Ercolano, agli arresti geometra e agente della municipale: mazzette per dissequestrare opere abusive

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    ERCOLANO – Nel corso della mattinata odierna, i Carabinieri del Gruppo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Seconda Sezione della Procura della Repubblica, nei confronti di due persone gravemente indiziate, in concorso tra loro, dei reati di induzione indebita a dare o promettere utilità e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Il provvedimento è stato emesso in seguito ad una complessa attività d’indagine, avviata nel mese di ottobre 2020, in base alla quale un Luogotenente della Polizia Municipale del Comune di Ercolano, nell’esercizio delle sue funzioni, avvalendosi della collaborazione di un libero professionista di sua fiducia, avrebbe offerto a privati cittadini prestazioni volte a risolvere o a regolarizzare situazioni di abuso edilizio, in cambio di un corrispettivo in denaro. In particolare, l’attività illecita sarebbe consistita, di volta in volta, nel garantire il dissequestro delle opere abusive ovvero la celere trattazione di pratiche volte alla regolarizzazione di abusi edilizi, nell’assicurare la cessazione delle attività ispettive sui cantieri e nel redigere falsi verbali di sopralluogo. Le persone tratte in arresto sono: –       TEMPESTA Francesco, Luogotenente della Polizia Locale di Ercolano; –       ROCCO Vincenzo,  geometra.

Notte di sangue ai baretti: 30enne di Volla ferita da una coltellata

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Ieri sera è scoppiata una violenta lite nella zona dei baretti di Napoli in cui sarebbe stata ferita una 30enne che era lì con delle amiche.  Proprio nel pieno della Movida di Napoli, nella rissa avvenuta all’improvviso tra alcune persone, la ragazza sarebbe stata accoltellata per sbaglio ad una gamba, pare infatti che la donna fosse completamente estranea alla vicenda e che si trovasse lì con le amiche, quindi, non coinvolta nei fatti. La dinamica è ancora poco chiara, non si è ancora capito come né da chi la 30enne di Volla sia stata ferita, i Carabinieri intervenuti sul posto stanno infatti cercando di ricostruire la vicenda partendo proprio dalla testimonianza della ragazza e delle amiche presenti la scorsa sera. La donna sta bene ed è stata dimessa questa mattina dall’ospedale Pellegrini presso cui era stata portata per intervenire sulla ferita con 8 giorni di prognosi.  In ogni caso, non è la prima volta che qualcuno venga ferito proprio nel bel mezzo della movida napoletana: coltelli, fendenti di ogni tipo, pistole sono solo alcune delle armi che molte persone portano addosso, basti pensare al tredicenne fermato dai carabinieri qualche giorno fa che aveva una pistola nella cintura. Uomini e donne di ogni età che, in “caso di bisogno”, si difendono con delle armi detenute illegalmente con il rischio di trasformare, spesso, una semplice lite in una vera e propria tragedia

Tragedia sul lavoro, muore operaio di San Giuseppe Vesuviano

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  SAN GIUSEPPE VESUVIANO – Una tragedia sul lavoro colpisce la comunità di San Giuseppe Vesuviano. Un operaio di una ditta di trasporti è morto sul piazzale di un’azienda nella Zona industriale di Puglianello, in provincia di Benevento. La vittima è un uomo di 43 anni di San Giuseppe Vesuviano di nome Luigi. Sul posto anche i carabinieri per capire se l’uomo sia rimasto vittima di una caduta, battendo violentemente la testa sull’asfalto, o sia stato colpito da alcune lamiere sistemate su un camion.

Somma, chiesta la riattivazione del punto Inps

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  Somma Vesuviana – Riattivare il Punto INPS della sede comunale di Via S. Giovanni De Matha: è l’ultima proposta, in ordine di tempo, che il movimento politico FREESOMMA ha posto all’ attenzione del primo cittadino di Somma Vesuviana. “Al fine di favorire e migliorare, per ogni tipologia di utenza, la fruibilità dei servizi garantendo a tutti i cittadini sommesi una reale prossimità” è quanto emerso dalla lettera inviata al Sindaco Di Sarno. Con la riattivazione del punto Inps ai cittadini sommesi si offrirà la possibilità di non recarsi più, per qualsiasi necessità, presso la sede Inps di Nola, evitando estenuanti attese e disservizi. “La nostra richiesta – afferma la coordinatrice di FREESOMMA Amalia Di Palma – denota la direzione che FreeSomma  intende dare al suo operato: per i cittadini, per la salvaguardia dei loro diritti, garantendo quei servizi che hanno un impatto immediato sul bisogno dell’utente con lo scopo di sfoltire le sale d’attesa e avvicinare le istituzioni alla popolazione.”

