“I GIOVANI CATTOLICI LAICI DEVONO INTERESSARSI DI POLITICA”

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    Ad Assisi l”Assemblea dei Vescovi italiani. Nella prolusione del cardinale Bagnasco l”attuale rapporto della Chiesa italiana con la politica e un invito: “I cattolici si impegnino nella vita pubblica”. Di Don Aniello Tortora

    Si tiene questa settimana, ad Assisi, la 62^ Assemblea dei Vescovi italiani. Nella sua Prolusione il cardinale Bagnasco (foto) ha toccato temi molto importanti.
    Ne cito alcuni. Innanzitutto ha richiamato “ il felice esito della recente Settimana sociale, convocata a Reggio Calabria nel mese di ottobre”.

    È passato, poi, a riflettere sull’attuale momento politico, affermando: ”Nel contempo, vorrei segnalare come stia progressivamente emergendo, dal vissuto delle nostre Chiese, un approccio che ci pare sempre più consapevole – dunque meno imbarazzato e scevro anche da manicheismi – verso la dimensione politica, per ciò che essa è, e per quello che esprime ai vari livelli. Non c’è dubbio che si sia passati da un atteggiamento più preoccupato della denuncia, spesso anche veemente o semplicistica, ad un approccio più articolato ai problemi, seppure non meno pervaso di tensione etica e di slancio verso il futuro. La politica è esigente anche perché richiede un’attitudine di analisi che va acquisita con l’applicazione, così da superare un certo genericismo, e approdare invece a visioni più pertinenti e più incalzanti sui problemi, non per questo però meno attente sotto il profilo morale”.

    Centrale, a mio avviso, il riferimento ai cattolici laici, soprattutto giovani, cui deve interessare la politica.
    Così ha precisato: ”Sarà bene che nel prossimo futuro ci si interroghi su come, alla luce delle esperienze fatte, si possa procedere per favorire la maturazione spirituale e culturale richiesta a chi desidera servire nella forma della politica, e così preparare giovani all’esercizio di quella leadership che difficilmente può essere improvvisata. Dunque, la politica deve interessare i cattolici, e deve entrare nella loro mentalità un’attitudine a ragionare delle questioni politiche senza spaventarsi dei problemi seri che oggi, non troppo diversamente da ieri, sono sul tappeto. Famiglie in difficoltà, adulti che sono estromessi dal sistema, giovani in cerca di occupazione stabile anche in vista di formare una propria famiglia, sono situazioni che continuano a farsi sentire con accoratezza”.

    Ha continuato, ancora, Bagnasco: “Finché infatti non si profilano condizioni realistiche di una maggiore stabilità per il Paese intero, è comprensibile che si avverta una sorta di esitazione e di diffusa incertezza. Se la gente perde fiducia nella classe politica, fatalmente si ritira in se stessa, cade lo slancio partecipativo, tutto diventa pesante e contorto, ma soprattutto viene meno quella possibilità di articolata e dinamica compattezza che è assolutamente necessaria per affrontare insieme gli ostacoli e guardare al futuro del Paese”.

    Concludendo il suo discorso, Bagnasco ha messo tutti in guardia, infine, da alcuni seri rischi, così ribadendo: “Dicevamo – un mese e mezzo fa – che, nel nostro animo di sacerdoti, «siamo angustiati per l’Italia» che scorgiamo come inceppata nei suoi meccanismi decisionali, mentre il Paese appare attonito e guarda disorientato. Non abbiamo peraltro suggerimenti tecnico-politici da offrire, salvo un invito sempre più accorato e pressante a cambiare registri, a fare tutti uno scatto in avanti concreto e stabile verso soluzioni utili al Paese e il più possibile condivise. Non è più tempo di galleggiare. Un rischio – lo diciamo con un senso di apprensione profonda –, è che il Paese si divida non tanto per questa o quella iniziativa di partito, quanto per i trend profondi che attraversano l’Italia e che, ancorandone una parte all’Europa, potrebbero lasciare indietro l’altra parte”.

    “Il che sarebbe un esito infausto per l’Italia, proprio nel momento in cui essa vuole ricordare – a 150 anni dalla sua unità – i traguardi e i vantaggi di una matura coscienza nazionale. Mentre tuttavia si fa quest’ultimo esame di coscienza, è possibile – chiediamo rispettosi – convocare ad uno stesso tavolo governo, forze politiche, sindacati e parti sociali e, rispettando ciascuno il proprio ruolo ma lasciando da parte ciò che divide, approntare un piano emergenziale sull’occupazione? Sarebbe un segno che il Paese non potrebbe non apprezzare”.

    In questo confuso e critico momento politico, la Chiesa ancora una volta si sente vicina all’intera nazione e continua a dare il suo contributo feriale per la giustizia e la pace, richiamando l’intera classe politica a perseguire il bene comune, oltrepassando gli interessi di parte.

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