Napoli, sicurezza alimentare a Pasqua: controlli a tappeto dei NAS nelle pasticcerie e laboratori alimentari

Napoli, controlli dei Carabinieri del NAS nelle pasticcerie e laboratori alimentari: chiuse 2 attività per carenze igienico-sanitarie. Sequestrati prodotti privi di indicazioni utili a garantire la rintracciabilità e sanzioni per circa 8mila euro.

In vista delle festività pasquali, i Carabinieri del NAS di Napoli hanno incrementato le ispezioni nelle pasticcerie e nei laboratori in cui vengono lavorati gli alimenti, controllando, dall’inizio della settimana dieci attività commerciali. Due di queste sono state immediatamente chiuse a causa delle gravi carenze igienico-sanitarie riscontrate. Al termine delle operazioni sono stati sequestrati 650 kg di prodotti dolciari privi di qualsivoglia indicazione utile a garantirne la rintracciabilità ed elevate sanzioni per circa 8mila euro. Le verifiche hanno interessato la città di Napoli e l’hinterland partenopeo.

Casamarciano, l’iniziativa del Comune: uova di Pasqua per i bambini tra i tre e i dieci anni

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Casamarciano.

Casamarciano, in vista della Santa Pasqua, l’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Carmela De Stefano, con la collaborazione del parroco Don Marco Napolitano, regalerà uova di cioccolata a tutti i bambini del paese di età compresa tra i tre e i dieci anni.

Un piccolo dono per i piccoli di Casamarciano. Arriva direttamente dal Comune guidato dal sindaco Carmela de Stefano che, in vista della Santa Pasqua, regalerà uova di cioccolata a tutti i bambini del posto di età compresa tra i tre ed i dieci anni.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla fattiva collaborazione del parroco della piccola comunità, don Marco Napolitano, dell’assessore alla pubblica istruzione Antonietta Appierto e della consigliera comunale Domenica Sorice.
La distribuzione delle uova inizierà domani, giovedì primo aprile, a cura dei volontari della protezione civile nel pieno rispetto della normativa anti Covid.
Un gesto simbolico per augurare buona Pasqua a chi sta particolarmente soffrendo in questo periodo, come i bambini provati da troppo tempo per le continue restrizioni – spiega il sindaco Carmela De Stefanola Pasqua è resurrezione e da sempre l’uovo di cioccolata è il simbolo per eccellenza della ricorrenza, soprattutto tra i piccoli. Attendiamo fiduciosi la fine di quest’incubo e fondamentale è la collaborazione di tutti con il rispetto delle regole. Affidiamo intanto ai bambini le nostre speranze ricordando loro che l’amore vince su tutto con l’auspicio di rendere un po’ più dolce questi giorni di festa”.

Caserta, concorsone, mazzette fino a 30mila euro. Arrestate due docenti

Due docenti sono finite agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Napoli Nord che ha scoperto un giro di mazzette nei concorsi per l’insegnamento, tra cui il noto “concorsone” svoltosi nella primavera del 2020.   Le due donne, arrestate dai poliziotti del Commissariato di Pompei su ordine del Gip del tribunale di Napoli Nord, avrebbero chiesto a diversi candidati tra i 20mila e i 40mila euro per passare il concorso.

Per gli inquirenti, le due docenti avrebbero messo in piedi il sistema di corruzione approfittando del ruolo, ricoperto da una di loro, di membro della Commissione esaminatrice della prova. Le indagini sono partite nel gennaio scorso dopo la denuncia di presunte irregolarità presentata al Commissariato di Pompei dal presidente e da un membro della Commissione esaminatrice; si sono quindi sviluppate attraverso l’ascolto di candidati, l’acquisizione di documenti e la trascrizione di file-audio registrati durante gli incontri tra le docenti e i candidati. Le due indagate hanno organizzato anche corsi per la preparazione ai concorsi, e anche in queste occasioni avrebbero chiesto ai partecipanti soldi per il superamento della prova

(FONTE FOTO:RETE INTERNET)

