Attraversare il sacro per raggiungere il sacro..

Nella cultura orale del vesuviano la devozione alla Madonna di Castello di Somma Vesuviana è strettamente unita ad uno spazio: La montagna. Il Monte Somma, nel periodo compreso tra il sabato dopo Pasqua e il tre maggio, diventa il perimetro cerimoniale al cui interno “le paranze” manifestano l’attaccamento alla fede e all’identità dei loro padri   Almeno due sono gli aspetti che accomunano i riti dedicati al culto della Madonna, detta di Castello, di Somma Vesuviana, a buona parte dei culti mariani nelle comunità a cultura agropastorale del nostro meridione: il cammino, per raggiungere il punto più alto di un monte; la musica. L’aspetto etnomusicologico richiede una trattazione a parte. Soffermiamoci sulla questione del cammino. Le feste Mariane a matrice popolare del sud Italia prevedono, nella maggior parte dei casi,  la salita di un monte per raggiungere una meta ritenuta sacra dalla comunità detentrice del rito: è il caso della festa della Madonna di Viggiano, la prima domenica di maggio, quando la statua della Madonna dal paese viene portata in un’altra chiesa, sita sui monti che sovrastano la piccola cittadina potentina; la traslazione avviene a piedi: circa 16 km in salita. Un culto extraregionale, quello della madonna di Viggiano, che attira pellegrini non solo dalla Basilicata, ma soprattutto dalla zona meridionale della nostra regione. Le stesse dinamiche si possono osservare nei riti dedicati alla Madonna del Pollino: il simulacro della madonna, dalla chiesa parrocchiale di san Severino Lucano, viene portato, a piedi, la prima domenica di giugno, in una chiesa posta sul massiccio del pollino a 1537 metri di altitudine. Non bisogna guardare fuori dalla nostra regione per trovare rituali analoghi. All’interno della  stessa cultura vesuviana la devozione alla Madonna è strettamente legata a lunghi cammini per raggiungere una meta considerata sacra. Spesso tali percorsi prevedono l’ascesa di un monte; basti pensare al più antico e vesuviano dei pellegrinaggi: la tradizionale “Juta” a Montevergine. Nel caso dei riti di Somma Vesuviana la questione del cammino, come dato etnografico, è caratterizzata da una singolarità che svela un importante aspetto antropologico: I sommesi, che il sabato dopo Pasqua e il tre maggio raggiungono la “Traversa” e” Il Ciglio”, non hanno come meta un luogo Sacro; per le “Paranze” è sacro lo stesso spazio che attraversano per arrivare alla meta: La Montagna. Sia il Sabato, detto dei fuochi, che “o tre ra’ roce”, il cammino, inizia alle prime ore dell’alba. Raggiunte le località, sopra menzionate, la giornata è scandita da segni e pratiche precise, condivise nel tempo. Alla traversa, località intermedia tra l’inizio della salita e il ciglio, soprattutto il sabato dei fuochi assume una connotazione quasi penitenziale: ci si astiene dalle carni, che verranno poi consumate il tre maggio; i membri più anziani della paranza salgono senza le mogli. Arrivati alla meta ci si raccoglie in preghiera davanti ad una piccola edicola votiva e contestualmente viene preparata una catasta di arbusti secchi intorno ad un lungo palo sulla cima del quale viene posta una bandiera, con l’immagine della Madonna di Castello. La struttura così costituita viene poi accesa sul far della sera quando le paranze scendono per sostare davanti alla chiesa, ai piedi della montagna. Per anni ho preso parte ai riti del sabato dei fuochi, stabilendo forti contatti soprattutto con i membri storici della paranza: Giuseppe Iovino (Pino Jove), Peppe Capasso, mi hanno più volte spiegato che la trasversa svolgeva un ruolo importantissimo di servizio e di ristoro ai pellegrini diretti alla meta ultima: Il ciglio. IL ciglio è accessibile all’uomo a patto che l’uomo lo raggiunga con le sue gambe, questa è un’altra singolarità dei riti della montagna: il punto più alto non può essere raggiunto da nessun mezzo di locomozione. Le paranze che hanno il ciglio come meta descrivono un percorso idealmente circolare: partono da un quartiere, il Casamale, e vi ritornano alla fine della giornata. Il Casamale è situato nella zona Nord del paese, immediatamente ai piedi della montagna. I suoi abitanti, soprattutto quelli che mantengono viva questa tradizione, possono essere considerati i custodi del monte Somma: conoscono la montagna palmo a palmo, i suoi sentieri, la sua natura, i suoi ritmi e anche le sue insidie.  Verso la metà degli anni ottanta sul ciglio viene completata una piccola cappella; uno dei principali animatori dell’iniziativa è Felice D’Avino detto “O’ Quarturan”. L’amico Raffaele Ragosta, nato e cresciuto al Casamale, componente della paranza del ciglio, mi spiega che da ragazzino saliva portando con gli altri, un po’ alla volta, l’occorrente che sarebbe poi servito per la realizzazione della cappella, rigorosamente a piedi. Per i sommesi che salgono in montagna, ancora più sacro del monte che attraversano è il loro stesso cammino; un cammino che è sacrificio nel senso etimologico del termine: sacrum, facere, produrre il sacro. Il Cammino non solo è sacro ma a Somma Vesuviana diventa produzione del sacro. Al di fuori della Campania, ho citato due pellegrinaggi importanti: Viggiano e il Pollino. Qui lo spazio del cammino è stato a tal punto valorizzato da creare un percorso che ha tutti i crismi di una strada nel senso ingegneristico del termine: c’è stata la volontà di farlo sfidando anche anfratti di appennino impervi molto più del sentiero (assolutamente non può essere chiamata strada) che porta al ciglio.  Bisogna avere cura di quel percorso; è il percorso dell’identità di una comunità. Bisogna avere cura di quel percorso per un fatto di sicurezza. Bisogna avere la stessa cura che hanno le paranze che salgono in montagna preoccupandosi di quel percorso sempre, tutto l’anno: è una forma di preghiera alla “Mamm e Castiell”.    

