Una delegazione di camici bianchi si è recata stamane in municipio.
Era una cosa risaputa da tempo che l’asl Napoli 3 sud volesse chiudere il distretto sanitario di Somma Vesuviana costringendo la cittadinanza a recarsi nel lontano distretto di Marigliano. Intanto è appena scattata la mobilitazione locale. Medici e infermieri dell’ex convento di via Indolfi stamattina sono stati ricevuti dal sindaco, Pasquale Piccolo. Gli operatori sanitari chiedono ovviamente che il presidio non venga chiuso. “Ho contattato l’asl Napoli 3 sud – ha detto il sindaco – farò di tutto per impedire questo sfregio al territorio”. La chiusura del distretto di Somma Vesuviana negherà il diritto ad avere un presidio vicino a decine di migliaia di persone, che saranno costrette a recarsi al distretto di Marigliano, in zona Pontecitra, distante da molti punti di Somma Vesuviana fino a oltre dieci chilometri. Attualmente nel distretto sommese sono dislocati molti servizi ambulatoriali specialistici di fondamentale importanza. Eccoli elencati: cardiologia, chirurgia generale, dermatologia, fisiokinesiterapia, diabetologia, medicina generale, neurologia, neuro psichiatria infantile, psichiatria e ondontoiatria, ortopedia, otorinolaringoiatria, stranieri temporanei presenti, scelta e revoca del medico, ricoveri all’estero e trapianti d’organo, assistenza anziani, materno infantile, esenzione ticket, vaccinazioni, ostetricia, consultorio, medicina legale e invalidi civili e riabilitazione.
La manifestazione tenutasi al Metropolitan, dal titolo «Facciamo chiarezza» ha nei fatti avuto un duplice obiettivo: elencare quanto fatto e quanto nei progetti, ma anche togliersi pubblicamente ogni singolo «sassolino» dalle scarpe nei confronti degli ex alleati. Lello Abete: «Ci sono personaggetti per cui è diventato di moda attaccare il sindaco e i suoi amici, non faccio un confronto con il primo scemo che arriva». L’unico ad avergli chiesto un confronto pubblico è stato, con un post sui social, Ciro Pavone, il suo ex capostaff nonché coordinatore della sua campagna elettorale, che gli ha replicato poco dopo la manifestazione, con un video messaggio. Il sindaco Abete sul palco del Metropolitan accanto al suo vice Carmen Aprea
La conduzione del giornalista Francesco De Rosa, dal tratto inconfondibile, ha «messo ordine» negli interventi, chiesto un applauso per tutti i sindaci di Sant’Anastasia, dal primo fino all’ultimo, «regalato» una chicca come il filmato dell’Istituto Luce risalente agli anni ’30 in cui si vedono i battenti entrare nel Santuario di Madonna dell’Arco, seguito da un «viaggio» in auto per le strade cittadine, dai confini con Pollena Trocchia al centro, insieme al sindaco Lello Abete. Un viaggio in cui il sindaco racconta, transitando su via Arco, degli «intoppi burocratici» che hanno costretto a fermare i lavori della riqualificazione dei marciapiedi, in cui – passando dinanzi al Santuario Mariano – si dichiara «devotissimo» della Madonna dell’Arco. E parla della piazza dicendo che vorrebbe darle un taglio diverso, ripensarla, riqualificarla, innanzitutto togliendo i gazebo installati qualche anno fa. «Danno poco decoro a questa piazza» – dice. Arrivato nei pressi della biblioteca comunale che il sindaco Enzo Iervolino intitolò al giornalista Giancarlo Siani e sulla facciata della quale il sindaco Carmine Pone fece apporre la targa alla memoria del cronista, dice che «i lavori sono in via di definizione» e che «è stato anche fatto un parcheggio». «La differenza nell’approccio con i cittadini si respira a partire dal Comune – va avanti il sindaco – fino alle piazze. Un clima confidenziale per il rapporto con i cittadini. Sono accusato di essere buonista ma il temperamento che mi ha portato a fare il sindaco è questo e mi ha dato buoni frutti, spero di raccoglierne altrettanti seguendo lo stesso percorso». L’auto, con il sindaco alla guida mentre viene ripreso dalla telecamera passa per via Marconi che sarà oggetto – dice – di un intervento di riqualificazione. Entra nel centro storico della città. «Il cuore, il polmone….ho ricordi bellissimi da bambino». Auspica che si ritorni a vivere le piazze.
