Somma Vesuviana, escalation di violenza: rapinatori sempre più aggressivi puntano ai giovani

Balordi armati con pistole e coltelli, le strade della città sempre più a rischio, soprattutto nelle ore della movida.  Escalation di violenza in città. Ha fatto «rumore» il caso del quindicenne accoltellato in via Roma pochi giorni fa ma, prima e dopo l’episodio, altre aggressioni si sono consumate. Una delle più singolari risale a circa tre settimane fa quando una coppietta di ventenni, che si era attardata in via Santa Maria a Castello a tarda sera, precipita in un incubo di cui il ragazzo sta ancora scontando le conseguenze. All’auto parcheggiata si affianca uno scooter scuro con due persone a bordo, il volto coperto da casco integrale. Il passeggero scende dal ciclomotore e in mano ha una pistola che sbatte contro il finestrino del guidatore. In auto i due ragazzi hanno paura, lui cerca di mettere in moto ma, prima che possa scappare, il vetro va in frantumi e il giovane viene colpito con violenza alla tempia sinistra. Il ventenne conserva la lucidità e parte, mentre il sangue gli scorre sul volto. Una volta giunto a casa chiede aiuto al papà che lo accompagna al pronto soccorso del Cardarelli dove viene visitato. Uscirà di lì la sera stessa con un referto che parla di sette giorni di prognosi. Il giorno dopo va a denunciare il fatto ai carabinieri – presentando denuncia – querela contro ignoti e precisando di non essere in grado di descrivere i rapinatori che avevano il volto completamente schermato, ma si dice certissimo che fossero giovani. Il gravissimo episodio, riconducibile ad una tentata rapina e lesioni aggravate, ha dei recentissimi risvolti: il giovane, medicato al Cardarelli a metà giugno, continua a sentire fastidio alla regione temporale, tra l’orecchio e la tempia sinistra precisamente, ossia nel punto dove pensava di essere stato ferito dallo sfondamento del vetro. I fastidi vanno avanti parecchi giorni, sul punto preciso dove era stata eseguita una sutura si forma un rigonfiamento, il ragazzo non riesce a poggiare la testa sul cuscino, non riesce più a masticare, è sempre pervaso da un senso di debolezza. Giovedì 8 luglio il papà, preoccupato, lo accompagna da un chirurgo della zona vesuviana, per una visita privata. Il medico lo visita e, incredibilmente, si accorge che la ferita era stata suturata dai sanitari del pronto soccorso senza che si accorgessero che all’interno c’era un corpo metallico: un bossolo di una pistola a canna corta, per la precisione. Tornato dai carabinieri per integrare la denuncia, il giovane racconta che non si era accorto fosse stato sparato un colpo visto il rumore del vetro in frantumi, ma di aver sentito solo un forte fruscio all’orecchio sinistro e di aver avvertito i vetri cadere sul viso e sulla spalla. Non più tentata rapina, ma tentato omicidio. A prescindere dalla peculiarità dell’episodio, è innegabile che Somma Vesuviana sia divenuta terra di rischi, soprattutto per i giovani, considerando – e parliamo soltanto dei fatti regolarmente denunciati – che soli due giorni dopo dall’aggressione a mano armata a Santa Maria a Castello, un ragazzo è stato aggredito da un coetaneo con un giravite, in via Venezia. Un minore, come è noto, è stato accoltellato in via Roma e- ove non fosse sufficiente per rendere il quadro della situazione – l’ultima denuncia in ordine di tempo risale ad oggi, i fatti alla notte scorsa: quattro ragazzi che avevano trascorso la serata in un locale di Sant’Anastasia tornano verso Somma. Sono le 2, 40 quando si trovano in via Spirito Santo e un’auto scura taglia loro la strada costringendoli a fermarsi. Contemporaneamente uno scooter affianca l’auto, a bordo ci sono due persone e una di loro ha in mano una pistola che ordinano a tutti di scendere dall’auto. La voce, poi descritta ai carabinieri, appartiene di certo ad un italiano che si esprime in dialetto stretto. Il ragazzo alla guida prova comunque a scappare, tenta una velocissima manovra e accelera proseguendo per via Napoli, via Colonnello Aliperta, via Mercato Vecchio. Dietro l’auto i due a bordo dello scooter li inseguono, fino in pieno centro cittadino quando finalmente rinunciano. La movida e la ritrovata «libertà» post lockdown dei giovani sta diventando assai rischiosa a Somma Vesuviana, tant’è che un nutrito numero di genitori ha annunciato di volersi costituire in comitato per far sentire la propria voce e chiedere con più forza controlli e provvedimenti.

