Il politico comunista apre la campagna per dare finalmente alla città delle grandi fabbriche il primo presidio ospedaliero della sua storia
Quando si parla di un ospedale da realizzare a Pomigliano vengono in mente dati e cifre che gridano vendetta: 40mila abitanti in città, abitanti che salgono di giorno a 53mila se si considerano i lavoratori del polo delle fabbriche, 180mila quelli nei comuni immediatamente confinanti e poi 6 i chilometri di distanza dal pronto soccorso della clinica convenzionata privata Villa dei Fiori di Acerra, 11 dall’Ospedale del Mare di Napoli-Ponticelli e 22 dall’ospedale di Nola. Eppure nonostante questi numeri da paura Pomigliano un ospedale non l’ha mai avuto. E forse non lo avrà mai. O meglio: ne potrà avere uno molto più piccolo rispetto agli standard se tutto va bene. Si chiamerà “Ospedale di Comunità”. Si tratta dell’ultimo “ritrovato” della politica. Il piano governativo di resilienza ne ha previsti 360 sul territorio nazionale. I fondi ci sono. “Ho affrontato questa tematica sia presso la commissione sanità della Regione Campania che presso l’organismo omologo del Comune di Pomigliano – racconta Tommaso Sodano, promotore della campagna per l’ospedale – l’altro giorno in municipio siamo stati ricevuti dal presidente della commissione, il dottor Giovanni D’Onofrio. Le disponibilità che stanno emergendo puntano in modo realistico sull’Ospedale di Comunità”. Ora però è necessaria una digressione su che cosa sia un Ospedale di Comunità. Può avere una sede propria, essere collocato in strutture sanitarie polifunzionali, presso presidi ospedalieri riconvertiti, presso strutture residenziali oppure essere situato in una struttura ospedaliera. Ma è sempre riconducibile all’ assistenza territoriale. Si tratta di una struttura con un numero limitato di posti letto, di norma tra 15 e 20. È possibile prevedere l’estensione fino a due moduli e non oltre, vale a dire fino a 40 posti letto. Vi possono accedere pazienti con patologia acuta minore che non necessitano di ricovero in ospedale o con patologie croniche riacutizzate che devono completare il processo di stabilizzazione clinica, con una valutazione prognostica di risoluzione a breve termine (15-20 giorni), provenienti dal domicilio o da altre strutture residenziali, dal pronto soccorso o dimessi da presidi ospedalieri per acuti. I pazienti ospitati necessitano di assistenza infermieristica continuativa e assistenza medica programmata o su specifica necessità. Insomma, non è proprio l’ospedale che ci si dovrebbe aspettare ma forse potrebbe essere un primo passo per Pomigliano, città che pur avendo avuto nel corso della sua storia relativamente recente diversi medici di alto rango alla sua guida non ha mai potuto abbeverarsi alla fonte sanitaria che le competeva di diritto. Solo una volta lo Stato ha dato l’illusione di un’inversione di tendenza, quando venne costruito il pronto soccorso, nel 1987. Fu realizzato con i fondi della ricostruzione e piazzato proprio accanto al nascente rione del dopo terremoto, la cosiddetta “219”. All’interno di questa struttura erano state realizzate anche le sale operatorie, al piano superiore, e i grandi ascensori connessi. Sotto scorreva il tunnell in cui dovevano passare le ambulanze. Ma non se ne fece nulla. Il contenitore fu costruito senza contenuto e il progetto abortì sul nascere. Al posto delle sale operatorie furono allestite le stanze piene di scartoffie degli uffici amministrativi della fu azienda sanitaria locale Napoli 4 di Pomigliano, poi abolita. Ora dentro questa scatola di cemento armato ci sono ancora gli uffici dell’Asl, quelli della Napoli 3 Sud con sede centrale a Torre del Greco. Al piano terra ci sono le stanze che ospitano il centro di igiene mentale territoriale. “Dobbiamo fare pur sempre qualcosa sul fronte sanitario in questo territorio – aggiunge Sodano – non è possibile restare in queste condizioni. C’è un’area vincolata dal piano regolatore per un ospedale a Pomigliano. Intanto l’associazione che rappresento, Città Aperta, ha dato il via a una petizione: sono state raccolte circa mille firme per il momento”. L’area si trova sul margine meridionale di via Vesuviana, tra lo svincolo dell’asse mediano e l’incrocio della strada provinciale che porta a Castello di Cisterna e a Somma. “Lo ripeto – conclude l’ex vicesindaco di Napoli ed ex senatore di Rifondazione Comunista – bisogna fare assolutamente qualcosa di concreto sul fronte sanitario per questo territorio per cui dobbiamo fare fronte compatto per raggiungere un primo obiettivo in questa direzione, per dare un segnale tangibile”.