L’assessore Stefano Prisco
Così la presentazione. Dopodiché la parola è passata agli assessori della giunta Abete, prima delle conclusioni del primo cittadino. Ha iniziato l’assessore Stefano Prisco, titolare delle deleghe all’urbanistica e ai lavori pubblici. L’assessore che, insieme al collega Antonio Squillante (bilancio e tributi), è stato al centro di numerose polemiche perché non nativo di Sant’Anastasia. Ed è da qui che ha cominciato, sgomberando subito il campo, per usare le sue parole, dal «campanilismo». «Sono un cittadino vesuviano – ha esordito – complimentandosi subito dopo con gli uffici e soprattutto per il lavoro condotto dai responsabili dei settori che riguardano le sue competenze: l’ingegnere Gino Coppola (lavori pubblici) e l’avvocato Antonietta Colantuoni (urbanistica). Poi è passato ad elencare gli interventi programmati in fase di attuazione e ultimazione: il centro polifunzionale per le attività sociali e di incubazione di imprese in via Boccaccio; l’adeguamento statico e alle norme di sicurezza dell’edificio scolastico A. Sodano, con lavori di completamento che includono scale esterne e impianto antincendi; la riqualificazione dell’area del piano di zona 167 e quella del quartiere Starza Rosanea (studio di fattibilità, progetto preliminare in fase di approvazione; la realizzazione di servizi integrativi per la prima infanzia: lavori prossimi all’inizio per il micro –nido; progetto definitivo per la sistemazione e il miglioramento della viabilità di via Pomigliano, progetto esecutivo in fase di approvazione per la riqualificazione di via Umberto e via D’Auria; la manutenzione delle strade comunali: via Pomigliano, via Emilio Merone, viale Europa, via San Michele Arcangelo, via Strettola (gara già indetta), la rielaborazione e l’acquisizione pareri per i lavori di via Porzio; la richiesta di finanziamento per le indagini diagnostiche sui solai degli edifici scolastici; i lavori di ampliamento di via Marra Marciano (progetto definitivo in fase di approvazione). Gli interventi ultimati citati dall’assessore Prisco sono invece: la realizzazione di un centro polifunzionale (ex macello), il primo lotto della ristrutturazione della biblioteca comunale (ndr, che dovrebbe essere citata con il suo nome, Giancarlo Siani), il primo lotto della riqualificazione dell’area pubblica tra via Corelli e via Verdi, l’adeguamento statico e di sicurezza sull’edificio scolastico A. Sodano; l’impianto di illuminazione pubblica in via De Flippo e in via Macedonia, la rotatoria di via Rosanea. Prisco ha poi illustrato il progetto degli interventi che dovranno essere attuati per il recupero delle periferie, i lavori di manutenzione straordinaria sulle strade che verranno. Togliendosi poi, primo a farlo nella parata di amministratori, il primo «sassolino» dalle scarpe. «Nelle scorse settimane, in una manifestazione pubblica ex amministratori hanno parlato di opere programmate e finanziate nel 2013 e mai realizzate – ha detto l’assessore all’urbanistica e lavori pubblici – ho verificato senza trovarne nessuna. È come se andassi da un concessionario di auto chiedendo di comprare una vettura e non avessi poi i soldi al momento di pagare. Qui succede la stessa cosa, i fondi non c’erano e chi va in giro a dire queste cose è bugiardo. Nella vita l’importante è non essere ex uomini, diceva un sindaco del vesuviano». Prisco ha concluso dichiarando l’obiettivo di adottare quanto prima il piano urbanistico comunale e asserendo, sul tema condoni, che finora sono state esaminate oltre 1200 pratiche.
L’assessore Antonio Squillante
Sui temi bilancio e tributi ha relazionato l’assessore Antonio Squillante che ha voluto rimarcare in negativo la politica del suo predecessore (ndr, Armando Di Perna): «Il Comune ha incassato in media solo il 30 per cento delle entrate accertate, nelle precedenti annualità si recuperavano le entrate semplicemente aumentando le aliquote delle imposte, questo vuol dire che chi già paga pagherà ancor di più e che su un milione di euro di sanzioni stradali ne incassiamo solo 270mila». L’assessore ha poi parlato della «nuova» politica delle entrate, quella che vede la sua gestione. «Recuperare soldi degli anastasiani onesti anche attraverso una azione aggressiva nei confronti dei disonesti; recupero coattivo dei crediti generati da servizi resi o prestazioni fornite; altri crediti per tasse non pagate da riscuotere attraverso recupero stragiudiziale, riduzione delle imposte minori, progressiva riduzione delle tasse maggiori (Imu, Irpef) perseguendo sempre il pareggio di bilancio, sulla gestione delle entrate, l’eliminazione delle spese improduttive con una razionalizzazione delle stesse». Ed anche Squillante, rimarcando di non sentirsi un «forestiero» (ndr, l’assessore risiede ad Angri) ma cittadino campano, ha lanciato una bordata agli ex alleati di Abete con cui era entrato in polemica, anche con manifesti dal titolo «Vergogna», ha detto: «Ci sono anastasiani che non vogliono bene al proprio paese e chi invece viene qui a lavorare per il bene comune, da ex militare ed ex ufficiale ho imparato onore e rispetto, parole che altri non sanno nemmeno cosa siano».
