Nola, tentano di rubare un’auto nel parcheggio del centro commerciale:due arresti

Tentano di rubare un’auto all’interno del parcheggio del centro commerciale. Carabinieri arrestano 2 persone I Carabinieri della compagnia di Nola hanno arrestato per tentato furto aggravato 2 persone. Hanno 40 e 56enni, sono rispettivamente di piazzolla di nola e di san giuseppe vesuviano e sono già noti alle forze dell’ordine. I carabinieri – impegnati in un servizio mirato volto alla repressione dei reati predatori – stanno percorrendo il parcheggio del noto centro commerciale nolano e notano i 2 uomini all’interno di un’auto in sosta. Il 40enne stava forzando il nottolino dell’accensione dell’auto mentre il complice gli prestava “assistenza”. I militari intervengono e riescono a bloccare i 2 che avevano tentato invano di nascondersi. Perquisiti, sono stati trovati in possesso degli arnesi atti allo scasso. Stavano mettendo in moto l’auto con un cacciavite. Gli arrestati sono in attesa di giudizio.

Brusciano, “Modern Dance” di Clelia Cortini solidale con le “Donne Afgane”

Riceviamo e pubblichiamo Con la caduta di Kabul ed il ritorno dei Talebani al governo con l’applicazione della Sharia si annulla qualsiasi percorso democratico e di ammodernamento dell’Afganistan. I primi a dissolversi in questa riconquista sono i diritti delle donne che nel ventennio 2001-2021, con l’Occidente e la Nato presente con la leadership degli USA ed il mondo delle onlus più marcatamente europeo, avevano assaporato la libertà ed iniziato i primi fruttiferi passi sulla via dell’emancipazione. Ora irrompe il nuovo ordine dei  talebani immediatamente dopo la fuga del presidente Ashraf Ghani, impossessatisi del Palazzo presidenziale a Kabul, dopo circa un mese di inostacolata avanzata, per il ritorno a casa degli americani e dei loro alleati Nato, compresi gli italiani, e del concomitante dissolversi dell’esercito afgano. All’Italia i 20 anni di Afganistan sono costati 54 vite umane, 700 feriti e ben 7 miliardi, 324 milioni e 800mila euro per le diverse missioni terminate con l’annuncio del trascorso 29 giugno. Ora si spera in una evacuazione con ponti aerei senza attacchi per permettere ai restanti militari, diplomatici, civili e collaboratori dei vari Paesi di lasciare l’Afgani stan. I Talebani “studenti coranici”, hanno affermato che “La guerra è finita” e con l’intenzione di ricostituire in Afganistan il loro “Emirato Islamico” nella promessa di una “transizione pacifica”, di una “amnistia generale” e del rispetto dei “diritti delle donne e del loro accesso all’istruzione” ma sempre ancorati ai “Dettami della Sharia”.  L’Afganistan conta 34 milioni di abitanti di cui le donne sono 14,2 milioni. Poco più del 20% vivono in zone urbanizzate il restante della popolazione è dislocata nelle zone rurali dove sono fortemente conservate le tradizioni. Ad Herat, seconda più grande città afgana, i Talebani hanno iniziano a rilasciare l’ambigua “Carta del Perdono” su registrazione delle persone delle loro professioni ed origini e dei nuclei familiari. A Jalalabad hanno sparato su un corteo uccidendo 35 dimostranti fra quelli che sfilavano per il ripristino della deposta bandiera nazionale tricolore dell’Afganistan. A Brusciano è stato rilanciato via social, in questi tragici giorni afgani dell’estate 2021, in segno di solidarietà e scaramanzia contro un temuto ritorno al passato per le donne dell’Afganistan, l’omaggio reso con un’opera di Teatro Danza “Donne Afgane” già postato su Youtube da Clelia Cortini, il 15 dicembre 2019 e visibile in alto e dall’artista Aleks Kishi, Alessandro Cavaliere, attraverso la sua pagina FB. La performance di “Donne Afgane” nell’anno 2003, con la coreografia originale di Clelia Cortini; musica di Armand Amar, testo di Alessandro Cavaliere; supporto drammaturgico e voce narrante di Antonio Castaldo con le danzatrici, Marilù Cervone, Sara De Nubbio, Jenny Ferraro, Sissy Fornaro, Assunta Romano e Francesca  Ruggiero, portò all’aggiudicazione del “Premio Internazionale di Coreografia della Repubblica di San Marino”. Il sociologo Antonio Castaldo, di IESUS, Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali, nel ritrovarsi ancora una volta, come a San Marino nel 2003, a condividere con la coreografa Clelia Cortini e lo scrittore Alessandro Cavaliere, tale messaggio di solidarietà ha invitato, dopo averlo fatto lui stesso, «a firmare su Change.org la petizione “Vogliamo che vengano istituiti corridoi umanitari che permettano a donne, bambine e bambini di lasciare l’Afghanistan” lanciata da Brescia domenica scorsa a sostegno dell’appello promosso da Luisa Castellazzo a nome del “Gruppo Donne 22 Febbraio”». Da domenica sera ad oggi sono state raccolte circa 350.000 e si sta andando spediti verso le 500.000. Un appello per i diritti delle donne e la libera informazione in Afganistan è stato fatto anche dalle giornaliste italiane. Cpo Fnsi, Cpo Odg, Cpo Usigrai e l' associazione Giulia giornaliste esprimono preoccupazione per la sorte delle colleghe afghane, «prime vittime, costrette alla fuga, a rischio – come denuncia la Ifj – della propria vita». Mentre alla Rai è stato chiesto di illuminare gli avvenimenti in corso, «soprattutto la situazione delle donne», da parte delle Cpo Rai e Usigrai. Mentre scriviamo l’ANSA ha diffuso una dichiarazione dei Ministri degli Esteri della Nato partecipanti al Vertice di Bruxelles del 20 agosto 2021: «Siamo uniti nella nostra profonda preoccupazione per i gravi eventi in Afghanistan e chiediamo l'immediata fine della violenza. Esprimiamo inoltre profonda preoccupazione per le segnalazioni di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto l’Afghanistan».

