associazione per delinquere finalizzata a truffare la pubblica amministrazione. I sette, è l’accusa, non si limitavano alla timbratura per conto dei colleghi assenti ma si erano accordati per nascondere i badge tutti in un cassetto da dove ognuno di loro, a turno, poteva prenderli per timbrare. Le indagini sono state condotte grazie a riprese investigative e riscontri effettuati tramite pedinamenti. La Procura generale della Corte dei Conti avvierà gli accertamenti per stimare il danno erariale e procedere al recupero.

Somma Vesuviana, perquisizioni dei militari nelle case popolari: ritrovata arma rubata e maschere

Nel corso di alcune perquisizioni che sono state effettuate nel complesso popolare “Parco Fiordaliso” dai carabinieri della stazione di Somma Vesuviana e del 10° Reggimento “Campania”, sono stati ritrovati diversi proventi di furto. In un’intercapedine ricavata in una cantina i militari hanno trovato una pistola provento di un furto in abitazione a San Felice a Cancello. In un passeggino lasciato nel sottotetto, invece, 2 cartucce; poco distanti 2 maschere utili per il travisamento integrale del volto, inoltre uno scooter provento di rapina e 2 bilancini.