Marigliano, edizione alternativa della Giornata della creatività per gli allievi del Liceo Colombo

“Anche quest’anno, a causa della pandemia da Covid 19, con rammarico non abbiamo potuto vivere insieme ai nostri allievi la consueta Giornata della creatività caratterizzata dal Concertone di fine anno. In segno di speranza, in ogni caso, abbiamo pensato di dare la possibilità ai nostri allievi di condividere la loro creatività, stimolandoli a realizzare dei video che raccogliessero foto di lavori di natura scultorea o pittorica, oppure esibizioni musicali e canore o performance artistiche incentrate su declamazioni di poesie o di monologhi”. A parlare è il Dirigente scolastico, la Prof.ssa Nicoletta Albano, del Liceo Scientifico, Linguistico, Artistico e delle Scienze umane Cristoforo Colombo di Marigliano che ieri ha vissuto la “Giornata dell’arte e della creatività studentesca 2021”. Numerose le opere e le performance dei liceali che sono pervenute sotto forma di video ai referenti del progetto e che sono state condivise grazie al contributo dei rappresentanti d’Istituto. Gli allievi del Liceo di Marigliano si sono da sempre distinti sul territorio per la loro spiccata vena artistica, incoraggiata e supportata dai loro educatori e palesata ai cittadini in svariate manifestazioni culturali di grande prestigio e interesse, tra cui ricordiamo il maggio mariglianese e i concerti di Natale. Siamo certi che questo seme di speranza darà presto i suoi frutti e che i giovani studenti sapranno, con il loro talento e con il loro entusiasmo, dare il giusto contributo alla valorizzazione del buono e del bello del loro territorio.

Palma Campania, trovare “un muro identificativo”: ecco il concorso di idee del Comune

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Palma Campania

 

«Troviamo il muro identificativo»: ecco il concorso di idee del Comune per chiunque voglia proporre uno stile urbanistico identificativo della città.

Individuare un “muro identificativo di Palma Campania”, cioè un muro che per costruzione, composizione e tratti distintivi consenta ai residenti e non di individuare immediatamente il territorio di Palma Campania. Questo il senso del concorso di idee bandito dall’amministrazione comunale diretta dal sindaco Nello Donnarumma, rivolto a chiunque, dopo un’analisi storica del territorio, voglia proporre uno stile urbanistico identificativo della città. «L’obiettivo – spiega il sindaco Donnarumma – è quello di favorire un’accoglienza turistica e culturale, oltre che una accessibilità sempre più ampia e diffusa, gestita in collaborazione con le tante associazioni e singole persone che da sempre mettono a disposizione della collettività il loro bagaglio di competenze, saperi e soprattutto la grande passione per la terra che abitano».

La partecipazione al concorso avviene in forma gratuita: i candidati che intendono parteciparvi dovranno inviare del materiale fotografico per un massimo di 10 fotografie ritraente mura di costruzioni, edifici pubblici e privati, chiese presenti sul territorio, indicandone l’ubicazione, affinché siano prese come modello cui uniformare le altre opere. A corredo del materiale fotografico, può essere fatta pervenire anche una breve esposizione che motivi tale scelta dal punto di vista storico.

Il materiale può essere inviato tramite i canali social ufficiali del Comune di Palma Campania (facebook e instagram), via e-mail alla Segreteria oppure a mano presso l’Ufficio Protocollo e dovrà indicare la seguente intestazione: Concorso di idee: “Progetto di riqualificazione e valorizzazione urbana attraverso la determinazione del muro identificativo del Comune di Palma Campania”.

