Commerciante nolano trovato con la droga nel suo negozio e arrestato

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    Nola – Sorpreso con la droga nel negozio. Arrestato. Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato di Nola, con il supporto dell’Unità Cinofila antidroga dell’Ufficio Prevenzione Generale, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti hanno effettuato un controllo in un esercizio commerciale di via Anfiteatro Laterizio. I poliziotti, grazie al fiuto del cane Agrid, hanno rinvenuto, occultati in uno scatolone, 7 involucri contenenti circa 6 grammi di cocaina e 2 stecche di hashish di cica 21 grammi mentre, all’interno di una borsa, 2430 euro. Il titolare dell’attività, un 52enne nolano, è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Blitz nell’alimentari di San Giuseppe, maxi sequestro di pesce surgelato. Recluso trovato con 2 pregiudicati

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  Controlli a tappeto anche nelle attività commerciali dove 3 imprenditori sono stati denunciati. Si tratta di un titolare di un opificio tessile a San Giuseppe Vesuviano. Per lui sanzioni pari a più di 20mila euro. L’uomo ha violato diverse norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ed ha impiegato anche un lavoratore in nero. L’altro denunciato è il titolare di uno store per articoli casalinghi di Torre Annunziata. I Carabinieri hanno accertato numerose violazioni in materia di sicurezza e sequestrato un impianto di videosorveglianza abusivo per controllare i dipendenti. Per l’uomo sanzioni vicine ai 30mila euro. Il terzo imprenditore denunciato a piede libero è il titolare di un negozio di generi alimentari di San Giuseppe Vesuviano. Rinvenuti e sequestrati 20 chili di pesce surgelato in pessime condizioni. Diverse le violazioni sanitarie accertate dai militari dell’Arma. Sempre a San Giuseppe Vesuviano i Carabinieri hanno denunciato un 34enne del posto già noto alle forze dell’ordine perché trovato in compagnia di un pregiudicato all’interno dell’abitazione in cui era sottoposto agli arresti domiciliari violando così le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. Stessa sorte per un 40enne. L’uomo, agli arresti domiciliari, è stato sorpreso dai Carabinieri all’esterno della sua abitazione mentre parlava con altri 2 pregiudicati. A Terzigno, infine, i Carabinieri della locale Stazione hanno denunciato per guida senza aver mai conseguito la patente con recidiva nel biennio un 37enne del posto già noto alle forze dell’ordine. I militari lo hanno fermato a corso De Nicola.

Ottaviano, 2 prendono auto a noleggio e fanno follie: alcol test rifiutato e vettura portata via

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    Ottaviano – Sabato di alto impatto per i Carabinieri. Sabato sera ad alto impatto per i Carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata che insieme ai militari del Nas e a quelli del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Napoli hanno setacciato con i carabinieri cinofili le strade di Torre Annunziata, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno e Ottaviano. Le operazioni sono state monitorate dall’elicottero del Nucleo Carabinieri di Pontecagnano. Diverse persone denunciate a piede libero, identificate 72 persone (di questi 37 sono pregiudicati) e controllati 55 veicoli. Sono 29 le sanzioni al codice della strada e 3 i mezzi che sono stati sequestrati. Denunciata a piede libero per detenzione di droga una 57enne di Ottaviano. Nella sua abitazione i carabinieri hanno rivenuto e sequestrato 6 grammi di hashish e vario materiale per il confezionamento dello stupefacente. Denunciati a piede libero 2 autisti. Il primo, un 44enne di Ottaviano già noto alle forze dell’ordine, non solo si è rifiutato di sottoporsi all’alcol test ma era anche alla guida di un’auto la cui indebita appropriazione era stata denunciata da una dita di autonoleggi. Simile la vicenda del secondo guidatore – un 33enne già noto alle forze dell’ordine – visto che anche lui si era indebitamente appropriato di un’auto a noleggio.

