Un caffè con…Vittorio De Filippo

Trentasettenne, avvocato, si occupa di diritto civile e amministrativo, è consigliere comunale a Somma Vesuviana per «Fratelli d’Italia». Ha tentato il concorso in Magistratura ma poi ha scelto la professione libera. È avvocato e si occupa di Diritto Civile e Amministrativo. La politica, insieme al calcio e alla storia contemporanea, è una delle sue passioni. La sua prima tessera di partito è stata quella di Alleanza Nazionale di cui ha poi seguito il corso confluendo nel Pdl e presiedendo a Somma Vesuviana uno dei Circoli del Buongoverno. Nel 2014, dopo la morte del sindaco Ferdinando Allocca e già due esperienze di consigliere comunale alle spalle, sceglie la coalizione di Pasquale Piccolo e si candida nella lista di Fratelli d’Italia, partito cui aveva già aderito. È l’unico eletto di quella lista e, pur rimanendo in Consiglio (dunque non da assessore), accetta la delega al Cimitero rinunciando – come lo stesso primo cittadino – agli emolumenti. Ma l’idillio dura ben poco e dopo la crisi politica che ha visto l’azzeramento della giunta, le dimissioni poi ritirate del sindaco e il nuovo assetto dell’esecutivo, De Filippo ritira il suo appoggio all’amministrazione in carica. Attualmente è dunque consigliere di opposizione. Nel documento con il quale sancisce ufficialmente il passaggio sui banchi di minoranza, sottolinea il disaccordo con la scelta di rinunciare ad una seconda isola ecologica, il dissenso sulla decisione di rinnovare il contratto per i servizi cimiteriali senza bando di gara (determina poi ritirata dalla giunta) e prende fortemente le distanze sulle modalità di azione che dice lontane dal suo modo di intendere la politica e l’amministrazione. Nell’intervista che segue, Vittorio De Filippo chiarisce ulteriormente la sua posizione in merito al governo cittadino che pure aveva appoggiato ma, come è consuetudine per questa rubrica, si racconta in maniera naturale parlando di sé, del suo privato, della sua professione, delle sue aspirazioni. Vittorio, hai sempre vissuto a Somma Vesuviana? «Sì, sempre. Mia madre Erminia era impiegata al Comune di Somma Vesuviana, ora è in pensione». Tuo padre? «Si chiama Giorgio, è un ex funzionario dell’Asl ed è in pensione anche lui. I miei hanno divorziato tanti anni fa, ero piccolo e papà ha avuto un altro figlio con la nuova compagna. Diciamo che non ci sono rapporti tra noi, né buoni né cattivi». Nemmeno con tuo fratello? «L’ho conosciuto quando ancora passavo la domenica e qualche altro giorno festivo da mio padre, a Sant’Anastasia. Poi non ci siamo più incontrati, credo che adesso abbia più o meno vent’anni». La situazione ti è pesata? «Da piccolo no, adesso forse sì. Alla fine ci si rende conto di sentire la mancanza di una figura paterna. Fin quando ero minorenne, per accordi presi dinanzi ad un giudice, passavo la domenica a casa di mio padre ma a quell’età è difficile. A dieci, undici, dodici anni, i ragazzini cominciano ad uscire la domenica mentre io dovevo rinunciare alla compagnia degli amici perché così aveva deciso un Tribunale». Hai detto che il rapporto padre- figlio praticamente non esiste. Posso chiederti perché? «Non saprei, di sicuro esistono colpe da entrambe le parti, su questo non ci sono dubbi. Però è lui la persona adulta, credo che debba essere il padre a cercare un figlio. Non posso negare che questa situazione abbia caratterizzato in negativo la mia infanzia e l’adolescenza». Ora però sei grande, hai trentasette anni, non ti è mai venuta la voglia di cercarlo? «Credo che su determinati aspetti ci assomigliamo molto, io e lui. L’orgoglio prevale, è talmente forte da frenare ogni altra cosa». Non deve essere scelta facile… «Ma non l’ho deciso io, è capitato. Sorgono discussioni, si cerca di superarle e poi si finisce per andare avanti da soli. Tutto ciò che ho fatto nella vita lo devo alle mie sole forze, so solo che nei momenti importanti ho avvertito unicamente l’assenza». Che studi hai fatto? «Il Liceo Classico a Ottaviano, poi Giurisprudenza. In verità avrei voluto fare il medico e superai anche i quiz di ingresso a quella facoltà, ma poi l’amore per le materie umanistiche ha prevalso. Io sono un grande appassionato di storia, infatti mi sono laureato con una tesi in Storia delle dottrine politiche». Storia e politica, insomma. L’amore per queste due discipline è nato fin da piccolo? «Sì, fin da bambino. Destavo la meraviglia di mia madre guardando in tv tutte le trasmissioni politiche, mi piacevano e mi piacciono molto». Identificandoti già con una parte politica precisa, cioè la Destra? «Esatto, scoprendo più tardi di avere ideali comuni con parte della famiglia paterna. Mio zio Mario, fratello di mio padre, per esempio, con il quale ho recuperato il rapporto qualche anno fa. Ci siamo avvicinati naturalmente grazie alla politica, è stato un collante, un momento di unione». Non ricordi il momento preciso in cui ti sei accorto di riconoscerti in valori precisi, in una determinata parte politica? «No, il momento preciso forse no. Ma ho sempre ritenuto fondamentali valori dei quali oggi forse nemmeno si parla più: la Patria, la Nazione. Anche la famiglia. Ricordo che ammiravo moltissimo, da adolescente, Gianfranco Fini. Ero al Liceo quando nasceva la seconda Repubblica, quando è nato il centrodestra con la discesa in campo di Berlusconi.  Lì mi sono appassionato, riconoscendomi in Alleanza Nazionale. Il passaggio dal Msi ad An è stato un momento importante. La cosa sorprendente è che ho ritrovato in mio zio le stesse idee, la stessa visione anche se lui, avendo vissuto gli anni ’70, è più estremista. Credo, o forse mi piace credere, che anche i valori e le idee politiche possano avere una componente genetica: zio Mario, ma anche l’altro fratello di mio padre che è poi mancato, zio Salvatore, tutti di Destra». Non tuo padre, però. «No, da quel che so è sempre stato democristiano. Ho ricordi poco nitidi di lui. Rammento che mi veniva a prendere la domenica, poi io ascoltavo le partite e lui leggeva il giornale. Scriveva, anche. Collaborava con Il Mattino e scriveva articoli su una sorta di computer che si collegava al telefono, oppure dettava i pezzi al dimafono, passando ore a scandire le parole perché fossero trascritte bene». Erano altri tempi in quanto a tecnologia. «Lontanissimi, sì». I tuoi giochi da bambino? «Il calcio, da mattina a sera. Abitavo in via Garibaldi, a Somma Vesuviana e giocavamo in strada. Ricordo che quando qualcuno voleva parcheggiare lì gli chiedevamo di spostarsi. Giornate intere, anche dodici ore, d’estate. Dalle nove del mattino fino a sera. Saltavamo indisturbati nella scuola di via Roma e andavamo a giocare anche lì. È durata fino ai miei 13 o 14 anni. Oggi non si vedono più ragazzi in strada e quel luogo dove noi passavamo ore con il pallone oramai è un parcheggio a servizio di via Roma». Oggi hai un tuo studio legale a Somma Vesuviana. Lavori da solo? «Con altri quattro colleghi, ma non è uno studio associato. Però ci sono momenti di confronto, ed è importante». Diritto Civile e Amministrativo. Perché? «La scelta è stata, come dire, naturale. Soprattutto il diritto amministrativo mi è piaciuto fin dall’inizio del corso di studi. Nel frattempo, durante gli anni di pratica, ho studiato per il concorso in Magistratura. Un corso con Lucio Militerni, partecipando anche alla stesura del libro «Nessuno deve scegliere per noi» che lui curò, di Umberto Veronesi e Maurizio De Tilla. Era una pubblicazione, in pratica una proposta, sula promozione del testamento biologico. Io mi occupai del capitolo sulla forma e la pubblicità del testamento, poi il libro è stato edito e pubblicizzato su reti tv nazionali e in varie trasmissioni. Una bella esperienza. In quel periodo partecipavo occasionalmente anche alla rubrica “Spia al Diritto”». Il caso più interessante di cui ti sia occupato? «Stiamo aspettando gli esiti di un ricorso alla Corte Europa dei Diritti dell’Uomo per i danni causati dalla Terra dei Fuochi, che ho presentato con un gruppo di colleghi. Con loro abbiamo promosso anche, per primi, ricorsi contro l’irragionevole durata dei processi in Italia, grazie alla legge Pinto nata su direttiva dell’Unione Europa. In pratica, si può considerare di durata ragionevole un processo solo se si conclude in maniera definitiva entro sei anni, tre per il primo grado, due per l’appello e uno per la Cassazione». Ricorso possibile a patto che non si sia stati condannati, se non sbaglio. «Ovviamente». Invece, nel ricorso per i danni causati dalla Terra dei Fuochi, patrocinate molte persone? «Eredi di persone ammalate e poi morte, altre in vita ma già ammalate. Tantissime, un centinaio. È un tentativo, la cosa difficile è dimostrare il nesso eziologico tra inquinamento e malattie. Appare evidente che in queste zone ci sia una percentuale di malattie superiori alla media nazionale soprattutto nel triangolo Nola – Acerra – Pomigliano d’Arco e aree limitrofe. Abbiamo fatto un investimento, se ci saranno i risarcimenti sarà soprattutto un riconoscimento per queste persone, prima ancora che una soddisfazione professionale». Che ne è stato della tua aspirazione a diventare magistrato? «Ho seguito i corsi per circa quattro anni, tentando il concorso due volte. Ma ne sono soddisfatto perché è stata un’esperienza bellissima, fruttuosa, dalla collaborazione con i giudici fino alle pubblicazioni. Poi ho optato per la professione libera». Quand’è che, invece, è iniziato per te l’attivismo politico? «Era già in carica la prima amministrazione del sindaco Ferdinando Allocca a Somma Vesuviana quando ci fu il congresso cittadino di Alleanza Nazionale, la sezione era nei pressi della scuola Don Minzoni. Il segretario era Fiore Di Palma, io ero il suo vice. Tra noi si creò una bella amicizia che dura ancora oggi». An era in maggioranza, all’epoca. «Sì, il gruppo consiliare era formato da Peppe Nocerino, Crescenzo De Falco, Pasquale Auriemma, ma noi nel partito sapevamo quel che ci veniva riportato. Era una segreteria giovane, dopo l’entusiasmo del congresso l’attivismo scemò abbastanza. Ricordo quel periodo con simpatia, così come le litigate clamorose ed epocali che accadevano in sezione tra i consiglieri comunali». Era il 2006, la prima amministrazione Allocca durò poco più di un anno e quella Alleanza Nazionale non fu estranea ai fatti. Il sindaco si ricandidò e tu eri al suo fianco. Mi racconti come andò? «Ripeto, all’epoca del partito, noi della segreteria non ci interfacciavamo con il sindaco o con la macchina amministrativa. Nel frattempo An era confluita nel Pdl e io diventavo il presidente del Circolo del Buongoverno. Promuovemmo convegni sull’emergenza rifiuti, sul bilancio, manifestazioni e feste di beneficenza, il Somma Beach Festival che credo sia stata una delle cose più belle realizzate a Somma Vesuviana, l’apice. Eravamo tutti ragazzi, c’era per esempio Umberto Parisi, oggi consigliere comunale: con lui siamo legati da un’amicizia che dura da tantissimi anni». Sì, ma come ti avvicinasti al sindaco Allocca? «Nel 2008 noi avevamo già fatto una serie di convegni e manifestazioni, quando Allocca decise di ricandidarsi noi del Circolo del Buongoverno fummo interpellati, io ero il presidente e fui indicato come colui che avrebbe rappresentato tutti nella lista del Pdl. Nacque tutto per caso. An nel frattempo si era sciolta e, anche se aveva votato la sfiducia ad Allocca, noi non avevamo discusso o vissuto questa cosa, non ci si riuniva più, ormai si andava verso il Pdl». Perciò la tua prima esperienza da candidato al Consiglio Comunale fu quella: la seconda volta da candidato e poi da sindaco per Allocca. Perché gli dicesti di sì? «Con lui c’era il Pdl e il nostro circolo era tra i soci fondatori di quella compagine. Io avevo 29 anni e mi fu chiesto di mettermi in gioco, c’era poco tempo e anche un po’ di timore. Il sindaco era stato sfiduciato a febbraio, il giorno di San Valentino. Poco più tardi andammo al voto con l’unica aspirazione, per quel che mi riguardava, di far bella figura. Puntavamo a intercettare un centinaio di voti, ne presi inaspettatamente 227. Il Pdl elesse dodici consiglieri, io fui il nono. Era un’occasione per mettere insieme giovani professionisti, creare una rete, tentare di far qualcosa di buono per la città. Il Circolo del Buongoverno era vivo, produttivo, partecipavamo al congresso nazionale di Montecatini con ragazzi da tutta Italia. Una delle esperienza più belle dal punto di vista culturale e politico che finora abbia vissuto». La prima esperienza da consigliere comunale, invece? «All’inizio andò bene ma ad un certo punto cominciò a tirare un’aria particolare, tra me e il sindaco ci furono incomprensioni coincise con il licenziamento dell’architetto Mena Iovine, provvedimento poi ritirato. Lasciai la maggioranza». Corsi e ricorsi storici, si potrebbe dire. Anche perché alla candidatura successiva lo hai comunque sostenuto, nel 2013. «Viste le alternative, sicuramente era naturale la scelta». Che sindaco è stato Ferdinando Allocca? «Lui era una persona di carattere. Decisionista, in grado di ascoltare gli altri ma di scegliere poi con fermezza. Essendo un medico, sapeva bene di dover circondarsi – per gli aspetti legali e gestionali – di persone competenti. Questo ha fatto sì che le sue decisioni politiche avessero sempre un supporto amministrativo e giuridico di base. Era questa la sua forza. Il suo carattere non era semplice ma si poteva star sicuri che, nel momento in cui avesse capito il valore di chi gli stava di fronte, avrebbe concesso spazio e fiducia». Un buon sindaco, dunque? «Sì, ha seminato molto». Se dovessi dirmi la cosa più importante realizzata in quegli anni? «Ha fatto benissimo, per esempio, a sistemare una serie di cose della macchina comunale, gettando basi concrete e solide per il futuro. Sulle opere pubbliche io non sempre sono stato a favore, anche quando arrivarono i soldi Italgest avrei preferito che si investisse su incentivi per le professioni, per il commercio, per i giovani, anche magari soltanto pagando i debiti del Comune per alleggerire il bilancio. Ma alla fine erano tante le variabili che il sindaco doveva tenere sotto controllo e ha fatto bene, per esempio, a realizzare l’isola ecologica. In quel periodo l’emergenza rifiuti era pazzesca ma Somma, anche grazie al lavoro della Iovine, ha tenuto bene dando grossi impulsi, mettendo le basi per il futuro». Alla fine di quella consiliatura, il simbolo del Pdl andò – per le successive elezioni –  a Paola Raia. Tu scegliesti nuovamente la coalizione di Allocca e ti candidasti con Lista Cuore. «Era il 2013, c’era già Fratelli d’Italia ma non avevo ancora aderito e a Somma Vesuviana non si fece quella lista. Nella Lista Cuore fui eletto con 260 voti. Ricordo quel periodo come un’esperienza di passaggio e faceva male vedere il sindaco stanco, deciso e brillante come sempre ma già consapevole della malattia». Nei mesi precedenti alla sua scomparsa lo sostituì il suo vice, Salvatore Di Sarno. Tu fosti tra coloro che a un certo punto optò per la sfiducia. «Sì, a mio parere quell’esperienza era ormai finita. Di Sarno si ritrovò in una posizione difficilissima, quasi una vittima sacrificale ma senza legittimazione, mantenere gli equilibri con molti pezzi della coalizione che già pensavano alla campagna elettorale era impossibile». E per le amministrative 2014, infatti, i «pezzi» si divisero. Una vera e propria scissione della coalizione di centrodestra, un po’ come per la volta precedente nello scontro Allocca – Raia, ma stavolta più forte perché separava una compagine quasi «storica». Tu, con Fratelli d’Italia, hai scelto di sostenere Piccolo. Forza Italia era invece con Antonio Granato. Come nacque la decisione? «Nacque tutto dal momento di confusione seguito alla scomparsa di Allocca. Lista Cuore, Noi Sud, anche la famiglia Allocca, andarono verso Piccolo che, a quel punto, sembrava la naturale prosecuzione». Piccolo era stato avversario di Allocca solo l’anno prima. «Quel momento fu davvero caratterizzato da un grande caos. Forza Italia ad un certo punto sembrò voler dare all’attuale sindaco. Poi si procrastinò la decisione rispetto al candidato, finché scelsero Antonio Granato. Ma nel frattempo la coalizione di Piccolo c’era». Perciò, per la tua terza volta da candidato al consiglio comunale, hai portato il simbolo di Fratelli d’Italia al sindaco attuale. «Sì, fui eletto con 350 voti. Era la lista con più giovani e avemmo solo 15 giorni per la campagna elettorale perché fummo esclusi e poi reintegrati dopo il ricorso al Consiglio di Stato. Fu complicato ma bello, tutti i ragazzi che si sono impegnati in quella esperienza sono ancora quasi tutti partecipi, siamo legati: l’atmosfera tra noi è un po’ come quella che regnava nel Circolo del Buongoverno».  