Mobilità docenti 2021/22 e valutazione anno di servizio, nell’ ipotesi di fruizione dell’istituto giuridico dell’aspettativa

  Aspettativa per motivi familiari Ai sensi dell’articolo 18 del CCNL 2007, i docenti, sia di ruolo che a tempo determinato -purché si tratti di incarichi al 31/08 o al 30/06 e limitatamente alla loro durata- possono fruire dell’aspettativa per motivi di famiglia. L’aspettativa può essere fruita senza soluzione di continuità per un periodo di massimo 12 mesi o in modo frazionato ed in tal caso non può superare, nell’arco temporale di un quinquennio, la durata massima di 30 mesi. Per motivi particolarmente gravi si può richiedere un ulteriore periodo di 6 mesi. Premesse le modalità di fruizioni dell’aspettativa utile appare, altresì, approfondire la valutazione dell’anno scolastico di ruolo, altro ruolo o pre-ruolo trascorso in tutto o in parte in aspettativa. Anzianità di servizio di ruolo e altro ruolo Le tabelle A e B di valutazione dei titoli (Tabella A relativa ai trasferimenti volontari e d’ufficio e Tabella B relativa ai passaggi di ruolo/cattedra allegate al CCNI 2019/22), sia per i trasferimenti che per i passaggi di ruolo/cattedra, dispongono l’attribuzione del seguente punteggio per i servizi nel ruolo di appartenenza e in altro ruolo:
  1. per ogni anno di servizio, comunque reso successivamente alla decorrenza giuridica della nomina, nel ruolo di appartenenza:
  • punti 6;
  1. per ogni anno di servizio in un ruolo diverso da quello di appartenenza o di altro servizio di ruolo prestato nella scuola dell’infanzia:
  • punti 6 nella mobilità a domanda (trasferimenti volontari, passaggi di ruolo/cattedra)
  • punti 3 (nei trasferimenti d’ufficio e nelle graduatorie interne di istituto)
Aspettativa e valutazione servizio Relativamente ai docenti di ruolo che hanno fruito dell’aspettativa, sarà attribuito il punteggio di cui sopra (per il servizio nel ruolo di appartenenza e/o per il servizio in altro ruolo), purché:
  • abbiano prestato un servizio non inferiore ai 180 giorni nell’anno scolastico di riferimento.
Nel caso in cui il servizio prestato sia inferiore ai 180 giorni relativamente all’anno in cui si è fruito dell’aspettativa non  verrà attribuito alcun punteggio. Ne consegue che i docenti che hanno usufruito dell’aspettativa senza soluzione di continuità per 12 mesi, non si vedranno riconosciuti alcun punteggio e che lo stesso  potrà essere attribuito unicamente ai docenti che pur fruito dell’aspettativa frazionata abbiano svolto almeno 180 di servizio. Servizi pre-ruolo e aspettativa Nel caso l’aspettativa interessi anni di servizio pre-ruolo, a chiarire tale ipotesi interviene il principio generale secondo cui l’anno di servizio pre-ruolo è valutato, ai sensi delle lettere B della Tabella A – sezione A1 – e della Tabella B sezione B1 – allegate al CCNI 2019/22, se  l’interessato abbia prestato, nell’anno di riferimento, almeno 180 giorni di servizio o abbia prestato servizio ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale o, qualora presti servizio nella scuola dell’infanzia, sino alla conclusione delle attività educative, come  indicato nella nota 4 delle tabella. Quindi, al docente che, nel corso di una supplenza al 30/06 o al 31/08, abbia fruito dell’aspettativa per motivi familiari, saranno attribuiti i previsti 6 punti nella mobilità a domanda (trasferimenti volontari e passaggi di ruolo/cattedra) e 3 punti nei trasferimenti d’ufficio, purché abbia svolto 180 giorni di servizio o un servizio ininterrotto dal 1° febbraio al termine delle operazioni di scrutinio o al termine delle attività educative nel caso della scuola dell’infanzia, nell’anno scolastico interessato. La stessa disciplina regola anche le ipotesi di aspettativa fruite per motivi personali o di studio. (Foto: fonte internet)

