Sant’Anastasia, condanna di due anni e interdizione dai pubblici uffici per Luigi Terracciano

Il funzionario comunale responsabile dell’ambiente – oggi sospeso dal servizio – che fu arrestato il 18 dicembre 2013 con l’accusa di aver chiesto una «mazzetta» all’imprenditore che gestisce l’igiene urbana è stato condannato in primo grado. La sentenza risale a settembre e, avendo scelto il rito abbreviato, il processo si è svolto in Camera di Consiglio. Il suo avvocato: «Pena infondata e ingiusta, ricorreremo in Appello». Ma prima si attende il dispositivo della sentenza, non ancora depositato.

Due anni e due mesi di pena detentiva e tre di interdizione dai pubblici uffici: così si conclude il processo a carico di Luigi Terracciano, il funzionario comunale di Sant’Anastasia che aveva la responsabilità dei settori ambiente e urbanistica, arrestato il 18 dicembre 2013 con l’accusa di aver chiesto una «mazzetta» di 2500 euro mensili a Nicola Alfano titolare della Gpn, l’imprenditore che gestiva – e ancora gestisce – il servizio di igiene urbana in città.

Dopo un periodo ai domiciliari e la sospensione dal servizio, Terracciano (difeso dagli avvocati Mario Terracciano e Antonio Del Vecchio) optò per il rito abbreviato, vale a dire che il procedimento è stato definito esclusivamente sulla base del contenuto del fascicolo delle indagini preliminari, per difendersi dall’imputazione di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319 quater del codice penale). In attesa del dispositivo della sentenza, non ancora depositato, l’avvocato Mario Terracciano annuncia che farà ricorso in Appello ritenendo la pena applicata – dice – «infondata e ingiusta».

Per il funzionario comunale di Palazzo Siano era competente la Procura di Nola, non così invece per l’altro protagonista della stessa inchiesta, l’ex sindaco di Sant’Anastasia Carmine Esposito (difeso dagli avvocati Vincenzo Maiello e Antonio De Simone), arrestato quattro giorni prima di Terracciano e per il quale procede la Procura di Nocera Inferiore. Esposito ha deciso di affrontare il processo senza optare per il rito speciale, che gli avrebbe probabilmente garantito sconti di pena in caso di condanna, e ha presentato una lista di circa 58 testimoni a discarico. I tempi, perciò, saranno molto più lunghi.

La decisione dei giudici che hanno inflitto a Terracciano poco più di due anni di carcere, nonché la pena accessoria che prevede l’interdizione dai pubblici uffici, si basa dunque sulle indagini e sulle intercettazioni eseguite dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. Due in particolare, la prima risale al 9 dicembre 2013 ed avvenne fuori dall’ufficio del funzionario, nei pressi di un bar. Nel colloquio tra i due, che dura circa mezz’ora, l’imprenditore si dice preoccupato per l’attenzione dei carabinieri e sostiene di essere stato convocato a Castello di Cisterna (aveva già denunciato Terracciano e registrava la conversazione con uno smartphone Samsung Galaxy S4) ed è sempre Alfano a provocare tensione in Terracciano spiegando che, dopo aver parlato con i fratelli, contitolari dell’azienda, pensa di non pagare ma poi promette di fare un ultimo passaggio e di contattarlo il giorno successivo o quello dopo per dirgli «no, oppure tot». Terracciano risponde: «Cercate di fare almeno tot».

Il secondo colloquio, captato mediante un’apparecchiatura sistemata indosso ad Alfano, si svolge in via Primicerio a Sant’Anastasia, poco lontano dagli uffici comunali distaccati. Sono le 10, 39 di venerdì 13 dicembre 2013. Il filo conduttore è sempre lo stesso ma stavolta l’imprenditore dice di «averli con sé», pur se le parole «soldi» o «denaro» non sono mai pronunciate, ma Terracciano glissa e risponde: «Adesso no, più in là ci facciamo gli auguri con calma».