L’assessore Fernando De Simone
Per i settori Patrimonio, Affari Legali, Pec e Ambiente, la parola è andata all’assessore Fernando De Simone: «Al nostro insediamento abbiamo trovato otto autocarri e due compattatori depositati in una officina privata che, al momento dello scioglimento dell’Amav, il Comune ha continuato a pagare, una spesa inutile di oltre dodicimila euro. Abbiamo inoltre dovuto chiudere il contenzioso con le officine dove questi mezzi erano stati depositati per tre anni, mai nessuno se ne era preoccupato. Abbiamo dovuto rottamarli ma eliminato una spesa inutile, i contenziosi li stiamo ancora scontando». Sul fronte degli affari legali, abbiamo verificato che alloggi comunali affittati hanno creato un buco, un credito di circa 400 mila euro perché ci sono persone che non pagano l’affitto da oltre dieci anni, una volta riscossi i crediti dai cittadini morosi questi soldi saranno utilizzati per servizi. Mai nessuna amministrazione ci è riuscita, forse con questa scelta impopolare perderemo una manciata di voti ma rimetteremo in sesto il Comune pensando a tutti i cittadini non solo a chi ci vota». Per la delega alla Protezione Civile: «Nel 2014 siamo riusciti con un finanziamento regionale ad adottare finalmente il piano di evacuazione, senza spendere un solo centesimo dalle casse comunali, approvato in giunta nel dicembre 2015: a breve provvederemo con un’opera di informazione capillare per la cittadinanza». Il «sassolino» dell’assessore De Simone riguarda i pali della luce. «Qualche settimana fa c’è stato vento forte, alcuni pali della luce sono caduti e qualcuno sui social ha scritto che quando c’era lui i pali non cadevano. Voglio rispondere a questa persona che se oggi i pali cadono è perché per tutto il tempo in cui c’è stato lui non ha provveduto alla manutenzione, non se n’è fregato». La delega all’ambiente: «Molti vengono ogni giorno al Comune lamentandosi della tassa sui rifiuti, troppo alta. Si può intervenire solo differenziando di più, dunque abbiamo istituito il nucleo degli ispettori comunali ambientali, anche loro non guadagnano un euro e non hanno preso un posto di lavoro, sono volontari e meritano soltanto applausi, le ambasciatrici della differenziata e il nucleo ambientale della polizia locale. In poco tempo siamo passati da un valore in termini percentuali di differenziata del 44, 21 ad un valore che oscilla tra 48, 8 al 50% con un risparmio per l’ente di circa 140 mila euro, questo significa che nel 2017 potremo abbassare la Tari. L’isola ecologica ci ha già fatto, inoltre, risparmiare circa 54mila euro». Sul settore delle politiche giovanili siamo riusciti a dare la possibilità per garanzia giovani e servizio civile a 71 ragazzi di fare un’esperienza lavorativa».
L’assessore Cettina Giliberti
Le politiche sociali, lo spettacolo, gli eventi, le pari opportunità sono tutti comparti dei quali si occupa, nella giunta Abete, l’assessore Cettina Giliberti che ha cominciato il suo intervento illustrando lo stato dell’arte al momento della sua nomina in esecutivo: «Nel periodo di commissariamento i servizi non erano stati attivati, dunque ho dovuto recuperare ogni cosa». Il Comune di Sant’Anastasia opera nell’ambito del quale è capofila Pomigliano d’Arco, insieme i due enti svolgono insieme un piano di zona determinando i servizi da attivare ogni anno sul territorio. «Ho da subito tentato di recuperare per attuare con copertura finanziaria il centro famiglie, il centro minori e il centro disabili – ha proseguito la Giliberti – e c’è una cosa che dovrebbe indurre tutti noi alla riflessione: quest’anno il centro diurno è attivo dalle 9 alle 17 per dieci mesi, con 43 mila euro. Negli anni scorsi funzionava, con la stessa copertura, per sole tre ore al giorno. Ci chiediamo come mai ma intanto mi sembra logico e doveroso, per usare una metafora, agire come quando una famiglia in difficoltà cerca di distribuire al meglio il suo budget. Noi stiamo facendo così, dimostrando che anche con importi non alti si possono realizzare progetti belli e importanti». «Per gli anni 2015/2016/2017 sono in corso progetti grandi, i PAC, con fondi ministeriali: per gli anziani il servizio di assistenza domiciliare e quello di assistenza domiciliare integrata. Non è polemica ma nonostante si sia cercato di diffondere il più possibile la notizia, passando attraverso gli studi medici e con il passaparola, a Sant’Anastasia sembra non ci sia nessuno a richiedere l’assistenza integrata, quella rivolta agli allettati, agli ammalati che necessitano di assistenza continua, eppure è un servizio gratuito». In merito ai PAC infanzia: «Abbiamo una sezione per 15 bambini da 0 a 30 mesi con micronido e ludoteca che sarà attivata alla scuola D’Assisi nell’anno scolastico 2016/2017 e di due sezioni per 40 bambini da 30 a 36 mesi (sezione Primavera)». Ha fatto chiarezza, l’assessore, sulla destinazione del centro polifunzionale dell’ex macello: «Sarà un centro di smistamento pratiche per immigrati regolari, non una casa alloggio. Ecco, a questo proposito vorrei dire che non basta chiedere i finanziamenti ed ottenerli se poi non ci si pone il problema della gestione. Quel centro è bellissimo, un incanto ma se non si pensa a come lo si manderà avanti è inutile: noi abbiamo fatto un bando apposito e la gara partirà a breve». Inoltre, nel carniere di deleghe della Giliberti, l’assistenza specialistica a minori disabili, il centro antiviolenza attivo per la prima volta, il centro di mediazione familiare e supporto genitorialità in corso di attivazione, un centro minori con laboratori e supporto allo studio. «Il Centro Liguori è stato al centro di molte polemiche nell’ultimo anno – ha proseguito l’assessore – e ora c’è la prova di quanto detto l’anno scorso: nessuno voleva smantellarlo, ci sono in corso lavori di riqualificazione degli spazi e sarà gestito in maniera ottimale». Per gli obiettivi futuri sul fronte politiche sociali: «Quest’anno di sicuro il soggiorno climatico con ragazzi disabili, uno sportello per disturbi specifici dell’apprendimento, un protocollo operativo per adozioni nazionali e internazionali con assistenza specifica per famiglie che vogliano adottare un bambino». Quanto alle politiche giovanili: presto nuove elezioni per il Forum dei giovani. Notevoli gli obiettivi per la delega alla Tutela degli animali: campagne di sensibilizzazione, nuovi cestini per le deiezioni canine, una campagna di controllo per il randagismo e un parco dedicato ai cani dove gli amici a quattro zampe potranno abbeverarsi, giocare e sgambettare.