È stato naturale per te aderire a Fratelli d’Italia? «Immaginavo che potesse essere la prosecuzione del percorso iniziato da Alleanza Nazionale. È evidente che quel periodo storico è concluso e non più ripetibile. Ma credo che oggi siano necessari sia i partiti di Destra che quelli di Sinistra perché le commistioni al centro sono pericolose: Pd e Forza Italia sono simili, occorrono i contrappesi, sono fondamentali». A Somma Vesuviana avete una struttura di partito? «All’inizio il segretario era mio zio, Mario De Filippo. Oggi, organizzato e costituito il coordinamento, è subentrato Fiore Di Palma. Ci incontriamo regolarmente, tutti». Quando il vostro candidato sindaco, Pasquale Piccolo, ha vinto avete chiesto una rappresentanza in giunta? «Certo, penso fosse giusto per una questione di partecipazione attiva. Ma non è stato così. Abbiamo accettato per un po’ la delega al cimitero, che detenevo io da consigliere comunale, poi le cose sono andate diversamente. Diciamo che con il sindaco Piccolo non ci siamo mai “presi” caratterialmente». Crisi politica, dimissioni di assessori e dello stesso sindaco, nuova giunta. Poi la tua decisione di passare all’opposizione. Si può dire che Fratelli d’Italia abbia resistito finché si poteva? «Solo per senso di responsabilità. Ci hanno negato la rappresentanza in giunta con motivi che non stanno né in cielo né in terra. Qualcuno ha detto che abbiamo preso pochi voti, senza pensare che, quei voti lì, portati ad Antonio Granato avrebbero prodotto un risultato diverso: il nostro “zero virgola qualcosa” in termini di percentuale ha fatto sì che Piccolo mettesse al sicuro la maggioranza consiliare già al primo turno. Senza contare che la nostra presenza ha dato alla coalizione una caratterizzazione di centrodestra, questione di non poco conto giacché senza di noi non sarebbe stato così: il centrodestra sarebbe stato altrove, da Granato, al quale inevitabilmente abbiamo tolto voti e che senza di noi ha perduto un certo elettorato». Senza di voi la coalizione di Piccolo poteva dirsi al massimo «di centro»? «Sì, o soltanto coalizione civica. Invece Piccolo ha potuto dirsi candidato sindaco di centrodestra». Il sindaco Piccolo ha una storia di destra… «Ciò non toglie che la nostra partecipazione abbia caratterizzato fortemente la coalizione e che, seppure non fortissima a livello numerico, sia stata fondamentale a livello politico». Ad oggi, tolto il mancato riconoscimento di fatto del ruolo politico, cos’è che non va? Cos’è che ti ha spinto davvero a passare sui banchi di opposizione? «Quello che manca è l’umiltà. La forza del sindaco precedente, Ferdinando Allocca, era proprio questa: riconoscere la necessità di attorniarsi di persone competenti in grado di capire cosa sia la macchina amministrativa. Invece adesso, finite le elezioni regionali, bisognava mettere a posto un po’ di cose ma, con qualcuno che soffiava sul fuoco, si è finiti per arrivare al limite tant’è che l’amministrazione stava per concludersi. Abbiamo poi rivendicato il ruolo in sede di ripartenza – e non potevamo fare altrimenti – l’ho detto chiaro in consiglio comunale, ma anche stavolta non si è voluto ascoltare. Personalmente ho chiesto scusa alla città perché questo è un momento triste per Somma Vesuviana e noi, volenti o nolenti, siamo tra i responsabili. La crisi è finita per modo di dire, senza risolvere i problemi che si stanno infatti ripresentando. Manca un senso di responsabilità, mentre bisognerebbe andare avanti tutti insieme, non c’è un coordinamento tra consiglieri». Nel documento che hai protocollato prima di annunciare il tuo passaggio all’opposizione fai riferimento a due questioni precise: la mancata realizzazione della seconda isola ecologica e la determina con la quale, senza bando di gara, si prorogava l’appalto per i servizi cimiteriali alla stessa ditta. Determina poi ritirata di recente. «Due questioni non da poco, direi. Una seconda isola ecologica avrebbe rappresentato un investimento per il futuro, la scelta rispetto ai servizi cimiteriali era un errore marchiano anche senza entrare nella questione giuridica per la quale, secondo me, non c’erano nemmeno i presupposti. Quel che ci ha allontanati è la maniera di intendere la politica, siamo lontani, non mi sento di condividere certe scelte. Si può essere buoni, ma se poi si passa per fessi si è colpevoli esattamente come gli altri. Pur sentendosi parte di una squadra, arriva il momento in cui la dignità personale deve prendere il sopravvento». Di cosa avrebbe bisogno, oggi, Somma Vesuviana? «Di fermarsi, di ragionare su un programma politico incarnato soprattutto da uomini. La colpa di tanti danni non è della politica in sé ma di chi l’ha rappresentata. Occorrono persone che lavorino per la città. Sappiamo che Somma Vesuviana ha bisogno di un piano urbanistico o di un piano commerciale ma, innanzitutto, di persone giuste al posto giusto. Con la politica del compromesso e gli accordi al ribasso, a pagarne le conseguenze sarà la città. E naturalmente i cittadini. Per il momento stiamo tutti pagando quelle della fine prematura dell’amministrazione Allocca, non c’è stato il tempo di programmare, di costruire, dovendo fare una scelta in pochi mesi». Le alternative a Piccolo c’erano. O no? «Chiaramente Antonio Granato aveva già un’idea. Altri avversari avevano già pronto un programma e un’azione, quello della volta precedente. Ma è stato un caos politico. Io ripeto spesso che forse a Somma Vesuviana un anno di commissariamento non avrebbe fatto male, avrebbe dato il tempo per costruire. E so che Allocca stesso era preoccupato per questo. Lui morì di domenica, io lo avevo visto il venerdì precedente». Cosa ti disse? «Il suo timore per il futuro di Somma Vesuviana è stato evidente fino alla fine. Io andai a trovarlo insieme a Lello Angri, ci disse che teneva molto alla città pulita, che voleva tutto funzionasse per il meglio. Ripeteva che se avesse potuto avere il tempo per mettere a segno altre due o tre cose, poteva poi dire di aver fatto il suo dovere fino in fondo». A tuo parere, l’amministrazione Piccolo può ancora cambiare rotta? «Se la situazione rimane quella attuale, ritengo difficile si possa progettare per il futuro, programmare a lunga gittata. Forse si può tamponare qualche problema quotidiano ma nulla di più. Non ci sono i presupposti e forse nemmeno i numeri. Si può sopravvivere con accordi al ribasso. Ma sia chiaro, so bene che la posizione del sindaco Piccolo – che rispetto come persona e come professionista – è difficile». Qualcosa di buono è stato fatto da quando Piccolo è al governo? «Lui aveva, credo, ottime intenzioni, motivazioni positive, idee condivisibili. Ma la coalizione troppo eterogenea, le elezioni regionali di mezzo, l’inesperienza amministrativa e l’assenza di un supporto tecnico ha prodotto questo stallo. Immagino pure che ad un certo punto si sia ritrovato da solo e abbia dovuto fare, come dire, di necessità virtù e che sia passato troppo poco tempo per dare giudizi definitivi ma non vorrei essere nei suoi panni. Una cosa è essere un buon professionista, altra cosa è dirsi un buon amministratore». Al momento, dunque, resti all’opposizione. Tu hai ambizioni politiche, la voglia di continuare? «La politica per me è da sempre una passione. Anche in questi ultimi anni, che non ricorderò certo come entusiasmanti, posso comunque dire di essermi formato. La politica si può fare in tanti modi, il mio è un concetto puro, greco. Se non ci fossero aspirazioni, in tutti i campi, la vita non avrebbe senso. Ma prima ancora delle aspirazioni personali bisogna pensare ad un progetto e ad una squadra. Se potrò essere utile, ci sarò. In caso contrario, nessun problema. Se la scelta è la pseudopolitica vissuta in questo ultimo anno, la cosa non mi appassiona». Oggi però tu non vivi a Somma, giusto? «Ci vivo praticamente tutto il giorno, anche di sabato e domenica. Ma di sera torno ad Avellino dove vivo con la mia compagna, Marilisa, e suo figlio. Una scelta fatta anche per non sradicare il bambino che ha nove anni, va a scuola. Diciamo che ad Avellino dormo soltanto, la città mi piace ma non riusciamo a viverla molto. Lei è segretaria generale al Comune di Nola, io ho studio a Somma Vesuviana, di domenica c’è il pranzo da mia madre, di sabato capita di tornare per il lavoro, la politica, una festa, gli amici. In pratica sono sempre qui, vivo Somma Vesuviana nel quotidiano». Com’è il rapporto con il bimbo della tua compagna? «Ottimo, familiare, ci vogliamo molto bene. Sarà anche effetto della esperienza negativa vissuta nella mia infanzia e nell’adolescenza, ma oggi so che i figli sono quelli che cresci. Lo amo molto». Quando non sei impegnato nella professione, nella politica, con la famiglia, cosa fai? Altre passioni? «Il calcio è una di queste. Ho giocato, anche. Ma ora mi dedico principalmente al tennis. Sono tifoso, pur se adesso vado raramente allo stadio». L’ultimo libro che hai letto?     «” Il ventennio” di Gianfranco Fini. È uscito nel 2013 ma io l’ho letto qualche mese fa, ero curioso di rivivere, dal suo punto di vista, gli anni in cui ho cominciato io stesso a fare politica. Amo i libri che prendono spunto da realtà di cronaca, da fatti accaduti, in particolare se di storia contemporanea». A tuo parere la storia, o meglio la destra, che giudizio avrà domani su Gianfranco Fini? «Se parliamo dell’ultima fase del suo impegno politico non potrà che essere negativo. Ma un giudizio deve essere complessivo e lui è stato uno che ha saputo comprendere come la Destra andasse rinnovata. Ha capito che occorreva una svolta europeista tant’è che i risultati delle sue scelte furono all’epoca favolosi, con Alleanza Nazionale che arrivò a toccare il 15 per cento. Ma ogni volta che ha poi tentato di dare un’impronta diversa – non dico moderata ma quasi “democristiana” – il partito è crollato, come accadde alle Europee quando An si fuse con Segni sotto l’egida dell’Elefantino. Fini ha però pagato molto anche la presenza sulla scena politica di Berlusconi, credo che sia stato costretto alla fusione nel Pdl perché molti dei suoi cosiddetti “colonnelli” avevano già deciso». L’ultimo film che hai visto al cinema? «Quo vado di Checco Zalone ma è stata una scelta estemporanea, per l’orario di programmazione era l’unico utile. L’idea era quella di vedere lo spy movie di Spielberg, “Il ponte delle spie” con Tom Hanks. Anche per il cinema vale la stessa propensione che ho per le letture: mi piacciono i thriller se prendono spunto da fatti storici, realmente accaduti. Guardo molto anche le serie tv, trovo per esempio spettacolare House of Cards, ho rivisto una miriade di volte Romanzo Criminale e detesto i film di fantascienza». Ami la storia, hai detto. I personaggi che ti hanno più interessato? «Ho studiato con interesse tutti coloro che hanno segnato il ‘900, da Adolf Hitler a Benito Mussolini. Mi sono appassionato alle vicende di John Fitzgerald Kennedy e di Martin Luther King che hanno cambiato la storia del mondo. Se poi andiamo al Rinascimento, direi Niccolò Machiavelli». Che peso ha il sentimento dell’amicizia nella tua vita? «È un valore assoluto, è fondamentale. Sono a disposizione di coloro che considero amici, giorno e notte, magari vorrei che si facesse lo stesso per me. Non accetto quando si mette da parte questo valore importante in nome della politica, la trovo una scusa per chi fa solo i propri interessi. La politica è un’arte nobile, l’amicizia è un sentimento altrettanto nobile. Nessuna delle due cose si può strumentalizzare per interessi privati». Il tuo rapporto con il denaro? Come lo spendi? «Non sono spendaccione, sono cresciuto con una mamma impiegata e non certo in una famiglia ricca. Se posso, spendo per viaggi, ho girato l’Italia e un po’ di Europa». Il luogo più bello che ricordi? «Più che il luogo, pure bello come la Spagna, ricordo la compagnia piacevolissima di amici. I viaggi d’estate con ragazzi come Umberto Parisi e Gaetano Di Matteo». Dov’è che invece vorresti andare? «Mi piacerebbe un viaggio estremo. Nel deserto, al Polo Nord o al Polo Sud. In un paesaggio fatto tutto di sabbia o di ghiaccio, con emozioni uniche che credo nessun altro luogo possa offrire. Ma anche gli Stati Uniti o l’Australia sarebbero un’opzione». C’è qualcosa che desideri, che vuoi assolutamente realizzare nella vita? «In campo professionale mi piacerebbe realizzare qualcosa che possa essere utile a tutti, non parlo dei bisognosi ma proprio di tutti. Ho letto un libro bellissimo, “Il Segreto” di Rhonda Byrne, racconti reali di chi ha cambiato la propria vita in maniera profonda: ecco, vorrei creare qualcosa che possa aiutare tutti. Infine l’uomo vive per trovare la serenità e la serenità si trova nell’amore. Il segreto della vita è questo, amarla». Come pensi sarai tra vent’anni? «Mi immagino con una famiglia allargata, spero di avere un altro figlio anche se amo quello della mia compagna come se fosse mio. Ma lasciare un segno, una traccia nel mondo, mi piacerebbe. Credo sia un retaggio della maniera in cui ho vissuto: con mia madre, dopo il suo divorzio, siamo andati dai nonni. Ero il bimbo di casa, con cinque zii, una grande famiglia che vedo come un valore. Nella vita ho imparato che non bisogna mai dire mai: l’unica cosa importante è l’amore». A proposito di amore, di recente a Somma Vesuviana ci sono state manifestazioni pro famiglia tradizionale delle Sentinelle In Piedi e contromanifestazioni cui ha partecipato l’Arcigay. Tu cosa pensi delle unioni civili e delle stepchild adotion contemplate dal disegno di legge Cirinnà? «Credo che il diritto debba adeguarsi alla realtà sociale, oggi è impensabile non riconoscere i diritti a una coppia di fatto, che sia composta da uomo e donna, uomo e uomo o donna e donna. Le famiglie di fatto esistono, non si può far finta di non saperlo. Sulle adozioni ci andrei più cauto. Io oggi mi rendo conto di aver sofferto senza una figura paterna, da piccolo non ci facevo caso perché magari c’era il nonno o lo zio. Due maschi o due femmine potranno anche essere ottimi genitori, non c’è dubbio, ma sugli interessi dei minori credo ci sia ancora bisogno di discutere molto. È anche vero che tra vent’anni la società sarà talmente progredita che questo problema non lo avremo più ma, al momento, uno Stato che non riconosce i diritti di una coppia, sia pur gay, non è uno Stato. Ecco, discutiamo del resto: io mi sono trovato a svolgere un ruolo genitoriale con un bambino non nato da me e mi sono ritrovato delle caratteristiche che mai avrei pensato di avere. Dunque l’amore prevale su tutto ma bisogna stare attenti: è facile chiamare “fascista” chi non è d’accordo e rivendicare una libertà a 360 gradi quando quest’ultima incide sui diritti dei minori. Per il resto, due adulti consenzienti possono fare quel che più loro aggrada e vanno riconosciuti come coppia da uno Stato laico». A livello nazionale, essendo tu con Fratelli d’Italia, immagino che se ti chiedessi quale politico ti rappresenta di più risponderesti Giorgia Meloni… «Sì, la Meloni mi rappresenta abbastanza. Certo non amo quando Fratelli d’Italia rincorre su alcuni temi la Lega Nord, non mi piace la demagogia né il populismo. Non mi rispecchio nella linea politica quando, per esempio, si fanno lotte a prescindere contro gli immigrati». Sei un «fratellino d’Italia» sui generis, direi. Quasi «moderato». «No, sono per una Destra moderna e di governo. Lo dissi anche in un coordinamento provinciale dopo le elezioni: non possiamo fare un giorno gli uomini di governo e il giorno dopo atteggiarci a uomini di rivoluzione». La immagini la Meloni alla Presidenza del Consiglio? «Sì, può riuscirci. È giovane, preparata, ha alle spalle una gavetta politica necessaria. Per me non si può diventare sindaco e nemmeno parlamentare senza essere partiti dal basso, il male della politica di oggi è che molti deputati non hanno nemmeno la preparazione di un consigliere comunale». Magari perché i partiti non considerano più fondamentale la formazione politica… «È vero, un tempo si era preparati, si insegnava nelle sezioni politiche ad approcciare la pubblica amministrazione, a destreggiarsi tra delibere, determine, provvedimenti, si imparava lì come muoversi. Oggi i partiti nascono da sfaldamenti di altri partiti e in tanti non c’è senso di appartenenza. In consiglio comunale ogni consigliere sembra un partito a sé, non c’è linea se non personale. Così non va». Torniamo un attimo alla politica locale di Somma Vesuviana: c’è qualche assessore nella giunta Piccolo che, a tuo parere, sta facendo un buon lavoro? «Credo che in tanti si siano trovati spaesati, senza un supporto tecnico necessario o un interfaccia amministrativo che potesse indirizzarli verso una certa programmazione e azione, sulla strada giusta. Ma penso anche che, per esempio, Giovanni Salierno abbia lavorato bene. E che anche Gaetano Di Matteo si impegni moltissimo nel suo compito». Anche se non ti piace il genere, facciamo una ipotesi fantascientifica: domattina ti svegli sindaco di Somma Vesuviana. Cosa faresti? «Cercherei di normalizzare la città, di portarla a regime. Non grosse piazze o grosse opere ma fogne dove non ancora non ve ne sono, e nel 2016 non è accettabile. Partirei dalle piccole cose, sull’esempio di Rudolph Giuliani, il sindaco di New York che asseriva l’importanza della teoria “delle finestre rotte”, una teoria criminologica applicata appunto da Giuliani all’inizio degli anni’90. Se ogni giorno punissimo regolarmente chi imbratta i muri, rompe i vetri o getta una carta in terra, anche i reati più grandi diminuirebbero. Perciò non cose eclatanti ma quelle necessarie, accerchiandosi di persone competenti con il coraggio di puntare su giovani che possano dare molto alla città in termini di operatività, progettazione, idee, avendo una base amministrativa di supporto». Per finire se potessi, dall’opposizione dove hai voluto collocarti, dare un consiglio spassionato al sindaco della tua città, Pasquale Piccolo, cosa vorresti dirgli? «Vorrei dirgli di ragionare a mente fredda e capire quale sia il male minore per Somma Vesuviana. Di comprendere, senza farsi condizionare dall’orgoglio o dalla volontà di non darla vinta a qualcuno, se la situazione attuale possa davvero essere procrastinata a lungo senza conseguenze. Il rischio è che l’antipolitica possa averla vita e capisco che oggi il sindaco, essendo una persona di carattere, non voglia mollare ma dovrebbe essere consapevole che abbiamo sbagliato tutti. Le colpe di questo fallimento sono appunto di tutti, anche sue. Dovrebbe assumersene le responsabilità senza sventolare lo spauracchio di un eventuale commissariamento. Se è previsto dalla legge tanto negativo non è e questi continui conflitti, la tensione costante, non fanno bene a nessuno, meno ancora alla città».