   

I numeri di Ferrari

Se il solo annuncio dell’IPO aveva scatenato gli investitori, l’ingresso a Wall Street del cavallino sarà sicuramente trionfale. WSJAlla veglia della quotazione in Borsa di Ferrari, l’attenzione dei mercati finanziari è tutta rivolta all’IPO dell’anno. Vi proponiamo la traduzione di un articolo pubblicato venerdì, proprio sul Wall Street Journal. Ferrari ha pronti i documenti per la sua tanto attesa offerta pubblica iniziale e ha fissato il prezzo per azione che potrebbe valutare il produttore di auto di lusso quasi 10 miliardi di dollari. Le azioni verranno vendute dalla società “madre” di Ferrari, Fiat Chrysler Automobiles NV, sotto il simbolo “RACE”. Il prezzo per azione può oscillare tra i $48 e i $52: Ferrari potrebbe raggiungere una valutazione di mercato massima di $9.8 miliardi. Lo spettacolo comincerà la settimana prossima e andrà in scena negli Stati Uniti e in tutta l’Europa, nel suo corso la domanda dei potenziali investitori determinerà la cifra che potrà essere raccolta, la quale potrebbe essere pari a $893 milioni. Lo scambio di titoli dovrebbe cominciare il 21 ottobre. Anche se, dopo l’impennata del 2014, quest’anno il listino americano ha rallentato, Ferrari e i suoi banchieri hanno puntato sul fatto che la reputazione globale del marchio, specialmente tra gli investitori sani, aiuterà il mercato a stare alla larga dalla recente volatilità che ha ostacolato altri affari. Sergio Marchionne, CEO sia di FCA che di Ferrari, annunciò l’IPO un anno fa e mise in moto un aumento delle azioni di Fiat Chrysler. Infatti, gli investitori hanno voluto spremere il titolo Ferrari prima che fosse di proprietà del mercato di massa: le azioni di FCA hanno avuto un rialzo del 76% rispetto all’anno scorso. Una volta che il 10% di Ferrari sarà venduto nell’IPO, Fiat Chrysler progetta di distribuire l’altro 80% di sua proprietà agli azionisti. Il rimanente 10% è infatti di proprietà di Piero Ferrari, figlio di Enzo fondatore della società. Sin dall’annuncio di Marchionne, analisti e investitori hanno dibattuto sul valore del cavallino. Alcune stime al ribasso raggiungono addirittura $4.54 miliardi: una valutazione vicina ai 10 miliardi sarebbe vista come una vittoria del CEO. Negli ultimi anni, la società ha intenzionalmente mantenuto la produzione annuale a sole 7.000 macchine, in modo da creare uno “scarcity premium” facendo aspettare i compratori circa un anno prima di poter entrare in possesso di una Ferrari. Marchionne sostiene che la società potrebbe spingere la produzione fino a 10.000 macchine all’anno senza danneggiare il premio di cui sopra, in modo tale da aumentare le vendite in mercati come quello cinese, e al contempo mantenerle stabili in mercati maturi come quello americano o europeo. Nel 2014 il fatturato generato è stato di 2.76 miliardi di euro, con un aumento rispetto al 2013 del 18%, anche l’utile netto è aumentato dell’11% arrivando a €265 milioni. Ferrari-488-Spider-IAA-2015-07-1024x683 Le aspettative sul terzo trimestre sono altrettanto positive: entrate di circa €725 milioni, con un aumento del 9.5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. È stato anche comunicato che le nuove 488 Spider, presentate a Settembre all’Auto Show di Francoforte, verranno consegnate nel quarto trimestre. CONTI IN TASCA http://ilmediano.com/category/politica/conti-in-tasca/

