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Utopia e nostalgia: “La Comune” di Thomas Vinterberg

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“La Comune” è la nuova pellicola di Thomas Vinterberg, regista danese, discepolo di Lars Von Trier, tra i pionieri del movimento cinematografico Dogma 95.

Ambientato nel 1975, il film tratta dell’inusuale esperienza che Erik, un architetto irascibile, e Anna, insoddisfatta conduttrice televisiva, scelgono di intraprendere; i due coniugi decidono difatti di condividere con un gruppo di amici e conoscenti l’immensa casa che Erik ha ereditato, dando così vita ad una comune. Dopo l’euforia iniziale, il bizzarro gruppo comincia a comprendere quanto sia difficile portare avanti con coerenza e spirito di condivisione le proprie scelte (soprattutto se non tutti i membri le condividono): non è semplice evitare che gli impulsi personali abbiano il sopravvento sullo spirito di solidarietà  che dovrebbe fare da base allo  stile di vita che hanno scelto. Come se non bastasse, Erik, intraprende una relazione con una delle sue studentesse, la ventenne Emma: alla fine l’ingiuria dell’infedeltà e la gelosia sessuale  fiaccano la stoica resistenza di Anna, la quale, dopo aver accettato di buon grado il trasferimento dell’amante di suo marito all’interno della comune, crolla sotto il peso della crudele situazione . Ben presto, lotte interne di potere, contrasti familiari alquanto spiacevoli e dubbi e incertezze di vario genere mandano in pezzi l’idealismo utopico che aveva accompagnato i bizzarri coinquilini durante la prima parte del loro percorso.
La pellicola affronta in maniera leggera e piacevole, assumendo qua e là un tono quasi caricaturale, uno degli esperimenti sociali più cari alle generazioni dell’ultimo trentennio del secolo scorso, la Comune. Il contesto politico è stranamente assente, vi sono solo alcuni accenni al mix inebriante di femminismo, anarchismo e sinistrismo contrario alla guerra del Vietnam che alimentò, in quegli anni, lo spirito dell’opinione pubblica. Probabilmente è proprio la debole caratterizzazione del contesto politico a inquadrare, soprattutto nella prospettiva dolente, ma non drammatica, della psicologia,  il precario equilibrio  in cui convivono le aspirazioni dei protagonisti. Vinterberg  ci dà molti indizi sui lati oscuri della storia, ma non entra in nessun labirinto:  egli usa un tono leggero e sfuma nei vapori della malinconia anche le situazioni che meriterebbero la solennità  della tragedia.

L’uso pesante delle telecamere palmari, i primi piani nervosi nell’ormai familiare stile post-Dogma 95 di Vinterberg, la fotografia dal gusto retrò di Jesper Toffner, i suoni morbidi della colonna sonora, rendono “La Comune” un docile e nostalgico esercizio di stile, abbastanza convenzionale, ma mai banale (sia per quanto riguarda il tema che per lo stile adottato).