Castello di Cisterna: rubate nella chiesa le reliquie del santo patrono

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I resti di San Nicola sono stati trafugati dopo la messa vespertina.  Non c’è pace per Castello di Cisterna, paese di 8mila abitanti del territorio a est di Napoli dilaniato da una criminalità endemica. Stavolta i criminali della zona si sono accaniti sulle reliquie del santo patrono, San Nicola, che sono state rubate ieri sera, poco dopo la messa vespertina, nell’unica chiesa del piccolo centro stretto tra Pomigliano e la conurbazione che si allunga fino a Nola. ” Le reliquie di San Nicola non valgono niente sotto il profilo materiale ma sotto quello della fede hanno per noi un valore immenso: preghiamo il santo affinché ritornino in chiesa “, l’appello lanciato dai fedeli della parrocchia attraverso i social. Il furto è  stato messo a segno in un punto della chiesa piuttosto visibile per cui il sospetto è che sia stato commesso da persone che ben conoscono il posto e gli orari in cui è frequentato o meno. Resta l’amarezza per un gesto davvero inspiegabile, ai limiti del vandalismo più becero. Qualche settimana fa i ladri qui sono stati capaci di rubare le dodici telecamere fatte installare, sopra dei pali molto alti, dal ministro dell’Interno Angelino Alfano sulle piazze di spaccio e davanti alle case degli assassini di Anatolij Korol, l’immigrato eroe ucciso nell’agosto scorso mentre tentava di sventare una rapina in un supermercato della zona.