Afragola, aveva tre varietà di droga nel borsello: arrestato 16enne

I carabinieri della stazione di Afragola hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio un 16enne del posto già noto alle forze dell’ordine. Durante un controllo ad un detenuto ristretto ai domiciliari i militari sono stati attirati dall’evidente nervosismo del giovane, presente in casa. Hanno poi scoperto che la fonte della sua agitazione fosse un borsello che stringeva e al cui interno erano occultati 62 grammi di marijuana, 14 di hashish e 8,5 di cocaina. Con la droga anche 50 euro in contante ritenuto provento illecito. Finito in manette, il 16enne è stato tradotto al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.

Somma Vesuviana, sculture in legno: il crocifisso barocco del Convento di San Domenico

La plastica lignea ha sempre costituito la tecnica più frequente per realizzare numerose opere religiose, che vanno dalle statue di Santi e Madonne ai pulpiti, cantorie, confessionali ed ogni sorta d’arredo sacro. A Somma, particolarmente significativa appare la lettura di un’emblematica opera conservata nel convento di San Domenico.     Un ulteriore e interessante argomento del patrimonio culturale d’arte sacra di Somma Vesuviana è connesso, in particolar modo, alle opere lignee. A riguardo, bisogna evidenziare che la plastica lignea non solo ha sempre costituito la tecnica più frequente per realizzare numerose opere religiose, che vanno dalle statue di Santi e Madonne ai pulpiti, cantorie, confessionali ed ogni sorta d’arredo sacro, ma – come riporta Frate Gaetano Jacobucci – fa sentire i corpi pulsare sotto le stoffe e trasmette a queste il linguaggio delle forme umane: comunicazione perfetta del sentimento barocco con l’enfasi della rappresentazione ideale della persona. A Somma Vesuviana, particolarmente significativa appare la lettura di un’emblematica opera conservata nel convento di San Domenico: la monumentale croce lignea posta su un ben sagomato basamento. Volendo esaminare questa pregevole opera, è necessario rifarsi, subito, a quella corrente gotico – dolorosa presente già nell’antico Regno di Napoli. Dall’analisi dei materiali – spiega l’esimio prof. Antonio Bove di Ponticelli – risulta che questo capolavoro artistico, in origine, era integralmente indorato: fin tanto che va classificato come opera del genere delle croci astili, potenzialmente da essere collocato sull’ altare maggiore. Uno stupendo prodotto, modellato in legno, la cui drammaticità spinge il devoto non solo a sollevare un forte sentimento di commozione, ma anche ad immedesimarsi nel dolore di Cristo in Croce. Si tratta, dicevamo, di una figura rigogliosamente barocca, umanizzata, contorta, sofferente con i segni tangibili di un martirio, che sembra, in un certo senso, ancora sopportato dalla vittima immolata: una vera testimonianza di fede da contemplare. Nel XVII secolo, comunque, ogni altare presentava il suo crocifisso ligneo, in conformità sia alle disposizioni papali di Leone X (1475 – 1521), sia in ossequio al profondo messaggio francescano. Il cardinale Gabriele Paleotti (1522 – 1597), in particolare, nella sua opera, edita nel 1582, dal titolo Discorso intorno alle immagini sacre e profane, chiariva che la funzione coinvolgente dell’arte doveva essere quella di dilettare, insegnare e muovere, cioè commuovere il devoto. Il Concilio di Trento (1545 – 1563), ancora, nel dicembre del 1563, discusse nella sua ultima sessione il problema dell’arte religiosa, giungendo alle seguenti