Fermata la banda dei rapina-pensione: anziani e disabili derubati dopo prelievi a Sant’Anastasia e Cercola

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    SANT’ANASTASIA – Nella notte, in Napoli, rioni Ponticelli, San Lorenzo e Sanità, i militari della Stazione CC di Sant’Anastasia e della Compagnia CC di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, nei confronti di 3 soggetti pluripregiudicati originari di Napoli, tutti gravemente indiziati della commissione, a vario titolo, di 3 rapine e di 4 rapine tentate. I fatti delittuosi avevano come obiettivo gli utenti – in particolare anziani e soggetti portatori di handicap – di uffici postali del capoluogo e della provincia partenopea. Il provvedimento scaturisce dall’attività d’indagine esperita, nel periodo compreso tra ott. ‘21. e feb. ’22, dai militari dell’Arma – sotto la direzione della Procura della Repubblica di Nola – in relazione all’operatività di un gruppo composto da tre soggetti resisi responsabili, nell’arco di alcuni mesi, di tre rapine con il metodo del c.d. “filo di banca” in danno di utenti anziani intenti a prelevare, presso uffici postali di Sant’Anastasia , Cercola  e Napoli , emolumenti pensionistici o somme di danaro contante. In particolare, è stato ricostruito il modus operandi consisteva, secondo le risultanze investigative, nell’attività di uno dei soggetti che individuava le vittime all’interno dei vari uffici postali e ne segnalava l’uscita agli ulteriori due componenti della banda; questi, dopo averle seguite in luogo più isolato, procedevano materialmente a compiere la rapina, utilizzando anche una pistola scenica, poi rinvenuta e sottoposta a sequestro dai militari nel corso dell’attività. Nel corso dell’indagine, infine, sono stati documentati ulteriori quattro tentativi posti in essere, con analoghe modalità, presso un ufficio postale di Sant’Anastasia e tre uffici postali di Napoli (quartieri Poggioreale, Ponticelli e Barra).

Ragazzo di Volla sorpreso a scaricare dall’auto un quintale di sigarette di contrabbando

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  VOLLA – Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha tratto in arresto nel quartiere “Barra” del capoluogo un 23enne contrabbandiere di Volla, già conosciuto per precedenti episodi di contrabbando e per traffico di sostanze stupefacenti, sequestrando 120 chilogrammi di sigarette. L’operazione è stata condotta dai finanzieri del Gruppo di Nola che, durante la costante attività di controllo economico del territorio, seguendo le tracce delle linee di distribuzione clandestine di sigarette, hanno notato un uomo prelevare alcune scatole prive di segni identificativi e riporle, con celerità, all’interno del bagagliaio di un’auto. Grazie al tempestivo intervento della pattuglia e alla conseguente ispezione del veicolo è stato scoperto che all’interno delle scatole era occultato il carico di “bionde” di contrabbando, del noto marchio “Marble”. La Provincia partenopea si conferma importante “hub“ di transito delle sigarette verso altre città del nostro Paese e zona di consumo particolarmente radicato. Nel corso del 2021, infatti, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha effettuato 836 interventi, sequestrato quasi 16 tonnellate di tabacchi, denunciato 481 soggetti, di cui 43 tratti in arresto; numeri che denotano un trend stabile e che inducono a ritenere che il mercato illegale dei prodotti da fumo, nonostante la pandemia, non abbia subito sostanziali contrazioni.

Giornata mondiale dell’epilessia. Piazze e monumenti si tingono di viola

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 L’associazione Famiglie Lgs: “Riflettere sull’impatto sociale della malattia”

Ogni anno, il secondo lunedì di febbraio, si celebra la Giornata Internazionale per l’Epilessia, un’occasione per promuovere la consapevolezza verso una malattia neurologica cronica che colpisce 50 milioni di persone al mondo in più di 130 paesi.

