“Jazz & Baccalà”: al Summarte di Somma Vesuviana arriva Marco Zurzolo 3io Napoletano

Marco Zurzolo sarà al teatro Summarte il 29 aprile. Si tratta del prossimo appuntamento della rassegna musicale “Jazz & Baccalà”, ideata e curata dalla direzione artistica del batterista Elio Coppola ed organizzata in collaborazione con l’associazione Musicology.
Al teatro Summarte di Somma Vesuviana il 29 aprile alle ore 21.00 sarà di scena MARCO ZURZOLO 3io Napoletano con PIPPO MATINO & GIUSEPPE LA PUSATA. Si tratta del prossimo appuntamento della rassegna musicale “Jazz & Baccalà”, ideata e curata dalla direzione artistica del batterista Elio Coppola ed organizzata in collaborazione con l’associazione Musicology.
Il 3io Napoletano nasce per rappresentare la città di Napoli in maniera corretta, rispettandone i suoni, i colori e la sua immensa tradizione. Il trio si compone con Marco Zurzolo al sax contralto, Pippo Matino al basso e Giuseppe La Pusata alla batteria . Dopo tante esperienze, collaborazioni e progetti personali i musicisti hanno voluto fortemente unirsi: “Napoli… insieme alla gente che la abita è per noi stimolo per le nostre composizioni e la nostra creatività.” hanno commentato con entusiasmo.
La musica proposta durante la serata, sarà inoltre impreziosita dal potere della gastronomia locale. Prima dell’inizio del concerto il pubblico potrà gustare i prelibati piatti preparati dallo chef di 800 borbonico. Alla fine della cena si abbasseranno le luci e si potrà assistere all’esibizione. Un incontro speciale tra palato e udito a cui tutti possono partecipare e restarne affascinati.
Data l’enorme affluenza di pubblico, il direttore artistico della kermesse, il batterista Elio Coppola, ha prolungato la rassegna con un altro appuntamento. Il prossimo 1 maggio, infatti, sarà di scena sempre al Summarte di Somma Vesuviana il trio composto dal pianista americano, Emmet Cohen, il contrabbassista lucano, Giuseppe Venezia e lo stesso batterista napoletano Elio Coppola.

Rione Soficoop: il 24 giugno parte l’asta delle case. Gli abitanti scendono in piazza: “Il comune non ci ascolta”