Acerra, Il Comune requisisce le aule della scuola e la preside “si accomoda” in corridoio

Parte del tormentato plesso scolastico è stato riservato al commissariato di polizia.     E’ una storia tribolata quella della “scuola più bella del mondo”, l’elementare più antica e centrale di Acerra, soprannominata così perché nei suoi spazi antistanti furono girate alcune scene dell’omonimo film comico interpretato da Christian De Sica e Rocco Papaleo. Intanto, dieci anni dopo l’ “infinita” chiusura dell’istituto, un palazzo enorme, per problemi strutturali e ad appena dieci mesi di distanza dalla sua tanto agognata riapertura è spuntato un altro episodio davvero sconcertante: la dirigente, vale a dire, nel gergo più comune, la “preside”, ha lasciato la sua stanza ed allestito il suo ufficio alla meglio. Dove ? Nel corridoio. Proprio così, la professoressa Isabella Bonfiglio ha fatto fagotto è si accomodata nel luogo più inadeguato ad accogliere un ufficio. Sostiene che i vigili urbani hanno “sfrattato” dalla loro stanza i suoi due impiegati amministrativi, per ordine del Comune. Obiettivo della municipalità: fare posto al costruendo commissariato di polizia, previsto dal Comune all’interno di una parte rilevante dell’edificio scolastico di piazzale Renella. “E siccome il lavoro dei miei impiegati è fondamentale ai fini della gestione della scuola e della sua stessa sopravvivenza – racconta la preside – ho preferito lasciare il mio ufficio per cederlo a loro. Io poi mi sono sistemata come ho potuto nel corridoio”. La professoressa sostiene che la requisizione di 22 aule della sua scuola per far posto al commissariato danneggi gravemente il diritto allo studio dei 900 alunni iscritti, parte dei quali sono costretti a fare lezione in un plesso distaccato, quello di via Diaz, di proprietà della Chiesa locale e “per il quale – afferma – si paga pure una retta annuale di affitto”. I problemi che elenca la dirigente sono molti. “C’è anche una questione – aggiunge Bonfiglio – di mancanza dei laboratori didattici dovuta al fatto che una consistente fetta del plesso centrale è stata riservata al commissariato. Se avessimo potuto utilizzare tutta l’ala che il Comune ha requisito togliendola alla scuola i nostri problemi legati ai plessi distaccati e alla didattica sarebbero finiti da un pezzo. Peraltro trovo del tutto incompatibile la presenza di un commissariato di polizia in una scuola elementare”. C’è poi il nodo delle norme anti Covid. “La mancanza di aule – spiega ancora la preside – ci costringe a fare salti mortali utilizzando il sistema delle rotazioni pur di assicurare ai nostri bambini un minimo di difesa dal contagio”. Dulcis in fundo, il problema delle iscrizioni in vista della riapertura di settembre. “Sono stata purtroppo costretta a respingere molte richieste di iscrizione a causa della carenza di spazi – spiega la dirigente – del resto è noto ai noi dirigenti scolastici di Acerra il fatto che il Comune ci abbia esortato a non accettare un numero di iscritti superiore agli spazi concessi”. Ma nella delibera di giunta comunale sulla redistribuzione degli spazi scolastici di Acerra, risalente all’agosto 2020, poco prima della riapertura dopo un decennio della scuola di piazzale Renella, è scritto sostanzialmente che il Comune aveva comunque chiesto al dirigente scolastico che aveva preceduto la professoressa Bonfiglio gli spazi che voleva utilizzare per la scuola. Quindi, si legge ancora, sulla base delle indicazioni del dirigente è stato possibile procedere al dimensionamento. “Ma al mio arrivo, a settembre – conclude Bonfiglio – ho trovato una scuola del tutto insufficiente”. Interpellato sull’argomento il sindaco, Raffaele Lettieri, non ha rilasciato dichiarazioni.

Somna Vesuviana, al via i controlli su solai e soffitti delle scuole

Riceviamo e pubbluchiamo dal Comune di Somma Vesuviana.  

Al via la campagna sicurezza con le verifiche su solai e contro soffitti degli edifici scolastici pubblici