Il vicesindaco Carmen Aprea
Su più fronti e con deleghe pesanti, «gioca» il vicesindaco Carmen Aprea. Anche lei non ha rinunciato a replicare alle polemiche degli ex alleati nell’ultimo intervento che ha preceduto il «gran finale» del sindaco. Sue le deleghe alla pubblica istruzione, alla cultura, ai trasporti, alla polizia municipale e alle attività produttive. «Ho sentito dire più volte che non avevo sentito l’esigenza, dopo mesi dalla nomina, di parlare alla città per esprimere la mia idea di paese. I bei sogni rimangono tali, avrei potuto raccontare i miei per Sant’Anastasia ma ho voluto prima sincerarmi di cosa veramente sia possibile fare con i mezzi a disposizione». E poi le bordate: «Dopo 15 giorni dal mio insediamento abbiamo dovuto ricorrere ad una variazione di bilancio ed a prelievi dal fondo di riserva per poter acquistare libri di testo, banchi, cattedre. Si tratta di costi fissi per il Comune ma in bilancio non erano appostati, non avevano certo dimenticato una festa di piazza ma un costo fisso. Ebbene, i soldi non c’erano. Aprea ha poi parlato di ottimizzazione della spesa: il plesso scolastico Gregorio Rocco sarà trasferito nel plesso D’Assisi, con un cospicuo risparmio per le casse comunali, il plesso Sodani sarà trasferito ai Portali, risparmiando su utenze e manutenzione. Il plesso Sodani, inoltre, sarà adattato per poter ospitare la caserma dei Carabinieri (che dovranno lasciare la sede attuale entro pochi mesi).
Il sindaco Lello Abete
Le conclusioni sono state naturalmente del sindaco, Lello Abete. Lui non si è soffermato né sugli aspetti tecnici né sulle sue deleghe, ha voluto invece levarsi dalle scarpe non sassolini ma macigni. Ed ha esordito sottolineando come l’aver scelto il cinema Metropolitan per questo (circa 400 posti a sedere, colmo all’inizio della manifestazione, via via svuotatosi per la lunga attesa prima del suo intervento quando c’erano comunque ad ascoltarlo circa duecento persone) fosse una prova di forza. «Abbiamo ottenuto un buon risultato» – è stato il suo bilancio della serata che, ha anche chiarito, non è stata pagata dall’ente ma dallo stesso sindaco e dalla giunta. «Da quando sono sindaco – ha detto Abete – il Palazzo è trasparente, è diventato di vetro. Anche per questo mi preme chiarire alcuni aspetti: per qualche “personaggetto” anastasiano va ormai di moda attaccare sindaco, l’amministrazione, gli amici del sindaco, è un nuovo sport di moda sui social che se male utilizzati diventano pericolosi. Se finora siamo stati in silenzio lo abbiamo fatto volutamente, per stile, per carattere, per temperamento, perché abbiamo lavorato con pochissimo tempo per rincorrere zizzanie e maldicenze di chi non era spesso nemmeno meritevole di risposta, ma se alle persone arrivano messaggi stonati di una sola campana, se c’è solo disinformazione diventa doveroso comunicare». Abete ha poi elencato alcuni risultati: l’apertura dell’isola ecologica, quella della casa dell’acqua, il ripristino di aiuole e piazzette, l’esternalizzazione del bocciodromo e del campo sportivo, la rotonda di via Starza. «Sono allergico a bugie, falsità, calunnie e maldicenze, digerisco le critiche e non mi sottraggo ad alcun confronto ma di certo non ne faccio uno con il primo scemo che arriva, diventerebbe ridicolo e patetico. Se qualcuno è in cerca di visibilità sulla mia figura andasse a lavorare se gli riesce perché quando ne aveva la possibilità non l’ha fatto». Dopo l’attacco, evidentemente diretto al suo ex capostaff e coordinatore della sua campagna elettorale, Ciro Pavone, il sindaco ha dedicato l’ultima parte dell’intervento agli altri ex alleati. «Per i comportamenti che stanno avendo, rimarranno ex a vita – ha proseguito – continuano a dire che sono andati via ma sottolineo che, come dice il mio amico Giovanni Barone, io li ho elegantemente accompagnati alla porta. In questi mesi hanno inventato un’altra figura: quella del suggeritore esterno. Si accorgono di pali caduti, erbacce e buche, come se fossero cose esistenti solo negli ultimi mesi. La colpa è mia perché mi fidavo troppo di chi mi stava vicino e dà fastidio, inoltre, anche il clima creatosi in consiglio comunale. Dicono bugie, attaccano le opposizioni a turno definendole compiacenti, ma io rilancio: invito tutte le opposizioni a collaborare, le porte del sindaco sono aperte per migliorare insieme il paese».
Non ha fatto né nomi né cognomi, il sindaco Abete dal palco del Metropolitan nel corso della manifestazione «Facciamo chiarezza» ma il bersaglio privilegiato è stato comprensibile ai più: Ciro Pavone, suo ex capostaff nonché coordinatore della campagna elettorale del 2014, era stato l’unico a chiedergli un confronto. Ed Abete ha mirato: «Non faccio confronti con l’ultimo scemo che arriva».