Il materiale dovrà pervenire entro e non oltre le ore 12.00 del 31 Maggio. Le proposte pervenute verranno valutate dalla commissione appositamente nominata dal Comune di Palma Campania. Successivamente potrebbe essere ipotizzata la realizzazione di un disciplinare valido per tutte le opere urbanistiche del territorio, mediante il quale verrà valorizzato l’utilizzo del muro identificativo della città. Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito web dell’ente

Somma Vesuviana,covid e crisi economica e sociale, i sindaci scrivono alle autorità regionali e nazionali

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana. Di Sarno: “Cala il numero dei nuovi positivi e cala il numero dei positivi attivi. Non dobbiamo abbassare la guardia e dunque mascherine obbligatorie anche all’aria aperta ed anche per i vaccinati e distanziamento fisico. Rispettiamo le regole fuori ai locali! Tutti noi sindaci abbiamo scritto alle autorità nazionali per una politica economica massiccia a favore del tessuto sociale del nostro territorio”. “Cala il numero dei nuovi positivi a Somma Vesuviana, 6 nelle ultime 24 ore e cala il numero dei positivi attivi che in questo momento è di 142. Dati che non registravamo da molto tempo. Sono ben 9414 le dosi inoculate per quanto riguarda la popolazione di Somma Vesuviana che però oltre al Polo Vaccinale di territorio usufruisce anche di altri Centri Vaccinali. Questi dati potrebbero convincerci che magari stiamo uscendo dalla pandemia ma non dobbiamo abbassare la guardia. Non va male nelle scuole anche se abbiamo registrato altri tre casi nella platea scolastica della Scuola d’Infanzia del Terzo circolo didattico di cui un’insegnante e due alunni. Casi individuati, circoscritti e ambienti sanificati”. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Lettera dei sindaci “Con i Sindaci – ha continuato Di Sarno –  dei comuni di Acerra, Brusciano (Commissario prefettizio), Casalnuovo, Castello di Cisterna, Mariglianella, Marigliano, Nola, Pomigliano d’Arco, Sant’Anastasia, San Vitaliano, Saviano, Scisciano, ho scritto una lettera inviata alle autorità regionali e nazionali per un intervento massiccio di rilancio dell’economia del territorio”. L’allarme lanciato dai sindaci. “L’emergenza pandemica dell’ultimo anno ha segnato in maniera indelebile la vita di tutta la popolazione del nostro Paese. Sono state letteralmente sconvolte non solo le politiche sanitarie – hanno scritto i sindaci dei Comuni di cui sopra – ma ogni aspetto della vita sociale è stato caratterizzato dai tempi e dai modi di diffusione del virus. In particolare, tutte le attività lavorative hanno subito rallentamenti con effetti che, nel lungo termine, potranno rivelarsi disastrosi. La provincia orientale di Napoli si caratterizza, oltre che per la presenza di una notevole quantità di attività commerciali, di prossimità e di avanguardia, che sono già drammaticamente colpite dagli effetti della pandemia, anche per l’importante numero di industrie di beni e servizi presso le quali sono impiegate decine di migliaia di lavoratori. Le grandi aziende (nel settore aeronautico, automobilistico e manifatturiero) sono solo il vertice di una piramide che deve tenere conto dell’indotto e delle aziende più piccole che occupano altre migliaia di lavoratori. Da Acerra a Casalnuovo, da Pomigliano e fino a Marigliano e Nola, tutte le Città della provincia di Napoli vedono agitarsi concretamente lo spettro della crisi e, con la mancanza di commesse e di ammortizzatori sociali, degli esuberi. Gli Enti locali, i Comuni e, in particolare, i Sindaci d’area, chiedono a gran voce che fin da ora vengano avviati tavoli di concertazione con le dirigenze delle imprese, con i sindacati e con il Governo Regionale e Centrale per discutere le strategie comuni di ripresa e di stabilità occupazionale che consentano di salvaguardare i posti di lavoro e di gettare le basi per una crescita condivisa, per far fronte alla inquietante prospettiva di chiusura e disoccupazione. Sgravi per gli imprenditori, commesse interne e internazionali per le grandi aziende, blocco dei licenziamenti e incentivi alla ripresa, garanzie per l’indotto, sostegno ai settori della ricerca e dello sviluppo industriale. Sono tutti obiettivi che questa parte della Campania, da sempre fiera e operosa, storicamente votata all’industria e al commercio, intende perseguire con determinazione, nella convinzione che tutti gli attori del processo produttivo siano fondamentali per la ripresa e la crescita del Paese. I Sindaci dei comuni di Acerra, Brusciano (Commissario prefettizio), Casalnuovo, Castello di Cisterna, Mariglianella, Marigliano, Nola, Pomigliano d’Arco, Sant’Anastasia, San Vitaliano, Saviano, Scisciano, Somma Vesuviana (fonte foto :rete internet)

