Sant’Anastasia, nel week end parte la seconda edizione di Spiritual Theatre
Per un mese eventi e musica per promuovere i luoghi del culto all’ombra del Vesuvio
Passione napoletana e un omaggio a Pino Daniele: sono gli spettacoli inaugurali della seconda edizione di Spiritual Theatre, rassegna di eventi indetta dal Comune di Sant’Anastasia con i Comuni di Massa di Somma e Castello di Cisterna e l’Assessorato allo Sviluppo e Promozione Turistica della Regione Campania allo scopo di valorizzare i luoghi del culto religioso per rilanciare il turismo all’ombra del Vesuvio.
Si parte venerdì 27 aprile alle 21.30 al Teatro Metropolitan di Sant’Anastasia con Carmine De Domenico, tenore lirico leggero molto apprezzato dalla critica, che sarà protagonista di “Passione napoletana”. Il giorno seguente sarà la volta del “Pino Daniele experience”: sempre alle 21.30 e sempre al Metropolitan è infatti in programma lo spettacolo musicale con la tribute band.
“Sant’Anastasia: un paese da scoprire e da vivere. Storia, cultura, arte; un insieme di colori, profumi e sapori che fanno della nostra terra una ricchezza unica – spiega Lello Abete, sindaco del Comune di Sant’Anastasia – Sotto l’arco protettivo della Madonna del centenario Santuario ed all’ombra del Monte Somma potremo apprezzare eventi e spettacoli che faranno da cornice ed esalteranno lo splendore dei nostri luoghi e la genuinità della nostra gente. Questo è Spiritual Theatre, questa è Sant’Anastasia”.
La rassegna proseguirà con Federico Salvatore in “Trio acustico” il 5 maggio alle 21 nel centro storico di Massa Di Somma, dove sabato 6 maggio (ore 21) è in programma uno spettacolo con artisti di strada. La settimana seguente (12 maggio, ore 21.30) al teatro Metropolitan arriva Simone Schettino. Il 19 maggio allo stadio comunale di Sant’Anastasia concerto di Gigi D’Alessio (alle ore 22). A seguire (20 maggio, ore 21.30) all’Abbazia di Castello di Cisterna spettacolo di musica, danza e recitazione a cura dell’associazione The Guitar school. Chiusura il 25 maggio al Santuario della Madonna dell’Arco (ore 21) con lo spettacolo musicale “Coro della Pietà de’ Turchini” a cura di Davide Troia.
Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito ad eccezione del concerto di Gigi D’Alessio, per il quale è previsto un biglietto del costo di 10 euro.
Arte e cultura senza barriere nella chiesa dei Santi Apostoli a Nola
Arte e cultura senza barriere per la visita dei componenti della Uildm di Cicciano e Saviano. Per rendere più agevole l’accesso alla mostra “Picasso e le sue Muse”, la chiesa dei Santi Apostoli di via San Felice a Nola sarà dotata di un montascale che permetterà anche a chi si muove con l’aiuto di sedie e rotelle di muoversi con facilità. La struttura é stata regalata dall’ortopedia Meridionale del cavalier Salvio Zungri.
L’appuntamento é per venerdì mattina e vi prenderanno parte anche 100 studenti del Masullo – Theti di Nola. Per questi ultimi la visita avrà una doppia valenza: oltre ad ammirare le opere di Picasso saranno informati sulle soluzioni da mettere in pratica quando si ha un familiare con impedimenti fisici al quale non si vuole precludere la possibilità di spostarsi senza disagio.
La visita alla mostra, promossa dall’amministrazione comunale di Nola, guidata dal sindaco Geremia Biancardi con l’assessore alla Cultura Cinzia Trinchese, sarà a cura dell’associazione Meridies.
“La sensibilità di Ortopedia meridionale – dichiara il sindaco Geremia Biancardi – ci aiuta a realizzare quel progetto di eliminazione degli ostacoli per rendere più fruibile la nostra città. Con il montascale a cingoli nella Chiesa dei Santi Apostoli anche la cultura non avrà barriere”.