«Avevo già intuito che il sindaco avrebbe fatto chiarezza a modo suo» – ha esordito Ciro Pavone nemmeno un’ora dopo la fine della manifestazione che ha visto la parata di sindaco e assessori impegnati a snocciolare dati e programmi oltre che risultati raggiunti, ma anche a difendersi dalle accuse ricevute negli ultimi mesi dagli ex alleati. Lo ha fatto, Pavone, con un video su Facebook in cui parla di «gravi accuse» alla sua persona. «Il sindaco non ha fatto nomi per mancanza di coraggio e nella manifestazione appena conclusa non ho sentito quasi nulla di cose fatte, solo accuse e offese per chi la pensa diversamente, da chi intende diversamente la politica e la vita».
Pavone ha approfittato del video anche per esprimere solidarietà alla consigliera Veruska Zucconi, capogruppo attuale di Alleanza per Sant’Anastasia nonché assessore della giunta Esposito dove aveva detenuto per molti mesi la delega alla pubblica istruzione. Solidarietà per le parole che il sindaco Abete ha pronunciato in consiglio comunale rivolto alla Zucconi: «Di te non si ricordano nemmeno i bidelli». Una frase, seguita da altre critiche pronunciate dal consigliere comunale Alfonso Di Fraia che avevano provocato la solidarietà, nella stessa assise, del consigliere Pd Antonio De Simone. «Quanto accaduto nell’ultimo consiglio dimostra la deriva di questa amministrazione, ma non voglio soffermarmi sulle polemiche bensì dimostrare al signore che abbiamo eletto sindaco, con un programma elettorale che io stesso ho scritto e che probabilmente lui non ha nemmeno letto, che nulla è stato fatto. Il programma prevedeva opere da compiere nei primi cento giorni, l’attraversamento pedonale della Tav per esempio, e altre da fare nel medio periodo: dall’approvazione del progetto di finanza per il palazzetto dello sport e la piscina comunale, alla riqualificazione degli ingressi della città, alla creazione di un Forum sulla cultura, un tavolo per l’agricoltura, uno sportello per la semplificazione burocratica, il wi fi gratuito su tutto il territorio, la ristrutturazione di palazzo Nicola Amore. A distanza di due anni di queste cose non ne è stata realizzata una».
«Potrei rispondere alle polemiche, avrei gioco facile – continua Pavone nel videomessaggio – dicendo per esempio che siamo entrati nelle case dei cittadini con programma alla mano, dicendo che eravamo la prosecuzione dell’esperienza precedente, che eravamo la stessa cosa. Non è stato così fin dal primo giorno, noi siamo stati argine finché abbiamo deciso di lasciare le nostre posizioni di rendita».
E sul confronto: «Se ha paura, lo dica. Non serve tirare in ballo altre questioni, io ne ho un bagaglio pieno e non conviene a nessuno. Mi auguro che nonostante tutto lui possa accettare, solo così farà davvero chiarezza. Accetti, invece di inveire che non gli fa onore. «Le cose sono due» – ha concluso Pavone parlando ad Abete dal video pubblicato sul social network – «o mentivi in campagna elettorale o menti adesso. Se mentivi allora hai fatto un gravissimo affronto ai cittadini e devi dimetterti, se lo fai adesso vuol dire che non sei capace di fare il sindaco e devi andare a casa».
Amoris laetitia” (“La gioia dell’amore”), l’Esortazione apostolica post-sinodale “sull’amore nella famiglia”, datata non a caso 19 marzo, Solennità di San Giuseppe, raccoglie i risultati di due Sinodi sulla famiglia indetti da Papa Francesco nel 2014 e nel 2015.
Tuttavia, come già accaduto per altri documenti magisteriali, il Papa si avvale anche dei contributi di diverse Conferenze episcopali del mondo (Kenya, Australia, Argentina…) e di citazioni di personalità significative come Martin Luther King o Erich Fromm. Particolare una citazione dal film “Il pranzo di Babette”, che il Papa ricorda per spiegare il concetto di gratuità. L’Esortazione apostolica colpisce per ampiezza e articolazione. Essa è suddivisa in nove capitoli e oltre 300 paragrafi. Ma si apre con sette paragrafi introduttivi che mettono in piena luce la consapevolezza della complessità del tema e l’approfondimento che richiede. Si afferma che gli interventi dei Padri al Sinodo hanno composto un “prezioso poliedro” che va preservato. In questo senso il Papa scrive che “non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero”. Dunque per alcune questioni “in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali”. Infatti, “le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato”. Questo principio di inculturazione risulta davvero importante persino nel modo di impostare e comprendere i problemi che, al di là delle questioni dogmatiche ben definite dal Magistero della Chiesa, non può essere “globalizzato”. Ma soprattutto il Papa afferma subito e con chiarezza che bisogna uscire dalla sterile contrapposizione tra ansia di cambiamento e applicazione pura e semplice di norme astratte. Scrive: “I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche”. Partendo dal “terreno” biblico, il Papa passa, poi, a farci riflettere sulla “ realtà e le sfide delle famiglie”, oggi, tenendo, però “i piedi per terra”. In questo capitolo affronta numerose sfide, dal fenomeno migratorio alla negazione ideologica della differenza di sesso (“ideologia del gender”); dalla cultura del provvisorio alla mentalità antinatalista e all’impatto delle biotecnologie nel campo della procreazione; dalla mancanza di casa e di lavoro alla pornografia e all’abuso dei minori; dall’attenzione alle persone con disabilità, al rispetto degli anziani; dalla decostruzione giuridica della famiglia, alla violenza nei confronti delle donne. Il Papa insiste sulla concretezza, che è