Gli Inglesi e gli Austriaci compresero immediatamente l’importanza del fenomeno, e in breve la loro “industria“ farmaceutica fu in grado di sottrarre al controllo francese una buona parte del mercato europeo. Anche l’Italia del Nord si mosse per tempo: del resto, Venezia, Bologna e Genova avevano controllato, per tutto il Settecento, la produzione della cipria e delle creme per la pelle. Nel 1822 una farmacia di Piacenza fabbricò “una pomata per ammorbidire i labbri“ mescolando olio di mandorle dolci, cera bianca purissima, radice di ancusa e olio essenziale profumato. Fiacca fu la risposta della debole borghesia di Napoli ai nuovi orientamenti della moda.
Nel 1840 i fratelli Migliorato, che tenevano negozio nel vicolo Marconiglio al Reclusorio, importavano dalla Lombardia e da Trieste dentifrici e creme; qualche anno dopo Giovanni Variale, il fioraio del vicolo Freddo a Chiaia, distillava in proprio profumi di rose. Le grandi dame dell’aristocrazia si rifornivano di cerusse e di saponi a Nizza e a Marsiglia, attraverso importatori genovesi; ma non disdegnavano gli austeri saponi prodotti dalle officine di conventi e di monasteri. Bisogna dire che le donne napoletane usarono sempre i belletti con lodevole sobrietĂ , anche quando, alla fine del secolo XIX, alcuni grandi sarti, e primo tra tutti Vincenzo Manna, che aveva l’atelier a Chiaia, lanciarono la moda francese che combinava il “trucco“ con l’abito.
Le signore usarono in abbondanza solo l’ acqua di Colonia e l’acqua di Sains-Pareille, protezioni indispensabili ai loro nasi contro i miasmi che venivano su dalle strade della cittĂ , dalla folla che riempiva ogni angolo di strada, dai fetori che violavano anche l’aria della campagna e ne soffocavano gli odori piacevoli. Nell’autunno del 1845 una signorina inglese, Elisabeth Russell, partì da Napoli in carrozza, per recarsi a Montevergine: ma nei pressi di Cimitile ordinò al cocchiere prima di fermarsi, e poi di tornare indietro, poiché non riusciva a sopportare il lezzo della canapa messa nell’acqua a macerare. L’acqua di Sains-Pareille, meno costosa dell’acqua di Colonia, veniva distillata dai fiori di lavanda, dal cedro e dal rosmarino, dal bergamotto e dalle radici dell’ireos fiorentino.
Le farmacie napoletane ancora agli inizi del sec. XX vendevano la polvere dentifricia bianca, fatta di carbonato di magnesio, di polvere di carbonato di calcio e di essenza di menta, e la polvere dentifricia nera, a base di foglie di salvia, di bergamotto e di olio di cinnamomo. Nel negozio dei fratelli Cannavale a Toledo dame e cavalieri trovavano dentifrici tedeschi e inglesi, la cipria prodotta a Venezia da Giovanni Arrigo e da Agostino Barbaro, e soprattutto una marca di saponi profumati, l’ Odalisca, la cui rèclame venne astutamente affidata alle ballerine e alle cantanti. L’Ottocento odiò la calvizie: la pubblicitĂ dei rimedi contro la caduta dei capelli occuparono le pagine di quotidiani e di riviste illustrate.
L’acqua di china, preparata con tintura di china, acido salicilico e gallico, tintura di benzoino, alcool puro ed essenza di bergamotto, di lavanda e di garofano, veniva consigliata per la difesa dei capelli minacciati dalla forfora seborroica. Nel 1870 la Atkinson immise sul mercato il grasso d’orso, presentandolo come miracoloso per la crescita dei capelli. Avevano contribuito a crearne la leggenda i coloni americani, i quali raccontavano ai giornalisti dell’Ovest che proprio grazie al grasso d’orso i capelli degli Indiani erano perennemente lunghi e neri. E infatti anche nei film non si è mai visto un indiano calvo. Non dobbiamo meravigliarci. Anche gli almanacchi popolari stampati a Firenze a metĂ dell’Ottocento consigliavano per la difesa dei capelli cospicue unzioni di grasso di porco, aromatizzato con essenze di bergamotto e di fiori campestre: avvertivano, saggiamente, che il grasso di porco si irrancidisce rapidamente, e allora diventa pestilenziale.
Ma fu la pomata al midollo di bue a conquistarsi il favore di chi di sentiva minacciato dalla debolezza dei capelli. Non era facile prepararla, questa prodigiosa pomata, a voler seguire le indicazioni dell’antica farmacia Corvi di Piacenza:
“fondi gr.500 di midollo di bue depurato con gr.200 di olio di ricino, gr.100 di burro di cacao e altrettanti spermaceti e lanolina filante; passa per tela e lascia raffreddare. Polverizza poi in mortaio gr. 25 di acido borico, acido salicilico , acido gallico e magistero di zolfo, passa a setaccio fine e mescola in capsula con parte della pomata: ottenuto un tutto omogeneo aggiungi la restante pomata e agita, dopo aver aggiunto gr.25 di estratto di china, gr.6 di essenza di bergamotto e di eliotropia, gr.1 di cristalli di muschio artificiale”.
Questa pomata costava, alla fine dell’Ottocento, lire 3,50 al Kg. A Napoli la farmacia “ H.Roberts” di via Vittorio Emanuele, e il negozio “ C.e M. Fava” di via Chiaia avevano l’esclusiva di un prodotto inglese, il “Bay Rum”, in due versioni, una per i capelli secchi e asciutti, l’altra per i capelli umidi e grassi. La ditta Lancellotti di piazza Municipio fu la prima a importare il rasoio “di sicurezza “ Gillette “a lama curva“. Ai cultori dei baffi e della barba folta e lunga il negozio “Lombardi e Contardi“ di via Roma consigliava la ricinina, “prodotto razionale e scientifico, da non confondere con il segretume degli imbroglioni”.
(Foto: immagine tratta dal libro di A.Corvi: Officina farmaceutica)