Sant’Anastasia, Popolari e Riformisti: “Il bilancio è uno schiaffo agli anastasiani”

Dal gruppo consiliare di minoranza, Popolari e Riformisti, riceviamo e pubblichiamo il comunicato che segue. Ieri sera nel consiglio comunale, tra i diversi punti all’ordine del giorno, è stato presentato ed approvato (10 voti a favore, 6 contrari) il primo bilancio di previsione dell’esecutivo Esposito, dettagliato dall’assessore al ramo, il vice-sindaco, Mario Trimarco. Il Capogruppo di Popolari e riformisti, avv. Carmine Pone, nell’intenzione di voto contrario al documento ha espresso tutto il disappunto nel constatare scelte sbagliate nella gestione e nell’indirizzo delle opere pubbliche: “C’erano ben altre priorità da seguire: è un previsionale che non tiene conto minimamente delle reali necessità del paese”. L’ex assessore al Bilancio, Mariano Caserta, oggi ai banchi dell’opposizione nel Gruppo Popolari e Riformisti, spiega perché ha votato contro il provvedimento. “Parto subito dicendo che se avessi voluto perseguire una scelta di principio, avrei dovuto votare a favore di questo bilancio che eredita, in larga parte, fondi intercettati dalla passata amministrazione e quindi anche da me. Anche se è divenuto costume attribuirsi paternità altrui, in questo documento economico, le uniche intuizioni positive appartengono al passato, mentre in ottica prospettiva e futura, è solo un bilancio che non osa, non decolla, non è ambizioso. Credo che tutto questo sia irrispettoso nei confronti degli elettori che hanno riposto fiducia in chi oggi ci amministra, soprattutto per le favole che hanno loro raccontato”. Così Nicoletta Sannino (Popolari e Riformisti): “Con l’approvazione di questo bilancio di previsione, l’amministrazione Esposito, ha definitamente sconfessato le promesse fatte in campagna elettorale, decretando un netto cambio di azione, rispetto a quanto assicurato e garantito ai cittadini solo pochi mesi fa. Della Piscina Comunale, tanto decantata, non vi è traccia nei fondi destinati, senza parlare dei capitoli destinati alle Politiche sociali: abbiamo davanti le stesse cifre stanziate dal commissario prefettizio, nessuna differenza. Continua la Consigliera: Inconcepibile stanziare ancora risorse nel capitolo formazione ed attuazione strumenti urbanistici per un PUC pronto nel cassetto da anni, come da questa amministrazione più volte affermato, e che aspetta solo di essere approvato. Capitoli su verde pubblico fanno il resto: votare contro è stato inevitabile” “Starza e Romani, quartieri completamente dimenticati da questo previsionale – ha sentenziato la consigliera di opposizione Rosalba Punzo – per questo è tanto altro, c’è una fetta consistente di cittadini anastasiani che sono considerati, da questa maggioranza, di serie B”.

Terzigno/San Giuseppe/Torre A./Boscoreale, controllo del territorio: raffiche di sanzioni e denunce