una cifra fondamentale dell’Esortazione. Invitando a una certa “autocritica” di una presentazione non adeguata della realtà matrimoniale e familiare, il Papa dice che è necessario dare spazio alla formazione della coscienza dei fedeli: “Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” . Gesù proponeva un ideale esigente ma “non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana o la donna adultera”. E il papa, dopo aver orientato “lo sguardo rivolto a Gesù: la vocazione della famiglia”, nel capitolo sesto parla di “Alcune prospettive pastorali”, affrontando il tema del cammino di preparazione al matrimonio dei fidanzati, dell’accompagnare gli sposi nei primi anni della vita matrimoniale , ma anche di alcune situazioni complesse e in particolare nelle crisi, sapendo che “ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore” . Inoltre si parla anche dell’accompagnamento delle persone abbandonate, separate o divorziate e si sottolinea l’importanza della recente riforma dei procedimenti per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale. Si mette in rilievo la sofferenza dei figli nelle situazioni conflittuali e si conclude: “Il divorzio è un male, ed è molto preoccupante la crescita del numero dei divorzi. Per questo, senza dubbio, il nostro compito pastorale più importante riguardo alle famiglie è rafforzare l’amore e aiutare a sanare le ferite, in modo che possiamo prevenire l’estendersi di questo dramma nella nostra epoca” . Si toccano poi le situazioni dei matrimoni misti e di quelli con disparità di culto, e la situazione delle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale, ribadendo il rispetto nei loro confronti e il rifiuto di ogni ingiusta discriminazione e di ogni forma di aggressione o violenza. Pastoralmente preziosa è la parte finale del capitolo: “Quando la morte pianta il suo pungiglione”, sul tema della perdita delle persone care e della vedovanza. Nel capitolo ottavo, poi, il papa tratta l’argomento, forse, più delicato di tutta l’Esortazione: “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”, su cui ci soffermeremo nelle prossime settimane.
Come si può ben vedere, ne abbiamo da leggere e riflettere seriamente.
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(Fonte foto: rete internet)
Siamo purtroppo abituati all’idea che la Casta si serva della cosa pubblica come di un bene privato. Ma intatto è il disprezzo per quei medici – per fortuna assai pochi – che impongono tangenti sulle liste d’attesa e sulla salute delle persone.
Che la nostra sia una democrazia “feudale”, lo sappiamo per esperienza diretta: non abbiamo bisogno di chiederlo agli studiosi. E’ come una torre: ai piani bassi c’è la massa, a cui sono riconosciuti alcuni diritti, e imposti molti doveri, ai piani alti c’è la Casta, collaudato insieme di molte piccole caste, la cui sostanza “feudale” sta nel fatto che i membri usano i beni dello Stato – dovrebbero essere in teoria i beni di tutti – come se fossero proprietà personale, “me l’’ha lasciato ‘o nonno”. Per me non è una scoperta recente. La storia di Ottajano, la mia città, è anche la cronaca di come la Montagna in duecento anni da demanio diventi proprietà di privati, così, per un miracolo, senza il noioso cerimoniale di aste, di atti notarili, di contratti, di somme pagate; è la cronaca di come nessun sindaco riesca a pubblicare un elenco ragionato e soddisfacente dei beni del Comune, di come risulti arduo ottenere dalla Curia nolana il permesso di ispezionare l’ipogeo della Chiesa del Rosario e le tombe dei principi di Ottajano, di quanto sia difficile per gli Ottajanesi ricucire l’amorosa relazione con il Somma e con il Vesuvio superando blocchi visibili e invisibili, barriere, impedimenti e riscoprendo sotto la coltre di erbe i sentieri che un tempo portavano alle selve, ai castagneti, al cibo e alla legna per il focolare. E spero che nessuno voglia impartirmi lezioni sul dovere morale della tutela dell’ambiente. I predicatori non li ho mai sopportati.
Non c’è giorno in cui i quotidiani non ci raccontino una nuova impresa dei “baroni”. Dopo le case affittate per tre soldi a Roma, irrompe nei giornali l’“Affittopoli alla Reggia di Caserta”, 15 appartamenti i cui inquilini versavano da 3 a 100 euro al mese, e luce e acqua erano gratis, le bollette le pagava l’ Aereonautica Militare. “La Tributaria parla di gravissima inerzia, durata 15 anni, ma alcuni casi sono degli anni ‘60” (la Repubblica, 8/4): i danni ammontano a un milione e mezzo di euro. Ma nessuno pagherà. Queste improvvisi, rumorosi “disvelamenti” ho l’impressione che servano a mettere in pace la coscienza di qualcuno, e a gettare l’allarme, perché, dove è ancora possibile, si corra ai ripari, si mettano a posto le carte. A Napoli la società che gestiva il patrimonio comunale era stata accusata di aver svolto questo compito, tra il 1999 e il 2007, in modo “fallimentare”, non arginando in nessun modo la “morosità degli inquilini”: la Procura aveva calcolato un danno di 90 milioni di euro. Ma la società è stata assolta dalla Corte dei Conti, “perché l’atto di citazione nei suoi confronti è inammissibile…per difetto di audizione.Il gestore non è stato ascoltato dalla Procura, non ha avuto la possibilità di far valere le sue ragioni”. Ma la perla luminosa sta nella notizia che la società” aveva escluso dalla morosità i beni assegnati ai partiti politici, associazioni e enti istituzionali pur essendo debitori di 5, 2 milioni di euro.” ( la Repubblica, 7/4). Mi assale un nugolo di sospetti, rumorosi come calabroni: ma riesco, una volta tanto, a non fare il dietrologo.