Le tavolette votive di Madonna dell’Arco, un prezioso documento anche di storia sociale

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Della collezione del Santuario fanno parte numerose tavolette del ‘500, alcune delle quali vennero offerte da detenuti che erano riusciti a sopravvivere ai metodi violenti – e tra questi la “tortura della corda” – usati da magistrati e guardie nelle carceri napoletane. Subivano “la corda” anche le donne accusate di magia nera e di stregoneria. La pittura “borghese” – donne e bambini “miracolati” -nelle tavolette votive dell’Ottocento.   Scrive Nino D’Antonio che nel 1979, anno di pubblicazione del suo libro sugli ex voto dipinti di Madonna dell’Arco, la collezione del Santuario comprendeva ben 4310 tavolette votive: di queste 688 risalgono al Cinquecento, e sono in gran parte – 542 esemplari- dipinti su legno, mentre le rimanenti 146 sono tempere su carta. Nel Settecento i pittori degli ex voto dipingono soprattutto su tela: le tele sono 838 su 937. Ma gli aspetti tecnici di questa straordinaria raccolta di arte religiosa conviene trattarli a parte, anche perché nel ‘700 e nell’’800 sempre più netta diventa la differenza tra i dipinti che rivelano una “mano maestra” e quelli che invece provengono dalle botteghe popolari di San Biagio dei Librai e di San Gregorio Armeno. Non c’è evento, non c’è situazione di cui le tavolette votive non diano documentazione: naufragi, attacchi dei pirati, eruzioni, furti, malattie, incidenti, anche quelli banali, e possessioni demoniache spingono uomini e donne a chiedere la protezione della Madonna dell’Arco, a formulare il voto, e poi a dare testimonianza, con la tavoletta dipinta, della grazia ricevuta, “votum fecit gratiam accepit”.Nel 1892 Marcellin Pellet, console francese a Napoli, scrisse di aver visto una “scena di naufragio che recava la data del 1505 e che “sfortunatamente, un gran numero di questi quadri, vecchi di tre secoli, sono quasi cancellati dal tempo o sono stati collocati fuori vista, a venti metri d’altezza”. Molte tavolette del Cinquecento e del primo Seicento, dedicate a fatti giudiziari, documentano il terrore che anche a delinquenti incalliti incutevano i sistemi di tortura praticati nelle carceri di Napoli. Faceva paura soprattutto la “stanza della corda”, dove i carcerati che si rifiutavano di rispondere alle domande dei giudici e delle guardie venivano sospesi ad una corda collegata a una carrucola e erano sottoposti a strappi improvvisi, con conseguenti dolorosissime slogature, e alla terribile punizione delle frustate con le “funicelle”. Anche le donne subivano questo trattamento, soprattutto quelle accusate di stregoneria: la tavoletta del’700, pubblicata in appendice, mostra due donne che, “appese” alla corda e interrogate da due sacerdoti, ebbero dalla Madonna la grazia di sopravvivere alla tortura. In una“tempera magra su tavola” del 1617 (vedi foto in appendice) il “graziato” si è fatto rappresentare in cella- forse è il castello del Carmine adibito a prigione – e, in primo piano, in ginocchio, come uomo libero: dalla Madonna egli ha ottenuto la grazia di evitare il trattamento della “corda”. L’uomo occupa un rango sociale medio – alto: lo dimostra la foggia “spagnola” del suo abbigliamento. Egli ha potuto ingaggiare un pittore di buona qualità, capace di disegnare la prospettiva della fortezza e il trono di legno su cui è seduta la Madonna.Nella didascalia di una tavoletta del ‘600 si legge: “ Per vilo error essendo stato inquisito falsamente da tredici testimoni fu tormentato in questo modo come vedete colpito da 21 bastonate si tan che alla corda sospeso ricorse alla Madre di Dio dell’ Arco e mi fece (gratia). Amen”. Secondo gli studiosi, nell’ Ottocento incomincia a manifestarsi, nel livello artistico delle tavolette, “il processo involutivo che arriva sino ai nostri giorni” (D’Antonio). Cresce il numero dei temi trattati, e il consolidarsi dello spirito borghese fa sì che si diffonda la “ritrattistica” di donne e bambini miracolati. E può capitare che questo tema ispiri a qualche pittore tavolette di buon livello. Nel 1890 Pasquale Cappelli esegue e firma l’olio su tela (cm. 24 x 34,5) la cui immagine apre l’articolo. Dell’autore sappiamo che nacque a Napoli nel 1866, che fu allievo dell’Istituto di Belle Arti, lavorò anche in Puglia e in Sicilia e venne considerato un valente pittore su ceramica. La figura della madre che sta al centro della tavoletta votiva dimostra che Cappelli conosce la pittura di Morelli, di De Gregorio e dei Macchiaioli: la preoccupazione della madre e la certezza che la Madonna le farà la grazia liberando il figlio dalla malattia vengono sapientemente espresse dal profilo del volto, dalla postura del corpo e dal “gioco” delle mani. La testa del bambino è appena delineata con rapidi tocchi di pennello, mentre le macchie del bianco portano luce all’interno della stanza: luce reale, e un lampo di luce metaforica, al centro del quale si manifesta l’immagine miracolosa della Madonna dell’Arco.  