Tante le iniziative che saranno realizzate nel corso di questa giornata e i monumenti che, in molte città italiane, saranno illuminati di viola per accendere i riflettori sul tema dello stigma sociale ancora troppo diffuso su questa patologia e che vede chi ne è affetto spesso privato di ogni opportunità di partecipazione alla vita sociale.

A sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che, ancora oggi, l’epilessia rappresenti una malattia sociale, ci sarà, anche quest’anno, l’Associazione Famiglie LGS Italia, una realtà costituita da famiglie i cui figli sono affetti da una rara e grave forma di encefalopatia epilettica farmaco resistente (Sindrome di Lennox Gastaut) che opera da anni sul territorio nazionale proprio per sensibilizzare sulla malattia, sostenere la ricerca e promuovere ogni azione che possa migliorare la vita di questi ragazzi e dei loro cari.

L’associazione è, infatti, da sempre impegnata per sostenere i nuclei familiari che vivono il dramma di questa patologia rara e ad accompagnare i genitori affinché col tempo riconoscano il proprio ruolo e comprendano l’importanza di continuare a relazionarsi con i propri figli in quanto tali e non solo perché deputati alla cura della loro malattia.

“Ogni anno, la Giornata Mondiale dell’Epilessia ci offre la possibilità di riflettere sull’impatto sociale degli stereotipi che si legano a questa malattia e sul concetto di unicità”. Sono le parole di Felicina Galasso, vicepresidente dell’associazione Famiglie LGS Italia, che prosegue “la normalità altro non è che il riconoscimento dell’unicità di ciascuno. Solo quando impareremo a riconoscere e valorizzare l’unicità potremmo liberarci dei pregiudizi e parlare di giustizia sociale, perché sarà allora che avremmo garantito a tutti le stesse opportunità di inclusione e partecipazione”.

Anche in Campania e in Molise, grazie alla sensibilità delle istituzioni e alla collaborazione di Famiglie LGS Italia con LICE – Lega Italiana contro l’Epilessia e con l’associazione Vivi l’Epilessia Campania, lunedì 14 febbraio, dall’imbrunire e fino a notte, si tingeranno di viola il Maschio Angioino e Piazza del Plebiscito a Napoli, la Torre dell’Orologio e la Fontana di Bellerofonte ad Avellino; la scultura di Saturno a Baronissi (SA), La Torre a Battipaglia (SA), L’Arco di Traiano a Benevento, La Reggia a Caserta,  Il Monumento ai Caduti a Cervinara (AV), L’Emiciclo degli scavi archeologici ad Ercolano (NA), Il Torrione di Forio sull’Isola di Ischia (NA), La Chiesa San Pietro Apostolo e Madonna Santissima della Libera a Moiano (BN), Il Palazzo della biblioteca a Montesarchio (BN), I vicoli pedonali di Piazza Vittorio Veneto a Paolisi (BN), La Reggia e la stazione ferroviaria di piazza San Pasquale a Portici (NA), Il Palazzo Migliaresi del Rione Terra a Pozzuoli (NA), Il Palazzo Comunale a Roccabascerna (AV), Il Santuario della Madonna Santissima della Stella a Rotondi (AV), Il Palazzo di Città a Salerno, Il Palazzo di Città a Sang Giorgio a Cremano (NA), L’Obelisco di San Martino VC (AV), La Palazzina Liberty di Venafro e la Fontana Fraterna ad Isernia.

Tante, dunque, le città coinvolte attivamente nella celebrazione di questa importante giornata, un segnale di speranza per costruire il futuro.

Somma Vesuviana, l’ex sindaco Piccolo:” Sul complesso San Domenico la Giustizia ha ristabilito la verità”

