Marigliano, edizione alternativa della Giornata della creatività per gli allievi del Liceo Colombo
Palma Campania, trovare “un muro identificativo”: ecco il concorso di idee del Comune
Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Palma Campania
«Troviamo il muro identificativo»: ecco il concorso di idee del Comune per chiunque voglia proporre uno stile urbanistico identificativo della città.
Individuare un “muro identificativo di Palma Campania”, cioè un muro che per costruzione, composizione e tratti distintivi consenta ai residenti e non di individuare immediatamente il territorio di Palma Campania. Questo il senso del concorso di idee bandito dall’amministrazione comunale diretta dal sindaco Nello Donnarumma, rivolto a chiunque, dopo un’analisi storica del territorio, voglia proporre uno stile urbanistico identificativo della città. «L’obiettivo – spiega il sindaco Donnarumma – è quello di favorire un’accoglienza turistica e culturale, oltre che una accessibilità sempre più ampia e diffusa, gestita in collaborazione con le tante associazioni e singole persone che da sempre mettono a disposizione della collettività il loro bagaglio di competenze, saperi e soprattutto la grande passione per la terra che abitano».
La partecipazione al concorso avviene in forma gratuita: i candidati che intendono parteciparvi dovranno inviare del materiale fotografico per un massimo di 10 fotografie ritraente mura di costruzioni, edifici pubblici e privati, chiese presenti sul territorio, indicandone l’ubicazione, affinché siano prese come modello cui uniformare le altre opere. A corredo del materiale fotografico, può essere fatta pervenire anche una breve esposizione che motivi tale scelta dal punto di vista storico.
Il materiale può essere inviato tramite i canali social ufficiali del Comune di Palma Campania (facebook e instagram), via e-mail alla Segreteria oppure a mano presso l’Ufficio Protocollo e dovrà indicare la seguente intestazione: Concorso di idee: “Progetto di riqualificazione e valorizzazione urbana attraverso la determinazione del muro identificativo del Comune di Palma Campania”.
Il materiale dovrà pervenire entro e non oltre le ore 12.00 del 31 Maggio. Le proposte pervenute verranno valutate dalla commissione appositamente nominata dal Comune di Palma Campania. Successivamente potrebbe essere ipotizzata la realizzazione di un disciplinare valido per tutte le opere urbanistiche del territorio, mediante il quale verrà valorizzato l’utilizzo del muro identificativo della città. Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito web dell’ente
Somma Vesuviana,covid e crisi economica e sociale, i sindaci scrivono alle autorità regionali e nazionali
Sant’Anastasia, Popolari e Riformisti: “Il bilancio è uno schiaffo agli anastasiani”
Terzigno/San Giuseppe/Torre A./Boscoreale, controllo del territorio: raffiche di sanzioni e denunce
Brusciano/ Volla, detenzione e spaccio di droga: arrestate due persone
San Vitaliano, smaltimento illecito di rifiuti:denunciate tre persone
Ospedale a Pomigliano: Sodano dà la carica. L’ex vicesindaco di Napoli in municipio
Il politico comunista apre la campagna per dare finalmente alla città delle grandi fabbriche il primo presidio ospedaliero della sua storia
Quando si parla di un ospedale da realizzare a Pomigliano vengono in mente dati e cifre che gridano vendetta: 40mila abitanti in città, abitanti che salgono di giorno a 53mila se si considerano i lavoratori del polo delle fabbriche, 180mila quelli nei comuni immediatamente confinanti e poi 6 i chilometri di distanza dal pronto soccorso della clinica convenzionata privata Villa dei Fiori di Acerra, 11 dall’Ospedale del Mare di Napoli-Ponticelli e 22 dall’ospedale di Nola. Eppure nonostante questi numeri da paura Pomigliano un ospedale non l’ha mai avuto. E forse non lo avrà mai. O meglio: ne potrà avere uno molto più piccolo rispetto agli standard se tutto va bene. Si chiamerà “Ospedale di