La birra “Maneba” può chiamarsi “ la Birra del Vesuvio”: lo consentono i suoi sapori e lo permette la storia.

Nell’Ottocento il territorio vesuviano – la birra “Maneba” si produce a Striano – contribuì alla produzione della birra “napoletana”  con il luppolo, con l’orzo, con le botti di legno di quercia e con le bottiglie. I nomi, amabilmente stranianti, dei tipi della birra “Maneba” trovano una saporosa spiegazione nei valori della civiltà dell’alimentazione napoletana.     Promossero la diffusione della birra a Napoli i soldati svizzeri arruolati nell’esercito dei Borbone. Come abbiamo già raccontato in un articolo del 2016, fu forse un Maestro austriaco il primo a produrre birra in un palazzo napoletano, la “Casa Como” a via Duomo, infestata dalla nera leggenda di indiavolati “monacielli”.  Ma la storia certa inizia con la “fabbrica” che lo svizzero Caflish installò a Capodimonte nel 1825: la birra da lui prodotta conquistò a tal punto il favore dei Napoletani che Francesco I, sollecitato dal clero, dai mercanti di vino  e da alcuni alti funzionari di polizia che dichiararono l’ubriachezza da birra ancora più pericolosa dei fumi del vino, ordinò, nel marzo del 1829, che tutte le fabbriche “di tale liquore” venissero trasferite fuori della capitale e che su ogni botte di birra introdotta a Napoli – la “botte”  conteneva 500 litri- gravassero 8 ducati di “dazio consumo”. Bisogna dire che Luigi de’ Medici non condivise il decreto reale, ma non ne fece un motivo di guerra: del resto, nemmeno il suo amico Metternich era riuscito a convertirlo alla birra, e a indurlo a tradire i vini del Vesuvio e quelli di Borgogna, che  erano i protagonisti della sua ricca “cantina”. “La produzione della birra, ovviamente, crollò, e la crisi durò una quarantina d’anni. Andati via i Borbone, i governi dell’Italia unita consentirono a Caflish di riaprire la “fabbrica” di Capodimonte, ma non addolcirono i tributi, anzi resero ancora più pesante il dazio sul luppolo che veniva quasi tutto dall’Ungheria: tuttavia  già nel 1825 i Caflish avevano usato, con l’orzo dell’ Acerrano, anche il luppolo che nasceva spontaneo nelle terre acquitrinose tra Marigliano e Cimitile. Nel 1841 Giulio Avellino scrisse che il luppolo “spontaneo” si trovava perfino nel bosco dei Camaldoli, a Napoli, e condivise l’opinione dei medici londinesi che chi beveva “birra con il luppolo” era meno esposto al pericolo di “pietra nella vescica”. Nel 1864 alcuni agricoltori avviarono la coltivazione del luppolo tra Nola e Acerra, sollecitati non solo dalle fabbriche di birra,  ma anche dalle fabbriche di carta. Nel 1872 nella sola città di Napoli vennero importati dall’estero 630 ettolitri di birra in botti e circa 3000 bottiglie da un litro: questo dato convinse le autorità a riconsiderare la politica dei