Avvistata una Strolaga mezzana a Napoli: un altro uccello proveniente dal Nord sceglie di trascorrere l’inverno nel Golfo partenopeo.
Dopo la Moretta codona avvistata a Foce Sarno, ieri 2 febbraio proprio in occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, sul lungomare napoletano è spuntata un’altra specie tipica del Nord Europa: una strolaga mezzana (Gavia artica). La strolaga pescava nella piccola darsena della Rotonda Diaz, ed è stata prontamente avvistata dal fotoreporter napoletano Giuseppe Farace, specializzato in campo ambientale. «L’ho vista da lontano» spiega Farace «in un primo momento ho pensato che fosse un giovane cormorano. Poi l’ho inquadrata con il teleobiettivo della mia fotocamera, e ho scoperto con sorpresa che si trattava di una strolaga mezzana». Farace è riuscito così a girare un breve video che immortala la strolaga mezzana a caccia di pesci, poco distante dagli scogli bianchi del lungomare. «È un’abilissima nuotatrice» spiega l’ornitologo e Presidente ARDEA Rosario Balestrieri, «e come si può osservare dal video, utilizza una tecnica di caccia caratteristica: inizialmente immerge la testa in acqua fino all’altezza degli occhi, per guardarsi intorno e individuare potenziali prede. Solo poi si immerge per pescarle».
La strolaga «potrebbe essere la stessa avvistata al Lago Patria pochi giorni fa insieme agli ornitologi Mark Walters e Andrea Senese» ipotizza Farace. Certo è che una strolaga in città, in luoghi così frequentati da turisti, cittadini e pescatori è difficile osservarla, ma «capita che nei luoghi ritenuti meno interessanti, si possano individuare esemplari rari da fotografare» conclude Farace, che di specie rare e minacciate ne ha fotografate tante nella sua carriera.
Oltre al luogo, però, anche la latitudine è inusuale per la specie. «La strolaga mezzana nidifica tra il 55° e il 75° parallelo Nord» spiega Balestrieri, «e in generale è presente in Nord America e in Nord Europa con due sottospecie differenti. Non ci sono molti dati di strolaghe mezzane che hanno trascorso l’Inverno in Sud Italia, e soprattutto non sono dati che vanno molto indietro nel tempo». Ma è difficile dire se realmente la specie stia diventando più frequente da noi: «non ci sono monitoraggi ad hoc» continua Balestrieri, «e inoltre sui nuovi avvistamenti può aver influito la rapida diffusione di nuovi mezzi di osservazione, come le macchine digitali che spopolano ovunque e i cannocchiali». È difficile anche dire se sia colpa dei cambiamenti climatici: «forse queste temperature così miti per un inverno, potrebbero aver modificato le correnti marine e l’abbondanza degli stock ittici nei luoghi abituali di svernamento di questa specie. E forse per questo alcuni individui potrebbero aver scelto di spingersi più a sud nella ricerca di cibo. Ma per ora restano solo ipotesi» conclude Balestrieri.



