Nuovo codice anti-fallimento, avvio «soft» per le micro imprese

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E’ un avvio «soft», un avvio con rinvio potremmo dire, per il Codice anti-crisi, almeno in tema di obblighi per le micro imprese.

Il correttivo al Codice della crisi di impresa e della insolvenza che dovrà passare l’esame del ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico prevede un rinvio di sei mesi, al 15 febbraio 2021, dell’obbligo per i Piccoli, di segnalare «prontamente» all’Organismo di composizione della crisi (Ocri), l’apertura di un eventuale crisi. La proroga dell’allerta, però, viene concessa solo alle piccole imprese che non hanno obbligo di adozione di un organo di controllo interno, mentre per tutte le altre le novità previste dal decreto dovrebbero entrare in vigore dal 15 agosto del prossimo anno.

Lo slittamento di sei mesi è previsto dunque solo per quelle società che negli ultimi due esercizi non abbia superato i 20 dipendenti o 4 milioni di euro come totale di attivo dello stato patrimoniale, o 4 milioni di ricavi. Ragione della proroga per le piccole imprese è soprattutto la volontà da parte del ministero della Giustizia di garantire un’entrata in vigore più ordinata. «Da una parte era necessario limitare il numero delle segnalazioni all’organo di controllo ponendo l’attenzione sulle imprese non troppo piccole» ha commentato Andrea Foschi, consigliere nazionale dei Commercialisti — dall’altra le spese che queste modifiche comportano e che vanno a pesare sui Piccoli. Le spese di burocrazia che le piccole e medie imprese devono affrontare secondo la Cgia ammontano a 3,7 miliardi per il prossimo anno. Il codice anticrisi che impone anche alle srl di nominare un organo di controllo e una modifica dello statuto comporta dei costi importanti: secondo un’analisi di Cerved per le pmi e micro imprese queste spese ammontano a 2,9 miliardi. Tra le novità contenute nella bozza di correttivo (un documento che potrebbe subire ulteriori modifiche) c’è anche l’abbassamento della soglia di indebitamento Iva, che passa dal 30% al 10% del volume d’affari dell’azienda, oltre la quale scatta l’intervento del Fisco.

La riforma non ha più motivo di essere chiamata «fallimentare», viene spiegato, perché consente una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e, sulla carta, dovrebbe offrire agli imprenditori gli strumenti per evitare che il ritardo nel percepire i segnali di crisi possano portare a una crisi irreversibile. Le società sopra i limiti citati dovrebbero aver nominato entro il 16 dicembre un sindaco o un revisore.

Eleonora Pimentel Fonseca: a Napoli il murale che le rende omaggio

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Ed ecco Eleonora Pimentel Fonseca prende forma sulla facciata dell’ex mercatino di Sant’Anna di Palazzo. Il volto bello, giovane e fiero dell’eroina della  Rivoluzione Napoletana del 1799, svetta tra i palazzi dei Quartieri Spagnoli, con i capelli al vento, le labbra morbide e gli occhi malinconici, ma determinati. Il murale è realizzato da Leticia Mandragora è un segno di speranza in una piazza abbandonata e spesso fotografata con i cumuli di rifiuti abbandonati. Foto web.

A. Mittal: operaio, confidiamo in San Pio

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Lavoratori ex Ilva e Whirlpool al presepe vivente Pietrelcina

“Il governo non fa miracoli, come non ne ha fatti la politica negli ultimi trent’anni. Non resta che affidarci a San Pio, di cui sono devoto, insieme a tanti altri miei colleghi, e dal quale sono stato miracolato 18 anni fa”. Piero Vernile, 40 anni, operaio dell’ex Ilva di Taranto, domani (ore 17), insieme ad altri suoi colleghi e a una rappresentanza di lavoratori della Whirlpool di Napoli, parteciperà all’inaugurazione del presepe vivente di Pietrelcina su invito del sindaco Domenico Masone. “Sono onorato – dice ancora Vernile – di essere a Pietrelcina in rappresentanza di migliaia di miei colleghi. Come ho detto al premier Conte nella sua recente venuta a Taranto, noi non ci arrenderemo e non vogliamo reddito di cittadinanza o altre forme di assistenzialismo. Nel 2012 bene ha fatto la magistratura a intervenire sulle mancanze della politica. Oggi il conto però non dobbiamo pagarlo noi lavoratori che non abbiamo nessuna colpa solo perché lavoriamo e vogliamo lavorare”. Foto: web.