dazi, a “proteggere”i birrifici locali e anche le vetrerie di Barra che incominciavano a produrre le bottiglie per la birra, dopo che per anni erano state usate “le bottiglie per vino champagne” comprate in Francia.” Questo scrissi nell’articolo del 2016. Avrei voluto aggiungere che anche le Vetrerie Scudieri producevano, a Ottajano, bottiglie per la birra, ma non lo feci, perché non ho trovato fino ad oggi un documento che confermasse la notizia, fornitami, molti anni fa, da un produttore di liquori. Invece ho trovato, negli archivi di Napoli e di Caserta, le “carte” in cui si attesta che negli ultimi  dieci anni dell’Ottocento  i Saggese del Centro Abitato di Ottajano e i Menichini di Terzigno, che allora era “quartiere” di Ottajano, fornivano barili di legno di quercia, indispensabili per affinare e invecchiare la birra, ai Maione, proprietari di tre “fabbriche” a Napoli, e fusti alla “Birraria Bavaria” – “Birraria”, proprio così – che Gustavo Stern aveva aperto “sotto il porticato della Regia Galleria Umberto I, vis à vis al Teatro S. Carlo”. In quegli stessi anni i Di Prisco e gli Ammirati fornivano importanti quantità di orzo, coltivato al Pianillo, tra Ottajano e Sarno, a Giovanni Wital, importante produttore di birra. Dunque, anche la birra artigianale “ Maneba”, che si produce a Striano, “sa” di storia vesuviana, e dunque ha il diritto di chiamarsi “ la birra del Vesuvio”. E nomi legati alla storia di Napoli i produttori hanno dato ad alcuni tipi di birra, “L’oro di Napoli”, “Vesuvia”, “Masaniello”, “ ‘A Fenesta”, “ ‘A Livella”, “Spaccanapoli”. L’effetto è, a prima lettura, amabilmente straniante, ma poi, dopo che hai bevuto e gustato, ti accorgi che è giusto chiamare “Spaccanapoli” una birra “tripel di ispirazione belga”, prima  di tutto perché è la più intensa, “la più strong della nostra flotta”, come si legge nella presentazione, e poi perché questa intensità si schiude, di sorso in sorso, in una delicatezza che sa di spezie e profuma di frutta bianca. E’, insomma, una birra “sinfonica”, con una sorprendente varietà di toni, imbevuti di serena luminosità partenopea.  La “Masaniello”, invece, si apre nel segno del sapore di caramello e poi percorre il fascinoso territorio delle note resinose e fruttate del luppolo, fino a raggiungere il vertice, la nota più alta, “un amaro deciso” che non solo non offusca la freschezza del piacere, ma al contrario vi immette un tono, prezioso, di scintillante, durevole vitalità. E Masaniello è “figura” perennemente viva nel teatro della storia di Napoli. La produzione della “Maneba”  segue un ambizioso progetto, che è già realtà, grazie a una competenza fatta non solo di sapienza tecnica, ma anche di raffinata sensibilità e di una profonda conoscenza della storia sociale e territoriale dell’alimentazione.  