 Controlli dei Carabinieri. 3 arresti e 5 denunce. 9 sanzioni covid. Chiuso anche un locale     Continua senza sosta l’attività di controllo del territorio dei carabinieri del comando provinciale di Napoli. Decine di militari della compagnia di Torre Annunziata sono stati impegnati nei comuni di Terzigno Boscoreale, San Giuseppe Vesuviano e Torre Annunziata in posti di controllo e perquisizioni. Tre le persone arrestate, 5 quelle denunciate. A San Giuseppe vesuviano i militari hanno arrestato e poi tradotto al carcere di Pozzuoli Giuseppina Ambrosio, 75enne del posto già nota alle forze dell’ordine. La donna dovrà scontare 4 anni e 10 mesi di reclusione per peculato, come ordinato dalla procura generale della Repubblica presso la corte di Appello di Napoli. Ancora a San Giuseppe vesuviano è finito in manette Severino Ogliaro,43enne del posto già noto alle forze dell’ordine. Sconterà 8 mesi di detenzione domiciliare per false dichiarazioni sulla propria identità. Il provvedimento è stato emesso dall’ufficio di sorveglianza di Napoli. A Torre Annunziata, Antonio immobile 59enne del posto già noto alle forze dell’ordine è stato sottoposto alla detenzione domiciliare per omissione di lavori in edifici che minacciano rovina. Secondo l’ordine dell’ufficio esecuzioni penali della procura della Repubblica presso tribunale di Torre Annunziata, dovrà scontare una pena di 4 mesi. Tre le persone denunciate a San Giuseppe Vesuviano, due per furto di energia elettrica, una per inosservanza delle prescrizioni imposte dall’obbligo di dimora con permanenza a casa nelle ore serali. Nel comune di Boscoreale, invece, un 32enne di Scafati è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere. Durante un posto di controllo non ha rispettato l’alt dei carabinieri ed è fuggito. Inseguito e bloccato, nascondeva in auto un coltello a serramanico con una lama di 6,5 cm. Dovrà rispondere di guida senza patente un 17enne di Poggiomarino, fermato mentre circolava  a bordo di una moto di grossa cilindrata. Non sono mancate le sanzioni covid: 9 le persone multate per aver violato i limiti orari imposti dalla normativa. Sanzionato e chiuso provvisoriamente anche un locale in via Alfani: i gestori permettevano ad alcuni clienti di consumare cibi e bevande oltre l’orario del coprifuoco. 80 le persone e 42 i veicoli controllati. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni.

Brusciano/ Volla, detenzione e spaccio di droga: arrestate due persone

Controlli serrati dei carabinieri  per smantellare le piazze di spaccio     I carabinieri della sezione operativa della compagnia di Castello Di Cisterna hanno arrestato Per detenzione di droga a fini di spaccio  Giovanni Di domenico, 34enne di Pomigliano già noto alle forze dell’ordine. È stato perquisito in via borsellino, all’interno del complesso di edilizia popolare di Brusciano noto come “legge 219”. Nelle sue disponibilità 79 dosi di crack per un peso complessivo di 46 grammi circa e 491€ in contante ritenuto provento illecito. Di Domenico è stato tradotto al carcere di Poggioreale ed è in attesa di giudizio  A VOLLA Coppia di pusher arrestata dai Carabinieri. In casa cocaina e oltre 5mila euro in contante I carabinieri della stazione di Volla hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio un 35enne del posto e la convinvente di 23 anni, entrambi incensurati. Durante una perquisizione domiciliare sono stati trovati in possesso di due bustine contenenti 15 grammi circa di cocaina, un bilancino elettronico ancora intriso di polvere bianca e un foglio verosimilmente strappato da un block notes sul quale erano annotati cifre e nomi riconducibili all’attività di spaccio. E ancora, un micro telefono dual sim e, in camera da letto, una scatola di cartone contenente oltre €5400 in contante e una dose di cocaina. Entrambi gli arrestati sono stati ristretti in camera di sicurezza, in attesa di essere tradotti in carcere per l’udienza di convalida.

San Vitaliano, smaltimento illecito di rifiuti:denunciate tre persone

I Carabinieri in campo contro i reati ambientali. Denunciate 3 persone. I carabinieri della stazione di San Vitaliano insieme a quelli della stazione Forestali di Marigliano, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio finalizzato al contrasto dei reati ambientali, hanno denunciato tre persone. Il primo, un’50enne di Scisciano  già noto alle forze dell’ordine è stato denunciato per smaltimento illecito di rifiuti. All’interno di un terreno di sua proprietà  sono stati rinvenuti rifiuti di varia natura: materassi, vecchi elettrodomestici, materiali di risulta e plastici. L’area di circa 200mq è stata sequestrata. Un 4enne del posto, anch’egli già  noto alle forze dell’ordine, aveva stoccato in un terreno di circa 50 mq scarti ferrosi pezzi meccanici e motori intrisi di olio. Anche per lui una denuncia per lo stesso reato. In un cantiere in via volpe, invece, i militari hanno accertato che l’impalcatura installata non garantisse sicurezza ai lavoratori. Per l’imprenditore una denuncia e sanzioni pari a 2000 €.