Un coordinamento di lotta per difendere il diritto ad avere un tetto.   Striscioni sui balconi di casa per lanciare l’appello disperato a non finire in mezzo a una strada. Ieri padri e figli, intere famiglie, hanno manifestato sotto la pioggia tutti insieme, riparandosi  negli androni del codominio Soficoop quando la furia dell’acqua non consentiva la protesta all’aperto.     Obiettivo della manifestazione: ottenere risposte concrete dal comune. Gli appartamenti per i quali queste famiglie hanno pagato il compromesso d’acquisto, venti anni fa, sono finiti in una bancarotta della cooperativa alla quale erano stati versati i primi milioni per la compravendita degli alloggi. Intanto quelle case, 50 appartamenti abitati, sono state pignorate. Ed è spuntata anche la data dell’asta giudiziaria: il 24 giugno prossimo il tribunale di Nola darà il via alla vendita delle prime venti case. Insomma, è allarme rosso nel rione Soficoop, tra via Venezia e via Milano, semiperiferia orientale di Somma Vesuviana. “Siamo nati in queste case – hanno spiegato i ragazzi che hanno manifestato ieri – qui i nostri genitori ci hanno cresciuto per cui ora nessuno deve mettere in discussione il nostro futuro”. La bancarotta Soficoop ha mutilato un pezzo di città. Qui ci sono ancora edifici residenziali  rimasti allo stato grezzo, disabitati. Nel 1998 il responsabile della Soficoop, Salvatore Nappi, e alcuni amministratori pubblici finirono in galera per truffa e bancarotta. Sparirono i soldi degli acquirenti delle case. Da allora il danaro dei preliminari di acquisto non è stato più ritrovato. Cosa che ha sortito due effetti negativi: gli acquirenti, spaventati, non hanno più versato un soldo a nessuno mentre le banche si sono volute rivalere praticamente su di loro perchè hanno pignorato gli appartamenti. “E’ stata una decisione di autotutela presa con i nostri legali: volevano che pagassimo due volte per un bene che abbiamo già pagato a caro prezzo”, raccontano i truffati. Molti di loro per firmare il compromesso hanno sborsato fino a 100 milioni delle vecchie lire per ogni alloggio. Nel frattempo la magistratura civile è andata però avanti, inesorabile. Le prime case saranno messe all’asta entro la fine di giugno. Ma per i truffati c’è una soluzione. “Il comune – la proposta – deve rispettare le delibera di giunta approvata il 18 febbraio 2016”. Nel provvedimento, voluto dal sindaco Pasquale Piccolo, si esorta il consiglio comunale ad approvare il documento dando mandato all’avvocato di fiducia del comune di agire contro Soficoop. “Ma il consiglio comunale di Somma Vesuviana latita – la denuncia di Luigi Aprea, uno dei truffati – la giunta ha deliberato ma i consiglieri comunali sono come spariti”. Gli abitanti del rione Soficoop hanno consegnato due diffide legali al comune e al sindaco. In  una si chiede la revoca entro 15 giorni della convenzione edilizia alla Soficoop. Nell’altra si rivendica il completamento delle procedure di esproprio dei terreni. “Tra opere di urbanizzazione effettuate dal comune ed espropri non completati – hanno aggiunto i truffati – la Soficoop risulta debitrice della municipalità di circa 3milioni di euro, come del resto quantificato dallo stesso comune nel 2011. Cosa aspettano allora i nostri amministratori pubblici? Perchè non stanno facendo nulla ?”. Durante la manifestazione di ieri Aprea, uno dei truffati che hanno firmato le diffide, ha detto che “da questo momento in poi sarà possibile verificare chi sta davvero dalla parte dei cittadini che rischiano di perdere la casa e chi invece spreca solo parole inutili senza fare nulla di concreto”.                    