Sant’Anastasia, consiglio straordinario su Ambiente e Salute

Una discussione su “Ambiente e salute” sarà il solo tema del prossimo consiglio comunale, in programma per venerdì 27 aprile 2018 – ore 18,00 presso la sala consiliare di Palazzo Siano. Fortemente voluto dal Presidente del Consiglio Comunale, Mario Gifuni, il nuovo regolamento del civico consesso consente la possibilità ad associazioni ed esperti di prendere la parola e, pertanto, la prossima seduta sarà aperta ai contributi di associazioni, di esponenti del mondo scientifico e di esperti in materia ambientale, in materia di onde elettromagnetiche, di polveri sottili e di quant’altro potrebbe nuocere alla salute pubblica. La richiesta di convocazione del consiglio è stata presentata al Presidente, Mario Gifuni, dai consiglieri Carmine Capuano, Raffaele Coccia, Annarita De Simone, Antonio De Simone e Giuseppe Maiello, “alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane, in riferimento alla dipartita di diversi nostri concittadini a causa di quel brutto male che ha afflitto e affligge la salute di tanti anastasiani”. I consiglieri hanno ritenuto necessario un consiglio monotematico per discutere di questa “importante e seria problematica di carattere collettivo, anche al fine di individuare eventuali azioni da mettere in campo per la salvaguardia della salute dei cittadini tutti. La pubblica assise, come richiesto dai consiglieri, è stata convocata dal Presidente del Consiglio Comunale, ai sensi dell’art. 63 del Regolamento che prevede la presenza di rappresentanti di associazioni e professioni, nonché di cittadini e rappresentanti di Istituzioni sovra-comunali. “Il compito della politica e della gestione della cosa pubblica è quello di non rincorrere modelli e allarmismi, che nel mondo moderno spesso vengono amplificati dal web, ma di saper raccogliere le sfide moderne e dare risposte positive sui temi importanti, come l’ambiente e la salute pubblica – dice il Presidente del Consiglio, Mario Gifuni – affrontando con serietà le problematiche e trovando insieme al mondo scientifico le risposte più efficaci ed efficienti. Su temi specifici di salute pubblica, va rilevato che l’ASL NA3Sud è in prima linea per effettuare serie indagini di massa con esami clinici ed ematici, per cui esorto la cittadinanza a seguire le iniziative della Sanità e ad aumentare l’attenzione verso la propria salute dando costantemente priorità alla prevenzione”.

Casamarciano, al via l’evento Scenari al Plesco

Quinto appuntamento della rassegna teatrale “Scenari al Plesco” nell’omonima chiesa di Casamarciano. Oggi  (ore 20.30) e domenica (ore 18.00) in scena “Maria D’Avalos”, scritto e diretto da Michele Danubio. In platea ospiti d’eccezione: gli alunni delle scuole superiori del territorio che hanno accettato l’invito dell’imprenditore nolano Francesco Napolitano sostenendo così l’iniziativa “Ti porto a teatro. Un premio per chi ama studiare”. Dallo scorso mese di gennaio, infatti, oltre cento ragazzi che hanno ricevuto buoni voti a scuola sono stati scelti per assistere al programma di eventi del piccolo comune di Casamarciano che vede la direzione artistica di Mario Gelardi. “Un invito a teatro che vuole essere soprattutto un monito ad impegnarsi sui banchi di scuola e che – come spiega l’imprenditore Francesco Napolitano – crea le sane alternative per i tanti giovani del territorio. Un modo per riscoprire anche i siti di prestigio dell’area come la chiesa di Santa Maria al Plesco, luogo di indubbio valore storico riaperta al pubblico dopo 50 anni di oblio e diventata polo culturale di riferimento per l’intera area. Mettiamo la cultura al centro favorendo iniziative che possano contribuire alla crescita sociale delle nuove generazioni”.