Salvatore Esposito (Ass. Edilizia Scolastica): “Il Comune è risultato beneficiario del finanziamento del Ministero dell’Istruzione. Stiamo effettuando controlli sugli edifici scolastici pubblici comunali e continueremo a farlo ma stiamo lavorando anche sull’efficientamento energetico”. Salvatore Di Sarno (sindaco) : “Progetti anche per la realizzazione di scuole nuove, accoglienti, belle!” “Priorità alla scuola e così è e continuerà ad essere per l’Amministrazione guidata dal sindaco Salvatore Di Sarno. Il Comune di Somma Vesuviana era risultato beneficiario del finanziamento del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per ’espletamento delle indagini e delle verifiche dei solai e controsoffitti sugli edifici scolastici pubblici. Abbiamo dunque proceduto e stiamo continuando a farlo a controlli di solai e controsoffitti presso la scuola media San Giovanni Bosco/Summa Villa sia del plesso di Piazza Vittorio Emanuele III e sua sul plesso di Via Aldo Moro. Controlli anche sugli edifici della Scuola dell’Infanzia Primaria del Primo Circolo Didattico, della Scuola dell’Infanzia Primaria del Secondo Circolo Didattico di Rione Trieste, della Scuola dell’Infanzia Primaria del Secondo Circolo Didattico di “Don Minzoni”, della Scuola Primaria del Secondo Circolo Didattico di via Costantinopoli, della Scuola primaria del Terzo Circolo Didattico “ex Bertona” di Santa Maria del Pozzo, della Scuola media San Giovanni Bosco/Summa Villa di via San Giovanni De Matha.  Allo stesso tempo stiamo mettendo in campo anche indagini sugli stessi edifici anche  in relazione alla dispersione termica”. Lo ha dichiarato Salvatore Esposito, Assessore all’Edilizia Scolastica del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano. E il sindaco conferma che la scuola ha priorità nella programmazione dell’attuale Amministrazione. “E’ stato approvato e finanziato il progetto per la realizzazione della scuola nuova a Santa Maria del Pozzo – ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – e c’è il confronto con le categorie professionali degli ingegneri e degli architetti sulla rivalutazione della scuola materna di San Giovanni De Matha che non vogliamo abbattere. Allo stesso tempo andremo a realizzare un parco scolastico in Via Giulio Cesare con aule nuove. I nostri ragazzi devono avere ambienti scolastici sicuri, accoglienti e belli!”.  

La processione della Madonna del Carmine fondamento dello spirito di comunità degli Ottavianesi

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Nel 1701 venne stabilito l’ordine della processione che è stato sempre rispettato. Gli uomini seguivano la statua, in silenzio, e reggendo candele accese: dietro venivano le donne, che intonavano nenie.  Fino al 1907 chiusero  il corteo le donne “scalze e scapigliate” che confessavano i loro peccati, imploravano perdono, chiedevano misericordia per i carcerati, si affidavano alla protezione della Madonna Nera contro le fiamme dell’Inferno, delle passioni e del Vesuvio.       Le Sante Messe per la Novena della Madonna del Carmine si celebrano nel cortile del convento, e nel rigoroso rispetto delle norme anti-covid.  La sera del 9 luglio, dopo la messa celebrata da don Salvatore Mungiello, ho parlato ai presenti della storia del culto e dei nuovi documenti da me trovati negli archivi e che ho intenzione di pubblicare in autunno.  La sera dell’11 luglio ho “sentito” la Messa officiata da don Antonio Fasulo, a cui tutti gli Ottavianesi sono riconoscenti perché egli fece in modo che l’11 luglio 2009 il cardinale Comastri incoronasse la Madonna del Carmine Madre, Regina e Compatrona della nostra città. In questi solenni momenti, osservando l’intensità della partecipazione dei fedeli, ho capito che don Salvatore Mungiello, don Antonio Fasulo e l’amico Vincenzo Caldarelli hanno visto giusto: oggi più che mai noi Ottavianesi vediamo nel culto della Madonna del Carmine un principio costitutivo della nostra storia.  E ha ragione anche l’amico Renato D’ Alessandro, quando con voce appassionata, ricorda ai parroci, alle suore e a tutti i presenti  che Ottaviano ha bisogno della processione, che Ottaviano tutta pretende  che la statua della Madonna del Carmine sia di nuovo portata in trionfo per le strade della città che è Sua e ci rassereni  con la luce del Suo sguardo e con la certezza della Sua protezione. Lo vogliono gli Ottavianesi tutti, quelli che credono e quelli che non credono:  perché il culto della Madonna del Carmine fa parte non solo della storia religiosa, ma anche della storia civica della città. Una decina di anni fa scrissi che la processione della Madonna del Carmine è per noi Ottavianesi un viaggio nella memoria e nella interiorità. Non è una questione di fede, ma di sentimento dell’appartenenza. É una questione di coraggio. Nell’ora indicibile in cui l’ultima luce del giorno si congiunge con la prima tenebra, avviene – avveniva-  ogni anno il prodigio del tempo che rifluisce al passato. Nel silenzio delle strade antiche, lungo i muri coperti dai segni dei secoli e dell’abbandono, rivedo mio padre che mi conduce per mano e mi dice di stare attento, il cero non si deve spegnere, è un brutto segno se si spegne; rivedo i miei amici, misuro su di loro e su di me il peso degli anni, mi arrendo alla malinconia struggente dei ricordi .La processione è, ancora oggi, un doloroso confronto con il tempo che si muove implacabile e con la Fine: la fine dell’ora, delle cose, dei sogni. Ad ogni passo, cresce in ciascuno di noi il sentimento che tutto finisce, che siamo ombre proiettate da una luce remota su uno schermo sfuggente. La processione della Madonna Nera è un rito penitenziale: e nessuno che sia onesto mentalmente può meravigliarsi se lo scapolare della Signora del Carmelo sta anche sul cuore dei camorristi, dei briganti, delle donne che un tempo seguivano la processione “scapigliate“, a piedi nudi, e pubblicamente confessavano i loro peccati e chiedevano perdono. Enormi ceri spenti portavano a spalla, in silenzio, gli uomini che si erano macchiati di colpe assai gravi: talvolta erano proprio loro a chiudere la processione. Nel 1998 venne stampato il libro “Le Edicole Votive nel territorio di Ottaviano”: il lavoro di ricerca e di censimento era stato fatto dagli alunni dell’IPSSAE “Luigi de’ Medici”, guidati e coordinati dall’indimenticabile Francesco D’Ascoli junior , il quale nella “presentazione” ringraziò, per il patrocinio,  il “Lions Club “ di Ottaviano e la Regione Campania, i Comuni di Ottaviano, di San Gennaro Ves.no, di San Giuseppe e di Somma. E’ pubblicata nel libro l’immagine di un’edicola “profetica”, quella che i Pascale collocarono, nel 1914, sulla facciata del loro palazzo in Piazza Mercato (vedi immagine in appendice). Sulle 24 mattonelle che la compongono sono raffigurati, insieme, la Madonna del Carmine che tiene il Bambino tra le braccia e San Michele che schiaccia sotto i suoi piedi il corpo del demonio. Le anime purganti, tra le fiamme del Purgatorio, osservano e pregano. Di lì a poco l’Italia sarebbe entrata in guerra e molti dei soldati ottajanesi si sarebbero protetti con lo scapolare della  Madonna del Carmine e con l’immagine di San Michele.    