Emissioni inquinanti

Il settore dei trasporti ha migliorato l’efficienza ma l’aumento della mobilità ha fatto crescere le emissioni. Secondo l’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra per l’anno 2014, che l’Ispra, come ogni anno, ha realizzato nell’ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (Unfccc) e del Protocollo di Kyoto, i settori della produzione di energia e dei trasporti contribuiscono alla metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti. Trasporti – Rispetto al 1990, le emissioni di gas serra del settore trasporti presentano un leggero aumento (1,6%), a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri; per il trasporto su strada, ad esempio, le percorrenze complessive (veicoli per km) per le merci sono aumentate del 34%, e per il trasporto passeggeri del 17%. Per il terzo anno consecutivo, però, si riscontra una riduzione delle percorrenze di merci e anche i consumi energetici del settore, dopo aver raggiunto un picco nel 2007, sono in riduzione. 17apr16ecoemissioniispra1.png Centrali elettriche – Sempre rispetto al 1990, nel 2014 le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite del 28,1%, a fronte di una riduzione della produzione di energia termoelettrica da 178,6 Terawattora (TWh, cioè miliardi di chilowattora) a 176,1 TWh, e di un aumento dei consumi di energia elettrica da 218,7 TWh a 291,1 TWh. e nell’industria e ad un incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili. Case – Nel periodo 1990-2014, le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi sono diminuite del 7,2%. In Italia, il consumo di metano nel settore civile era già diffuso nei primi anni ’90 e la crescita delle emissioni fino al 2013, in termini strutturali, è invece correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento, oltre che ai fattori climatici annuali. Dal 2013 al 2014, la diminuzione del 16,6% è dovuta principalmente ad una temperatura media mite nei mesi invernali. Industria – Per quel che riguarda il settore dei processi industriali, nel 2014 le emissioni sono diminuite del 24,9% rispetto al 1990. L’andamento delle emissioni è determinato prevalentemente dalle industrie minerali non metallifere, le cui emissioni sono diminuite del 44%, per la riduzione nella produzione del cemento, e dalle industrie chimiche (-72,1%). Le emissioni dell’industria chimica si sono fortemente ridotte, mentre le emissioni dei gas fluorurati, in particolare di quelli utilizzati per la refrigerazione e per l’aria condizionata, sono notevolmente aumentate dal 1990. Allevamento – Le emissioni dal settore dell’agricoltura sono diminuite del 16,2% tra il 1990 e il 2014. La riduzione principale si è ottenuta nelle emissioni dovute alla fermentazione enterica (-12,6%) e alle deiezioni animali (-23,4%) poiché sono diminuiti i capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e, grazie a un minor uso di fertilizzanti azotati, anche alle emissioni dai suoli agricoli (-16,3%). Negli ultimi anni si è registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici, evitando emissioni di metano dal loro stoccaggio. Rifiuti – Nella gestione e trattamento dei rifiuti, le emissioni sono diminuite del 21,8%, e sono destinate a ridursi nei prossimi anni, per la riduzione delle emissioni dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica, avvenuta attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata. Di recente, si è positivamente concluso il processo di revisione, da parte dell’Unfccc, dei dati presentati per dimostrare l’assolvimento degli impegni previsti dal Protocollo di Kyoto nel primo periodo. I dati comunicati sono quelli contenuti nel Registro nazionale di Kyoto gestito da Ispra sin dal 2008. All’Inventario nazionale dei gas serra, si accompagnano i dati, sempre a cura dell’Ispra, che riguardano la serie storica delle emissioni degli inquinanti atmosferici dal 1990 al 2014.

Pomigliano, sindacalista ex Uil accusato di estorsione: confermati i domiciliari

Il Riesame ammette i rischi avanzati dalla pubblica accusa.   L’avvocato Gian Mario Sposito, legale del sindacalista Antonio Esposito, conferma che il tribunale del Riesame ha disposto l’altro giorno la prosecuzione degli arresti domiciliari per Esposito. Il sindacalista della Uil trasporti, poi espulso dall’organizzazione, era stato arrestato il 30 marzo scorso dalla Guardia di Finanza dopo essere stato ripreso da una telecamera nascosta mentre intascava danaro dall’imprenditore che gestisce le strisce blu di Pomigliano. Quindi, durante l’udienza di convalida dell’arresto, tenuta nel carcere di Poggioreale, dove Esposito era rinchiuso da tre giorni, il giudice ha ascoltato le parti e ha quindi optato per l’invio ai domiciliari del sindacalista. Era il 2 aprile. L’altro ieri, infine, il Riesame ha discusso il ricorso presentato dall’avvocato Sposito finalizzato alla liberazione di Esposito. Ma i giudici hanno risposto che il sindacalista  dovrà restare agli arresti domiciliari. “Farò ricorso in Cassazione – anticipa però l’avvocato Sposito – ho le prove che Esposito era stato invitato dall’imprenditore nel suo ufficio per cui il mio assistito non  si è mai auto invitato”. Il video nel corso del quale si vede Esposito prendere i soldi è diventato virale nel web.  La Uil nel frattempo ha annunciato che al processo si costituirà parte civile.