Rapina negozio, ma il video lo tradisce: riconosciuto dai carabinieri e arrestato

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  Cardito – Entra nel negozio e rapina il titolare. A tradirlo le telecamere e i Carabinieri che lo riconoscono. 24enne in manette E’ ora di chiusura per un caseificio di cardito a corso italia. Un uomo entra nell’attività commerciale e armato di pistola vuole i soldi dell’incasso. Il titolare obbedisce ma il bottino è magro: 40 euro. Il rapinatore prende il denaro e fugge. Intervengono i Carabinieri della stazione di crispano e di afragola, parlano con la vittima e analizzano le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Conoscono quel rapinatore, si tratta di Rocco Cimmino, ha 24 anni, è del posto ed è già noto alle forze dell’ordine. I militari vanno immediatamente a casa del giovane. Nell’abitazione c’è il 24enne con addosso ancora gli abiti immortalati dalle telecamere dell’attività commerciale. Arrestato per rapina, è in attesa di giudizio. Gli indumenti sono stati sequestrati, indagini in corso per trovare l’arma utilizzata

Montefibre, l’abbandono degli innocenti: 172 operai senza lavoro da quasi vent’anni

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Moltissimi anni di esigui ammortizzatori sociali e un silenzio lunghissimo delle istituzioni dopo lo smantellamento dello stabilimento chimico di Acerra   Troppo vecchi per poter ritrovare il lavoro perduto e troppo giovani per andare in pensione. Sta tutto in quest’antinomia il dramma dei 172 ex operai ed impiegati del fu stabilimento chimico Montefibre di Acerra. Gente che ha tra i 50 e i 60 anni e oltre ma che per effetto di un destino contrario da molto tempo non è più né carne né pesce: fuori dal mercato di una ricollocazione occupazionale risultata evanescente e contemporaneamente fuori dalla prospettiva del pensionamento. Per loro si stanno spendendo l’europarlamentare del PD Andrea Cozzolino, la deputata Teresa Manzo (M5S), e il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna. Hanno rivolto un appello al ministro del lavoro, Andrea Orlando, per mettere la parola fine a una vertenza infinita, che si trascina da tempo immemore. Ben 18 anni di patimenti per centinaia di famiglie e di un sostanziale spreco di danaro pubblico. Risale al 2004 l’inserimento in cassa integrazione a zero ore dei 450 dipendenti del grande stabilimento. Un’annata che segnò la fine di un lavoro pluridecennale dovuto alla dismissione dell’impianto chimico, che dagli anni Settanta produceva fibre sintetiche. Al suo varo, in contrada Pagliarone, all’epoca salubre e fertilissima campagna di Acerra, l’impianto dava lavoro a quasi duemila persone. Ma la crisi della chimica di base italiana giunse quasi subito, fino ad assottigliare le maestranze a sole 450 unità nei primi anni Duemila. Quindi la fine delle produzioni e la fermata della fabbrica: tutti in cassa integrazione.  Centinaia di famiglie sono state mantenute dalla cig per 11, lunghissimi, anni. A quel punto, nel 2015, la società proprietaria dello stabilimento ha dichiarato fallimento per cui i dipendenti, il cui numero, tra personale deceduto, dimesso o in pensione, si è molto assottigliato, sono finiti nelle liste di mobilità. Una mobilità che, attraverso un’irrisoria indennità mensile di 550 euro, si trascina da quasi sette anni coinvolgendo appena 172 ex dipendenti. Alcuni di loro versano nella povertà più totale. Altri si sono “arrangiati” con lavori saltuari, al nero. “Siamo in una condizione disastrosa – racconta Mimmo Falduti, 63 anni, ex impiegato della Montefibre – questa mobilità in deroga di 550 euro che stiamo percependo è addirittura al di sotto del reddito di cittadinanza. Intanto io non sono idoneo né a tornare al lavoro, a causa della mia età, né ad andare in pensione. Spero solo che si trovi una soluzione per esempio attraverso le norme che regolano l’esposizione all’amianto”. Se si riesce a dimostrare che i lavoratori della Montefibre sono stati tutti esposti all’amianto potrebbe aprirsi una finestra che porta dritta all’indennità di mobilità con aggancio al pensionamento. Va proprio in questa direzione lo sforzo politico promosso presso il ministero del Lavoro dalla parlamentare del PD Teresa Manzo. “Abbiamo istituito un comitato di sorveglianza – fa sapere ancora Falduti – e finora sono stati scoperti, dai nostri legali, vari lavoratori che hanno operato nella Montefibre in reparti esposti al rischio amianto”. Il processo sui morti di cancro alla Montefibre si è però chiuso alcuni anni fa. Ma tra i tanti lavoratori deceduti per il male che non dà scampo a causa dell’esposizione al minerale killer il tribunale ne ha riconosciuto soltanto uno su 300. La lieve condanna a pochi mesi di reclusione, per omicidio colposo, che ha riguardato gli ex direttori della fabbrica scaturisce da quest’unico operaio la cui morte per amianto è stata riconosciuta. “Ho 59 anni ed ho lavorato nella Montefibre per 19 – racconta Antonio Montesarchio, ex operaio dell’impianto chimico – era chiaro sin dall’inizio che l’obiettivo fosse intercettare fondi pubblici per un impianto che non è mai decollato. Intanto per molti di noi ci può essere una sola opzione: tornare al lavoro. Siamo troppo giovani per la pensione”.