E il discorso si potrebbe estendere a tante altre notizie fresche su “baroni” e “baronetti”, senza dimenticare coloro che hanno costruito un nuovo modello di Senato, modificando la Costituzione, ma conservando per i senatori non eletti, ma “scelti”, il privilegio dell’immunità: e senza dimenticare qualche conduttore che gestisce lo spazio in TV come se fosse il salotto di casa. Come vedete, ho tenuto conto solo dei giornali delle ultime due settimane. Non giudico, non potrei: la mia coscienza è schiantata da un cumulo di colpe: il mio interesse per queste cose è puramente filosofico: mi colpiscono solo i personaggi e le vicende che superano la misura, voglio vedere addò vonno arrivà’.
Però il mio disgusto è assoluto e radicale nei confronti dei medici che prendono soldi “per truccare le liste d’attesa”. A Salerno “secondo gli inquirenti, disponevano a piacimento della struttura pubblica…la scelta era pagare e salvarsi la vita, o non farlo e correre il rischio di morire”(la Repubblica, 6 aprile). E il giorno dice Davide Faraone, sottosegretario all’ Istruzione: “Ben 2 milioni di italiani hanno pagato le bustarelle per ricevere favori in ambito sanitario e 10 milioni hanno effettuato visite mediche in nero”. Lo spreco annuo di sei miliardi di euro ( la Repubblica, 8 aprile) significa anche abbandonare i malati sulle barelle, nei corridoi degli ospedali, significa impedire all’Istituto Pascale di sfruttare tutta la potenzialità dei suoi medici e delle sue macchine – una potenzialità grandissima-, significa costringere i malati, quelli che se lo possono permettere, a recarsi nelle strutture sanitarie del Nord.
So per esperienza che i medici e gli infermieri del sistema sanitario napoletano sono di altissimo profilo professionale e umano: conosco medici che sebbene da anni abbiano a che fare, ogni giorno, solo con malati gravi, conservano intatti il rispetto della persona , la sensibilità per chi soffre e la capacità di commuoversi. Ma la sanità è un campo in cui la schifosa corruzione di pochi non viene compensata dall’integrità di tutti gli altri: questa corruzione schifosa è come un buco nero, in cui vengono risucchiati i poveri cristi che il Caso ha colpito due volte, prima piegandoli al male e poi mettendoli tra le unghie delle iene.Il medico che impone tangenti a chi soffre non può essere accusato di banale corruzione o di semplice concussione: chi per danaro trucca le liste d’attesa compie un reato assai grave, che il legislatore dovrebbe definire con una formula nuova. Non si può avere pietà di simili personaggi.
Oggi, 15 aprile, convegno su rischio Vesuvio e presentazione dell’App “Pro Civ”.
Tre giorni di dibattiti, simulazioni e dimostrazioni per celebrare degnamente il 25° anniversario della nascita di “Fire Fox”, il gruppo locale di Protezione civile.
Da venerdì 15 a domenica 17 aprile Pollena Trocchia sarà teatro dell’esercitazione multidisciplinare denominata “Vesuvio 2016”, che si articolerà in più momenti. Anzitutto ci sarà l’allestimento di un campo base nell’area mercatale di via Esperanto, con la conseguente applicazione di tutti i protocolli previsti in fase di emergenza reale. La struttura accoglierà associazioni, famiglie e studenti che parteciperanno alle simulazioni di evacuazioni a seguito di allerte che saranno diramate dalla sala operativa della regione Campania nelle giornate di venerdì e sabato. Sempre venerdì, ma alle ore 18, nella sala consiliare “Falcone – Borsellino” si terrà il convegno-dibattito su “Rischio Vesuvio: informare per prevenire”, con la presenza del direttore dell’Osservatorio Vesuviano Giuseppe De Natale e di componenti del dipartimento di Protezione Civile regionale e nazionale. Nel corso del convegno, inoltre, il geologo Orazio Colucci illustrerà il Piano comunale di Protezione Civile e il dottor Gerardo D’Ardia spiegherà in anteprima il funzionamento dell’innovativa App di Protezione Civile “ProCiv Pollena Trocchia”, già scaricabile sugli store online. Nella giornata di sabato seguiranno simulazioni di incidenti stradali e aziendali, di scomparsa di persone in montagna e di incidenti boschivi. Incontri con vecchi volontari, piccole esercitazioni di vario genere, anche con bambini e vigili del fuoco, e santa messa di ringraziamento chiuderanno la tre giorni di celebrazione, alla quale prenderanno parte numerosi gruppi di Protezione civile provenienti da tutta la regione Campania. “L’apporto che Fire Fox dà al comune di Pollena Trocchia è concreto, continuo e soprattutto indispensabile, per questo abbiamo sempre supportato con convinzione tutte le attività del nucleo locale di volontari dotandolo di una sede e di risorse adeguate” ha detto il sindaco del comune vesuviano, Francesco Pinto, sottolineando anche come si tratti di una presenza che fa dormire sogni tranquilli al paese, visto che “Fire Fox” è attrezzata per affrontare ogni tipo di emergenza. “Siamo orgogliosi di aver raggiunto il 25° anniversario e se continueremo lungo questa strada, con l’impegno, l’entusiasmo e lo spirito di servizio che ci contraddistinguono, ne festeggeremo ancora tanti. Ringrazio tutti i volontari che quotidianamente mettono a disposizione il proprio tempo, la propria esperienza e le proprie competenze per Fire Fox” ha detto il presidente del nucleo locale, Salvatore Graziuso.