Nola, associazioni e cittadini a confronto sulla questione ambientale

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“Un sorso d’aria impura” è il titolo dell’incontro promosso dai Circoli Giovani Democratici dell’area nolana e mariglianese   Polveri sottili, smaltimento dei rifiuti, vivibilità urbana, in sintesi, l’ambiente che ci circonda. Si parla spesso di “degrado della periferia“; ma che cosa vuol dire realmente, oggi, per l’Agro Nolano-Mariglianese? Quali i problemi e quali le (possibili) soluzioni? I circoli Giovani Democratici dell’Area (Casamarciano, Marigliano, Nola, Palma Campania, Saviano), riuniti per la prima volta in un lavoro comune, promuovono un incontro dal titolo “Un sorso d’aria impura”, per parlare della situazione ambientale nel nostro territorio, insieme ad associazioni e personalità da sempre impegnate sul tema (in primis, Legambiente Nola, Consulta Ambientale di Saviano, Associazione FrasTUONO, Forum dei Giovani di Saviano, ArciMasaniello). Sono stati programmati gli interventi di Michele Buonomo (Legambiente Campania), Francesca Scarpato (direzione metropolitana GD Napoli), Gianluca Napolitano (Slow Food Agro Nolano), don Aniello Tortora (Ufficio Diocesano per la Salvaguardia del Creato), Antonio Falcone (Sindaco di San Vitaliano), Vito Lombardi (presidente del Consiglio Comunale di Marigliano e presidente onorario del circolo GD mariglianese), che stimoleranno il dibattito col pubblico moderati da Miriam Dafne Iovino (segretario circolo GD Saviano). L’appuntamento è a Nola per martedì 26 aprile, alle ore 18.30, presso l’ex Convento Santo Spirito (cd. Carceri) in via Merliano. Seguirà rinfresco. (Fonte foto: rete internet)  

Sant’Anastasia, gli alunni diversamente abili del Pacioli a palazzo Siano

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Il Sindaco Lello Abete ha aperto le porte ai ragazzi diversamente abili dell’ I.S.I.S. “L. Pacioli” per il progetto “Nuove Abilità”. Guida e cicerone nei diversi uffici lo stesso Sindaco che, con la disponibilità dei suoi collaboratori, ha illustrato e spiegato compiti e competenze. Ai docenti è stata anche offerta la disponibilità dell’Amministrazione comunale per qualsiasi altra iniziativa che possa vedere in sinergia tutte le Istituzioni. Il Sindaco ha poi voluto concludere l’itinerario offrendo la colazione ai suoi giovani cittadini. I docenti di Sostegno, Carbone G., Carillo M., De Sena I., Gifuni L., Petito A., Russo Spena L. e Serafino D.,   ringraziano nella persona del D.S. Prof. Antonio De Michele per l’accoglienza ricevuta in questa occasione. “Con tantissimo piacere ho accolto questi bellissimi e simpaticissimi ragazzi delle scuole anastasiane che – dice il sindaco Lello Abete – sono stati coinvolti in un progetto comune: hanno visitato le stanze e gli uffici del Comune e l’Aula Consiliare, prima di fermarsi in Sala Giunta, interessandosi di tanti aspetti dei servizi che vengono resi alla comunità. È stato un momento divertente e spontaneo che porterò con me. Grazie di cuore, ragazzi!”

Dai tempi delle ville romane ad oggi Terzigno è luogo sacro agli dei della vite e dell’olivo