Una strolaga mezzana sul lungomare di Napoli

Avvistata una Strolaga mezzana a Napoli: un altro uccello proveniente dal Nord sceglie di trascorrere l’inverno nel Golfo partenopeo.

 

Dopo la Moretta codona avvistata a Foce Sarno, ieri 2 febbraio proprio in occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, sul lungomare napoletano è spuntata un’altra specie tipica del Nord Europa: una strolaga mezzana (Gavia artica). La strolaga pescava nella piccola darsena della Rotonda Diaz, ed è stata prontamente avvistata dal fotoreporter napoletano Giuseppe Farace, specializzato in campo ambientale. «L’ho vista da lontano» spiega Farace «in un primo momento ho pensato che fosse un giovane cormorano. Poi l’ho inquadrata con il teleobiettivo della mia fotocamera, e ho scoperto con sorpresa che si trattava di una strolaga mezzana». Farace è riuscito così a girare un breve video che immortala la strolaga mezzana a caccia di pesci, poco distante dagli scogli bianchi del lungomare. «È un’abilissima nuotatrice» spiega l’ornitologo e Presidente ARDEA Rosario Balestrieri, «e come si può osservare dal video, utilizza una tecnica di caccia caratteristica: inizialmente immerge la testa in acqua fino all’altezza degli occhi, per guardarsi intorno e individuare potenziali prede. Solo poi si immerge per pescarle».

La strolaga «potrebbe essere la stessa avvistata al Lago Patria pochi giorni fa insieme agli ornitologi Mark Walters e Andrea Senese» ipotizza Farace. Certo è che una strolaga in città, in luoghi così frequentati da turisti, cittadini e pescatori è difficile osservarla, ma «capita che nei luoghi ritenuti meno interessanti, si possano individuare esemplari rari da fotografare» conclude Farace, che di specie rare e minacciate ne ha fotografate tante nella sua carriera.

Oltre al luogo, però, anche la latitudine è inusuale per la specie. «La strolaga mezzana nidifica tra il 55° e il 75° parallelo Nord» spiega Balestrieri, «e in generale è presente in Nord America e in Nord Europa con due sottospecie differenti. Non ci sono molti dati di strolaghe mezzane che hanno trascorso l’Inverno in Sud Italia, e soprattutto non sono dati che vanno molto indietro nel tempo». Ma è difficile dire se realmente la specie stia diventando più frequente da noi: «non ci sono monitoraggi ad hoc» continua Balestrieri, «e inoltre sui nuovi avvistamenti può aver influito la rapida diffusione di nuovi mezzi di osservazione, come le macchine digitali che spopolano ovunque e i cannocchiali». È difficile anche dire se sia colpa dei cambiamenti climatici: «forse queste temperature così miti per un inverno, potrebbero aver modificato le correnti marine e l’abbondanza degli stock ittici nei luoghi abituali di svernamento di questa specie. E forse per questo alcuni individui potrebbero aver scelto di spingersi più a sud nella ricerca di cibo. Ma per ora restano solo ipotesi» conclude Balestrieri.

A Pollena Trocchia si prepara la “Corrida 2016”

L’Associazione “Graffito D’argento” ha aperto dal 10 gennaio scorso le selezioni e le iscrizioni  per la decima edizione della Corrida a Pollena Trocchia.   Come ogni anno, Pollena Trocchia si prepara ad accogliere il nuovo spettacolo della “Corrida 2016”. L’evento nonostante sia giunto al traguardo della decima edizione, vede Annamaria Romano, presidente dell’associazione “Graffito D’Argento”, curare i dettagli proprio con lo stesso entusiasmo della prima edizione. Una determinazione tipica di chi, grazie alla sua  voglia di vivere e di fare, crea elementi  di appoggio e  di lancio per i giovani del territorio. Le iscrizioni sono aperte dallo scorso 10 gennaio e continueranno fino al  prossimo 10 maggio.  Sono ammesse le categorie di canto di ogni genere, il cabaret, e il ballo. L’evento, oltre ad essere attentamente curato e voluto dal  Graffito d’argento, vanta il patrocinio morale del comune di Pollena Trocchia. La data dello spettacolo è ancora da definire, ma sarà sicuramente in piena stagione estiva. Numerose le iscrizioni, e variegate le esibizioni, che esaltano di anno in anno una qualità sempre più in crescita. L’ottimo risultato è frutto sicuramente del fatto che molti giovani identificano in questo evento un’opportunità da non farsi scappare. Infatti l’iniziativa è abbinata al Concorso nazionale  per giovani talenti “Musica è”, a cui parteciperanno i primi sei classificati della  “Corrida 2016”. Lo spettacolo è sempre stato molto gradito dalla cittadinanza, che ha sempre apprezzato  la riproduzione divertente e coinvolgente tipica dell’originale.  Un piccolo dettaglio distingue la Corrida di Pollena Trocchia da quella storica della TV , ricordiamo cavallo di battaglia del grande Corrado Mantoni, ed è lo slogan. “Dilettanti allo sbaraglio” si trasforma in “ Lo sbaraglio dei dilettanti”. Sottile e ironica la chiave di lettura. Nell’attesa delle selezioni e nella speranza di opportunità, non resta ad Annamaria Romano e alla sua Associazione “Graffito D’Argento” di sigillare tutto come avrebbe fatto il grande Corrado, perché una cosa è certa, per chi ha talento: “ Non finisce qui!” Chiunque fosse interessato può rivolgersi alla segreteria dell’Associazione. (339 5306263 – 339 6398436).        

Somma Vesuviana, carnevale: un’ordinanza del Sindaco in materia di sicurezza

Qui di seguito riportiamo integralmente l’ordinanza del sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo, redatta in occasione della festa di Carnevale 2016 in materia di sicurezza, sanità ed igiene.  Ordinanza Numero 11 del 02/02/2016 Oggetto: Ordinanza in materia di sicurezza, sanità ed igiene urbana in occasione del Carnevale 2016 IL SINDACO Premesso che durante il periodo della festa del Carnevale si verificano per le strade cittadine ed in particolare in prossimità delle sedi scolastiche spiacevoli episodi dovuti all’uso improprio di prodotti quali bombolette spray, fiale maleodoranti etc. da parte di giovani anche minori che sovente sfociano in veri e propri atti teppistici; Atteso che le manifestazioni legate al Carnevale e le intemperanze dovute all’utilizzo dei descritti  prodotti tipici di questi particolari festeggiamenti si manifestano principalmente nelle aree di aggregazione del territorio, quali piazze, strade principali, che spesso coincidono o sono adiacenti alle uscite dai plessi scolastici degli studenti, creando forti problematiche anche alla viabilità già critica nell’ordinario, durante l’ingresso e l’uscita degli alunni dalle scuole; Visto che per la assoluta necessità di assicurare l’incolumità e la sicurezza dei cittadini si rende opportuno chiudere le scuole di ogni ordine e grado i giorni 08/02/2016 e 09/02/2016, vigilia e festa del Carnevale 2016, anche a tutela del patrimonio pubblico e per la prevenzione di atti vandalici che, se non controllati potrebbero causare danni alla sicurezza dei cittadini, nonché per evitare problematiche alla circolazione dei veicoli; Assunti i poteri conferiti dal D.lgs. 267/2000 ed in particolare dall’art. 50, comma7; ORDINALa chiusura delle scuole del territorio di ogni ordine e grado, con divieto di accesso ai plessi scolastici per tutti gli operatori compresi quelli di segreteria per i giorni 08/02/2016 e 09/02/2016. Trasmettere la presente ordinanza, a sostituzione della ordinanza n.10 del 01/02/2016, a tutti i responsabili delle scuole primarie e secondarie del territorio a cura del competente servizio comunale – Area n. 5. Trasmettere il presente atto al Responsabile della Polizia Municipale per gli adempimenti e provvedimenti di competenza. Incaricare l’Ufficio di Segreteria di dare ampia pubblicità, informazione e diffusione del presente provvedimento mediante pubblicazione di avviso presso le due sedi comunali, nelle bacheche, all’albo pretorio on line e sul sito istituzionale del Comune, nonché agli organi di informazione e alla locale Stazione dei Carabinieri.                                                   IL SINDACO                                               Pasquale Piccolo (Fonte foto: rete internet)      