Ospedale a Pomigliano: Sodano dà la carica. L’ex vicesindaco di Napoli in municipio

Il politico comunista apre la campagna per dare finalmente alla città delle grandi fabbriche il primo presidio ospedaliero della sua storia

  Quando si parla di un ospedale da realizzare a Pomigliano vengono in mente dati e cifre che gridano vendetta: 40mila abitanti in città, abitanti che salgono di giorno a 53mila se si considerano i lavoratori del polo delle fabbriche, 180mila quelli nei comuni immediatamente confinanti e poi 6 i chilometri di distanza dal pronto soccorso della clinica convenzionata privata Villa dei Fiori di Acerra, 11 dall’Ospedale del Mare di Napoli-Ponticelli e 22 dall’ospedale di Nola. Eppure nonostante questi numeri da paura Pomigliano un ospedale non l’ha mai avuto. E forse non lo avrà mai. O meglio: ne potrà avere uno molto più piccolo rispetto agli standard se tutto va bene. Si chiamerà “Ospedale di Comunità”. Si tratta dell’ultimo “ritrovato” della politica. Il piano governativo di resilienza ne ha previsti 360 sul territorio nazionale. I fondi ci sono. “Ho affrontato questa tematica sia presso la commissione sanità della Regione Campania che presso l’organismo omologo del Comune di Pomigliano – racconta Tommaso Sodano, promotore della campagna per l’ospedale – l’altro giorno in municipio siamo stati ricevuti dal presidente della commissione, il dottor Giovanni D’Onofrio. Le disponibilità che stanno emergendo puntano in modo realistico sull’Ospedale di Comunità”. Ora però è necessaria una digressione su che cosa sia un Ospedale di Comunità. Può avere una sede propria, essere collocato in strutture sanitarie polifunzionali, presso presidi ospedalieri riconvertiti, presso strutture residenziali oppure essere situato in una struttura ospedaliera. Ma è sempre riconducibile all’ assistenza territoriale. Si tratta di una struttura con un numero limitato di posti letto, di norma tra 15 e 20. È possibile prevedere l’estensione fino a due moduli e non oltre, vale a dire fino a 40 posti letto. Vi possono accedere pazienti con patologia acuta minore che non necessitano di ricovero in ospedale o con patologie croniche riacutizzate che devono completare il processo di stabilizzazione clinica, con una valutazione prognostica di risoluzione a breve termine (15-20 giorni), provenienti dal domicilio o da altre strutture residenziali, dal pronto soccorso o dimessi da presidi ospedalieri per acuti. I pazienti ospitati necessitano di assistenza infermieristica continuativa e assistenza medica programmata o su specifica necessità. Insomma, non è proprio l’ospedale che ci si dovrebbe aspettare ma forse potrebbe essere un primo passo per Pomigliano, città che pur avendo avuto nel corso della sua storia relativamente recente diversi medici di alto rango alla sua guida non ha mai potuto abbeverarsi alla fonte sanitaria che le competeva di diritto. Solo una volta lo Stato ha dato l’illusione di un’inversione di tendenza, quando venne costruito il pronto soccorso, nel 1987.  Fu realizzato con i fondi della ricostruzione e piazzato proprio accanto al nascente rione del dopo terremoto, la cosiddetta “219”. All’interno di questa struttura erano state realizzate anche le sale operatorie, al piano superiore, e i grandi ascensori connessi. Sotto scorreva il tunnell in cui dovevano passare le ambulanze. Ma non se ne fece nulla. Il contenitore fu costruito senza contenuto e il progetto abortì sul nascere. Al posto delle sale operatorie furono allestite le stanze piene di scartoffie degli uffici amministrativi della fu azienda sanitaria locale Napoli 4 di Pomigliano, poi abolita. Ora dentro questa scatola di cemento armato ci sono ancora gli uffici dell’Asl, quelli della Napoli 3 Sud con sede centrale a Torre del Greco. Al piano terra  ci sono le stanze che ospitano il centro di igiene mentale territoriale. “Dobbiamo fare pur sempre qualcosa sul fronte sanitario in questo territorio – aggiunge Sodano – non è possibile restare in queste condizioni. C’è un’area vincolata dal piano regolatore per un ospedale a Pomigliano. Intanto l’associazione che rappresento, Città Aperta, ha dato il via a una petizione: sono state raccolte circa mille firme per il momento”. L’area si trova sul margine meridionale di via Vesuviana, tra lo svincolo dell’asse mediano e l’incrocio della strada provinciale che porta a Castello di Cisterna e a Somma. “Lo ripeto – conclude l’ex vicesindaco di Napoli ed ex senatore di Rifondazione Comunista – bisogna fare assolutamente qualcosa di concreto sul fronte sanitario per questo territorio per cui dobbiamo fare fronte compatto per raggiungere un primo obiettivo in questa direzione, per dare un segnale tangibile”.  