San Giorgio a Cremano, soggiorno gratuito per gli over 65

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di San Giorgio a Cremano

 Torna quest’anno, dopo due anni di sospensione a causa dell’emergenza pandemica, il soggiorno estivo gratuito, riservato a 50 anziani nel periodo tra l’11 e il 18 settembre 2021.

D’accordo con l’assessore alle Politiche Sociali, Giuseppe Giordano e con il Sindaco di San Sebastiano, Salvatore Sannino, il Sindaco Giorgio Zinno ha voluto rinnovare questa possibilità rivolta agli over 65 residenti nei comuni dell’Ambito N28. Il soggiorno di una settimana, si svolgerà in un villaggio vacanze nel comune di Scalea, (CS). Il trasporto da e per la destinazione scelta, avverrà con un pullman Gran Turismo. Gli anziani saranno ospitati in camere doppie ( o singole con un piccolo supplemento), in pensione completa (colazione- pranzo e cena). Sono inclusi il servizio spiaggia, animazione serale e due escursioni culturali. Sarà garantita l’assistenza medica per tutto il soggiorno e le attività si svolgeranno nel rispetto delle misure anti Covid. Il bando è on line da oggi sul sito istituzionale www.e-cremano.it. e le domande dovranno pervenire entro il 13 agosto presso il protocollo del proprio comune di residenza. I posti sono 50. Tra i requisiti per accedere a questa opportunità vi sono: – avere un’età non inferiore ai 65 anni; – essere autosufficienti, con condizioni di salute non pregiudicanti la partecipazione alle iniziative; – essere residenti da almeno 2 anni, nei comuni di San Giorgio a Cremano o San Sebastiano al Vesuvio; – aver completato il ciclo vaccinale contro il Covid-19. (è necessario allegare certificazione medica o green pass alla istanza di partecipazione). Inoltre, come è chiaramente espresso nel bando, è necessario presentare anche la copia dell’ISEE  ordinario, in quanto in base alle domande pervenute, verrà stilata una graduatoria che terrà presente proprio il valore dell’ISEE, favorendo naturalmente chi ha una situazione economica più difficile. L’iniziativa è finanziata dal Fondo Unico d’Ambito. “Ripristinare questa iniziativa a favore dei nostri concittadini più anziani – ha detto il Sindaco Zinno –  è il segnale della vicinanza anche a questa categoria, che non abbiamo mai trascurato e che merita la massima attenzione. In questo modo combattiamo anche l’isolamento e  favoriamo inclusione e socializzazione, due aspetti fondamentali per preservare la salute dei nostri cari”. D’accordo l’assessore Giordano: “Siamo vicini alle famiglie, ai minori, agli anziani e a tutti coloro che hanno maggiore necessità di un sostegno. Rispetto all’estate abbiamo in serbo ancora altri progetti e opportunità che renderemo note a breve e saranno rivolte per lo più ai ragazzi”.  