Napoli: uccisa sorella esponente clan D’Amico, la polizia indaga

0
  Una donna, Nunzia D’ Amico, di 40 anni, sorella di un esponente del clan camorristico D’Amico, attivo nella zona orientale di Napoli, è stata uccisa con colpi di arma da fuoco a Ponticelli. É stata portata nell’ospedale Villa Betania ma è morta poco dopo il ricovero. La polizia indaga su questo delitto e sul ferimento, avvenuto sempre nella giornata di ieri a Napoli, di un pregiudicato, Ciro Gioia di 40 anni. L’uomo è stato colpito ad una gamba. La polizia sta cercando di accertare se l’episodio sia legato all’uccisione della donna. Annunziata D’ Amico, detta Nunzia, aveva posizione di vertice all’interno del clan. E’ stata colpita nei pressi di casa, al Parco Conocal, nel quartiere Ponticelli. Ad aprire il fuoco sarebbero stati sicari in numero non ancora precisato. La donna aveva numerosi precedenti penali, compreso il reato di associazione per delinquere di stampo camorristico. Nunzia D’Amico era sorella di Giuseppe ed Antonio D’Amico, ritenuti i capi dell’omonimo clan attivo a Ponticelli. La donna avrebbe assunto negli ultimi tempi un ruolo di guida nell’organizzazione, decimata da una serie di arresti avvenuti nel marzo scorso ed in lotta con il clan rivale dei D’Amico. Pochi minuti dopo il ferimento di Nunzia D’Amico, morta poco dopo alla clinica Villa Betania, è stato ferito sempre a Ponticelli un pregiudicato, Ciro Gioia, 40 anni, che si è recato con mezzi propri all’ ospedale “Loreto Mare”. A Villa Betania sono giunti numerosi parenti e conoscenti dei D’Amico. (Fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, i Moderati in un recente incontro: «Il nostro ruolo solo propositivo».