conclusioni, di cui riporto solo una parte: Imagines porro Christi, Deiparae Virginis et aliorum Sanctorum, in templis praesertim habendas et retinendas eisque debitum honorem et venerationem impertiendam,…(traduzione: Si abbia in grande considerazione, specialmente nelle chiese, le immagini di Cristo, della Vergine Madre di Dio e degli altri Santi e sia dato a loro il dovuto onore e la giusta venerazione…). Nell’insieme, la croce in questione presenta vivaci forme plastiche, che rendevano l’architettura di legno abbastanza organica allo spazio interno della chiesa di San Domenico, come spiega il prof. Antonio Bove. La sagomatura, in particolare, segue uno schema del tutto nuovo a confronto della tipologia consueta. A riguardo, varie sono le forme di decorazione: i motivi ornamentali delle testate dei tre bracci della croce; l’innesto delle forme a raggiera all’incrocio degli stessi. Ciò che risulta, però, interessante, è la versione barocca della parte inferiore: il cosiddetto basamento a piramide con funzione portante. Ebbene – continua Bove – per capire appieno quest’interessante testimonianza, occorre proprio soffermarci sulla lettura del basamento, che si presenta come un multiforme gioco di profili curvilinei e volumi, con evidente rimando linguistico alle sonore invenzioni barocche dello scultore Cosimo Fanzago (1591 – 1678). A riguardo, è da ritenere che l’anonimo autore di questa scultura lignea fosse proprio un probabile allievo del Fanzago, e ciò si rileva dal modo in cui tratta il panneggio del perizoma e la parte anatomica del corpo sofferente. E’ da notare, inoltre, come tutta questa ideologia cristiana sia una caratteristica peculiare dei numerosi simulacri lignei, esposti ai fedeli nelle tante chiese del nostro vasto territorio vesuviano: si tratta di figure di santi a grandezza naturale, modellate in legno e specialmente colorate. Son oggetti di culto che generano – conclude Bove – un forte sentimento di fede cristiana, arrivando ad evocare, più di ogni altra cosa, le vicende umane ed il mistero della condizione terrena. Nel celebrare, infine, questa formidabile opera d’arte sacra, sembra giusto riportare a conclusione un fondamentale enunciato del Dott. Domenico Russo, storico locale: questa esperienza di ricerca riguardante la cultura artistico – religiosa di Somma e del suo territorio, c’induce direttamente a promuovere il valore di tutto ciò che sta intorno a noi e che costituisce la scena della nostra vita quotidiana.

Somma Vesuviana, nuova assunzione al comando polizia municipale: esposto del consigliere De Nicola

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Riceviamo e pubblichiamo dal Consigliere di maggioranza Vincenzo De Nicola.       Oggetto : Esposto — Applicazione D.Lgs. n. 267/2000 aggiornato alle modifiche apportate dal D.L. n. 104/2020 convertito con modificazione dalla L.n. 126/2020 con richiesta di annullamento in autotutela o rettifica , della deliberazione di Giunta Comunale n.59 del 16/07/2021 ad oggetto : Piano Triennale dei fabbisogno del personale 2021/2023, piano occupazionale e ricognizione dotazione organica, interrogazione delibera di Giunta Comunale n.27 del 20/04/21. Veniva, programmata l’assunzione di un posto di istruttore direttivo di vigilanza ex art 110 comma 1, del D.Lgs 267/2000. Il sottoscritto De Nicola Vincenzo, in qualità di consigliere comunale, nell’espletamento del mandato e nel rispetto del ruolo istituzionale nonché nel rispetto e tutela delle leggi vigenti, espone quanto segue:

A) Il giorno 16/07/2021 la Giunta Comunale approvava deliberazione n.59, nella quale attraverso molte e ripetute azioni precedenti (COMANDO … ED ALTRO) approvava e poi annullava, riproponeva attraverso una “anomalia” amministrativa la volontà non giustificata da nulla da come si può evincere dalla lettura della stessa di procedere ad utilizzare la assunzione attraverso l’ art. 110 c.1 di un responsabile della P.O. n°6 comandante di Polizia Municipale, sostituendo di fatto l’attuale responsabile assunto da alcuni anni attraverso una mobilità, per il quale ad oggi ha ricevuto dalla stessa amministrazione per il lavoro svolto lodi e gratificazioni.

B) E da sottolineare che l’amministrazione in carica ha da poco assistito alla perdita, per motivi diversi, di due responsabili di posizione e precisamente il responsabile della posizione n°5 e n°1, per le quali perdite, considerato le posizioni di fondamentale quanto sensibile ruolo all’interno della stessa rappresentassero, l’amministrazione non si è preoccupata minimamente di coprire, anzi ha inteso duplicare la responsabilità della responsabile posizione organizzativa n°3 affidandole anche la P.O. n°5 e attribuendo al Segretario, il quale è anche responsabile dell’anticorruzione, la P.O. n°1 ed egli è costretto a delegare, visti gli innumerevoli impegni di volta in volta, la responsabilità della stessa ad un dipendente. C) La durata della consiliatura, (maggio 2021) che se tutto va bene non supera i 9110 mesi, per cui oltre al non rispetto delle tempistiche richieste per legge, ci sarebbe l’impossibilità da parte del nuovo responsabile di un settore così nevralgico (Polizia Municipale) di poter conoscere e magari affrontare le problematiche del Comune di Somma Vesuviana in considerazione della sua enorme vastità territoriale. Quindi, per concludere cosi come formulata, questa delibera risulta a parere dello scrivente lacunosa e mancante di dichiarazioni e/o motivazioni importanti che rendono la stessa, da un punto di vista amministrativo, impraticabile se non inutile e quindi da annullare. A tal fine, onde ingenerare costosi contenziosi ed eventuali spese inutili senza raggiungere l’obiettivo principale prefissatosi dall’Amministrazione dell’ottimale funzionamento della macchina comunale, Di qui l’esposto/richiesta con il quale si chiede: Alle SS.VV. Il. LL di voler predisporre ad hòras l’annullamento e/o la rettifica della delibera in oggetto, e provvedere eventualmente a riproporla preoccupandosi di fornire e/o produrre documentazioni necessarie, in modo da rendere la richiesta eventualmente praticabile di assunzioni di ulteriori dipendenti a norma di legge e fuori da ogni mala-interpretazione. Inoltre chiede alle Autorità Competenti di vigilare affinché, nell’eventuale riproposizione della delibera, si applichino le norme vigenti in materia di trasparenza e regolarità delle assunzioni, tanto per quanto dovuto.    

Consigliere Comunale Sig. De Nicola Vincenzo

Marigliano, sequestrata area di 54.000 mq oggetto di un incendio doloso.

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Riceviamo e pubblichiamo   Nuovi spunti per la polizia locale di Marigliano. Il fenomeno degli incendi fa pensare che buona parte di questi eventi servano a risolvere situazioni di illegalità. Gli agenti, guidati dal maggiore Emiliano Nacar, hanno sequestrato l’area relativa all’incendio divampato alla via Vasca il 15 agosto. Nella stessa area, tra i rifiuti oggetto di combustione, si individuavano: pneumatici, materiale edile, bottiglie di vetro, lattine, barattoli e lastre in alluminio, materiale in plastica. Inoltre, in pari data e nei giorni successivi, veniva avvistata un’auto nelle aree periferiche interessate dall’incendio. Pertanto, durante il pattugliamento antincendio, gli agenti fermavano e identificavano il conducente, il quale non rappresentava un motivo che giustificasse la sua presenza ivi. Dichiara il comandante: “Sapevamo che con i pochi innesti di agenti a tempo determinato saremmo riusciti ad innalzare la percezione di sicurezza. Con pattugliamento giornaliero sino a tarda sera, siamo riusciti ad individuare anche il piromane. Gli incendi sembrano essere legati al racket della prostituzione che stiamo di nuovo debellando”.