“M’ama, m’amava” è il nuovo slogan della Campagna antiabbondono animali dell’OIP

Riceviamo e pubblichiamo.  La nuova campagna antiabbandono dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) si rivolge a quei proprietari di cani e gatti che si liberano dei propri animali portandoli in un canile o in un gattile. L’immagine che accompagna lo slogan “M’ama, mi amava” mostra due metà di un muso: quella di un cane amato, sereno, e quella di un cane abbandonato in un canile: triste, invecchiato, senza speranza, per il quale la casa e la famiglia sono solo un lontano ricordo. Anche se i dati del Ministero della Salute sembrano essere incoraggianti, segnalando nel 2020 meno ingressi nei canili e nei gattili rispetto al 2019, nel primo semestre del 2021 i nostri volontari segnalano una recrudescenza del fenomeno dell’abbandono e una maggiore difficoltà nelle adozioni. «Dopo i lunghi mesi di lockdown, nei quali gli animali domestici sono stati una fedele presenza al nostro fianco, c’è il rischio che al venire meno delle restrizioni qualcuno si disfi impietosamente del proprio familiare a quattro zampe condannandolo alla solitudine, alla tristezza e talvolta agli stenti», afferma il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «Le nostre guardie zoofile e i nostri volontari sono presenti in tutta Italia per soccorrere anche questi sfortunati animali». Nel 2020 l’Oipa ha dato in adozione 3.586 animali (3.105 nel 2019) ne ha soccorsi e curati 3.672 – 1.503 cani, 1.773 gatti e 396 di altre specie – (3.272 nel 2019) e raccolti 31.290 chili di cibo, secco e umido, (24.098 nel 2019). Tra questi, troppo spesso, quegli animali che sono passati dal divano al freddo box di un rifugio. Nel caso di sopraggiunte difficoltà nel gestire i propri animali domestici, l’associazione animalista invita a chiedere aiuto ai volontari e alle guardie zoofile di zona, proprio per non arrivare al crudele gesto dell’abbandono in canile o, peggio, al reato dell’abbandono sul territorio, fattispecie punita dall’articolo 727 del Codice penale. Le guardie zoofile dell’Oipa, presenti in Italia con 66 Nuclei in 18 regioni e in numerose province, nel 2020 hanno eseguito 5.106 interventi, controllato 8.516 animali, di cui 5.909 cani, e svolto 501 azioni tra sanzioni, denunce e sequestri.   Per chiedere aiuto o segnalare abbandoni e casi di maltrattamento, ci si può rivolgere: al più vicino Nucleo di guardie zoofile Oipa trovandolo su https://www.guardiezoofile.info/nucleiattivi o alla Delegazione dei volontari di zona trovandola su http://www.oipa.org/italia/delegazioni

Pollena Trocchia, nominata la nuova giunta. Delega al bilancio e carica di vice sindaco a Francesco Pinto

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Dal Comune di Pollena Trocchia riceviamo e pubblichiamo
Un confronto politico vivido e serrato, nel corso del quale sono stati affrontati molteplici temi, a partire dai punti programmatici da attuare nello scorcio di consiliatura ancora rimanente. A seguito dell’azzeramento della giunta comunale di Pollena Trocchia il sindaco Carlo Esposito si è subito messo a lavoro per la definizione con tutti i componenti del consiglio comunale di una piattaforma programmatica nella quale riconoscersi, darsi degli obiettivi e definire una base comune che vada anche oltre il termine naturale dell’attuale consiliatura. Tra gli obiettivi irrinunciabili emersi nel corso delle consultazioni, l’avvio di un confronto con i comuni viciniori e più in generale facenti parte del Parco Nazionale del Vesuvio per il rilancio delle attività produttive, dall’agricoltura al terzo settore, la definitiva adozione del Piano Urbanistico Comunale, l’approvazione del progetto definitivo e dell’esproprio dell’area destinata a verde pubblico attrezzato in via Roma, quella del progetto definitivo e dell’esproprio dell’area destinata al potenziamento di via Cavour quale collegamento viario tra la ex Via Ottaviano e il centro storico di Trocchia, l’approvazione di un progetto preliminare con connessa dichiarazione di interesse pubblico dell’intervento di riqualificazione e valorizzazione dell’area ove è ubicata la lapide eretta a memoria di Gaetano Donizetti, la definizione dei contenziosi afferenti le aree Pip e Peep, la riqualificazione dell’impianto sportivo di via Esperanto, l’ulteriore ampliamento delle disponibilità di ossarietti, loculi e suoli per cappelle nel cimitero comunale, la trasformazione assecondata con quelle che sono le agevolazioni di competenza del consiglio comunale, del diritto di superficie in diritto di proprietà delle aree del Peep “Masseria de Carolis” nonché delle altre aree di edilizia residenziale realizzate in convenzione. Obiettivi ambiziosi che di certo porteranno a migliorare la vita della comunità locale, per raggiungere i quali era ed è essenziale un pieno coinvolgimento di tutti i componenti il consiglio comunale. Di qui la necessità di una giunta completamente rinnovata, anche per evitare sperequazioni che si sarebbero profilate qualora fossero stati confermati solo alcuni assessori uscenti, con questi ultimi, del resto, che hanno manifestato la loro volontà di continuare ad affiancare fattivamente l’azione amministrativa. Al nuovo organo esecutivo di Pollena Trocchia il sindaco Esposito ha assegnato le deleghe al Territorio, comprendente l’ambiente nella sua accezione complessiva, l’urbanistica e l’edilizia privata, allo Sviluppo, comprendente i lavori pubblici, le attività produttive, lo sviluppo economico, nonché la transazione al digitale, al Bilancio, comprendente il bilancio e la programmazione economico-finanziaria, alla Bellezza, comprendente tutte le attività afferenti la cultura, lo sport, il turismo, lo spettacolo e gli eventi in genere, con la sola esclusione della pubblica istruzione, al Patrimonio, comprendente il patrimonio immobile dell’ente, il patrimonio immateriale, il personale, la sicurezza, i servizi di polizia locale e i servizi di manutenzione. Al sindaco, invece, restano tutte le attività non espressamente delegate ivi incluse quelle afferenti il coordinamento delle azioni inerenti il PNRR. I cinque nuovi assessori sono: Fortuna Riccio, con delega alla Bellezza, Margherita Romano, con delega al Patrimonio, Arturo Cianniello, con delega al Territorio, Vincenzo Filosa, con delega allo Sviluppo, Francesco Pinto, con delega al Bilancio. A quest’ultimo anche la carica di vicesindaco.