0
Il consigliere regionale Mocerino: «Un anno e mezzo di immobilismo con amministratori chiusi nelle stanze del potere». Mentre manca pochissimo alla scadenza del tempo concesso a Piccolo per ritirare le dimissioni, pochi giorni fa i Moderati per Somma hanno rotto gli indugi affidando le proprie ragioni ad un incontro pubblico, accusando il sindaco di essere autoreferenziale e accentratore. «L’apporto dato alla vittoria di Piccolo dalla lista Ncd –Udc è noto a tutti – ha incalzato il coordinatore politico dei Moderati, Luigi Molaro – durante la prima fase dell’amministrazione, nonostante i problemi di bilancio e quelli ereditati dalla passata amministrazione, siamo riusciti a dare qualche piccola risposta, siamo riusciti a mettere in cantiere qualcosa e  lo abbiamo potuto fare perché c’era dialogo, c’era confronto. Ma ad un certo punto si è venuta a creare una barriera tra il cittadino e l’amministrazione ed è questo il motivo per cui nasce il gruppo dei Moderati, con la mission di riavvicinare la città al governo cittadino. Per cui l’intento non era quello certo mettere in crisi il sindaco e l’amministrazione Piccolo, bensì di dare nuova linfa, una linfa creativa ad un lavoro sempre più difficile viste le risorse finanziarie molto scarse. Invece siamo stati percepiti come chi vuole disturbare, chi vuole “rompere”, come chi vuole mandare a casa il sindaco, mentre la nostra altro non era che un’azione propositiva. Come è accaduto quando abbiamo protocollato un documento circa la rotazione dei dirigenti, che la legge prevede. Trasferire un dirigente da una funzione all’altra significa anche incentivarlo, significa che il soggetto non acquista quel potere che negli anni potrebbe acquistare, per cui, mettere mano alla macchina amministrativa comunale era importante per dare una discontinuità con quanto era successo prima e dare nello stesso tempo l’impressione, o meglio “la sostanza”, al cittadino che le cose stavano iniziando a cambiare. Purtroppo questo è stato male interpretato perché, forse, qualcuno ha acquisto un ruolo e non lo voleva perdere. Si sono mosse delle frange politiche per cercare di proteggere quel ruolo o quel soggetto. Poi abbiamo fatto un’altra cosa ancora sempre come Moderati: c’è un contratto per la pulizia delle strutture comunali che viaggia sui 32-33000 euro mensili, 400. 000 euro l’anno e all’interno di questo contratto c’erano dei servizi che non venivano dati come, ad esempio, l’ex macello, che non esiste più per cui pagare per la pulizia era assurdo. Eppure anche questa azione è stata vista come di disturbo. Al nostro gruppo non può essere addebitato alcunché, vorrei dire al sindaco, e lo faccio pubblicamente, che noi siamo tutti autonomi e non dipendiamo da nessuno, noi facciamo politica a 360 gradi, senza prendere ordini da nessuno». Peppe Nocerino, il capogruppo dei Moderati per Somma, va dritto al sodo: «Il gruppo dei Moderati è stato sfiduciato, è stato allontanato dalle trattative di un sindaco in crisi da due mesi. Durante la campagna elettorale lo slogan era “Somma ai sommesi”, tanto è vero che ci siamo trovati durante la fase di consultazione per la composizione della giunta ed altri incarichi con un paletto: devono essere di Somma! E questa era una cosa auspicata da tutti i cittadini perché negli ultimi anni l’asse si era spostato verso Marigliano, verso il nolano. Avevamo eletto un sindaco senza padroni politici, con un obiettivo preciso: ridare ditte sommesi, assessori che dovevano essere di Somma, tutto di Somma. Non mi sembra che oggi al comune sieda un dirigente che abbia residenza qui. Nel 2014 per 4 mesi è arrivato il commissario prefettizio a somma e Pasquale Piccolo, Vincenzo Piscitelli e altri consiglieri hanno portato il commissario prefettizio a Somma sfiduciando il vicesindaco Salvatore Di Sarno. Quando arriva il commissario prefettizio vuol dire che qualcuno se ne è fregato della città, per cui dobbiamo chiedere a Piccolo se lo farà arrivare nuovamente, dobbiamo chiedere a lui se ci sarà l’aumento della Tarsu, cosa che io prevedo. Le tasse a Somma Vesuviana non si abbasseranno perché non c’è programmazione. La città sta morendo ed è davanti alla Corte dei Conti». A chiudere i lavori il consigliere regionale Carmine Mocerino, già Udc ed eletto a Palazzo Santa Lucia con la lista Caldoro Presidente. «Bisogna riconoscere a questo gruppo di aver compiuto un gesto di democrazia – ha detto Mocerino – scendere fra la gente, esporre le proprie idee, le proprie istanze, rischiando anche di non essere capiti, rischiando anche di incontrare persone che non la pensano allo stesso modo e che potrebbero quindi divergere rispetto alle istanze che vengono proposte. Un deficit che ha avuto questa amministrazione in più di un anno, che si è chiusa nelle stanze del potere, che non è scesa tra la gente, che non ha fatto comprendere il perché di un anno e mezzo di immobilismo e che ha pensato invece di andare avanti perdendo il rapporto con il cittadino elettore. Questo è il vero deficit di questa amministrazione: non aver aperto un canale di colloquio doveroso con i cittadini elettori pensando di essere autosufficienti, sono diventati autoreferenziali. Io non sono con chi punta il dito nei confronti di chi, in modo convinto, abbiamo sostenuto, ma vivaddio in ogni società ed in ogni cosa che si affronta insieme va fatto periodicamente il punto della situazione. A che cosa serve girare intorno alle questioni non avendo il coraggio per affrontarle? Il coraggio sarebbe stato di fare una verifica della giunta».  

Napoli, guardare al futuro valorizzando il passato: in mostra strumenti scientifici dai Borboni all’epoca post-unitaria