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Riceviamo e pubblichiamo dal consigliere comunale e già sindaco Pasquale Piccolo   Ho appreso con sommo piacere che il procedimento penale a carico dei tecnici per i lavori di recupero del complesso monumentale di San Domenico si è concluso con l’assoluzione degli stessi perchè alcun reato era stato commesso (IL FATTO NON SUSSISTE !!).                      Tale vicenda coinvolse anche me, nel mio ruolo di Sindaco, nel lontano 2016,la qual cosa mi vide sottoposto al provvedimento di divieto di dimora, successivamente archiviato perchè insussistente, per cui fui costretto a vivere lontano dal mio paese per più di 15 gg.  Sia io che i tecnici ,ai quali va la mia stima ed il mio rispetto, ribadito già in sede di interrogatorio, e sui quali non ho mai nutrito dubbi, siamo stati vittime di strumentalizzazioni ed accuse menzognere organizzate ad hoc. La giustizia ha fatto il suo corso ed ha mostrato a tutti la verità : La restituzione alla città di un complesso monumentale dal valore storico e culturale inestimabile, portato a compimento nella sua interezza senza ombre nè abusi in poco più di sei mesi.    Ed è giusto anche che si sappia che tale vicenda è costata alle casse comunali ,e quindi ai cittadini, migliaia di Euro per le spese legali.                                                      Non è mia abitudine “fare la vittima” e credo di averlo dimostrato anche nel mio ,se pur breve, mandato, tuttavia è giusto che si rifletta sul danno morale e di immagine che tali situazioni provocano. Mi auguro ,quindi, che mai più si antepongano obiettivi politici personali alla dignità ed al rispetto  per chi svolge il proprio lavoro ed il proprio ruolo in piena legalità. Pasquale Piccolo

Caporalato ad Acerra: i trucchi degli agricoltori che sfruttano gli stranieri

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Troppi escamotage consentono di aggirare le leggi facendo proseguire una pratica odiosa estremamente diffusa nel mondo agricolo praticamente da sempre .     La piaga del caporalato continua a flagellare le campagne del Napoletano. L’altro giorno i carabinieri della stazione di Acerra, diretti dal comandante Giovanni Caccavale, e della sezione Tutela del Lavoro hanno denunciato un imprenditore agricolo locale di 51 anni per sfruttamento del lavoro nero. Durante la raccolta degli ortaggi nel suo campo, l’imprenditore stava utilizzando 6 lavoratori stranieri senza uno straccio di contratto. Due di questi braccianti stranieri hanno anche il reddito di cittadinanza, cosa incompatibile con la loro presenza nelle attività di raccolta degli ortaggi, per cui i militari hanno segnalato queste posizioni all’Inps. A ogni modo è il caso di dire che fatta la legge si trova sempre l’inganno. C’è infatti un modo per continuare a percepire il reddito di cittadinanza anche quando le forze dell’ordine ravvisano l’irregolarità. “Basta” che il soggetto beneficiario del reddito dichiari poi all’Inps che al momento del controllo delle forze dell’ordine si trovasse soltanto al primo giorno di lavoro. Una legge che presenta carenze dunque. Intanto non è la prima volta che i carabinieri di Acerra al comando del maresciallo Caccavale scoprano situazioni di lavoro nero nelle campagne di Acerra, dove si sospetta peraltro che si tratti di un fenomeno praticato su larga scala. Il 18 gennaio del 2021 misero a segno un’ altra operazione in un campo agricolo in cui si stava effettuando una raccolta di ortaggi. Qui furono sorpresi nove immigrati extracomunitari che in base ai controlli erano del tutto privi di contratto di lavoro. Manodopera completamente tenuta “al nero”. Quattro dei lavoratori sfruttati risultarono clandestini. A quel punto i carabinieri trattennero e interrogarono due persone del posto che stavano di fatto gestendo la manodopera finita sotto il giogo del caporalato, il proprietario di un’azienda di prodotti agricoli e un suo dipendente. Al termine delle indagini i militari denunciarono entrambi a piede libero per concorso in intermediazione e sfruttamento del lavoro nero. Fu pure sequestrato il veicolo con il quale i lavoratori venivano prelevati e trasportati nei terreni per la raccolta degli ortaggi. Nei riguardi del titolare della ditta furono comminate sanzioni relative alla violazione delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro con in più una sanzione accessoria di sospensione dell’attività lavorativa per un’ammontare complessivo di 29mila euro. Comminata infine anche una sanzione pecuniaria penale di 19mila euro. Ma il problema resta in tutta la sua drammaticità. “Prima – spiega un esponente delle forze dell’ordine impegnato in questi controlli – riuscivamo a individuare le situazioni che potevano far sospettare il caporalato. Ad Acerra per esempio gli immigrati venivano reclutati nei pressi del Castello Baronale, era sotto gli occhi di tutti. Ora invece non esistono più punti di ritrovo. La manodopera straniera si reca direttamente nel campo grazie a messaggi telefonici che indicano anche dove si trovi il terreno in questione. E’ diventato tutto più difficile”.