“Con la visita delle sezioni Uildm di Saviano e Cicciano – spiega l’assessore alla Cultura Cinzia Trinchese – si avvia a conclusione una mostra che non solo ha riscosso interesse da parte di appassionati e studenti, ma ha anche contribuito alla raccolta di fondi che saranno utilizzati per restituire alla chiesa dei Santi Apostoli altri elementi pittorici che la arricchiscono di fascino e di
Somma Vesuviana, le tre stelle del Busen Club Marino
Continuano i successi per tre piccole atlete di ginnastica artistica della Società Sportiva Sommese che conquistano il podio nel trofeo di San Giorgio a Cremano. Ad attenderle ora c’è la gara interregionale di Aprilia.
Sono piccole ma determinate. Hanno 6 e 7 anni ma i loro obiettivi sono gli stessi degli atleti più grandi. Lavorano, si allenano tanto, sudano e ottengono grandi risultati. Parliamo di Annabella Pallarino, Gaia Secondulfo e Sofia Secondulfo, tre piccole ginnaste della Società Sortiva Busen Club Marino di Somma Vesuviana, che gara dopo gara stanno dimostrando la loro bravura nella disciplina della ginnastica artistica salendo sempre sui gradini più alti del podio in importanti tornei.
Questa volta hanno partecipato al Secondo Trofeo AICS di Ginnastica Artistica svoltosi domenica 22 aprile al Palaveliero a San Giorgio a Cremano e si sono classificate Sofia e Annabella al primo posto fascia oro e Gaia al primo posto fascia argento.
Un risultato davvero notevole considerando l’età delle tre piccole allieve che continuano ad allenarsi costantemente ed inoltre partecipano anche a stage di formazione con importanti tecnici della Federazione Ginnastica D’Italia.
«Ancora un traguardo rilevante per le nostre ginnaste e la nostra società – ha spiegato con soddisfazione Dominique Iovine, insegnante tecnico di ginnastica artistica del Busen – Continuiamo le nostre lezioni con loro e tutte le altre ragazze che frequentano i nostri corsi e i risultati non tardano ad arrivare. Sicuramente gli allenamenti sono duri e i sacrifici tanti, ma ormai per tutte loro la ginnastica artistica è una passione, non riescono più ad immaginare la loro vita senza lo sport e questa disciplina e questo per noi è molto emozionante, è motivo di grande orgoglio poiché significa che il nostro lavoro non è sprecato e che i nostri insegnamenti rimarranno nel tempo poiché serviranno a formare non solo delle brave ginnaste ma soprattutto delle grandi donne perché lo sport sano trasmette grandi valori, in primis il rispetto dell’altro».
«Anche questa una volta ringraziamo i genitori delle nostre bambine – ha continuato Maria Saveria Di Biase, anche lei insegnante tecnico di ginnastica artistica del Busen – sono loro che ci sostengono quotidianamente e la loro vicinanza è fondamentale poiché sappiamo di poter sempre contare sul loro appoggio così come loro si fidano di noi e del nostro metodo di insegnamento. È un’”alleanza” questa che rende il nostro lavoro ancora migliore».
A bordo campo, infatti, c’erano loro, le signore Fiorella Duraccio, Raffaella Franco e Anna Ricci, le mamme delle tre ginnaste, che sostenevano emozionate, speranzose e unite le loro figlie, consapevoli che indipendentemente dai risultati ottenuti, le loro bambine si sarebbero distinte per la loro grinta e la loro forza di volontà.
