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Nella nostra democrazia “feudale” i “baroni” più schifosi sono i medici che estorcono tangenti ai malati  

 

Siamo purtroppo abituati all’idea che la Casta si serva della cosa pubblica come di un bene privato. Ma intatto è il disprezzo per quei medici – per fortuna assai pochi – che impongono tangenti sulle liste d’attesa e sulla salute delle persone.

Che la nostra sia una democrazia “feudale”, lo sappiamo per esperienza diretta: non abbiamo bisogno di chiederlo agli studiosi. E’ come una torre: ai piani bassi c’è la massa, a cui sono riconosciuti alcuni diritti, e imposti molti doveri, ai piani alti c’è la Casta, collaudato insieme di molte piccole caste, la cui sostanza “feudale” sta nel fatto che i membri usano i beni dello Stato – dovrebbero essere in teoria i beni di tutti – come se fossero proprietà personale,  “me l’’ha lasciato ‘o nonno”. Per me non è una scoperta recente. La storia di Ottajano, la mia città, è anche la cronaca di come la Montagna in duecento anni da demanio diventi proprietà di privati, così, per un miracolo, senza il noioso cerimoniale di aste, di atti notarili, di contratti, di somme pagate; è la cronaca di come nessun sindaco riesca a pubblicare un elenco ragionato e soddisfacente dei beni del Comune, di come risulti arduo ottenere dalla Curia nolana il permesso di ispezionare l’ipogeo della Chiesa del Rosario e le tombe dei principi di Ottajano, di quanto sia difficile per gli Ottajanesi ricucire l’amorosa relazione con il Somma e con il Vesuvio superando blocchi visibili e invisibili, barriere, impedimenti e riscoprendo sotto la coltre di erbe i sentieri che un tempo portavano alle selve, ai castagneti, al cibo e alla legna per il focolare. E spero che nessuno voglia impartirmi lezioni sul dovere morale della tutela dell’ambiente. I predicatori non li ho mai sopportati.

Non c’è giorno in cui i quotidiani non ci raccontino una nuova impresa dei “baroni”. Dopo le case affittate per tre soldi a Roma, irrompe nei giornali l’“Affittopoli alla Reggia di Caserta”, 15 appartamenti i cui inquilini versavano da 3 a 100 euro al mese, e luce e acqua erano gratis, le bollette le pagava l’ Aereonautica Militare. “La Tributaria parla di gravissima inerzia, durata 15 anni, ma alcuni casi sono degli anni ‘60” (la Repubblica, 8/4): i danni ammontano a un milione e mezzo di euro. Ma nessuno pagherà. Queste improvvisi, rumorosi “disvelamenti” ho l’impressione che servano a mettere in pace la coscienza di qualcuno, e a gettare l’allarme, perché, dove è ancora possibile, si corra ai ripari, si mettano a posto le carte. A Napoli la società che gestiva il patrimonio comunale era stata accusata di aver svolto questo compito, tra il 1999 e il 2007, in modo “fallimentare”, non arginando in nessun modo la “morosità degli inquilini”: la Procura aveva calcolato un danno di 90 milioni di euro. Ma la società è stata assolta dalla Corte dei Conti, “perché l’atto di citazione nei suoi confronti è inammissibile…per difetto di audizione.Il gestore non è stato ascoltato dalla Procura, non ha avuto la possibilità di far valere le sue ragioni”. Ma la perla luminosa sta nella notizia che la società” aveva escluso dalla morosità i beni assegnati ai partiti politici, associazioni e enti istituzionali pur essendo debitori di 5, 2 milioni di euro.” ( la Repubblica, 7/4). Mi assale un nugolo di sospetti, rumorosi come calabroni: ma riesco, una volta tanto, a non fare il dietrologo.

E il discorso si potrebbe estendere a tante altre notizie fresche su “baroni” e “baronetti”, senza dimenticare coloro che hanno costruito un nuovo modello di Senato, modificando la Costituzione, ma conservando per i senatori non eletti, ma “scelti”, il privilegio dell’immunità: e senza dimenticare qualche conduttore che gestisce lo spazio in TV come se fosse il salotto di casa. Come vedete, ho tenuto conto solo dei giornali delle ultime due settimane. Non giudico, non potrei: la mia coscienza è schiantata da un cumulo di colpe: il mio interesse per queste cose è puramente filosofico: mi colpiscono solo i personaggi e le vicende che superano la misura, voglio vedere addò vonno arrivà’.

Però il mio disgusto è assoluto e radicale nei confronti dei medici che prendono soldi “per truccare le liste d’attesa”.  A Salerno “secondo gli inquirenti, disponevano a piacimento della struttura pubblica…la scelta era pagare e salvarsi la vita, o non farlo e correre il rischio di morire”(la Repubblica, 6 aprile). E il giorno  dice Davide Faraone, sottosegretario all’ Istruzione: “Ben 2 milioni di italiani hanno pagato le bustarelle per ricevere favori in ambito sanitario e 10 milioni hanno effettuato visite mediche in nero”. Lo spreco annuo di sei miliardi di euro ( la Repubblica, 8 aprile) significa anche abbandonare i malati sulle barelle, nei corridoi degli ospedali, significa impedire all’Istituto Pascale di sfruttare tutta la potenzialità dei suoi medici e delle sue macchine – una potenzialità grandissima-, significa costringere i malati,  quelli che se lo possono permettere, a recarsi nelle strutture sanitarie del Nord.

So per esperienza  che i medici e gli infermieri del sistema sanitario napoletano sono di altissimo profilo professionale e umano: conosco medici che sebbene da anni abbiano a che fare, ogni giorno, solo con malati gravi, conservano intatti il rispetto della persona , la sensibilità per chi soffre e la capacità di commuoversi. Ma la sanità è un campo in cui la schifosa corruzione di pochi non viene compensata dall’integrità di tutti gli altri: questa corruzione schifosa è come un buco nero, in cui vengono risucchiati i poveri cristi che il Caso ha colpito due volte, prima piegandoli al male e poi mettendoli tra le unghie delle iene.Il medico che impone tangenti a chi soffre non può essere accusato di banale corruzione o di semplice concussione: chi per danaro trucca le liste d’attesa compie un reato assai grave, che il legislatore dovrebbe definire con una formula nuova. Non si può avere pietà di simili personaggi.

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