Napoli – Salernitana, masochisti ma secondi (la trentesima dell’alieno Gennaro)

Ciao, sono Gennaro, il tuo alieno preferito, esperto, si fa per dire, di calcio e di Napoli. A volte, il Napoli sembra una supernova che non vuole esplodere, un Universo statico (sapete che l’Universo è in espansione?), un pianeta che non vuole orbitare come dicono le leggi della dinamica. E’ masochista. Lo è anche nel primo tempo con la Salernitana. La può vincere facile, va in vantaggio con Juan Jesus, ma si fa recuperare, pur dominandola. Non va, è il solito Napoli masochista, che getta alle ortiche qualità e superiorità. Ma poi arriva Elmas, buca la difesa avversaria, e si procura il rigore che Mertens mette a segno, per rasserenare gli animi di chi già percepiva una storia già sentita. Nel secondo tempo il Napoli, per fortuna, continua in scioltezza. Gol di Rrahmani, e poi di Insigne su rigore. Due gol su rigore, 2 gol dei difensori, 3 punti d’oro per agguantare il Milan, non perdere il passo dell’Inter, per riposarsi durante la pausa, in attesa del Venezia e dello scontro diretto. Masochisti, ma secondi.

Le ricette di Biagio: uova e piselli. Per scanagliare i franchi tiratori….