Transizione ecologica, il punto critico a cui è pervenuto lo stato del pianeta terra

Transizione ecologica, riscaldamento globale e consumo delle risorse del pianeta: il punto critico a cui è pervenuto lo stato del pianeta terra, causato dallo sviluppo economico provocato dall’uomo che ha assoggettato alle sue esigenze tutti gli altri esseri viventi, animali e vegetali presenti.

Transizione ecologica: parola magica entrata nel linguaggio comune dei politici e dei mass media, che ne fanno un uso smodato senza mai entrare nel merito, unitamente ad altri due termini: riscaldamento globale e consumo delle risorse del pianeta.

Questi termini vogliono certamente evidenziare il punto critico a cui è pervenuto lo stato del pianeta terra, causato dallo sviluppo economico provocato dall’uomo sapiens, che ha assoggettato alle sue esigenze tutti gli altri esseri viventi, animali e vegetali presenti.

Questa condizione a cui si è pervenuti è ascrivibile essenzialmente a due cause ben precise, aumento pressante della popolazione e consumo delle risorse necessarie al suo mantenimento. 

Affrontiamo il problema delle risorse ed in particolare delle risorse energetiche, il cui utilizzo tanto allarma per l’inquinamento che provoca nell’atmosfera terrestre.

Sino ai primi anni del 1800, le uniche fonti energetiche utilizzate erano ricavate dalla forza muscolare degli uomini e degli animali, dal vento per la navigazione marittima e l’azionamento di rudimentali mulini, dalla corrente dei fiumi per l’azionamento di grossolane macchine operatrici, dal legno per il riscaldamento, la cottura di cibi, la fusione dei metalli, oltre a limitati quantitativi di carbone già da qualche secolo prima, nient’altro.

L’invenzione della macchina a vapore nel IXX secolo, stravolse completamente la situazione con il crescente utilizzo di combustibili fossili necessari ad azionare sempre più macchine, passando dal carbone, al petrolio, al metano. Nel contempo, si diffuse l’energia elettrica che non è una fonte primaria, in quanto ha bisogno di essere prodotta con l’utilizzo di combustibili o dalla forza di gravità dell’acqua che viene fatta scorrere da una certa altezza lungo condotte in ferro. In tempo più recenti, successivamente all’ultima guerra, sono state costruite nel mondo numerose centrali elettriche ad energia nucleare. L’Italia, a seguito del referendum del 1987, ha rinunziato a costruire centrali simili e smantellato quelle esistenti o in costruzione. Alla fine del secolo scorso si è diffuso la produzione di energia elettrica da altri fonti, quella fotovoltaica e quella eolica con l’utilizzo, rispettivamente, del sole la prima e del vento la seconda. Per entrambe la produzione è intermittente e fuori dal controllo dell’uomo, dipende appunto dalla presenza del sole e dal vento.