Montefibre, bloccata l’indagine sull’amianto: l’ufficio dell’Asl è chiuso per carenza di personale

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Increscioso episodio nella vertenza degli ex operai della fabbrica chimica che hanno lavorato a contatto con il minerale killer. Il servizio dell’azienda sanitaria locale Napoli 3 è chiuso perché non ci sono addetti: visite mediche impossibili         “C’è carenza di personale, per questo motivo l’ufficio è chiuso e quindi la sua richiesta non può essere soddisfatta”. E’ la disarmante risposta trasmessa, nero su bianco, agli ex operai della Montefibre di Acerra dal dirigente del dipartimento prevenzione medicina del lavoro dell’Asl Napoli 3 Sud. Operai che da quasi vent’anni hanno perso il posto e che percepiscono un ammortizzatore sociale di appena 500 euro al mese. Nel frattempo  quelli che un tempo furono gli addetti del grande stabilimento chimico acerrano, chiuso nel 2004, poiché sono troppo giovani per andare in pensione ma troppo vecchi per essere ricollocati al lavoro stanno tentando di farsi riconoscere lo status di lavoratori che hanno operato in fabbrica sotto la costante minaccia dell’amianto. Uno status che, una volta riconosciuto, consentirebbe a molti di loro, sono 172, di poter conseguire il sogno di una probabile pensione. Ma la malaburocrazia e i disservizi della sanità pubblica stanno intralciando pesantemente questo percorso. Per documentare l’esposizione al rischio amianto negli anni in cui hanno lavorato in fabbrica, gli ex operai della Montefibre devono infatti chiedere e ottenere dall’Asl di competenza una dettagliata visita medica. Cosa che però al momento risulta impossibile a tutti gli ex lavoratori dell’impianto chimico che abitano nel territorio di competenza sanitaria dell’Asl Napoli 3 Sud. “L’unità operativa amianto dell’Asl Napoli 3 sud non è funzionalmente operativa per carenza di personale, pertanto la richiesta non può essere soddisfatta”, il messaggio inviato dal dirigente del settore, attraverso una mail, agli operai Montefibre. “E’ incredibile – commenta Mimmo Falduti, uno degli ex lavoratori della fabbrica chimica  – lo Stato ha dichiarato che dobbiamo essere sottoposti a sorveglianza sanitaria proprio per capire quanti di noi hanno lavorato a stretto contatto con l’amianto e quanti hanno subito le conseguenze sanitarie di questa situazione, ma gli uffici che devono verificare tutto ciò sono chiusi: non funzionano”. Falduti precisa comunque che l’altra asl che si sta interessando del caso, l’Asl  Napoli 2 Nord , ha “un’unità  operativa amianto  funzionante e che sta già da tempo visitando gli ex operai Montefibre”. Lo stesso tipo di ufficio dell’Asl Napoli 3 sud si trova a Castellammare di Stabia. Ma come ha già specificato il dirigente della medicina del lavoro di questa asl, l’ufficio è chiuso perché non ci sono addetti a sufficienza. A ogni modo il responsabile della medicina del lavoro dell’Asl Napoli 3 sud, nel messaggio che ha reso noto l’’indisponibilità dell’ufficio amianto stabiese, ha suggerito un percorso alternativo. “Potete farvi fare una ricetta dal medico di base – l’invito inoltrato agli ex addetti Montefibre residenti nel territorio dell’Asl Napoli 3  – e quindi potete effettuare le visite e depositare i documenti presso le strutture sanitarie convenzionate”. “E’ l’asl che deve fare questo lavoro – eccepisce Ciro D’Antò, un ex operaio della Montefibre – che deve visitarci e che deve raccogliere tutta la documentazione. Le strutture sanitarie private convenzionate in una vertenza del genere trovano il  tempo che trovano”. Finora su 18 visite mediche effettuate dalle autorità sanitarie sono stati scoperti 6 casi di positività all’amianto, cioè di persone in cui è stata riscontrata la presenza di asbesto nei polmoni. “Un altro problema – aggiunge D’Antò – è che queste visite vengono fatte col contagocce: c’è una lentezza istituzionale abnorme rispetto alla gravità del caso”.