Procida, controlli ai flussi turistici: arrestato 57enne

Continuano i controlli dei Carabinieri della Compagnia di Ischia che nel periodo estivo stanno effettuando molteplici servizi volti al contrasto dei reati per fornire maggiore sicurezza ai cittadini ed ai turisti. A Procida, i militari della locale stazione hanno arrestato per possesso di documenti falsi Vincenzo Maresca, 57enne del centro di Napoli già noto alle forze dell’ordine. I Carabinieri – come di consueto impegnati nel porto per il monitoraggio del flusso turistico – hanno fermato l’uomo a bordo del suo scooter. Il 57enne era sbarcato dal traghetto proveniente da Napoli ed i militari hanno deciso di controllarlo. L’uomo ha fornito la sua carta di identità rilasciata dal Comune di Procida ma i Carabinieri hanno immediatamente constatato che il documento fosse falso. Arrestato, Maresca è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.

Ischia, clienti di un hotel intossicati dopo cena di Ferragosto

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Forio d’Ischia: clienti intossicati dopo cena di Ferragosto. Carabinieri sanzionano hotel dell’isola, 32 chili di alimenti sequestrati. I carabinieri della stazione di Forio d’Ischia, insieme a personale dell’ASL Napoli 2 Nord, hanno ispezionato la  cucina di un hotel attivo in quel comune, sanzionando il titolare per complessivi 2500 euro. 32 i chili di alimenti congelati privi di tracciabilità posti sotto sequestro. Individuata anche un’area esterna alla cucina priva di requisiti strutturali e igienici. L’attività è stata avviata dopo l’intossicazione alimentare subita da alcuni clienti durante la cena del Ferragosto scorso, successivamente denunciata ai Carabinieri.

Giugliano, marijuana tra i frutteti: arrestato 79enne

I carabinieri della stazione di Varcaturo hanno arrestato per coltivazione e detenzione di droga a fini di spaccio un 79enne incensurato di Giugliano in Campania. Era in un terreno di circa 8 ettari, tra i filari di un frutteto da lui coltivato per conto di una società milanese. E proprio tra gli alberi, lontane da occhi indiscreti, l’anziano si prendeva cura di 16 piante di cannabis alte tra i 3 e i 4 metri. 85 chili di “erba”  irrigata con un sistema a pioggia che essiccata avrebbe certamente fruttato molto denaro ai pusher. I militari lo hanno osservato a lungo e quando hanno avuto la certezza che a curare la piantagione fosse il 79 dal pollice verde sono intervenuti. Finito in manette, l’uomo è stato sottoposto ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida

Cosa accade in Afghanistan? Chiediamolo solo alle immagini: le chiacchiere stanno a zero