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Dal mondo antico alla prima guerra mondiale la produzione del vino e dell’olio di Terzigno è stata al centro di un vigoroso sistema economico imperniato su ville, masserie, officine, osterie. L’importanza di un Museo Vesuviano dell’archeologia e dei mestieri.   Io sto di casa in quello di Terzigno/ dove scorre, a lava, ‘o mmeglio vino. ( Agostino Palomba) I resti delle ville di Cava Ranieri non consentono dubbi: nel 1989 la dott.ssa Caterina Cicirelli ammetteva che “esse costituiscono una testimonianza dello sfruttamento agricolo delle pendici del Vesuvio in una zona più alta di quanto non si conoscesse finora.”. L’archeologa riconosceva, inoltre, che i bracciali, la catenina, il girocollo di smeraldi, la collana e le argenterie – Gennaro Barbato, vate dell’archeologia vesuviana, ne sta pubblicando sul suo sito le immagini – “sono pezzi di fattura così pregevole da richiamare alla mente i tesori della casa del Menandro e della villa “della Pisanella””. In quelle ville abitavano famiglie importanti: lo dimostrano le monete d’argento e la forma particolare dei pesi da telaio in piombo (v. foto in appendice).. La presenza costante dei proprietari , le misure della cella vinaria della villa 1 e le strutture della villa 2 danno la certezza che “il sito costituiva molto probabilmente uno dei maggiori centri di produzione del “Vesvinum vinum””. Le attrezzature trovate negli scavi dimostrano anche che nel “sito” si allevavano animali, si seminavano legumi, e, soprattutto, si coltivava intensamente l’olivo: lo diciamo per mettere in pace l’ intelletto di chi continua a pensare che il Vesuvio non abbia mai prodotto olio. Nelle anfore di Pompei sono stati trovati resti non solo di olio, ma anche di olive bianche e di olive snocciolate. Sullo scorcio del sec. XVI i due più importanti mercanti di vino vesuviano, Felice Amato e Vincenzo Daniele, che lavoravano in società, erano clienti del Banco di Sant’ Eligio e possedevano, in Napoli, 9 magazzini, di cui uno alla strada dei Greci e uno a Santa Maria della Scala. Nel 1598 essi pagarono a Domenico Bifulco, che aveva una “villa” “ al bosco di Pizzola” e “orti” e vigne al Mauro, 85 ducati per 7 “carra di vino latino” e per 10 “mezzette d’olio”, circa 300 litri. I Medici. che comprarono il feudo di Ottajano per le querce e per i vigneti, per tre secoli furono tra i più importanti produttori di vino della provincia: nel 1847 Vincenzo Semmola riconobbe che Giuseppe IV Medici svolgeva un ruolo da protagonista nella difficile impresa di “ immegliare” i i vini vesuviani. Il centro di questa attività era Terzigno: la Masseria della Gatta, il “Podere Bosco” e “ il Fondo denominato Mauro”. In alcune sezioni di questo fondo, Chiaito, Cannucce, Pietrarossa, c’erano estesi oliveti, mentre alle Logge funzionavano il frantoio e le “celle” per l’olio, con una decina di addetti. Ma intorno alle ville romane e intorno ai vigneti dei Medici c’era la stessa “macchina” di contadini, soprastanti, “repostieri”, canestrai, carrettieri, stallieri – una “macchina” che non è stata mai descritta come meriterebbe-, e si snodavano traffici intensi lungo una strada che è da sempre un cardine dell’economia vesuviana, e che nel 1756 Carlo III scelse come confine della “ Riserva” del Vesuvio. Dopo l’”eversione feudale” voluta da Murat restarono ai Medici circa 700 moggia di terra, protette, nei punti strategici, da 9 taverne, che controllavano, in molti modi, il flusso quotidiano dei carri e delle merci. La Taverna del Mauro era anche “stazione di posta” e sosta obbligatoria per i “vatecari” che trafficavano con Torre Annunziata e con Castellammare. Era, la Taverna, un caposaldo del contrabbando di vino, di carni e, negli anni del brigantaggio, di armi: il luogo è legato alla storia di Antonio Cozzolino detto Pilone, al quale piacque di mettere le mani anche sulla “trafica” del vino, un antico rito commerciale che la camorra controllava rigidamente. E non a caso il brigante venne “venduto” alla polizia da un capo vesuviano della camorra “elegante” che possedeva molte moggia di vigneti tra Terzigno e Bosco. Agli inizi dell’’800 i Medici consentirono ai Menichini di Terzigno di metter su un’importante officina per la costruzione e la riparazione delle botti: nel 1831 vi lavoravano almeno 20 persone. I Bifulco, da sempre alleati dei principi di Ottajano e enfiteuti di centinaia di moggia con vigne e gelsi, trasformarono la loro villa, progettata probabilmente da un architetto ottajanese allievo del Sanfelice, in un “luogo ameno” attrezzato anche per le attività commerciali: era un ritorno al passato remoto, alle ville rustiche costruite alle pendici del vulcano dai signori pompeiani. I Bifulco esportavano in Francia e in Germania non solo il vino del Vesuvio, ma anche il Marsala comprato in Sicilia e, insieme con i Di Luggo, famiglia del Centro Abitato trasferitasi a Terzigno, furono tra i primi produttori di vino a servirsi delle navi per il trasporto delle botti. Nel 1888 Angelo Sangiovanni di Terzigno, enfiteuta della Masseria Masche al Mauro, conquistò, per l’olio del suo oliveto, il diploma d’onore del Concorso di Castellammare, organizzato dall’ istituto Agrario di Portici. L’anno prima il “Vesuvio” prodotto a Terzigno dai Rouff era stato premiato ad Amsterdam, e nel 1892 il lacryma rosso conquistò una significativa onorificenza a Vienna. Ventisette anni fa la dott.ssa Cicirelli si augurava che a Terzigno si riprendesse uno scavo “attento e programmato”: l’augurio è rimasto tale. Gennaro Barbato e gli amici che hanno la passione per l’archeologia si augurano che venga finalmente istituito, nel nostro territorio, un Museo archeologico: la quantità e al qualità dei reperti e l’efficacia della veduta d’insieme potrebbero finalmente convincere anche gli scettici che nel 79 d.C. tra Pompei e Nola non c’erano selve disabitate, ma le ville, le officine, le case e le strade di un sistema urbano vasto, organico, ricco, E se questo Museo fosse anche un museo antropologico e raccontasse i mestieri e le opere dell’ingegno dei Vesuviani, sarebbe una bella cosa…..