Tanta gioia per questa vittoria quindi, ma le piccoline sanno di dover continuare ad allenarsi con la stessa passione di sempre e che una nuova sfida le attende: il prossimo 6 ma
Il vino, l’olio, gli ortaggi e i frutti del Vesuvio nella storia della medicina e della magia “bianca” e “nera”
Come papa Paolo III usava il Greco di Somma. La sorella di Antonio Ranieri, l’amico di Leopardi, curava la debolezza dei nervi con il lacryma di Terzigno, prodotto dai principi di Ottajano. Il ruolo dell’olio del Vesuvio nella storia della medicina, il potere “magico” dei fichi nei documenti pubblicati da Gaetana Mazza, le sollecitazioni afrodisiache di prugne e “rafanielli”, la dolcezza rasserenante e sedativa delle sorbe.
Per secoli il tempo nulla ha aggiunto e nulla ha tolto al patrimonio delle virtù medicamentose che gli antichi attribuirono al vino. “ Il vino, scrive Plinio, fa sangue e dà colorito, mette a posto lo stomaco e stimola l’appetito, attenua la depressione e l’ansia, concilia il sonno, è un antidoto contro tutti i veleni che provocano raffreddamento…Nelle malattie giova applicare sulla mammella sinistra una spugna imbevuta di vino puro….E’ efficace anche applicare fomenti di vino caldo sui genitali maschili..”. Le “ parti virili ” Paolo III se le bagnava, ogni mattina, col Greco di Somma, e tre secoli dopo, De Renzi e Vulpes somministrarono ai colerosi entrati nello “ stadio di algore ” il vino anticolerico dell’ospedale di Santa Maria di Loreto: un infuso di frutti del platano orientale in vino malaga, o in aglianico vesuviano. A metà dell’ Ottocento nel Ricettario Farmaceutico Napoletano c’era la formula di un vino stomachico e tonico: il vino marziale, tre once di limatura di ferro in otto once di codadivolpe. La sorella di Antonio Ranieri, l’ultimo amico di Giacomo Leopardi, curava l’esaurimento dei nervi con il Lacryma Christi prodotto a Terzigno da Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano.
Vulpes usò l’olio d’olivo per lenire gli spasimi delle coliche e come diaforetico, e le janare vesuviane e sarnesi lo impiegavano contro “ i gonfiamenti della gola ”, insieme al sambuco, e negli “ inciarmi ” per guarire “ un piede intorzato ”. Lo ha scritto Gaetana Mazza in uno dei suoi libri, che raccontano splendidamente la storia della Campania Felice.. Con olio d’olivo purissimo le janare “ facevano gli occhi ”, liberavano da ogni nefasta influenza le vittime del malocchio, e Francesco Brancaccio, patologo e clinico degli “Incurabili” prescriveva l’uso dell’olio del Vesuvio, “magro e tonico”, ai malati di cuore e di stomaco. Una mia zia ammoniva: guardatevi da chi sbadiglia, “ fa gli ali “, senza requie, mentre vi guarda e vi ascolta. Vi sta buttando addosso il malocchio dell’invidia: allontanatevi immediatamente, e correte a mangiare un fetta di pane condita con olio e sale. Mia zia non sapeva che le parole invidia e malocchio significano la stessa cosa.
Gasparrini studiò e classificò 27 tipi di fico presenti nel Vesuviano e nella pianura sarnese: alcuni di essi portavano nomi strani: pissalutto nero (o sarnese nero), pissalutto bianco (o sarnese bianco), cotena, brogiotto (verde, bianco, imperiale, verace), fico di tre volte l’anno ( o pasquale o della Cava).. Il fico occupava un posto notevole nella cultura della magia. Secondo Artemidoro, chi sogna fichi “ nella loro stagione ” fa un sogno propizio, ma quando “ appaiono fuori stagione, predicono delazioni e calunnie ”. Gaetana Mazza descrive un incantesimo d’amore, in cui una strega di Sarno ordina a un suo cliente, che vuole possedere una donna di Poggiomarino, di inginocchiarsi sotto un fico e di pronunciare la formula di rito: Dio mi salvi, santa fico / quante radiche e fronde site, tanti Diavoli ve faciti,/ nucorpe ad Agnese ve ne jati…/. Secondo Plinio, il succo lattiginoso del fico fa coagulare il latte come il caglio e, mescolato con la sugna, rimuove le verruche; le foglie di fico, pestate in aceto, attenuano il dolore dei morsi dei cani rabbiosi; i fichi tardivi danno energia ai giovani e salute ai vecchi, e spianano le rughe; i fichi secchi sono lassativi. Tra Somma e Sant’ Anastasia prima Semmola e poi Arcuri visitarono, e descrissero, ordinati frutteti di albicocchi, di pruni, di ciliegi, di peri, di meli, che rifornivano i mercati locali, e quelli della città. I nomi dati dai contadini risuonano di una connotazione mitica per chi ha memoria del passato: percoca della maddalena, crisommolo (spaccariello, alessandrino, gelsomino, peres, lugliese), prugna cacazzara, cerasa mulignana, cerasa selvaggia, cerasa corvina, pera coscia di donna, pera coscia longa, mela limoncella, mela tramontana, mela sannicola, .