Papa Francesco: “L’Emmanuele sia luce per tutta l’umanità ferita”. Così nel suo messaggio natalizio “Urbi et Orbi”

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“È l’amore divino, l’amore che trasforma la vita, rinnova la storia, libera dal male, infonde pace e gioia” – il cuore dell’omelia del giorno di Natale di papa Francesco. Cristo sia luce per i tanti bambini che patiscono la guerra e i conflitti in Medio Oriente e in vari Paesi del mondo”. Lo ha detto papa Francesco nel Messaggio natalizio “Urbi et Orbi” dalla Loggia centrale di San Pietro. “Sia conforto per l’amato popolo siriano che ancora non vede la fine delle ostilità che hanno lacerato il Paese in questo decennio. Scuota le coscienze degli uomini di buona volontà”, ha proseguito. “Ispiri oggi i governanti e la comunità internazionale a trovare soluzioni che garantiscano la sicurezza e la convivenza pacifica dei popoli della Regione e ponga fine alle loro indicibili sofferenze – ha detto ancora il Pontefice -. Sia sostegno per il popolo libanese, perché possa uscire dall’attuale crisi e riscopra la sua vocazione ad essere un messaggio di libertà e di armoniosa coesistenza per tutti”. “Il Signore Gesù sia luce per la Terra Santa dov’Egli è nato, Salvatore dell’uomo, e dove continua l’attesa di tanti che, pur nella fatica ma senza sfiduciarsi, aspettano giorni di pace, di sicurezza e di prosperità. Sia consolazione per l’Iraq, attraversato da tensioni sociali, e per lo Yemen, provato da una grave crisi umanitaria. Penso ai bambini dello Yemen”. “Sia speranza il piccolo Bambino di Betlemme per tutto il Continente americano, in cui diverse Nazioni stanno attraversando una stagione di sommovimenti sociali e politici”, ha detto ancora papa Francesco nel Messaggio natalizio “Urbi et Orbi”. “Rinfranchi il caro popolo venezuelano, lungamente provato da tensioni politiche e sociali e non gli faccia mancare l’aiuto di cui ha bisogno”, ha proseguito. “Benedica gli sforzi di quanti si stanno prodigando per favorire la giustizia e la riconciliazione e si adoperano per superare le varie crisi e le tante forme di povertà che offendono la dignità di ogni persona”, ha aggiunto il Pontefice. “Sia luce, il Redentore del mondo, per la cara Ucraina, che ambisce a soluzioni concrete per una pace duratura”. “Il Signore che è nato sia luce per i popoli dell’Africa, dove perdurano situazioni sociali e politiche che spesso costringono le persone ad emigrare, privandole di una casa e di una famiglia”, ha detto il Papa nel Messaggio natalizio “Urbi et Orbi”. “Sia pace per la popolazione che vive nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, martoriata da persistenti conflitti”, ha proseguito Francesco. “Sia conforto per quanti patiscono a causa delle violenze, delle calamità naturali o delle emergenze sanitarie – ha detto ancora -. Sia conforto a quanti sono perseguitati a causa della loro fede religiosa, specialmente i missionari e i fedeli rapiti, e a quanti cadono vittime di attacchi da parte di gruppi estremisti, soprattutto in Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria”. “Il Figlio di Dio, disceso dal Cielo sulla terra, sia difesa e sostegno per quanti, a causa di queste ed altre ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura”. “È l’ingiustizia – ha affermato – che li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri. È l’ingiustizia che li costringe a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. È l’ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza”. “L’Emmanuele sia luce per tutta l’umanità ferita. Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore”, Così papa Francesco ha concluso il suo Messaggio natalizio “Urbi et Orbi”. “Attraverso i nostri poveri volti, doni il suo sorriso ai bambini di tutto il mondo: a quelli abbandonati e a quelli che hanno subito violenze”, ha proseguito. “Attraverso le nostre deboli braccia, vesta i poveri che non hanno di che coprirsi, dia pane agli affamati, curi gli infermi”, ha detto ancora il Pontefice. “Per la nostra fragile compagnia, sia vicino alle persone anziane e a quelle sole, ai migranti e agli emarginati – ha aggiunto -. In questo giorno di festa, doni a tutti la sua tenerezza e rischiari le tenebre di questo mondo”. “Rinnovo i miei auguri di Buon Natale a tutti voi, giunti da ogni parte del mondo in questa Piazza, e a quanti da diversi Paesi sono collegati mediante la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione. Vi ringrazio per la vostra presenza in questo giorno di gioia”. Lo ha detto papa Francesco dopo la benedizione “Urbi et Orbi” dalla Loggia centrale di San Pietro, impartita con a fianco il cardinale protodiacono Renato Raffaele Martino, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, e il cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità. “Tutti siamo chiamati a dare speranza al mondo, annunciando con le parole e soprattutto con la testimonianza della nostra vita che Gesù, nostra pace, è nato”, ha affermato. “Non dimenticatevi, per favore, di pregare per me. Buon pranzo natalizio e arrivederci!”, ha quindi aggiunto. Papa nella Messa della notte di Natale: logica mondo è dare-avere, Dio arriva gratis “Mentre qui in terra tutto pare rispondere alla logica del dare per avere, Dio arriva gratis. Il suo amore non è negoziabile: non abbiamo fatto nulla per meritarlo e non potremo mai ricompensarlo”. Nella messa della notte di Natale, in una Basilica di San Pietro gremita di fedeli, papa Francesco interpreta il mistero della Natività con le parole dell’Apostolo Paolo: “è apparsa la grazia di Dio”, così chiamata, spiega, “perché è completamente gratuita”. “È l’amore divino, l’amore che trasforma la vita, rinnova la storia, libera dal male, infonde pace e gioia” dice nell’omelia. “Stanotte ci rendiamo conto che, mentre non eravamo all’altezza, Egli si è fatto per noi piccolezza; mentre andavamo per i fatti nostri, Egli è venuto tra noi – prosegue il Papa -. Natale ci ricorda che Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore”. Per Francesco, “Dio non ti ama perché pensi giusto e ti comporti bene; ti ama e basta. Il suo amore è incondizionato, non dipende da te. Puoi avere idee sbagliate, puoi averne combinate di tutti i colori, ma il Signore non rinuncia a volerti bene. Quante volte pensiamo che Dio è buono se noi siamo buoni e che ci castiga se siamo cattivi. Non è così”. “Nei nostri peccati continua ad amarci. Il suo amore non cambia, non è permaloso; è fedele, è paziente. Ecco il dono che troviamo a Natale: scopriamo con stupore che il Signore è tutta la gratuità possibile, tutta la tenerezza possibile”, aggiunge. Il Papa ha anche un’esortazione per i fedeli: “Non aspettiamo che il prossimo diventi bravo per fargli del bene, che la Chiesa sia perfetta per amarla, che gli altri ci considerino per servirli. Cominciamo noi. Questo è accogliere il dono della grazia. E la santità non è altro che custodire questa gratuità”. “Gesù ce lo mostra stanotte – insiste -: non ha cambiato la storia forzando qualcuno o a forza di parole, ma col dono della sua vita. Non ha aspettato che diventassimo buoni per amarci, ma si è donato gratuitamente a noi”. “Posiamo lo sguardo sul Bambino e lasciamoci avvolgere dalla sua tenerezza”, invita quindi Francesco. “Non avremo più scuse per non lasciarci amare da Lui: quello che nella vita va storto, quello che nella Chiesa non funziona, quello che nel mondo non va non sarà più una giustificazione. Passerà in secondo piano, perché di fronte all’amore folle di Gesù, a un amore tutto mitezza e vicinanza, non ci sono scuse. E “che cosa fare di fronte a questa grazia? Una cosa sola: accogliere il dono”, afferma il Pontefice. E “il dono che è Gesù” si accoglie “per poi diventare dono come Gesù”. “Diventare dono è dare senso alla vita – conclude -. Ed è il modo migliore per cambiare il mondo: noi cambiamo, la Chiesa cambia, la storia cambia quando cominciamo non a voler cambiare gli altri, ma noi stessi, facendo della nostra vita un dono”. Domani il ciclo natalizio del Papa continua con il messaggio e la benedizione “Urbi et Orbi” dalla Loggia della Basilica.