Non facciamoci distrarre dalle colate di chiacchiere che cercano non di svelare, ma di nascondere la verità della storia: il trionfo dei talebani in Afghanistan è una sconfitta fatale dell’Occidente, miope e irresoluto. La tragedia di quel Paese è espressa con chiarezza dalle immagini: l’articolo si apre con quella di Zarifa Ghafari, la più giovane donna sindaco dell’Afghanistan, che ha deciso di restare, anche se dice di essere certa che i vincitori la uccideranno. Mentre i talebani correvano alla conquista di Kabul senza incontrare ostacoli, in Occidente i politici, i signori del pensiero e anche qualche generale correvano a cavar fuori dai loro bauli le chiacchiere adatte per dar la colpa al Caso, alla Storia e, comunque, agli altri. Il Presidente degli Stati Uniti, che potrebbe illuminarci su molte cose (o no?), si è limitato a ricordarci che Kabul non è Saigon, e questo lo sanno perfino i ragazzi che studiano la geografia in “dad”. Piero Fassino, presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, scrive una lettera al giornale “la Repubblica” (15 agosto), per dirci che è necessario interrogarsi sulle molte conseguenze del nuovo scenario afghano, “mentre la comunità internazionale assiste con sconfitta rassegnazione all’ingresso” dei talebani in Kabul. Signor Fassino, lasci stare il domani e ci parli dell’oggi, ci spieghi, per esempio, quali sono le ragioni della “sconfitta rassegnazione” di quei Paesi – e l’Italia è tra questi – che in quelle terre “incastonate in una regione problematica” – lo sapeva già Alessandro il Macedone – hanno sacrificato molte vite umane e quantità enormi di danaro. Per chi? Perché? Conviene non dimenticare che tutti gli afghani, e non solo i talebani, sono musulmani, e che Bin Laden, prima di diventare il nemico Numero Uno degli americani, forse era stato loro “amico”. Nella stessa pagina dell’articolo di Fassino Maurizio Molinari scrive che l’avanzata assai agevole dei talebani e la resa rapida e incondizionata delle truppe governative e della polizia dimostrano oggettivamente che “gli afghani non hanno alcuna fiducia nel loro governo” – e infatti il Presidente Ashraf Ghani, i ministri e i loro famigliari sono stati assai lesti nel fuggire in Uzbekistan -,  dunque, “ non sono bastati venti anni di imponenti aiuti stranieri per far germogliare il rifiuto della Jihad nelle viscere del Paese”. Secondo il New York Times gli Stati Uniti avevano deciso di ritirarsi, perché erano convinti che l’esercito e il governo dell’Afghanistan, “foraggiati dagli americani con mezzi e denaro”, sarebbero stati capaci di resistere ai talebani, e “invece sono bastati 75000 talebani a travolgere 300mila soldati regolari. A esprimere l’irritazione del Pentagono è il portavoce John Kirby: “L’esercito afghano ha mezzi di combattimento migliori dei talebani a partire dalle forze aeree. Li usino a proprio vantaggio.” (la Repubblica, 14 agosto). Stentiamo a credere: i servizi segreti dello Stato più potente della Terra non si erano accorti del fatto che all’esercito e al governo dell’Afghanistan mancava un’arma indispensabile: la volontà di combattere. L’ha detto senza giri di parole Joseph Votel, il generale che nel 2001 organizzò la prima base americana in terra afghana, la base che aveva il compito di preparare l’arrivo del resto delle truppe. Votel ha detto che una volta entrati nel Paese, i governi occidentali non sono riusciti a far mettere le radici a una nuova visione della politica e della società “con progetti a lungo termine e investimenti capaci di creare un’economia funzionale. L’approccio è cambiato molte volte e ogni ripartenza è stata lenta e ha sminuito il lavoro precedente.” (la Repubblica, 13 agosto). Insomma, dilettanti allo sbaraglio per venti anni: e oggi chiede giustizia il sacrificio di tutti quelli che per colpa di questi dilettanti hanno perso, laggiù, la giovinezza e la vita. Oggi comprendiamo che aveva ragione Ernesto Grassi quando sosteneva che il significato vero e profondo di certi momenti della storia può essere espresso solo dalle immagini. Il dramma degli afghani è illustrato, in queste ore, dalla folla che corre agli sportelli delle banche per ritirare il danaro, che invade l’aeroporto per tentare di trovar posto in qualche aereo che parte(vedi immagine in appendice). Il dramma è tutto nell’immagine degli infelici che si sono aggrappati alle ruote dell’aereo che decollava, e sono precipitati dall’alto nel buio di una morte folle(vedi immagine in appendice). Parla il silenzio delle donne “dai 15 ai 40 anni, non sposate, che saranno costrette a entrare nell’harem di qualche talebano”. Lo dice Zhara Hamadi, imprenditrice della ristorazione, che chiede di essere aiutata a lasciare il Paese, e a raggiungere la famiglia a Venezia: “Sono nascosta in una casa con altre amiche. Siamo sole e non dormiamo da 72 ore. Il pensiero di stare con un jihadista mi fa vomitare ed è ancora peggio dell’idea di morire”. Apre l’articolo l’immagine del volto di Zarifa Ghafari, la più giovane donna sindaco dell’Afghanistan: c’è nella sua espressione la coraggiosa risolutezza di chi ha deciso di restare, di aspettare i talebani, anche se sa – forse proprio perché sa – che la uccideranno, perché lei è il simbolo di ciò che la jihad non vuole che le donne siano e facciano. Zarifa sa, forse, che nella storia un martire fa trionfare un’idea molto meglio di un esercito in armi.