E poi le dolcissime nespole. E le sorbe nataline, pascarole, agostegne, a panella, di vennegna, del capitano, le sorbe varrecchiare e le sorbe a pera, che Gussone trovò solo a Somma: medici seri e competenti garantivano che le sorbe, consumate nella giusta quantità, placano ogni tipo di furore. Un grande esperto di botanica vesuviana fu Giovanni Maione, speziale e apicoltore di Sant’ Anastasia, che nel 1840 chiese di istituire una società industriale per l’allevamento delle api e di vendere azioni per 1650 ducati, quanti ne occorrevano per 1000 sciami. Nel 1865 egli accompagnò Giuseppe Antonio Pasquale, che era stato allievo del Tenore, in un lungo viaggio a piedi attraverso la Montagna, e alle Cappuccinelle di Sant’ Anastasia gli mostrò un morus idaeus, una specie di rovo, i cui frutti, le morole, erano assai dolci, quasi quanto quelli del glandulosus, “ che a Somma chiamano rostine”. I professori dell’ Istituto di Incoraggiamento e della Scuola di Portici percorrevano a piedi i sentieri impervi della Montagna, entravano con umiltà nella sfera magica delle sostanze e dei nomi, diventavano allievi dei contadini, cercavano di impadronirsi della loro sapienza, presentivano – i racconti dei più sensibili, Arcuri, Frojo, Bordiga lo dimostrano ampiamente – che un giorno le leggi ferree dell’economia e del progresso avrebbero cancellato piante, nomi, tecniche, la memoria stessa dei sapori e degli odori.
Negli orti rigogliosi dei luoghi in cui il pendio della Montagna si addolcisce e prefigura la pianura si coltivavano ortaggi: il broccolo nero – erano famosi quelli della Cerqua-, il cavolo verzo, il cavolo cappuccio, le torzelle, le torzelle ricce, il cavolfiore bianco, quello di Palermo, le rape, i broccoli di rapa, di cui Gasparrini scrive un elogio lirico, i rafanielli tondi, i lunghi, i lunghi bianchi, e la rapesta. Dice Plinio che sarebbe troppo lungo enumerare tutte le virtù dei vari tipi di cavolo: curano il mal di testa, l’offuscamento e lo scintillio degli occhi, l’artrite, la gotta, le coliche, gli effetti dell’ubriachezza. L’orina di chi ha mangiato cavoli, riscaldata, è un balsamo per i tendini. Anche il ravanello gli risultava che fosse una medicina universale: combatte la tosse, i flemmoni, il coma, i veleni dei serpenti e dei funghi, la caduta dei capelli delle donne, i dolori dell’utero, la fiacchezza sessuale: venerem stimulat. Ma, avverte Plinio, come tutti gli afrodisiaci può far danno ai polmoni, e dunque alla voce.
Ovviamente, era la facile analogia delle forme ad alimentare la leggenda che il “rafaniello” e la “prugna” avessero potere afrodisiaco.
Napoli, emergenza rifiuti. Al via raccolta ordinaria,
Criticità risolte in pochi giorni.