Natale di solidarietà a Napoli e in Campania. 12 pranzi offerti per una giornata speciale

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Dodici pranzi, 1000 persone bisognose a tavola: è il Natale di solidarietà della Comunità di Sant’Egidio a Napoli e in Campania. Oggi, nella Basilica dei Santi Severino e Sossio, sono stati oltre 250 i poveri che hanno festeggiato il Natale assieme al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: anziani soli, senza fissa dimora, disabili, stranieri, famiglie rom, “gente sola – fa sapere la Comunità – che a Natale ha trovato una famiglia più larga attorno a cui stringersi”. Altri pranzi ci sono stati in diversi quartieri della città e ad Aversa (Caserta). L’invito al pranzo “è stata una buona notizia e ha dato dignità a chi lo ha ricevuto: tutti sono chiamati per nome e ciascuno ha avuto un regalo personalizzato. E’ il segno di un’amicizia che dura tutto l’anno, con tante visite che trasformano le giornate di chi è solo e senza prospettive” sottolinea Antonio Mattone, portavoce della Comunità di Sant’Egidio. Tanti anche i volontari, oltre 500, che da vari luoghi della Campania hanno partecipato ai pranzi.

Il presepe, Vangelo vivo. A Napoli, San Gregorio Armeno, il più famoso

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Napoli, arte presepiale: storia di una tradizione di stupore e bellezza. Il presepe è una grande tradizione del Natale. Il Papa da Greccio (dove San Francesco ideò si può dire il 25 dicembre 1223 il primo presepe vivente) ha chiesto di riscoprirlo perchè “Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia”. Ha affermato il Pontefice:  il presepe “è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura”. Il presepe è molto più di una tradizione ripetuta senza ormai comprenderla. È un esercizio di bellezza, di ingegno, di creatività e di tradizione al tempo stesso. Ma è soprattutto la scena della più grande sorpresa di Dio al mondo ed è uno specchio onesto dell’umanità, di allora e di oggi. Ci sono i poveri e i ricchi, i credenti e gli indifferenti. C’è il buio e c’è la luce. C’è l’uomo e c’è Dio. Il presepe ha tante storie locali da riscoprire. Si può allestire in molti modi senza perderne lo spirito originario che è quello ricordato da Papa Bergoglio ma certamente in Italia quello d’elezione, il più famoso è quello napoletano. Via San Gregorio Armeno è una strada del centro storico di Napoli, celebre per le botteghe artigiane di presepi. In epoca classica nella strada esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta fabbricate nelle botteghe vicine. Ma la nascita del presepe napoletano è molto più antica. La consuetudine di allestire presepi nelle chiese iniziò a diffondersi nel Regno di Napoli verso la fine del 1200. Nel 1600 gli artisti napoletani diedero alla rappresentazione della Natività una nuova connotazione, introducendo anche scene di vita quotidiana e nuovi personaggi; ecco, quindi, apparire le statuette delle popolane, dei venditori di frutta, dei mendicanti, insieme a figure di vario tipo, fino a raggiungere l’apice dell’ideazione creativa nel 1700, periodo in cui è ambientato il presepe napoletano che viene realizzato per le feste natalizie. In questa rappresentazione Paradiso e Inferno, Bene e Male, Pagano e Cristiano coesistono. Ogni singolo elemento ha una collocazione precisa e un significato particolare. Oggi via San Gregorio Armeno è nota in tutto il mondo come il centro espositivo delle botteghe artigianali che tutto l’anno realizzano statuine per i presepi, sia canoniche che originali. Ogni anno, infatti, alcuni artigiani realizzano pezzi con le fattezze di personaggi contemporanei, che magari si sono distinti in positivo o negativo. Il presepe storico napoletano, che si vede in molte chiese della città o in mostre