Comunità”. Si tratta dell’ultimo “ritrovato” della politica. Il piano governativo di resilienza ne ha previsti 360 sul territorio nazionale. I fondi ci sono. “Ho affrontato questa tematica sia presso la commissione sanità della Regione Campania che presso l’organismo omologo del Comune di Pomigliano – racconta Tommaso Sodano, promotore della campagna per l’ospedale – l’altro giorno in municipio siamo stati ricevuti dal presidente della commissione, il dottor Giovanni D’Onofrio. Le disponibilità che stanno emergendo puntano in modo realistico sull’Ospedale di Comunità”. Ora però è necessaria una digressione su che cosa sia un Ospedale di Comunità. Può avere una sede propria, essere collocato in strutture sanitarie polifunzionali, presso presidi ospedalieri riconvertiti, presso strutture residenziali oppure essere situato in una struttura ospedaliera. Ma è sempre riconducibile all’ assistenza territoriale. Si tratta di una struttura con un numero limitato di posti letto, di norma tra 15 e 20. È possibile prevedere l’estensione fino a due moduli e non oltre, vale a dire fino a 40 posti letto. Vi possono accedere pazienti con patologia acuta minore che non necessitano di ricovero in ospedale o con patologie croniche riacutizzate che devono completare il processo di stabilizzazione clinica, con una valutazione prognostica di risoluzione a breve termine (15-20 giorni), provenienti dal domicilio o da altre strutture residenziali, dal pronto soccorso o dimessi da presidi ospedalieri per acuti. I pazienti ospitati necessitano di assistenza infermieristica continuativa e assistenza medica programmata o su specifica necessità. Insomma, non è proprio l’ospedale che ci si dovrebbe aspettare ma forse potrebbe essere un primo passo per Pomigliano, città che pur avendo avuto nel corso della sua storia relativamente recente diversi medici di alto rango alla sua guida non ha mai potuto abbeverarsi alla fonte sanitaria che le competeva di diritto. Solo una volta lo Stato ha dato l’illusione di un’inversione di tendenza, quando venne costruito il pronto soccorso, nel 1987. Fu realizzato con i fondi della ricostruzione e piazzato proprio accanto al nascente rione del dopo terremoto, la cosiddetta “219”. All’interno di questa struttura erano state realizzate anche le sale operatorie, al piano superiore, e i grandi ascensori connessi. Sotto scorreva il tunnell in cui dovevano passare le ambulanze. Ma non se ne fece nulla. Il contenitore fu costruito senza contenuto e il progetto abortì sul nascere. Al posto delle sale operatorie furono allestite le stanze piene di scartoffie degli uffici amministrativi della fu azienda sanitaria locale Napoli 4 di Pomigliano, poi abolita. Ora dentro questa scatola di cemento armato ci sono ancora gli uffici dell’Asl, quelli della Napoli 3 Sud con sede centrale a Torre del Greco. Al piano terra ci sono le stanze che ospitano il centro di igiene mentale territoriale. “Dobbiamo fare pur sempre qualcosa sul fronte sanitario in questo territorio – aggiunge Sodano – non è possibile restare in queste condizioni. C’è un’area vincolata dal piano regolatore per un ospedale a Pomigliano. Intanto l’associazione che rappresento, Città Aperta, ha dato il via a una petizione: sono state raccolte circa mille firme per il momento”. L’area si trova sul margine meridionale di via Vesuviana, tra lo svincolo dell’asse mediano e l’incrocio della strada provinciale che porta a Castello di Cisterna e a Somma. “Lo ripeto – conclude l’ex vicesindaco di Napoli ed ex senatore di Rifondazione Comunista – bisogna fare assolutamente qualcosa di concreto sul fronte sanitario per questo territorio per cui dobbiamo fare fronte compatto per raggiungere un primo obiettivo in questa direzione, per dare un segnale tangibile”.Il passeggio della morte: dalla coltre alla carrozza funebre