Non solo sarà garantita la raccolta ordinaria dei rifiuti ma, in pochi giorni saranno anche smaltite le criticità, cioè i quantitativi di rifiuti rimasti a terra. Lo assicura il Comune di Napoli che oggi negli uffici della Regione Campania ha partecipato a una riunione tecnica, alla presenza di tutti i soggetti coinvolti.
L’obiettivo era trovare una rapida soluzione per risolvere le difficoltà della raccolta evidenziatesi in questi giorni.
“Preso atto che in questo momento, – spiega una nota di Palazzo San Giacomo – e fino al prossimo 5 maggio, quando le difficoltà saranno superate grazie alla riapertura della linea del termovalorizzatore attualmente in manutenzione, si è stabilito di attivare immediatamente ulteriori canali alternativi di smaltimento della frazione secca dagli Stir. Ciò consentirà, anche grazie alla collaborazione istituzionale con la Regione Campania, di garantire, da giovedì, la raccolta ordinaria e di recuperare in pochi giorni i rifiuti ancora a terra”.
Sant’Anastasia, assolto con formula piena il commerciante accusato di celare droga tra i formaggi
Gaetano Fusco, commerciante ambulante di 44 anni, fu arrestato dai carabinieri il 22 marzo scorso. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, aveva celato il quantitativo di sostanze stupefacenti in suo possesso in un deposito di salumi e formaggi. Per la precisione i militari, perquisendo il deposito utilizzato da Fusco, trovarono 310 grammi di hashish (tre panetti) e una «stecchetta» di tre grammi. Fu arrestato con l’accusa di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, giudicato con rito direttissimo e sottoposto all’obbligo di presentazione ai carabinieri di Sant’Anastasia. Fusco, assistito dall’avvocato Antonio Abete, è stato assolto con formula piena.
La perquisizione nel deposito di Gaetano Fusco avvenne dopo una soffiata: i carabinieri effettuarono un controllo e rinvennero poco più di 300 grammi di droga. Il giorno successivo l’arresto eseguito fu convalidato e la Procura chiese la misura cautelare degli arresti domiciliari ma il giudice accolse invece la richiesta della difesa, applicando una misura meno afflittiva, ossia l’obbligo di presentazione in caserma. L’avvocato Abete chiese di proseguire con il rito abbreviato e invocò per Fusco l’assoluzione, riuscendo poi a dimostrare, con argomentazioni basate su precedenti più volte ribaditi dalla Corte di Cassazione, che il quantitativo di hashish in possesso di Fusco era destinato a suo esclusivo uso personale e non, invece, allo spaccio. Dopo alcune ore di camera di consiglio, il giudice ha accolto la tesi di Abete, assolvendo Fusco con formula piena.
L’inutilità dei leader
Dalla danza, dall’ultimo, interessantissimo lavoro coreografico di Gabriella Stazio ci arriva un importante spunto: e se i nostri problemi trovassero soluzioni migliori rinunciando alla figura del capo?
L’8 aprile scorso al Teatro Nuovo di Napoli, nell’ambito della rassegna “Quelli che la danza: linguaggi della danza contemporanea”, è andata in scena la prima della nuova coreografia di Gabriella Stazio, creata per la compagnia di Movimento Danza, dal titolo: “La teoria dello sciame intelligente” . Le danzatrici, Ana Cotorè, Valeria D’Antonio, Sonia Di Gennaro, Simona Perrella, Luana Rossetti, hanno il compito di comportarsi come un banco di pesci o una colonia di insetti, seguendo i principi di quella Swarm Intelligence citata nel titolo. Ma di cosa si tratta? Molte specie animali, stormi di uccelli, banchi di pesci, sciami, appunto, di insetti, gruppi che vanno da piccoli numeri a milioni di individui, riescono a trovare soluzioni, rispondere ai pericoli, trovare le risorse per la sopravvivenza, grazie a una “organizzazione senza organizzazione”. Dove l’individuo sarebbe spacciato, la collettività riesce a combinare efficienza, flessibilità e robustezza in totale assenza di leader. E sono le interazioni tra i soggetti che garantiscono la propagazione delle informazioni e il risultato finale: lo sciame reagisce come fosse un unico organismo. Perciò “La teoria dello sciame intelligente” non è una coreografia tradizionalmente intesa, ma si crea momento per momento sotto gli occhi degli spettatori. Le danzatrici leggono indicazioni coreografiche su foglietti pescati random, si danno spunti le une con le altre usando il corpo e la voce e interagendo con la stessa musica, in questo modo ciò che accade in scena non è prevedibile né dalla coreografa, né dalle danzatrici. La creatività ha un ruolo essenziale, come in tutte le improvvisazioni, ma l’affiatamento del gruppo ha un ruolo ancora superiore.