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Che significa “franco tiratore” e perché qualcuno dà un giudizio non del tutto negativo sulla loro attività durante l’elezione del Capo dello Stato. La crisi di un sistema in cui i membri del Parlamento hanno dimostrato, per giorni, di essere incapaci di parlarsi in un momento storico che richiedeva assolutamente confronto, dialogo e lealtà anche nella contrapposizione. Perché piselli e uova aiutano a “scanagliare” i “franchi tiratori”.   Ingredienti: 4 uova, gr. 750 di piselli; gr. 60 di cipolle bianche; olio, sale e pepe. In una casseruola fate appassire, in un filo d’olio, la cipolla mondata e tritata, per qualche minuto, mescolando sapientemente. Aggiungete  i piselli, il sale  e il pepe, e fate cuocere per una decina di minuti, su fiamma moderata, senza interrompere la sapiente mescolatura.  Poi rompete le uova nella padella, facendo sì che restino integre. Se preferite il tuorlo liquido, saranno sufficienti cinque minuti di cottura, senza coperchio, fino al momento in cui l’albume risulterà bianco. Se invece preferite il tuorlo sodo, coprite la padella con il coperchio e fate cuocere per una decina di minuti.  Infine, aggiungete un pizzico di sale e un tocco di pepe e portate in tavola (dal sito: giallo zafferano).   Il triste destino di un nome. All’inizio ci furono i “franc – tireurs” degli anni terribili della Rivoluzione francese, i tiratori armati di fucile che agivano isolati contro il nemico. Poi sono arrivati i “franchi tiratori” della politica che durante le votazioni importanti – in particolare quelle per l’elezione del Presidente della Repubblica –  protetti dal segreto dell’urna, non votano il nome indicato dal loro gruppo. Su “la Repubblica” di ieri, in un articolo intitolato “ Il Colle proibito e l’eterno ritorno dei franchi tiratori” – una settantina quelli che hanno preso di mira la Casellati- Filippo Ceccarelli ha scritto che questi Giuda che approfittano dell’anonimato sono “anche un’appassionante variabile delle dinamiche politiche, ciò che rende il potere precario e la vita pubblica un tantino più varia… Si dirà che possono considerarsi gli ospiti scomodi della democrazia, se non proprio il sale della medesima, come qualcuno ha puntualmente ricordato ieri”. Aldo Moro li definì “strumenti tecnici” e sarebbe interessante sapere come li classifica Romano Prodi che nel 2013, durante la quarta votazione per eleggere il Presidente della Repubblica, venne affossato da 101 franchi tiratori del centrosinistra. I “franchi tiratori” di un tempo, che prima di diventare parlamentari frequentavano a lungo le scuole della politica, sapevano mentire, dissimulare e nascondere il tradimento. Non era facile scanagliarli, terribile verbo napoletano che sarà pure una variante di “scandagliare”, ma porta in sé i suoni di “cane” e di “canaglia”, e con il tema ci azzeccano proprio. I “franchi tiratori “ di oggi non hanno cazzimma, si tradiscono con uno sguardo, con una smorfia, con una risatella: rappresentano degnamente la pochezza di una classe politica che – ha scritto Claudio Tito su “la Repubblica” di ieri -appare “ del tutto incapace di metabolizzare i segnali lanciati dal Paese reale” e che “deve rimettere ordine “ in sé stessa. “Chiunque sarà il nuovo Capo dello Stato, dovrà contribuire anche a questo obiettivo. Altrimenti la lunghissima transizione italiana rischia di diventare perenne.”  (Mentre scrivo, giunge notizia che tutti i partiti, eccetto uno, hanno pregato Mattarella perché resti al Quirinale: ed è una notizia bella e, nello stesso tempo, amara).  Alcuni membri di questa classe politica non riescono nemmeno a capire che chi scrive sulla scheda per l’elezione del Presidente della Repubblica il nome di un presentatore televisivo non fa raffinato umorismo, ma offende le persone e l’assoluto valore simbolico di un atto significativo per la storia del Paese. E dalla locuzione “franco tiratore” è meglio eliminare l’aggettivo, che nella nostra lingua significa “leale, schietto, aperto”: non è immediato, per molti, il riferimento a “franc”, “francese”. Uova e piselli aiutano a scanagliare i “franchi tiratori” perché sono il “piatto” della sapienza. Artemidoro, il fantasioso storico dei sogni,  collegava il nome pisos alla radice di un verbo greco che significa persuadere, persuadersi, obbedire. Perciò il sognare piselli era cosa di buon auspicio, soprattutto per i timonieri e gli avvocati, “poiché ai primi obbediranno i timoni, agli altri i giudici”.  E anche i Giuda dovranno arrendersi agli sguardi del saggio indagatore. E presso tutte le religioni l’uovo è simbolo della Natura che si apre, della Vita che si rinnova e della Sapienza che svela il disegno e i misteri dell’ Essere.  Per  scanagliare questi “franchi tiratori” di oggi bastano anche un po’ di uovo e un mezzo cucchiaio di piselli. (fonte foto:giallozafferano)

Primo caso di Omicron2 in Campania: è una bimba di 8 anni di Pomigliano

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  POMIGLIANO D’ARCO – Sbarca anche in provincia di Napoli e in particolare nel Vesuviano la variante Omicron 2. Questo nuovo tipo di sottovariante è stata individuata nei laboratori di genetica del Tigem di Pozzuoli a partire da un tampone prelevato su una bambina di 8 anni di Pomigliano. A riferirlo è “Il Mattino”. La piccola, che frequenta la scuola primaria in città, aveva ricevuto la prima delle due dosi per la sua età, ma il 16 gennaio era risultata positiva. Dopo 10 giorni era guarito ma i laboratori hanno sequenziato il tampone ravvisando la presenza della variante Omicron2, più infettiva di quella attualmente predominante. Presente in 9 regioni. L’ultima indagine rapida dell’Istituto superiore di sanità dimostra come la variante Omicron “abbia soppiantato ormai quasi completamente la variante Delta, con una prevalenza stimata al 17 gennaio del 95,8% contro il 4,2% della Delta. All’interno di queste varianti poi si identificano anche dei sottolignaggi come la BA.2, che è stata segnalata in 9 Regioni”. Così il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in un video di comento ai dati del monitoraggio settimanale.

Somma Vesuviana, addio a Padre Franco Marinelli O.SS.T.