Il passeggio della morte: dalla coltre alla carrozza funebre

Sin dagli albori, l’importanza del culto dei morti ha sempre rivestito un notevole interesse. La devozione si è sempre espressa attraverso la cura e l’attenzione per i corpi dei cari estinti, con particolare riguardo all’accompagnamento funebre all’ultima dimora. Verso il 45 d.C., a Roma, si consentì la libera costituzione dei collegia tenuiorum o collegia funeraticia, che avevano lo scopo principale ed esclusivo di attendere alle pratiche funerarie dei propri consoci. Oltretutto, iniziarono a formarsi le prime imprese funebri, i libitinarii, addetti ai funerali delle persone più ricche. Non si conoscono bene i riti, ma – afferma la dott.ssa Laura Gasbarrone –  come unica certezza si sa che i corpi erano cremati su pire di legno o inumati; la cremazione era il rito prevalente, e quindi le ceneri erano raccolte in un’urna funeraria e deposte in una nicchia ricavata in una tomba collettiva chiamata columbarium. Le esequie duravano più giorni. Un’altra antica forma associativa, quella dei fossores, che sembra raggruppasse cristiani e chierici, si occupava prevalentemente del seppellimento dei defunti. Nel Medioevo la forma associativa dei collegia fu sostituita dalle confraternite laicali e cardine dell’azione di queste associazioni erano le sei opere di misericordia evangeliche, cui in seguito ne fu aggiunta una settima: la sepoltura dei morti in miseria. A tal riguardo, le confraternite dedicarono ampio spazio nei loro statuti a questo momento cruciale della vita umana, che risultava particolarmente difficile per categorie di persone spesso ai limiti della sussistenza. Insomma, le confraternite divennero il gruppo sociale più vicino al defunto e quindi il più autorizzato a interessarsene, il più consono ad accompagnarlo e il più potente per proteggerlo nel passaggio da questo mondo all’altro. Una volta avvenuto il decesso, i confratelli – con croci e lumi accesi – si portavano dall’oratorio alla casa del defunto. Da quel momento nessuno più, tranne i confratelli, avevano qualche diritto su di lui, che veniva prelevato da casa e condotto processionalmente verso la chiesa o la cappella cimiteriale della confraternita. Solenne risultava il funerale con l’intervento del parroco e di tutti i confratelli, quattro dei quali portavano la bara, rivestita di un drappo, detto coltre, che copriva anche i portatori. Questi ultimi potevano seguire il percorso intravedendolo solo attraverso quattro buchi posti in corrispondenza degli occhi. Un accompagnamento che creava certamente un effetto di solennità e prestigio per il defunto, specialmente  quando il lungo corteo processionale si arricchiva della presenza di tante vesti religiose. I fratelli della Congrega della Morte di Somma, ad esempio, come recita lo statuto, uscivano in processione dalla cappella, vestiti con il consueto abito, cioè veste e gran cappuccio bianco, cappello bianco al fianco e con l’insegna del teschio con tibia e perone sul petto, in alto verso la spalla, giungevano alla casa del defunto fratello per prelevarlo. Seguiva il consueto funerale con lumi accesi in mano e recitazione di salmi. Fino agli inizi del XX secolo, le maggiori città vesuviane non possedevano un vero servizio funerario organizzato, pubblico o di un ente privato. Ecco che tutti i cittadini, uomini e donne, erano associati a una o più confraternite cittadine per assicurarsi una buona e, soprattutto, sicura morte. I nobili defunti venivano sotterrati nelle chiese di appartenenza ad sanctos (vicino ai santi), mentre per il popolino vi era la fossa comune nella terrasanta della confraternita. Questo sistema, sappiamo bene, durò fino a quando Ferdinando I di Borbone con la legge del 17 marzo 1817, ordinò la costruzione di cimiteri alla periferia delle città del Regno. Comunque l’attività delle confraternite, in special modo verso i poveri, fu prolifica fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale, dopodiché iniziarono ad apparire e a concretizzare la loro attività i primi servizi funebri. La conferma ci viene attestata nei registri cimiteriali di quell’epoca. Nell’ Ottocento, intanto, per i più ricchi, iniziò la moda delle carrozze funebri trainate da cavalli. A Palermo, infatti, l’appalto per i trasporti funebri con carrozze a cavalli fu affidato, sul finire dell’Ottocento, a