Come dice Gabriella Stazio: “La creatività comincia nel punto in cui si incontrano ordine e disordine”.
Anche le musiche di questo spettacolo sono particolari. A pezzi di John Cage, György Ligeti,Steve Reich,Iannis Xenakis, si aggiungono musiche originali e dal vivo di Matteo Castaldo, continuamente contaminate e trasformate da suoni della “natura” e dalle voci delle danzatrici, che agiscono come richiami e passaggio di informazioni.
Insomma uno spettacolo innovativo, suggestivo, magnificamente eseguito, ricco di spunti di riflessione.
Al termine della prima, Gabriella Stazio, presente in sala si è intrattenuta con il pubblico rispondendo alle domande e alle curiosità. E si è parlato anche della Questione Meridionale della Danza, un problema posto con forza dalla fondatrice di Movimento Danza e che ha visto un primo importante risultato in una convention nel dicembre scorso con il Teatro Stabile al Mercadante. Sembra eccessivo porre una questione meridionale specifica per la danza? Non credo. Che la danza sia considerata un po’ la Cenerentola delle arti dello spettacolo (ma cosa sono le arti dello spettacolo senza danza?) è sotto gli occhi di tutti. Ma quando si scopre che sulla danza i dati Istat non ci sono perché evidentemente “ la danza è talmente importante in Italia che non è sottoposta a nessun rilevamento statistico dall’Istat. Nel capitolo riguardante Cultura e Tempo Libero troviamo dati su cinema, libri, musei, teatro, musica, luoghi da ballo (discoteche, balere). La danza no. Forse perché è un fenomeno talmente irrilevante che non può essere rilevato.”
E se si guarda la distribuzione dei fondi ai teatri nel nostro paese la questione meridionale appare evidente con la forza di uno schiaffo: La Scala riceve quasi il doppio del San Carlo.
Forse anche per questa questione sarebbe opportuna la strategia dello sciame: fare a meno di leader insipienti o peggio e affidarsi alla forza e alle risorse del gruppo.
Per la XVII edizione della Giornata Mondiale della Danza, manifestazione voluta dall’Unesco e portata a Napoli da Gabriella Stazio, a Napoli da lunedì 23 a mercoledì 25 aprile 2018 nella sede di Movimento Danza, al Vomero, tante lezioni gratuite e, per mercoledì 25 aprile, una serie no stop di iniziative dalle 10 alle 19.
Congresso Giovani Democratici di Nola, nominato segretario Giuseppe Lauri
Si è tenuto il 7 aprile scorso, presso la sezione PD/GD cittadina in via Tansillo 13, il congresso dei Giovani Democratici di Nola.
Presieduta dal segretario uscente Nello de Crescenzo, la riunione si è aperta con un breve tracciato delle ultime attività; quindi, all’esito delle candidature e del voto, sono risultati eletti per acclamazione Giuseppe Lauri (segretario), Federica de Simone (vice-segretario), Marcelliano Minieri (tesoriere) e Alfonso Manuel d’Alessio (presidente, riconfermato).
