Increscioso episodio nella vertenza degli ex operai della fabbrica chimica che hanno lavorato a contatto con il minerale killer. Il servizio dell’azienda sanitaria locale Napoli 3 è chiuso perché non ci sono addetti: visite mediche impossibili
“C’è carenza di personale, per questo motivo l’ufficio è chiuso e quindi la sua richiesta non può essere soddisfatta”. E’ la disarmante risposta trasmessa, nero su bianco, agli ex operai della Montefibre di Acerra dal dirigente del dipartimento prevenzione medicina del lavoro dell’Asl Napoli 3 Sud. Operai che da quasi vent’anni hanno perso il posto e che percepiscono un ammortizzatore sociale di appena 500 euro al mese. Nel frattempo quelli che un tempo furono gli addetti del grande stabilimento chimico acerrano, chiuso nel 2004, poiché sono troppo giovani per andare in pensione ma troppo vecchi per essere ricollocati al lavoro stanno tentando di farsi riconoscere lo status di lavoratori che hanno operato in fabbrica sotto la costante minaccia dell’amianto. Uno status che, una volta riconosciuto, consentirebbe a molti di loro, sono 172, di poter conseguire il sogno di una probabile pensione. Ma la malaburocrazia e i disservizi della sanità pubblica stanno intralciando pesantemente questo percorso. Per documentare l’esposizione al rischio amianto negli anni in cui hanno lavorato in fabbrica, gli ex operai della Montefibre devono infatti chiedere e ottenere dall’Asl di competenza una dettagliata visita medica. Cosa che però al momento risulta impossibile a tutti gli ex lavoratori dell’impianto chimico che abitano nel territorio di competenza sanitaria dell’Asl Napoli 3 Sud. “L’unità operativa amianto dell’Asl Napoli 3 sud non è funzionalmente operativa per carenza di personale, pertanto la richiesta non può essere soddisfatta”, il messaggio inviato dal dirigente del settore, attraverso una mail, agli operai Montefibre. “E’ incredibile – commenta Mimmo Falduti, uno degli ex lavoratori della fabbrica chimica – lo Stato ha dichiarato che dobbiamo essere sottoposti a sorveglianza sanitaria proprio per capire quanti di noi hanno lavorato a stretto contatto con l’amianto e quanti hanno subito le conseguenze sanitarie di questa situazione, ma gli uffici che devono verificare tutto ciò sono chiusi: non funzionano”. Falduti precisa comunque che l’altra asl che si sta interessando del caso, l’Asl Napoli 2 Nord , ha “un’unità operativa amianto funzionante e che sta già da tempo visitando gli ex operai Montefibre”. Lo stesso tipo di ufficio dell’Asl Napoli 3 sud si trova a Castellammare di Stabia. Ma come ha già specificato il dirigente della medicina del lavoro di questa asl, l’ufficio è chiuso perché non ci sono addetti a sufficienza. A ogni modo il responsabile della medicina del lavoro dell’Asl Napoli 3 sud, nel messaggio che ha reso noto l’’indisponibilità dell’ufficio amianto stabiese, ha suggerito un percorso alternativo. “Potete farvi fare una ricetta dal medico di base – l’invito inoltrato agli ex addetti Montefibre residenti nel territorio dell’Asl Napoli 3 – e quindi potete effettuare le visite e depositare i documenti presso le strutture sanitarie convenzionate”. “E’ l’asl che deve fare questo lavoro – eccepisce Ciro D’Antò, un ex operaio della Montefibre – che deve visitarci e che deve raccogliere tutta la documentazione. Le strutture sanitarie private convenzionate in una vertenza del genere trovano il tempo che trovano”. Finora su 18 visite mediche effettuate dalle autorità sanitarie sono stati scoperti 6 casi di positività all’amianto, cioè di persone in cui è stata riscontrata la presenza di asbesto nei polmoni. “Un altro problema – aggiunge D’Antò – è che queste visite vengono fatte col contagocce: c’è una lentezza istituzionale abnorme rispetto alla gravità del caso”.