La vittima mancava da casa fin dal primo pomeriggio, ancora in corso le operazioni di recupero. sul posto carabinieri e vigili del fuoco.
Finisce sotto un trattore e muore. La vittima è Antonio Busiello, 84 anni. Era in un frutteto, nelle vicinanze di via Circumvallazione quando, probabilmente per una caduta, si è ritrovato sotto il suo trattore. Quando i familiari non l’hanno visto rientrare, era uscito nel primo pomeriggio,si sono preoccupati. Sul luogo della tragedia ci sono ancora i carabinieri e i vigili del fuoco che dovranno sollevare il trattore per consentire il recupero del corpo. Si attende l’arrivo del medico legale ma dai primi rilevi sembra quasi certo che la posizione è compatibile con una caduta dal trattore.
Cinque persone sono state arrestate dalla Polizia a Napoli per aver aggredito e ferito un controllore della metropolitana che ieri sera è intervenuto per evitare che il gruppo viaggiasse senza biglietto. Uno dei cinque aveva appena oltrepassato i tornelli della stazione di piazza Municipio ma quando il controllore lo ha fermato per rilevare l’irregolarità è stato aggredito, picchiato e, quando ha tentato la fuga, inseguito e di nuovo percosso.
L’uomo ha riportato un trauma cranico e contusioni con dieci giorni di prognosi. I cinque, Carmine Profeta, 44 anni, Antonio Raiano, di 29, Gennaro Aveta, di 45, Marco Aveta, di 21, e Giovanni Guida, di 33, sono stati riconosciuti anche grazie alle immagini del circuito di sorveglianza e sono stati bloccati dalla Polizia, intervenuta su segnalazione di un collega del controllore.
(fonte foto: rete internet)
Il primato della povertà in Italia emerge dai dati dell’Eurostat 2015.
L’Italia è il Paese europeo con il numero più elevato di persone che vivono in “gravi privazioni materiali”, ovvero la definizione istituzionale di ‘poveri’. E’ quanto emerge dai dati Eurostat relativi al 2015, che segnalano una discesa sensibile del numero di poveri in Europa, ma solo marginale in Italia. Nel 2015 in Europa il tasso di povertà è sceso a 8,2% sul totale dei cittadini europei, dal 9% del 2014.
In totale, sono 41,092 milioni i poveri in Europa. L’Italia, invece, è passata dall’11,6% all’11,5%, ovvero un totale di 6,982 milioni di persone che vivono in conclamate condizioni di povertà. Per Eurostat, si tratta di persone che non possono affrontare una spesa inaspettata, permettersi un pasto a base di carne ogni due giorni, mantenere una casa. Il numero è molto più basso in Germania (3,974 milioni), dove il tasso è appena del 5%, e anche in Francia (2,824 milioni), con un tasso del 4,5%, entrambi Paesi più popolosi dell’Italia.
(fonte foto: rete internet)
Oggi, giovedì 14 aprile, alle ore 18.30, presso «Villa dei Marchesi Cappelli» si terrà il quarto ed ultimo seminario dal titolo «Decrescita, Economia sociale e Sviluppo sostenibile». Presenti i relatori Fabrizio Manuel Sirignano e Michele Mosca.
Fabrizio Manuel Sirignano Professore di Pedagogia Generale e Sociale dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e Michele Mosca Professore di Politica Economica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II saranno i relatori de «Decrescita, Economia sociale e Sviluppo sostenibile», ultimo dei quattro seminari organizzati sui temi dell’enciclica di Papa Francesco «Laudato si’».
L’evento, ideato grazie alla sinergia delle associazioni «neAnastasis», «Urbe Vesuviana», «Centro letture Huck Finn» e «Vesuviani in Cammino», per diffondere tra i cittadini gli argomenti dell’enciclica papale sulla «cura della casa comune», si svolgerà oggi, giovedì 14 aprile, alle ore 18.30, presso «Villa dei Marchesi Cappelli», residenza storica edificata nel punto più alto del centro storico del comune di Pollena. I primi tre seminari hanno avuto per tema i cambiamenti climatici globali, le energie rinnovabili e l’interpretazione antropocentrica del rapporto uomo-ambiente; il quarto incontro si ripropone, invece, di approfondire il tema della giustizia sociale e della solidarietà tra generazioni.
Nell’enciclica «Laudato si’», il Sommo Pontefice mira a promuovere uno sviluppo «sostenibile e integrale», chiedendo espressamente ai Paesi con più mezzi di esercitare la solidarietà. Pertanto è da specificare che Papa Francesco non è contro lo sviluppo e l’economia di mercato, ma, come si evince dal documento, contro una «tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi», contro un mercato che non è capace di contrastare «la cultura dello scarto», di recepire «l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta», di considerare «che tutto nel mondo è intimamente connesso», di accogliere «l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso», di stimare «il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale».
Nel solco della grande visione sociale cristiana, è dunque un invito a riformare il modello di sviluppo sociale e globale ed un monito a considerare che lo sviluppo umano o è integrale oppure non è sviluppo.
(Fonte foto: Rete Internet)
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