Brusciano, nasce l’associazione Terra Nostra

A Brusciano, martedì, 17 aprile scorso, in Via Semmola, nella sede adiacente il portone dello storico Cinema Smeraldo e nel richiamo storico ed architettonico dell’antica famiglia Semmola, è nata una nuova associazione culturale denominata “Terra Nostra”. La presidenza della neonata compagine associativa è stata assegnata per acclamazione a Vincenzo Toppi, stimato concittadino bruscianese con una lunga attività di volontariato religioso e di partecipazione alla vita parrocchiale della Comunità locale. La cerimonia inaugurale, introdotta dal giornalista Antonio Castaldo, ha registrato una numerosa partecipazione ed erano presenti, fra gli altri, l’Avvocato Vincenzo Salvati, il Consigliere Comunale, Rocco Travaglino, l’Avvocato Sergio Terracciano, Amministratore Unico della “Casa di Cura Santa Maria del Pozzo” di Somma Vesuviana. Il Presidente di “Terra Nostra”, Vincenzo Toppi, nella stessa serata inaugurale, dopo aver espresso i suoi saluti ed il ringraziamento ai soci ed a tutti gli invitati convenuti, ha ceduto la parola al socio fondatore, Avvocato Vincenzo Salvati, indicato e sostenuto come candidato a Sindaco per l’appuntamento elettorale delle amministrative del prossimo 10 giugno a Brusciano. L’Avvocato Vincenzo Salvati, 46 anni di età, specializzato in Diritto Civile, attivo nell’ambito della Dottrina Sociale della Chiesa, formatosi presso la Pontificia Università Lateranense, titolare dello Studio Legale Associato Salvati con sede in Via M. Semmola 66 a Brusciano, ha esordito con queste parole: «Ringrazio l’associazione “Terra Nostra” che mi ha onorato indicandomi quale candidato a sindaco. Mi impegno da subito a voler tradurre in atto di amministrazione i principi fondanti dell’associazione: ambiente, territorio, produttività, legalità. La caratteristica degli amministratori deve essere: impegno assoluto e costante, preminente su qualsiasi altra occupazione personale». L’Avvocato Salvati ha poi così continuato il suo intervento: «Nessuno di noi è affetto da personalismo e l’idea che io ho della politica è quella di un impegno costante per il nostro paese. Però l’impegno è gravoso, non è facile metter da parte tutte le nostre preoccupazioni private per dedicarsi alla Comunità. Un’Amministrazione vicina alla gente deve essere produttiva ed anche capace di creare lavoro e questo si può fare: ci sono finanziamenti europei cui attingere. La buona amministrazione del Comune come per la casa, per la famiglia, si fa iniziando dalle piccole cose per poi passare a quelle grandi, rimboccandosi le maniche. Di certo non è l’ambizione personale che ci muove e non facciamo promesse irrealizzabili. Io non nascondo l’appartenenza alla famiglia Terracciano, di cui sono orgoglioso, ma per citare onestamente qualche buon esempio del passato, sia pure di campo avverso, io ricordo il Sindaco, Salvatore Piccolo, il quale era sempre presente alla Casa Comunale. Il Comune di Brusciano dovrà essere una “Casa di vetro” e si dovrà procedere con piccole cose realizzabili che se non si fanno sarà un disastro e questa è l’idea dell’Associazione “Terra Nostra” che faccio mia. A giorni -ha concluso l’Avvocato Salvati- verrà diffuso un completo e dettagliato programma elettorale. Ringrazio tutti voi presenti per il tempo e l’attenzione che ci avete dedicato nel condiviso pensiero di voler fare del bene per Brusciano». Nel suo saluto l’Avvocato Sergio Terracciano ha riacceso l’attenzione sulla problematica ambientale: “La terra che ci ha generato cosa è diventata? Uno sversatoio di rifiuti, la “Terra dei Fuochi”. Bisogna partire dalle nostre radici, dobbiamo difenderle, abbattere il degrado che si respira da tutte le parti. Bisogna proiettarsi in avanti e darsi lo slancio per svettare, con l’etica e la morale, verso il raggiungimento di grandi risultati”. Sul commiato finale, il Consigliere Comunale, Rocco Travaglino, anch’egli socio fondatore, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Il nome “Terra Nostra” è a difesa e rivalutazione del nostro amato territorio, dal punto del recupero ambientale, con incremento occupazionale. Tra gli altri progetti, qui si intende riprendere e attuare anche il Piano Agricolo Comunale proposto nel febbraio 2014 dalla attuale amministrazione». Il buffet offerto dai soci di “Terra Nostra” ha dato ulteriore occasione ai partecipanti di intrattenersi ed augurare “Buona Fortuna” al candidato a Sindaco di Brusciano, Avvocato Vincenzo Salvati.