Pomigliano, il gruppo Napoli Extracomunitaria presenta il disco “Argiento Vivo”

Il giorno 19 Luglio 2021, ore 21.00 nel Parco Pubblico “G. Paolo II” di Pomigliano D’Arco, Napoli Extracomunitaria, gruppo musicale e culturale del mondo popolare tradizionale ed attuale dell’entroterra vesuviano attivo dal 1995, presenta il disco“ ARGIENTO VIVO “ e OMAGGIO a PASQUALE TERRACCIANO (voce e leader del gruppo venuto a mancare prematuramente). Il disco contiene brani che hanno radici pomiglianesi e raccoglie il prologo della canzone di Zeza, canti, fronne e tammurriate sintetizzando il lavoro di venticinque anni e teso a diffondere la cultura e la musica popolare, affinchè le crescenti generazioni conoscano e valorizzino il patrimonio ricchissimo lasciatoci in eredità. “ARGIENTO VIVO“ oltre al repertorio tradizionale, propone brani inediti e arrangiamenti originali, curati da Carmine Terracciano, per una musica popolare consacrata nuovamente ai tempi attuali conservando l’autenticità dei valori e dei sentimenti descritti nei testi. Dal punto di vista musicale fanno costante riferimento ai ritmi (della tammurriata, della tarantella) e agli strumenti (tammorra, tamburello,) di origine popolare, sapientemente commisti a ritmi e strumenti che provengono invece da altre culture o che rimandano ad altri stili (hanno collaborato alla realizzazione del disco gli artisti napoletani: Fiorenza Calogero, Giovanni Imparato, Maurizio Saccone, Giacomo e Giuseppe Sannino). Il percorso dunque è quello di inserirsi – senza uscirne – nel solco della tradizione mutuandone il linguaggio e, rinnovandolo, ampliandone il potenziale espressivo grazie ad esso una “Napoli Extra ” e lontana dagli stereotipi di pizza e mandolino, una Napoli vera, di tutti i giorni, dove la Cultura fa parte del vivere quotidiano. Tanti amici musicisti omaggeranno, con i loro interventi, Pasquale Terracciano . “Tocca ad ognuno di noi portare dentro un pezzo della passione dell’anima che Pasquale portava per la Sua terra, Pomigliano; Pasquale sarà contento perché vedrà realizzato il suo sogno di lasciare in dote alla memoria collettiva un pezzo delle tradizioni musicali locali”. Il ricavato della distribuzione del disco verrà devoluto all’Associazione “Lemuse per l’oro”. Nella primavera del 1995, Pasquale Terracciano, fondò, con la moglie ed i suoi due figli, un gruppo musicale che nel nome delineava già il sogno che ne avrebbe caratterizzato gli orizzonti: una comunità familiare che si nominò NAPOLI EXTRACOMUNITARIA; si trattò di edificare sui valori forti del primigenio sentimento relazionale, un progetto proteso a raccontare con la musica popolare dalla forte caratterizzazione etnica, storie, fatti ed emozioni. Trascorse più di un quinquennio prima che a NAPOLI EXTRACOMUNITARIA venissero musicisti e suonatori che dal punto di vista dell’apparato strumentale apportassero prime contaminazioni: le tastiere, la batteria, la chitarra elettrica, i fiati; in questa fase fu preziosa la sintonia tra Pasquale Terracciano e Raffaele Del Prete, entrambi provenienti dall’esperienza ultraventennale maturata con il gruppo operaio ‘E Zezi “. (C. Aliberti) Omaggeranno Pasquale, con contributi musicali: Daniele Sepe Marcello Colasurdo ‘E Zezi ‘A sunagliera Collettivo Nacchere Rosse Enzo e Sebastiano Ciccarelli Matteo D’Onofrio Franco Romano e Carlo Palmese di RARECANOVA Carlo Faiello Luca Rossi Fiorenza Calogero Patrizia Spinosi Antonella Morea Just Sound Carlo Avitabile Peppe Sannino Giacomo Sannino Eddy Napoli Pasquale Scialò Nino Leone Crescenzo Aliberti Amedeo Colella Peppe Maiulli Maurizio Capone Lino Vairetti Maurizio Saccone Franco Mayer