Mariglianella: Inaugurazione del Centro Polifunzionale presso l’ex Casa Comunale

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Sarà inaugurato Giovedì 4 Febbraio 2016 alle ore 10,30 il Centro Polifunzionale,   frutto dell’opera di ristrutturazione e rifunzionalizzazione dell’ex Casa Comunale in Via Dante Alighieri n.1, così come programmato e realizzato per volontà dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Felice Di Maiolo. Questo luogo sarà quindi destinato a Centro Polifunzionale per le variegate attività sociali e culturali. L’annuncio pubblico, con l’invito alla Cittadinanza a partecipare, è stato dato con un manifesto a firma del Sindaco Felice Di Maiolo, dell’Assessore alle Politiche Sociali, Luisa Cucca e dell’Assessore ai Lavori Pubblici, Arcangelo Russo. Sono state invitate le Associazioni presenti nell’Albo Comunale e l’Istituto Comprensivo Statale ”Giosuè Carducci” la cui dirigente scolastica, dott.ssa Giovanna Afrodite Zarra, ha assicurato la sua presenza alla guida di una rappresentanza degli studenti. Il Centro Polifunzionale darà definitiva dimora al Circolo Comunale Anziani ed al Forum dei Giovani di Mariglianella.
Centro Polifunzionale del Comune di Mariglianella NA
Centro Polifunzionale del Comune di Mariglianella NA

Torre del Greco: al via “CioccolaTorre”, manifestazione dedicata al cibo degli Dei  

  Dall’11 al 14 febbraio piazza Santa Croce sarà fonte di dolcezza. CioccolaTorre è un’occasione unica per radunare i maitre chocolatier e le eccellenze del settore in una kermesse ricca di laboratori e cultura. Food lovers, intenditori e professionisti potranno degustare, sperimentare e scoprire le diverse sfumature del cioccolato in una quattro giorni dove gusto, amore e passione saranno gli elementi chiave. Piazza S. Croce (Torre del Greco) diverrà dall’11 al 14 febbraio l’harem dei golosi. L’Associazione culturale Hobbisti Millemani e l’azienda Tanagro Legno Idea hanno riunito i migliori maestri cioccolatieri italiani, chef e pasticceri che presenteranno e illustreranno al pubblico le loro eccellenti ricette attraverso le quali sarà possibile scoprire anche i più inaspettati usi del cioccolato e del cacao. Nel corso delle quattro giornate di evento si susseguiranno pastry show, laboratori creativi per bambini e romantiche proposte per le coppie di innamorati. In particolare, nella mattinata del giorno 12 febbraio interverranno 30 ragazzi dell’Istituto Alberghiero Vittorio Veneto di Scampia (indirizzo Accoglienza turistica) accompagnati dalla prof.ssa Patrizia Zinno e le scolaresche di numerose scuole torresi. Tutti i visitatori potranno portare a casa il meglio della produzione nazionale di cioccolato. Gli stand saranno aperti dalle 10 del mattino fino a tarda serata (ingresso gratuito). Un evento a cui non si può non partecipare perché “il Cioccolato è come l’Amore… fanno entrambi bene al Cuore”! invito cioccolatorre  

Pozzilli. Ieri la Giornata Mondiale dell’Epilessia, l’impegno di Neuromed per una corretta informazione contro il pregiudizo

Dobbiamo avere una visione più positiva di questa malattia: fino a poche decadi fa c’era ancora lo stigma della persona con epilessia (anche se non possiamo negare che esista ancora in alcune fasce culturali). Oggi deve essere considerata una malattia assolutamente uguale alle altre che, se ben diagnosticata e curata, può accompagnarsi a una qualità della vita che si avvicina molto a quella delle persone non affette”.   Lo afferma il dottor Giancarlo Di Gennaro, responsabile del Centro per la Chirurgia dell’epilessia dell’I.R.C.C.S. Neuromed in occasione della Giornata Mondiale dell’Epilessia. Ed è da questo concetto che parte l’impegno dell’Istituto di Pozzilli per la promozione di una corretta informazione, contro il pregiudizio che spesso colpisce le persone affette da questa patologia. Si calcola che in Italia vi sia circa mezzo milione di persone affette da Epilessia, il che ne fa una delle malattie neurologiche più diffuse. Può manifestarsi in tutte le fasce di età, con una frequenza più alta nell’infanzia, minore nell’età adulta, che poi torna a salire negli anziani, anche per via dell’allungamento della vita. La corretta informazione parte proprio dai più piccoli. Ne sono convinti gli specialisti Neuromed che tornano tra i banchi di scuola per far conoscere l’Epilessia a studenti, insegnanti e genitori fornendo loro le giuste informazioni per riconoscere e gestire una crisi epilettica insieme a chi ne è affetto, senza averne paura. Tre gli eventi promossi dall’I.R.C.C.S. Neuromed:
  • venerdì, 5 febbraio 2016 alle ore 9:00 il dottor Alfredo D’Aniello e la dottoressa Liliana Grammaldo incontreranno studenti e docenti dell’Istituto Comprensivo ‘San Giovanni Bosco’ in via Giovanni Pascoli, Isernia;
  • venerdì, 12 febbraio 2016 alle ore 9:00 il dottor Alfredo D’Aniello e la dottoressa Liliana Grammaldo incontreranno studenti e docenti della Scuola Media Statale ‘Giovanni XXIII’ in corso Garibaldi, Isernia;
Nel corso di queste giornate i ragazzi, oltre al dialogo con i gli specialisti, faranno volare simbolicamente dei palloncini viola (il colore della Giornata Internazionale dell’Epilessia) offerti dalla GEMAR di Cassino.
  • Gli studenti delle terze classi degli Istituti coinvolti parteciperanno al concorso Neuromed dal titolo “Epilessia: mettiamo in crisi il pregiudizio”. Ogni classe presenterà un elaborato grafico che verrà giudicato dal una commissione composta da due rappresentati delle scuole, due specialisti del Centro di Epilessia Neuromed e dal Presidente della Fondazione Neuromed. La premiazione dei lavori più significativi avverrà giovedì, 17 marzo 2016, alle ore 17:30 presso la Sala Conferenze del Parco Tecnologico I.R.C.C.S. Neuromed in occasione del ‘3° Neuromed workshop on focal epilepsies”.
    “Al di là dell’aspetto medico bisogna considerare il pregiudizio nei confronti della malattia, – spiega Liliana Grammaldo, neuropsicologa del Centro per la Chirurgia dell’epilessia I.R.C.C.S. Neuromedmotivato dal fatto che un attacco epilettico è improvviso e, nella maggior parte dei casi, le persone non sanno come regolarsi. La conoscenza è l’arma che noi dispieghiamo per abbattere questo pregiudizio. Intendiamo fornire, quindi, tutte quelle coordinate che possano far affrontare la malattia senza paura, affinché la sua gestione sia alla portata di tutti e per fare in modo che chi ne è affetto possa vivere con serenità all’interno di un contesto sociale che non lo emargina ma lo sostiene nei momenti critici”. “L’epilessia è tra le malattie neurologiche una delle più diffuse ed è riconosciuta come una malattia sociale. Interessa circa l’1% della popolazione con due picchi di incidenza di cui uno in età infantile-giovanile. – afferma Alfredo D’Aniello, Neuropsichiatra infantile, Centro per la Chirurgia dell’epilessia I.R.C.C.S. NeuromedI ragazzi trascorrono gran parte della loro giornata a scuola ed è frequente che una crisi si possa manifestare proprio durante le ore di lezione. Proprio per questo è importante che sia i ragazzi che gli insegnanti conoscano non solo la patologia ma anche le procedure di intervento da attuare nel caso in cui dovessero assistere alla crisi epilettica di un compagno. In questi casi, infatti, è necessario mantenere la calma e conoscere alcune semplici nozioni su cosa fare o non fare” Nel corso della Giornata internazionale dedicata all’Epilessia, lunedì 8 febbraio 2016, l’I.R.C.C.S. Neuromed predisporrà un info point, presso la clinica di Pozzilli.  