Premesso brevemente quanto sopra, esaminiamo l’entità dei consumi energetici in Italia. Cominciamo dall’energia elettrica. Nel 2019, la richiesta complessiva di 319.622 GWh (milioni di KWh) è stata così soddisfatta (fonte società Terna che gestisce la rete elettrica):

14,89% da fonte idrica, 1,78% da fonte geotermica (è utilizzato il vapore d’acqua che fuoriesce   dalla terra), 6,27% dall’eolica, 7,30% dalla fotovoltaica, 58,61% da fonte termica (utilizzo di combustibili), il resto da scambi con l’estero.

Nella fonte termica, oltre ai combustibili di origine fossile, sono compresi anche quelli utili per attivare la cosiddetta economia circolare, cioè l’utilizzo di scarti (legname, stralci da coltivazione, rifiuti, metano ricavato dalle biomasse). Questi combustibili, bruciando per fornire energia, contribuiscono anche loro all’emissione di inquinanti e di anidride carbonica nell’atmosfera. Il loro apporto nel 2019 ha soddisfatto il 5,5% circa della richiesta di energia elettrica. 

Le fonti attuali che non inquinano l’atmosfera terrestre sono l’idrica, la geotermica, l’eolica e la fotovoltaica. La idrica e la geotermica sono fonti che hanno già da anni raggiunto la piena disponibilità esistenti in Italia e, quindi, non suscettibili di ulteriori aumenti significativi. Restano la fotovoltaico e l’eolica, uniche fonti attualmente disponibili per ulteriori incrementi di richiesta di energia elettrica senza inquinare l’atmosfera.

L’energia elettrica copra solo una parte dei fabbisogni energetici dell’Italia. Il totale dei consumi energetici cosiddetti finali è stato pari nel 2017 (ultimo dato disponibile) a 125,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, unità di misura che si adotta per equiparare tra loro tutte le fonti energetiche, 1 Mtep è pari a 11,63 miliardi di KWh). A tale consumo, l’energia elettrica ha contribuito con il 21,9% circa.  

Dai dati statistici esposti, risulta chiaro che, se si vuole rinunziare del tutto alle fonti fossili, occorre reperire un’altra fonte della stessa entità. Oggi si parla molto dell’idrogeno come fonte energetica per soddisfare i fabbisogni. Vediamo nel dettaglio se e come sia possibile.

L’idrogeno è l’elemento più diffuso nell’universo. Sulla terra però non esiste in forma libera, ma combinato o con il carbonio nei carburanti fossili o con l’ossigeno nell’acqua. Per ottenerlo si parte da carbone, petrolio o gas, con produzione di anidrite carbonica (CO2), come sottoprodotto, (cosiddetto “idrogeno grigio”), oppure con tecnologia che consente la cattura e lo stoccaggio della CO2 (“idrogeno blu”). Entrambe le tecnologie di produzione sono avversate dagli ecologisti per il sottoprodotto CO2 e propendono per l’elettrolisi dell’acqua, dalla cui decomposizione si ottiene ossigeno e idrogeno (“idrogeno verde”). La dissociazione elettrolitica dell’acqua richiede la fornitura d’energia elettrica per realizzarla, con una efficienza del 75%-80%, ciò significa che spendendo 100 di energia elettrica, otteniamo idrogeno con un contenuto energetico di 75-80, una trasformazione energetica in perdita, quindi. Affinché l’idrogeno così ottenuto sia realmente “verde”, è necessario che l’energia elettrica utilizzata per la dissociazione dell’acqua sia proveniente da fonti che non producono CO2. Queste fonti sono l’idroelettrica, la geotermia, l’eolica e la fotovoltaica, avendo l’Italia abbandonato il nucleare.