Cessione Auchan di via Argine, i francesi: “Resteranno i diritti e l’articolo 18”. Ma il sindacato non la vede così

Mentre continua l’assemblea permanente nell’ipermercato Auchan di via Argine da parte dei 138 addetti spunta oggi un comunicato dell’azienda circa il destino dei 70 addetti da cedere alla stabiese Sole 365 e degli altri 68 colleghi il cui futuro resta incerto.       “Grazie all’accordo raggiunto con “Sole365″ – puntualizza il gruppo francese – circa 70 dipendenti passeranno al nuovo operatore senza essere licenziati e quindi senza interrompere il proprio contratto in essere, conservando l’applicazione dell’articolo 18 e mantenendo le stesse condizioni contrattuali e retributive. Per cercare una soluzione anche agli altri dipendenti saranno fatte ulteriori proposte nell’ambito del confronto sindacale”.  Dunque, Auchan rassicura a proposito del mantenimento dei diritti acquisiti nel trasferimento all’acquirente. Ieri però le rsa della Uiltucs hanno valutato la cessione, che si completerà il primo agosto prossimo, in modo del tutto diverso. “In merito – scrivono le rsa Uiltucs – alla procedura ex articolo 47 comma 1  della legge 428 del 1990, inviataci a mezzo pec, possiamo dire in prima analisi che la stessa risulta insoddisfacente rispetto ai requisiti da noi dichiarati per qualità e merito. Nello specifico non tutela tutti i livelli occupazionali in essere né tantomeno i diritti acquisiti negli anni, non dando certezze e assicurazioni sul futuro contrattuale dei lavoratori”.

Somma Vesuviana, al via la gestione automatizzata della mensa scoalstica

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Si chiama Telemoney ed  è il nuovo servizio per la mensa scolastica promosso dall’assessorato all’istruzione che andrà a regime dal 2 maggio prossimo.  

Un servizio sperimentale che ha l’obiettivo di rendere più semplice la vita ai genitori, quello che partirà a Somma Vesuviana dal 2 maggio: il servizio “Telemoney” per la gestione automatizzata delle prenotazioni dei pasti in sostituzione dell’attuale sistema con ticket cartacei. A renderlo noto sono il sindaco Salvatore Di Sarno, l’assessore alla Pubblica Istruzione Giovanni Salierno.