Saviano. Rimozione amianto abbandonato illecitamente sul territorio

L’ufficio ambiente ha avviato le procedure conclusive delle operazioni di bonifica del territorio e rimozione dei rifiuti illecitamente abbandonati e contenenti amianto. Le attività sono iniziate a novembre scorso con l’individuazione di tutti i siti interessati dalla presenza del pericoloso materiale e con l’affidamento dei lavori a ditta specializzata a mezzo di gara di appalto. Dopo le analisi dei siti, la messa in sicurezza e le complesse operazioni previste dalla normativa vigente, l’azienda incaricata ha avviato le operazioni di prelievo e smaltimento dei rifiuti in amianto con l’approvazione del piano da parte della competente ASL NA3sud il 4 aprile scorso. Complessivamente sono stati rimossi oltre 400 kg di rifiuti contenente amianto abbandonati alla fine dello scorso anno. Resta ora da rimuovere i rifiuti presenti nel piazzale del parcheggio del cimitero capoluogo. “Invitiamo tutti i cittadini a denunciare, anche in forma anonima, ogni azione di sversamento illecito di rifiuti contenente amianto che, essendo pericoloso, va rimosso subito attese anche le lunghe procedure di affidamento a mezzo di piano da sottoporre all’Asl”, dice il responsabile del servizio ambiente Fulvio Testaverde.