Una rete di scuole napoletane in collaborazione con l’associazione Scienza e Scuola presenta una parte del suo ricco patrimonio di strumenti scientifici storici. Il fine è di mostrare la fisica nelle scuole napoletane dellOttocento; appuntamento presso la Biblioteca Nazionale 15-18 ottobre – Futuro Remoto. Il 15 ottobre apre alla Biblioteca Nazionale un’importante mostra di strumenti scientifici storici scelti tra i tanti ancora presenti nelle scuole storiche napoletane, testimoni del grande rilievo della tradizione scientifica napoletana. La mostra è organizzata nel quadro del Progetto NEMO (Network Educational Museums Online), che vede docenti e scienziati federati per contribuire a dare slancio verso il futuro ai giovani napoletani rinforzando la loro coscienza delle radici della Scienza napoletana. Con l’Illuminismo è iniziato per Napoli un periodo di circa cento anni marcato da notevolissime iniziative in vari campi. Pensiamo al complesso agricolo-industriale di San Leucio, alla costruzione della prima nave a vapore del Mediterraneo e alla Ferrovia Napoli-Portici, la prima nella penisola italiana. In campo scientifico furono fondate Istituzioni di avanguardia quali il Museo Mineralogico, l’Orto Botanico, l’Osservatorio Vesuviano e l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. L’Università fu dotata di importanti attrezzature. Nel 1872 fu fondata la Stazione Zoologica Anton Dohrn. “La tradizione scientifica napoletana è tuttora fortemente presente in varie Scuole con collezioni di strumenti scientifici di eccezionale ricchezza, come lascito di quei tempi giunto a esse attraverso varie strade e arricchito in anni post-unitari” – dice la professoressa Gioia Molisso, coordinatrice del Progetto NEMO. E continua – “Come nel mio Liceo Vittorio Emanuele II, in diverse Scuole sono nati musei di notevolissimo interesse, grazie a forte motivazione e tanto lavoro per iniziativa generalmente individuale”. Sono musei generalmente piccoli, ma già dal loro nascere con il coinvolgimento di docenti e studenti essi hanno la caratteristica distintiva e preziosa di essere allo stesso tempo “musei da visitare” e “musei laboratorio didattico”, ove con tutta la loro irripetibile bellezza e perfezione artigianale gli antichi strumenti continuano a vivere nell’insegnare ed educare. “Quello che è stato fatto con tanta dedizione è assolutamente rimarchevole, ma la vastità del patrimonio di strumenti scientifici e lo stato di precarietà in cui purtroppo molti di essi sono tali da richiedere un deciso cambiamento nel modo di affrontare il compito di garantirne pienamente il recupero e la fruizione” – dichiara Paolo Strolin, professore emerito all’Università di Napoli “Federico II” e presidente dell’Associazione Scienza e Scuola – “E così è stato concepito e ha trovato terreno per svilupparsi il Progetto NEMO, che sta portando a un deciso allungamento di passo”. Il Progetto NEMO è nato dall’unione di forze ed è sostanzialmente basato su una doppia federazione. Un gruppo di sei Scuole si è costituito in Rete e, inoltre, si è stabilita una stretta collaborazione con l’Associazione Scienza e Scuola, allargando la sinergia all’ambiente scientifico in essa attivo assieme a docenti nella Scuola. Le Scuole collegate in Rete sono: Liceo Classico “Vittorio Emanuele II” (Scuola capofila), Istituto Tecnico Statale “G.B. Della Porta”, Liceo Ginnasio Statale “G.B. Vico”, ISIS “Elena di Savoia”, Liceo Statale “Pasquale Villari” e ITIS “Alessandro Volta”. L’Associazione Scienza e Scuola riunisce docenti e scienziati per la realizzazione di una varietà di progetti didattici, in collaborazione con le maggiori Istituzioni scientifiche napoletane. Per la realizzazione del Progetto NEMO è stato siglato un Protocollo di Intesa che include il Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli “Federico II” e il Comune di Napoli. Il Progetto NEMO è sostenuto dall’Istituto Banco di Napoli Fondazione. “La Mostra alla Biblioteca Nazionale – conclude la professoressa Molisso – indica che sono stati fatti i primi passi per realizzazione del Progetto NEMO. L’unione di forze da ambienti scolastici e scientifici accresce l’efficacia del nostro lavoro e il nostro entusiasmo. Siamo grati a tutti quelli che supportano il Progetto, avendo capito che la sua importanza lo oltrepassa e contribuisce a un generale recupero dell’orgoglio napoletano.” Così, il Progetto continua per raggiungere i seguenti ambiziosi obiettivi: Recuperare, documentare e inventariare l’intero patrimonio di strumenti scientifici ancora esistente nelle Scuole. Potenziare i musei nelle singole Scuole e crearne ove ancora non sono esistono. Creare un Museo Virtuale con un catalogo che fornisca tutta la documentazione e la renda fruibile da chiunque e da ovunque. (Fonte foto: rete internet)  

Acerra, scoppia un nuovo caso attorno alla discarica di Lenza Schiavone. Che il Tar vuole far demolire.