“Era giunto il momento di modernizzarsi”, commentano Di Sarno e Salierno, “In molte scuole italiane questo servizio è già una realtà consolidata, ora lo diventerà a Somma. Puntiamo con questa novità ad agevolare i genitori, far si che la refezione scolastica sia più funzionale ed aiutarci anche a scoprire se ci sono eventuali mancanze. Dal 2 maggio partiamo con questa sperimentazione e poi a settembre diventerà effettiva, se avremo i risultati sperati lo stesso metodo sarà poi esteso anche alle cedole librarie e al trasporto scolastico. Confidiamo sempre nell’aiuto concreto dei cittadini, insieme possiamo effettuare il cambiamento che abbiamo promesso quando ci siamo candidati”.

La soluzione automatizzata prevede sempre la prenotazione automatica del pasto per i bambini iscritti al servizio, per cui il genitore è tenuto soltanto a segnalare, dalle ore 18 del giorno precedente alle ore 09:30 del giorno corrente, l’eventuale disdetta della prenotazione per assenza del bambino. Le disdette pervenute oltre detti orari non saranno prese in carico ed al genitore sarà addebitato il relativo costo in quanto il gestore della mensa erogherà normalmente il pasto. La disdetta della prenotazione può aver luogo in 2 modalità: La telefonata NO-COST con la quale il genitore può chiamare, da uno dei propri numeri di telefono indicati al momento dell’iscrizione, il Centro Servizi Telemoney ai numeri: 1° Figlio   089.842.392.1, 2° Figlio  089.842.392.2, 3° Figlio  089.842.392.3. Il sistema Telemoney riconosce il numero chiamante ed il figlio per il quale viene effettuata la segnalazione, chiude la chiamata in modo che non produca costi telefonici per il genitore ed automaticamente registra la disdetta della prenotazione. Oppure con l’accesso “via Web/App” (i cui username e password saranno forniti al momento della registrazione tramite sms). Il genitore, accedendo al portale WWW.TELEMONEY.IT, direttamente da qualsiasi browser o attraverso l’apposita APP, con la propria Login e Password, può disdire la prenotazione automatica del pasto per il/i figlio/i, eventualmente anche per più giorni. In particolare, i genitori entro il giorno 24 aprile dovranno consegnare la domanda compilata e i ticket residui all’ufficio Scuola del Comune o,  per le scuole che invece hanno dato la disponibilità, presso il plesso.  Nella domanda i genitori avranno cura di indicare tutti i dati richiesti ed il numero di ticket restituiti, al netto di quelli trattenuti per i giorni di mensa 26-27 e 30 aprile, precedenti all’attivazione del servizio automatico. I ticket restituiti saranno ricaricati sul sistema Telemoney e resi disponibili per la prenotazione automatica.  Si precisa che il sistema Telemoney non consente di usufruire del servizio se l’utente non dispone di credito di spesa, pertanto sarà cura del genitore provvedere ad effettuare la ricarica e consegnare la relativa ricevuta di

versamento presso l’Ufficio Scuola del Comune, solo per il mese di maggio. Per qualsiasi chiarimento rivolgersi al servizio Telemoney tel.  0825/1886628 – 392/3470302 – 392/3470893

Somma Vesuviana. Strisce blu, con la mediazione del Comune rientra lo sciopero

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Rientra lo sciopero annunciato “ad oltranza” dagli ausiliari del traffico grazie alla mediazione portata a termine  ieri  mattina dall’’amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Di Sarno. Ieri mattina in municipio si sono tenute due riunioni separate, una con la società che ha in appalto il servizi la Tmp, e la seconda con i lavoratori e i rappresentanti sindacali del SI.NA.P. E’ stato stabilito che lunedì ci sarà una riunione congiunta per discutere delle motivazioni che hanno portato i dieci addetti in servizio a Somma Vesuviana a scioperare. “Ringraziamo l’impegno profuso dal sindaco e dalla sua Amministrazione”, spiega il sindacalista Giacinto Leone, “l’impegno è quello di far recuperare ai lavoratori la 14° e le mancate applicazioni contrattuali . Riteniamo che l’impegno delle istituzioni con la garanzia di un incontro la prossima settimana servirà a risolvere le tematiche discusse per questo sospendiamo, temporaneamente, lo sciopero che era a tempo indeterminato anche per evitare ulteriori disservizi ai cittadini”. Soddisfatto il primo cittadino Di Sarno: “Il nostro ruolo in questa vicenda non poteva essere che di mediazione, avevamo l’esigenza di non interrompere il servizio e di tutelare i lavoratori, riteniamo di esserci riusciti”.    