Nel ringraziare il suo predecessore per l’ottimo lavoro svolto in quasi quattro anni (il circolo è stato rifondato il 25 novembre 2014; quello del 7 aprile è stato il terzo congresso, dopo il rifondativo e quello tenutosi nel febbraio 2016 in concomitanza con la fase congressuale nazionale della giovanile del PD), il nuovo segretario ha ricordato come le cariche servano solo ad un’articolazione interna richiesta dagli statuti dell’organizzazione, il lavoro è e resterà di tutto il gruppo nel complesso.
«Siamo andati a congresso cittadino in una fase molto delicata per il PD, sia a livello nazionale, che a livello locale, ed è stato un atto molto coraggioso. In questi anni abbiamo raggiunto obiettivi importanti, abbiamo creato un gruppo coeso, tra i più attivi della federazione metropolitana (ce lo dimostra anche la presenza di nostri tesserati negli organi provinciali e regionali dell’organizzazione); abbiamo fatto rete con i circoli dell’Area Nolana-Mariglianese, realizzando un progetto risalente già agli anni della Sinistra Giovanile; siamo stati e siamo in prima linea in piazza con iniziative a carattere nazionale e cittadino. Vogliamo continuare su questa strada, in tempi in cui rischiamo tutti, non ultimi noi, di barricarci dietro i social perdendo il contatto con una realtà fatta di persone vive. È per questo che continueremo a mettere, come abbiamo sempre fatto, le nostre idee, e soprattutto le nostre energie al servizio del Partito Democratico di Nola, nel segno di una collaborazione improntata al reciproco rispetto e stima, anche in prospettiva della tornata amministrativa dell’anno prossimo. Le emergenze a Nola sono tante (pensiamo allo stato della viabilità, alla situazione di una frazione come Piazzolla ridotta sempre più a periferia terra di nessuno, alla macchina amministrativa comunale ingolfata su cui a breve potrebbe abbattersi la mannaia del commissariamento per mancata approvazione del bilancio comunale); a chi fa finta di non vedere questi problemi per interessi di bottega, noi risponderemo sempre anteponendo gli interessi della città e del vivere comune facendo la nostra parte, nei limiti del possibile, senza né padrini, né padroni. I partiti e le organizzazioni giovanili esistono anzitutto per questo: per organizzare i cittadini intorno ad una comune idea del mondo da perseguire con ogni mezzo. Ce lo dice la Costituzione, all’articolo 49, e lo ricordava anche una citazione riportata su una delle nostre prime tessere, tratta dagli scritti di don Lorenzo Milani: “Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”», la dichiarazione congiunta degli iscritti al termine della giornata congressuale.
Somma Vesuviana, manifestazione del 25 aprile in memoria dei partigiani
Il 73° anniversario della Liberazione d’Italia sarà celebrato a Somma Vesuviana ricordando tutti i partigiani che hanno combattuto per liberare la nazione dal regime nazifascista. Iniziativa fortemente voluta dal sindaco Salvatore Di Sarno e l’assessore alla Cultura Giovanni Salierno in collaborazione con l’Archivio Storico cittadino diretto da Alessandro Masulli.
Quest’anno il tema proposto nel manifesto per la celebrazione del 25 aprile è il partigiano Antonio Converti e sarà apposta una lapide davanti a quella che fu la casa di Ferdinando Aliperta, che fu fucilato appena 24enne, insieme ad altri cinque partigiani, dai tedeschi nel 1944, le sue spoglie sono tornate in città nel 2014 dopo essere state custodite per 70 anni a Verres, paese della Valle d’Aosta. Ma è stato anche realizzato un opuscolo “Resistenza e Libertà” che racconta di otto partigiani di Somma Vesuviana e che sarà distribuito nelle scuole.