apposite in varie luoghi d’Italia (a Roma c’è la tradizionae ‘100 Presepi’ ). Quest’anno, dal 5 dicembre nei flagship Rinascente di Milano e di Roma Via del Tritone c’è un’intera area espositiva con statuine artigianali di tre dei laboratori più noti. I tre laboratori più famosi di San Gregorio Armeno: BOTTEGA FERRIGNO DI GIOVANNI E MONICA GIUDICE La Bottega Ferrigno, fondata dal Maestro Giuseppe, padre di Monica, mantiene invariate le caratteristiche che l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Tutte le opere sono fatte a mano, direttamente in negozio. In un piccolo spazio vengono realizzati presepi magnifici, anche di grandi dimensioni secondo un saper fare artigianale che si tramanda di generazione in generazione. La scena preferita di Giovanni e Monica è quella del Trino, che unisce la Scena del Sacro con la Natività, la scena del Profano, con l’osteria, e la Scena della Purificazione, che vede protagonista l’acqua purificatrice di tutti i personaggi che si recano da Gesù. DI VIRGILIO 1830 Di Virgilio si dedica con estro e genialità all’arte presepiale da quattro generazioni. Oggi è Genny a guidare l’attività, un eccezionale maestro nella lavorazione della terracotta napoletana, un’arte ormai di pochi, poiché la realizzazione di oggetti da inserire nei presepi richiede ingegno e dedizione. L’innovazione apportata dal giovane Genny Di Virgilio è stata quella di porre all’interno della tradizione secolare familiare l’attenzione su fatti e personaggi che caratterizzano l’attualità della sfera politica, culturale e sociale dei nostri tempi. MARCO FERRIGNO 1836 Una tradizione familiare quella di Ferrigno che ha fatto dell’arte presepiale la sua ragion d’essere. Ora l’attività è affidata a Marco che elabora in maniera del tutto personale il mestiere tramandatogli dal padre Giuseppe, apportando un tocco di freschezza e innovazione. Mostre e numerose citazioni della stampa nazionale e internazionale sono per Ferrigno una consuetudine, insieme a riconoscimenti quali il “Primo Premio S.Gregorio Armeno” per tre anni consecutivi, e “The First Award Europe”. I suoi presepi sono presenti a New York, Parigi, Arles, Stoccarda.

Mariglianella: Il Gusto del Teatro, si continua con un doppio appuntamento

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Il 26 dicembre 2019 e il 4 gennaio 2020 musica e cabaret con l’Associazione Culturale “Arte e Musica” e Simone Schettino. Dopo il successo del primo concerto/spettacolo che ha visto il popolare duo Ebbanesis calcare le scene del Teatro Comunale di San Vitaliano, registrando il sold out, la rassegna teatrale “Il Gusto del Teatro” prosegue con un doppio appuntamento nel Comune di Mariglianella. Si comincia giovedì 26 dicembre 2019, alle ore 19,30, con lo spettacolo musicale “Note sotto l’Albero”, a cura dell’Associazione Culturale “Arte e Musica”, che sarà ospitato presso la Chiesa di S. Giovanni Evangelista. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Si prosegue, con l’arrivo dell’anno nuovo, il 4 gennaio, alle ore 20,00, con lo spettacolo teatrale del fondamentalista napoletano Simone Schettino “Il meglio di…”, che si terrà presso l’I.C. G. Carducci. In questa occasione, al termine dello spettacolo, sarà offerto a tutti i presenti un piccolo assaggio di tipicità locali. Per assistere allo spettacolo è necessario richiedere l’invito presso la Casa Comunale di Mariglianella. Gusto e teatro, dunque, animeranno le feste del comune dell’Agro-Nolano. La rassegna teatrale “Il Gusto del Teatro è promossa dal Comune di Scisciano, in partenariato con i comuni di San Vitaliano e Mariglianella ed è co-finanziata dalla Regione Campania nell’ambito del POC Campania 2014/2020 – Linea Strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”. Per informazioni:  www.ilgustodelteatro.it  