Utopia e nostalgia: “La Comune” di Thomas Vinterberg

“La Comune” è la nuova pellicola di Thomas Vinterberg, regista danese, discepolo di Lars Von Trier, tra i pionieri del movimento cinematografico Dogma 95. Ambientato nel 1975, il film tratta dell’inusuale esperienza che Erik, un architetto irascibile, e Anna, insoddisfatta conduttrice televisiva, scelgono di intraprendere; i due coniugi decidono difatti di condividere con un gruppo di amici e conoscenti l’immensa casa che Erik ha ereditato, dando così vita ad una comune. Dopo l’euforia iniziale, il bizzarro gruppo comincia a comprendere quanto sia difficile portare avanti con coerenza e spirito di condivisione le proprie scelte (soprattutto se non tutti i membri le condividono): non è semplice evitare che gli impulsi personali abbiano il sopravvento sullo spirito di solidarietà  che dovrebbe fare da base allo  stile di vita che hanno scelto. Come se non bastasse, Erik, intraprende una relazione con una delle sue studentesse, la ventenne Emma: alla fine l’ingiuria dell’infedeltà e la gelosia sessuale  fiaccano la stoica resistenza di Anna, la quale, dopo aver accettato di buon grado il trasferimento dell’amante di suo marito all’interno della comune, crolla sotto il peso della crudele situazione . Ben presto, lotte interne di potere, contrasti familiari alquanto spiacevoli e dubbi e incertezze di vario genere mandano in pezzi l’idealismo utopico che aveva accompagnato i bizzarri coinquilini durante la prima parte del loro percorso. La pellicola affronta in maniera leggera e piacevole, assumendo qua e là un tono quasi caricaturale, uno degli esperimenti sociali più cari alle generazioni dell’ultimo trentennio del secolo scorso, la Comune. Il contesto politico è stranamente assente, vi sono solo alcuni accenni al mix inebriante di femminismo, anarchismo e sinistrismo contrario alla guerra del Vietnam che alimentò, in quegli anni, lo spirito dell’opinione pubblica. Probabilmente è proprio la debole caratterizzazione del contesto politico a inquadrare, soprattutto nella prospettiva dolente, ma non drammatica, della psicologia,  il precario equilibrio  in cui convivono le aspirazioni dei protagonisti. Vinterberg  ci dà molti indizi sui lati oscuri della storia, ma non entra in nessun labirinto:  egli usa un tono leggero e sfuma nei vapori della malinconia anche le situazioni che meriterebbero la solennità  della tragedia. L’uso pesante delle telecamere palmari, i primi piani nervosi nell’ormai familiare stile post-Dogma 95 di Vinterberg, la fotografia dal gusto retrò di Jesper Toffner, i suoni morbidi della colonna sonora, rendono “La Comune” un docile e nostalgico esercizio di stile, abbastanza convenzionale, ma mai banale (sia per quanto riguarda il tema che per lo stile adottato).

“Quello che vedo”, la webserie che parla d’autismo e non solo…

La webserie “Quello che vedo”  scritta da Vincenzo Catapano, Laura Pepe e Maia Salvato vede la regia di Maurizio Casagrande. E’ una storia che parla di autismo e di integrazione nella quotidianità di soggetti affetti da tale patologia, mettendo in primo piano le difficoltà degli stessi e delle famiglie, ma senza fare ricorso a toni drammatici usando toni leggeri e delicati. Il cast di attori è prevalentemente formato da napoletani: Fabio Fulco, Anna Spagnuolo, Mimmo Esposito, Vincenzo Catapano, Susy Del Giudice, Caterina Gramaglia, Tiziana De Giacomo, Igor Petrotto, Salvatore Catanese, Maria Teresa Amato, Antonio D’Amora e Lucia Manfuso.
“Quello che vedo” racconta la storia della famiglia Balestrieri composta da papà Carlo (Fabio Fulco), Filippo (Vincenzo Catapano), ragazzo autistico di 25 anni e del suo fratellino Mirko Balestrieri (Antonio D’Amora) . A scuola la maestra assegna un compito a Mirko, il cui titolo è proprio “Quello che vedo” e da lì partirà attraverso immagini e flashback, il racconto della quotidianità della famiglia Balestrieri. L’autismo di Filippo fa da sfondo ad altrettante storie al cui centro c’è l’ integrazione di altre forme di diversità. Per saperne di più abbiamo incontrato uno degli autori, nonché attore protagonista della webserie, Vincenzo Catapano. Ecco cosa ne è venuto fuori:
 