Gioacchino Provenzale a cui, nel 1923, subentrò il figlio Giovanni. Le carrozze impiegate a quell’epoca avevano strutture a colonnine tornite e capitelli che le facevano rassomigliare a templi greci: il classicismo si faceva sentire anche lì, come spiega lo scrittore Gaetano Basile. A Napoli i carri erano, normalmente, carrozze reali del ‘700, nate per le passeggiate dei monarchi e, in seguito, adattate a carri funebri. Nel 1907, a riguardo, in occasione della morte del giurista Emanuele Gianturco, fu predisposto dalla ditta Bellomunno (1820) di Napoli un carro funebre fatto di legni e cristalli pregiati e trainato da otto giganteschi cavalli neri, tenuti a freno da un imponente cocchiere in divisa di ambasciatore. Dalla ditta Bellomunno di Napoli – continua Basile – vennero acquistati dei carri funebri enormi: un trionfo di angeli, putti, festoni e ghirlande di un nero assoluto, interrotto soltanto dall’argento dei quattro grandi fanali ad acetilene. Ad Ottaviano, in provincia di Napoli, agli inizi del Novecento, Michele e Giovanni Aprile – già’ proprietari di carrozze per il trasporto dei passeggeri – decisero di implementare l’attività con un’ impresa funebre. La famiglia Aprile, per l’occasione, adottò un carro funebre barocco denominato Alla povera mamma mia: un’opera antica, la più bella e maestosa realizzazione di sempre della scuola napoletana. La tradizione attribuisce la costruzione ai diversi maestri d’ascia, intagliatori e forgiatori napoletani. La verniciatura –  con stucchi e pitture speciali – fu applicata con l’uso di pannelli a spatola, che rifinirono nei minimi particolari gli intagli in noce nazionale nello stile e nei rilievi del tumulo in oro zecchino posto al suo interno. Il tutto riproducente fedelmente la tomba posta all’ingresso del cimitero monumentale di Napoli, disegnata dall’artista napoletano Giuseppe De Santis. In origine sembra che sia appartenuta alla nota ditta funebre Arciello, che l’adoperava in occasione di prestigiosi cortei funebri. La ditta Aprile, comunque, si specializzò nel trasporto funebre con carri ippotrainati, espletando la propria competente attività anche nei Comuni di Scisciano, San Vitaliano e Somma Vesuviana. Per i più piccoli, figli di benestanti, vi era il carro ad uovo. Nel 1930, a Casola di Napoli, un piccolo centro ai piedi dei monti Lattari, Alfonso Cesarano fondò l’impresa di onoranze funebri che porta tuttora il suo nome. L’azienda, a conduzione familiare, si espanse nei comuni circostanti di Castellamare di Stabia, Lettere, Gragnano, Pimonte, Santa Maria La Carità, Scafati e Agerola. Tra Terzigno, Poggiomarino e San Giuseppe Vesuviano, intanto, fu fondata negli anni ’40 del Novecento la ditta Giovanni Savarese. La prima sede storica fu quella di Poggiomarino, dove era situata una scuderia con dieci cavalli morelli olandesi e un deposito per carrozze. A San Giuseppe Vesuviano, dopo l’autonomia da Ottaviano, infine, sorse la Ditta Miranda. Nell’occasione, va ricordato il carro – comunemente detto ‘o tira a otto – trainato da otto giganteschi cavalli morelli neri con pennacchi neri o bianchi, tenuti a freno dall’imponente cocchiere in livrea e tuba nera. Lo stesso carro utilizzato, secondo la tradizione, per i prestigiosi funerali di Totò nel 1967 a Napoli. A Somma Vesuviana, intanto, iniziò a farsi strada il cocchiere Gaetano Raia con le sue carrozzelle, con cui riusciva a predisporre i piccoli funerali. Era l’epoca della miseria per tanti genitori che non riuscivano a predisporre le giuste esequie per i piccoli figli. Il tasso di mortalità infantile, a riguardo, era enorme. All’alba, l’arrivo della comune carrozzella di d. Gaetano Raia aumentava il tragico dolore. Il pianto nei rioni era sommesso. Dal calesse scendeva un uomo vestito tutto di nero, che, recando una piccola bara bianca, si avvicinava alla culla, dove giaceva il corpicino inerme del bambino. Le grida della madre erano disperate: nessuno doveva toccare la piccola. Poi vinceva quel poco di coraggio che era rimasto: la mamma prese la bimba con le proprie mani e l’adagiò delicatamente nella culla della morte (tautiello), coprendola con dei confetti e petali di fiori bianchi. Chiusa la bara, il trasportatore la depose al suo fianco, sul posto di guida del calesse. Gli ultimi confetti bianchi scricchiolavano sulla strada del rione.                  