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La comunità parrocchiale di San Pietro Apostolo in S. Maria Maggiore e la Famiglia Trinitaria piangono la morte del carissimo Padre Franco Marinelli O.SS.T., già parroco e da anni molto malato. Padre Franco Marinelli nacque a Carpiglia Irpina, in provincia di Avellino il 4 settembre del 1940 da una famiglia di oneste persone e lavoratori. Il padre si chiamava Giuseppe e la madre Cristina D’Archi. Dopo aver compiuto i primi studi nel paese nativo, entrò nel Seminario dei Padri Trinitari, iniziando il suo noviziato a Cori (Latina) dal 1955 al 1956.  Il 26 settembre del 1961, emise la professione solenne a Roma a S. Maria alle Fornaci nel quartiere Aurelio. Nel 1963, fu ordinato Diacono a Roma, mentre il 26 settembre del 1964 fu ordinato sacerdote dal Vescovo trinitario Mons. Francesco Vollaro ( 1915 – 2004). Dal 1964 al 1971 fu vice Maestro e Maestro del Collegio Trinitario di Somma Vesuviana. Dal 1971 al 1974 divenne direttore spirituale dello stesso collegio, per poi divenire promotore vocazionale, ministro e maestro del convento. Insegnò religione per diversi anni nella scuola media statale di Somma Vesuviana. Dal 1984 al 1987 fu IV consigliere provinciale, incaricato per la formazione e per l’opera vocazionale. Dal 2003 al 2012, infine, divenne parroco di San Pietro Apostolo in S. Maria Maggiore (Collegiata) nel quartiere Casamale. La comunità parrocchiale piange la morte del carissimo Padre Marinelli: figura di sacerdote d’immensa fede e di grande umanità. Lascia una traccia profonda nella nostra comunità, afferma il neo parroco Padre Bang. La sua presenza ci ha trasmesso sicurezza di non essere mai stati da soli, ma di avere avuto il giusto aiuto suo e di Dio. Rimarrà per tutti noi un grande esempio di bontà e generosità. L’esequie si svolgeranno lunedì 31 gennaio 2022 alle ore 15.30 nella Parrocchia di San Pietro Apostolo in S. Maria Maggiore di Somma Vesuviana nel quartiere murato.

Choc al centro commerciale, gare d’auto clandestine nel parcheggio Ipercoop

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Afragola – Nuovi video di gare clandestine di velocità nel parcheggio Ipercoop. Borrelli (Europa Verde): “Inviati alle forze dell’ordine per risalire alla data esatta e al riconoscimento dei protagonisti di questa follia che va stroncata sul nascere”. Iazzetta: “Serve coordinamento tra forze dell’ordine per bloccare questo fast and furious all’italiana”

“Abbiamo ricevuto nuove segnalazioni di video di gare clandestine di velocità realizzati nell’area di sosta esterna all’Ipercoop di Afragola. Un fenomeno già segnalato diverse volte che, tuttavia, sembra non conoscere sosta. Abbiamo inviato le immagini alle forze dell’ordine per risalire alla data esatta e al riconoscimento dei protagonisti di questa follia che va stroncata sul nascere. Non è accettabile vedere bolidi sfrecciare a tutto gas all’interno di un parcheggio tra centinaia di persone assiepate per assistere a questa vergogna. Una follia che deve essere stroncata immediatamente”. Questo il commento del consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli, che ha ricevuto i video da alcuni cittadini indignati.

“Le corse clandestine o i ritrovi non autorizzati con auto ‘modificate’ non sono una novità – ha dichiarato Antonio Iazzetta, giornalista e consigliere comunale di Afragola – avendo denunciato questo ‘fast and furious’ all’italiana con Cogito già una decina di anni fa. Purtroppo, da allora, poco o nulla è stato fatto anche perché la polizia municipale di Afragola non ha risorse e mezzi a disposizione negli orari notturni. Ho parlato con il comandante della Municipale, Michele Orlando, che ha confermato le difficoltà di intervento. Ecco perché servirebbe un potenziamento del servizio, soprattutto per le risorse, in modo da garantire un adeguato controllo serale e notturno. È evidente comunque che, in attesa di provvedimenti del genere, sia necessario un maggior controllo da parte delle altre forze dell’ordine e di una maggiore collaborazione anche con i responsabili dei centri commerciali visto che esiste una vigilanza che dovrebbe denunciare queste cose”.