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La plastica lignea ha sempre costituito la tecnica più frequente per realizzare numerose opere religiose, che vanno dalle statue di Santi e Madonne ai pulpiti, cantorie, confessionali ed ogni sorta d’arredo sacro. A Somma, particolarmente significativa appare la lettura di un’emblematica opera conservata nel convento di San Domenico.

 

 

Un ulteriore e interessante argomento del patrimonio culturale d’arte sacra di Somma Vesuviana è connesso, in particolar modo, alle opere lignee. A riguardo, bisogna evidenziare che la plastica lignea non solo ha sempre costituito la tecnica più frequente per realizzare numerose opere religiose, che vanno dalle statue di Santi e Madonne ai pulpiti, cantorie, confessionali ed ogni sorta d’arredo sacro, ma – come riporta Frate Gaetano Jacobucci – fa sentire i corpi pulsare sotto le stoffe e trasmette a queste il linguaggio delle forme umane: comunicazione perfetta del sentimento barocco con l’enfasi della rappresentazione ideale della persona. A Somma Vesuviana, particolarmente significativa appare la lettura di un’emblematica opera conservata nel convento di San Domenico: la monumentale croce lignea posta su un ben sagomato basamento. Volendo esaminare questa pregevole opera, è necessario rifarsi, subito, a quella corrente gotico – dolorosa presente già nell’antico Regno di Napoli.

Dall’analisi dei materiali – spiega l’esimio prof. Antonio Bove di Ponticelli – risulta che questo capolavoro artistico, in origine, era integralmente indorato: fin tanto che va classificato come opera del genere delle croci astili, potenzialmente da essere collocato sull’ altare maggiore. Uno stupendo prodotto, modellato in legno, la cui drammaticità spinge il devoto non solo a sollevare un forte sentimento di commozione, ma anche ad immedesimarsi nel dolore di Cristo in Croce. Si tratta, dicevamo, di una figura rigogliosamente barocca, umanizzata, contorta, sofferente con i segni tangibili di un martirio, che sembra, in un certo senso, ancora sopportato dalla vittima immolata: una vera testimonianza di fede da contemplare.

Nel XVII secolo, comunque, ogni altare presentava il suo crocifisso ligneo, in conformità sia alle disposizioni papali di Leone X (1475 – 1521), sia in ossequio al profondo messaggio francescano. Il cardinale Gabriele Paleotti (1522 – 1597), in particolare, nella sua opera, edita nel 1582, dal titolo Discorso intorno alle immagini sacre e profane, chiariva che la funzione coinvolgente dell’arte doveva essere quella di dilettare, insegnare e muovere, cioè commuovere il devoto. Il Concilio di Trento (1545 – 1563), ancora, nel dicembre del 1563, discusse nella sua ultima sessione il problema dell’arte religiosa, giungendo alle seguenti conclusioni, di cui riporto solo una parte: Imagines porro Christi, Deiparae Virginis et aliorum Sanctorum, in templis praesertim habendas et retinendas eisque debitum honorem et venerationem impertiendam,…(traduzione: Si abbia in grande considerazione, specialmente nelle chiese, le immagini di Cristo, della Vergine Madre di Dio e degli altri Santi e sia dato a loro il dovuto onore e la giusta venerazione…). Nell’insieme, la croce in questione presenta vivaci forme plastiche, che rendevano l’architettura di legno abbastanza organica allo spazio interno della chiesa di San Domenico, come spiega il prof. Antonio Bove.

La sagomatura, in particolare, segue uno schema del tutto nuovo a confronto della tipologia consueta. A riguardo, varie sono le forme di decorazione: i motivi ornamentali delle testate dei tre bracci della croce; l’innesto delle forme a raggiera all’incrocio degli stessi. Ciò che risulta, però, interessante, è la versione barocca della parte inferiore: il cosiddetto basamento a piramide con funzione portante. Ebbene – continua Bove – per capire appieno quest’interessante testimonianza, occorre proprio soffermarci sulla lettura del basamento, che si presenta come un multiforme gioco di profili curvilinei e volumi, con evidente rimando linguistico alle sonore invenzioni barocche dello scultore Cosimo Fanzago (1591 – 1678). A riguardo, è da ritenere che l’anonimo autore di questa scultura lignea fosse proprio un probabile allievo del Fanzago, e ciò si rileva dal modo in cui tratta il panneggio del perizoma e la parte anatomica del corpo sofferente.

E’ da notare, inoltre, come tutta questa ideologia cristiana sia una caratteristica peculiare dei numerosi simulacri lignei, esposti ai fedeli nelle tante chiese del nostro vasto territorio vesuviano: si tratta di figure di santi a grandezza naturale, modellate in legno e specialmente colorate. Son oggetti di culto che generano – conclude Bove – un forte sentimento di fede cristiana, arrivando ad evocare, più di ogni altra cosa, le vicende umane ed il mistero della condizione terrena. Nel celebrare, infine, questa formidabile opera d’arte sacra, sembra giusto riportare a conclusione un fondamentale enunciato del Dott. Domenico Russo, storico locale: questa esperienza di ricerca riguardante la cultura artistico – religiosa di Somma e del suo territorio, c’induce direttamente a promuovere il valore di tutto ciò che sta intorno a noi e che costituisce la scena della nostra vita quotidiana.