Boscoreale, sito archeologico di Villa Regina visitabile con l’acquisto di biglietti online

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Riceviamo e pubblichiamo.

Boscoreale, Villa Regina più facile da visitare grazie all’acquisto dei biglietti anche alle biglietterie di Pompei e Oplonti oltre che online.

Da oggi sarà più semplice visitare il sito archeologico di Villa Regina. La direzione del Parco Archeologico di Pompei, infatti, accogliendo positivamente una sollecitazione dell’amministrazione comunale, ha reso possibile l’acquisto del biglietto singolo d’ingresso a Villa Regina presso le biglietterie di Oplonti e di Pompei, oltre al circuito on-line. Questo è un segno concreto della forte attenzione del Parco Archeologico di Pompei ai siti oltre Pompei, e della volontà di armonizzare i flussi turistici.

Ringrazio il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e la direttrice del Museo di Boscoreale, Annamaria Sodo, per la riconfermata volontà di voler valorizzare nel migliore dei modi il sito archeologico della nostra città, che rappresenta il segno della storia di questa comunità – ha commentato il sindaco Antonio DiplomaticoSono sicuro che rafforzeremo questa sinergia, favorendo la missione sociale di valorizzare sempre più i nostri beni archeologici, storici e naturalistici, che rappresentano un fenomenale attrattore per il turismo, ma anche elemento di crescita culturale e identitaria della nostra comunità. Auspico – ha concluso il sindaco Diplomatico – che nelle prossime settimane si possa riaprire anche l’Antiquarium nazionale “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano“.

Si rammenta che il sito archeologico di Villa Regina è aperto tutti i giorni, tranne il martedì, con accesso nei consueti orari estivi: 9:00 – 19:00, con ultimo ingresso alle 17:30.