Troppi escamotage consentono di aggirare le leggi facendo proseguire una pratica odiosa estremamente diffusa nel mondo agricolo praticamente da sempre .
La piaga del caporalato continua a flagellare le campagne del Napoletano. L’altro giorno i carabinieri della stazione di Acerra, diretti dal comandante Giovanni Caccavale, e della sezione Tutela del Lavoro hanno denunciato un imprenditore agricolo locale di 51 anni per sfruttamento del lavoro nero. Durante la raccolta degli ortaggi nel suo campo, l’imprenditore stava utilizzando 6 lavoratori stranieri senza uno straccio di contratto. Due di questi braccianti stranieri hanno anche il reddito di cittadinanza, cosa incompatibile con la loro presenza nelle attività di raccolta degli ortaggi, per cui i militari hanno segnalato queste posizioni all’Inps. A ogni modo è il caso di dire che fatta la legge si trova sempre l’inganno. C’è infatti un modo per continuare a percepire il reddito di cittadinanza anche quando le forze dell’ordine ravvisano l’irregolarità. “Basta” che il soggetto beneficiario del reddito dichiari poi all’Inps che al momento del controllo delle forze dell’ordine si trovasse soltanto al primo giorno di lavoro. Una legge che presenta carenze dunque. Intanto non è la prima volta che i carabinieri di Acerra al comando del maresciallo Caccavale scoprano situazioni di lavoro nero nelle campagne di Acerra, dove si sospetta peraltro che si tratti di un fenomeno praticato su larga scala. Il 18 gennaio del 2021 misero a segno un’ altra operazione in un campo agricolo in cui si stava effettuando una raccolta di ortaggi. Qui furono sorpresi nove immigrati extracomunitari che in base ai controlli erano del tutto privi di contratto di lavoro. Manodopera completamente tenuta “al nero”. Quattro dei lavoratori sfruttati risultarono clandestini. A quel punto i carabinieri trattennero e interrogarono due persone del posto che stavano di fatto gestendo la manodopera finita sotto il giogo del caporalato, il proprietario di un’azienda di prodotti agricoli e un suo dipendente. Al termine delle indagini i militari denunciarono entrambi a piede libero per concorso in intermediazione e sfruttamento del lavoro nero. Fu pure sequestrato il veicolo con il quale i lavoratori venivano prelevati e trasportati nei terreni per la raccolta degli ortaggi. Nei riguardi del titolare della ditta furono comminate sanzioni relative alla violazione delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro con in più una sanzione accessoria di sospensione dell’attività lavorativa per un’ammontare complessivo di 29mila euro. Comminata infine anche una sanzione pecuniaria penale di 19mila euro. Ma il problema resta in tutta la sua drammaticità. “Prima – spiega un esponente delle forze dell’ordine impegnato in questi controlli – riuscivamo a individuare le situazioni che potevano far sospettare il caporalato. Ad Acerra per esempio gli immigrati venivano reclutati nei pressi del Castello Baronale, era sotto gli occhi di tutti. Ora invece non esistono più punti di ritrovo. La manodopera straniera si reca direttamente nel campo grazie a messaggi telefonici che indicano anche dove si trovi il terreno in questione. E’ diventato tutto più difficile”.