Il sindaco parla di disinformazione da parte di certa stampa. Intanto il meetup del Movimento Cinque Stelle lo attacca. “In riferimento ad artate notizie di palese disinformazione ho già sollecitato il dirigente del comune all’immediata ottemperanza della sentenza del Tar e ad agire anche in danno ai Pellini”. Il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, non ci sta e smentisce, nel pomeriggio dell’8 ottobre, le notizie secondo cui il comune prima di agire preferisce aspettare un’ulteriore sentenza, quella del Consiglio di Stato, dopo che il Tar ha bocciato il ricorso dei fratelli Pellini contro la revoca da parte del comune, avvenuta nel 2008, delle licenze edilizie che servirono a creare la discarica di Lenza Schiavone. Lettieri dice, mostrando un documento, di aver spedito già il 2 ottobre una lettera al dirigente di settore sostanzialmente finalizzata a dare il via all’abbattimento dello sversatoio, di proprietà dei fratelli Pellini. Una presa di posizione, questa, che non è direttamente riferita alla diffida spedita contro di lui, la mattina dell’8 ottobre, dal meetup del Movimento Cinque Stelle ma che è frutto di un articolo apparso su Il Mediano.it, risalente al pomeriggio del 7 ottobre e relativo a un colloquio avvenuto in mattinata con l’ufficio stampa del comune, colloquio finalizzato ad avere spiegazioni su cosa intenda fare la municipalità ora che il Tar si è espresso. “Mi fa piacere che anche questo partito, pregiudizialmente contrario a questa amministrazione – afferma il sindaco –  adesso sia del nostro stesso avviso. Ci siamo consentiti una piccola digressione dal lavoro che stiamo facendo per questa città proprio per sfatare ogni velleitario tentativo di prematura campagna elettorale”. Dunque, il sindaco smentisce la stampa e dice di aver agito prima dei pentastellati. Ma non si capisce ancora bene perché abbia aspettato la pubblicazione di un articolo di giornale on line e poi una diffida del meetup del Movimento Cinque Stelle per bacchettare e poi dire a tutti quello che ha fatto su una questione molto delicata e importante per il territorio. Peraltro la sentenza del Tar, che dà praticamente il via all’abbattimento di Lenza Schiavone, risale al 16 di settembre. Ma in tutto questo  frattempo il comune ha trasmesso una serie di comunicati stampa puntati su argomenti assolutamente diversi, estranei alla questione, anche di importanza decisamente inferiore, come per esempio feste e festicciole varie, la piantumazione di un albero, l’istallazione di uno spartitraffico. Tutto tranne che il via libera del Tar all’abbattimento di Lenza Schiavone. Lenza Schiavone ma non solo. C’è un ordinanza del comune, a firma dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico Santoro, che risale all’ormai lontano 2009. Questa ordinanza dispone la demolizione delle opere abusive all’interno dell’impianto di depurazione di via Tappia, anch’esso di proprietà dei Pellini. Viene da chiedersi, quindi, se esistano atti del comune e, in particolare, di quest’amministrazione, che siano successivi e in linea a quanto disposto dall’ ordinanza numero 84 del 2009. (Fonte foto: rete internet)

San Giuseppe Vesuviano, profumi contraffatti e furto di nocciole: i carabinieri al lavoro sul territorio