Disgelo Iran: un miliardo per nuovi Atr. Grande boccata d’ossigeno a Pomigliano

Firmato stamane a Teheran l’accordo per la fornitura di 40 velivoli la cui fusoliera si produce negli stabilimenti Finmeccanica del  Napoletano.   La notizia è stata diramata a pochi giorni dall’incontro romano tra il presidente del Consiglio Renzi e il leader iraniano Rouhani. Ma l’accordo siglato stamattina a Teheran tra l’Atr e il governo sciita è il frutto di una trattativa durata settimane e che risale al disgelo determinato dalla decisione dell’Iran di aprire all’Occidente sulla spinosa questione del nucleare. Intanto l’intesa appena sottoscritta costituisce per il grande stabilimento Alenia di Pomigliano una grande boccata d’ossigeno. ATR (joint venture paritetica tra Finmeccanica e Airbus) ha infatti incassato da Iran Air ordini per 40 ATR 72-600 (20 ordini fermi e 20 opzioni), il velivolo passeggeri turboelica a corto raggio. L’accordo, incluse le opzioni, ha un valore potenziale di 1 miliardo di euro. Si tratta di una tappa importante per ATR che fa il suo ingresso in un mercato con un forte potenziale per lo sviluppo e l’espansione del traffico aereo nazionale e di nuove rotte. ATR, società di cui Finmeccanica detiene il 50%, pochi giorni fa a Parigi ha annunciato i risultati 2015 con un fatturato pari a 2 miliardi di dollari e ordini complessivi per 76 velivoli e 81 opzioni. Dal 2010 l’ATR è stato il velivolo più venduto al mondo della categoria fino a 90 posti, rappresentando il 37% dei velivoli complessivamente venduti in questo segmento di mercato (quota che arriva al 77% se si considerano solo i velivoli della categoria turboprop). Finmeccanica, oltre a controllare il 50% di ATR, produce attraverso la Divisione Aerostrutture, presso i siti produttivi di Pomigliano D’Arco (NA) e Foggia rispettivamente l’intera fusoliera completamente dotata di apparecchiature e sistemi e lo stabilizzatore orizzontale in fibra di carbonio. Solo per esprimere in cifre il successo mondiale che ha avuto l’ATR basta pensare che oltre 1.200 velivoli sono operativi presso 200 compagnie aeree in 100 paesi del mondo. ll Programma ATR genera occupazione in Italia per oltre 2.000 risorse se si calcola anche l’impatto sulla Supply Chain. Inoltre, secondo quanto appena fatto sapere da ambienti vicini all’azienda, l’Alenia di Pomigliano non ha nessun problema occupazionale e produttivo visto che gode del portafoglio ordini più consistente dell’intero settore metalmeccanico italiano, grazie a commesse che possono garantire produzioni per almeno altri tre anni. Stesse rassicurazioni sono giunte per quanto riguarda l’impianto di Nola, dove si realizzano parti di fusoliera degli Airbus A380 ed A321.

La Giornata Mondiale delle Zone Umide

Il 2 febbraio è la Giornata Mondiale delle Zone Umide: serbatoi di biodiversità che si sono drasticamente ridotti negli ultimi anni

Nell’ultimo secolo, oltre il 64% delle zone umide sono scomparse. Laghi e torbiere, lagune e litorali, sono scomparsi velocemente tra pressione antropica e riscaldamento globale. Non solo non è stato raggiunto l’obiettivo di fermare la perdita di biodiversità entro il 2010, ma addirittura, secondo l’Ispra, il tasso di declino e perdita di alcune popolazioni di specie legate agli ecosistemi acquatici è quadruplicato dal 2000 a oggi.

L’allarme arriva in occasione del 2 febbraio: la Giornata Mondiale delle Zone Umide, istituita nel 2003, l’Anno dell’Acqua indetto dalle Nazioni Unite. E la data non è stata scelta a caso. Corrisponde con la sottoscrizione della Convenzione Internazionale di Ramsar, avvenuta 45 anni fa, il 2 febbraio 1971, che ha sancito la tutela di questi habitat, fondamentali per la conservazione della biodiversità. “Stagni, paludi, torbiere, bacini naturali e artificiali permanenti con acqua stagnante o corrente dolce, salmastra o salata, che comprendono aree marittime la cui profondità, in condizioni di bassa marea, non superi i sei metri”: così vengono definite nella Convenzione le zone umide.

Oltre a rappresentare l’habitat di moltissime specie di flora e fauna, le zone umide sono fondamentali anche per agricoltura e turismo, e soprattutto perché contribuiscono, in quanto regolatrici del regime delle acque, alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Ma oggi sono seriamente a rischio: la loro estensione si è ridotta di oltre 2/3  e le  principali minacce sono tutte di origine antropica: le sostanze inquinanti impiegate nell’agricoltura, gli scarichi industriali e civili, il massiccio sfruttamento delle risorse e il consumo di suolo.

In Italia, secondo l’elenco stilato dal ministero dell’Ambiente, ci sono 53 zone umide che interessano ambienti e paesaggi di 15 regioni. Qui si rifugia il 40%  della biodiversità italiana (e quasi il 50% delle specie di uccelli). Tutte aree inserite nella rete Natura 2000 o in aree protette nazionali, regionali o locali. Ma che vanno difese.

Ecco perché Legambiente, in occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, si mobilita per far conoscere questi luoghi straordinari dal punto di vista ambientale ma spesso sottovalutati, organizzando escursioni guidate fino al 13 febbraio. “Vogliamo ricordare che per proteggere questi preziosi ecosistemi serve l’impegno diretto delle istituzioni e la sensibilizzazione dei cittadini” spiega il responsabile Aree protette di Legambiente. “Le specie viventi nelle acque interne, che sostengono processi vitali e produttivi, forniscono una serie numerosissima e varia di servizi ecosistemici. La perdita di questi servizi” sottolinea Nicoletti “in particolare di quelli relativi ai processi depurativi, produttivi, alla regolazione dei fenomeni idrogeologici e alla fissazione del carbonio presente nella biosfera, potrebbe determinare impatti preoccupanti sui processi produttivi e sulla qualità della vita dell‘uomo”.

In un Paese come il nostro dove mancano ancora la sinergia fra le Direttive Quadro sulle Acque, Habitat e Uccelli e le aree marino-costiere, e la Direttiva Quadro sulla Strategia per l’ambiente marino “è necessario sollecitare l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini affinché siano avviate le necessarie azioni di tutela” continua Nicoletti.