Un accompagnamento che creava certamente un effetto di solennità e prestigio per il defunto, specialmente quando il lungo corteo processionale si arricchiva della presenza di tante vesti religiose. I fratelli della Congrega della Morte di Somma, ad esempio, come recita lo statuto, uscivano in processione dalla cappella, vestiti con il consueto abito, cioè veste e gran cappuccio bianco, cappello bianco al fianco e con l’insegna del teschio con tibia e perone sul petto, in alto verso la spalla, giungevano alla casa del defunto fratello per prelevarlo. Seguiva il consueto funerale con lumi accesi in mano e recitazione di salmi. Fino agli inizi del XX secolo, le maggiori città vesuviane non possedevano un vero servizio funerario organizzato, pubblico o di un ente privato. Ecco che tutti i cittadini, uomini e donne, erano associati a una o più confraternite cittadine per assicurarsi una buona e, soprattutto, sicura morte. I nobili defunti venivano sotterrati nelle chiese di appartenenza ad sanctos (vicino ai santi), mentre per il popolino vi era la fossa comune nella terrasanta della confraternita. Questo sistema, sappiamo bene, durò fino a quando Ferdinando I di Borbone con la legge del 17 marzo 1817, ordinò la costruzione di cimiteri alla periferia delle città del Regno. Comunque l’attività delle confraternite, in special modo verso i poveri, fu prolifica fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale, dopodiché iniziarono ad apparire e a concretizzare la loro attività i primi servizi funebri. La conferma ci viene attestata nei registri cimiteriali di quell’epoca.
Nell’ Ottocento, intanto, per i più ricchi, iniziò la moda delle carrozze funebri trainate da cavalli. A Palermo, infatti, l’appalto per i trasporti funebri con carrozze a cavalli fu affidato, sul finire dell’Ottocento, a Gioacchino Provenzale a cui, nel 1923, subentrò il figlio Giovanni. Le carrozze impiegate a quell’epoca avevano strutture a colonnine tornite e capitelli che le facevano rassomigliare a templi greci: il classicismo si faceva sentire anche lì, come spiega lo scrittore Gaetano Basile. A Napoli i carri erano, normalmente, carrozze reali del ‘700, nate per le passeggiate dei monarchi e, in seguito, adattate a carri funebri. Nel 1907, a riguardo, in occasione della morte del giurista Emanuele Gianturco, fu predisposto dalla ditta Bellomunno (1820) di Napoli un carro funebre fatto di legni e cristalli pregiati e trainato da otto giganteschi cavalli neri, tenuti a freno da un imponente cocchiere in divisa di ambasciatore. Dalla ditta Bellomunno di Napoli – continua Basile – vennero acquistati dei carri funebri enormi: un trionfo di angeli, putti, festoni e ghirlande di un nero assoluto, interrotto soltanto dall’argento dei quattro grandi fanali ad acetilene.
Ad Ottaviano, in provincia di Napoli, agli inizi del Novecento, Michele e Giovanni Aprile – già’ proprietari di carrozze per il trasporto dei passeggeri – decisero di implementare l’attività con un’ impresa funebre. La famiglia Aprile, per l’occasione, adottò un carro funebre barocco denominato Alla povera mamma mia: un’opera antica, la più bella e maestosa realizzazione di sempre della scuola napoletana. La tradizione attribuisce la costruzione ai diversi maestri d’ascia, intagliatori e forgiatori napoletani. La verniciatura – con stucchi e pitture speciali – fu applicata con l’uso di pannelli a spatola, che rifinirono nei minimi particolari gli intagli in noce nazionale nello stile e nei rilievi del tumulo in oro zecchino posto al suo interno. Il tutto riproducente fedelmente la tomba posta all’ingresso del cimitero monumentale di Napoli, disegnata dall’artista napoletano Giuseppe De Santis. In origine sembra che sia appartenuta alla nota ditta funebre Arciello, che l’adoperava in occasione di prestigiosi cortei funebri. La ditta Aprile, comunque, si specializzò nel trasporto funebre con carri ippotrainati, espletando la propria competente attività anche nei Comuni di Scisciano, San Vitaliano e Somma Vesuviana. Per i più piccoli, figli di benestanti, vi era il carro ad uovo.