Si tratta di una serie web come nasce e di cosa parla?
 Io insieme agli altri autori volevamo fortemente scrivere una serie. L’idea di scrivere questa è venuta fuori da una visita al Centro Neapolisanit di Ottaviano. Ricordo ancora la prima visita, fu davvero speciale. Non conoscevamo l’autismo veramente, lo conoscevamo così come una persona può conoscerlo essendosi documentato su riviste, internet e leggendo qualche libro. Una volta entrati a contatto con i ragazzi siamo rimasti affascinati da questo mondo. Sono veramente geniali. Per fare qualche esempio, vorrei parlarvi di Danilo, che poi è il ragazzo da cui abbiamo preso spunto per scrivere il personaggio di Filippo,il protagonista. Beh, Danilo era capace di dirti in pochi secondi il giorno della settimana solo indicandogli la data di nascita. Sono ragazzi belli e intelligenti, il loro unico problema è che non hanno un linguaggio come il nostro. Siamo noi che dobbiamo imparare il loro modo di comunicare.
Qual è il tuo ruolo nella serie?
Interpreto un ragazzo di 25 anni autistico. Il personaggio di Filippo l’ho costruito stando realmente a contatto con i bambini autistici come Danilo, Raffaele e altri con cui ho quasi convissuto per diversi mesi. Dal principio ho cercato di documentarmi, ma poi ho capito che non bastava. Il personaggio è iniziato a crescere dentro di me, quando sono realmente entrato a contatto con i bambini autistici. Non ho mai avuto timore di una loro reazione contraria verso di me che ero un estraneo. Ho cercato di creare un ponte comunicativo con uno di questi ragazzi ed allora è veramente nato il personaggio di Filippo! Quando mi sono rivisto in video, dopo la registrazione della prima puntata, mi sono sentito pieno di orgoglio, perché ero riuscito a caratterizzare il mio personaggio, ero veramente Filippo, ero veramente un ragazzo autistico, uno di loro.. mi sono sentito speciale, come loro. C’è stato tanto lavoro da fare, ma è una soddisfazione immensa.
Come nasce la collaborazione con Maurizio Casagrande?
Ci tengo a precisare che tutti quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto, compreso Maurizio, hanno prestato la propria arte in maniera del tutto gratuita. Hanno sposato il progetto come, progetto sociale. Casagrande ha letto la sceneggiatura, grazie al Centro Neapolisanit di Ottaviano ed ha accettato subito, con grande entusiasmo!
 In tv non si parla quasi mai di autismo, non credi?
Sì, infatti c’è una mancanza di informazione in tal senso. Basti pensare che solo da 9 anni si è istituita la giornata mondiale dell’autismo, che cade il 2 aprile. Proprio perché se ne parla ancora troppo poco, noi abbiamo deciso di portare alla luce quest’argomento. In materia di legge, a mio avviso, in Italia siamo ancora indietro su questo tema delicato. Ci sarebbe bisogno di nuovi provvedimenti che vadano a tutelare al massimo i ragazzi, ma soprattutto i loro familiari.
A chi si rivolge la web serie?
A tutti, per questo abbiamo scelto il web. La serie parla sì, di autismo, ma si pone anche altri temi di interazione sociale e di comunicazione, quindi il target è veramente ampio. Si va dai bambini ai ragazzi, dall’adulto all’anziano. Tutti possono guardare il nostro lavoro e restarne piacevolmente colpiti.
Come viene raccontata la storia? 
Attraverso gli occhi di un bambino di quinta elementare, che guarda e racconta tutto ciò che accade intorno. Quindi attraverso questi occhi innocenti e puri sarà possibile conoscere il mondo di Filippo. Si parla di due fratelli, dove il ragazzo più piccolo , vede il padre che regala maggiori attenzioni al più grande che ha venticinque anni ed è autistico. Si parla anche del rapporto tra questi due fratelli, ma anche d’amore omosessuale e altro. Parliamo di amore e di amicizia senza schemi. Quello che vedo è una bella storia che vuole toccare il cuore di tutti e sopratutto far riflettere.