Sequestrate 250 boccette di profumi contraffatti e arrestati due ladri di nocciole. Due colpi messi a segno questa mattina per i carabinieri della stazione di San Giuseppe Vesuviano che hanno perquisito un negozio cinese in via Martiri di Nassirya scoprendo profumi contraffatti. I Carabinieri, dopo il controllo eseguito nell’esercizio commerciale, hanno denunciato una donna cinese di 37 anni residente a Napoli con l’accusa di essere stata trovata in possesso di oltre 250 boccette di profumi con marchio e segni distintivi falsi, tanto da indurre in inganno gli eventuali compratori. L’altro colpo messo a giusto segno per l’arma sangiuseppese è stato l’arresto di due uomini rumeni. I due uomini, rispettivamente di 23 e 44 anni, sono stati accusati di aver rubato circa 300kg di nocciole perpetrato sullo spiazzale antistante la “Tonda gentile srl”, una impresa locale che lavora frutta in guscio. I due ladri di nocciole non sono stati fortunati: già noti alle forze dell’ordine per furto aggravato, sono stati  scoperti e denunciati dai Carabinieri che hanno recuperato la refurtiva e restituito le nocciole alle vittime del furto. (Fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, anche il PD dice di no al sindaco Piccolo

0
Dopo il no di FI, il sindaco Piccolo, che da giorni  sta cercando accordi con le parti politiche, riceve il no del PD.
Il Partito Democratico di Somma Vesuviana, in linea con quanto emerso all’interno dei suoi organi collegiali, delibera di rimanere all’opposizione dell’amministrazione guidata da Pasquale Piccolo. La responsabilità della crisi è tutta del Sindaco e della coalizione di più liste che lo hanno sostenuto a cui spetta il compito di assicurare la governabilità della città, nel rispetto degli impegni assunti nella scorsa consultazione elettorale. Continueremo a svolgere in maniera chiara e trasparente il nostro ruolo di opposizione e di controllo dell’amministrazione che ci è stato affidato dai cittadini, ponendoci in maniera propositiva alla salvaguardia dei loro interessi, responsabili sostenitori in Consiglio Comunale solo delle eventuali proposte che andranno in tal senso. Riteniamo pertanto, anche in seguito all’incontro con il Sindaco, che non ci siano le condizioni per la condivisione di un percorso comune.

Pomigliano, appalti: interviene l’anticorruzione

0
L’autorità presieduta dal giudice Raffaele Cantone: ” disposizioni violate ” nei lavori di piazza Primavera. La vicenda fu denunciata da Dario De Falco, leader M5S.         Appalti al comune di Pomigliano: l’anticorruzione ci vuole vedere chiaro e bacchetta la municiplaità. In un avviso, trasmesso l’8 ottobre al comune, l’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione, retta dal magistrato Raffaele Cantone, parla infatti di “disposizioni violate” nei lavori a piazza Primavera per un ammontare di 217mila euro, lavori che l’anno scorso hanno portato all’ampliamento dell’area pedonalizzata della piazza più importante della città delle fabbriche, piazza Giovanni Leone, meglio nota appunto col nome di piazza Primavera. Un appalto che non è stato assegnato attraverso una gara pubblica ma che è stato affidato alla stessa ditta, la Proglobal Co. srl, azienda dell’area casalese, di San Cipriano d’Aversa. Ditta che nel frattempo stava realizzando i lavori di riqualificazione di una strada vicina, via Ercole Cantone. L’affidamento della pedonalizzazione di Piazza Primavera è stato reso possibile dalla municipalità con una variante in corso d’opera dei lavori di via Cantone, assegnati invece con bando pubblico, ed è stato giustificato con la finalità del “completamento” di questi stessi lavori. Una motivazione che però, secondo l’anticorruzione, non sussiste perché i lavori di piazza Giovanni Leone non possono essere considerati come il completamento di quelli effettuati in via Cantone. Intanto l’ufficio di vigilanza dell’Autorità ha chiesto all’architetto Sabato Esposito, dirigente del settore programmazione infrastrutture del comune di Pomigliano, quali iniziative la stazione appaltante intenda intraprendere a seguito di quest’avviso. E’una presa di posizione piuttosto forte questa dell’Anac. Autorità che di solito trasmette solitamente “e mail” a scopo preventivo per chiedere ai comuni di garantire la correttezza nelle procedure pubbliche, disponendo pratiche istruttorie per valutare eventuali sospetti di irregolarità. In questo caso però l’Anac ha voluto applicare l’articolo 7, vale a dire che ha voluto dare il via a un suo intervento diretto, senza istruttoria preventiva. L’anticorruzione ha quindi già valutato che l’appalto che ha portato alla realizzazione dell’ampliamento pedonale di piazza Primavera ha violato le procedure in materia di appalti. E lo ha anche scritto. Piazza Primavera è il cuore di Pomigliano, fatta rinominare non senza polemiche dal sindaco 76enne di Forza Italia, Raffaele Russo, piazza Giovanni Leone. Qui tra l’autunno e l’inverno scorsi Russo ha voluto ampliare l’isola pedonale chiudendo al traffico tutta l’area e deviando le auto in alcune traverse. Lavori che furono duramente contestati dal Movimento Cinque Stelle e da altre forze politiche, dal Pd, da Sel, che accusarono sindaco e giunta di aver dato il via a ” lavori inutili, irregolari, dannosi e troppo costosi per le casse municipali”. Il 26 maggio di quest’anno, Dario De Falco, attuale capogruppo del Movimento Cinque Stelle, ha consegnato l’esposto all’Anac.  