Nel 1930, a Casola di Napoli, un piccolo centro ai piedi dei monti Lattari, Alfonso Cesarano fondò l’impresa di onoranze funebri che porta tuttora il suo nome. L’azienda, a conduzione familiare, si espanse nei comuni circostanti di Castellamare di Stabia, Lettere, Gragnano, Pimonte, Santa Maria La Carità, Scafati e Agerola.
Tra Terzigno, Poggiomarino e San Giuseppe Vesuviano, intanto, fu fondata negli anni ’40 del Novecento la ditta Giovanni Savarese. La prima sede storica fu quella di Poggiomarino, dove era situata una scuderia con dieci cavalli morelli olandesi e un deposito per carrozze. A San Giuseppe Vesuviano, dopo l’autonomia da Ottaviano, infine, sorse la Ditta Miranda. Nell’occasione, va ricordato il carro – comunemente detto ‘o tira a otto – trainato da otto giganteschi cavalli morelli neri con pennacchi neri o bianchi, tenuti a freno dall’imponente cocchiere in livrea e tuba nera. Lo stesso carro utilizzato, secondo la tradizione, per i prestigiosi funerali di Totò nel 1967 a Napoli.
A Somma Vesuviana, intanto, iniziò a farsi strada il cocchiere Gaetano Raia con le sue carrozzelle, con cui riusciva a predisporre i piccoli funerali. Era l’epoca della miseria per tanti genitori che non riuscivano a predisporre le giuste esequie per i piccoli figli. Il tasso di mortalità infantile, a riguardo, era enorme. All’alba, l’arrivo della comune carrozzella di d. Gaetano Raia aumentava il tragico dolore. Il pianto nei rioni era sommesso. Dal calesse scendeva un uomo vestito tutto di nero, che, recando una piccola bara bianca, si avvicinava alla culla, dove giaceva il corpicino inerme del bambino. Le grida della madre erano disperate: nessuno doveva toccare la piccola. Poi vinceva quel poco di coraggio che era rimasto: la mamma prese la bimba con le proprie mani e l’adagiò delicatamente nella culla della morte (tautiello), coprendola con dei confetti e petali di fiori bianchi. Chiusa la bara, il trasportatore la depose al suo fianco, sul posto di guida del calesse. Gli ultimi confetti bianchi scricchiolavano sulla strada del rione.
Boscoreale, sito archeologico di Villa Regina visitabile con l’acquisto di biglietti online
Riceviamo e pubblichiamo.
Boscoreale, Villa Regina più facile da visitare grazie all’acquisto dei biglietti anche alle biglietterie di Pompei e Oplonti oltre che online.
Da oggi sarà più semplice visitare il sito archeologico di Villa Regina. La direzione del Parco Archeologico di Pompei, infatti, accogliendo positivamente una sollecitazione dell’amministrazione comunale, ha reso possibile l’acquisto del biglietto singolo d’ingresso a Villa Regina presso le biglietterie di Oplonti e di Pompei, oltre al circuito on-line. Questo è un segno concreto della forte attenzione del Parco Archeologico di Pompei ai siti oltre Pompei, e della volontà di armonizzare i flussi turistici.
“Ringrazio il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e la direttrice del Museo di Boscoreale, Annamaria Sodo, per la riconfermata volontà di voler valorizzare nel migliore dei modi il sito archeologico della nostra città, che rappresenta il segno della storia di questa comunità – ha commentato il sindaco Antonio Diplomatico – Sono sicuro che rafforzeremo questa sinergia, favorendo la missione sociale di valorizzare sempre più i nostri beni archeologici, storici e naturalistici, che rappresentano un fenomenale attrattore per il turismo, ma anche elemento di crescita culturale e identitaria della nostra comunità. Auspico – ha concluso il sindaco Diplomatico – che nelle prossime settimane si possa riaprire anche l’Antiquarium nazionale “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano“.
Si rammenta che il sito archeologico di Villa Regina è aperto tutti i giorni, tranne il martedì, con accesso nei consueti orari estivi: 9:00 – 19:00, con ultimo ingresso alle 17:30.

