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IL DESTINO DELLA CITTÁ VESUVIANA

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Iniziamo un nuovo viaggio intorno al Vesuvio. Stavolta però non saremo soli, la nostra guida sarà il prof. Girolamo Vajatica, che ci introdurrà in un affascinante quanto audace percorso verso la normalizzazione e il riscatto del Vesuviano.

L’ultima “emergenza” dei rifiuti a Napoli ci ha riportato nella realtà estremamente variegata del Vesuviano e le sue problematiche dalla difficile risoluzione. L’alta densità abitativa alle falde del Vulcano è da record per cui tutto quello che altrove è risolvibile qui sembra, quanto meno, irrealizzabile; inoltre l’area in questione non è certo agevolata dalla sua posizione, all’ombra di un vulcano attivo che, nonostante la sua quiescente invisibilità, sovrasta un’area di almeno 200 km² e di circa 600.000 abitanti.

Da sempre l’uomo ha voluto vivere assieme ai suoi simili, forse per esorcizzare le sue paure ma, animale sociale per eccellenza, lo ha fatto anche e soprattutto per collettivizzare talune attività altrimenti irrealizzabili. Talvolta la necessità associativa è stata, più che per scopi economici, auspicata per mettere in comunione le idee e questo ha permesso che si creassero, soprattutto nel Nuovo Mondo realtà urbanistiche figlie delle utopie filosofiche che volevano vedere oltreoceano il luogo vergine e più adatto ai nuovi insediamenti umani con il loro carico di idee innovative, libero dalle pregiudiziali morali e religiose che all’epoca imperversavano in Europa.

Già Platone nella sua Repubblica immaginava un mondo migliore così come il suo epigono Tommaso Campanella, che, come Thomas More teorizzò un governo retto dalla filosofia. Le Reducciones gesuitiche nel Paraguay , i kibbutz israeliani hanno provato, forse invano, a mettere in pratica un equo governo che si riflettesse anche in una struttura urbanistica ben ordinata; altri esempi si perdono nella vastità della nostra ignoranza, ma tutti hanno cercato in qualche modo di sradicare il vivere quotidiano da quei preconcetti che ne frenavano lo sviluppo morale e culturale.

Oggi non sono in verità assenti nel panorama mondiale realtà simili a quelle che videro i nostri progenitori impegnarsi per un mondo migliore. Già Brasilia la nuova capitale del Brasile moderno volle essere negli anni sessanta un qualcosa di innovativo, in base ai canoni della nuova architettura ma anche in questo caso, come in realtà più piccole ma altrettanto emblematiche, questi esperimenti hanno rischiato di essere nient’altro che cattedrali nel deserto, e il nostro centro direzionale, fatte le dovute proporzioni potrebbe essere un utile esempio in tal senso.

Altre tipologie abitative scaturiscono poi dalla necessità di sfuggire ai ritmi frenetici delle città e dal loro forte inquinamento ed ecco le nuove città in stile ecologista come Dongtan nella Cina odierna, dove si seguono tutti i crismi dell’ecocompatibilità. Esistono comunque progetti che vanno invece nel senso opposto, cavalcando l’onda speculativa e alle proverbiali cattedrali si sostituiscono i grattacieli nel deserto o le isole artificiali, come quella di Dubai.

In questa tendenza all’elevazione degli stili di vita, rientriamo alle nostre latitudini per applicarlo proprio all’anello che circonda senza soluzione di continuità il complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Lo scopo di quest’articolo e soprattutto di quelli che lo seguiranno sarà quello di esaminare una soluzione concreta del rischio vulcanico in questa zona, rappresentato in particolar modo dall’alta densità abitativa e dalla carenza di un piano d’evacuazione realmente applicabile e che soprattutto tenga conto di una realtà tanto complessa quanto mutevole.

I prossimi articoli saranno un dialogo tra noi e il professor GirolamoVajatica promotore del "Progetto Vesuvio". Tale progetto che ha ottenuto nel 2006 l’avallo dell’Unione Europea, vuole, nel lungo periodo a disposizione, che si spera ci conceda Sterminator Vesevo, trasferire la “Città Vesuviana” altrove, in modo da scongiurare oltre che una prevedibile e immane catastrofe, anche favorire un logico e fisiologico fluire delle genti vesuviane altrove, in un luogo più sicuro e certo più vicino delle attuali mete previste dal piano d’evacuazione.

Gli argomenti dei prossimi articoli:
• Strategie e piani di fuga
• Il progetto Vesuvio
• Conclusioni

Post Scriptum
Alla rubrica riserveremo uno spazio Forum dedicato ed esclusivo, per avviare ed alimentare un dibattito che sembra troppo sopito – quello sul (rischio) Vesuvio appunto – ma che merita la massima attenzione. Non per esorcizzare il rischio, né per fomentare le preoccupazioni ma per individuare una terza via che rappresenti la soluzione del problema, che sia seria, concreta, fattibile, possibile: la Città Vesuviana.
L.P.