Di seguito il programma della manifestazione:
Ore 9,45 Raduno del corteo nell’atrio del Comune di Somma Vesuviana in Piazza Vittorio Emanuele III;
Ore 10,00 Cerimonia di scoprimento della lapide in memoria del partigiano Ferdinando Aliperta (1919-1944) dinanzi alla sua abitazione in via San Pietro; Deposizione di una corona in piazzetta San Domenico presso la lapide che ricorda le vittime civili del 1943 con la partecipazione del complesso bandistico Ottava Nota Città di Pompei;
Ore 11,00 Corteo con partenza dalla Chiesa di San Domenico e deposizione di una corona presso il monumento che ricorda i Caduti delle due Guerre Mondiali in Piazza Vittorio Emanuele III.
Ottaviano, il sindaco Capasso torna sui suoi passi: «Qualcuno si dispiacerà, ma io mi ricandido per i bambini»
A convincere il primo cittadino che aveva annunciato (leggi qui) di non volersi più candidare per motivi personali sono stati, a leggere il suo post facebook che al momento sta per sfiorare i mille likes, i bambini. Un gruppo di piccoli ottavianesi che è andato a trovarlo per tentare di fargli cambiare idea. Ci sono riusciti, facendo leva sui sentimenti. «Mi hanno commosso, la loro voce mi è entrata nell’anima». Ma, nei giorni trascorsi all’insegna dell’incertezza per una strada che sembrava già tracciata nonostante le difficoltà, la politica ottavianese non è stata con le mani in mano: a far capitolare Capasso deve essere stata pure la lettera che porta in calce i nomi di tutti i consiglieri comunali di maggioranza e di tutti gli assessori della sua giunta, oltre che i ripetuti appelli dei concittadini che sui social hanno incalzato senza sosta affinché il sindaco cambiasse parere. Lo ha fatto. All’appuntamento con le urne, il 10 giugno, tra i competitor ci sarà anche lui, da primo cittadino uscente.
Di seguito, il post con il quale Luca Capasso ha comunicato alla città la sua decisione.
«Quanto sta accadendo in queste ore mi ha consentito di comprendere che, per una persona come me, che si è data per passione e con dedizione ad una comunità che ama, la possibilità dell’abbandono non è contemplata. O almeno, non nei termini che avevo usato qualche giorno fa. Ho capito che il mio destino politico, ed in parte personale, non appartiene più esclusivamente a me. Le mie scelte non sono più solo mie, ma sono inevitabilmente patrimonio di tutti coloro che mi stanno dimostrando, in questo momento estremamente delicato, solidarietà, sostegno e soprattutto amore. Il senso di appartenenza alla comunità ottavianese sovrasta le mie prerogative, inibendomi scelte di tipo squisitamente soggettivo, imponendomi di essere presente. Questa lezione mi è giunta da tutti coloro che si sono spinti ben oltre la mera solidarietà, dai consiglieri comunali di maggioranza e dagli assessori ma soprattutto dai bambini, la parte più innocente e vitale di Ottaviano. Il loro appello mi ha commosso, la loro voce mi è entrata nell’anima aiutandomi a fare luce ed a individuare il giusto sentiero da percorrere. Ed ho capito che per “giusto” non posso intendere ciò che può fare bene a me ma ciò che può fare bene a tutti e ai bambini in particolare. Chiedo scusa per aver sottovalutato il radicato sentimento sedimentatosi in questi anni e per aver generato disorientamento in molti di voi. Grazie per la lezione di vita che mi avete regalato. Grazie ai consiglieri comunali di maggioranza e agli assessori per le belle parole di stima nei miei confronti. Grazie, non mi stancherò mai di ripeterlo, soprattutto ai bambini. Ricambierò con la stessa intensità e dedizione dimostratami. Grazie perché ora ho la forza per proseguire un cammino che, per una serie di vicissitudini che mi stanno tuttora attanagliando, si è fatto estremamente difficile ed estenuante. So che questa mia scelta di revocare cio che credevo essere irremovibile sarà colta da qualcuno con dispiacere, ma credo che chi vive la politica in modo passionale potrà essere soltanto contento della mia decisione di non abbandonare. Vado avanti. Andiamo avanti. #nonsonosolo #ilgrandecuoredeibambini #micandidoperibambini»