Cani randagi ad Ottaviano: il comune corre ai ripari

Il sindaco Luca Capasso sensibilizza i tecnici dell’Asl sul problema del randagismo. Nella mattinatabdu ieri il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha incontrato i tecnici dell’Asl per discutere del problema del randagismo, fenomeno estesosi in larga misura sul territorio. Che il problema sul fronte animalista sia una priorità è ormai acclarato: ci sono state numerose segnalazioni al Comune e all’Asl veterinaria di episodi incresciosi che hanno visto cittadini, anche bambini, protagonisti di incontri ravvicinati con branchi di cani potenzialmente pericolosi, alcuni di questi sono avvenuti addirittura in pieno centro ed in orari tardo serali e potevano avere, senza l’intervento di terzi, conseguenze gravi ed irreparabili. In quasi tutti i paesi viene dato sempre maggior rilievo ai problemi connessi con i cani randagi ed inselvatichiti. Dell’argomento si occupano Amministrazioni della sanità, dell’agricoltura, della protezione ambientale, nonché organizzazioni naturalistiche. Ci si deve pur soffermare sul dato che è frequente imbattersi in cani randagi, denutriti e alla ricerca di cibo, sbandati e alla mercé delle auto, che non di rado vengono investiti dalle stesse; così come è possibile avvistare cuccioli, piccolissimi ed affamati, attraversare lentamente strade di scorrimento, smarriti o in compagnia di cagne debilitate. «Insieme ai sindaci del Parco nazionale del Vesuvio e, in generale dell’area vesuviana, ho incontrato tecnici e funzionari dell’Asl Napoli 3 Sud per discutere del serio problema del randagismo. Con me c’era la consigliera comunale Carmela Aliperti, che per conto del Comune di Ottaviano sta seguendo la vicenda.  Abbiamo chiesto all’Asl di aiutarci ad affrontare questa problematica, molto sentita dai cittadini. Abbiamo trovato interlocutori attenti che ci hanno garantito il massimo impegno: presto avvieremo azioni e progetti contro il randagismo che riguarderanno l’intero territorio vesuviano» spiega Capasso in un comunicato stampa. Ci sono alcuni Comuni in Italia che per combattere questa piaga hanno proposto un incentivo annuale  a chi ospita dei cani randagi nei cortili delle aziende o nelle campagne. Si può pensare che un incentivo economico possa spingere qualcuno a fare “il passo” di adottare un cane ma, di contro, c’è anche il rischio che questa cosa, se non gestita nella maniera corretta, possa portare ad uno sfruttamento dei cani randagi per far soldi come accade troppo spesso nei canili lager. Le soluzioni, quelle sane, non sono semplici, ma il sindaco Capasso ha promesso il massimo impegno.