Precedentemente abbiamo quantificato il totale dei consumi energetici in Italia a 125.5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio). Questo è il valore finale. Per arrivarci occorre considerare a monte tutte le perdite di trasformazione, in ragione di ciò il totale fabbisogno da fonte primaria è stimato in 170 Mtep.

Abbiamo o avremo energia sufficiente a produrre da fonte non inquinante questo fabbisogno energetico? Esprimendo in Mtep la produzione di energia elettrica che non sviluppa CO2, abbiamo i seguenti valori: 4,09 Mtep d’idrica, 0,49 Mtep di geotermia, 3,73 Mtep di eolica più fotovoltaica. Abbiamo già evidenziato che la idrica e la geotermia sono fonti che hanno già da anni raggiunto la piena disponibilità esistenti in Italia e, quindi, non suscettibili di ulteriori aumenti significativi. Restano la fotovoltaica e l’eolica, uniche fonti attualmente disponibili per coprire il fabbisogno elettrico senza inquinare e per la produzione d’idrogeno. Il loro valore attuale di produzione, malgrado gli incentivi che sono stati profusi da quasi trent’anni per promuoverne la produzione, incentivi caricati sulla bolletta elettrica, ammonta, come già detto, a 3,73 Mtep, irrilevante rispetto ai 170 Mtep circa necessari. Illusorio, quindi, ipotizzare la possibilità di poter costruire, in un futuro più o meno prossimo, impianti fotovoltaici e eolici in numero e potenzialità tali da coprire l’intero fabbisogno energetico, a parte le limitate quote d’idrica e geotermia, con la totale o per lo meno significativa decarbonizzazione dell’energia.  

La completa rinunzia alle fonti fossili per produrre energia non è un obiettivo alla portata dell’umanità allo stato attuale delle conoscenze. E’ possibile, invece, graduare vari interventi per miticarne gli effetti sull’atmosfera, come in realtà si sta già operando da tempo, per esempio: azzerare l’utilizzo del carbone e ridurre, per quanto possibile, quello del petrolio a favore del metano, incrementare la produzione d’energia fotovoltaica ed eolica, mettere in atto processi per la cattura del CO2, migliorare i processi produttivi e l’isolamento delle costruzioni per ridurre i consumi energetici, digitalizzare le attività ed incrementare il lavoro a distanza per abbattere la necessità di spostamento delle persone, riorganizzare in sintesi la società perché sia mena famelica d’energia. Tra questi obiettivi c’è naturalmente anche l’utilizzo parziale dell’idrogeno, sia esso grigio, blu o verde, che ha bisogno di lunghe e complesse sperimentazioni per un impiego diffuso. Ovviamente nessuno di questi provvedimenti sarà la panacea, tutti insieme potranno soltanto contribuire a miticare l’inquinamento dell’atmosfera terrestre. 

Per concludere, ritorniamo alle cosiddette energie rinnovabili, tanto propagandate. Distinguiamo tra quelle ad impatto zero sull’atmosfera perché non emettano inquinanti, come l’idroelettrica, la geotermia, l’eolica, la (fotovoltaica e quelle utili per attivare la cosiddetta economia circolare, come già precedentemente precisato, legname, stralci di coltivazioni agricole, rifiuti, metano ricavato da biomasse, che sono comunque dei combustibili che bruciando emettono inquinanti, tra cui la CO2. Inserirle tutte insieme nella categoria di rinnovabili, ha generato nell’opinione pubblica l’equivoco che siano tutte non inquinanti. L’esempio clamoroso sono rappresentate dalle stufe a pellet per il riscaldamento domestico, tante propagandate dagli ecologisti perché utilizzano combustibili di provenienza naturale, legno, (quindi bio), e che si stanno diffondendo a macchia d’olio, contribuendo sensibilmente alla presenza d’inquinanti nell’atmosfera dei centri abitati.