Somma Vesuviana, parcheggio di via Casaraia: i residenti chiedono incontro al Prefetto

I cittadini di via Casaraia non mollano la presa e non si rassegnano all’eventualità che il parcheggio di via II^ Traversa Casaraia sia aperto. Dopo le istanze (leggi qui), ieri hanno deciso di chiedere al Prefetto di Napoli, Carmela Pagano, un incontro urgente. La richiesta è stata già inoltrata e lunedì sarà indirizzata in copia, per conoscenza, al sindaco Di Sarno. Altri esposti erano già stati inviati, ma ieri i residenti di Casaraia hanno giocato un’altra carta e richiesto di parlare di persona con il prefetto Pagano circa la paventata – è questo il termine da loro utilizzato nella richiesta – ipotesi di destinare via Nuova Casaraia II Traversa quale strada di accesso al pubblico transito in vista dell’apertura del parcheggio di scambio sito alla fine della stessa strada. «In deroga alle prescritte norme previste dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti». «Nonostante le perplessità espresse dai residenti, l’amministrazione comunale non si è mostrata disponibile ad addivenire ad alcuna soluzione idonea che tenga conto della normativa vigente in materia» – spiegano i residenti nella missiva al Prefetto. Del resto nella determina n.1 del 5 gennaio 2018 (ndr, la firma in calce è del maggiore Adolfo Vispo) si legge: “la II^ Traversa Casaraia non possiede oggettivamente le caratteristiche per la destinazione a pubblico transito, poiché trattasi di strada senza uscita, priva di marciapiedi e soprattutto poiché la sede stradale è di ridotta larghezza”. Poche righe che sembrerebbero avallare le ragioni dei residenti, poche righe in cui un funzionario dell’amministrazione in carica ammette la non idoneità della stessa all’uso che si vorrebbe destinare, in quanto priva dei requisiti di sicurezza per i pedoni. «L’amministrazione però non ci ha risposto – spiegano i residenti – così abbiamo deciso di rivolgerci al Prefetto». (FONTE FOTO: FB)              

Parco Nazionale del Vesuvio, Azione antibracconaggio

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Nuovo intervento delle Guardie Venatorie napoletane, sventata in area parco una cattura di quaglie mediate richiami sonori.

La notte tra giovedì e venerdì, tra le 23.00 e l’1.30, guardie venatorie f.i.d.c. di Napoli, Vincenzo Cozzolino, Salvatore De Falco e Domenico Cozzolino sono state impegnate in un’operazione nella quale hanno confiscato tre richiami acustici utilizzati per la cattura delle quaglie. L’operazione s’è tenuta nei comuni di Cercola, presso Masseria San Giovanni; a Pomigliano D’Arco, presso Masseria Chiavettieri; a Sant’Anastasia e a Pollena Trocchia in zona Carcavone.

I congegni sono stati portati presso gli uffici delle Guardie Venatorie per essere distrutti. L’uso dei richiami per attirare i volatili è vietato in questo periodo dell’anno, così come lo stesso utilizzo dei cani, usati dai bracconieri per catturare le quaglie. Tale divieto vale a maggior ragione e sempre nell’area del Parco Nazionale del Vesuvio, come nel caso del Carcavone a Pollena, là dove, come s’è detto, è stato rinvenuto uno di suddetti richiami.

Ancora una volta le Guardie Venatorie tutelano la nostra avifauna da bracconaggio, uccellagione, smercio illegale e da un malinteso concetto di fruizione dell’ambiente naturale, in particolar modo nelle aree protette.