Regione Campania: sì al finanziamento per l’illuminazione dei monumenti

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La Regione finanzia il Piano per l’illuminazione dei monumenti campani proposto dal Consigliere Borrelli: ”Così ci sarà valorizzazione e più sicurezza. Adesso le soprintendenze non avranno più alibi”. Per il triennio 2020-2022 la Regione Campania ha stanziato una cifra di 300 mila euro all’anno per l’illuminazione dei monumenti storici del territorio come proposto dal consigliere regionale Borrelli. I comuni, le soprintendenze e tutti gli enti pubblici che gestiscono siti monumentali in Campania potranno partecipare al bando. “I monumenti storici della regione sono di vitale importanza per il nostro patrimonio artistico e culturale e rappresentano una delle maggiori risorse nell’ambito del settore del turismo, per cui ogni monumento va preservato e valorizzato con un’adeguata illuminazione. I sistemi di illuminazione, inoltre, possono garantire una maggiore sicurezza delle nostre città nelle ore notturne e un chiaro deterrente contro incivili e vandali. Parliamo, quindi, di un doppio vantaggio per il territorio. “Adesso alcune soprintendenze non avranno più alibi”- dichiara il Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli proponente della norma.

A Gesù che nasce dovremmo chiedere in dono l’amore più alto e più difficile: l’amore illuminato dalla verità

Il nostro tempo si svolge sotto il segno della menzogna, Della “verità nell’amore” parla San Paolo nella lettera agli Efesini. L’ “amore nella verità” talvolta ci induce a nascondere il vero, a dissimularne la portata. La “verità nell’amore” richiede coraggio. In ogni caso, il nostro tempo ha bisogno assoluto di quella Verità che Caravaggio seppe rappresentare nella “Natività” rubata a Palermo 50 anni fa.   Che il nostro presente sia scosso, a tutti i livelli, dall’ onda delle chiacchiere e della menzogna, è verità solida e certa. Non mi riferisco solo alla menzogna usata sistematicamente come strumento politico, e studiata con drammatica profondità da Bauman, da Koyré, da Eco. Tra l’altro, Umberto Eco ci ha anche spiegato, negli ultimi suoi saggi, che i politici italiani hanno, nell’uso dello strumento già di per sé non facile  da usare, una scarsa destrezza: tuttavia essi conquistano il favore degli elettori, e il fenomeno sollecita una riflessione sul tema, caro a Eco, della cultura di massa. Ma la menzogna di cui ora vogliamo far cenno è quella che ciascuno di noi usa contro sé stesso, quando non vogliamo ascoltare la voce delle persone e delle cose, e la nostra stessa voce, quella che sale dall’ intimo: quando ci impigliamo da soli nella rete dell’inganno persuadendoci che tutta la realtà sia finzione e che perfino l’evidenza sia una illusione teatrale. A Cristo che nasce dobbiamo chiedere ciò che Paolo chiede nella lettera agli Efesini: la verità nell’amore. Diceva un teologo mio amico: notate che Paolo non dice” l’amore nella verità”, poiché vivere l’amore anche nello spazio della verità può talvolta indurci a nascondere la verità, a dissimularne la portata, se pensiamo che questa verità possa arrecare sofferenza alle persone che amiamo. L’”amore nella verità” spesso lascia che le storie delle persone continuino a svilupparsi lungo la strada già individuata e tracciata, anche nelle situazioni in cui sarebbero necessari l’urto del nuovo, una svolta radicale, il cambiamento totale. Paolo dice “la verità nell’amore”, e dunque indica nella verità il principio di tutto. La verità nell’amore toglie veli, spazza via dissimulazione, ipocrisia e finzione, strappa le maschere, dissolve gli ingannevoli colori delle recite di cui tutti siamo attori, soprattutto in giorni come questi, in cui le piazze e le strade reali e quelle dei “social” sono il teatro dei buoni sentimenti, dei baci e degli abbracci, degli auguri gridati. La “verità nell’amore” chiede coraggio, intelletto lucido, sentimenti forti: chiede a ciascuno di noi di incominciare ad essere sé stesso, nell’autenticità dell’essere, e non come figura da palcoscenico. Tutto questo lo dico soprattutto e prima di tutto a me stesso: è una riflessione, non è una predica. E ho scelto come immagine di corredo quella della “Natività” di Caravaggio, del capolavoro che cinquanta anni ladri ancora ignoti portarono via dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo. L’ho scelta perché Caravaggio dimostra che la scena, anche “vista” in una prospettiva che non è quella idealizzata del Rinascimento, conserva intatto il suo significato profondo. Maria è prima di tutto una madre che ha partorito da poco, è una donna del popolo che rivolge al bambino uno sguardo d’amore che la stanchezza e la sofferenza rendono ancora più intenso. E “nuova” è la figura di Giuseppe, che ha i capelli bianchi come chiede la tradizione, ma ha il corpo vigoroso di un giovane, colto in un movimento e in un atteggiamento di assoluta originalità. Ma questa scena “comune” si svolge sotto gli occhi di San Lorenzo e di San Francesco, testimoni altissimi di quanto sia bella e difficile la strada della “verità nell’amore”.      