Pomigliano, un piano regolatore per il post Covid: più spazi e meno inquinamento

La denuncia: “200mila euro in gran parte liquidati per non approvare il puc”   Sono partiti i lavori per il nuovo piano regolatore nella città dei tanti cantieri edili sequestrati dalla magistratura. Un nuovo piano regolatore che, secondo la delibera d’indirizzo approvata dalla giunta comunale, retta dal sindaco del laboratorio M5S-PD, Gianluca Del Mastro, dovrà essere plasmato sulla base delle esigenze scaturite dalla terribile esperienza della pandemia da Covid. Ecco gli obiettivi urbanistici dell’amministrazione locale: spazi ampi contro gli affollamenti, decongestionamento delle zone densamente popolate, dispositivi anti inquinamento e anti traffico, trasferimento verso aree idonee delle industrie insalubri, più verde e suoli agricoli tutelati per la futura Pomigliano. Dopo questa delibera, che ha fissato i paletti entro cui dovrà essere disegnato il territorio, si passerà all’adozione del piano urbanistico comunale vero e proprio, la cui stesura è stata affidata all’architetto Lucia Casalvieri, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Pomigliano. L’adozione, anche questo un atto di giunta, è prevista per la prossima settimana. Non appena il piano sarà adottato scatteranno le norme di salvaguardia, cosa che comporterà l’immediata sospensione di tutte le concessioni edilizie che risulteranno in contrasto con il nuovo strumento. C’è una novità di rilievo. Non saranno più possibili premi volumetrici, cioè ampliamenti di volume degli edifici. Nei prossimi mesi il puc passerà all’esame dell’ufficio tecnico della Città Metropolitana, a cui spetta il decisivo compito di emanare il parere di congruità, e infine sarà sottoposto al voto per l’adozione da parte del consiglio comunale. “Nonostante lo scarso tempo avuto a disposizione – spiega l’assessore all’urbanistica, Mena Iovine – quest’amministrazione intende adottare un puc il cui obiettivo primario sia una “sostenibilità reale” e non solo enunciata. Abbiamo lavorato in questi mesi – aggiunge Iovine – affinché il piano urbanistico di Pomigliano diventi la risposta alle problematiche più urgenti che attanagliano la città quali la qualità dell’aria, la mobilità urbana, il caos normativo-urbanistico e il contrasto ai fenomeni di marginalizzazione sociale. Problematiche interconnesse la cui soluzione – conclude l’assessore – passa necessariamente attraverso il contenimento del carico urbanistico e dell’eccessiva e squilibrata urbanizzazione del territorio: stiamo tracciando le basi per la nascita della nuova città post Covid”. La partenza dei lavori di riassetto urbanistico non è stata priva di denunce, contenute nella stessa delibera sulle linee di indirizzo. “Nel 2012 – vi si legge – il Comune aveva affidato all’università di Napoli Federico II una consulenza per la redazione del nuovo puc pari a un importo di 200mila euro, in gran parte già liquidati. Nonostante ciò – si legge ancora – dopo nove anni il puc non è stato approvato e questo ha determinato un gap tra le previsioni del piano vigente e lo sviluppo urbanistico realizzato, caratterizzato da un’espansione prevalentemente residenziale che attualmente è oggetto di indagini da parte degli organi di controllo”. Da ottobre a oggi, cioè da quando è stata eletta la nuova giunta M5S-PD, la polizia municipale ha sequestrato decine di cantieri edili per un totale di 320 appartamenti, quasi realizzati o in fase di realizzazione. Sequestri convalidati dal gip del tribunale di Nola. L’inchiesta punta a chiarire eventuali responsabilità penali individuali su presunte violazioni delle legge “Piano Casa” e nel rilascio di numerose concessioni edilizie.

“Ma Churchill non garantì che gli italiani erano perdenti eterni?”. Allora, comm’è succieso?