(FONTE FOTO:RETE INTERNET)

Sant’Anastasia, bullismo e cyberbullismo, Carmine Molaro in videoconferenza con gli alunni del Pacioli

Carmine Molaro, giovanissimo  originario di Somma Vesuviana, è stato invitato ad interagire con gli alunni dell’Istituto “Luca Pacioli” durante il consiglio d’istituto che si è tenuto online per discutere di una tematica molto delicata: bullismo e cyberbullismo.

Carmine Molaro, vive nella cittadina di Somma Vesuviana e  fin da piccolo è stato affascinato dalla fotografia e crescendo ha coltivato la sua passione anche per la scrittura. Carmine è stato vittima di bullismo, periodo difficile della sua adolescenza che ha superato con grande successo e che saputo raccontare magistralmente  nel suo libro “Il difficile gioco della vita”

Il giovane è stato invitato ad una campagna di sensibilizzazione online sul bullismo dall’Istituto Luca Pacioli di Sant’Anastasia, durante la quale ha risposto a domande  proprio sul suo libro “Il difficile gioco della vita” ed ha interagito con gli studenti.

Il giovane ha approfondito il delicato tema che purtroppo oggi è sempre più attuale fra gli adolescenti della nostra società. Per Carmine il bullismo è una malattia che non ha vaccino ma che può essere debellata se c’è collaborazione fra tutti noi. Secondo Carmine il bullismo è sottovalutato in primis dai genitori, che tendono a giustificarlo come se fosse una bravata e non educano i propri figli a rispettare gli altri.

Il giovane scrittore ha anche raccontato l’esperienza che ha toccato la propria persona, che si è trovato in un gruppo classe che non gli ha concesso la possibilità di farsi amici ed integrarsi. Per reagire e confortarsi, Carmine ha trovato nella penna una valvola di sfogo, quella che ha dato vita al suo libro, piaciuto molto al pubblico.

Carmine invita le vittime di bullismo e cyberbullismo a farsi sentire, a dare sfogo al proprio io, a  parlare con chiunque ritengono di fiducia e di non chiudersi in se stessi perché fuori ci sono molte persone pronte ad aiutare ed una legge che andrà a punire queste azioni che possono condurre anche a  gesti estremi.

Nola, il Prefetto di Napoli Marco Valentini per la prima volta in visita al CIS

Riceviamo e pubblichiamo.

Per la prima volta il Prefetto di Napoli Marco Valentini, ha visitato il CIS-Interporto di Nola. È prevista una collaborazione in futuro: in cantiere la firma di un Protocollo con l’Interporto, per garantire che l’attività di questo ecosistema sia messa a riparo da eventuali rischi criminali.

Oggi finalmente ho potuto vedere concretamente questa realtà così importante per il territorio. Prevediamo di collaborare in futuro. Infatti, sotto il profilo della legalità abbiamo in cantiere la firma di un Protocollo con l’Interporto, per garantire che l’attività di questo ecosistema sia messa a riparo da eventuali rischi criminali. Ora, è importante lavorare per le strutture aperte, non solo per quelle chiuse, affinché abbiano tutte le garanzie per svolgere il loro lavoro anche nel post-pandemia e su questo c’è un impegno grande perché la crisi non sia utilizzata dalle organizzazioni criminali”. Sono le parole del Prefetto di Napoli, Marco Valentini, che oggi ha visitato il CIS-Interporto di Nola.

Il Prefetto Valentini, per la prima al Nola Business Park, ha incontrato Alfredo Gaetani, Presidente di Interporto Campano, Ferdinando Grimaldi, Presidente di CIS, e Claudio Ricci, Amministratore Delegato di CIS e Interporto Campano.

Il distretto nolano che riunisce circa 500 aziende – garantendo lavoro a 9.000 addetti – è una realtà imprenditoriale da sempre attenta a mantenere elevati standard qualitativi in termini di “sicurezza” e “legalità”, per fornire costantemente un contributo allo sviluppo delle imprese. 

La società Interporto Campano, che gestisce l’Interporto di Nola, ha anche ottenuto, recentemente, dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato il “Rating di Legalità” con un punteggio elevato.