Somma Vesuviana, pubblica illuminazione al palo: la risposta del Sindaco e della Vesuvio Energia

Alcune strade a Somma Vesuviana sono al buio e da diversi mesi ormai, pur essendo stato approvato, il progetto di ammodernamento della pubblica illuminazione è fermo. La domanda che abbiamo posto è la seguente: Come mai il responsabile unico del procedimento, dopo che il progetto definitivo è stato approvato, non ha messo il concessionario nelle condizioni di ricevere tutte le autorizzazioni del caso? Perché non si è affidata la gestione di manutenzione e fornitura? L’amministrazione Di Sarno ribadisce che si sta seguendo un iter burocratico che ha dei tempi tecnici lunghi, la Vesuvio Energia invece conferma che tutto l’iter è stato completato e che è pronta a a iniziare. Riportiamo di seguito le dichiarazioni del sindaco e di Tommaso  Sodano.   Il Sindaco Salvatore Di Sarno : “Questa mattina l’ufficio trasmetterà  alla Soprintendenza la richiesta di parere con la relazione del responsabile dell’ufficio paesaggio. Il progetto prevede per il centro storico la sostituzione di corpi illuminanti e, per l’efficientamento energetico,  la sostituzione delle lampade attuali con lampade a LED. Solo oggi si richiede il parere alla Soprintendenza perché la concessionaria ha da poco risposto alle richieste della commissione del paesaggio. Ottenuto il parere della Soprintendenza, sarà possibile procedere con i lavori. Noi speriamo nel più breve tempo possibile”
Tommaso Sodano ” la Società Vesuvio Energia ha presentato un Progetto di finanza nel lontano gennaio del 2017 per la realizzazione degli interventi necessari per l’efficientamento della pubblica illuminazione, degli interventi di Smart City e per la manutenzione della rete. Inoltre   ha sottoscritto un  regolare contratto di concessione con il Comune di Somma Vesuviana il 18 aprile 2019 ed è da quella data che avremmo potuto avere l’affidamento del servizio. Ricordiamo inoltre che si tratta di un  Progetto di Finanza e la Vesuvio Energia anticipa con proprie risorse  tutti gli investimenti necessari,  i quali saranno  recuperati con il risparmio energetico che si genererà a  seguito dell’ammodernamento della rete di illuminazione  pubblica. Questa rete  versa in condizioni penose. La Vesuvio Energia è pronta e ritiene non più procrastinabile l’affidamento del servizio.”
Dunque, l’ombra resiste ancora e non si vede filo di luce.