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Churchill disse, forse, che gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre, e perdono le guerre come se fossero partite di calcio. A un giornalista che gli domandava chi avrebbe vinto la II guerra mondiale rispose:” Non lo so. So solo che la perderà chi è alleato dell’Italia”. Le certezze degli inglesi demolite dalla partita di Wembley. Ma anche noi Italiani dobbiamo guardarci dai “politici” e dai loro seguaci che solo domenica sera, dopo la partita, hanno scoperto che esiste il tricolore. La tragica sera allo stadio Heysel di Bruxelles, 29 maggio 1985…   Non voglio giustificare gli inglesi. Li porto sui cabasisi da quando un professore, al Liceo, ci spiegò che il 4 agosto 1943 i loro aviatori bombardarono, consapevolmente, la chiesa di Santa Chiara. Ma li capisco: hanno visto i cardini della loro storia smontati da una partita di calcio. Gli inglesi si ritengono il popolo che non sbaglia mai: e invece i rigori decisivi li hanno sbagliati proprio i due giocatori che l’allenatore aveva fatto entrare per tirare i rigori. Gli inglesi si considerano il “sale della terra”: non c’è stagione bella della storia che essi non facciano nascere in Inghilterra, e ora vogliono dimostrare che essi possono fare a meno dell’Europa, ma l’Europa non può fare a meno degli inglesi. Gli inglesi ancora oggi non riescono a capire perché i popoli che hanno fatto parte del loro impero coloniale parlino di loro non come  di generosi civilizzatori, ma come di schiavisti e di sfruttatori: e vedono nell’eterna invidia degli Europei del continente la radice del manifesto consenso con cui gli storici raccontano, condividendole, le proteste durissime dei popoli sfruttati. Ma gli inglesi sanno essere prudenti, quando è necessario: ancora nel 2012 non avevano messo a disposizione degli studiosi e dei lettori tutti i documenti relativi al governo di 37 colonie dell’Impero Britannico, e dei crimini di cui i “generosi civilizzatori” si erano resi colpevoli (Il Post, 19 aprile 2012). Dunque, domenica sera, la squadra di calcio del “sale della terra”, la squadra di quell’Inghilterra in cui il calcio è stato inventato, pur segnando dopo un minuto, non riesce a chiudere la partita e viene messa sotto, da chi?: dagli Italiani che hanno dato lezione di resistenza fisica e psicologica, di tenacia, di quell’organizzazione che viene non solo dalla sapienza tattica, ma da autentico spirito di gruppo. E qui gli inglesi non ci hanno capito più niente: perché la lezione sui modi e sui tempi di organizzarsi, di chiudere gli spazi, di bloccare le linee di passaggio del pallone essi, i padroni di casa, la ricevevano, nel sacro tempio di Wembley, dalla squadra di un popolo che da secoli gli inglesi considerano il campione della disorganizzazione. E tra l’altro in questa squadra italiana giocavano tre “napoletani”,  e, in aggiunta, un calciatore che gioca nel Napoli – i suoi genitori sono di Benevento -, e uno che nel Napoli ha giocato, e dice di sentirsi ancora “napoletano”. Eppure Andrew Borde scrisse di non aver conosciuto a Napoli “persone che si dessero un gran da fare”, e James Boswell affermò – e ancora non era stato vinto dal piacere dei liquori – che i “ Napoletani sono la razza più sconcertante che possa esistere: divoratori di aglio e razziatori di insetti, attività che svolgono anche pubblicamente.”. E gli inglesi ora sospettano che anche sir William Hamilton abbia raccontato sciocchezze descrivendo i Napoletani come un popolo dominato dall’accidia e facile a corrompersi: forse perché gli avevano consentito, nel 1783, di inviare clandestinamente in Inghilterra 8 casse piene di preziosi reperti archeologici, arraffati tra i Campi Flegrei, Ercolano e Pompei. Gli inglesi incominciarono  a mettere in discussione le loro idee sugli Italiani la sera del 29 maggio del 1985, nello stadio Heysel di Bruxelles, quando gli “spiantati” tifosi del Liverpool videro che i borghesi italiani avevano comprato,  forse “a borsa nera”, metà dei posti nella curva destinata agli inglesi: “ alla tradizionale spocchia degli inglesi – scrisse Gianni Brera – il visibile benessere degli italiani  doveva suonare come un’offesa patente, uno sberleffo tragico della sorte” (la Repubblica, 31 maggio 1985): e, così, in preda alla delusione e all’alcool, i tifosi del Liverpool si avventarono sugli italiani e ne uccisero 32.  L’altra sera, a Wembley, gli inglesi si sono limitati a gettar via le medaglie, a fischiare l’inno, a stracciare la bandiera: i fumi della boria li avevano spinti, prima della partita, a offendere il galateo e a mancar di riguardo al Presidente Mattarella, e a fingere di non notare la raffinata lezione di sportività che un altro italiano, Matteo Berrettini, aveva impartito in un altro “tempio” inglese, Wimbledon. Insomma, gli inglesi ci dovrebbero essere grati, perché un tennista italiano e la squadra di calcio dell’ Italia li costringono, ora, a guardarsi allo specchio e a rendersi conto di che cosa sono diventati. Ma anche noi italiani dobbiamo riflettere su ciò che è avvenuto. Dopo aver fatto svaporare la boria inglese, non faremmo una bella figura se ci lasciassimo ingannare da qualche aspirante “ammuinapopolo” nostrano che oggi, seguendo la direzione del vento, si inchina a quella bandiera italiana di cui diceva,  dieci anni fa, tra gli applausi dei suoi, “Il tricolore non mi rappresenta” (“ la Repubblica, 23 ottobre 2011):  forse diceva anche di peggio, ma non è notizia certa, e dunque non ne parliamo. Gli aspiranti “ammuinapopolo” nostrani dovrebbero capire che, mentre gli inglesi non ricordano, gli Italiani non dimenticano……