Claudio Ricci, Amministratore Delegato di CIS e Interporto Campano, ha voluto“ringraziare il Prefetto per questa sua visita. Per il nostro ruolo di “volano” di sviluppo economico e “baluardo” imprenditoriale contro l’illegalità, da sempre, abbiamo avuto il privilegio di ricevere, una grande attenzione da parte delle Istituzioni Nazionali e locali, la cui collaborazione è fondamentale. Il nostro impegno sarà sempre quello di promuovere i più elevati standard qualitativi in termini di etica imprenditoriale, per fornire costantemente un contributo allo sviluppo del territorio, auspicando, al contempo, che ci continui ad accompagnare il costante supporto delle Istituzioni”.

Pomigliano d’Arco, controlli e perquisizioni: la città sotto la lente di ingrandimento dei carabinieri

La città di Pomigliano d’Arco al centro dei controlli dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli. Sono in corso – da parte dei militari della compagnia di Castello di Cisterna – posti di controlli e perquisizioni. I Carabinieri sono impegnati alla ricerca di armi e droga nelle zone più sensibili della città. Sono già decine le persone identificate ed i veicoli controllati. Accertamenti anche per il rispetto delle normative anti-contagio

Napoli, Operazione anti-camorra, arrestate otto persone vicine al clan Lo Russo

Operazione anti-camorra del Comando Provinciale di Napoli. Arrestate 8 persone vicine al clan Lo Russo   Questa mattina, all’esito di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale della Procura della Repubblica di Napoli, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Napoli applicativa della custodia cautelare in carcere nei confronti di 8 soggetti, dei quali 5 già detenuti in istituto di pena,  gravemente indiziati, a vario titolo, di rapina aggravata dall’uso delle armi e diverse estorsioni, con l’aggravante di aver commesso i reati per agevolare il gruppo camorristico clan Lo RUSSO, e segnatamente per conseguire il controllo criminale dei territori di Miano e territori limitrofi, Chiaiano, Piscinola, Marianella, Colli Aminei. Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Napoli Vomero, condotte mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali e grazie alle dichiarazioni delle persone offese, hanno consentito l’individuazione dei responsabili di una violenta rapina e di due estorsioni consumate nel territorio di Miano in danno dei titolari di attività commerciali. I soggetti identificati sono tutti appartenenti al “gruppo di Ngopp Miano” fazione del clan Lo Russo. Tra i destinatari del provvedimento anche Cifrone Luigi, Cifrone Gaetano, già detenuti proprio in esecuzione di un titolo cautelare eseguito a ottobre, con il quale si riconosceva ad entrambi, tra le altre ipotesi di reato, il ruolo di dirigenti ed organizzatori dell’organizzazione criminale “Ngopp Miano” per avere la gestione ed il controllo delle piazze di spaccio del territorio ed in particolare le piazze di hashish ed eroina. Tra i destinatari dell’ordinanza anche CALDORE Gennaro detto Genny cioccolato, DI FRAIA Stefano, PANDOLFO Pasquale, già sottoposti a custodia cautelare per il sequestro di persona a scopo di estorsione consumato lo stesso giorno della rapina di cui all’ordinanza oggi eseguita. Elenco destinatari misura cautelare in carcere: 1.     BUONO Antonio, nato a Napoli il 13/06/1988; 2.     D’ANDREA Salvatore, nato a Napoli il 20/06/1975; 3.     MASCIOLI Giovanni, nato a Napoli il 09/11/1989; 4.     CALDORE Gennaro, nato a Napoli l’11/01/1986 (già detenuto per altra causa) 5.     CIFRONE Gaetano, nato a Napoli il 17/06/1986 (già detenuto per altra causa); 6.     CIFRONE Luigi, nato a Napoli il 21/07/1987 (già detenuto per altra causa); 7.     DI FRAIA Stefano, nato a Napoli il 26/12/1984 (già detenuto per altra causa); 8.     PANDOLFO Pasquale, nato a Napoli il 17/05/1993 (già detenuto per altra causa).